Il battesimo nello Spirito

spiritosantoIeri abbiamo ascoltato ciò che il Signore ci ha voluto svelare riguardo al dono dello Spirito Santo. Tante cose belle, nuove, importanti se non fondamentali affinché il nostro servizio in parrocchia non sia fine a se stesso, ma ispirato dallo Spirito ed effettuato nello Spirito. Tante cose importanti, ma voglio riagganciarmi a due di esse che reputo basilari: chi siamo e cosa siamo chiamati a fare. Nel mondo di oggi è ciò che facciamo che ci identifica, più di ciò che siamo realmente. Dovremo cercare di uscire da questo canone “del mondo”, se vogliamo avere sempre più consapevolezza della nostra identità. Quindi prima di sapere cosa siamo chiamati a fare, prima di preoccuparci di quale e in che modo ricoprire e svolgere un servizio in parrocchia penso che sia essenziale partire da questa domanda esistenziale: chi sono io?

Siamo tutti così convinti di avere la risposta in tasca a questa domanda? Chiediamocelo adesso: chi sono io? Se sono qui, ora, in questo ritiro parrocchiale, vuol dire che ho deciso di servire la parrocchia, che desidero fare qualcosa di buono per la mia parrocchia. Se sono qui per questo motivo e non ho deciso di prestare il mio servizio in qualche altro ambito cittadino e sociale vorrà forse dire che mi sento di vivere il mio servizio secondo l'ideale cristiano all'interno di una realtà, la parrocchia appunto, che è la rappresentazione della comunità cristiana, della chiesa cattolica nella quale ho deciso di vivere. Se ho deciso di essere cristiano vuol dire che ho un punto di riferimento che è l'inizio, la strada ed il fine della mia vita: Gesù Cristo. Questo vuol dire essere cristiani cioè sforzarsi di assomigliare sempre di più a lui. A questo punto il fine, il riferimento, lo abbiamo ben chiaro, ma ancora non so bene chi sono, o meglio so cosa voglio fare, come farlo e dove voglio arrivare, ma la domanda rimane in piedi: chi sono io? Perché non è mai superfluo, per nessun tipo di cammino, sapere da dove parto e con cosa parto. Se decido di intraprendere una scalata in montagna, in alta quota sono almeno tre le domande che sorgono spontaneamente: che percorso scegliere, se ne sono all'altezza e come devo attrezzarmi per intraprendere la scalata. Lasciamo per un attimo da parte queste domande per poi riprenderle in seguito. Ieri abbiamo terminato la catechesi chiedendo come dono allo Spirito Santo di rinnovarci e di rinnovare la nostra parrocchia. Ripartiamo oggi da qui, cioè dal capire cosa e come dobbiamo rinnovarci nello Spirito.


Rinnovarsi nello Spirito


"Rinnovamento nello Spirito" è un'espressione biblica che incontriamo, in forme equivalenti, due volte nel Nuovo Testamento. Il primo testo è tratto da Efesini 4, 23-24, e dice: "Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo". In questo passo, "spirito" è scritto giustamente con la lettere iniziale minuscola perché indica il "nostro" spirito, anzi la parte più intima di esso (lo spirito della nostra mente) quella che, di solito, la Scrittura chiama "il cuore". Qui la parola "spirito" ci indica il luogo in cui bisogna rinnovarsi per assomigliare a Cristo, l'uomo nuovo per eccellenza. "Rinnovarsi" significa sforzarsi di avere in sé gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù (cfr. Fil 2,5), lottare per il "cuore nuovo".

A questo punto la Bibbia ci ha detto cosa dobbiamo rinnovare ma non come. Non conosciamo ancora chi opera in noi questo "rinnovamento del cuore". Ci svela questo quesito il secondo testo biblico: "... ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo" (Tt 3,5). In questo testo "Spirito" è scritto con la lettera maiuscola perché non indica il "nostro" spirito, ma lo Spirito di Dio, lo Spirito Santo. Quindi, riepiloghiamo; la scrittura parla di un obbligo "dovete rinnovarvi", che ha come oggetto principale il nostro cuore e che ha come soggetto lo Spirito Santo "... nello Spirito Santo". L'autore principale di questo rinnovamento, non è l'uomo ma Dio, è Lui il protagonista: "Ecco io (non voi dice Dio) faccio nuove tutte le cose" (Ap 21,5); "il mio Spirito (e lui solo) può rinnovare la faccia della terra" (Sal 104,30).



