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Al servizio della vita umana

Un ricordo del cardinale Elio Sgreccia

È morto mercoledì 5 giugno, alla vigilia del suo novantunesimo compleanno, il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia accademia per la vita. Teologo tra i massimi esperti mondiali di bioetica, era nato il 6 giugno 1928 ad Arcevia, in provincia di Ancona, nella diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola.

Era stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1952. Eletto alla Chiesa titolare di Zama minore il 5 novembre 1992 e nominato segretario del Pontificio Consiglio per la famiglia, aveva ricevuto l’ordinazione episcopale il 6 gennaio 1993, ricevendo l’ordinazione episcopale da Giovanni Paolo II il 6 gennaio dell’anno seguente. Aveva mantenuto l’incarico presso il dicastero vaticano fino ai primi mesi del 1996, quando aveva iniziato a dedicarsi a tempo pieno all’ufficio di vicepresidente della Pontificia accademia per la vita. Nel giugno del 1994 era stato infatti chiamato a tale incarico accanto al primo presidente Jérôme Lejeune. Dopo aver affiancato anche il successore di questi, Juan de Dios Vial Correa, gli era succeduto il 3 gennaio 2005. Lasciata la presidenza della Pontificia accademia il 17 giugno 2008, da Benedetto XVI, nel concistoro del 20 novembre 2010, era stato creato e pubblicato cardinale diacono di Sant’Angelo in Pescheria.

 

Negli ultimi giorni, dopo un ricovero al Policlinico Gemelli, il cardinale Sgreccia aveva espresso il desiderio di rientrare nella sua casa, a Roma, dove è morto alle ore 12.15 del 5 giugno. La nipote, la professoressa Palma Sgreccia, che lo ha assistito e seguito con affetto, lo ricorda come «un uomo di fede, caratterizzato da grande sobrietà di vita, che ha sempre cercato di promuovere il bene di tutti. Era guidato dall’ispirazione della fede e dalla forza della ragione, in ogni sua scelta e decisione».

Uno stile maturato fin da piccolo nella sua famiglia di agricoltori. Ultimo di sei figli, dopo aver frequentato le scuole primarie aveva dovuto posticipare l’ingresso nel seminario minore di Fossombrone a causa dell’inizio della guerra. Oltre ad aiutare il padre nel lavoro dei campi, aveva frequentato una scuola di avviamento professionale. Poi il seminario, a Fano. Infine l’ordinazione sacerdotale il 29 giugno 1952. Con i giovani il suo primo incarico, come assistente spirituale dei ragazzi di Azione cattolica, a cui seguì quello di vicerettore nello stesso seminario regionale dove aveva studiato.

Conseguita la laurea in lettere classiche all’Università di Bologna, era stato nominato rettore del Pontificio seminario marchigiano di Fano, successivamente trasferito ad Ancona. Nel 1972 aveva chiesto e ottenuto il rientro in diocesi di Fossombrone per lavorare accanto al suo vescovo, monsignor Vittorio Cecchi.

Nel novembre 1973 la svolta della sua vita: la Facoltà di medicina e chirurgia della sede romana dell’Università cattolica del Sacro Cuore intendeva potenziare il servizio pastorale per la comunità dei docenti e degli studenti e così venne fatto il suo nome. Aiutato da monsignor Cecchi a decidere, aveva accettato l’incarico e dal quel momento era diventato un punto di riferimento per la comunità universitaria. E non solo. Il rettore Giuseppe Lazzati lo aveva chiamato a collaborare — prima come redattore, poi come vicedirettore e condirettore — alla rivista «Medicina e Morale».

Nel 1983, alla scadenza dell’incarico pastorale presso la Facoltà romana dell’Università cattolica, gli era stato anche affidato, dallo stesso ateneo, lo studio e l’insegnamento delle questioni etiche della biomedicina. Dal 1985 era stato direttore del Centro di bioetica e dall’aprile 1992 direttore dell’Istituto di bioetica creato all’interno della Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università cattolica a Roma.

