Rassegna stampa etica

IL VACCINO, LA VARIANTE E L'IMMUNO-EVASIONE - CONCLUSIONI PRELIMINARI E SCIENTIFICHE SULLA VARIANTE "OMICRON" IN ATTESA DI DATI CHIARI

omicron virusDr. Alberto Beretta - Facebook

Sappiamo ancora poco della nuova variante ma è ormai chiaro che non si tratta di una delle solite varianti che compaiono e poi scompaiono perché incapaci di prendere il sopravvento sul ceppo virale dominante al momento. Tutto fa pensare che la B.1.1.529, da ieri chiamata OMICRON, sia destinata a rimpiazzare la stessa Delta che ci ha creato tanti problemi. La domanda più importante è se e come il vaccino ci proteggerà da questa variante.
Riassumiamo brevemente le poche cose che sappiamo di Omicron. E’ più contagiosa di Delta, al punto che, dove è emersa, in Sud Africa, la sta rapidamente rimpiazzando. E ha la capacità di sfuggire al controllo degli anticorpi, un fenomeno chiamato immuno-evasione. E’ la nostra vera preoccupazione, perché vanificherebbe l’immunità conferita dal vaccino e dalle infezioni precedenti.
Cosa non sappiamo ancora? Non sappiamo se è più virulenta di Delta, in altre parole se nella persona contagiata è capace di provocare una malattia più grave. Non sarà facile e rapido avere dati sulla sua virulenza. Per ora, in Sud Africa, dove si sta diffondendo molto rapidamente, non sembra provocare forme cliniche più gravi.
Ma il condizionale è d’obbligo perché la popolazione sud africana è stata duramente colpita dall’epidemia e si stima che almeno il 50% delle persone abbiano già avuto una qualche forma di contatto con il virus. Sappiamo che le reinfezioni da varianti sono generalmente associate a forme lievi di malattia perché l’infezione precedente lascia nel sistema immune un’immunità anche parziale ma capace di limitare l’insorgenza di sintomi gravi.
La situazione potrebbe essere diversa nei paesi dove solo una minoranza della popolazione è stata contagiata e/o vaccinata.
La domanda più importante che tutti ci poniamo è dunque se le sue doti di immuno-evasione saranno tali da mettere tutti a rischio di contagio, anche i vaccinati.
Nell’attesa che arrivino i dati dai laboratori di ricerca possiamo però fare una ragionevole previsione. E’ molto probabile che Omicron ridurrà significativamente l’efficacia del vaccino contro l’infezione ma è altrettanto probabile che non ridurrà significativamente l’efficacia del vaccino contro la malattia grave e il rischio di ospedalizzazione. Uno scenario molto simile a quello che abbiamo vissuto con Delta che ha ridotto dal 90% al 50% l’efficacia contro l’infezione ma non è riuscita a scalfire di molto l’efficacia contro la malattia grave.
Vediamo perché. Per capirlo dobbiamo fare un breve salto dentro la famosa Spike, la proteina del virus impiegata in tutti i vaccini per stimolare la produzione di anticorpi.
La Spike in realtà è fatta di due pezzi, definiti “subunità” in termini tecnici. La prima delle due subunità, chiamata S1, contiene la parte più conosciuta del virus, quella che aggancia il recettore sulla cellula e dà l’avvio al complicato meccanismo di infezione della cellula. Tutti i nostri sforzi sono stati finora concentrati sull’indurre anticorpi contro questa parte della Spike, chiamata RBD.
La seconda subunità, la S2, ha un'altra funzione, molto importante per il virus. Serve a provocare la fusione fra la membrana del virus e quella della cellula, e permettergli di iniettarle il suo materiale genetico.
Quando ci vacciniamo con la Spike il nostro sistema immunitario produce anticorpi contro entrambe le subunità. Quelli contro la S1 bloccano il virus nel momento in cui prova ad agganciarsi alla cellula. Quelli contro la S2 non li conosciamo ancora bene. Pare che siano capaci di bloccare il meccanismo di fusione delle due membrane ma non ne siamo così sicuri.
