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Le chiese dipinte patrimonio dell’umanità. Bucovina terra di faggi e monasteri

voronetSergio Valzania

La caduta di Costantinopoli, il 29 maggio 1453, e la sua conquista da parte di Maometto II al termine di un assedio durato due mesi ebbero effetti profondi sulla cultura europea. Nonostante la brutalità del saccheggio in molti fuggirono dalla città e dai suoi dintorni, prima e dopo, portando con sé documenti, opere d’arte, saperi e conoscenze.

Le direzioni che presero gli scampati al disastro furono due: l’ovest e il nord. In molti raggiunsero la penisola italiana, con la quale la capitale bizantina aveva rapporti strettissimi. Fra i suoi ultimi accaniti difensori ci fu Giovanni Giustiniani alla testa di settecento genovesi, anche se mancò lo slancio di tutta la cristianità latina a sostegno della sede del prestigioso patriarcato greco. Ci fu chi disse che ciò dipese dal fatto che gli ortodossi preferirono «il turbante turco alla tiara latina».
La pressione ottomana sui Balcani portò negli anni immediatamente successivi intere comunità di albanesi ad attraversare l’Adriatico per insediarsi nel sud Italia. L’eparchia cattolica di rito bizantino di Lungro, in provincia di Cosenza, ne è una traccia ancora vitale. Di un significato particolare fu l’arrivo presso le città italiane di dotti greci che portarono il loro sapere in contatto immediato con la cultura latina, producendo il corto circuito di conoscenze che produsse l’Umanesimo e lo splendore del Rinascimento, le cui radici italiane attraversarono il mare per collegarsi con Bisanzio. Quanti fuggirono verso nord raggiunsero la Russia, così che Mosca si dette il titolo di Terza Roma, pretendendo di succedere alla Seconda, che era stata Costantinopoli. Una parte dei profughi però non aveva voluto allontanarsi così tanto dalle terre di origine. Aveva preferito fermarsi in Bucovina, allora parte del regno di Moldavia, soprattutto dopo che Stefan III, detto “cel Mare”, il Grande, ne divenne voivoda, sovrano, regnandovi dal 1457 al 1504, decenni durante i quali difese la regione dagli ottomani con ogni mezzo: dalle armi, alla diplomazia, alla corruzione.
Fu in quegli anni che nella zona meridionale della regione, entrata a far parte della Romania alla fine della prima guerra mondiale, dopo essere stata per oltre un secolo dipendenza diretta degli Asburgo d’Austria, si sviluppò una forma di architettura affrescata assolutamente originale, che attira un numero sempre maggiore di turisti d’arte in un paese che vive di agricoltura tradizionale, dove si incontrano di continuo carri trainati da cavalli, e boschi. Il suo nome significa “terra dei faggi”.
Cinque monasteri si conservano dall’epoca della resistenza ai musulmani e mantengono le forme e le decorazioni di oltre cinquecento anni fa. Hanno nomi suggestivi: Dragomirna, Putna, Sucevitja, Moldovjta e Voronet. In quest’ultimo si trova una chiesa dedicata a san Giorgio, santo combattente, la più antica delle dieci painted church, chiese dipinte, della Bucovina alle quali l’Unesco ha riconosciuto nel 1993 la qualifica di patrimonio dell’umanità. La costruzione risale al 1488, quando Stefano il Grande volle istituire il monastero per celebrare una vittoria conseguita sui turchi. Gli splendidi affreschi esterni furono realizzati nel secolo successivo.
L’edificio ha dimensioni contenute, come quasi tutte le chiese conventuali d’Oriente, è a una sola navata e si segnala per la forma particolare del tetto, molto ampio e sporgente, a proteggere le pareti esterne, completamente affrescate. È questa caratteristica che costituisce la meraviglia del luogo e fa delle costruzioni autentici gioielli, capaci di affascinare il viaggiatore, che difficilmente ha visto in precedenza qualcosa di simile. Le pitture si sono conservate molto bene nelle pareti non esposte a nord, dove il rigore dei venti invernali le ha cancellate quasi del tutto.
La prevalenza del colore azzurro e il tema sviluppato sul muraglione ovest, il giudizio universale, ha fatto sì che al sito venisse attribuito il soprannome di “cappella Sistina dell’est”. Osservando con attenzione il dipinto non è difficile notare la prevalenza fra i dannati di personaggi in abiti turchi, mentre i salvati indossano vesti bizantine o occidentali.
Grandiosa è anche la storia del mondo, ossia il racconto biblico sviluppato attraverso i suoi personaggi maggiori, che occupa quasi per intero il lato sud della chiesa, il meglio conservato. Il bellissimo azzurro che caratterizza anche questa opera rappresenta tuttora un enigma per gli studiosi, che non sono riusciti a riprodurlo chimicamente. Si è però constatato che risente delle variazioni atmosferiche, con cambiamenti sensibili della tonalità di azzurro.

© Osservatore Romano - 25 maggio 2019

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