FATE CONOSCERE LO SPIRITO SANTO!

holy_spiritDomenica 6 aprile 2003

2° incontro del ministero dell'animazione della preghiera                                                  


"FATE CONOSCERE LO SPIRITO SANTO!"



Indice tematico:

Premessa

Chi è lo Spirito Santo nella storia della salvezza e chi è la Trinità

Qual è la vera sostanza della venuta di Gesù

Amati con viscere di misericordia

Cosa opera lo Spirito Santo nella storia della salvezza

Questa è la vita nella grazia! Questa è la vita nello Spirito Santo!

Come opera lo Spirito Santo nella storia della salvezza

Bisogni di affettività e identità

Cosa fa lo Spirito Santo Ti fa amare la chiesa come la ama Gesù!

Quando e come lo Spirito Santo si rivela nella storia dell'umanità

 



 

Premessa

Quello che ora annunciamo è un input.

Sono argomenti che riguardano tutto il cammino della vita cristiana.

Non riguardano il cammino iniziale di evangelizzazione.

Riguardano un cammino di post-evangelizzazione.

È per coloro che hanno già avuto un incontro personale con Dio grazie allo Spirito Santo e che desiderano camminare nella verità dell'incontro con Dio.

Ci sono diverse categorie che riprendono la distinzione logica e non semantica (di significato) tra immagine e somiglianza (per l'uomo della Bibbia infatti dire somiglianza o dire immagine vuol dire ripetere e rafforzare lo stesso concetto).

In sostanza secondo la "Scolastica" la distinzione indica che abbiamo una identità ontologica comune con la natura divina (immagine), ma abbiamo anche la stessa capacità operativa (somiglianza), che per noi si dispiega nel tempo mentre per Dio lo è nell'eternità.



La teologia medievale ha elaborato che l'immagine appartiene all'uomo e non può essere distrutta. Nemmeno i nostri peccati più efferati, la nostra infedeltà più assurda può cancellare l'immagine.

La somiglianza è l'adeguamento storico che l'uomo ha a questa immagine: dipende dal suo sforzo, dalla sua libera collaborazione, dall'impegno che vi mette con i sacramenti, con la grazia, con l'ascolto e con l'azione dello Spirito Santo nella propria vita.



Ecco perché esiste l'inferno... l'inferno è la creatura che ha l'immagine, cioè fa parte della natura di Dio, ma ha scelto nella somiglianza di non adeguarsi a questa immagine. Questo è il dolore dell'inferno. L'inferno non è una situazione in cui Dio ci mette ma che noi scegliamo (contro le accuse stupide e ariane dei testimoni di Geova che affermano che "è impossibile che Dio ti mandi all'inferno"), Dio non ti manda all'inferno sei tu che decidi di andarci.

Il dolore infinito è che tu con il tuo peccato, con la tua scelta di non adeguarti all'immagine, scegli di stare lontano da ciò che sei in merito all'"uguaglianza" con la natura divina.



Chi è lo Spirito Santo nella storia della salvezza e chi è la Trinità?

Lo Spirito Santo è per natura stessa, e lo si desume dalla sua presentazione storica nella Bibbia, la parte di Dio che desidera stare nascosta, è la parte di Dio discreta.

E' un po' come Maria nella storia della salvezza per cui non assume una dimensione eclatante, trionfalistica, esplosiva, eccetto rari casi necessari storicamente: la prima discesa dello Spirito Santo, alcuni episodi paradigmatici nella storia della chiesa come corpo mistico e nella storia della chiesa nella vita dei santi, sia quelli manifesti che nascosti.

In genere lo Spirito Santo tende a stare discreto perché vuole portare alla luce i veri protagonisti della storia della salvezza: in primis Gesù Cristo che è la Via, la Verità e la Vita, il primogenito del Padre; immediatamente dopo la persona del Padre, da cui ogni paternità in Cielo ed in terra; in ultimo l'uomo in quanto somiglianza e quindi risposta a Dio.




Qual è la vera sostanza della venuta di Gesù?

La sostanza del Vangelo non è che Gesù sia venuto per la nostra salvezza, quello è qualcosa che accade perché c'è stato il peccato, il peccato originale e tutto ciò che deriva dal peccato originale: Gesù è venuto per la nostra salvezza? Sì!

Questo fatto è la sostanza del vangelo? No!

Gesù si sarebbe comunque incarnato, in tempi diversi rispetto alla pienezza dei tempi che è avvenuta circa duemila anni fa, indipendentemente dal fatto che l'uomo avesse o non avesse peccato. Gesù, il Verbo, si sarebbe incarnato nel seno di una vergine, Maria di Nazareth, anche se non sappiamo come e quando sarebbe avvenuto, per manifestare il Padre, perché soltanto il Figlio rivela il Padre.