La rivoluzione dello Spirito Santo


Sembra che abbiamo appena detto la cosa più scontata del mondo, invece si tratta di una vera e propria rivoluzione copernicana, di un ribaltamento, attraverso il quale devono passare persone, istituzioni, comunità e la Chiesa intera, nel suo aspetto umano, per fare l'esperienza di un vero rinnovamento spirituale.


Potere all'uomo, potere a Dio


Dal punto di vista religioso, noi pensiamo spesso alla stregua del "sistema tolemaico": alla base vi è il nostro sforzo, l'organizzazione, l'efficienza, la buona volontà. Dio viene "solo" a potenziare e coronare, con la sua grazia, il nostro sforzo. Per usare un esempio: il "Sole" gira e fa da vassallo alla terra; Dio è il satellite dell'uomo e non viceversa. "Bisogna (grida, a questo punto, la Parola di Dio) restituire il potere a Dio" Sal 68,35), perché "il potere appartiene a Dio" (Sal 62,12). Per troppo tempo, abbiamo usurpato a Dio questo suo potere, gestendolo come fosse nostro, come se spettasse a noi "reggere" il potere di Dio. Bisogna che siamo noi a girare intorno al "Sole": questa è la rivoluzione copernicana di cui parlavo. Questa è la rivoluzione che ognuno di noi dovrebbe permettere dentro di sé.


Guardare in alto


La verità è, che senza lo Spirito Santo, non possiamo fare assolutamente nulla, neppure proclamare che "Gesù è il Signore!" (1 Cor 12,3). Passiamo troppo tempo a guardare per "terra", a ragionare secondo la logica del "mondo", a ragionare secondo la nostra logica che non abbiamo nessuna intenzione di mettere in discussione. E' arrivato il tempo di "sollevare lo sguardo", di "guardare in alto", come ci esorta a proclamare il profeta Osea: "Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l'aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore che ha fatto cielo e terra" (Sal 121,1ss). Abbandoniamoci definitivamente, adesso, alla volontà del Padre su di noi; anzi al suo desiderio più profondo che Lui stesso ci svela nel libro del Levitico: "Io sono il Signore che vi vuole fare santi!" (Lv 20,8). Io sono il Signore che vuole rinnovarvi con il suo Spirito! Lasciatevi rinnovare dal mio Spirito!


Il battesimo, sacramento "legato"


