Rassegna stampa etica

Chi è curato non chiede di morire

fine vitadi FERDINANDO CANCELLI

La direzione generale della programmazione sanitaria del ministero della salute ha recentemente reso noto il rapporto al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 38 del 15 marzo 2010, la legge mirante a garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore in Italia. Il documento analizza in particolare per il triennio 2015-2017 i «dati di offerta e di attività forniti dalle Regioni». Come anticipato nell’introduzione, quella che emerge è una situazione fatta di «luci e ombre» per l’evidenza di «forti disomogeneità a livello regionale e locale» che, a fronte di un «lento e progressivo miglioramento della qualità delle cure», rendono talvolta ancora difficile l’accesso del cittadino alle cure palliative. Recentemente riconosciute come una “disciplina” e come un “diritto” del cittadino proprio dalla legge 38/2010, le cure palliative continuano a progredire faticosamente e ad essere scarsamente conosciute e applicate in molte realtà nazionali.

Le principali criticità messe in luce dal rapporto riguardano in particolare due ambiti di applicazione molto importanti: quello delle cure a domicilio e quello delle cure palliative pediatriche. Se da un lato uno degli obiettivi della legge vigente è quello di favorire il decesso a domicilio per i malati che lo desiderano, dall’a l t ro nel triennio 2015-2017 si registra un «numero di pazienti assistiti e di giornate di assistenza erogate ancora molto al di sotto del fabbisogno p ro g r a m m a t o » . Il decesso per tutte le patologie avviene ancora nella maggioranza dei casi in “istituti di cura”, compresi gli ospedali per acuti, e solamente per i malati oncologici si registra una prevalenza del domicilio seppur di stretta misura. Il dato indica che molta strada è ancora da fare in particolare per i malati gravi non oncologici e, conoscendo in quali condizioni può avvenire il decesso in ospedali il cui scopo non è certo quello di accogliere malati in fase terminale di malattia, il dato indica un urgente bisogno di invertire la ro t t a . Sul fronte delle cure palliative per i bambini la situazione è ancor più deficitaria. Le reti pediatriche sono «fortemente carenti» in tutto il territorio nazionale con una distribuzione «per nulla omogenea in merito all’erogazione delle prestazioni», con differenti criteri, modalità e risorse per la presa in carico e, anche in questo caso, con una «risposta domiciliare particolarmente critica». Se a tutto questo aggiungiamo quanto il rapporto segnala a livello della formazione degli operatori e cioè che la situazione vede molte università ancora in ritardo nel programmare un’adeguata formazione sia degli studenti durante il corso di laurea medica o infermieristica sia dei medici per i loro percorsi postlaurea, le conclusioni che si possono tirare non sono tra le più confortanti. In un momento in cui alcuni vorrebbero veder realizzato un concreto “aiuto a morire” per i malati affetti da patologie gravi e inguaribili pare senza dubbio urgente e prioritario promuovere una concreta conoscenza e diffusione delle cure palliative a livello degli amministratori sanitari, degli operatori e dei cittadini. Il rapporto ministeriale lascia intravedere tra le righe quanto osservato quotidianamente al letto del malato: difficilmente chiede di morire il paziente curato, magari a casa propria, con professionalità e dedizione fino alla fine.

© Osservatore Romano -10 febbraio 2019

 

 

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