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Cattolico accusato di blasfemia e morto in carcere: l’infarto non convince, la Chiesa chiede chiarezza

Karachi (Agenzia Fides) – Sul caso di Qamar David, il cattolico condannato all’ergastolo per blasfemia e trovato morto ieri, 15 marzo, nel carcere di Karachi (vedi Fides 15/3/2011), la Chiesa cattolica “chiede chiarezza” e “vuole verificare la versione ufficiale dei fatti, che indicano l’infarto come causa della morte”: è quanto dice all’Agenzia Fides p. Mario Rodriguez, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, sacerdote della diocesi di Karachi. La Chiesa cattolica ai Karachi, tramite la Commissione “Giustizia e Pace” della diocesi, si sta occupando del caso, offrendo sostegno morale e materiale alla famiglia. La Chiesa intende convincere la famiglia di David ad autorizzare una autopsia, alla presenza di personale medico di fiducia, per accertare in modo inequivocabile le cause della morte.
“La notizia della morte di David ci ha scosso. Ieri abbiamo interrotto il ritiro spirituale quaresimale per fare fronte alla situazione. Abbiamo contattato le autorità del carcere e parlato con il detenuto che era in cella con David. Ci ha confermato che David stava bene ma che aveva molta paura, essendo accusato di blasfemia, e che spesso era stato malmenato. La versione dell’infarto non convince” nota P. Rodriguez a Fides.
Haroon Barkat Masih, Direttore della “Masihi Foundation”, che si occupa di Asia Bibi, commenta a Fides: “E’ un fatto molto grave: una morte in carcere solleva sempre molti interrogativi: non dimentichiamo altri casi di cristiani accusati di blasfemia e uccisi in carcere. Sono convinto che David sia morto a causa delle percosse subite dagli agenti e da altri detenuti. La polizia, e l’ospedale civile governativo, vogliono coprire la vera causa del decesso. A causa della povertà e della paura, spesso le famiglie delle vittime non chiedono nuove indagini mediche e non hanno il coraggio di denunciare le autorità carcerarie. Per questo la famiglia di David oggi ha bisogno del pieno sostegno della Chiesa e della società civile: sono così si potrà andare a fondo e far emergere la verità”.
Anche Asia Bibi, che ieri ha ricevuto la visita di suo marito in carcere, è stata informata dei fatti, e ha reagito con queste parole, riferite a Fides: “Ogni minuto che passa, penso possa essere l’ultimo. Ogni volta che la porta della mia cella si apre, il cuore mi batte a mille. Sono nelle mani di Dio, non so cosa potrà accadermi. In prigione ognuno può ergersi a giudice e killer”. (PA)

© Agenzia FIDES - 16 marzo 2011

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