Vi ricordate che abbiamo lasciato qualcosa in sospeso? Ora è arrivato il momento di affrontare le domande che ci siamo posti all'inizio. Vi ricordate quali erano? Avevamo utilizzato la metafora della scalata della montagna in alta quota e dovevamo rispondere a queste tre domande: che percorso scegliere, se ne eravamo all'altezza e come avremmo dovuto attrezzarci per intraprendere la scalata. In ogni scalata che si rispetti vi è sempre la presenza di una guida esperta che per noi è ... lo Spirito Santo. E' lui che ci indica il percorso e noi dobbiamo scegliere se fidarci o meno. Il percorso è scelto e ci è stato appena rivelato dal brano del Levitico; qual è? Quello della santità! Diventare santi è per persone temerarie, coraggiose, passionali, generose, consapevoli di non essere perfette, umili, disposte ad essere violente nei confronti di se stesse, non senza difetti e limiti, non senza paure, non senza incoerenze, non senza peccati ma sicuramente per persone che mirano alla perfezione e che ci mettono tanti chili di cuore nelle cose che fanno! Quando San Francesco tornò dalla Verna con le stigmate, i confratelli lo videro piangere: «Ti fanno male?», gli chiesero. «No!», rispose, «piango perché l'Amore non è amato». Gesù non è amato: per questo soffriva San Francesco, per questo il Papa è andato a Gerusalemme a pregare, a cercare il perdono dagli avversari di Cristo. Anche nella Chiesa oggi si ama poco Gesù: l'Amore non è amato. San Francesco in punto di morte fu interrogato dai suoi per conoscerne l'ultimo testamento; e lui, nonostante le sofferenze, disse: «Fino a oggi abbiamo fatto poco; cominciamo a darci da fare di più». Questa è la risposta dei santi e del nostro Papa, oggi. Aveva capito che non avevano fatto abbastanza e che appena si fosse rimesso dalla malattia, avrebbero cominciato a fare sul serio!!! Questo è il santo. Il santo è colui che sposta sempre un po' più avanti il proprio limite perché è pienamente convinto che: "Nulla è impossibile a Dio" e a chi crede in Lui. Il santo non è colui che non cade mai, ma è piuttosto colui che si rialza sempre! Il santo è colui che si è talmente tanto innamorato di Dio al punto da giocarsi la cosa più preziosa che ha: tutta la sua vita. Quindi, il percorso ci è stato presentato; ne saremo all'altezza? Saremo capaci di percorrerlo? La Parola di Dio ci viene ancora in aiuto, confortandoci con questo versetto: "Tutto posso in colui che mi dà forza" (Fil 4,13). A questo punto torna fuori un'altra domanda di cui abbiamo parlato all'inizio: chi sono io? Perché potrò dire se ne sarò capace solo dopo aver saputo quanto valgo, quali sono le mie qualità. Chi sa dire di se stesso: chi è e quanto vale? Ragioniamo ovviamente in termini spirituali e non carnali. C'è stato un evento straordinario nella nostra vita che ci definisce come niente e mai potrà farlo; qual è? Il battesimo! Cosa ho ricevuto nel battesimo? Cosa sono diventato grazie al battesimo? Che doni ho ricevuto nel battesimo? Ora la domanda sorge spontanea e alla quale però dobbiamo dare una risposta seria e vera con noi stessi: abbiamo "trafficato", utilizzato i doni che il Signore ci ha messo nelle mani il giorno del battesimo? Viviamo da battezzati? Siamo pienamente consapevoli di ciò che abbiamo ricevuto nel nostro spirito, di ciò che siamo diventati e delle nostre immense potenzialità in quanto "figli di Dio"? Oppure dobbiamo parlare di un "sacramento legato"? Noi siamo assolutamente all'altezza di intraprendere la scalata alla montagna della santità, il problema è che abbiamo tutta l'attrezzatura più sofisticata e all'avanguardia possibile ma, qui viene il tragico ... non sappiamo di averla, viviamo come se non ce l'avessimo e quindi rinunciamo a priori alla scalata senza sapere che è pienamente nelle nostre possibilità. La teologia cattolica conosce l'idea di sacramento valido e lecito, ma "legato": Un sacramento si dice "legato" se il suo frutto rimane vincolato, non usufruito, per mancanza di certe condizioni che ne impediscono l'efficacia. Vi sono casi in cui il sacramento, pur non essendo del tutto legato, non è però neppure del tutto sciolto, cioè libero di operare i suoi effetti. Nel caso del battesimo, che cos'è che fa sì che il frutto del sacramento resti legato? I sacramenti non sono riti magici che agiscono meccanicamente, all'insaputa dell'uomo, o prescindendo da ogni collaborazione. La loro efficacia è frutto di una sinergia o collaborazione, tra l'onnipotenza divina (la grazia dello Spirito Santo) e la libertà umana, perché come dice S. Agostino: "Chi ti ha creato senza il tuo concorso, non ti salva senza la tua collaborazione". Ancora meglio, il frutto del sacramento dipende tutto dalla grazia divina; solo che essa non agisce senza il consenso e l'apporto della creatura il quale è più una "conditio sine qua non" che non una con-causa. Dio si comporta come lo sposo che non impone il suo amore per forza, ma che attende il "sì" libero della sposa.


L'opera di Dio e l'opera dell'uomo nel battesimo


Capita l'importanza del sacramento del battesimo e quanto la nostra vita spirituale dipende da esso andiamo a svelarlo, cioè a capirci qualcosa di più. Nel sacramento del battesimo vi sono due protagonisti: il primo è rappresentato da tutto ciò che è opera della grazia divina e dalla volontà del Cristo, il secondo è rappresentato dalla libertà dell'uomo, dalle sue disposizioni. Il primo protagonista opera sempre, è immancabile nel sacramento, mentre il secondo dipende dalla volontà e dall'apporto dell'uomo. La parte che Dio compie sempre riguarda la remissione dei peccati, il dono delle virtù teologali (fede, speranza e carità) e il dono meraviglioso che fa all'uomo facendolo diventare figlio di Dio; tutto questo avviene grazie all'efficace azione dello Spirito Santo. Il battesimo è davvero un ricchissimo pacco-dono che abbiamo ricevuto al momento della nostra nascita in Dio. Ma è un pacco-dono ancora sigillato: siamo ricchi perché lo possediamo, ma non sappiamo ancora di possederlo e cosa possediamo; parafrasando una parola di Giovanni, potremmo dire: "Noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che siamo non è stato ancora rivelato" (1Gv 3,2). Ecco perché diciamo che, nella maggioranza dei cristiani, il battesimo è un sacramento "legato"!

