Rassegna stampa formazione e catechesi

Celebrazione Eucaristica nel giorno della Supplica alla Beata Vergine del Rosario di Pompei 2019

santo rosario preghiera© Sala Stampa Santa Sede - 8 maggio 2019

Eccellenza, caro Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio di questo Santuario, stimati fratelli nell’Episcopato e nel sacerdozio, distinte Autorità civili e militari, cari diaconi, religiosi e religiose, cari fratelli e sorelle in Cristo!
Sono lieto di trovarmi in questo suggestivo centro di spiritualità mariana e presiedere la Santa Messa; a tutti porto il saluto paterno e la Benedizione del Santo Padre Francesco, che ricorda con animo grato la Sua visita a Pompei del 21 marzo 2015. Saluto i fratelli nel sacerdozio, le persone consacrate, con un pensiero particolare per il caro Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo Prelato di Pompei, che ringrazio per l’invito (e le cortesi parole che mi ha rivolto). Un deferente pensiero rivolgo alle Autorità qui presenti e a tutti voi, fedeli e pellegrini che siete qui convenuti in un’occasione tanto singolare come quella dell’odierna tradizionale “Supplica”. Essa rappresenta uno degli appuntamenti più significativi per i numerosi devoti della Madonna di Pompei, città conosciuta dappertutto per i due grandi comparti della storia che la caratterizzano: “l’antica Pompei”, con gli scavi, testimonianza vivente del passato, e la “nuova Pompei” il cui simbolo è certamente questo Santuario.
«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato» (Gv 12,44). Con queste parole si apre il brano del Vangelo di Giovanni che è stato proclamato. Sono le parole pronunciate da Gesù nel tempio, mentre parla apertamente della sua missione. Egli si presenta non solo come l’inviato del Padre, ma come una cosa sola con Lui. Con questa affermazione rivela il mistero di Dio stesso. Gesù è venuto nel mondo come la luce vera che svela il mistero d’amore nascosto in Dio. Finalmente il Figlio ce lo ha rivelato: «Io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire» (v.49). Gesù, esegeta di Dio, ci spiega l’amore del Padre. Il Creatore del cielo e della terra vuole la salvezza di tutti gli uomini e di tutte le donne: tutti sono figli suoi. Chi ascolta le parole del Figlio si salva, mentre chi non le ascolta o le rifiuta sarà condannato (cfr v.48). Si tratta di ascoltare e custodire la parola evangelica, che esprime la volontà di Dio, accogliendola e mettendola in pratica.
È quanto ha fatto la Vergine Maria che, docile alla volontà dell’Altissimo, fa suo il progetto misterioso della Salvezza. Accoglie le parole dell’Arcangelo Gabriele che Le preannunciano la missione, affidatale da Dio, di diventare la Madre del Verbo eterno fatto uomo per la salvezza di tutti gli uomini (cfr Lc 1,26-31). Dio si fa uomo nel grembo di una Vergine; si fa uno di noi per dare a noi la possibilità di ricevere in dono la sua vita, la vita divina. È un imperscrutabile mistero di amore e di misericordia! Maria è la prima persona che ha creduto con tutta se stessa alla Parola: «Avvenga per me secondo la tua parola» (v.38). Le fu chiesto la maternità divina, qualcosa che sembrava andare contro ogni tipo di logica e giustamente chiese: «Come è possibile?» (v.34). Ma «nulla è impossibile a Dio», si affretta a dire l’angelo (v.37). Maria si è fidata di Dio ed è diventata la Madre di Dio. Anche per ognuno di noi c’è un disegno di Dio, un progetto pensato da tutta l’eternità dalla Sapienza divina. Che altro possiamo pensare e volere di più bello che attuarlo nella più profonda fedeltà? Basta arrendersi a Dio, aderire in tutto alla sua volontà e ripetere con Maria: «Avvenga per me secondo la tua parola».
Dal momento in cui Maria aderisce a Dio, dicendo il suo “eccomi”, tutta la sua vita è segnata dalla sottomissione amorosa al progetto del Signore, fino a fare di Lei la discepola perfetta: «Ecco la serva del Signore» (v.38). Quando, rispondendo alla donna che esaltava sua madre, Gesù dice: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 11, 28), esalta ancor più Maria, riconoscendola non soltanto madre nella carne, ma nell’accoglienza della Parola, così come quando la dice veramente madre sua perché fa la volontà del Padre che è nei cieli (cfr Mt 12,50). Maria è beata perché «ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore» (Lc 1, 45), è stata la prima ad accogliere la Parola. Non è questa anche la nostra vocazione? Anche noi, come Lei, per grazia, siamo stati resi capaci di accogliere la Parola di Dio. Come Maria, possiamo ripetere: «Avvenga per me secondo la tua parola» e diventare discepoli della Parola.