San Giovanni nel vangelo è molto chiaro, soltanto il Verbo fatto carne rivela il Padre, quindi né Adamo né Eva avevano l'immagine piena della paternità di Dio; avevano comunque una immagine di Dio chiara, netta e distinta, come diceva chiaramente Sant'Ireneo, ma erano bambini, non avevano ancora la rivelazione piena della paternità di Dio che avviene soltanto in Gesù Cristo!

Ecco perché lo Spirito Santo vuole stare nascosto, perché desidera fondamentalmente rivelare la figliolanza divina "attraverso", "per" ed "in" Gesù Cristo.

Ed è per questo che Gesù sostanzialmente è stato ucciso, perché non è stato riconosciuto come Figlio di Dio e quindi non è stata riconosciuta in qualche maniera anche la nostra natura filiale con Dio.

Per l'Ebreo era difficilissimo, come difficile lo è paradossalmente per i mussulmani, concepire una immagine di presenza amorosa e vicinanza con Dio tale che Lui non è soltanto l'Assoluto, l'Onnipotente, colui che tutto può, colui che tutto crea, ma è anche ... il Padre.

Come è difficile per l'Islam (questo purtroppo è il suo limite), così lo è per gli Ebrei, per questo Gesù è stato ucciso.

Non solo Gesù rivela il Padre ma addirittura lo rivela con una modalità che allora era considerata una bestemmia; non lo chiama soltanto Padre, come altre volte nella Bibbia è stato chiamato in qualche maniera in previsione dell'incarnazione, ma lo chiama addirittura Abbà, che dall'ebraico non si può tradurre con una parola della lingua italiana, lo si può spiegare come l'atteggiamento affettivo, dialogico, filiale, di un gesto più che di un parola:

cioè l'abbandono che il bambino ha nelle mani e nelle braccia del Padre.

Infatti potremmo tradurlo con un gesto affettuoso: i figli abbracciati al proprio papà che gli dicono "caro papà mio, caro papino, caro babbino, caro babbbone". E' un modo che rivela tutta una esistenza di intimità, di abbandono. Questa era ancora una bestemmia più grande per la mentalità dell'Ebreo.

L'opera fondamentale dello Spirito Santo è proprio questa: fare in modo che il credente, pian piano, passi, appunto, da credente a figlio, diventi figlio, diventi totalmente figlio. Ma non figlio di un padre padrone, ma figlio dell'Abbà cioè del Padre teneramente amato e del Padre che teneramente e profondamente e visceralmente, con viscere di misericordia, lo ama!



Amati con viscere di misericordia

Questo nei salmi era già presente ed anche più tardi negli scritti sapienzali e con i profeti successivamente ancora, in cui Dio è colui che è carico di viscere di misericordia, in ebraico si pronuncia così "kilè olàm hasdò", per noi "eterna è la sua misericordia", cioè "eterno è il suo Amore viscerale per noi".

E' talmente vera l'esperienza del popolo riguardo a questo amore viscerale, che lo celebrava anche nella liturgia. Infatti il salmo che dice "eterna è la sua misericordia con noi" ripete costantemente questa frase come un ritornello dialogico. Ecco perché la liturgia non è mai l'espressione solamente di qualcuno, di una casta, o l'espressione di un coro, ma un'espressione dialogica, cioè l'espressione potremmo dire del salmo responsoriale in cui c'è colui che proclama, che può essere un coro o comunque la funzione ministeriale del presbitero, del diacono, dei ministranti e il popolo che riconosce questo Amore e lo ripete come un ritornello. Questo è molto importante anche nella concezione che ha lo Spirito Santo della liturgia, che non è soltanto mistero come si dava il privilegio espressivo prima del concilio, in cui gli altari erano addirittura girati per cui il celebrante stava di spalle per esprimere il mistero della consacrazione e dell'incarnazione che avveniva nuovamente con la transustanziazione delle specie (diventano vera ed attuale presenza del Cristo Glorificato: il pane e il vino diventano il corpo e il sangue di Cristo) ma diventa dialogo "tra pari". Ora è ovvio che Dio non è pari a noi ma è l'Amore di Dio che rende noi pari a Lui, così come era ed è l'Amore di Gesù che rendeva e rende tuttora amici i suoi che gli stavano e stanno vicini! Perché in realtà il rapporto di amicizia con Gesù non era possibile evidentemente, c'era uno scarto infinito, ma è Gesù che chiama "amici" e chiamando "amici" rende i suoi vicini, profondamente intimi, addirittura anche i suoi nemici, compreso Giuda!

E' l'Amore di Dio che ci abilita a questo! Ad un rapporto paritario, in un certo qual modo, con Lui.

Cosa vuol dire viscerale?

Viscerale s'intende un legame quasi simbiotico, che c'è (anche se non in questo caso perché perfettamente sano ed equilibrato) tra una mamma e il proprio figlio. E' un legame che la natura umana maschile difficilmente riesce ad inquadrare in quanto è fondamentalmente legato all'ontologia, all'essere della donna che porta nel suo seno il bambino.