Questa è la parte del primo protagonista, è la parte di Dio. Ma in cosa consiste la parte del secondo protagonista, dell'uomo? Consiste nella fede! "Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo" (Mc 16,16): accanto al battesimo c'è dunque la fede dell'uomo. "A quanti però l'hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome" (Gv 1,12).

Cerchiamo di sviluppare questo punto che poi è il "nostro punto", la nostra parte e non è una parte da comparsa, ma assolutamente da protagonisti. Noi tutti siamo abituati ad identificarci con il ruolo, il servizio, la mansione che svolgiamo. Non è forse vero? Vi voglio porre questa domanda: che strada intraprendiamo quando dobbiamo risolvere un problema legato al nostro servizio parrocchiale? (Attendere risposte). Vi è mai venuto in mente di proporre a chi condivide con voi quel servizio, di andare di fronte a Dio e mettersi in preghiera ed in ascolto della sua parola, del suo suggerimento? La cosa più importante per Dio, non è ciò che facciamo, il servizio che svolgiamo e come lo svolgiamo ma è il nostro rapporto con Lui, il nostro stare con Lui, alla sua presenza. La fede non è uno sforzo bensì la scelta di voler seguire Gesù, mettere i nostri sui suoi passi. La fede è godere nello stare con Lui; vivere e percepire la grazia della sua presenza davanti a noi, sperimentare l'intimità con il Signore. Questo ci dà il gusto della vita in Cristo: la grazia dell'esperienza personale di Dio. Siamo sempre lì; non è il nostro fare che ci identifica e ci guida, ma lo è piuttosto il nostro stare con Dio. E' stando con Lui che capiamo chi siamo, la nostra identità, l'essenza della nostra vita; ci sentiamo amati da Lui e capiamo la nostra chiamata, il motivo principale della nostra vita. Ecco perché Gesù spesso sentiva l'esigenza di passare tanto tempo, da solo, con il Padre. La sua chiamata principale non era quella di fare miracoli, evangelizzare, predicare la buona novella: queste erano tutte conseguenze della sua chiamata principale; era bensì vivere un rapporto di figliolanza e profonda intimità con il Padre: tutto il resto veniva di conseguenza. La stessa cosa vale, ovviamente, anche per noi. Non si parte dal servizio per arrivare a Dio, svolgendolo nel suo nome, si parte dalla nostra chiamata in Dio, dal nostro rapporto con Dio, dalla nostra intimità con Dio, per arrivare poi a capire: chi siamo, in che modo siamo chiamati a servirlo nella Chiesa e in seguito in che modo realizzare il servizio. Siamo in buona compagnia, perché anche i discepoli presero un grosso granchio al riguardo e non capirono, come noi, che il nostro successo non dipende dalle nostre opere o da quanto siamo bravi, bensì dal nostro rapporto con Dio, da come stiamo assecondando e cooperando con la grazia di Dio che è in noi. Ascoltiamo Luca al paragrafo "Ciò di cui devono gioire gli apostoli": "I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Lc 10, 17-20).

Questa è la nostra parte nel battesimo: vivere nella grazia, assecondare la grazia in noi e rimanere completamente abbandonati nelle mani di Dio e continuarlo ad esserlo in qualsiasi frangente della vita di ogni giorno. Sentiamo cosa dice Gesù nel vangelo di Matteo al paragrafo intitolato "i veri discepoli": "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande» (Mt 7,21-27).