Un lavoro interessantissimo del gruppo della collega Galic Alter di Boston, che ho commentato nel post del 10 ottobre scorso dal titolo “Siamo tutti (chi più chi meno) immuni a questo virus?”, ha però dimostrato che gli anticorpi che attaccano la S2 sono quelli che ci proteggono dalla malattia. Con un meccanismo particolare. Si legano a S2 e chiamano sul virus l’attenzione delle cellule dell’immunità innata che lo eliminano. In altre parole non neutralizzano l’entrata del virus ma eliminano la cellula infettata.
Ma torniamo a Omicron.
Omicron, come tutte le varianti, ha accumulato una serie di mutazioni, addirittura una trentina, che le permettono di agganciarsi con più efficienza alla cellula. Ma, sono quasi tutte concentrate nella subunità S1. Non a caso, visto che è la S1 quella deputata all’aggancio alla cellula.
S2 è stata risparmiata dalle mutazioni. Ora, si dà il caso che S2, oltre a svolgere l’importantissima funzione di provocare la fusione della membrana del virus con quella della cellula, contiene anche le parti della Spike che sono il bersaglio delle cellule T. Le stesse cellule che in numerosissimi studi hanno dimostrato la maggiore efficacia contro la malattia.
Non solo. La S2 ha un'altra prerogativa, assomiglia molto alla S2 degli altri coronavirus, quelli che incontriamo regolarmente tutti gli inverni e che provocano solo dei banali raffreddori. Torno ancora una volta su un tema a me caro, quello dell’immunità cross-reattiva, che abbiamo ereditato dai nostri frequenti incontri con gli altri coronavirus e che ci protegge anche da SARS-CoV-2. L’immunità contro la S2 si avvale della nostra memoria immunitaria creata dagli incontri con gli altri coronavirus. E la S2 di Omicron non è mutata, è sempre la stessa.
Un lavoro interessantissimo pubblicato recentemente su Science dimostra chiaramente che la memoria delle cellule T dirette contro S2 e creata dagli incontri con gli altri coronavirus, gioca un ruolo fondamentale nella protezione contro la malattia. E questa memoria non sarà intaccata minimamente dalle mutazioni di Omicron, che sono tutte sulla S1.
Conclusioni, preliminari e speculative in attesa di vedere dati sperimentali chiari.
1. È probabile che Omicron in breve tempo sostituisca Delta
2. E’ probabile che l’arrivo di Omicron crei le condizioni per una ripresa della pandemia, in tutti i paesi del mondo
3. I vaccini attuali saranno indeboliti da Omicron ma solo nella loro capacità di proteggerci dall’infezione. L’efficacia contro la malattia sarà solo parzialmente intaccata
4. Tutti, vaccinati e non vaccinati, dovremo ridurre al minimo le possibilità di essere contagiati da Omicron (mascherine, distanziamento ecc…)
5. I vaccinati avranno ancora un rischio molto ridotto rispetto ai non vaccinati di ospedalizzazione e malattia grave
6. I non vaccinati correranno un rischio enorme perché Omicron è 30 volte più contagiosa del virus che è entrato nella popolazione umana nel dicembre del 2019. Le probabilità di contagiarsi e ammalarsi saranno ovviamente aumentate in proporzione.
7. L’impatto di Omicron sui nostri ospedali rischia di essere molto pesante. Anche perché medici e infermieri sono allo stremo.
Conclusioni basati sulle conoscenze attuali, inevitabilmente limitate.
Chi desidera approfondire trova il link all’articolo di Nature qui
https://www.science.org/doi/10.1126/science.abh1823

La figura, tratta dal lavoro di Science, illustra le due subunità della Spike e mette in evidenza la presenza nella S2 dei peptidi (pezzetti di proteina) che sono riconosciuti dalle cellule T che difendono le persone dalla malattia dopo vaccinazione