Rassegna stampa formazione e catechesi

INCARNAZIONE E TRASFIGURAZIONE

trasfigurazione Luca Giordano“.. ita etiam in transfiguratione, quae est sacramentum secundae regenerationis, tota Trinitas apparuit […]

Ad quartum dicendum quod conveniens fuit discipulos voce paterna terreri et prosterni, ut ostenderetur quod excellentia illius gloriae quae tunc demonstrabatur, excedit omnem sensum et facultatem mortalium, secundum illud Exod. XXXIII, non videbit me homo et vivet.”

(San Tommaso, Summa Teologica, IIIª q. 45 a. 4 ad 2, ad 5)

In un mondo lacerato da discordie e da posizioni antitetiche che rafforzano l’unica malattia, tenere la bussola dell’et-et e non dell’aut-aut non è semplice.

La frattura esterna, infatti, svela la frattura interiore e porta alla follia manichea. Garante fallace della stabilità del sé. Cisterne screpolate.

E talvolta prendere la posizione della terza via, cioè dell’et-et è opera talmente sovrannaturale che necessita anche della soprannaturalità dello sguardo per poterla cogliere. Occorre un lungo cammino di dono dall’alto e l’aver addomesticato i propri demoni antichi e illuminato in Cristo i propri antichi demoni interiori, scatenati dalle colpe. Ma non si ottiene senza morire e morire sul serio.

“.. Perché nessun uomo può vedermi e restare vivo“ (Es. 33,20)

Cadere a terra e prostrati come gli apostoli nel monte Tabor.

Il mondo infatti gode dell’aut-aut ed alimenta la frattura presente in noi ripetendo costantemente che essa è l’unica realtà fuori di noi. È la grande illusione degli accenti che creano isterie e fazioni. Non guariscono il sé ma alimentano la sua malattia.

Non si tratta dunque di prendere posizione, in talune occasioni, ma di prendere l’unica posizione possibile e vera, quella dell’et-et, dell’Incarnazione e dunque della Trasfigurazione.

Senza questa Grazia non c‘è la Gloria ma solo la dissipazione ed un grande inganno che alimenta sé stesso.

Ma devi essere disposto a vivere, ma vivere sul serio, e dunque a morire.

PiEffe