XI Domenica del Tempo Ordinario - Anno C

francesco Colletta
O Dio, fortezza di chi spera in te,
ascolta benigno le nostre invocazioni,
e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo
senza il tuo aiuto,
soccorrici con la tua grazia,
perché fedeli ai tuoi comandamenti
possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...  

Oppure:
O Dio, che non ti stanchi mai di usarci misericordia,
donaci un cuore penitente e fedele
che sappia corrispondere al tuo amore di Padre,
perché diffondiamo lungo le strade del mondo
il messaggio evangelico di riconciliazione e di pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo... 


Prima lettura 
2Sam 12,7-10.13
Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai.

 Dal secondo libro di Samuèle
In quei giorni, Natan disse a Davide: «Così dice il Signore, Dio d'Israele: Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa d'Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi aggiungerei anche altro.
Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Urìa l'Ittìta, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammonìti.
Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Urìa l'Ittìta».
Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai».  
Parola di Dio


Salmo responsoriale 
Sal 31       
Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato.


Beato l'uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l'uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.  

Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.  

Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall'angoscia,
mi circondi di canti di liberazione.
Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia! 


Seconda lettura 
Gal 2,16.19-21
Non vivo più io, ma Cristo vive in me. 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, sapendo che l'uomo non è giustificato per le opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno.
In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
Dunque non rendo vana la grazia di Dio; infatti, se la giustificazione viene dalla Legge, Cristo è morto invano.  
Parola di Dio

Canto al Vangelo (1Gv 4,10)
Alleluia, alleluia.

Dio ha amato noi e ha mandato il suo Figlio
come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Alleluia.

 
Vangelo 
 Lc 7,36-8,3
Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.
 

 + Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di' pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».
In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.   Parola del Signore.  
Forma breve (Lc 7,36-50):   Dal Vangelo secondo Luca   In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di' pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».  
Parola del Signore


Commento

"Il vero nemico è l'attaccamento al peccato" (Papa Benedetto XVI)

Ancora una volta, incontriamo Gesù a tavola.
Luogo caro a Gesù, per far comunione, tanto da accettare inviti sia dai farisei "uomini religiosi" che da peccatori... "Ed ecco una donna".
Appena Gesù si mise a tavola "una peccatrice di quella città, venne con un vasetto di olio profumato, e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato".
Gesù accoglie questo rituale della prostituta con intenso e reciproco amore, ma viene rimproverato nel e dal cuore indurito di Simone, il Fariseo, non tanto per il rito non conforme, eccessivo e per l'intraprendenza della donna quanto dall'altrui peccato, "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice". Affermazione che tradisce un senso di giustizia apparente e rivela invece una proiezione del peccato che è dentro Simone e che attende di essere rivelato e bruciato dalla misericordia di Dio.
Spesso infatti chi accusa, proietta nel fratello o nella sorella il proprio male, ed è quello che non accetta. Non accetta in definitiva se stesso e non comincia realmente un cammino di perdono alla luce del Signore e, cosa più triste, non cambia la radice di male che si porta dentro, e che si chiama superbia, in umiltà.
E' un puritano e un moralista e non un uomo che cerca di vivere per grazia nella castità del cuore e nella morale del Vangelo. E' uno che, nonostante l'apparenza, non conosce Dio.

Ma torniamo a noi.
Allora Gesù che ascolta ogni cuore comincia a raccontare una parabola "Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?". Simone riconosce "quello a cui ha condonato di più».

E Gesù volgendosi alla prostituta restituendo pienamente alla donna la sua dignità di essere umano ricorda a Simone i gesti che lei ha compiuto con amorevolezza e li chiarisce con una frase "Poiché ha molto amato, le sono perdonati i suoi molti peccati".

Questo è il cuore di Dio.
Egli chiama bene il bene e male e il male ma vince il male con il perdono, con le viscere di misericordia e ti dona, nella fatica della lotta, di poterti convertire al bene, al vero e al bello.
E come ogni papà anche il perdono di Dio è riconosciuto sempre più da un cuore che ama molto.
Un cuore eccessivo non fatto di opportunismi, di quieto vivere, di perbenismo, di relativismo morale e accomodante.
Di attaccamento a scelte disordinate, a strutture di potere a vigliaccheria.
Un cuore che sceglie radicalmente di stare ai piedi di Gesù e di non offenderlo più con il peccato.
La consapevolezza del nostro peccato non deve portare alla disperazione e sconforto ma piuttosto alla fiducia, alla speranza, alla fede... certi che chi si espone e ama Gesù radicalmente ha sempre "la meglio" sui cuori tiepidi ed opportunisti.

