Riflessione sull’Obbedienza Cristiana

L'obbedienza cristiana è ancora una virtù!

cathedra-holyspirit Sintesi liberamente tratta da
CON TUTTA L'ANIMA (P. P. Giordano Cabra) e arricchita da spunti personali

DIO NOSTRO PADRE:


"Il cercare la volontà del Signore diventa l'unica cosa che conta nella vita, perchè si cerca l'unica realtà che sorregge, anima, guida, conserva, porta al suo termine ogni cosa. Ogni altra preoccupazione è realizzata."
"Lo stolto quando si sveglia di mattina pensa che cosa farà; l'intelligente che cosa farà Dio di lui (IBN ATA ASSAH)" (vedi DT 10,12)
"Chi prega, così con il cuore ancor più che con le labbra desidera che Dio sia tutto in tutti, sapendo che solo Lui conta nell'incalzare delle fugacissime realtà che lo circondano." (vedi e medita salmo 130-131)
"Tu diventi utile quando accetti di essere umile, restando al posto dove Lui ti ha messo." L'infanzia spirituale, secondo il pensiero di S. Teresa di Lisieux, permette di "non scoraggiarsi nelle proprie colpe, perchè i bambini cadono sovente ma sono troppo piccoli per farsi troppo male."


DIO NOSTRO FRATELLO:

"Cristo è sempre il criterio primo e ultimo del cristiano, Lui l'alfa e l'omega, Lui il Dio con-noi, Lui il servo obbediente alla volontà del Padre. Nessuno prima e dopo di Lui cercò più appassionatamente la volontà del Padre e la compì totalmente."
"L'obbedienza fino alla croce rivela il suo essere figlio."
"La nostra vita filiale sarà la nostra obbedienza, la nostra ricerca di conformità, fatta di Amore e di Fedeltà alla volontà di Dio, senza rinunciare alla nostra intelligenza e alla nostra dignità di uomini" anzi innalzarla a vertici di Figli di Dio.

"Una vita di obbedienza vissuta quotidianamente, una preghiera di Figli al Padre, per essere transfigurati all'immagine del Figlio di Dio, Gesù Cristo."

Il servo sacrifica se stesso per diventare fonte di vita per gli altri. "Il massimo dell'Amore è di rimettersi interamente nelle Sue mani, alla stesso modo di Cristo che, sulla croce si è rimesso fra le braccia del Padre." 

"SI DILETTI L'ANIMA VOSTRA DELLA MISERICORDIA DEL SIGNORE NON VOGLIATE VERGOGNARVI DI LODARLO" (SIR 51,29) 

Il Figlio "non vuole soltanto amare il Padre, ma desidera amarlo quando e come vuole Lui."
"Per l'apostolo, amare non è solo annunciare il Regno, soccorrere le miserie, etc..., ma è amare come Dio vuole.
Contenuto della missione dell'Apostolo è rivelare, con le parole e con i fatti, l'Amore del Padre per ogni uomo, così che l'uomo abbia la vita. Chi è in missione, chi è al servizio del Regno, è tenuto non solo all'obbedienza circa gli obiettivi, ma anche circa le modalità."

"È bene ricordarlo perchè la vita appanna facilmente certe realtà ostiche: Tu salvi il mondo non perché sei un ardente apostolo, o un grande realizzatore. Anche se questo è un bene e una realtà utile, il Signore può farne sorgere a migliaia di annunciatori di apostoli, di realizzatori. Tu non salvi il mondo quando ti senti realizzato in un posto, ove il tuo spenderti non è privo di gratificazione e di consensi, o dove, anche senza gratificazione e consensi, hai la sensazione di essere utile. Perchè questo può contribuire a far avanzare più te stesso (e le tue malattie) che il Regno di Dio.

