Rassegna stampa formazione e catechesi

L’Assunzione secondo la tradizione orientale

dormizione-di-mariadi SYLVIE BARNAY

È nel 1955 che fratel Antoine Wenger, degli agostiniani dell’Assunzione, pubblica la sua tesi di dottorato con il titolo L’Assunzione della Santissima Vergine nella tradizione bizantina dal VI al X secolo , presso l’Institut français d’études byzantines, di cui era diventato membro. È un’opera di ricerca e di storia dei testi che fa entrare Wenger nella comunità dei medievalisti più apprezzati. Questo primo lavoro scientifico s’iscrive nella linea della congregazione alla quale Wenger appartiene. Seguendo una delle intuizioni fondanti di padre Emmanuel d’Alzon, incoraggiato da Pio IX a lavorare sulla storia della conversione della Bulgaria e della Russia, gli Assunzionisti hanno promosso gli studi sulla conoscenza dell’Oriente antico operando risolutamente nel campo della ricerca storiografica e teologica.
Dal 1886 pubblicano la rivista «Echos d’Orient», che diverrà la «Revue des Études Byzantines», e dirigono il seminario di Kadiköy, culla dell’Institut français des études byzantines, la cui biblioteca sarà riportata a Parigi nel 1949. L’anno seguente, nel 1950, Wenger entra nella Pontificia Accademia mariana internationalis, alla quale il motu proprio Maiora in dies di Giovanni XXIII concede il riconoscimento pontificio l’8 dicembre 1959, al fine di promuovere in modo particolare il dogma dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione di Maria. È dunque anche in questo contesto che occorre situare i suoi lavori giovanili. L’udienza che Pio XII concede a padre Wenger, il 18 maggio 1957, permette di inserire le conclusioni della sua tesi tra gli apporti della storia delle idee alla costruzione del dogma. Durante l’udienza, il Santo Padre gli ricorda che i lavori dell’assunzionista Martin Jugie, pubblicati nel 1944, avevano permesso di definire il dogma trovando tra le formule antiche quella che poteva lasciare aperta la questione della morte sulla quale si era incagliata fino ad allora la conversione della dottrina in dogma.
La bolla Munificentissimus Deus del 1 o novembre 1950 aveva in effetti concluso che la Vergine Maria «terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo», mettendo fine a circa otto secoli di accanite dispute dottrinali. Nel corso del colloquio con il Papa, Wenger gli consegna una copia della sua tesi sull’Assunzione di Maria, aggiungendo così il proprio apporto all’affermazione dogmatica. Di fatto sono stati dei fortunati ritrovamenti a permettergli di completare i precedenti lavori di padre Jugie sulla base di documenti che erano rimasti sconosciuti o inaccessibili a quest’ultimo, come per esempio il più antico frammento siriaco di Teotecno di Livia, probabilmente scritto nel primo terzo del VI secolo e contenuto in un manoscritto del Vaticano. L’erudizione di cui fa mostra Wenger fornisce una solida base alla storia della tradizione greca della Dormizione e dell’Assunzione di Maria. Essa poggia su un interrogativo iniziale, punta di diamante della tradizione: cosa ne è stato di Maria, la madre di Gesù, dopo la Pentecoste, dove gli Atti degli Apostoli menzionano la sua presenza con i discepoli?
Nessuno scritto canonico ne parla, ma a partire dai concili di Efeso (431) e di Calcedonia (451) in Oriente e in Occidente è nata tutta una letteratura sul transitus Mariae in siriaco, arabo, copto, etiopico, latino, georgiano, armeno, greco e così via. Gli apocrifi del Transitus Mariae optano per la morte naturale e non per l’immortalità corporea di Maria, come mostra peraltro la festa della Dormizione. Ma la morte di Maria non appare come una verità necessariamente collegata, essendo l’Assunzione il termine necessario all’incompiutezza nella gloria della maternità divina e dell’immacolata concezione. Recensendo l’opera di Martin Jugie per il VII volume della «Revue des études byzantines» del 1949, Wenger conclude senza mezzi termini dicendo che «in un’eventuale definizione, il magistero della Chiesa potrebbe fin d’ora definire come dogma della fede cattolica l’Assunzione propriamente detta senza pronunciarsi sulla questione della morte, che resterebbe allo stato di pia opinione». In linea con il suo predecessore assunzionista, Wenger si smarca così dalla mariologia prevalente. Negli anni preconciliari, la “questione mariana” è in effetti in una situazione drammatica, segnata dall’abbondanza di produzioni prive di una base scientifica. La teologia mariana si specializza al punto da diventare un ramo autonomo, la “mariologia”, che segna anche un certo isolamento. L’apporto di Wenger mostra che gli studi di storia letteraria sono necessari per convertire la dottrina in dogma. Per lo storico è di fatto il linguaggio a permettere il rinnovamento teologico e non la sua novità. E così scrive: «chi dice nuova, intende dal fondo. Ebbene, il fondo è immutabile. Chi dice rinnovata, parla dell’involucro dell’immutabile verità, che è il linguaggio». Il rinnovamento è nell’ordine di una fedeltà creatrice, mentre la novità dipende da una creazione senza fedeltà. A tale proposito, una raffinata concezione storica e teologica consente a padre Wenger di interpretare la mariologia preconciliare come un laboratorio del rinnovamento nelle sue implicazioni religiose, sociali e politiche. Distanziandosi al contempo da ciò che avrebbe dato adito a “novità mariologiche” alle quali il concilio Vaticano II p orrà definitivamente un freno. Ad esempio, l’affermazione di nuovi titoli mariani come quello di “Maria corredentrice”. È ancora il suo impegno scientifico a permettergli di scrivere nella dedica della sua prima opera sull’Assunzione: «Che Nostra Signora dell’Assunzione, che è l’inizio e la fine di questo lavoro, si degni di gradirlo come un omaggio».

© Osservatore Romano - 7 dicembre 2014