Rassegna stampa etica

Simbolismo degradato, in politica e non solo

Jesus pensosoNella comunicazione, anche liturgico-pastorale, l’uso del simbolo, che di per sé ha già valenza comunicativa nell’unire il reale immanente con il reale trascendente, usato fuori contesto, viene chiamato “simbolismo degradato”.
In genere tale uso viene fatto, da tempo immemore per vendere un’idea o un prodotto.

Si pensi ai profeti di Baal che si ferivano per impetrare il fuoco dal cielo (1Re, 18).
Il simbolismo del sangue e della vita veniva così manipolato per veicolare una religiosità pagana.

Ma l’apice moderna di questo degrado del simbolo si ha con il fiorire del selfismo di metà ottocento e fine ottocento, specie negli USA. In questo particolare periodo vediamo fiorire veri e propri prodromi di corsi e tecniche selfiste, di cui ampia eco c'è anche oggi. Nell'800 c’era chi si impegnava a vendere grano miracoloso a prezzo elevato e si prodigava nel riscrivere i libri sacri con un libro bianco e vuoto, a fianco, con traduzioni libere e veicolanti l’idea ed il "proprio prodotto religioso".

Esempio fulgido e quotidiano è quello della pubblicità, dove noi associamo anche brani classici famosi, oramai, ad un determinato prodotto. La valenza comunicativa di quella musica, di quegli intervalli armonici, del loro fono-simbolismo archetipico, della composizione, dell'orchestrazione e dell'arrangiamento sono funzionali alla vendita del prodotto ed alla immediata riconoscenza di quel prodotto nel marasma collettivo dei suoi pari.

Nei tempi recenti, carichi di "soggettivismo antropologico", questo avviene sovente in teologia (e nella pastorale) con costruzioni ardite che non rispettano il dato rivelato ma lo manipolano a cominciare da un’idea di base, fortemente ideologica. A volte mascheratamente eretica e carica di fascinazione.
Sono in genere le persone più colte o più carismatiche a percorrere questo sentiero degradato.

In ambito pastorale e sociale, ad esempio, l’uso della Bandiera della “pace” scippa il simbolo archetipico dell’arcobaleno per farne un vessillo pacifista e, proprio nell’oggi politico, altro esempio, nei comizi politici, assistiamo allo sventolamento del Santo Rosario.

In tutti questi casi ci si dimentica un effetto che nella storia poi si presenta con un conto salato: il calpestare i simboli e gli archetipi per veicolare una vendita produce nevrosi.
Personale e collettiva.
Il simbolo in realtà non può essere degradato ma se non si rispetta la sua intrinseca significatività si dissocia l’uomo da sé stesso. Lo si frantuma, lo si abbrutisce. Gli si nega la trascendenza e questo uccide e crea spersonalizzazione.

Cioè si avvilisce sia la persona che il Bene Comune.

Parlando di Politica, dunque, l’uso di simboli, di principi e di valori, come funzionali alla vendita di un’ideologia, ha come effetto quello di produrre una realtà di nevrosi collettiva e frammentazione dell’umano. Proprio il contrario del Bene Comune.

Vale la pena ricordarlo, sia alla sinistra che alla destra. Con tutti i rispettivi feticci che partono dall’immigrazione senza senno che manipola il valore dell'accoglienza allo sventolamento del Santo Rosario in pubblico che cosifica un mezzo così potente di trascendenza. Diversi i simboli, medesimi i prodromi e gli effetti. Vendibilità e nevrosi.

Nel rispetto di una comunicazione e di una sana maturazione, nonché di una sana Politica, dunque, occorre ritornare al rispetto del simbolo, al rispetto di ciò che è principio e di ciò che è valore; se si vuole fare bene il Bene.

Il simbolo, il principio ed il valore, infatti sono una pietra angolare non uno slogan, una tegola o un velo di trucco che copre un’ideologia nata dal delirio dell’uomo.



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