Tu salvi il mondo, quando sei nel luogo ove Dio vuole, ti spendi come Dio vuole, perchè allora è Lui che può salvare il mondo attraverso la Tua obbedienza.
Se tu sei là ove Lui ti vuole e fai quello che Lui vuole, anche se ti senti inadatto, o sprecato, o sottoccupato e se ti senti poco gratificato e poco realizzato, allora tu salvi il mondo, perchè ti unisci alla Sua volontà che vuol salvare i tuoi fratelli attraverso la tua adesione a Lui.
La Croce è la sapienza di Dio che giudica e salva il mondo. Analogamente l'obbedienza è la sapienza di chi cerca di calare il Divino nella storia. La Tua non sarà più una semplice azione umana, ma un'azione teandrica, in cui tu presti la tua intera esistenza all'azione dei Dio nel mondo. Tu devi fermamente credere che il Signore ha bisogno non solo di uomini che vogliono salvare il mondo, ma soprattutto di uomini che si mettono nelle Sue mani perchè Egli li possa usare come strumenti di salvezza per il mondo. Puoi arrivare a percepire che gli altri possano fare di te quello che vogliono, come con Cristo il quale nella passione è "colui del quale si dispone". Essere servo vuol dire che non sei tu che disponi di te, ma gli altri. Ma è in quella via crucis che il Signore ha confermato il Suo amore fedele al Padre. Nella tua via crucis dell'obbedienza potresti anche incontrarti con lo scetticismo di Pilato, il Cinismo di Caifa, la prepotenza dei capoccia, l'arrivismo dei servi: tu ti senti nelle mani degli altri.


Al discepolo che ama il suo Maestro, ancora oggi come un tempo, non resta che esclamare:

"Andiamo anche noi a morire con Lui!".

 

DIO NOSTRA GUIDA:

È lo Spirito Santo che fa amare Dio e i suoi comandamenti. "È lo Spirito Santo che domanda attenzione ai segni dei tempi. È questo dei segni dei tempi uno dei punti più evidenziati dai commentatori del Vaticano II. Lo Spirito Santo opera non solo nel singolo cristiano e nella Chiesa, ma anche nella storia. S i tratta di leggere la sua azione, vedere che cosa vuole da noi. Queste affermazioni sono importanti perchè fanno dell'obbedienza qualche cosa che lega al passato. Se lo Spirito Santo crea nuove situazioni e queste sono una sfida per noi tale sfida deve essere raccolta. L'attenzione ai segni dei tempi rappresenta una lettura teologica necessaria in vista dell'adattamento e dell'aggiornamento all'azione di colui che continuamente "fa nuove tutte le cose". L'obbedienza è sempre orientata alla sequela CHRISTI e alla Missione. È attraverso tale discernimento, compiuto in comunione con la Chiesa, che lo Spirito giuda in strade nuove e verso nuovo traguardi. Ci può essere a volte un profondo distacco tra desideri e realtà, sembra a volte che l'obbedienza ponga limiti ai desideri della nostra anima; ma proprio tale reato può essere la molla che ti indirizza verso  Lui, unica realtà oltre il Tuo sparire nel tempo. Non è questo un frutto dell'istinto divino seminato in te dallo Spirito che distribuisce doni e orienta l'uomo verso la sua destinazione?" "L'obbedienza è mezzo allora per servire Lui, sommo bene ed i fratelli, per dare così risposte alle domande più urgenti ed evitare di dare risposte a domande che nessuno si pone." "Non c'è bisogno di correre a destra e a manca per sapere qual è la volontà di Dio. Compi il tuo dovere e farai la volontà di Dio. Fa il tuo dovere con amore grande e amerai il Signore tuo Dio con tutta l'anima. C'è una dignità altissima nella quotidianità, dignità che va richiamata non per un ritorno al privato, ma per realismo umano e spirituale. Lo Spirito non salta la mediazione dell'uomo anzi la richiede." "È vero che l'obbedienza di Gesù va diretta al Padre senza mediazioni alcune, ma  è anche  vero che tra te e il Padre non ci può essere l'immediatezza unica e irripetibile di Cristo, anche perchè tu non puoi dire "Io e il Padre siamo una cosa sola". "Tra me e Dio, spazio sconfinato ove tutte le illusioni sono possibili c'è la garanzia della mediazione ecclesiale volontà di Dio."