Allo stesso modo e molto di più, perché è un discorso che noi facciamo per analogia nello Spirito Santo, è Dio che ci ama in maniera viscerale come se fossimo una cosa sua. Tantissimi sono i riferimenti che ci dicono questo: le viscere di amore e di misericordia, l'amore sponsale che Dio ha per il suo popolo, il dramma del profeta Osea a cui bisogna rimandare tutte le volte che Dio dice che noi siamo come la pupilla dei suoi occhi. Questo vuol dire che noi facciamo profondamente parte della famiglia della natura di Dio.



Cosa opera lo Spirito Santo nella storia della salvezza?

E' opera dello Spirito Santo portare il credente alla coscienza non psicologica o mentale ma esistenziale, del cuore inteso in senso biblico, che è l'esperienza della paternità profonda di Dio, di una intimità fortissima che già è, e che attende di rivelarsi nella storia attraverso la somiglianza, la risposta responsabile della creatura che capisce, riconosce questo Amore e vive e cerca di vivere in questo Amore.



Questa è la vita nella grazia! Questa è la vita nello Spirito Santo!

Quindi i comandamenti e tutte le indicazioni, diciamo parenetiche anche delle lettere pastorali di San Paolo (cioè quelle di carattere morale), hanno funzione soltanto alla luce di questo che stiamo dicendo. La vita cristiana non è un "fare alcune cose e non farne delle altre", è sostanzialmente fare esperienza di questo Amore viscerale e profondo, potremmo dire dell'ontologia naturale di Dio che esiste già nel nostro cuore e che attende di essere rivelato e portato alla luce ed esplicato nella storia. Questa è la somiglianza.



Come opera lo Spirito Santo nella storia della salvezza?

Altra premessa che bisogna fare è questa: tutte le categorie che noi utiliziamo sono categorie povere perché esprimono un qualcosa che è ben aldilà dei concetti e che è un dono nella grazia, perché abbiamo comunque bisogno di immagini, di cose semplici. Proviamo ad immaginare che la nostra persona sia fatta ad immagine e somiglianza di Dio e che questa immagine e somiglianza si esprima attraverso due bisogni fondamentali: non soltanto della vita storica, espressiva, quotidiana, della vita psichica, ma della vita ancora più profonda che è la vita intra-psichica, che è la vita spirituale. Noi sappiamo che nella nostra persona sono presenti due livelli molto importanti: quello psichico e quello spirituale. Non siamo però divisi, questi due livelli non possiamo tenerli distinti, separarli con un coltello: "fino a qui c'è il livello psichico e da qui parte quello spirituale". Noi siamo una persona e quindi una "unità".

La nostra vita psichica si esprime attraverso una corporeità perché se io non avessi corporeità voi adesso non sentireste nulla. Una persona si esprime attraverso i gesti, attraverso uno sguardo o gli atteggiamenti e a volte parla anche senza utilizzare le parole.

Tra i bisogni che noi abbiamo nella nostra vita oltre a quelli prettamente fisiologici (mangiare, bere, dormire), esistono due bisogni di natura strettamente psichica e spirituale che sono molto importanti e forse più importanti di quelli di natura fisiologica: sono il bisogno di AFFETTIVITA' e di IDENTITA'.

Questi bisogni ci caratterizzano come esseri umani ed esseri relazionabili, perché la relazione avviene tra più identità ed in genere è sempre una relazione affettiva, (infatti un bambino può anche essere nutrito, ma se non viene amato, sotto esperimenti ormai provati ed assodati, il bambino muore, non basta il nutrimento fisico, ma ha bisogno del nutrimento che è l'amore, l'amore dei genitori e l'amore delle figure genitoriali, se i genitori sono assenti cioè delle figure di riferimento che lo fanno sentire amato).

Per noi sono essenziali la dimensione affettiva e la dimensione dell'identità, addirittura si potrebbe dire che l'unica dimensione essenziale è quella affettiva essendo quella dell'identità quasi una "derivata" dalla prima.

Questo è vero perché siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio e "Dio è Amore" come ci dice anche San Giovanni nella 1a lettera, poi, come ci dice anche la Sacra Scrittura, Dio è Padre, è Figlio, è Spirito Santo, sono tre persone, tre autonomie, distinte, ma si vogliono così tanto bene che sono una cosa sola!

Vediamo quanto è importante l'aspetto dell'identità anche nella Trinità, quanto è importante che le persone siano "diverse", perché anche Dio non può stare solo ... in un certo senso, Dio fa famiglia dentro di sé.

Il fatto che noi siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio significa che siamo fatti ad immagine e somiglianza della Sua dimensione affettiva e del Suo modo di essere identità.

Ecco perché Dio crea non un uomo, ma l'umanità, crea la prima coppia.

