XII domenica del Tempo Ordinario - Anno C

volto-da-sindone.jpgColletta
Dona al tuo popolo, o Padre,
di vivere sempre nella venerazione e nell’amore
per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Oppure:
Fa’ di noi, o Padre, i fedeli discepoli di quella sapienza
che ha il suo maestro e la sua cattedra
nel Cristo innalzato sulla croce,
perché impariamo a vincere le tentazioni e le paure
che sorgono da noi e dal mondo,
per camminare sulla via del calvario
verso la vera vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
 


Prima lettura 
Zc 12,10-11;13,1
Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto (Gv 19, 37).
 
Dal libro del profeta Zaccarìa

Così dice il Signore:
«Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito.
In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme, simile al lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo.
In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità».

Parola di Dio
 


Salmo responsoriale 
Sal 62
 
Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene.
 


Seconda lettura 
Gal 3,26-29
Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. 
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, tutti voi siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.
Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.
Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.

Parola di Dio
 


Canto al Vangelo (Gv 10,27)
Alleluia, alleluia.

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono.
Alleluia.
 


Vangelo 
Lc 9,18-24
Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto.
 
+ Dal Vangelo secondo Luca

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».

Parola del Signore
 


Commento


"Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua."

Seguire Gesù è un dono ed una scelta più grande dell'averlo solamente incontrato. Infatti si segue Gesù solo se lo si è compreso intimamente.
Molti hanno incontrato Gesù ma non tutti lo hanno seguito, solo chi ha coltivato in sé quella scintilla, unica e preziosa, ha potuto cogliere il senso e la pienezza dello stare con Lui e di seguire i suoi passi. Ovunque essi portano.
Infatti l'incontro formale con Cristo non cambia la carne e il cuore.

Non è un incontro di cui gloriarsi umanamente; non è un prestigio, non è una vanità umana ma una scelta di amore. Un amore puro e disinteressato.
Chi cerca un incontro di prestigio di cui vantarsi si troverà vuoto, perché Dio, in Cristo, cerca adoratori in Spirito e Verità.
Cioè amanti e non vanitosi.
Innamorati e non attori.

La croce è la discrimine, il punto necessario dove si vede come e quanto ami Cristo. In cui si vede come e quanto lo hai capito.
Parliamo di croce vera, quella che ti segna la carne e manifesta tutta la tua impotenza e il tuo limite.
Quella che rivela che non ti puoi salvare da solo.
Quella che ti fa uomo.

Poiché tutti, giustamente, aneliamo alla vita e alla felicità, solo chi coglie la sapienza del crocifisso può seguirlo, perché in quel volto sconfitto, deformato e fatto tutto dono coglie il vero, il bello e il buono.
La vera e unica "cosa buona" di Dio che tutto forma è il volto di Cristo crocifisso in cui risplende tutta la pienezza della Resurrezione.
In quel volto e in quel corpo trafitto per me e per te c'è il volto di Dio e il tuo volto. C'è la sapienza con cui comprendere il mondo e le cose, le scelte e la vita, i ritmi e il tempo.

Sono le lacrime come "per un figlio unico" che ti fanno comprendere il cuore di Dio. Sono le lacrime per Cristo che ti rinnovano a vita nuova e danno forza ai tuoi passi per seguire quotidianamente Cristo.
Chi piange poco, ama poco. Chi piange per una creatura e non piange per Dio, ama poco.
Chi soffre per Dio e lo segue nei suoi passi ama radicalmente e profondamente ciascuna creatura, chiamandola per nome... con lo stesso nome con cui la chiama e la ama Cristo.Sono lacrime forti, però, pienamente umane e pienamente dignitose, come quelle di Maria. Lacrime che, spesso, non si vedono ma che conformano il tuo cuore con Lui e con il bene eterno dei fratelli e delle sorelle.
Il passo allora è spedito e, anche in situazioni impossibili, sostenuto.
Perché non è il dovere che chiama ma il cuore che spinge e che va oltre ogni umano limite; per Amore, solo per Amore.
Come ci ricorda il nostro padre San Francesco nella preghiera dell'Absorbeat:

Rapisca ti prego Signore, l’ardente e dolce forza del Tuo Amore
L’anima mia da tutte le cose che sono sotto il Cielo
Perché io muoia per amore dell’amore tuo
Come tu ti sei degnato di morire per amore dell’amore mio.


