Domenica delle Palme e della Passione del Signore - Anno B

palme-anno-a.jpgDio onnipotente ed eterno,
che hai dato come modello agli uomini
il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore,
fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce,
fa' che abbiamo sempre presente
il grande insegnamento della sua passione,
per partecipare alla gloria della risurrezione.


Prima Lettura   Is 50,4-7
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare deluso (terzo canto del Servo del Signore).

Dal libro del profeta Isaia
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,

perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.




SALMO RESPONSORIALE  Dal Salmo 21
Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?


Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d'Israele.





Seconda Lettura  Fil 2,6-11
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio l'ha esaltato.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi
Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l'essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall'aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.



Canto al Vangelo   Fil 2,8-9
Gloria e lode a te, o Cristo!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte,
e alla morte di croce.
Per questo Dio l'ha esaltato
e gli ha dato il nome che è sopra ogni altro nome.
Gloria e lode a te, o Cristo!




Vangelo  Mc 14,1-15,47

La passione del Signore secondo Marco

- Cercavano il modo di impadronirsi di lui per ucciderlo

Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».

- Ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura
Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un'azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».


- Promisero a Giuda Iscariota di dargli denaro
Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all'udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.

- Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?
Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?". Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

- Uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà
Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l'altro: «Sono forse io?». Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo, dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!».

- Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue dell'alleanza
E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

- Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai
Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto:
"Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse".
Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.


- Cominciò a sentire paura e angoscia
Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po' innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell'ora. E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

- Arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta
E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio. Allora Gesù disse loro: «Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!». Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.

- Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?
Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Lo abbiamo udito mentre diceva: "Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d'uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d'uomo"». Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell'uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: «Fa' il profeta!». E i servi lo schiaffeggiavano.


- Non conosco quest'uomo di cui parlate
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l'ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest'uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.

- Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?
E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.


- Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

- Condussero Gesù al luogo del Gòlgota
Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

- Con lui crocifissero anche due ladroni
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

- Ha salvato altri e non può salvare se stesso!
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

- Gesù, dando un forte grido, spirò
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!».
Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.


- Giuseppe fece rotolare una pietra all'entrata del sepolcro
Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch'egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all'entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.

Parola del Signore.

Forma breve (Mc 15, 1-39):
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco


- Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?
Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.


- Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

- Condussero Gesù al luogo del Gòlgota
Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

- Con lui crocifissero anche due ladroni
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

- Ha salvato altri e non può salvare se stesso!
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

- Gesù, dando un forte grido, spirò
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!».

Parola del Signore

 

Commento:

RELIGIOSITÀ E FEDE

"troppo per'l'tempo chi ben t'ama
dolce amor Jesù, sovr'ogn'amore"

La differenza tra religiosità e fede è espressa chiaramente in questa solennità che ci apprestiamo a vivere.

La religiosità si concentra sulla giustificazione,
l'apparenza,
la festa senza sostanza,
la "carammellosità" della fede e il relativismo culturale, morale e teologico,
i miracoli e le taumaturgie,
il trionfalismo e il fondamentalismo,
celebra l'osanna all'entrata di Cristo nella nostra vita ma è pronto alla fuga con parole ed opere: "io non lo conosco!"

La religiosità non entra mai nel mistero Pasquale ma si adopera costantemente di fuggirlo e di adorare le proprie dissipanti abitudini.

La fede, al contrario, per quanto possibile alla creatura e nella individualità di ogni cammino,
segue i passi di Cristo e suda sangue con Lui.
Soffre il tradimento del Giuda che opera in sé e che vende per una miseria il Signore dei signori.
Il giovedì santo lava i piedi alla Chiesa con Cristo e con Lui rende grazie nel Mistero Sommo dell'essenza trasformata dal pane e dal vino nel Corpo e Sangue di Cristo.
La Fede porta all'esserci nella Santa Cena.
La Fede ti porta nell'orto degli ulivi e sperimenta il peso del peccato (proprio, innanzitutto e, successivamente, anche quello altrui per appartenenza e non per intimo giudizio)
cercando di farsi "angelo", come San Giuseppe, per aggrapparsi alla Paternità con la paternità della custodia, nella nudità assoluta,
consolando Cristo Gesù, che suda sangue e tremore per te.

La Fede ti immerge nel giudizio degli uomini, nelle percosse, nel dileggio e nell'essere sballottato tra i muri istituzionali che non riconoscono la Verità.
La Fede segue Cristo per la strada irta e in salita del Golgota,
porta la Croce con dignità e si espone al disamore egolatrico degli uomini e delle donne.

