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Chiesa e Governo insieme nella lotta alla povertà

049q07bKINSHASA, 28. La creazione, per decreto presidenziale, di un comitato nazionale incaricato di monitorare la spesa pubblica nell'ambito della lotta contro la povertà: è quanto auspicano i vescovi della Repubblica Democratica del Congo che, nei giorni scorsi nella capitale Kinshasa, hanno incontrato il primo ministro Adolphe Muzito. In un memorandum firmato dal vescovo di Tshumbe, monsignor Nicolas Djomo Lola, presidente della Conferenza episcopale, e consegnato al capo del Governo, i presuli chiedono di conoscere le ricadute sul bilancio dello Stato - in particolare nei settori-chiave dell'educazione e della sanità - dell'avvenuto raggiungimento da parte della Repubblica Democratica del Congo del "punto di completamento" dell'iniziativa a favore dei Paesi poveri fortemente indebitati. Com'è noto, il programma "Heavily Indebted Poor Countries" (Hipc) è un meccanismo internazionale di sgravio del debito che fornisce un'assistenza speciale ai Paesi più poveri del mondo, con l'obiettivo di ridurre l'onere a un livello ritenuto sostenibile. L'iniziativa, lanciata al vertice del G7 a Lione nel 1996 in seguito a una proposta della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, è stata riveduta nel 1999 al vertice G7 di Colonia ed è ora nota come "Hipc rafforzato". Ne beneficiano una quarantina di Stati, tre quarti dei quali situati nell'Africa subsahariana. Per raggiungere il "punto di completamento" e beneficiare dell'assistenza piena, il Paese deve attuare in modo soddisfacente le riforme essenziali di politica strutturale concordate nella prima fase del programma, mantenere la stabilità macroeconomica, adottare e mettere in atto la strategia di riduzione della povertà per almeno un anno. La Repubblica Democratica del Congo è riuscita nell'impresa ed è ora abilitata a ottenere la restante assistenza per arrivare a un livello di debito sostenibile. I vescovi si sono congratulati con Muzito per l'obiettivo raggiunto, ma chiedono adesso di essere coinvolti nella creazione di un "meccanismo trasparente di gestione e di monitoraggio delle spese" da attuare nell'ambito della lotta contro la povertà, un "comitato nazionale" che faciliterebbe l'identificazione dei progetti da realizzare, il controllo e la valutazione degli stessi. La Chiesa ha dato la sua disponibilità a parteciparvi. "È opportuno - scrive monsignor Djomo Lola nel memorandum - procedere a una revisione del debito estero della Repubblica Democratica del Congo in modo da consentire una conoscenza esatta dell'importo effettivamente preso in prestito, e determinato sulla base dei contratti, così come degli importi rimborsati fino a oggi. Ciò ci sembra una condizione necessaria per il nostro Paese per non ricadere in un indebitamento non sostenibile". La trasparenza di cui parla il presidente della Conferenza episcopale è invocata soprattutto riguardo la gestione delle risorse naturali: "L'avidità dei predatori - si legge nel documento - è senza limiti; i cittadini non beneficiano degli effetti di questa gestione e i termini contrattuali sfuggono alla popolazione locale. Non sarebbe rassicurante fare un inventario delle concessioni minerarie e forestali accordate ai privati e conoscere la superficie totale concessa? E che ne è del 15 per cento destinato alla popolazione residente?", si chiede il presule, preoccupato per i livelli "inquietanti" di corruzione raggiunti nel Paese, un "flagello" al quale non sfuggono "anche le alte sfere dello Stato". Nella Repubblica Democratica del Congo la Chiesa rappresenta un grande partner del Governo nei diversi campi del sociale, dall'educazione alla sanità, dall'assistenza umanitaria allo sviluppo. Al riguardo il vescovo di Tshumbe ha chiesto al primo ministro facilitazioni amministrative e fiscali che aiuterebbero la qualità, e soprattutto la quantità, del servizio prestato dalle diocesi alla popolazione. Ma è sulla scuola che l'episcopato auspica maggiore collaborazione con lo Stato: "L'istituzionalizzazione della regola che prevede che i genitori debbano farsi carico degli insegnanti - afferma Djomo Lola - ha profondamente compromesso il sistema educativo congolese. I bambini non beneficiano più delle stesse opportunità per accedere a un livello apprezzabile di cultura e a un insegnamento di qualità. Non sarebbe una sorpresa se, a breve termine, il Paese soffrisse di un deficit di dirigenti per il suo sviluppo. Sollecitiamo dunque una crescita della parte del bilancio nazionale assegnata all'insegnamento". Parallelamente, i presuli auspicano "più garanzie di autonomia nell'organizzazione e nel funzionamento interno delle scuole affidate alla loro gestione".
Dal canto suo, il primo ministro ha rassicurato i vescovi sulla disponibilità del Governo a tradurre nei fatti la volontà politica espressa dal presidente della Repubblica, Joseph Kabila, nel discorso sullo stato della nazione. La promessa è di lavorare con la Chiesa per rilevare le sfide del sociale attraverso un partenariato nei settori della sanità, dell'educazione, dell'azione umanitaria, dell'economia, dell'agricoltura. Previsti vantaggi fiscali per le azioni ecclesiali condotte nel quadro della creazione di posti di lavoro e la mobilitazione di risorse esterne a vantaggio delle opere sociali.

(©L'Osservatore Romano - 28 febbraio - 1 marzo 2011)