Home
Clemens XIIILe raccomandazioni e i rimproveri, le esortazioni e gli elogi di ClementeXIII, che sedette sul soglio petrino a metà del XVIII secolo, assomigliano in modo impressionante ad alcune delle costanti del magistero del suo ultimo successore, Papa Francesco. E dire che una delle più gravi preoccupazioni politiche del pontificato clementino vennero proprio dai gesuiti

qui la prima parte Una #lettera di Papa Francesco del 1758

di Clemente XIII

Anche se fossero eccellenti coloro che abbiamo scelto per il sacro mi nistero, non per questo dobbiamo - ritenere di avere adempiuto il dovere di evangelizzare; in questo modo noi daremmo l’impressione di avere ceduto ad altre mani le reti che il Signore ha affidato a noi perché fossimo “pescatori di uomini” (Mt 4,19).
Principale dovere dei Vescovi è annunciare la Parola di Dio. “Guai a me se non predicassi il Vangelo, – gridava l’Apostolo – è un dovere per me” (1Cor 9,16); e dichiarava di avere ricevuto l’incarico da Cristo Signore non tanto di battezzare – ministero certamente santo – ma principalmente di evangelizzare (1Cor 1,17). A giudizio degli stessi Apostoli, il ministero della Parola occupa il primo posto; e quei santissimi uomini giudicarono che “non era giusto trascurarlo” (At 6,2); e per questo stabilirono di affidare ai Diaconi le altre opere che riguardavano il servizio della carità al prossimo (At 6,4). E il beatissimo Paolo scrive a Timoteo; “Dedicati alla lettura, all’esortazione e all’insegnamento” (1Tm 4,13). Se un Vescovo si ritiene non idoneo alla predicazione e dichiara che questo ministero non entra nelle sue capacità, non lasci mancare però il suo servizio nelle altre attività che in qualche modo riguardano la Parola di Dio. Pertanto, se ai Chierici ha ordinato di insegnare i primi elementi della Dottrina Cristiana ai fanciulli, non lasci mancare in questo settore la sua opera. Si affianchi ai parroci nell’insegnare al popolo, affinché il suo dovere di annunciare la Parola almeno in parte sia salvaguardato: cosa che sarà di grandissima utilità, perché stimolerà tutti a compiere ciascuno il proprio dovere. Perciò non gli sia gravoso amministrare qualche volta i Sacramenti ai fedeli insieme ai Confratelli sacerdoti; andare ogni tanto in Coro a cantare i Salmi con i Canonici; presiedere personalmente gli incontri che ha messo in programma: in forza di questa presenza i sacri Ministri riceveranno una non piccola parte del suo spirito, come i settanta uomini dello spirito di Mosè. A questo si aggiunga il fatto che il popolo, che osserva questi comportamenti, si farà un’altissima opinione della santità del culto divino; e coloro che ne sono indegni, scoraggiati da questo sublime spettacolo, si guarderanno bene dall’aspirare al sacro Ministero.

15. Ma poiché il Vescovo non può governare la Chiesa e aver cura del suo gregge se è assente, bisogna che nessuno di voi si allontani dalla propria Chiesa per un certo tempo. Questo, che è richiesto dalla legge naturale, è stato sancito anche dai sacri canoni e specialmente dai Decreti Tridentini. E tutti i paesi della Diocesi debbono essere visitati affinché, se in qualcuno di essi la forza delle leggi ha incominciato a indebolirsi, voi li salviate dalla negligenza dei ministri o dalla disobbedienza dei sudditi. Se poi qualche volta ci sarà un motivo piuttosto grave e inderogabile per cui vi dovete allontanare dalla Chiesa e rimanere assenti per un certo periodo di tempo, in nome di Dio vi prego: fate in modo che la Chiesa non debba desiderare troppo a lungo il proprio Pastore; pensate che la vostra assenza rappresenta sempre per lei un pericolo.

16. Inoltre alle parole si aggiunga sempre l’esempio: “Offriamo noi stessi come esempio in tutto di buona condotta” (Tt 2,7), perché “il nostro avversario resti confuso, non avendo nulla di male da dire sul conto nostro” (Tt 2,8). Le opere non siano mute, perché non illuminate dalla parola: e le parole non debbono vergognarsi, perché non confermate dai fatti; teniamo ben fisso nell’animo che il perfetto Principe della Chiesa deve possedere come sua dote particolare le più grandi virtù, perché la sua vita sia resa splendente dalla parola, e la dottrina dalla vita. La casa di ognuno di noi sia cattedra di pudore e di moderazione, modello di Disciplina Ecclesiastica; in essa regnino sempre dignità e concordia: ciò conseguiremo se non ci lasceremo condizionare dalla volontà e dal favore di alcuno, se in nulla cederemo alla debolezza dell’animo e alla mollezza, se a nessuno concederemo privilegi, perché questo molto spesso genera confusione nel governo della Chiesa, e può portare anche ad offese gravi, e procurare al Vescovo invidia e disprezzo.