Pompei ci addita un mezzo semplice, ma efficace, per accogliere e mettere in pratica la Parola di Dio: la recita del Rosario. Questa indicazione è simboleggiata dal famoso quadro della Vergine ubicato in questo Santuario, che il Pontefice San Paolo VI ha descritto con queste toccanti parole: «La dolce e attraente impressione della figura materna e regale della Madre di Cristo, assiso sulle ginocchia di Lei, mentre Gesù e Maria offrono ai Santi, prostrati lì presso, Domenico e Caterina, le corone del santo Rosario, quasi per invitarli a farne oggetto di devozione e di fiducia. La pia e popolare corona riappare come catena di salvezza, che pende dalle mani del Salvatore e della sua beatissima Madre, e che indica donde scende a noi ogni grazia, e per dove deve da noi salire ogni speranza» (Omelia, 23.IV.1965; Insegnamenti, III, 1965, 236).
In questo Santuario accorrono pellegrini e devoti d’ogni parte d’Italia e di altre nazioni, stringendo tra le mani la corona e attirati dalla Vergine del Rosario che ci chiama ad essere dei contemplativi, come lo era Maria; ci chiama ad accogliere e “custodire” la Parola di Dio (cf Lc 2, 19), a “meditarla” (cf Lc 2, 19), così da approfondirla e tradurla in vita. Questo è il senso del pellegrinaggio a Pompei: uno stimolo a vivere in una contemplazione costante, mettendosi in sincero ascolto della parola di Gesù, sempre viva e nuova; e insieme un appello a seguire il Maestro, rispondendo con generosità al suo invito a dirigerci, con Lui, verso quanti hanno bisogno della sua salvezza. L’alto campanile che domina non solo la città, ma il vasto territorio che si estende ai piedi del Vesuvio, chiama a raccolta tutti i devoti nella Casa della Madre per apprendere da Lei la perenne lezione dell’amore: amore per Dio e amore per il prossimo. Dinanzi alle calamità e ai pericoli che segnavano la vita della Chiesa e dell’umanità del suo tempo, il beato Bartolo Longo, fondatore di questo luogo mariano, diffuse la devozione del Rosario, perché vedeva in questa preghiera mariana uno strumento sicuro per conseguire il bene della società e della Chiesa mediante le opere di carità.
La grandezza di Pompei sta in questa duplice prospettiva: la preghiera e la carità, come l’ha ideata Bartolo Longo. Si tratta di uno stigma che resta nitido ed incisivo pur di fronte al mutare dei tempi. Nessuna forma di povertà o di emarginazione sociale ha trovato insensibile questo fedele laico che agiva nel sociale testimoniando la carità evangelica, supportato da una intensa vita di preghiera dal singolare timbro mariano. Ci si trova dinanzi ad un apostolo della misericordia che ha rivolto lo sguardo a quelle che il Santo Padre Francesco ama chiamare le “periferie esistenziali”, adoperandosi con generosità al recupero morale e sociale degli emarginati. Pompei è diventata ed è tuttora un’oasi di speranza per il mezzogiorno d’Italia, ancora segnato da non poche problematiche e sfide. Attorno alla venerata icona della Madonna del Rosario è venuto a formarsi un mirabile centro spirituale che da una parte irradia devozione mariana e dall’altra, tramite un complesso di opere sociali, traduce l’amore verso Maria nell’amore per i fratelli, rispondendo ai bisogni della società campana, specialmente alle attese dei più poveri e di quanti sono segnati da fragilità.
Cari fratelli e sorelle, auspico che Pompei, bella e unica nel suo genere, continui ad essere un affascinante e concreto racconto di come l’amore per Dio non può essere disgiunto dall’amore al prossimo. Infatti, come ci ha ricordato l’apostolo Giovanni nella seconda lettura, se chiudiamo il cuore alle necessità dei fratelli, non può rimanere in noi l’amore di Dio (cfr 1Gv 3,17). Si diffonda sempre più in questo luogo benedetto la testimonianza luminosa che la fede senza le opere è morta. Pompei continui ad essere la “casa della speranza”, focolare comune di un territorio segnato da difficoltà, illegalità e tensioni sociali, ma la cui popolazione ha la preghiera nel cuore. A conclusione della Santa Messa, eleveremo alla Regina gloriosa del Rosario, la solenne “Supplica”, che costituisce un vero “atto di amore”, come ebbe a definire il beato Bartolo Longo questa dolce e forte invocazione mariana. Volgiamo il cuore a Maria, guardiamo a Lei sempre, in ogni circostanza, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. Nel suo cuore di madre siamo sicuri di trovare rifugio, comprensione e conforto, sostegno e luce nel nostro pellegrinaggio terreno.


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