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Per difendere tutti i credenti

047Q07APARIGI, 2. Ebrei e cristiani sono legati dalla comune responsabilità di lavorare insieme per il bene dell'umanità, per la giustizia, la solidarietà, la riconciliazione e la pace, rifiutando ogni forma di antisemitismo e di discriminazione, così come gli atteggiamenti anti-cattolici e anti-cristiani: nel suo intervento alla ventunesima sessione degli incontri biennali tra il Comitato ebraico internazionale per le consultazioni interreligiose (Ijcic) e la Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l'ebraismo - che si conclude oggi a Parigi - il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, e presidente della stessa commissione, ha invitato ebrei e cristiani - riferisce il Sir - a unire la loro voce affinché "la libertà religiosa e i diritti umani siano garantiti pienamente a tutti e in ogni Paese del mondo".
Il porporato, ponendo l'attenzione sui ripetuti atti di violenza che vedono come vittime i cristiani in alcune nazioni, ha sottolineato che "essi hanno bisogno della protezione speciale e della solidarietà dei rappresentanti di tutte le religioni del mondo". Ebrei e cristiani "possono alzare la voce insieme per la tutela di coloro che sono perseguitati per motivi religiosi, ovunque essi vivano e qualsiasi tradizione religiosa professino. Dovrebbe essere nostro compito - ha spiegato il cardinale Koch - dare segnali chiari e pubblici di solidarietà e pregare per i nostri fratelli e sorelle in queste situazioni difficili".
Dal canto suo il rabbino Richard Marker, presidente dell'Ijcic, ha proposto di estendere il dialogo regolare tra ebrei e cristiani (un rapporto di amicizia che dura da quarant'anni) ai musulmani: sarebbe un passo per rispondere insieme alle sfide del ventunesimo secolo, un modello per costruire relazioni nuove con l'islam. "La cosa importante oggi - ha detto Marker - non è più, specificatamente, l'amicizia ebraico-cristiana. Dobbiamo, per molte ragioni, cercare di coinvolgere nel confronto i musulmani".

(©L'Osservatore Romano - 3 marzo 2011)