La presenza della donna peccatrice e dell'antitesi con Simone, fariseo, non deve portare però alla facile conclusione di piacere a Gesù e di screditare l'istituzione voluta da Gesù.
Troppo facilmente e ruffianamente qualche "cattolico" pensa di identificare la donna in una "chiesa dal basso" e Simone nell'istituzione ecclesiastica.
Dividere la Chiesa in istituzionale e carismatica, di potere e semplice, è anche questo un amare poco; uno stare ai piedi di se stessi più che di Gesù.
I nostri amici, i santi, che hanno colto l'essenziale, ce lo insegnano.

Chi vuole piangere come la peccatrice ai piedi di Gesù non deve farlo solo nella propria coscienza ma anche pubblicamente nella comunità e con la conferma dell'istituzione.
Altrimenti sotto l'apparenza della bontà umana e personale, sotto l'apparenza di far parte della "chiesa dal basso", in realtà si sta giudicando Cristo fariseicamente come Simone e, soprattutto,
non si sta umilmente ai piedi di Gesù.

Francesca

segue sussidio in PDF proposto dal Monastero del Sacro Cuore

pdfXI Dom TO C.pdf


congregatione-cleroCitazioni:

2Sam 12,7-10.13:
                     www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9aucykl.htm

Gal 2,16.19-21:                        www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9axg05b.htm

Lc 7,36-8,3:                             www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9bxwvkg.htm



È veramente un messaggio di gioia e di liberazione quello che ci offre la Parola di Dio in questa XI domenica del tempo ordinario: la gioia di sentirsi liberati dal peccato, piccolo o grande che sia, che ci opprime, ci tormenta, ci chiude in noi stessi, logora le nostre energie, sta sempre lì a dimostrarci che siamo troppo legati alle nostre miserie da sembrare un uccello dalle ali ferite.

Vorremmo volare verso l’alto, verso il cielo, ma siamo schiacciati verso la terra e questo al cristiano reca enorme tristezza.

Allora la Chiesa oggi propone a tutti la possibilità di celebrare e quindi di tener presente nella nostra vita, la misericordia di Dio: una misericordia che si diffonde continuamente in ogni angolo del mondo, raggiunge gratuitamente ogni uomo sulla terra e si ingigantisce nel momento in cui è l’uomo stesso che, confessando il proprio peccato, si riconosce peccatore.

In questo riconoscersi debole si realizza quell’incontro tra l’amore perdonante di Dio e il gemito dell’uomo che esplode in un inno di gioia nel sentirsi riaccettato da Dio.

È questo l’insegnamento che ci viene fornito dalla prima lettura in cui l’autore mette in evidenza il grande peccato di Davide, cioè quello di aver organizzato niente meno che la morte di Uria per prendere in moglie la di lui consorte Betsabea.

Davide, nel brano, impersona gli atteggiamenti che sono diffusi nella società: tradimenti, menzogne, violenze, ma nello stesso tempo viene considerato il santo dell’Antico Testamento, il prediletto da Dio, ricolmato di tanti benefici.

In sintesi, possiamo definirlo il “santo-peccatore” in quanto, a momenti di grande elevatezza spirituale, alterna miserie, colpe, bassezze.

Davide è veramente santo perché sa uscire ogni volta dalla situazione di peccato mediante due forze che correggono e vincono i suoi peccati: l’umiltà e l’illimitata fiducia in Dio.

Sono queste due prerogative che si condizionano a vicenda, in quanto nessuno può aprirsi alla confidenza in Dio se non è umile e nessuno però può essere umile se non trova in Dio stesso il suo appoggio, la sua giustificazione, il suo rifugio.

Per queste due virtù Davide sa sfuggire alla morsa del peccato che lo attanaglia, riuscendo a rialzarsi tenacemente dalle passioni che lo sconvolgono, per ritornare a Dio, alla sua misericordia a cui si affida completamente.