La Fede condivide con Lui l'amarezza,
il disprezzo e gli sputi,
i chiodi e lo scherno,
l'impotenza di vedere soffrire chi ami,

il morire fuori dalle mura di Gerusalemme.
La Fede sperimenta, per quanto possibile, l'abisso dell'inferno della solitudine da Dio e dagli uomini,
muore con Cristo e con lui giace silenzioso il sabato santo, nella desolazione del cuore,
aggrappato alla speranza di Maria.
La Fede si aggrappa a qusta Speranza per te e per la Chiesa.

E poi, la Fede, con Lui e per Lui, per sola grazia,
risorge nella pienezza della vita.

Questa è la strada della Fede.. ogni altra scorciatoia porta al muro del nulla e della perdizione;
porta alla bugia su Dio e su sé stessi.
Alla bugia sulla Chiesa.

In silenzio e con gratitudine, senza fuggire, in alcun modo viviamo per Fede la settimana che tutto giudica,
il dono inestimabile della Settimana Santa.

 

Paul Freeman

 
Altri spunti
Fede o Religiosità
La Resurrezione di Cristo e le Sue implicazioni
Religiosità e Fede
Il silenzio


Commento Anno A

“Il Suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” (Mt 27,25)

Quale profezia in questa frase della folla!
Certo loro intendevano parlare della responsabilità che si assumevano e non sapevano invece che quel “cadere” del sangue dell’Agnello su di noi tutti ci ha portato la salvezza.
Del resto già nell’Antico Testamento si riconosce il carattere sacro del sangue che rappresenta la vita e solo Dio, padrone di essa, ne ha il potere; da qui il precetto religioso del comandamento     
“Non uccidere”.
Nella Genesi è scritto che del sangue di ogni uomo Dio ne domanderà conto(Gn.9,5ss); a maggior ragione, del sangue del Figlio suo.   Eppure questo sangue è salvezza!
Dio stesso ha fatto un patto di alleanza  con il popolo per mezzo del sangue di giovenchi(Es.24,8), attraverso Mosè, stabilendo un legame indissolubile. E Gesù proprio nell’ultima cena alzando il calice parla del sangue de il ”Suo sangue” come nuova alleanza, versato per tutti (Lc.22,20); secondo la profezia del “servo di Jahve” il sangue innocente, ingiustamente versato, diventa cosi il sangue della redenzione.
San Paolo nella  lettera ai Romani ci parla del sangue di Cristo come segno di espiazione per il perdono dei peccati (Rm 3,25); esso ha compiuto realmente la purificazione e per suo mezzo noi siamo giustificati e otteniamo l’accesso a Dio (Ebr 10,19).
E’ la via che a Dio Padre è parso bene preparare per ognuno di noi per ricondurci a Lui; ed il Figlio in comunione  piena con il Padre si è fatto artefice di questo, si è fatto Via.
L’obbedienza di Gesù al progetto di Dio nasce da una comunione profonda d’amore tra il Figlio e il Padre, comunione che abbraccia tutta l’umanità. Per questo amore Cristo si è fatto carne, “spogliò se stesso assumendo la condizione di servo” (Fil 2,7), si svuotò di ogni gloria che gli apparteneva in una obbedienza totale. Sapeva a cosa andava in contro e se avesse “voluto” non avrebbe sofferto, “Salva te stesso scendendo dalla Croce!” (Mc 15,30), ma se non avesse sofferto il Suo sangue non sarebbe stato versato e il mondo non sarebbe redento.
Per una misteriosa solidarietà che esiste tra tutti i membri della famiglia umana, questo Dio fatto uomo si sostituisce a tutti i suoi fratelli colpevoli e peccatori. “Se il chicco di grano caduto a terra non muore, rimane solo, se invece muore produce molto frutto”(Gv 12,24). Gesù voleva comunicare la Sua vita e poteva farlo solo donandola, così ha fecondato con il Suo sangue tutta la  terra. Si è spaccato come si spacca il seme messo sotto terra, Lui non è solo il seminatore, ma il seme stesso che cade nella terra per morire e così dare frutto lungo il corso di tutti i tempi fino all’eternità.
Il Padre guarda compiaciuto questa offerta del Figlio ed accoglie il suo spaccarsi per la nostra salvezza e questo suo immolarsi diventa trionfo. S.Agostino dice:”Per un giusto permesso di Dio, Lucifero perdette il diritto di morte che aveva sui peccatori il giorno in cui egli fu abbastanza temerario da usarlo contro il Giusto”.
Gesù  entra acclamato a Gerusalemme in groppa ad un asino, l’animale dei poveri, simbolo dell’inoffensività; la folla gli va incontro come ad un re portando rami di palma, segno di vittoria, e osannandolo, ma non comprendono la sua entrata così umile, né sanno di quale vittoria sarà onorato.

