Rassegna stampa formazione e catechesi

Alzati amica mia bella, e vieni presto!

Marys tombLa dormizione e il transito


di FABRIZIO BISCONTI


Dopo la risurrezione del Cristo, gli apostoli, alcune donne e i parenti di Gesù si riunirono, con Maria, nella sala maggiore del cenacolo per pregare, in attesa dello Spirito Santo. Questa veloce ma significativa menzione di Maria, che appare per l’ultima volta, è rievocata da un passaggio degli Atti degli Apostoli (1, 14), laddove si vuole esprimere il concetto della madre orante, al centro della Chiesa nascente, in attesa dello Spirito Santo, di quelle lingue di fuoco della prima comunità ecclesiale.
È questa l’uscita di scena di Maria, che scompare con tutto il carico e il ventaglio dei significati attribuiti al suo ruolo di madre, ma anche di simbolo della Chiesa, considerata nelle sue origini, tanto che lo Spirito Santo la sceglie come sposa, al momento dell’Immacolata concezione e come protagonista, non secondaria, del giorno nevralgico della Pentecoste, momento epocale delle origini di una Chiesa che si diffonderà in tutta la terra. A questo punto, scompare la figura di Maria, o meglio, i testi sacri canonici e ispirati non vi fanno più menzione. Tutti gli scritti apocrifi, che provengono dalle affabulazioni orali e conoscono le prime redazioni scritte assai precocemente, anche se di queste restano solo le coordinate essenziali, inserite in componimenti assai più tardi, tornano a parlarci della Vergine, che si addormentò e il cui corpo fu portato in cielo, assunto dagli angeli nella gloria eterna. Dagli scritti apocrifi apprendiamo che Maria si addormentò sul monte Sion, il luogo più alto della Città Santa, laddove i primi cristiani avevano individuato il Cenacolo. Dalle stesse fonti sappiamo che Maria, addormentata, fu sollevata dagli Apostoli che portarono il corpo in un sepolcro vuoto, nella valle di Cedron, vicino al luogo del tradimento, nella regione del Getsemani. Un gran profumo si diffuse dalla tomba di Maria e per tre giorni si udirono canti angelici, che, improvvisamente, terminarono, quando il «puro e prezioso corpo» era stato assunto in paradiso. I racconti apocrifi trovano corrispettivi topografici nella città di Gerusalemme, anche se gli edifici di culto, sorti sull’onda dei grandi pellegrinaggi e della venerazione per i luoghi santi, mostrano cronologie sfuggenti o molto avanzate. Una basilica bizantina fu costruita sul monte Sion, inglobata da una chiesa crociata, che accoglie, nell’area nordoccidentale dell’edificio, la sede della Dormitio di Maria, non lontana — come si diceva — dal Cenacolo. Sulla sommità della cappella dedicata a Maria, si leggeva: «La Santa Madre di Dio è stata innalzata al di sopra dei cori angelici». L’area dove era costruito il santuario, caduto in rovina, fu venduta dal sultano Abed al-Hamid II all’amico Guglielmo II , Imperatore tedesco, nel 1898, per essere poi ceduta alla diocesi di Colonia, che si preoccupò di affidare la costruzione del nuovo edificio all’architetto Heinrich Renard, che si ispirò alla pianta centrale della cappella palatina di Aquisgrana, commissionata da Carlo Magno. La prima pietra fu posata il 7 ottobre del 1900, mentre la consacrazione si celebrò il 10 aprile del 1910. La chiesa soffrì per danneggiamenti e graduale abbandono nel 1948 e nel 1967, ma conobbe una riparazione quasi totale, tanto che il luogo santo, custodito da una comunità benedettina, è tornato ad essere uno degli edifici di culto mariani più frequentati dai pellegrini. Nella cripta si conserva una scultura della Madre di Dio dormiente, mentre nella cupola mosaicata il Signore chiama la Madre, citando il Cantico dei Cantici (2, 13) «Alzati amica mia bella, e vieni presto!». La decorazione absidale propone l’immagine di Maria in preghiera con gli apostoli, quando — come si diceva in apertura — «venne all’improvviso dal cielo un fragore, come un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano» ( Atti degli Apostoli 2, 2). Ma torniamo agli scritti apocrifi che, facendo riferimento al “transito” di Maria, ambientano la sua dipartita proprio mentre Pietro, allo spuntar del sole, parlava alle folle. Ebbene, Maria si alzò, pregò e si stese sul letto, dove spirò. Pietro si sedette presso il suo capo, Giovanni ai suoi piedi, mentre gli altri apostoli si radunarono attorno al suo capezzale. All’improvviso, verso l’ora terza, si sentì un gran tuono e poi un gran profumo. paricolare della scalinata che introduce alla cripta
Il Signore la abbracciò e l’affidò a Michele. Il Salvatore chiese a Pietro di uscire dalla città e di cercare un sepolcro. Gli apostoli condussero Maria alla tomba, si sedettero intorno in attesa che Michele innalzasse il corpo di Maria in paradiso. Secondo la tradizione, il primo edificio di culto sulla tomba di Maria fu commissionato dall’imp eratore Maurizio (583-602), il quale fissò al 15 agosto la commemorazione della sua Dormizione. La diffusione del culto suggerì l’edificazione di una cripta, ricostruita in epoca crociata. La tomba era rivestita di marmo, circondata da un colonnato e sormontata da un ciborio dorato. Dopo la vittoria del Saladino (1187) la chiesa fu distrutta; solo nel 1363 i francescani ottennero il permesso di celebrare sulla tomba della Madonna da parte del Sultano di Egitto. Oggi il santuario è custodito dai monaci armeni e greco-orto dossi. Se il culto di questi luoghi unito a una fortuna iconografica della dormizione, che fluisce sino al Medioevo e al capolavoro di Giotto, si afferma in epoca bizantina, il dogma dell’Assunzione di Maria viene emanato solo in età moderna, in particolare da Pio XII con la Costituzione apostolica Munificentissimus Deus definita il 1° novembre 1950. Nello scritto vengono menzionate le voci dei Padri della Chiesa: da san Giovanni Damasceno a san Bonaventura. Tale produzione esegetica designa Maria come la nuova Eva, che «ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina, alla destra di suo Figlio, Re immortale nei secoli ( 1 Tim 1, 17)».

© Osservatore Romano - 14 agosto 2020