Questo tema viene ripreso nel brano evangelico in cui si riafferma non solo la gioia del perdono in una povera creatura, ma si dimostra ancor di più quale sia la forza creatrice di un gesto di perdono che solo Dio può concedere.

Il racconto evangelico della peccatrice, che solo Luca tramanda, vuole evidenziare un gesto di amore coraggioso a cui succede un grande atto di misericordia. La peccatrice sa di essere oggetto di pubblico disprezzo; ciononostante non ha paura di affrontare la gente ed entrare nella casa del fariseo per incontrare Gesù.

Un comportamento questo che Gesù stesso commenta, dicendo che ciò può avvenire soltanto per mezzo della fede che è grande in lei.

Una fede che ha acceso nel suo cuore uno slancio indomabile di amore, di riconoscenza, di devozione e di gioia. Quella donna, infatti, ha scoperto che in Gesù Dio offre, a tutti coloro che veramente si pentono e cambiano vita, il perdono dei peccati.

La peccatrice ha scoperto la santità di Gesù per cui non osa ungergli il capo ma solo i piedi, per non contaminarlo; ma il contatto le è sufficiente per poter cominciare una nuova vita, completamente rinnovata dall’amore.


Tutto ciò è frutto della fede, della certezza di aver ricevuto il perdono dei propri peccati, e della consapevolezza che il sincero pentimento era stato accolto dal Signore che aveva letto nelle profondità del suo cuore, un cuore penitente.

E per questo Gesù racconta la parabola dei due debitori: per far capire a Simone la realtà di quella situazione e per dimostrare che Egli è veramente profeta e molto più che profeta, in quanto legge nei suoi pensieri e conosce bene i sentimenti della donna che piange ai suoi piedi. Infatti, se la riconoscenza maggiore viene da chi è stato più beneficato, allora è comprensibile l’operato della donna che, avendo commesso molti peccati, avverte ancor di più la magnificenza di quel perdono.

Non eguale comportamento si poteva riscontrare in Simone il fariseo che, riconoscendosi giusto, aveva invitato Gesù nella sua dimora, ma il suo amore per il Maestro non andava al di là del semplice rispetto. Gesù gli fa notare questo suo atteggiamento, riassumendo tutti i gesti della donna, facendone risaltare il significato di accoglienza ospitale, di generosità, di amore nei suoi riguardi.

Gesù precisa con quelle poche parole la nuova situazione che si viene a creare nel credente per mezzo della fede. In Cristo, Dio ci offre il condono totale dei nostri peccati. Ecco la novità inaudita della storia umana, il mistero toccante dell’infinita

benevolenza di Dio: siamo tutti peccatori e l’unica strada per la salvezza è la via della fede, in quanto essa induce al pentimento, il pentimento all’amore.

Ce lo ricorda anche san Paolo affermando che la fede nasce dalla scoperta che in Cristo noi siamo stati amati senza misura e la prova è lo stesso Gesù che ha offerto se stesso, dimostrando così il suo amore, un amore che ci ha talmente attratti da poter far dire a Paolo: “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.”




Preghiera dei fedeli



Introduzione del celebrante

Il Vangelo ci rende certi della misericordia del Signore, che ci accoglie e perdona. Ci affidiamo a Lui con sincerità di cuore.



1.    Signore Gesù, tu ci accoglie e perdoni come la donna peccatrice; donaci la grazia di prostrarci ai tuoi piedi nel sacramento della confessione,

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA



2.    Per i nostri pastori, perché come il profeta Nàtan di fronte a Davide ci accompagnino nel giudicare che cosa è bene e che cosa è male e e ci accolgano con la misericordia del Signore,

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA



3.    Perché i conflitti tra le persone, le famiglie, i popoli, vengano appianati con carità e pazienza. Donaci o Signore di aprire il cuore a chi si sente escluso,

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA



4.    Per la nostra comunità parrocchiale, perché possiamo camminare insieme nella fede, edificandoci reciprocamente nella carità,

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA



Conclusione del celebrante:

Accogli o Signore la domanda e il grido dei tuoi figli e del tuo popolo che si affida a te per essere salvato.