Rassegna stampa formazione e catechesi

Rispetto per il Papa Emerito significa collocare correttamente le sue parole e le sue riflessioni


agostino marchettoRiceviamo da mons. Agostino Marchetto e rilanciamo

© Repubblica 14 gennaio 2020

CITTÀ DEL VATICANO
 
«Credo che, oggi più che mai, occorra demitizzare la figura del Papa emerito. Benedetto XVI è un vescovo come tanti altri e il teologo che conosciamo e fu Papa dal 2005 al 2013. Se la curia romana e la Chiesa imparano a guardarlo così, tante polemiche dopo ogni sua “uscita” non ci sarebbero».
 
 
L’arcivescovo Agostino Marchetto, 79 anni, vicentino, diplomatico, conosce bene la curia romana e le sue dinamiche. Dopo aver trascorso vent’anni in Africa e in altre parti del mondo, ha lavorato dieci anni in Vaticano come segretario dei Migranti e gli Itineranti, sempre impegnato nella ricerca storica tanto che Francesco disse di lui: «È il miglior ermeneuta del Concilio Vaticano II». Quando Bergoglio da cardinale veniva a Roma andava ad abitare nella casa del Clero in via della Scrofa in una stanza a fianco a quella dove tuttora risiede Marchetto: i due, insomma, si conoscono bene.
 
Eccellenza, dunque Benedetto non andrebbe più definito Papa emerito?
 
«È un vescovo che durante un certo tempo ha esercitato il primato pontificio, ma che poi ha rinunciato e dunque ha lasciato questo ministero speciale che è proprio del vescovo di Roma. Le sue parole sono importanti, ma vanno lette come il suo parere su un tema sul quale poi Francesco si esprimerà come crede prendendo anche, se necessario, delle decisioni».
 
Secondo lei cosa muove l’emerito a parlare dopo che aveva annunciato la volontà di ritirarsi nel silenzio?
 
«Credo sia stato un dramma interiore anche per lui uscire dal suo riserbo. È il dramma di un uomo che aveva preso un impegno per la discrezione, ma che poi col passare degli anni ha sentito in coscienza di dover manifestare pubblicamente il suo pensiero. Credo lui veda un problema in merito al celibato e senta in coscienza di dover intervenire. Ritengo in ogni caso gli si debba lasciare la libertà di parola, in clima di rispetto ed obbedienza verso il Santo Padre, come del resto è stato attestato».
 
Certo, un Papa emerito che interviene su temi sui quali il Papa regnante ancora non si è espresso pone dei problemi che forse andrebbero risolti anche ai sensi del diritto canonico?
 
«Sì, credo che il diritto canonico, con la sua specificità e chiarezza, potrà aiutare in avvenire a delineare ed accettare questa libertà. Dunque, il diritto canonico, essendo la figura del Papa emerito di fatto del tutto nuova, potrà esprimersi in meglio regolando appieno la forma e la sostanza della figura stessa. Ma per il momento se consideriamo Ratzinger come vescovo e teologo possiamo anche accettare l’intervento senza drammi».
 
Perché decidere di parlare del celibato?
 
«Credo sia comprensibile. Non credo abbia parlato tanto per l’Amazzonia, quanto perché vede il pericolo che vi sia una generalizzazione di una decisione a questo riguardo, e cioè il fatto che una norma circoscritta all’Amazzonia possa poi diventare universale. Da questo punto di vista la sua “uscita” è quanto meno comprensibile».
(Paolo Rodari)

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