Rassegna stampa etica

Da Wall Street al braccio della morte

recinellaMonica Mondo

Un avvocato di successo a Wall Street. Soldi, carriera, donne. Dale Recinella aveva imboccato la strada giusta per funzionare alla grande, in quel mondo. Peccato quell’insoddisfazione, quell’inquietudine. Un giorno riascolta quelle parole del Vangelo: «Va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri». Una minima educazione religiosa l’aveva ricevuta, ma come tanti, shallow. Cerca un prete e fa la domanda giusta: «Gesù intendeva proprio dire quello che ha detto?». «Vedi tu la risposta», risponde quel saggio.E Dale comincia a dare un po’ del suo tempo, poi ancora un po’ e quando conosce la donna giusta, dell’altro ancora. Chiede un part time per seguire i poveri, i malati di Aids e naturalmente gli danno del matto, i genitori dei compagni di classe guardano sospettosi i suoi figli.

A un party lussuoso di lavoro mangia quell’ostrica cruda, l’unica, fatale. E l’infezione lo divora e lo porta sul limite della morte. «Prepari le sue volontà, è la sua ultima notte», gli dicono i medici. Solo che Dale, dopo aver sognato un bel sogno, si risveglia e decide di rispondere a chi l’ha chiamato, Gesù. Tutt’altro che esaltato, Dale è realista, segue le tracce. Un pellegrinaggio in Italia, a Roma e ad Assisi lo mette in contatto con la Comunità di sant’Egidio, che ha un amico cappellano in un carcere infernale. Dale va a cercarlo, e il prete lo abbraccia stupito: «Ho pregato tanto perché tu arrivassi». Così trasloca e cerca casa a pochi chilometri dal girone che da ventidue anni frequenta tutti i giorni, salvo quando gira il mondo a testimoniare. Fa il cappellano laico, il ministro dell’Eucarestia, va a incontrare i peggiori. Tutti assassini, violenti, rabbiosi, disperati, perché la condanna a morte è la sola porta per uscire e vivere senza speranza è bestiale.
Come si parla, a uomini così? Degni solo di essere guardati da un vetro, mentre il veleno entra nelle loro vene e il morso, i lacci contengono la sofferta agonia? Che parole usare, osare? Dale ascolta molto, prega, legge il Vangelo, i Salmi, recita il Rosario. Non è un attivista, la sua battaglia contro la pena di morte non è politica: è un uomo, un cristiano che fa compagnia ad altri uomini, che sono colpevoli di reati e peccati, gli è noto, ma non è un suo problema. Toccherà a Dio, a lui tocca un’opera di misericordia: “Visitare i carcerati”, non per un suo progetto, ma perché gli è stato dato un compito, che condivide con la moglie Susan, coi loro cinque figli. È convinto che sia un miracolo, questo libero e appassionato coinvolgimento familiare: lui non sarebbe andato avanti da solo, perché è innanzitutto marito e padre.
Nella sua ultima visita in Italia, Dale ha vissuto la Santa Messa del Papa, che ha incontrato, commosso. Immagino come il suo faccione bonario sorridesse sotto i baffi, convinto di aver ricevuto l’ennesima grazia, la stessa che sostiene di ricevere tutti i giorni, quando si aprono chiavistelli, cominciano le perquisizioni, e lui si mescola al caldo soffocante, l’odore acre, le maledizioni e le lacrime degli ultimi tra gli ultimi. La preferenza di Cristo si ricambia, lui vorrebbe sempre il Suo sguardo.

© Osservatore Romano - 19 giugno 2019

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