Studioso dei problemi etici della medicina, su indicazione della Segreteria di Stato era stato inviato a collaborare con diversi Organismi europei. Aveva avuto una parte importante nella redazione di un’opera collettiva sul tema I diritti dell’uomo e la medicina curata dal Consiglio d’Europa. Negli anni Ottanta era stato Osservatore della Santa Sede in seno al Comitato etico del medesimo Consiglio d’Europa. Dal 1990 al 2006 era stato membro del Comitato nazionale italiano per la bioetica.

Tra le sue diverse opere, si deve ricordare il Manuale di bioetica per medici e biologi, in due volumi, che ha avuto quattro edizioni e molte ristampe, ed è stato anche tradotto in francese, spagnolo, portoghese, inglese, russo, romeno, bulgaro, ucraino, arabo e coreano.

Il 5 novembre 1992 era stato eletto vescovo e nominato segretario del Pontificio consiglio per la famiglia. Aveva ricevuto l’ordinazione episcopale da Giovanni Paolo II il 6 gennaio dell’anno successivo.

Fin dalla costituzione della Pontificia accademia per la vita, l’11 febbraio 1994, Sgreccia era stato protagonista e anima coraggiosa e sapiente dell’Istituzione, sostenendo e promuovendo le attività di studio e tutela della vita umana di fronte alle sfide poste dalla tecnica e dal progresso biomedico. E così aveva mantenuto l’incarico al Pontificio consiglio per la famiglia fino ai primi mesi del 1996, quando aveva cominciato a dedicarsi a tempo pieno all’ufficio di vice presidente della Pontificia accademia per la vita. Nel giugno del 1994 era stato infatti chiamato a tale incarico accanto a Jérôme Lejeune, il primo presidente dell’organismo vaticano. Aveva affiancato anche il successore di Lejeune, Juan de Dios Vial Correa, sino a quando era stato nominato egli stesso presidente della Pontificia accademia, il 3 gennaio 2005.

In questa veste, la sua attività era stata caratterizzata soprattutto dalla pubblicazione di una serie di documenti in una collana nella quale sono stati raccolti gli atti dei congressi annuali celebrati in concomitanza con le assemblee generali dell’Accademia stessa. È stato notevole il contributo dato al chiarimento di alcuni temi di scottante attualità: tra questi, la donazione di organi, le cellule staminali, l’obiezione di coscienza, lo stato vegetativo permanente.

Aveva lasciato l’incarico di presidente della Pontificia accademia per la vita il 17 giugno 2008. Continuando a farne parte come membro ad honorem. Si deve a lui la nascita della fondazione «Ut vitam habeant» per la promozione della pastorale della vita all’interno della comunità cattolica. Aveva tenuto inoltre un corso speciale in materia come visiting professor presso l’Istituto Giovanni Paolo II della Pontificia università Lateranense. Aveva anche curato come condirettore la pubblicazione della prima Enciclopedia di bioetica e scienza giuridica, insieme alla Facoltà di diritto dell’Università di Lecce e all’Istituto di bioetica dell’Università cattolica. E non aveva mai smesso, fino alla fine, di rilanciare il suo appassionato servizio alla vita, secondo l’antropologia cristiana, ovunque venisse chiamato, in Italia e in tutto il mondo, attraverso incontri e studi. Numerosi sono stati i riconoscimenti per questa sua lunga opera scientifica e pastorale.

Benedetto XVI lo aveva creato e pubblicato cardinale, nel concistoro del 20 novembre 2010, assegnandogli la diaconia di Sant’Angelo in Pescheria. Per nomina pontificia di Papa Francesco, aveva partecipato alla terza Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi su «Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione» (ottobre 2014) e alla quattordicesima Assemblea generale ordinaria sul tema «La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo»(ottobre 2015).



© Osservatore Romano - 7 giugno 2019

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