"Obbedisco al superiore e si obbedisce a Dio, non nel senso che quello che ciò che comanda il superiore sia sempre la santa Volontà di Dio, ma perchè è volontà di Dio che si obbedisca al superiore. La volontà di Dio non è sempre legata al contenuto del comando del superiore, ma al fatto che Lui vuole che si obbedisca al superiore. L'obbedienza dicevano i nostri maestri di spirito, non fa infallibile il superiore, ma colui che obbedisce. Obbedendo al superiore si fa la volontà di Dio, intende affermare S. Agostino, in duplice maniera: sempre: perchè obbedendo si fa sempre la volontà di Dio, quando il comando è secondo le leggi i Dio e le costituzioni; spesso (o talvolta): perchè quello che comanda il superiore corrisponde veramente a quanto il Signore vuole in quel momento."

"Se tu non credi che lui ha risuscitato da morte il Figlio obbediente, tu non accetti di morire in una obbedienza che ti è difficile. Se tu non credi che l'obbedienza tua è solo al Padre celeste, anche se manifestata ad una creatura come te, allora soppeserai ogni passo con il lume della vita umana e non con lo sguardo che va diritto alla destinazione reale del tuo obbedire. L'Amore di Dio è lo scopo della vita del consacrato, il suo motore , il suo fine. Lui Cristo è lo specchio, Lui è il modello. Sono stati ingrati con Lui, molto di più che contro di te, che non hai ancora fatto miracoli. Sono stato ingiusti contro di Lui molto di più che contro di te, che non hai ancora fatto tutto il bene che ha fatto Lui. Si sono sbagliati grossolanamente nei suoi confronti, molto di più che nei tuoi, che di errori ne avrai pur fatti. Il fatto è che mi posseggo troppo, che cerco ancora me stesso. Fare la volontà di Dio (S. Agosino) è cercare ciò che Dio cerca e non cercare che Dio cerchi ciò che cerchi io. Eppure si chi ordina è il legittimo superiore che agisce legittimamente, tu devi ricadere nel Regno di Dio, quello che costruisce non sei tu. L'uomo non ha accesso all'eternità. Le sue mani, anche le più capaci, non possono dischiudere le porte del cielo, la sua azione pure necessaria e qualificata e importante, da sola ristagna nel tempo. Se tu obbedisci, è la forza di Dio che opererà attraverso di te. Saranno le sue mani ad aprire le porte che tu non puoi aprire."

 

DIO NOSTRA FAMIGLIA: 

"La Chiesa è prevalentemente comunione perché la S.S. Trinità è relazione .La comunità cristiana è fraternità è famiglia a immagine e conseguenza e segno della comunione trinitaria. È in un clima di comunione che negli si scopre la Santa Volontà di Dio, clima che è il 1° annuncio delle realtà cristiane operanti e visibili nel mondo. Il clima in cui cresce e si matura l'obbedienza cristiana è il clima di Nazareth. Il giudizio sarà severo per chi diventa padrone dei Figli di Dio suoi fratelli (Lc 12,42-28). Non vale invece l'osservazione che si è autoritari, perchè gli altri non se la sanno sbrigare. Spesso non si ha iniziativa perchè si è cresciuti in ambienti autoritari ove l'unico modo di agire era quello di eseguire gli ordini più che collaborare o prendere iniziative. È quando si creano le condizioni perchè ciascuno abbia una sua responsabilità che nasce anche l'iniziativa, la fiducia nelle proprie forze, la partecipazione e l'interesse per le cose di tutti. L'obbedienza lega direttamente a Dio non agli uomini e alle loro imperfette realizzazioni. "L'aiutarsi reciprocamente, l'obbedienza reciproca, l'interessamento discreto alle necessità dei fratelli è una forma quotidiana di obbedienza: le necessità dei fratelli sono ordini del Signore per me."

