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Passo avanti per la libertà religiosa in India

048q06bBOMBAY, 26. L'Alta corte dello Stato di Himachal Pradesh, nel Nord dell'India, ha dichiarato ammissibile un ricorso che contesta la validità costituzionale e chiede l'abrogazione del "Freeedom of Religion Act" del 2006, comunemente noto come "legge anti-conversione". Ammettendo la legittimità del ricorso, il giudice dell'alta Corte ha anche fissato la prima udienza del procedimento per il 14 giugno prossimo. Il ricorso - riferisce l'agenzia Fides - è stato presentato da due organizzazioni della società civile: l'"Evangelical fellowship of India" (che raccoglie oltre 200 comunità cristiane evangeliche) e l'"Act now for harmony and democracy".  Secondo il ricorso, la legge "vìola il diritto alla privacy, sancito dall'art. 21 della Costituzione indiana, vìola il diritto alla libertà di religione, sancito all'art. 25, e vìola il diritto alla libertà di parola e di espressione, sanciti all'art. 19 della Carta". Il procedimento è stato attivato grazie al contributo di un gruppo di avvocati, cristiani e non, concordi nello sfidare il provvedimento, che obbliga una persona che vuole convertirsi dall'induismo a un'altra religione a una previa notifica alle autorità civili o giudiziarie (mentre non è così per chi vuole convertirsi all'induismo) e considera "invalida" una conversione ottenuta "con mezzi fraudolenti". Intanto, un nuovo rapporto sulle violenze anticristiane ristabilisce la verità, smentendo un precedente dossier - affidato al giudice B. K. Somasekhara - che negava le responsabilità degli attacchi avvenuti in Karnataka nel 2008. Il nuovo rapporto, elaborato dopo una ricerca del giudice Michael Saldanha, è stato presentato alla presenza del cardinale Oswald Gracias, presidente della Conferenza episcopale dell'India. Il documento del giudice Somasekhara assolveva il Governo e l'amministrazione civile dalle accuse di complicità nelle violenze e affermava che le aggressioni erano state iniziativa di singoli e non di movimenti organizzati, scagionando, di fatto, anche le organizzazioni integraliste indù. Inoltre il rapporto ammetteva casi di conversioni "non necessariamente ottenute con la frode o la coercizione, ma indotte dai cristiani". L'iniziativa, che ha dato vita alla nuova indagine, si deve all'impegno dell'organizzazione "Christian Secular Forum". Il cardinale Gracias ha elogiato il nuovo rapporto, credibile e trasparente, che riporta alla luce la realtà dei fatti: chiese, scuole e case dei cristiani furono attaccate e centinaia di cristiani malmenati. Il rapporto del giudice Saldanha è basato su un'indagine che ha toccato oltre quattrocento località nello Stato e sull'ascolto di circa tremila persone, fra testimoni oculari e vittime. Nel documento si afferma che "i movimenti estremisti indù sono stati i fautori e gli esecutori della violenza, assecondati dalle più alte autorità statali. La polizia, il potere giudiziario e il potere esecutivo in Karnataka si sono accaniti contro i cristiani indifesi. La violenza, fa notare il testo, è stata programmata ed eseguita con grande precisione per ottenere il massimo impatto. Si è verificata una flagrante violazione dello stato di diritto, in un'atmosfera di totale arbitrio, illegalità e anarchia". "Il rapporto - ha detto il cattolico Joseph Dias, segretario generale del "Christian secular forum" - fa riemergere la responsabilità delle forze che la precedente indagine aveva cercato di occultare". Dias ha chiesto "la destituzione immediata e l'incriminazione del primo ministro e del ministro dell'interno del Karnataka, responsabili di aver avallato violenza e crimini contro cittadini indifesi", e ha invitato il Governo a "perseguire legalmente i colpevoli delle violenze del 2008, che registrarono 113 attacchi in 29 distretti".

(©L'Osservatore Romano - 27 febbraio 2011)