Paul
 




PDF con meditazioni delle letture di questa domenica proposto dal monasteo del Sacro cuore

pdfXII_Dom_TO_C.pdf




congregatione-cleroIl Vangelo di Luca si caratterizza per il fatto che indica una svolta decisiva alla “vita pubblica” di Cristo a Cesarea di Filippo, dove il Signore fa quasi un'indagine valutativa sul periodo dell’apostolato precedente, per poi annunciare che ormai si impone il cammino a Gerusalemme, perché nessun profeta è mai morto fuori di essa (Lc 13:33). Così Gesù intraprende il suo cammino indurendo il volto (Lc 9,51). Gesù incontrerà resistenze ed incomprensioni, sul futuro che prospetta, anche da parte degli stessi Apostoli.  

La lettura tratta dal profeta Zaccaria ci offre delle espressioni molto significative della futura identità umile e dolce del Messia.

Colui che hanno trafitto: Capiremo chi sia alla luce della Passione di Gesù. Ed a quella stessa luce intravediamo la restaurazione della Gerusalemme futura. Così siamo chiamati a contemplarlo crocifisso ma anche a vivere la con-passione alle sue sofferenze, per essere partecipi della sua gloria. Nel brano odierno si parla del pianto per il lutto, che però non può essere sterile sentimentalismo, come quello delle pie donne sulla via del calvario; san Paolo ci invita addirittura a completare nella nostra carne ciò che manca alla passione di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa (cfr Col 1,24) ed ancora a Timoteo: “ soffri anche tu insieme con me per il Vangelo” (2 Tim. 1,8).

Spirito di grazia e di consolazione: parlare di grazia è sempre parlare di un dono di Dio. È per grazia che Gerusalemme e la Chiesa saranno consolate. Ed il Signore non la farà mancare, perché è assolutamente necessaria per vincere il pessimismo in cui il Maligno ci vuole rinchiudere, disperando del perdono di Dio per le innumerevoli infedeltà all’alleanza. La consolazione, il pentimento ed il perdono sono necessari per rialzarsi e ripartire nella vita buona della volontà di Dio, nel suo progetto di amore per noi. Dio dispensa con prodigalità la sua grazia ma noi siamo attenti e ricettivi? La distrazione uccide l’amore, anche quello di Dio verso di noi.

Guarderanno a Colui che hanno trafitto: pensiamo ai presenti sul Calvario, l’Addolorata, l’Apostolo prediletto, … san Francesco …. i santi stigmatizzati …. E ripetiamo: passione di Cristo confortami! La contemplazione delle sofferenze del Redentore ci deve portare al pentimento per il peccato, “è stato trafitto per le nostre infedeltà” (Is 53,5). “Mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20). Come siamo stati causa di sofferenza lo dobbiamo essere anche di riparazione. Per cui il Crocifisso dice: “ io vi ho dato l’ esempio perché come ho fatto io facciate anche voi” (Gv 13,15). Lo sforzo apostolico del cristiano non consiste nell’instaurare un programma di ordine sociale, ma parte da una scossa interiore nel considerare come l’ amore con l’ amor si paga, se Lui ha dato la sua vita per noi anche noi dobbiamo dare la vita gli uni per gli altri (1Gv 3,16). I grandi convertiti hanno compreso come, dopo avere incontrato Cristo, non avrebbero potuto più fare a meno di vivere per Lui.

La lettura evangelica ci parla del pensiero della morte che incombe su Gesù. L’ostilità dei capi del popolo sta aumentando, ed anche da un punto di vista popolare Egli sta perdendo consensi, soprattutto quando la gente s’accorge che il messia non ha ambizioni politiche, e non è disponibile a moltiplicare il pane per sfamare gratuitamente le persone (Gv 6,26). Ma Gesù sa che la Redenzione deve necessariamente passare per la porta stretta della Passione. Tuttavia quest’ultima non è mai disgiunta dal pensiero della Risurrezione: “ io ho il potere di dare la vita e di riprenderla di nuovo” (Gv 10,17). La Passione del Signore è un atto di amore liberamente offerto. Anche noi come Lui possiamo trasformare la tragica sorte di mortali in un atto di amore e di adesione alla volontà divina. La Passione di Gesù rappresenta ciò che non si sarebbe mai dovuto avverare, ma annunciando la sua morte Egli stesso afferma che il Figlio dell’uomo deve molto soffrire e dopo la Risurrezione: “non era forse necessario che il Cristo sopportasse queste sofferenze?” Ma siamo davanti ad un mistero: il mysterium iniquitatis ed il mistero dell’amore di Dio per noi, che non ha risparmiato il suo Figlio, il suo unico Figlio, ma lo ha consegnato come vittima di espiazione, per la salvezza di ogni uomo.


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