Il contatto personale con la Scrittura mediante la Lectio Divina

bibbia2Le divine Scritture sono, assieme alla sacra Tradizione, regola suprema per la Chiesa, “esse infatti, ispirate come sono da Dio e redatte una volta per sempre, comunicano immutabilmente la parola di Dio stesso e fanno risuonare nelle parole dei profeti e degli apostoli la voce dello Spirito Santo” (DV n. 21).
Per questo motivo, “è necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla sacra Scrittura [, …] mediante una lettura spirituale assidua e uno studio accurato, […] l’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo” (DV nn. 22, 25).
L’approccio del fedele ai sacri Testi può avvenire in diversi modi, tra i quali:
una lettura interpretativa, che coinvolge quindi un’esegesi, più orientata, per così dire, agli addetti ai lavori e che tuttavia non deve mai essere soggettivizzata (cf. 2Pt 1,20s);
una lettura più semplice, cosiddetta spirituale, la quale è “guidata unicamente dall’ispirazione personale soggettiva e destinata a nutrire tale ispirazione” (cf. Interp. Bib. Ch.).
A questa seconda tipologia appartiene il metodo patristico della lectio divina, la quale “è una lettura, individuale o comunitaria, di un passo più o meno lungo della Scrittura accolta come Parola di Dio e che si sviluppa sotto lo stimolo dello Spirito in meditazione, preghiera e contemplazione” (cf. Interp. Bib. Ch.).
È anzitutto necessario accostarsi correttamente alla lettura della Scrittura, essa cioè deve “essere accompagnata dalla preghiera, affinché si stabilisca il dialogo tra l’uomo e Dio; poiché quando preghiamo, parliamo con lui; lui ascoltiamo, quando leggiamo gli oracoli divini” (DV n. 25).
È, dunque, una lettura nella fede, in spirito di preghiera, credendo alla presenza attuale di Dio che parla nel Testo sacro, mentre il credente si sforza di essere egli stesso presente, in uno spirito di obbedienza, di completo abbandono alle promesse e alle esigenze divine.
La lectio divina ci rende familiari le cose di Dio e travasa in noi i pensieri e la mentalità di Dio.
Non è speculazione astratta e fredda, non è curiosità, non è studio fine a se stesso.
È ricerca seria, approfondita e perseverante della verità. È preghiera ed è tenerezza.
Questa lettura è detta divina non solo perché è lettura del libro di Dio, ma anche perché lettura fatta a cuore a cuore con Dio, gustando le cose di Dio, realizzando un contatto personale con Dio e esperimentando così la verità enunciata dal passo: "Gustate e vedete quanto è buono il Signore" (Sal 34, 9).
Inoltre, essa deve diventare personalizzazione.
Infatti, Dio non parla soltanto al popolo, ad una comunità, ad un’assemblea, Egli interpella anche personalmente me.
La mia coscienza, la mia responsabilità, le mie scelte, il mio cammino alla Sua presenza.
Quello che prima il Signore ha detto a tutti ora lo dice anche a me.
La Parola risponde ai miei problemi, illumina i miei passi, prospetta il mio ideale.
Anzi Dio stesso si manifesta a me anche attraverso al Sua Parola.
Egli è mio partner e sposo ela Parola sostiene e veicola questa unione mistica e reale.
Proprio per questo è utile leggere il testo più volte, anche ad alta voce, segnando su un foglio le parole e/o le azioni che più colpiscono, nonché consultare le note a margine o a piè di pagina offerte dalla Bibbia di riferimento, le quali possono indicare dei passi paralleli sullo stesso libro o su altri, oppure aiutare a scoprire le concordanze o le discordanze da quanto appena letto.
A questa lettura approfondita segue la meditazione (meditatio). Durante questo momento – che per altro non si distingue chiaramente dal primo, si passa infatti insensibilmente dalla lettura all'approfondimento – si riflette e si rimugina (ruminatio) il testo biblico affinché si possa prendere da esso quello che Dio vuole dire a me, a noi; inoltre, si medita sui valori perenni del testo.
Mentre nella lectio si assumono le coordinate storiche, geografiche, culturali della pericope scelta, qui nascono propriamente domande come: che cosa dice a me? quale messaggio in riferimento all'oggi viene proposto autorevolmente dal brano come parola del Dio vivente? come vengo provocato dai valori permanenti che stanno dietro alle azioni, alle parole, ai soggetti?
I momenti precedenti conducono dolcemente e senza soluzioni di continuità alla preghiera (oratio), potremmo definirlo anche momento dialogico. In realtà già i passi precedenti sono una forma di preghiera; si tratta di prenderne coscienza, ed è la risposta alla lettura, si entra in conversazione con Dio; la parola è venuta in noi ed ora torna a Dio sotto forma di preghiera. Ed è questa la vera preghiera cristiana, quella che sgorga dal cuore al tocco della divina parola.
L’ultima fase consiste nella contemplazione (contemplatio), anche questa inscindibile dai momenti precedenti; non è qualcosa a cui, però, arriviamo noi, con sforzi personali, è un dono dello Spirito Santo che germoglia sulla nostra lettura pregata. La contemplazione è adorazione, lode, silenzio davanti a colui che è l'oggetto ultimo della nostra preghiera, il Cristo Signore vincitore della morte, rivelatore del Padre, mediatore assoluto della salvezza, donatore della gioia del Vangelo; è sostanzialmente essere immersi in Dio.

Bibliografia
-    Bibbia di Gerusalemme, 1993, EDB 12a Ed.
-    Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), 1992, Libreria Editrice Vaticana
-    Compendio CCC, 2005, Libreria Editrice Vaticana
-    Costituzione Dogmatica Dei Verbum (DV), 1965, Concilio Vaticano II
-    L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, 1993, Pont. Comm. Biblica
-    Dispense, a cura del prof. A. Cappelli
-    Materiale reperito in internet

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