Noi siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio che è perfetta affettività e perfetta identità.



Bisogni di affettività e identità.

In Dio questi bisogni di affettività ed identità sono equilibrati e perfetti nell'eternità perché Dio è Amore, Amore perfetto che ama perfettamente e viene amato perfettamente! E' identità perfetta, perché il Padre è il Padre, il Figlio è il Figlio e lo Spirito Santo è lo Spirito Santo! Ognuno ha la sua identità ma nessuno reclama questo ruolo con gelosia: ognuno vive questo ruolo nell'amore, anzi l'amore che c'è tra il Padre e il Figlio è talmente forte nell'eternità che è una persona egli stesso e non potrebbe essere altrimenti: è lo Spirito Santo! Ecco perché lo Spirito Santo ha un ruolo discreto e nascosto: è l'Amore che rivela l'Amore. Noi abbiamo questi bisogni fondamentali di affettività e di identità, rappresentati nel disegno da una palla che sta a galla nell'acqua e noi siamo quella sfera (vd catechesi Abba).

Siamo a galla fra due situazioni esistenziali: quella cosciente (sopra la superficie dell'acqua) e quella non cosciente (sotto la superficie dell'acqua).

Di solito quella non cosciente chiamata anche inconscio è molto più grande della situazione visibile, immediata, che è il nostro conscio, la nostra razionalità, il nostro razionale strutturato dall'evidenza.

Il nostro inconscio nasconde tanti aspetti: l'aspetto strutturale con cui siamo nati, l'aspetto esperienziale su cui siamo cresciuti (la nostra storia, le nostre esperienze passate, quelle con i nostri genitori, l'esperienza nel seno di nostra madre, l'esperienza culturale e sociale nella quale siamo cresciuti).

In realtà è una sfera molto più ampia, molto più nascosta.

Dalla parte inconscia nasce questa spinta forte di affettività e di identità.

Sin da bambini si struttura una "forza" di controllo di queste energie; la fase di controllo di questi due grandi bisogni, si chiama "Super io".

Questi non è altro che quel mondo fatto di regole ed "introiettato", quel qualcosa sopra l'inconscio e la coscienza, che aiuta il bambino a muoversi nel mondo.

Il Super io è molto importante, le regole sono molto importanti perché altrimenti uno rischia di distruggersi (es. della presa elettrica e della curiosità dei bimbi).

Il problema è che nel mondo le regole, se dietro non c'è amore, e talvolta non c'è, sono difficili da sopportare.

Quando si sopportano? Si sopportano se uno ha imparato e ha fatto esperienza, prima che delle regole, dell'amore; se i genitori oltre alle regole hanno fatto percepire tanto, tanto amore e se le regole sono state date per "proteggere" il bambino.

Inoltre, quando manca la dimensione di amore nel bambino, questo difficilmente da grande riuscirà ad avere una sana esperienza di Dio, perché difficilmente riuscirà ad incontrare Dio Padre se nella sua famiglia c'è stata una confusione di ruoli.

Questo crea conflitti di identità e purtroppo difficilmente avrà una sana esperienza di Dio oltre che una non corretta acquisizione della propria identità pisco-sessuale.

Questa ferita che noi ci portiamo dietro, di percepire Dio in maniera sbagliata è causata dal peccato originale, dentro di noi c'è un aspetto che percepisce Dio come un nemico, come uno che ti vuole fregare.

Quando il Super io ha un eccessivo controllo, senza amore, non ci fa assumere bene questi due bisogni.

Se pensiamo a noi come a questa sfera, per il famoso principio di Archimede, noi riceviamo una spinta dall'alto e una spinta uguale e contraria dal basso. (es. del gioco con la palla al mare).

Abbiamo su questi due bisogni due spinte: una dal Super io e una dal basso dall'inconscio, che possono essere di diverso tipo (sessuale genitale nel bambino, nell'adulto guardando una bella ragazza, l'istinto sessuale non è un peccato, dipende poi come si reagisce di fronte a questo bisogno).

Quando non c'è un controllo giusto di questi bisogni, ma un controllo eccessivo, questa palla è spinta verso il basso.

Dicevamo che se la palla viene spinta sotto l'acqua acquista una forza enorme dal basso verso l'alto (principio di Archimede), poiché però la forza non è uniforme, la palla tende a scappare di lato.

La stessa cosa succede più o meno nella nostra vita psichica e spirituale: se questi bisogni non vengono assunti bene, ne vengono fuori altri: depressione, ira, masturbazione, vita disordinata nei bisogni fisiologici, crisi di pianto, perfezionismo, masochismo, sadismo, criticismo, dominio, somatizzazione.

