Rassegna stampa formazione e catechesi

MILLENARISMI, COMPLOTTISMO E LA NATURA DELLA PAURA

corsa ragazzo mareIl male non "gode" solo del tuo fare il male e compiere i peccati
ma anzitutto dello spegnere la Speranza che è in te, nel trascinarti nell'abisso.
Magari solo per piccoli passi.

 

Davanti ai mali tuoi e della Chiesa è da stolti amplificare tale rumore e non farsene carico con la virilità e la maternità che l'Amore comporta.

Tutto nasce dalla paura.

La paura è cosa santa, ci avverte di un pericolo e ci protegge dal pericolo ma la ferita del peccato anche qui ha deformato.
La paura fa nascere fantasmi e fa sovradimensionare il pericolo.

Aumenta l’incertezza e rende strutturata nel cuore la domanda, il grido:
“Ma il Signore è con noi, sì o no?” (Es. 17,7)

Meraviglioso il grido ma più bella la risposta:
“Perché tu sei prezioso ai miei occhi,
perché sei degno di stima e io ti amo,
do uomini al tuo posto
e nazioni in cambio della tua vita.” (Is. 43,4)

Ascoltare la paura, disordinata dalla ferita, significa fare perdere alla paura la sua natura di attenzione, di avviso, di prudenza e che, tale natura di “attenzione”, riposa solo nella fiducia in Dio.

Se invece la paura ti riempie ecco che si falsa il giudizio e nasce la perenne lotta, tra complottisti ed anti-complottisti, tra millenaristi ed anti-millenaristi. Fazioni fuori e fazioni, soprattutto, dentro.
Ti chiamerai “legione”.
E cerchi conferme dove non ce ne sono e cerchi di saziare la sete su cisterne vuote, screpolate e oscurate dal nulla.

E in questo gioco delle parti narciso è il vincitore.
Sì narciso, quell’io ferito, malato, autoreferenziale che oscilla tra sentirsi profeta e vittima, tra raziocinante e adolescente.
E la Paura diventa Terrore.
Che blocca paralizza conferma l’io nelle sue deformazioni.

Invece il Signore ci ricorda, nel fuoco della storia:
“Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona.
Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.” Mt. 6,24-34)

Santa cosa dunque la paura ma attenzione che non diventi un idolo di cui essere avari per garantirsi quello spazio narciso e dire: “io c’ero, io valgo”.
Rabdomanti del nulla. Estatici del proprio ombelico.

Alza lo sguardo oltre la paura e proclama con forza:
“grazie, Signore, che mi hai avvisato,
grazie che mi rendi vigile,
grazie che mi inondi di attenzione amante, perché sì, è vero, lo confermo, persino al mio cuore incerto,tua è la storia, anche questa piccola porzione di terra e di tempo,
tu dai nazioni in cambio della mia vita
e nulla sfugge al Tuo Cuore, del mio cuore.
E la paura, nel tuo abbraccio, è vinta; per sempre”.

PiEffe



Venerdì della XIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

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