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ROMANO GUARDINI: UOMO DEL DIALOGO, UOMO EUROPEO, UOMO CRISTIANO

guardiniAgostino Marchetto

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Il Sig. Card. Reinhard Marx ha aperto i lavori, dopo i saluti iniziali, parlando su Guardini e l'Europa, tema ripreso peraltro da quasi tutti gli interventi. Il Discorso iniziale dell'Arcivescovo di Muenchen ha preso lo spunto da quello di Guardini per il suo 60° compleanno, rispondendo in fondo alla sua domanda "Perché sono europeo?, con radicamento nella cultura tedesca, con fedeltà alla prima Patria (l'Italia)". In fondo, per quel grande formatore-filosofo-teologo, l"Europa è una risposta a un problema personale, come attesta lui stesso, ed essa deve guardarsi dal subire il destino della Grecia classica. Si tratta del "fallimento dall'avere una patria nazionale". Ci vuole così "unità nella diversità".

Ed è "l'eccessivo esaurimento esistenziale che porta ad accettare dei totalitarismi". In ogni caso va tenuta ferma la connessione con il passato [la millenaria esperienza]. Per l'Oratore  compito dell'Europa è la critica della potenza. La questione del potere è infatti essenziale, considerando peraltro il potere legittimo come servizio. Concludendo poi che l'umiltà per avere un tale spirito può venire solo da un uomo forte. Comunque anche l'Europa può mancare al suo fine e trovarsi poi sottoposta a potenze esterne.

Non sono mancati a questo punto gli accostamenti al pensiero e all'opera di Papa Francesco (in Evangelii gaudium e Laudato si!) con visione della Casa umana della creazione  e un nuovo concetto di progresso. Vi è necessità che l'Europa mantenga una sua identità in relazione con Cristo, per cui il suo ruolo è di difesa della dignità dell'uomo, auspicandosi al fine "un rinascimento europeo con partecipazione di noi cristiani e della Chiesa".

Il bell'intervento sul Cristianesimo come avvenimento, interesse particolare in fine dello scrivente, mi ha dato occasione di richiamare una convinzione profonda di Guardini, come appare in una lettera a Mons. Montini già nel 1952, e poi, nel 65, allo stesso, eletto già Papa, vale a dire: "La conoscenza della Chiesa è stata la ragione determinante per la mia vita. Quando ero ancora studente di Scienze Politiche mi fu chiaro che la scelta cristiana non vien propriamente compiuta riguardo alla concezione di Dio e nemmeno riguardo alla figura di Cristo, bensì riguardo alla Chiesa". Per proseguire nella lettura rimando al mio "Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia", L.E.V. p. 335.

Per ciò che concerne invece l'avvenimento, ho fatto notare la necessità di considerare che oggi la tendenza è piuttosto tesa a parlare di "evento", con implicita attenzione, pur magari senza rendersene conto, ad accettare il significato che ne fu inteso dalla storiografia soprattutto francese, a partire dalla prima metà del secolo scorso, cioè come "rottura" e quindi non applicabile al Magno Sinodo, secondo il magistero di tutti i Pontefici conciliari e post conciliari, compreso Papa Francesco (v. ibidem p. 359s.).

Gli Atti della odierna giornata li attendiamo al più presto con piacere.

+ Agostino Marchetto


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