“Gioisci figlia di Sion poiché il tuo re viene a te” dice Zaccaria, ed è giunto, per imporporarsi di una veste regale fatta del suo stesso sangue che dove giunge disintossica e fa scorrere la vita.
Non è facile per noi comprendere questo.
Cantalamessa in una omelia del Venerdì Santo dice:”Finché non ti sei sentito mai una volta veramente degno di condanna, tu non sai cosa significa essere salvato dal Sangue di Cristo”. 
Riconoscerci peccatori, ma come è difficile!
Non ci piacciono i nostri limiti e la lotta in noi è sempre presente. E’ molto più semplice vedere le colpe degli altri e farli causa dei nostri errori, ci difendiamo, ci auto-commiseriamo e ci scusiamo sempre; è questa la nostra grande sconfitta.
Eppure basterebbe fermarsi a guardare quel fianco squarciato di Cristo (Gv.19,34), da cui è uscito quel sangue corroborante che, insieme all’acqua, continua a dare alla Chiesa il potere vivificante. L’acqua segno dello Spirito e il Sangue distribuito agli uomini nella Comunione. Battesimo ed Eucaristia sacramenti dai quali la Chiesa rinasce sempre nuova.
“Chi ha sete venga a me e beva”(Gv.7,37). E’ il grido di Gesù verso l’uomo assetato dell’illimitato, di Dio; una sete che non può essere colmata se non con la pienezza della vita che è Dio stesso; che con amore ci accetta senza condizioni, anche quando siamo indegni e incapaci, perché è questo ciò che desidera: dissetare e saziare di se.  Nella passione Gesù imprime con il sigillo del suo sangue ogni uomo e lo fa figlio e suo fratello: E’ questa la sua Gloria e la Gloria del Padre, il suo Trionfo e il Trionfo del Padre, ed è anche il nostro trionfo, che riscattati dal suo donarsi diventiamo liberi e in una comunione profonda con Lui.  Ne basta una goccia per colmare il vuoto del nostro cuore e se alziamo lo sguardo lì, proprio lì sotto la Croce e aspettiamo come il centurione(Lc.23,47), riceveremo quel sangue che trasformerà la nostra vita.
“Mettimi come sigillo sul tuo cuore….
Perché forte come la morte è l’amore”.(Ct.8,6).


Marilena e Edda



"Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele"

(Gv 12,13)

Abbi fiducia, figlia di Sion, non temere: «Ecco a te viene il tuo re, umile, cavalca un asino». Viene colui che è presente in ogni luogo e riempie ogni cosa. Viene per compiere in te la salvezza di tutti. Viene colui il quale «non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a penitenza», per richiamarli dalle vie del peccato. Non temere dunque. «Vi è un Dio in mezzo a te; non sarai scossa». Accoglilo con le braccia aperte. Accogli colui che nelle sue palme ha segnato la linea delle tue mura e ha gettato le tue fondamenta con le sue stesse mani. Accogli colui che in se stesso accolse tutto ciò che è proprio della natura umana, eccetto il peccato... Rallegrati, figlia di Gerusalemme, sciogli il tuo canto, muovi il passo alla danza... «Rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te». Ma quale luce? Quella che «illumina ogni uomo che viene nel mondo». Dico la luce eterna... apparsa nel tempo. La luce che si è manifestata nella carne, luce che per sua natura è occulta. La luce che avvolse i pastori e fu guida ai magi nel loro cammino. La luce che era nel mondo fin dal principio, e per mezzo della quale è stato fatto il mondo, quel mondo che non la riconobbe. La luce che venne fra la sua gente e che i suoi non hanno accolto. «La gloria del signore» quale gloria? Senza dubbio la croce, sulla quale Cristo è stato glorificato: lui, lo splendore della gloria del Padre, come egli stesso ebbe a dire nella imminenza della sua passione: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato e anche Dio è stato glorificato in lui e lo glorificherà subito». Chiama gloria la sua esaltazione sulla croce. La croce di Cristo infatti è gloria ed è la sua esaltazione. Ecco perché dice: «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me».
Sant'Andrea di Creta (660-740), monaco e vescovo




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Citazioni di

Mc 11,1-10:                                          www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9abthbk.htm    

Is 50,4-7:                                             www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9aggyjbr.htm      

Ph 2,6-11:                                            www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9ajjvpb.htm      

Mc 15,1-39:                                          www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9ab0k0o.htm      



È un tesoro inestimabile quello che la Chiesa dischiude alla nostra contemplazione nella Liturgia odierna: con la processione d’ingresso, ci siamo affiancati ai discepoli e alla folla osannante, acclamando a Cristo e osservandoLo entrare in Gerusalemme su di un puledro, umile come umile entrò in questo mondo.