Perché esiste una spinta dall'alto verso il basso? Il bambino è un immenso bisogno di amore e di identità che si esprime come? Nella ricerca-desiderio di essere amato e di capire chi è, di capire se stesso. Questo è un processo che nasce dal seno materno e si esprime crescendo fino all'età adulta attraverso la coscienza di sé e il taglio di sé da altro che non è se stessi, quello che si chiama appunto desatellizzazione.

Il bambino nel momento del parto, quando viene alla luce, compie il primo taglio grosso, enorme, traumatico, necessario, di desatellizzazione: non sta più in una situazione simbiotica nel seno della madre, esce fuori alla vita, e questo è indispensabile perché la creatura sia se stessa e nel tempo diventi adulta. E' la prima volta che prende coscienza di sé come qualcosa di distinto dalla madre. Questo processo avviene pian piano,anche attraverso le attività di nutrimento e di affetto essenziali mediante il seno della madre. All'inizio il bambino ha la percezione che sia tutt'uno con il seno materno, poi pian piano si distacca da questo e prende coscienza delle proprie manine, dei propri piedini, del proprio mondo che lo circonda e vede la mamma come qualcos'altro che è vicino ma distante da sé.

Questo bisogno di identità continua perché il bambino è sempre pieno di curiosità, perciò è necessario porre delle regole: il bambino potrebbe, per esempio mettere le sue dita nella presa elettrica non sapendo di farsi del male. Per lui è un bisogno di capire, di curiosare, è il bisogno primario che ha di auto distinguersi dalla realtà e di capirsi. Le regole sono importanti perché permettono al bambino di non distruggersi. E' fondamentale che ci sia una coscienza al di fuori di lui che l'aiuti con delle regole a fare delle cose che non gli facciano del male ma servano per conoscersi. Per lo stesso motivo servono i giochi, andando avanti nell'età superiore ai due e tre anni, occorre l'esperienza con altri bambini, con altre persone che lo aiutino a capire che esistono altri da sé. Questo è il principio di identità. Man mano crescendo (non cresce mai in situazioni di mammismo o di vitellonaggio) porta all'età adulta cioè alla coscienza di sé distanti da.

Perché è importante il bisogno di identità? Perché soltanto quando una persona ha maturato veramente il bisogno di identità, è capace di donarsi. Perché soltanto nella coscienza di ciò che io sono posso decidere responsabilmente di essere un dono! "IO" un dono, se non c'è l'IO di identità non c'è il dono ma c'è la simbiosi. Ora purtroppo questo non avviene così automaticamente e in modo così netto nel tempo tanto è vero che noi ci portiamo tante ferite e tanti rapporti simbiotici (nelle amicizie, con il partner, nei gruppi di crescita cristiana), per cui le nostre relazioni non sempre sono nella coscienza di "IO dono per gli altri", ma "gli altri funzionali a me" per cui esiste una simbiosi, non esiste amore!

Si maschera così bene questa simbiosi che sembra amore, ma non è amore, è semplicemente il nostro bisogno immaturo di identità che appunto non è maturato. Poiché non è maturo questo bisogno, non matura neanche la capacità di amare, di essere io dono per gli altri!

Soltanto colui che veramente si possiede, si dona.

Il nostro cammino di conversione è un cammino di conversione nell'amore e nella capacità di donarci e quindi nella capacità di essere io distinto dagli altri, capace di donarmi nello Spirito Santo agli altri e nella modalità con cui lo fa Dio cioè ...gratis!

Questo è un cammino che dura tutta la vita! E che non finisce ad un certo punto, ce lo insegna la vita dei Santi. La conversione è perenne in questo, lo stesso San Francesco, qualche tempo prima di morire, ha dovuto compiere un ulteriore salto di riconoscenza di identità, di desatellizzazione capendo che i frati, che erano stati da lui generati nel vangelo, nell'osservanza del vangelo, non erano cosa sua, ma erano cosa di Dio. E quando lui vide che alcune cose non andavano secondo il suo progetto, nell'ambito dell'ordine appena creato dopo la regola del 1223, e che l'ordine stesso andava a scatafascio per tante cose o comunque si distanziava dal carisma originario,si rivolse a Dio, che gli rispose : "tu fai quello che ti è chiesto, l'ordine non appartiene a te, ma appartiene a me!". Francesco prima di morire ha fatto, ancora una volta, una esperienza di conversione, di crescita, di identità: ha capito che lui era distinto e non unito simbioticamente alla sua creatura, ma la sua creatura era qualcosa di altro da lui: proprietà di Dio! Non si smette mai, come Francesco prima di morire nell'apice della santità, di convertirsi, e di essere sempre più desatellizzati, sempre più autonomi. Tutto quello che stiamo dicendo, tutta questa opera di conversione avviene fondamentalmente attraverso lo Spirito Santo il quale opera in forma misteriosa, in forma storica e in forma concreta.

