Rassegna stampa formazione e catechesi

Lamento di Adamo

silouan picIl Lamento di Adamo (qui nella traduzione di Adalberto Mainardi) è un testo russo in prosa del monaco e santo Silvano del monte Athos (1896-1993), che fa parte del libro San Silvano l’Athonita scritto dall’allievo di Silvano, l’archimandrita Sofron. Da decenni gli scritti del santo ispirano Arvo Pärt e una delle sue opere più recenti è proprio il Lamento di Adamo (per coro misto e orchestra d’archi), eseguita lo scorso 7 maggio a Santa Sabina all’Aventino.

di SILVANO DELL’ATHOS

Adamo, padre dell’umanità; in paradiso conobbe la dolcezza dell’amore di Dio; così, dopo esserne stato cacciato a causa del suo peccato e aver perduto l’amore di Dio, soffriva amaramente e levava profondi gemiti per tutto il deserto. La sua anima era tormentata da un unico pensiero: «Ho fatto soffrire il Dio che amo». Non piangeva per il paradiso e la sua bellezza, ma perché aveva perduto l’amore di Dio, che a ogni istante attrae insaziabilmente l’anima a sé. Così ogni anima che ha conosciuto Dio nello Spirito santo, e poi ha perduto la grazia, prova lo stesso tormento di Adamo. L’anima geme e si tormenta per aver amareggiato il Signore che ama. Adamo languiva sulla terra, e gemeva amaramente, e la terra non gli era più cara; si struggeva di nostalgia per Dio e diceva: «L’anima mia langue di nostalgia per il Signore e tra le lacrime lo cerco. Come potrei non cercarlo? Quando ero con lui, l’anima mia si rallegrava nella pace e l’avversario non poteva farmi alcun male. Ora invece uno spirito malvagio si è impadronito di me e scuote e tormenta l’anima mia. Per questo la mia anima langue di nostalgia per il Signore fino a morire e il mio spirito anela a Dio. Nulla mi dà gioia sulla terra, la mia anima non vuole esser consolata da nulla; vuole solo vedere ancora il Signore e saziarsi di lui. Nemmeno per un attimo posso dimenticarmi di lui, l’anima mia si strugge per lui, e per l’enormità della pena gemo e piango: “Abbi pietà di me, o Dio, pietà della tua creatura caduta”». Così singhiozzava Adamo, e un fiume di lacrime gli solcava il volto, scorreva sul petto e cadeva a terra. Il deserto intero riecheggiava dei suoi gemiti; le bestie e gli uccelli erano ammutoliti per la tristezza; Adamo gemeva, perché a causa del suo peccato tutti avevano perduto la pace e l’a m o re . Grande era il dolore di Adamo quando venne cacciato dal paradiso, ma quando vide suo figlio Abele ucciso dal fratello Caino, la sua sofferenza crebbe ancora di più; la sua anima si tormentava, singhiozzava e pensava: «Da me usciranno popoli che si moltiplicheranno: tutti soffriranno, vivranno nell’inimicizia e si uccideranno l’un l’altro» . Il suo dolore era grande come il mare, e lo può comprendere solo l’anima di chi ha conosciuto il Signore e sa quanta egli ci ama. Anch’io ho perso la grazia e con Adamo imploro: «Sii misericordioso con me, Signore. Donami uno spirito di umiltà e di amore».

© Osservatore Romano 13 maggio 2018

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