1°: ASCOLTO DEL FRATELLO: può accadere a volte che il fratello come un eterno bambino rende impossibile la vita agli altri con i suoi capricci, in tal modo nessuno può sentirsi onnipotente, nè si può accogliere sempre tutti."


"Ma al di là di queste evidenti situazioni limite, spesso il Signore viene a bussare alla porta della nostra vita attraverso la solitudine, il bisogno di calore umano, il desiderio d'essere preso in considerazione di un fratello che invoca ascolto e vicinanza, al di fuori di ogni pur desiderabile programmazione."

2°: "L'obbedienza reciproca presuppone anche il riconoscere nel fratello i doni del Signore e renderne grazie per i doni fatti al fratello, allontana dall'obbedienza reciproca e corrode la costruzione della comunità fraterna.

3°: EVITARE LE DUREZZE: "Ci sono durezze da stanchezza, da cedimento di nervi, o da un amore mal assimilato, o da situazioni di autodifesa. "Ma c'è una durezza che è frutto di una visione cosificata delle persone che nasce da rapporti più di subordinazione che di fraternità che considera irrilevanti i problemi dei fratelli, che nasce dall'inconscio desiderio di non avere noie o da una certa sbrigatività nell'affrontare i problemi personali: è questa durezza che non costruisce la comunità. Come il Figlio obbedisce al Padre, così la Chiesa obbedisce a Cristo. La sua obbedienza a Cristo "è l'offerta di salvezza eterna e sebbene si può esaurire assolutamente in esse." "Obbedire alla Chiesa può sembrare in certi momenti un perdere il treno della storia, ma mai significherà perdere  il treno dell'eternità. Alle volte c'è da soffrire per la Chiesa altre volte a causa della Chiesa. Ma in entrambi i casi lo si può fare solo se si è innamorati della Chiesa. La si ama nell'obbedienza e nell'impegno appassionato per renderla sempre più bella e attraente agli occhi di Dio e degli uomini. Ma gli uomini vedono soprattutto te figlio di Dio e figlio della Chiesa. E vedono bella la Chiesa, tua Madre, quando ti vedono felice di essere Suo figlio, felice di appartenere alla famiglia dei Figli di Dio e della Chiesa."  


 

"DIO NOSTRA REALIZZAZIONE":

"Pur con tutte la giuste obiezioni che i cristiani muovono al modo feudale e patriarcale di esercitare l'autorità (giustamente osticato dall'illuminismo) dobbiamo però domandarci anche se il disagio di molti cristiani nei confronti dell'autorità religiosa non nasca da inconsapevoli idee liberal-borghesi di libertà e autonomia umane. Noi stessi almeno in occidente siamo figli di questa cultura borghese. Qui la memoria della libertà evangelica ha assimilato insufficientemente la sua critica all'autorità dell'illuminismo, sicchè noi stessi non di rado identifichiamo libertà evangelica" (SCHILLEBEECHX) "La libertà evangelica non significa disimpegno e libertà di essere egisti ma è orientata al servizio. È libertà di servire per amare secondo l'esempio e lo spirito di Gesù." "Concreta di tutte le proclamazioni verbali di una libertà, basata sulla realtà pratica del più facile, dell'immediato, dell'effimero. E così tu sei libero non quando servi te stesso ma quando sei capace di servire Dio e i fratelli.

L'obbedienza è il Dio che ti Chiama al di là di te stesso  È il Dio che chiama a sviluppare le enormi possibilità che l'uomo naturale non suppone neppure di avere. Obbedire non è rinunciare alla propria libertà ma aspettare e accettare che un altro ci faceva avanzare più lontano dei nostri desideri e delle nostre incertezze. L'obbedienza porta all'imprevisto, ma un imprevisto sicuro nel seno  del Padre che vuole tutto il tuo bene." Il massimo di umanizzazione è obbedire al progetto  uomo che il Padre ha preparato per ciascuno dei suoi figli. Per il cristiano, autorealizzarsi significa attendere la completezza e la pienezza del Padre. "Nell'obbedienza, nella e a causa della sequela, la sconfitta è reale; come quella della croce: ma vera sconfitta. L'adesione a Dio comporta la critica a quanto di non degno dell'uomo opera nel mondo. È nella realizzazione del Regno e dei fratelli che tu vedrai crescere la tua realizzazione."