17. Quanto a noi, i nostri occhi “hanno anticipato le veglie” (Sal 76,5) per arrivare a costituire nelle diverse Città Vescovi che all’Episcopato portino una dottrina sana, una vita irreprensibile, un animo pronto a tutto per Cristo; Vescovi che abbiano una concezione esatta del ministero loro conferito: un ministero in cui colui che è a capo non si esalti per la grandezza della dignità ma si abbassi con la forza dell’umiltà. E nel cercare e chiedere informazioni circa le persone che vogliamo preporre ad un così grande ministero, ci serviremo della vostra testimonianza e autorità, confidando nel senso religioso e nella fedeltà della vostra testimonianza, intimamente certi che voi non terrete conto né della carne né del sangue, ma solo di colui che vi ha chiamato “a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo” (Ef 4,12).

18. Ancora un ammonimento, Venerabili Fratelli, circa la forza e il coraggio, di cui c’è estremamente bisogno contro tutto ciò che attenta all’ortodossia della fede, ferisce la pietà, rovina l’integrità dei costumi. Vi prego: “Siamo pieni di forza con lo Spirito del Signore, di giustizia e di coraggio” (Mi 3,8). Non lasciamo, a somiglianza di “cani muti incapaci di latrare” (Is 56,10), che “i nostri Greggi diventino una preda e le nostre pecore il pasto d’ogni bestia selvatica” (Ez 34,8); niente ci trattenga dall’esporci ad ogni genere di combattimento per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Pensiamo attentamente “a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori” (Eb 12,3). Se ci arrestiamo davanti all’audacia dei malvagi, sono già crollate la forza morale dell’Episcopato e la divina e sublime potestà di governare la Chiesa; e non possiamo più continuare a considerarci, anzi non possiamo neanche più essere Cristiani, se temiamo le minacce e le insidie degli uomini perversi. Riponendo fiducia “non in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti” (2Cor 1,9), elevati e come protesi verso il cielo, disprezzando le realtà caduche della terra, invochiamo il Signore: “Mio solo rifugio nel giorno della sventura” (Ger 17,17), e non ci lasciamo abbattere né nello spirito né nel corpo: “Siamo infatti collaboratori di Dio” (1Cor 3,9), e il Signore è con noi “sino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Nessuno scandalo, nessuna persecuzione scuota la nostra fermezza, per non dimostrarci ingrati a Dio che ci ha eletti e il cui aiuto è sicuro quanto le sue promesse.

19. Infine, poiché nel giudizio eterno dovremo rendere conto prima di tutti e davanti a tutti quelli che portano il nome di Cristo, vi preghiamo, Venerabili Fratelli, e vi supplichiamo: qualora sorgano scandali o dissensi che non siete in grado di dominare, rivolgetevi a questa Sede del Beatissimo Principe degli Apostoli, Capo e vertice dell’Episcopato, da cui lo stesso Episcopato e ogni potere legato a questo nome è derivato. Di qui, come dalla sua sorgente nativa, tutte le acque scaturiscono e, limpide perché derivate da un capo puro, scorrono nelle diverse regioni di tutto il mondo; di qui tutte le Chiese attingano quello che si deve prescrivere in questi casi e come purificare coloro che un’acqua degna solo di corpi mondi vorrebbe evitare, perché immersi in un fango da cui è difficile liberarsi. Confidando prima di tutto nella potenza di Dio, poi nella protezione del Beato Pietro, Noi vi verremo incontro con il consiglio, con l’aiuto, con l’autorità. Siamo pronti per voi a “prodigarci volentieri, anzi a consumarci” (1Cor 12,15), per difendere l’incolumità della Chiesa e quella dei Fratelli. Del resto anche sotto il peso dell’incarico che ci è stato imposto “abbiamo avuto fiducia in Dio” (2Ts 2,2): da Lui è venuto il peso, da Lui verrà anche l’aiuto; Egli che ci ha conferito la dignità ci darà anche la forza, perché la debolezza non soccomba sotto la grandezza della grazia. Frattanto invocate nella preghiera la misericordia e la clemenza del nostro Dio, affinché nei nostri giorni ci salvi da quelli che ci combattono; irrobustisca la vostra fede; moltiplichi la devozione; faccia fiorire la pace; e poiché ha voluto affidare a me, suo piccolo servo, il governo della Chiesa, si degni di rendermi capace di così grande missione e pronto alla vostra difesa; e per questo allunghi i tempi del nostro servizio, affinché giovi alla crescita spirituale ciò che avrà concesso all’età. La grazia del Signore Nostro Gesù Cristo sia con voi; vi benediciamo e vi salutiamo con il bacio santo; e a tutti i Confratelli sacerdoti e a tutti gli altri Fedeli delle vostre Chiese con tanto amore impartiamo la Benedizione Apostolica.

Dato a Roma, presso Santa Maria Maggiore, il 14 settembre 1758, nell’anno primo del Nostro Pontificato.


© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 15 settembre 2016

Abbonatevi a La Croce
http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora