Rassegna stampa etica

Per salvare il pianeta

Arcobaleno speranza mini«I mezzi finanziari della Chiesa non devono esercitare un’influenza distruttiva sul clima del nostro pianeta»: con questo monito il presidente della Conferenza episcopale austriaca e arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schönborn, ha annunciato l’intenzione dell’episcopato di ritirare nei prossimi cinque anni i propri investimenti da tutte le aziende che promuovono o producono combustibili fossili, come carbone, petrolio o gas naturale.
 

Un’analoga decisione a quella già attuata dalle Chiese in Belgio e in Irlanda, così come altre circa 120 istituzioni cattoliche, tra cui grandi banche tedesche, che si sono impegnate a disinvestire dalle fonti fossili. È la prima volta, tuttavia, che questa svolta riguarda non solo la conferenza episcopale, ma anche ogni singola diocesi e tutte le strutture ecclesiali dell’Austria.
La decisione dei vescovi resa pubblica al termine della loro assemblea plenaria di primavera, arriva pochi giorni dopo la conferenza internazionale svoltasi dal 7 al 9 marzo in Vaticano sul tema: «Religioni e obiettivi di sviluppo sostenibile», per incoraggiare azioni urgenti sui cambiamenti climatici. Fa anche seguito ai chiari appelli che Papa Francesco ha lanciato sull’uso dell’energia, come la sua dichiarazione ai dirigenti delle principali compagnie di combustibili fossili in cui il Santo Padre sottolineava che «la civiltà richiede energia, ma l’uso dell’energia non deve distruggere la civiltà!».
«La “cura per la nostra casa comune” è un tema centrale di questo pontificato e della Chiesa — ha ricordato il cardinale Schönborn in conferenza stampa — per questo motivo, la conferenza episcopale austriaca ha avviato l’attuazione dell’enciclica già nell’autunno del 2015 e ha optato per una governance e un orientamento delle diocesi sostenibili e rispettosi del clima. Collegato a questo obiettivo vi è anche la transizione verso le energie rinnovabili».
In questo contesto, i vescovi hanno adottato nell’autunno 2017 le linee guida di investimento etico secondo i criteri dell’etica cristiana ecumenica, ovvero la giustizia, la pace e l’attenzione per il Creato, ponendo come principi il cambiamento, la promozione e la prevenzione. Per garantire l’attuazione e l’interpretazione di queste nuove linee guida così rafforzate, sarà istituita una commissione permanente speciale, ha poi annunciato l’arcivescovo di Vienna.
Si tratta anche per la Chiesa cattolica austriaca di rispondere all’appello lanciato lo scorso ottobre dal Movimento cattolico mondiale per il clima (Gccm), dalla Cooperazione internazionale per lo sviluppo e la solidarietà e da Caritas Internationalis a «intraprendere azioni ambiziose e immediate per affrontare e superare gli effetti devastanti della crisi climatica». Tomás Insua, direttore esecutivo del Gccm, ha definito d’altronde il disinvestimento dai combustibili fossili della conferenza episcopale austriaca come «un passo profetico per la giustizia climatica. La comunità cattolica mondiale — ha proseguito — sta assumendo una leadership audace per proteggere le persone vulnerabili che urgentemente chiedono un cambiamento di rotta».
Durante la conferenza stampa, il responsabile per gli affari internazionali della Conferenza episcopale austriaca, l’ordinario militare monsignor Werner Freistetter, ha dichiarato che «dal punto di vista dell’ecologia integrale, la logica del profitto non può più essere l’unico punto di riferimento per le attività economiche, ignorando i doveri morali». Adottando linee guida etiche sugli investimenti nel 2017, la Chiesa in Austria ha già compiuto «un passo importante verso l’allineamento degli investimenti finanziari delle istituzioni cattoliche con la cura della nostra casa comune», ha sottolineato Freistetter. «La nostra recente decisione — ha aggiunto — segue di conseguenza questa strada. Gli investimenti finanziari delle istituzioni cattoliche non alimenteranno più la crisi climatica, ma contribuiranno invece a preservare il creato. Chiediamo alle altre istituzioni di unirsi al movimento di disinvestimento con i propri impegni, al fine di preservare la nostra casa comune per le generazioni attuali e future».
Anja Appel, direttrice dell’Ufficio di coordinamento della conferenza episcopale austriaca, ha a sua volta ribadito che i fedeli e le istituzioni cristiane hanno la responsabilità di prendersi cura del creato e lavorare per la giustizia globale. «Rientriamo in quella parte della popolazione mondiale — ha ricordato Appel — che produce la maggior parte delle emissioni di gas serra e quindi, naturalmente, dobbiamo combattere la sua causa principale: l’uso di combustibili fossili. Questo importante passo mostra lo sforzo coerente dei vescovi austriaci per uniformarsi alle richieste dell’Accordo sul clima di Parigi», ha aggiunto la direttrice dell’Ufficio di coordinamento della conferenza episcopale, sottolineando poi che «l’annunciata ridefinizione degli investimenti finanziari fa seguito all’azione per il clima nei settori dell’energia e degli approvvigionamenti già decisa nel 2015».

© Osservatore Romano - 31 marzo 2019

 

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