 

DIO NOSTRA CONQUISTA:

"Cammini verso Dio quando ti senti dire: "Sono nelle sue mani. Se a Lui piace sono pronto a lasciare tutto per fare qualche cosa d'altro; pronto a lasciare il certo per l'incerto, a lasciare un'attività importante per una in cui non capisco che ruolo potrò avere. Purchè a Lui piaccia così; Lui è il Padre che mi fa morire solo per resuscitarmi; mi fa arretrare solo per farmi avanzare in un'altra direzione; mi fa distaccare da me perchè meglio possa aderire a Lui." "Coltivare il distacco è coltivare le premesse per poter dire liberamente: "Eccomi sono pronto a fare la tua volontà. Coltivare il distacco è allenarsi a convincersi che la nostra opera è più di ostacolo che di profitto nel Regno. Se ti credi indispensabile come puoi pensare davvero che è  solo il Signore che salva? Nel Regno tutti sono utili, ma nessuno indispensabile." "L'obbedienza porta da una esperienza religiosa imperfetta ad una più perfetta. Da un Dio di cui si può disporre a un Dio che può disporre di noi. L'obbedienza a Dio fa miracoli, soprattutto perchè se tu accetti la tua situazione compi il più grande dei miracoli: venire associato all'azione di Dio attraverso la tua disponibilità. Coltivare quotidianamente le disponibilità, il dire a se stessi che bisogna essere pronti, il vivere preparati a tutto significa attendere il Signore proiettarsi verso la venuta, che può essere improvvisa come un ladro. Vegliate e pregat: "Perchè lo Spirito è pronto ma la carne è debole" (Mt 26,41) il cuore vuole, al mente accetta, ma i condizionamenti che rendono forte l'uomo vecchio elevano montagne di ostacoli, fanno sembrare  impossibile l'obbedienza, mettono in vista il nostro velleitarismo. Per questo oggi stesso io faccio voto di non cercare mai di procurarmi, per tutta la vita, ciò che potrebbe essermi conveniente (...) e di abbandonare una volta per sempre questa cura al mio Cristo reverendissimo Superiore. A lui rimetto la direzione del mio spirito, come del mio corpo, della mia intelligenza e della mia volontà per tutte le cose."

Essere liberi per essere disponibili. O meglio: liberarmi di sè per lasciare libero Dio di agire. È necessario che siano tolti gli scandali che rendono inutilmente difficile l'obbedienza; perchè risulti la vera difficoltà dell'obbedienza, quella di riprodurre nella nostra vita il "SI" di Cristo al Padre. La Vocazione è questione di obbedienza a Dio. La fedeltà è obbedienza costante alla propria vocazione è il si quotidiano e instancabile all'invito del Signore, è cammino sicuro e gioioso sulla strada indicata e abbracciata. La fedeltà è tanto più gloriosa quanto maggiori sono state le suggestioni respinte le burrasche superate, le battaglie combattute. La fedeltà è possibile quando si è lieti di servire il Signore quando appare bello abitare nella sua casa, quando la Sua parola riempie l'anima e i suoi canti risuonano spontanei sulle labbra, quando si è consapevoli del dono e  se ne rende grazie continuamente, quando si è umili nel proprio cammino, quando si referisce la propria piccola strada al di sopra di strade più  celerate, per il semplice fatto che la "mia" strada è la strada del Signore, quando lo spendersi per il Signore e i suoi fratelli è l'ideale di ogni giorno, è la preoccupazione della mente è la richiesta del cuore.

