Omelia, VI domenica di Avvento – rito ambrosiano, Milano, 18 dicembre 2011 - Don Massimo Camisasca

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La liturgia ci riempie il cuore anche questa sera, con le parole di san Paolo: “Il Signore è vicino” (Fil 4, 5). E con le parole dell’Angelo, “il Signore è con te”. (cfr. Lc 1, 28).
Che cosa significa che il Signore è vicino? Perché il Signore è vicino? Quale fondamento ha questa promessa? Certo, il Signore è vicino perché tra pochi giorni rivivremo il suo Natale. Ma, ben più profondamente di questa ricorrenza liturgica, il Signore è vicino perché si è fatto vicino. L’Incarnazione è un fatto storico. Contrariamente alle divinità pagane, che vivevano di favole e dentro le favole, qui siamo di fronte a un fatto realmente accaduto, testimoniato dagli storici e dagli uomini che lo hanno visto. Dio veramente si è fatto uomo, in un luogo preciso della terra, in un tempo preciso e documentato. Davanti agli occhi stupiti della madre che lo aveva atteso e del padre putativo, che da quel momento si sarebbe preso cura di lui. Subito, davanti agli occhi dei pastori, che, avendo sentito l’annuncio degli angeli, sono corsi ad adorarlo. Dunque, un fatto veramente accaduto. Questo è il primo fondamento della nostra speranza. Dio lo aveva lungamente promesso e anticipato. E ora la promessa si compie.
La possibilità per la nostra vita di mantenersi nella permanente giovinezza sta in questo: se ancora crediamo che Dio può realizzare ciò che promette. Se Dio ha messo nel nostro cuore certe attese, Egli le compie, secondo una sua strada, un suo disegno, i suoi tempi. Ma egli compie ciò che promette, egli realizza ciò che pone dentro di noi.
Ci avviamo così a una seconda considerazione.
Il Signore è certamente vicino, perché si è fatto vicino prendendo la nostra carne. Ma il Signore è vicino perché non è morto per sempre, ma è resuscitato. Ha mandato il suo Spirito. È contemporaneo, è qui. A che sarebbe valso nascere, se non ci avesse salvato? A che sarebbe valso che egli fosse colui che nasce a Betlemme, se non fosse colui che risorge e ci salva? Egli è vicino perché si è fatto incontro a noi. Perché ha incrociato la nostra strada di uomini e di donne, perché non si è accontentato della promessa posta nel nostro cuore dal Padre, ma si è reso luce davanti a noi. Egli stesso si è reso luce. Egli stesso si è fatto incontrare. Egli stesso si è reso evento nella nostra vita. Pieno di promessa, egli ha donato se stesso a ciascuno di noi.
Spesso ci ha donato se stesso attraverso altri uomini ed altre donne. Si è reso incontro nella nostra vita attraverso la testimonianza, la presenza, la voce, il fascino di altre persone. Ed è questo ciò che fonda e realizza nella storia la nostra comunione. Se siamo qui assieme questa sera è perché Dio si è fatto uomo, è perché Dio si è fatto incontrare da noi e perché le nostre vite si sono intrecciate. In questo modo realmente apparteniamo gli uni agli altri, secondo legami ora più intensi ora più lontani, ma tutti reali e autentici.
La nostra amicizia ha un fondamento molto ricco e molto profondo: l’iniziativa stessa di Dio. Per questo motivo il Natale non è per noi semplicemente caratterizzato dall’atmosfera di una festa bella che raccoglie uomini e donne intorno a tradizioni e riti. Il Natale è per noi l’evento che rinnova continuamente la nostra vita.
Il Natale non ci parla semplicemente del passato, ma ci parla del presente e del futuro. Ci invita a guardare, anche in questo momento drammatico per il nostro Paese, con serenità e costruttività alla vita che ci attende, sapendo che il futuro dipende proprio da quello che ciascuno di noi riconosce come l’ideale per cui vale la pena vivere. Il domani delle nostre case, dei nostri paesi, del nostro Paese, dipende esattamente dalla conversione del nostro cuore al mistero dell’Incarnazione.
Auguro perciò a ciascuno di noi di vivere veramente questi giorni riscoprendo la realtà dell’Incarnazione e la sua promessa per noi. Auguro a ciascuno di noi, pur nelle fatiche e nelle traversie inevitabili dell’esistenza, di poggiare lo sguardo, come ci insegnano i vangeli dell’infanzia e soprattutto del Natale, sui raggi di luce, che sono sempre presenti, anche nelle notti più fonde. Sappiamo – come sta scritto a Subiaco nella chiesa di santa Scolastica – che dove più fondo è il buio, più luminosa è la luce. Nei nostri cuori e nelle nostre vite risplenda dunque la luce di Betlemme, la luce che hanno visto i pastori, la luce che ha illuminato il cuore di Maria e di Giuseppe, che ha riscaldato il Bambino appena nato; la luce che può essere guida anche ai nostri passi. Così sia.