In una forma misteriosa attraverso la grazia (che non è una forma quantificabile), in una forma storica attraverso le esperienze e in una forma concreta attraverso i mezzi che Dio ha voluto ancora presenti e sussistenti, perfettamente forti nello Spirito Santo che sono: la Parola, la comunità, i sacramenti, la direzione spirituale e comunitaria, e tutta l'esperienza che ci viene dall'esercizio di queste appena elencate e tutta l'esperienza data dalla comunità e in sommo grado dai pastori, quindi dal servo dei servi, dei servi di Dio che è il Papa, dal Vescovo e da coloro che il Vescovo e la chiesa manda come preposti alla nostra guida comunitaria, anche nell'aspetto personale rappresentato dai fratelli e dalle sorelle nella fede che svolgono un ministero di direzione spirituale (la direzione spirituale, anche se è legata strettamente alla confessione, non sempre necessita di questo, anche una sorella che ha l'abilitazione dal Vescovo, dalla comunità, o per esperienza come una suora o una sorella laica che è più avanti nel cammino di fede può esercitarla, è ovvio che non potrà confessare).

Noi abbiamo delle ferite interiori a causa del peccato originale e che quindi fanno parte della nostra storia di viventi. Sappiamo che il peccato originale nasce con Adamo ed Eva (coppia primigenia), i quali hanno scelto liberamente, in una forma di equilibrio che a noi è nascosta ma estremamente somma, di non fidarsi di Dio, ma di cadere nelle paure e nei fantasmi e quindi sostanzialmente nella superbia istigata da Satana. Ora, in seguito a queste ferite, gli aspetti direttivi cioè di controspinta dall'alto verso il basso dei nostri bisogni di affettività e di identità non sempre sono nell'amore ma sono prettamente regole e basta! Ovviamente qui ragioniamo per chiaroscuri perché nella realtà non è mai così. Più che avere la figura del Padre abbiamo una figura direttiva che spinge al formarsi di regole dentro di noi, che introiettiamo e che fanno parte di noi stessi: il super-io. Queste regole ci aiutano a non fare danni nel comportamento sociale (es. una regola imparata da piccoli su indicazione della mamma o del babbo, ci accompagnerà tutta la vita come una regola giusta). Non sempre queste regole (date dai genitori, dalla società o anche dalle figure significative, dagli insegnanti, da coloro che hanno una proprietà direttiva) sono accompagnate dall'amore, perché le persone che svolgono questa funzione di indicazione di contenimento dei bisogni di affettività e di identità, non sempre sono persone completamente equilibrate, perciò ci danno delle indicazioni e delle regole che non sono sempre colmate e sostenute e non hanno sempre l'afflato dell'amore ma hanno a volte l'afflato della regola per la regola. Come l'esempio che ci viene dal personaggio della sig.ra Rottermeier nel cartone animato di Heidi "... tu non dovere fare questo!" Quando queste indicazioni, così direttive, nella nostra vita sono forti, si riflettono poi anche nell'ambiente di lavoro, quando diventiamo adulti, o in figure quasi "oggettive" come il governo, i politici; allora abbiamo una reazione perché non percepiamo davanti alla regola, soprattutto se non c'è ovviamente, la dimensione dell'amore ma soltanto la dimensione della repressione!

Quindi noi spesso siamo schiavi nella nostra vita di convenzioni direttive che non ci fanno assumere responsabilmente i bisogni di identità e di amore. Ora se la spinta dall'alto verso il basso dei bisogni direttivi è talmente forte che non è equilibrata nell'amore, determina il fuoriuscire di questi istinti, come l'affettività e l'identità, lateralmente con delle forme di compensazione che spesso portano a quello che chiamiamo strutture di peccato. Una compensazione può essere: la masturbazione, una vita disordinata, una forma di accidia, di voglia di non voler vivere, di non reagire alla vita, agli stimoli anche belli che la vita ha, potrebbe essere anche una lussuria che non riguarda soltanto l'aspetto dei sensi legati alla genitalità ma anche il cibo, una lussuria riguardante il potere, il comperare le cose, il voler possedere sempre l'ultimo cellulare, la macchina, cioè essere schiavi di una serie di convenzioni. Questo nasce dal nostro bisogno di identità, di amore che viene disordinato da una spinta irregolare, una spinta data dalla struttura esterna che nel tempo abbiamo introiettato dentro di noi, nata dalle regole ma senza amore. Queste a sua volta alimentano non soltanto dimensioni di peccato ma anche dimensioni di ferite psicologiche; potremmo dire anche, parallelamente all'accidia, un aspetto che non è legato al peccato, non sempre almeno, ma è legato alla ferita psichica (depressione), può essere l'anoressia che è tipica soprattutto della donna; ancora vi può essere la violenza fisica o verbale tipica più che altro dell'uomo, la violenza della donna è tipica sotto la sfera affettiva. Non ci sono soltanto dimensioni di peccato ma anche dimensioni psichiche che vengono ferite da questa non percezione corretta delle regole. Queste a loro volta, nel momento stesso in cui ci accorgiamo che abbiamo infranto la regola, non fanno che rafforzare la regola stessa cioè il super-io, nasce così il senso di colpa.