Nella prima Lettura e nel Salmo, abbiamo ascoltato la “trepidazione” con la quale tutto l’Antico Testamento attende il Salvatore, protendendosi verso il Monte Calvario e avendo già davanti agli occhi la scena della Crocifissione.

Nella proclamazione della Passione, infine, siamo stati messi dinanzi alla grande Ora della nostra Salvezza, vivendo in anticipo tutto quanto si dipanerà in questa Settimana Santa, fino al silenzio del sepolcro.

Giungiamo, quindi, alla grande Ora del Signore, preparati dalle pratiche di preghiera, digiuno ed elemosina. Ascoltiamo le parole del Signore Gesù e contempliamo i Suoi gesti, traboccanti di amore e di misericordia, dopo aver sperimentato la nostra debolezza di fronte alla potenza del male, ma anche la luce della Misericordia divina, che sola ci può rinnovare e rendere saldi nella verità. Una specialissima luce ci è provenuta, poi, dal Mistero dell’Annunciazione, nel quale abbiamo celebrato i primi istanti dell’umana esistenza del Figlio di Dio, il Quale – recita la seconda Lettura – «pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò Se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini» (Fil 2,6). Al “sì” pronunciato da Maria di Nazareth, il Signore Gesù ha preso carne nel grembo immacolato di Lei, dando inizio a quell’Amore, davvero sacerdotale, che troverà compimento nel grido della Croce.

Ed è da una prospettiva privilegiata, ancora, che assistiamo ai fatti narrati dal Vangelo, poiché li contempliamo dentro il “noi” della Chiesa, che, animata dallo Spirito, sa di essere generata dal costato aperto del Signore ed è capace di scorgere quanto gli Apostoli allora non capivano: l’immenso amore con cui Cristo istituisce il Sacramento della Sua Presenza e del Suo Sacrificio, pur sapendo che sarebbe stato incompreso, tradito ed abbandonato da coloro che più amava; ci è dato di scorgere l’amore e la mitezza, con cui Cristo afferma la propria identità di Figlio di Dio ed accetta di essere insultato, schiaffeggiato, schernito, flagellato e crocifisso.

Questo punto di vista privilegiato, tuttavia, ci richiama anche ad una radicale umiltà, poiché avendo noi assistito alla viltà con cui Giuda consegna il Maestro ai capi dei sacerdoti, dopo aver condiviso con Lui tanto tempo ed avendo accompagnato Pietro nel cortile del sommo sacerdote per vederlo rinnegare Cristo tre volte, siamo stati posti di fronte alla nostra stessa fragile libertà. Fragile allo stesso modo, peccatrice allo stesso modo, infatti, la nostra libertà, seppur illuminata e fortificata, non viene, mai e in alcun modo, “sostituita” dalla grazia.

Che cosa, quindi – ci domandiamo –, ha potuto salvare Pietro, e non Giuda, dalla schiavitù del proprio tradimento, dal momento che entrambi erano Apostoli, entrambi amati visceralmente da Cristo? Cosa potrà salvare noi dalle tenebre del peccato? Che cosa, in definitiva, ci permetterà di rialzarci se non possiamo confidare su noi stessi? Certamente, non sarà un generico moralismo, perché chi si era scandalizzato per lo spreco di olio profumato, un attimo dopo abbandonava Gesù; non sarà una fiera e farisaica passione per Dio, perché, in virtù di essa, il sommo sacerdote si è stracciato le vesti e ha accusato di bestemmia quello stesso Dio che voleva difendere; non sarà nemmeno il personale impegno, perché Pietro, aveva spergiurato che sarebbe morto piuttosto che rinnegare il Maestro, e poche ore dopo lo vedevamo scoppiare in pianto, al canto del gallo, spogliato di tutta la sua spavalderia.

Che cosa, quindi, ci permetterà di resistere sotto la Croce, subendo il disprezzo del mondo e persino la morte? Solo l’essersi sinceramente “compromessi” con Cristo, totalmente e liberamente coinvolti con Lui, permettendoGli così di posare, almeno una volta, sulla nostra vita, quello sguardo d’Amore che precede ogni merito ed abbraccia ogni limite e peccato. Domandiamo alla Vergine Addolorata, che silenziosamente sta e resiste sotto la Croce, che accada per noi la possibilità di questo totale coinvolgimento, e la grazia di dire “sì”; quel “sì” col quale Lei, la Benedetta, ora, ci genera nel dolore. Amen!


Sussidio proposto dal Monastero del Sacro Cuore
docAnno_B_-_Palme.doc



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