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Gheddafi isolato dal mondo

048q01aIl segretario generale dell'Onu lancia l'allarme profughi

 TRIPOLI, 26. Muammar Gheddafi assediato con i suoi fedelissimi a Tripoli - dove ieri ha improvvisato un comizio apparso a molti una disperata mossa propagandistica - appare sempre più isolato anche a livello internazionale. Nella capitale si registra oggi una calma precaria dopo che ieri forze di sicurezza hanno sparato sui dimostranti provocando almeno sette morti. Seif al islam, il secondogenito di Gheddafi, ha intanto annunciato che all'esercito è stato ordinato di fermarsi per poter avviare negoziati con i ribelli. Seif ha affermato di sperare in un accordo pacifico in queste ore.
Alti funzionari del Governo britannico starebbero però usando tutto il loro peso per convincere la classe dirigente ad abbandonare il leader libico al suo destino. L'alternativa, scrive il quotidiano "The Guardian", sarebbe l'incriminazione davanti alla Corte penale internazionale dell'Aja per crimini contro l'umanità. Dal canto suo, il ministro della Difesa italiano, Ignazio La Russa, ha dichiarato oggi a Livorno che "di fatto il Trattato di cooperazione tra Italia e Libia non c'è già più, è inoperante, è sospeso".
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha intanto firmato ieri sera una serie di sanzioni contro la Libia, tra cui il congelamento dei beni di Gheddafi, dei suoi familiari e di alcuni membri del regime. Sono almeno quattro i membri della famiglia del colonnello colpiti dal provvedimento americano. In un comunicato, Obama ha affermato che le violazioni continue dei diritti umani, il trattamento brutale riservato ai libici e le scandalose minacce hanno causato un'ampia condanna della comunità internazionale.
I quindici membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu hanno raggiunto l'accordo a New York e per oggi è prevista l'approvazione delle prime sanzioni delle Nazioni Unite contro la Libia. Il pacchetto, intorno a cui c'è l'accordo, prevede embargo sulle armi, congelamento dei beni, limite ai viaggi dei dignitari e un riferimento a eventuali crimini contro l'umanità. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon - che lunedì incontrerà Barack Obama alla Casa Bianca -, è stato determinato: "perdere altro tempo significa perdere più vite", ha detto parlando davanti al Consiglio di sicurezza.
Inoltre, Ban Ki-moon ha lanciato l'allarme profughi, chiedendo ai Paesi vicini alla Libia di tenere aperti i confini per ragioni umanitarie. Il segretario generale dell'Onu ha sottolineato che ci sono serie indicazioni di una crisi sempre più grande per rifugiati e profughi che stanno scappando dal Paese per evitare di essere uccisi. Non c'è quindi soltanto la pressione sempre più forte della piazza in Libia, che sta conquistando giorno dopo giorno il Paese: Gheddafi è sempre più isolato internazionalmente, mentre i suoi diplomatici in giro per il mondo continuano ad abbandonarlo: l'ultimo in ordine di tempo è stato Mohammed Salghadi, considerato un fedelissimo, ex ministro degli Esteri, ex ambasciatore in Italia, ora rappresentante permanente all'Onu. Appare inoltre scontata l'espulsione della Libia dal Consiglio dei diritti umani dell'Onu, con sede a Ginevra, sul quale l'Assemblea generale, si pronuncerà martedì primo marzo.
Sanzioni sono sul punto di essere varate anche dall'Unione europea, dopo l'accordo raggiunto ieri a Bruxelles tra i ventisette: anche in questo caso si tratta di un embargo sulle armi e il blocco dei beni, oltre all'interdizione per Gheddafi, i suoi familiari e i suoi collaboratori di viaggiare nell'Unione europea.

(©L'Osservatore Romano - 27 febbraio 2011)