Praticamente una cattiva direttività, una cattiva regola non fa altro che aumentare il senso di colpa, non la coscienza di colpa che è un'altra cosa, che è un dono dello Spirito, come vedremo.

Quindi a sua volta instaura un ciclo di morte, un nucleo di morte che non si spezza mai nella vita della persona, perché una regola fatta senza amore non fa che aumentare le fughe, (quelle che abbiamo elencato sopra).

Le fughe non fanno altro che aumentare il senso di colpa e rafforzare la regola, la quale a sua volta rafforza ancora di più la fuga e così via. E' un nucleo di morte!



Questo è l'effetto principale del peccato originale e cioè che noi siamo schiavi di una immagine distorta della regola e quindi sostanzialmente di una immagine di Dio. Ecco perché una cattiva catechesi che punta molto sulla regola e non punta sull'esperienza dell'amore, (e parlo di esperienza perché non basta dire che Dio è Amore, non basta dire che Dio ti ama, che è importante, ma è importante fare esperienza fisica che Dio veramente ti ama), ti comunica un'immagine di Dio distorta.

Perché se tu non fai questa esperienza, rimani soltanto con una concezione a livello mentale, catechetico-mentale, che non fa altro che rafforzare una cattiva interpretazione della visone di Dio!

Chi è colui che spezza e corregge la visione di Dio nel tuo cuore e quindi nella tua testa?

E' sostanzialmente e storicamente per noi ora lo Spirito Santo!

Perché è lo Spirito Santo che rende continua e viva nella chiesa la vita di Gesù, e poiché Gesù è il figlio di Dio, è il "collirio" che ti dà la capacità di correggere l'esatta visione di Dio.

Ti porta la visione corretta di Dio, che non è Super io, non è regola ma è sostanzialmente Padre!

E quindi non è soltanto giustizia, non è soltanto comandamento regola, ma è Amore che genera la giustizia e la regola, è misericordia; è Amore viscerale, è le viscere di misericordia che genera la regola per te!

Ora noi sappiamo che anche nell'esperienza umana più spicciola, una stessa regola, una stessa legge se vissuta nell'amore ha una valenza diversa, non porta più il suo peso psichico, anzi il suo peso porta la sua libertà di responsabilità! Porta la sua libertà liberante, non rende schiavi: è la regola per la regola che rende schiavi, è il super-io che rende schiavi, è il super-io condizionato da una immagine di Dio distorta che rende schiavi ...

E' lo Spirito Santo che ci rende liberi perché corregge l'immagine di Dio! Non ci dà più l'immagine di Dio padre-padrone, ma ci porta dalla tirannia alla visione corretta, quella visione per cui Gesù è venuto, per cui il verbo è venuto nel mondo, perché Gesù è venuto in mezzo a noi, per cui il Verbo dell'Amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo si è incarnato e ha generato Gesù! Ha generato Gesù nel seno di Maria per correggere la nostra ferita, il nostro peccato originale, per portare a compimento quello che è veramente scritto nella storia dei tempi, nel cuore di Dio e cioè che noi siamo figli suoi!

Non ha scelto gli angeli, non ha scelto altri, ha scelto l'uomo! Per fare in modo che veramente l'uomo sperimentasse di essere suo figlio! Questa è azione dello Spirito Santo!

Dal momento stesso in cui Gesù è asceso al cielo, lo Spirito Santo ha la responsabilità piena di portare tutti i figli di Dio, tutti i credenti alla coscienza della paternità divina!

E questo avviene storicamente attraverso un "sacramento" privilegiato che è la chiesa, la comunità, l'esperienza dell'annuncio e dell'amore insieme all'annuncio, e della regola insieme all'annuncio. Non può non avvenire che nella chiesa. La chiesa innanzitutto non è un'esperienza di ciò che si fa e di ciò che non si fa, di ciò che salva e di ciò che non salva; la chiesa è chiamata ad essere un'esperienza nello Spirito Santo dell'Amore del Padre! La chiesa ha questa funzione privilegiata in tutti i suoi membri: parliamo quindi di chiesa militante e di chiesa docente, di chiesa che istruisce, di chiesa che conferma, di chiesa che guida, di chiesa che vive. Non soltanto quindi la chiesa di tutti i credenti battezzati, ma la chiesa di tutti i credenti battezzati che hanno un servizio di ministerialità, di servizio, di conferma nella fede: in sostanza parliamo di Pietro, parliamo del Papa, dei Vescovi, dei sacerdoti, dei diaconi e di tutti coloro che sono mandati. Tutti quanti sono chiamati a fare un'esperienza di misericordia e a dare un'esperienza di misericordia.


