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Un Paese straziato

Hkg4676333p"Profondamente addolorato per gli improvvisi e tragici effetti del forte terremoto e conseguente maremoto che hanno colpito il Giappone e le regioni costiere nord-orientali". È un passaggio del telegramma inviato ieri sera da Benedetto XVI al presidente della Conferenza episcopale giapponese, mons.Leo Jun Ikenaga, arcivescovo di Osaka. Il messaggio del Santo Padre è giunto dopo il violentissimo terremoto e lo tsunami che hanno colpito il nord del Giappone, con onde alte dieci metri che hanno devastato la costa di Sendai, nel nordest del Paese. Al momento il governo nipponico teme che il bilancio dei morti superi le 1.000 persone. Preoccupazione anche per il pericolo nucleare, con la centrale di Fukushima a rischio emissioni. Nel testo, a firma del segretario di Stato card. Tarcisio Bertone, il Papa "assicura a tutti coloro che ne sono stati colpiti la sua vicinanza in questo difficile momento" e "prega per coloro che sono morti, e sulle loro famiglie e amici in lutto invoca la benedizione divina della fortezza e della consolazione". Il Santo Padre, inoltre, "esprime la sua solidarietà nella preghiera a tutti i soccorritori e coloro che si adoperano per fornire sollievo e sostegno alle vittime del disastro".

Rete internazionale. La Caritas italiana esprime solidarietà e vicinanza nella preghiera a Caritas Giappone e alla popolazione colpita ed è pronta, in collegamento con la rete internazionale, a sostenerne gli sforzi una volta messo a punto un piano di primo intervento. Gli operatori di Caritas italiana in Indonesia riferiscono di una vigile situazione di attesa. Il presidente di Caritas Giappone, mons. Isao Kikuchi, vescovo di Niigata, ha assicurato l’impegno di Caritas Giappone, il cui direttore, padre Daisuke Narui, si sta attivando per far fronte ai bisogni più urgenti. La Caritas in Giappone, nonostante sia piccola, sostiene ogni anno un centinaio di progetti nel Paese e all’estero per circa 3 milioni di dollari. Si è attivata in passato per lo tsunami del 2004, il terremoto in Pakistan del 2005 e quello a Yogyakarta nel 2006. Su 127 milioni di giapponesi i cattolici sono circa 450 mila, pari allo 0,35%, sparsi in 16 diocesi. Caritas italiana resta in contatto con le altre Caritas del Pacifico per monitorare l’evolversi dell’allerta tsunami. Per sostenere gli interventi in corso (causale: maremoto Pacifico 2011): www.caritasitaliana.it.


Punto di riferimento. "L’Aquila e il Giappone fino a ieri erano accomunate dall’interesse mostrato dai tecnici giapponesi per il recupero dei monumenti del centro storico dell’Aquila danneggiati dal terremoto dell’aprile del 2009. Ora c’è qualcosa in più, un doloroso terremoto che accomuna il capoluogo abruzzese e l’isola nipponica". Così la diocesi de L’Aquila manifesta la propria vicinanza alla popolazione colpita: "Il grido di dolore del Giappone, dunque, trova particolarmente attento l’udito di noi aquilani che nel 2009 abbiamo vissuto una tragedia simile. Certamente, il terremoto nipponico è superiore a quello aquilano sia per intensità di scosse sia per numero di vittime, ma l’aver vissuto la stessa esperienza ci fa sentire particolarmente vicini alla popolazione giapponese che sta sperimentando in queste ore tutta l’ostilità della natura che elimina in pochissimo tempo ogni punto di riferimento". L’Aquila, prosegue la diocesi, "condivide in modo del tutto particolare l’amara esperienza giapponese e prega perché la disperazione non abbia la meglio e il Giappone, seppur sconvolto, possa presto rinascere e tornare ad essere ammirato da tutti come lo era prima del terribile sisma".
© www.agensir.it - 12 marzo 2011