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La gioia si fa carne, perché la carne sia nella gioia

nativita.jpg"Verbum Caro factum est" (Gv. 1,14)

Benedetto XVI: il profeta

L'accento a centrare lo sguardo sull'essenziale che il Santo padre rivolge a noi in questi giorni è un accorato e paterno invito di chi ama i suoi figli.
Fare nostro il silenzio di San Giuseppe, centrare lo sguardo sull'essenziale del mistero e cogliere la gioia.

Ogni nostra meditazione  non può che svolgersi in questo tracciato pastorale e profetico del Papa.

Pastorale perché come già detto solo chi ama ed è amato può ricordarci l'essenziale.

Profetico perchè nel mistero del Natale, nella gioia di questi giorni, nella contemplazione pienamente umana di Maria e Giuseppe si risolve ogni orientamento futuro per la Chiesa e per il mondo intero.


 

Il perno del reale

L'incarnazione del Verbo è la necessità della ragione che la ragione può desiderare ma non può darsi.

E' necessità della ragione perchè senza questo atto di infinita Misericordia del Dio che si fa uomo-bambino la ragione capitola in tanti errori ideologici, filosofici, concettuali. Pertanto la ragione non può che desiderare questa "chiave" risolutiva del reale che è Cristo-Dio.

Dall'altra la ragione, proprio perchè limitata e aperta all'infinito, non può darsi tale dono ma solo bussare alle porte di chi lo può dare e, "umilmente" (dove l'umiltà non è annichilimento, ma adesione al reale), attenderla dall'alto.

Ecco perché il cristianesimo non è una religione ma un fatto storico e meta-storico assieme.

Ecco perché il cristianesimo è una persona che irrompe nella storia: Gesù!

Vero Dio e vero uomo.

Questo fatto diventa salvifico soggettivamente nel momento in cui lo si sperimenta per sé.. non è un dettaglio.

Il cammino del cristiano deve sempre vigilare affinché la sua esperienza sia coltivata e non concettualizzata. La concettualizzazione della fede, che è ben diversa dal rendere ragione della propria speranza, è un rischio che tocca non solo i teologi ma anche i catechisti e i semplici fedeli; quella di ridurre il "fatto" a semplici regole, abitudini, consuetudini e non alla prepotente certezza esistenziale di un evento che è sia storico che soggettivo nel contempo.

Storico perchè l'evento Incarnazione è salvifico in sé e, nelle fila del mistero, guida la storia.

Soggettivo perché un incontro non basta a creare una relazione e la fede è relazione coltivata con tenacia e amore, fra luci e ombre.
  Ecco perché non c'è "ateismo autentico" se non nelle notti oscure dei mistici e nel dolore sacerdotale che attraversa alcune anime.
  Un ateismo e buio, doloroso e assieme luminoso, ben lontano dal cristianesimo "fai da te" ma anche dalle semplicistiche certezze della fede di molti di noi.

Infatti l'ateismo di alcuni non è altra che rabbia verso una proiezione ricevuta (e spesso auto-alimentata, come isteria cronica) che non è il Dio di Gesù Cristo.

Questa rabbia, che talvolta nasce come domanda, si radicalizza in un disordine razionale e affettivo che fa proferire le campagne di sempre di avversione a Cristo e alla Chiesa... non è un caso che diverse eresie e disordini siano nati da ex-credenti, ex-seminaristi, ex-sacerdoti, ecc.. costoro, nella maggior parte delle volte, hanno preso la scorciatoia della rabbia e non la porta stretta della fede approdando ad una ragione che non ragiona più ma genera, come direbbe qualche nostro amico, solo dei mostri.

Tutte le ideologie della storia, il marxismo, il nichilismo, il capitalismo selvaggio, il liberalismo, lo scientismo, il positivismo, il modernismo, ecc. hanno, in certo qual modo, matrice biblica ma svuotate della fatica del mistero e del dono dell'incarnazione e pertanto sono impazzite diventando il peggior nemico dell'uomo.
   Hanno promesso la gioia e ancora tentano di somministrare la pillola soporifera del "ben godi", del messianesimo senza Cristo. La Torre di Babele si ripete nella storia con ogni ideologia: l'uomo vuole dar-si un nome, l'uomo vuo9le dar-si la gioia.

Di fatto nascendo dall'errore dell'uomo e dalle sue ferite non fanno altro che seminare morte.

La gioia di Gesù che nasce è invece il disarmo di Dio perché l'uomo capisca che Egli lo ama da sempre e per sempre, radicalmente fino alla fine. "Pace in terra agli uomini che Egli ama!"

 

La protesta

Una protesta non violenta possiamo farla in diversi modi.

Innanzitutto fissando lo sguardo su Gesù Dio Bambino. In silenzio!

Davanti all'Innocente recuperare la nostra verginità ed innocenza. Sono miracoli che Dio compie volentieri ma che ci esorta a conservare nella fatica. La nostra carne, la nostra persona, in questa verginità rimane nella gioia.

In secondo luogo scegliendo di fare un altro genere di regali per Natale.
  Quei regali che non si comprano e che comportano da parte nostra la fatica più genuina, quella che Dio ha fatto per venire tra noi, affinché anche noi andiamo verso i nostri fratelli.

Egli con il suo discendere ci ha resi amici affinché anche noi facessimo lo stesso verso i nostri nemici.

Le altre scorciatoie non ci fanno vedere la gioia e non ci fanno permanere in essa.

Transeamus usque Bethlehem
et videamus hoc verbum quod factum est