Rassegna stampa etica

Atrocità oggettiva e terribile solitudine della donna davanti ad una vita negata

natascia"Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito" (Mt 18, 27).
Pensavo al debito di chi ha abortito, infinito e impossibile da rifondere, come quello del servo del Vangelo.
Infinito perché, recidendo una vita al suo sorgere, si ferisce di nuovo la carne di Cristo, una persona unica e irripetibile seminata nel mondo come immagine e somiglianza di Dio. Ma non c'è debito, per quanto grande, che non possa essere cancellato.
E non c'è maternità infranta che non possa essere ricreata.
La Chiesa lo sa, perché è la comunità dei condannati a morte, graziati senza alcun merito. Per questo, accanto alla denuncia del crimine e del peccato grandissimo dell'aborto, dobbiamo annunciare a ogni donna che porta dentro questo debito e non trova pace: "Dio vi ama, vi ha già perdonato, sa che chi ingannato dal demonio non sa più cosa fa. Sa che una madre può uccidere suo figlio solo perché ha capitolato come Eva dinanzi alla menzogna di satana. Ma coraggio, basta solo un passo con cui accogliere il perdono che è con-dono per vivere in una vita nuova di amore e perdono."
Come?
Trasformando il vostro dolore, la frustrazione, l'incapacità di perdonarsi, in supplica umile a Dio.
Non scappate più nelle false giustificazioni dell'ideologia che vi ha spinto nel baratro per poi lasciarvi sole con la vostra angoscia.
Non nascondetevi nelle menzogne delle sedicenti "evidenze" pseudoscientifiche al servizio del nemico dell'uomo: “Mi avevano detto: Sarà come una mestruazione, ma più abbondante. Invece mi sono trovata a contorcermi dal dolore per i crampi e gli svenimenti. I denti battevano e dopo aver vomitato tutto ero disidrata. E quando ho espulso il mio bambino ero sul bidet e l'ho gettato nel water mentre le infermiere mi chiedevano se avevo finito. È stato atroce, ho avuto incubi per un anno e ora mi hanno trovato un fibroma”.

Così Natascia, una modella che ha usato la pillola abortiva RU486.

Tremanti, impaurite, con le lacrime strizzate da chissà quanto tempo ma che finalmente possono solcare i vostri visi, avvicinatevi a Dio così come siete, prostrate nel dolore e nel rimorso.
Credete alla Chiesa esperta del dolore umano e Madre di misericordia, attraverso le braccia crocifisse del Figlio giungerà a tutte l'abbraccio di compassione del Padre, capace di rendervi madri sante secondo la sua volontà.

Credete che Dio guarisce e dona occhi nuovi con una guarigione profonda della memoria ed una guarigione profonda esistenziale.

Dio ama far nuove tutte le cose, specie quelle che la coscienza e il nemico dell'uomo portano all'evidenza costante di un'accusa che paralizza.

Dio ama far camminare di nuovo le persone nella ri-creazione del Perdono, che tutto vivifica.

Coraggio, il braccio di Dio non si è raccorciato (Num. 11,23) e Cristo passa sanando, ancora oggi, nella Sua Chiesa e per la Sua Chiesa.


Testo originale di Don Antonello Iapicca
ri-elaborato da Paul Freeman

Venerdì della XXV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

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