Il primo annuncio missionario è una vita gioiosamente tesa al Signore, grata di poterlo servire, perseverante nelle tribolazioni, lieta nella speranza, appoggiata sulla fedeltà del Signore che sostiene i vacillanti, rincuora i deboli, illumina i dubbiosi, apre  gli occhi ai ciechi, dà fiducia agli scoraggiati. Chi ha dichiarato di seguire Cristo più da vicino obbedisce alla sua missione quando nella prova pensa a tutti coloro che sono legati con lui in cordata e da lui attendono il contributo sicuro della sua perseveranza quale aiuto ad uscire dalle loro incertezze. L'Eucarstia è il sostegno dell'obbedienza, dice dinamismo di obbedienza dice comunione al Figlio obbediente. Eucarestia e obbedienza sono il cibo di Colui che un giorno vorrà cibarsi solo di Dio. L'Eucarestia transfigura l'uomo interiore e sostiene nella trasformazione della volontà perchè nell'essere e nell'agire ricerchi unicamente Dio. Lui solo e la Sua Volontà. Lui l'Unico. Lui il sommamente sovrano. Il cibo dell'Eucarestia e dell'obbedienza prepara al giorno in cui ci sarà dato di saziarci del nostro Dio quale unico cibo. Il nostro alimento , la nostra vita, la nostra gioia, sarà cibarsi di Dio, aderire a Lui, trasformarsi in Lui, perchè anche nei più intimi spazi del nostro essere Lui penetri come vita della nostra vita, perennità della nostra fugacità. Così la preghiera si essenzializza, si orienta e si modella sull'Eucarestia.

Entrambe, preghiera personale ed Eucarestia, sono il sostegno e la spinta al nostro cammino verso il Padre. Entrambe ottengono a noi lo Spirito che permette di compiere quella volontà che le nostre forze non possono sostenere. Nella Tua oscurità e nella tua dolorosa ricerca, guarda a Maria e Giuseppe. Chiedi il loro cuore e l loro sguardo. Chiedi la loro fiduciosa costanza. Chiedi la loro stessa obbedienza. E Gesù  crescerà: in te e là ove tu sei chiamato a farlo crescere." "L'obbedienza professata pubblicamente nella vita consacrata, come quella di ogni operaio del Vangelo che promette pubblicamente obbedienza, è i segno innalzato nel mondo che si ritorna al Padre solo attraverso l'obbedienza. L'obbedienza promessa dice che uno solo è Dio e che solo la Sua volontà è un assoluto per L'uomo. Per non assolutizzare le cose relative. L'obbedienza del consacrato e dell'Apostolo,  è il gesto di un uomo libero che liberamente di seguire le vie di Dio, anche per contestare un mondo che pretende di regolarci unica mente sull'affermazione di sè. Chi scuoterà questa coscienza?

