Rassegna stampa formazione e catechesi

Non sparlare degli altri

verginedelsilenzio«Il molto parlare è cattedra della vanagloria» ammonisce san Giovanni Climaco nella Scala del Paradiso , un itinerario di vita monastica scandito da trenta gradini (corrispondenti agli anni trascorsi da Gesù sulla terra prima del battesimo) che conducono alla perfezione spirituale e all’unione con Dio.
Al decimo, all’undicesimo e al dodicesimo scalino di questa ascesa il monaco sinaita pone appunto la lotta contro tre vizi — la maldicenza, il multiloquio e la menzogna — che richiedono la capacità di «domare la lingua» e di diventare «amico del silenzio, tenuto e fatto scientemente e con discrezione». Parole scritte quasi millecinquecento anni fa. Ma a leggerle oggi non passa inosservata la singolare assonanza con quanto Francesco va ripetendo fin dall’inizio del suo pontificato contro le chiacchiere che “uccidono” e seminano “divisione” tra gli stessi cristiani. Non è un caso che proprio Papa Bergoglio abbia voluto far collocare all’ingresso del Palazzo apostolico l’icona della Madonna del Silenzio — raffigurata significativamente con il dito indice davanti alla bocca — realizzata dalle monache benedettine dell’Isola di San Giulio d’Orta e donatagli dal cappuccino Emiliano Antenucci. Il religioso, che al «cammino del silenzio» ha dedicato corsi spirituali, studi e riflessioni, è anche l’autore del libretto Non sparlare degli altri! (Effatà Editrice, Cantalupa [Torino], 2019, pagine 32, euro 3). La frase che dà il titolo alla pubblicazione è stata scritta personalmente dal Pontefice sul retro dell’originale dell’icona mariana, benedetta dallo stesso nel 2016 e custodita dal religioso. Il quale ha riprodotto l’autografo papale sulla copertina dell’opuscolo, definendolo «la raccomandazione di Papa Francesco» e spiegando nell’introduzione che «quando diventiamo “criticoni” sporchiamo il mondo e l’immagine bella di Dio che c’è in ogni persona. Giudicandole, togliamo alle persone il volto della bellezza di Dio e mettiamo loro la maschera della bruttezza del male». Arte nobile e complicata, la capacità di «discernere quando dobbiamo parlare e quando dobbiamo tacere» richiede, secondo il Pontefice, una buona dose di umiltà, unita alla disposizione all’ascolto, a una solida vita di preghiera e a un sincero spirito di autocritica. «Un segnale che una persona, un cristiano non sa accusare se stesso è quando è abituato ad accusare gli altri, a sparlare degli altri, a mettere il naso nella vita altrui» ha sottolineato in proposito durante una delle messe mattutine celebrate a Santa Marta lo scorso anno. Proprio in questa luce il libretto di Antenucci si rivela un piccolo vademecum di introspezione spirituale che, sulla traccia degli insegnamenti del Papa, aiuta a compiere ogni giorno un semplice e doveroso esame di coscienza. «Perché parliamo male degli altri?» invita a chiedersi l’a u t o re , suggerendo alcune plausibili motivazioni e proponendo altrettanti «rimedi per non sparlare». Ai quali seguono cinque «tecniche di conversione del cuore» calibrate su cinque «sguardi»: a se stessi, al crocifisso, ai poveri, alla natura, alla vita oltre la morte. Il cappuccino propone anche «un percorso sensibile e spirituale» che toccando orecchie, bocca, mente e cuore, conduce al silenzio. E conclude con una essenziale antologia di testi, aperta da una citazione del libro dei Proverbi («Il labbro veritiero resta saldo per sempre, quello bugiardo per un istante solo») e chiusa da una catechesi del 2018 di Francesco dedicata all’ottava parola del Decalogo: «Non dire falsa testimonianza — ha affermato in quella occasione Bergoglio — vuol dire vivere da figlio di Dio, che mai, mai smentisce se stesso, mai dice bugie; vivere da figli di Dio, lasciando emergere in ogni atto la grande verità: che Dio è Padre e ci si può fidare di Lui».

Francesco M. Valiante

© Osservatore Romano - 20 luglio 2019

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