Il battesimo nella chiesa primitiva


Ora possiamo ben capire perché, nei primi tempi della Chiesa, il battesimo fosse un evento così potente e ricco di grazia e perché non ci fosse bisogno di una nuova presa di consapevolezza riguardo a questo sacramento, di una nuova effusione dello Spirito. Lo spieghiamo. Il battesimo veniva amministrato ad adulti che si convertivano dal paganesimo e che, convenientemente istruiti, erano in grado di fare, in occasione del battesimo, un atto di fede e una scelta esistenziale libera e matura. Al battesimo si arrivava attraverso una vera e propria conversione. E' molto interessante e chiarificatore ascoltare la risposta che diede S. Basilio ad una persona che gli aveva chiesto di scrivere un trattato sul battesimo: "Non posso spiegare cosa significa il battesimo senza aver spiegato prima cosa significa essere discepoli di Gesù, poiché il comando del Signore dice: "Andate, dunque, e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato" (Mt 28, 19-20). Perché il battesimo operi in tutta la sua forza, bisogna che chi si accosta ad esso sia un discepolo, o sia intenzionato a diventarlo seriamente. La condizione favorevole che permetteva, alle origini della Chiesa, di operare con tanta potenza era che l'opera di Dio e l'opera dell'uomo si incontravano contemporaneamente in un sincronismo perfetto come quando il polo positivo e quello negativo si toccano e fanno sprigionare la luce. Ora questo sincronismo perfetto si è rotto perché l'ambiente in cui il bambino cresce, non è tale da aiutarlo a sbocciare nella fede: non lo è spesso la famiglia, la scuola e non lo è, meno che meno, la società e la cultura e siamo qui per non correre il rischio che in questa lista vi entri pure la parrocchia. La nostra condizione è venuta ad essere ancora peggiore di quella del Medio Evo. In questa situazione, raramente, o mai, il battezzato arriva a proclamare "in Spirito Santo": "Gesù è il Signore!" E finché non si arriva a questo punto, tutto nella vita cristiana è sfocato ed immaturo. Non avvengono più i miracoli; si ripete ciò che avvenne per i nazaretani: "Gesù non poté fare molti miracoli a causa della mancanza di fede" (Mt 13,58).




Dio si preoccupa


In questi ultimi anni la Chiesa, i vescovi, hanno cominciato a preoccuparsi del fatto che i sacramenti cristiani, in particolar modo il battesimo, vengono amministrati a persone che poi non ne faranno alcun uso nella vita e hanno prospettato la possibilità di non dare il battesimo quando mancano le garanzie minime che esso sia coltivato e valorizzato dal bambino. Il battesimo è una perla perché esso è il frutto del sangue di Cristo. Ma potremmo dire che Dio si sia preoccupato, ancora prima della Chiesa, di questa disfunzione ed abbia per questo suscitato, qua e là, movimenti tendenti a rinnovare negli adulti l'iniziazione cristiana come i Neocatecumenali e il Rinnovamento nello Spirito. Ecco che la Chiesa, tramite questi movimenti ispirati dallo Spirito Santo, doni del post Concilio Vaticano II, come affermava Giovanni Paolo II, scopre la possibilità e riconosce l'importanza di rivitalizzare tali sacramenti. Per quanto riguarda il sacramento del battesimo possiamo parlare dell'esperienza dell'effusione dello Spirito o Battesimo nello Spirito. Questa esperienza non è soltanto prerogativa di alcuni movimenti specifici, ma di tutta la Chiesa universale al punto che Giovanni Paolo II si auspicava una nuova "cultura della Pentecoste".


L'effusione dello Spirito o battesimo nello Spirito


Capita l'importanza e visto che la Chiesa, che è nostra madre, ci dà una nuova opportunità, una nuova chance, cerchiamo ora di capire in cosa consiste questo battesimo nello Spirito. Esso non è un sacramento, ma implica il rapporto a un sacramento, anzi a più sacramenti dell'iniziazione cristiana. L'effusione attualizza e, per così dire, rinnova l'iniziazione cristiana: battesimo, remissione dei peccati, eucaristia. Il rapporto fondamentale è, però, con il sacramento del battesimo. Si chiama anche "battesimo nello Spirito" perché si tratta di qualcosa che si fonda sul sacramento del battesimo. L'effusione o battesimo dello Spirito attualizza e ravviva il nostro battesimo. La sua efficacia nel riattivare il battesimo consiste in questo: che finalmente l'uomo reca la sua parte "opus operantis", cioè fa una scelta di fede, preparata nel pentimento, che permette all'opera di Dio di "liberarsi" e di sprigionare tutta la sua forza. Come se la mano tesa di Dio finalmente incontrasse quella dell'uomo e, nella stretta, facesse passare tutta la sua forza creatrice che è lo Spirito Santo; come se, per usare un'immagine tratta dal mondo fisico, la spina venisse inserita nella presa e si accendesse la luce. Il dono di Dio viene finalmente "slegato" e lo Spirito si espande come un profumo sulla vita cristiana. Nell'adulto, che ha già alle spalle una lunga vita cristiana, questa scelta di fede ha necessariamente il carattere di una conversione; potremmo descrivere l'effusione dello Spirito, per quanto riguarda la parte dell'uomo, sia come un rinnovamento del battesimo, che come una seconda conversione.





