Lista rassegna stampa mondo

Lo stile dell'incontro

CCEEp2“L’Europa non si dimentichi della preghiera e del suo rapporto con Dio, e i cristiani, a loro volta, non dimentichino di pregare per l’Europa”: è l’auspicio formulato a SIR Europa da padre Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee (Consiglio Conferenze episcopali d'Europa) che il 25 marzo, solennità dell’Annunciazione di Maria e “data non casuale”, osserva il segretario, compie 40 anni. Abbiamo chiesto a padre da Cunha un sintetico bilancio dell’attività svolta e un focus sulle future linee di lavoro del Ccee per il quale, precisa il segretario, “anche dopo 40 anni la priorità rimane il servizio alla fede”.

Un metodo “evangelico”. “Dall’assemblea costitutiva del 22-24 marzo 1971 a Roma ha origine il Ccee, approvato il 25 marzo dal prefetto della Congregazione dei vescovi”, spiega padre da Cunha sottolineando che l’organismo “è nato come un frutto del Concilio Vaticano II, ispirato a criteri di collegialità, amicizia e mutua collaborazione tra i vescovi, pastori della Chiesa in Europa, per condividere le preoccupazioni e l’attenzione sulle questioni pastorali e sociali più importanti e delicate”. Un organismo “sorto in un continente ancora diviso ma che fin dalla sua origine ha voluto respirare con due polmoni perché per la Chiesa l’Europa è grande e una”. “Privilegiato da sempre – fa notare il segretario – lo stile dell’incontro per un confronto su idee e progetti ma anche per promuovere e rafforzare i rapporti interpersonali di amicizia; un metodo di comunione in qualche modo ‘evangelico’. In questi 40 anni al centro del Ccee vi è sempre stato l’impegno per l’evangelizzazione, un impegno che proseguirà anche nel futuro perché l’annuncio del Vangelo e il compito di essere pietre vive e presenti nella società europea è la nostra missione”.

Nuova evangelizzazione. “L’attenzione del Ccee per la nuova evangelizzazione, alla quale saranno dedicati i due incontri dei segretari generali e degli addetti stampa del prossimo giugno – prosegue padre da Cunha -, appare già nei nuovi statuti del 1995. Un impegno che si declina in diversi ambiti: l’ecumenismo; i rapporti con le altre religioni e le Chiese degli altri continenti; le migrazioni; la difesa della persona, della vita e della famiglia; le domande dei giovani e il dialogo con loro; il grande tema dell’educazione; la questione dei rapporti Chiesa-Stato, ossia tra le Conferenze episcopali nazionali e i relativi Paesi alla luce della dottrina della Chiesa e dell’evoluzione dei processi sociali, culturali e politici”. Settori nei quali “il Ccee intende continuare ad offrire il proprio contributo di pensiero”. Ulteriori ambiti di lavoro “l’ambiente, ossia la responsabilità dell’uomo verso il creato; la cultura e l’utilizzo dei media per l’evangelizzazione ma anche per una migliore comprensione di questa stessa cultura, e ciò che – sottolinea il segretario - chiamerei la pastorale dell’intelligenza. Ma oltre all’intelligenza la bellezza: l’Europa, così ricca di opere d’arte, deve ritornare a coltivare l’autentica bellezza, quella che non si limita a suscitare emozioni ma conduce alla verità”.

Lo sguardo sull’Europa. Con riferimento alle persecuzioni dei cristiani nel mondo e alla dichiarazione a sostegno della libertà di religione approvata lo scorso 21 febbraio dal Consiglio affari esteri Ue, padre da Cunha afferma: “L’Europa deve difendere la libertà religiosa; mi auguro che le dichiarazioni si traducano in misure politiche concrete ed efficaci che coinvolgano ed impegnino gli Stati, al di là dei loro interessi politici ed economici, nella tutela di questo diritto inalienabile”. Richiamando la lettera inviata dal Ccee e dalla Kek alla baronessa Ashton, il segretario la definisce “un richiamo alla realtà della cultura europea, da sempre custode dei diritti umani e promotrice della libertà religiosa”. Una libertà da difendere anche al proprio interno “proteggendola nei diversi Stati contro le forme, a volte sottili, di discriminazione e intolleranza di cui vengono fatti oggetto i cristiani”. Di qui la “soddisfazione per la sentenza di Grande Chambre della Corte di Strasburgo dello scorso 18 marzo sul crocifisso, un pronunciamento significativo non solo per l’Italia ma per tutto il continente” e che “ha inoltre ribadito che la libertà religiosa deve essere custodita a livello europeo, ma la sua declinazione deve avvenire a livello nazionale all’interno di ogni singolo Stato”. Il Ccce rivolge anche “uno sguardo pre-politico e post-politico” al percorso di integrazione europeo. “A livello pre-politico - spiega padre da Cunha - la Chiesa intende accompagnare gli sviluppi politico-economici del continente, e quindi anche il cammino di integrazione volto a mantenere la pace, promuovendo i valori del rispetto della vita e della persona, della solidarietà e della giustizia che dovrebbero ispirarlo e orientarlo”. “A livello post-politico – conclude - dobbiamo essere capaci di esprimere un giudizio da cristiani su questo percorso, di essere coscienza critica in grado di offrire un contributo di riflessione e orientamento al dibattito”.



Scheda
Al Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) appartengono quali membri le attuali 33 Conferenze episcopali presenti in Europa, rappresentate di diritto dai loro presidenti, gli arcivescovi del Lussemburgo, del Principato di Monaco, di Cipro dei Maroniti e il vescovo di Chişinău (Repubblica Moldova). Lo presiede il cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, primate d’Ungheria; i vicepresidenti sono il cardinale Josip Bozanić, arcivescovo di Zagabria, e il cardinale Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux. Segretario generale del Ccee è p. Duarte da Cunha.
 
© www.agensir.it - 24 marzo 2011