Chi sarà in grado di fare qualche cosa se non coloro che prendono sul serio la propria obbedienza professata e ne fanno oggetto di presenta, puntuale, pronta, convinta, attuazione? Non è solo con le sortazioni che si svegliano le coscienze addormentate ma soprattutto con atti di forte e lieta obbedienza. La fermezza dell'obbedienza ne è anche la forza. Signore da cui la gioia di dirti  il nostro Si! Quando  è facile e quando è difficile, anche per la gioia dei nostri fratelli. Nella Chiesa hanno diritto di testimonianza i profeti, ma quelli di buona lega quelli che sanno obbedire. Nel periodo della contestazione un vescovo, prematuramente scomparso, soleva dire: "Nella Chiesa, prima si obbedisce poi si contesta." Sono gli obbedienti che possono fare i profeti, come è dato di vedere nella vita dei Santi, la cui libertà di parola sorprende quanto la loro obbedienza. C'è bisogno di tale libertà: l'umano e il mondano è sempre in agguato anche nella Chiesa; la sua fedeltà a Cristo è sempre sul punto di essere compromessa; la sua bellezza può essere offuscata ogni momento dal peccato; l'importante è che la voce che si alza sia la voce di un figlio non di un estraneo. la voce di un innamorato della bellezza della Madre, la voce di un figlio che parla perchè la vuol vedere sempre più bella. La vera obbedienza non è quella degli adulatori (chiamati "falsi profeti" dalla genuina profezia dell'A.T.) non è quella di coloro che evitano ogni ostacolo ed ogni urto, che pongono al di sopra di tutto la garanzia della propria comodità. L'obbedienza che continua a restare obbedienza, pur nella testimonianza fatta di sofferenza, l'obbedienza che è veracità, animata della forza entusiasta dell'Amore: questa è la vera obbedienza che ha fecondato la Chiesa attraverso i secoli, liberandola dalla tentazione babilonica e riportandola al fianco del Suo Signore crocifisso (Card. Ratzinger). Obbedienza e profezia, quando lavorano assieme costruiscono la Chiesa: ma profezia obbediente e un'obbedienza profetica costruiscono una Chiesa fedele al Cristo che viene continuamente per togliere ogni ruga e ogni macchia dal volto della Sua Amatissima Sposa. Chi lavora al proprio futuro si sente più sicuro, ha la sensazione di domarlo meglio; Buttarsi  a Lui vuol dire seppellire le incertezze nel domani che Lui prepara. Se però si persiste, si persevera nel tempo, del Padre nelle cui mani stiamo i tempi dell'uomo, allora il futuro si illumina di Pace. Tu ti abbandoni a Lui. Allora sai che, anche  nell'oscurità, una mano amica ti guiderà e ti porterà più vicino a sè. Più vicino a te, al tuo essere, al tuo destino, alla tua realizzazione; se non ti fidi di Lui di chi ti puoi fidare?

Nella morte l'obbedienza è completa. L'affidarsi a colui che si è amato è totale. Anche il passaggio, il terribile passaggio, è lasciato completamente alla sua bontà. Colui che ha fatto della sua vita una ricerca costante della volontà del Signore, sente quel momento come l'ultimo "SI" detto nell'oscurità che apre le porte al "SI" della Luce. È il passaggio da uno sguardo umano a uno divino che fa passare dal pessimismo all'ottimismo; è il salto delle cause umane alla causa, è l a santa e adorabile volontà divina, che fa passare dall'inquietitudine alla Pace. È uno sguardo che trapassa ogni situazione paradossale, talvolta umanamente insostenibile, per vedere e trovare che anche lì si può aderire alla volontà del Signore, anche lì si può trovare il senso della vita umana: affidarsi all'Amore del Padre.

Togli da te desideri troppo ambiziosi: la tua Pace non sta nel sapere come stai davanti a Dio  a che punto sei nel tuo cammino verso Dio, se sei santo o peccatore, ma nel sapere che Dio è colui che è. Tu sei nella pace sei ti perdi nel mistero Suo, se dopo aver fatto tutto quello che potevi fare, tu ti affidi a Lui e lasci fare a Lui e attendi da Lui ogni risultato. Si può paradossalmente dire che il vero successo del cristiano è l'accettazione del suo insuccesso; il Signore non ti richiede tanto il successo quanto la fedeltà.

Certamente ami Dio con tutta l'anima, quando fai volentieri e senza nessuna opposizione non ciò che vuoi, non ciò che consiglia il mondo, non ciò che suggeriscono i sensi, ma ciò che tu sai che Dio vuole. Certissimamente ami Dio con tutta l'anima, quando per amor suo ti esponi anche alla morte se occorre. Ma se al contrario sarai stato negligente in qualcuna di queste cose, allora no, non ami Dio con tutta l'anima. Via dunque ama il Signore Dio Tuo con tutta l'anima, vale a dire conforma in ogni cosa la volontà alla volontà divina (S. Bonaventura)

Il Si a Dio è gioia che trasforma tutte le sofferenze in adorazione.
E tu diventi figlio nel Figlio.