Effusione e confermazione


Vi è pure un legame tra l'effusione e il sacramento della confermazione, perché oltre che un rinnovamento della grazia del battesimo, essa è anche una "conferma" del proprio battesimo. L'effusione è una confermazione personale e spontanea, in cui lo Spirito agisce non in forza del sacramento, ma in forza della libera iniziativa dello Spirito e della disponibilità del soggetto.


Altre modalità di effusione dello Spirito


L'effusione dello Spirito non è l'unica possibilità, all'interno della Chiesa, con la quale far rivivere i sacramenti dell'iniziazione cristiana. Viviamo la stessa esperienza, ovviamente sempre se vissuta in un clima di fede personale e spontanea, nella veglia pasquale al momento del rinnovamento delle promesse battesimali, durante gli esercizi spirituali, nella professione religiosa, chiamata un "secondo battesimo".


L'effusione è per tutti


Abbiamo appena detto che l'effusione dello Spirito non è l'unica occasione di rinnovamento della grazia battesimale. Essa però occupa un posto tutto particolare per il fatto di essere aperta a tutto il popolo di Dio, piccoli e grandi, e non soltanto ad alcuni privilegiati che fanno gli esercizi spirituali ignaziani o emettono la professione religiosa. Come si spiega la forza e la necessità di vivere l'effusione o battesimo dello Spirito? La spiegazione di questa forza è nella volontà di Dio: perché è piaciuto a Dio oggi rinnovare la Chiesa con questo mezzo e basta!


Fonti bibliche dell'effusione


Per capire qualcosa del battesimo nello Spirito andiamo ad ascoltare cosa dice Giovanni: "Giovanni rese testimonianza dicendo: Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui: Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo" (Gv 1,32-33).


Gesù battezza in Spirito Santo


Che significa dire che Gesù è colui che battezza in Spirito Santo? Vuol dire che in tutta la sua opera Gesù è colui che battezza in Spirito Santo. Gesù "battezza in Spirito Santo" nel senso che "dà lo Spirito senza misura" (Gv 3,34), che "effonde" il suo Spirito: "Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che gli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire" (At 2,33) su tutta l'umanità redenta. Ma l'espressione "battesimo nello Spirito" ha il suo più chiaro fondamento nell'avvenimento straordinario della Pentecoste; "Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni" (At 1,5). Quindi, possiamo affermare che l'espressione "battezzare in Spirito Santo" definisce perciò l'opera essenziale di Cristo che già nelle profezie messianiche dell'A.T. appare orientata a rigenerare l'umanità mediante una grande effusione di Spirito Santo: "Dopo questo, io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo" (Gl 3,1). Possiamo quindi concludere che Gesù risorto non battezza in Spirito Santo solo nel sacramento del battesimo, ma, in modo diverso, anche in altri momenti: nell'eucaristia, nell'ascolto della Parola e, in genere, in tutti i "mezzi della grazia". Il battesimo nello Spirito è uno di questi modi in cui Gesù risorto continua la sua opera essenziale di "battezzare nello Spirito". Anche se è giusto spiegare il battesimo nello Spirito in riferimento al battesimo, è altrettanto vero che esso fa rivivere anche la prima comunione, la cresima, l'ordinazione sacerdotale o episcopale, la professione religiosa, il matrimonio. In sintesi tutte le grazie e i carismi ricevuti nella nostra vita vengono rivitalizzati e rinnovati. Se vogliamo usare un'immagine, permettiamo allo Spirito Santo di levarvi la polvere che vi si è posata sopra e che non permetteva a queste grazie, a questi doni, a questi sacramenti di splendere in tutta la loro bellezza e lucentezza. E' davvero la grazia di una nuova Pentecoste.


Effusione: evento spirituale


La definizione che più si avvicina alla realtà è che l'effusione è un evento spirituale. Un evento nel senso che qualcosa avviene, che lascia il segno, che crea una novità in una vita; ma un evento spirituale: spirituale perché avviene nello spirito, cioè nell'interiorità dell'uomo e gli altri possono benissimo non accorgersi di nulla; spirituale, soprattutto perché esso è opera dello Spirito Santo.


Vorrei concludere questo insegnamento con un bel testo dell'apostolo Paolo che parla proprio della riviviscenza del dono di Dio: Ascoltiamolo come un invito rivolto a ciascuno di noi: "Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l'imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza" (2 Tm 1,6-7).


Amen! Alleluja!

Catechesi by Alberto Ridolfi