Questa è l'opera principale dello Spirito Santo che avviene attraverso la chiesa. Potremmo dire che gli stessi sacramenti e la stessa Parola di Dio, hanno "senso" non autonomo ma perché c'è la chiesa, se non ci fosse la chiesa che ci ha annunciato la Parola, il Kerigma, non avremmo il Kerigma stesso. E' la comunità, è l'esperienza nello Spirito Santo dei figli di Dio che genera altri figli di Dio attraverso il Kerigma! E' la chiesa che amministra come serva e come fede i sacramenti che sono indispensabili nella vita cristiana; parliamo innanzitutto dei sacramenti dell'iniziazione (battesimo, cresima-confermazione, Eucarestia), del sacramento della riconciliazione. Sono questi i doni che sono nella chiesa per opera dello Spirito Santo.

Vi sono altri gesti sacramentali tra cui potremmo citare la direzione spirituale che è un servizio specifico che il fratello fa al fratello affinché cresca nella coscienza dell'Amore di Dio per lui. Nella direzione spirituale vi è la possibilità di svelare la capacità che il fratello ha di amare Dio e i fratelli come Dio ama, cioè come figlio, cioè come colui che diventando sempre più libero diventa sempre più cosciente di sé al fine di donare se stesso fino ad arrivare alla lavanda dei piedi, alla piena coscienza di Gesù che si dona.

Questa è opera dello Spirito Santo! Soltanto lo Spirito ci salva, corregge l'immagine del Padre, ci dona l'immagine corretta del Padre quindi ci toglie dalla tirannia, spezza le catene antiche e ci offre la salvezza vera! Lo Spirito Santo opera in maniera diretta attraverso tutti i mezzi che abbiamo detto: la Parola, il Kerigma, la Grazia in una maniera misteriosa, attraverso la storia, attraverso gli affetti, attraverso le esperienze gioiose e dolorose della nostra vita, le esperienze che segnano il limite, attraverso l'esperienza della comunità, della chiesa che è il contenitore necessario affinché questa esperienza nello Spirito Santo si faccia, attraverso l'esperienza della coscienza individuale, attraverso l'esperienza della preghiera personale, di quella comunitaria che sono come due facce della stessa medaglia ma necessarie.

Però lo Spirito Santo opera anche attraverso circostanze storiche, potremmo dire parallele: quando la chiesa, davanti a situazioni particolari, si serve di specialisti psichici (ovviamente con molto equilibrio). Questi specialisti lavorano sotto il punto di vista mentale per liberare e per aiutare le persone a liberarsi dai problemi e dai legami dell'anoressia, della depressione, nei confronti dei farmaci. Quando la chiesa opera in questa maniera, non fa altro che obbedire al Dio della vita e lavorare nello Spirito Santo. Ovviamente ci vuole tanto discernimento: non è automatico che tutta la psicologia venga dallo Spirito Santo, la cosa è mista, confusa. La stessa cosa dicasi per l'azione farmacologica, anch'essa non viene tutta dallo Spirito Santo. Però nello stesso momento in cui noi diamo un'aspirina ad una persona che ha mal di testa, in qualche maniera facciamo un gesto d'amore, facciamo un gesto di vita e quindi in qualche maniera obbediamo allo Spirito Santo e aiutiamo la persona a fare un'esperienza di liberazione: questo fanno i medici.

Magari il servizio del medico fosse vissuto così, ci sarebbe sicuramente meno durezza negli ospedali e ci sarebbe una guarigione più rapida e più efficace di tante malattie.

Perlomeno perché:

primo si guarderebbe la malattia con occhi diversi e seconda cosa, sapendo che tante malattie dipendono molto dal nostro stato affettivo e dall'esperienza che noi facciamo dell'amore, questa cosa verrebbe tenuta maggiormente in considerazione. L'esperienza dell'amore ci può venire anche da persone che non appartengono direttamente alla chiesa e che comunque vi appartengono soltanto nel mistero cioè in un ambito più allargato. L'esperienza dell'amore ci può venire anche da persone che hanno coscienza dell'umanità e che ci fanno vivere una vera esperienza dell'Amore di Dio e quindi anche di chiesa, perché "dove due o più persone sono riunite nel nome di Cristo (e non parliamo soltanto del nome esplicito ma anche di nome implicito), lì Dio è presente!" Quindi Dio è presente anche se un ateo fa un gesto, ci dà un tozzo di pane perché abbiamo bisogno di nutrirci. Ecco perché Gesù è molto chiaro nel vangelo dicendo che "coloro che non sono contro di noi sono per noi" e che spesso le apparenze ci ingannano, questo perché non sempre quelli che non sono nel "terreno circondato della chiesa" non possono essere strumenti "usati" dallo Spirito Santo. Spesso non siamo disposti ad accogliere queste persone come dei fratelli, grazie ai quali noi possiamo fare l'esperienza di Gesù tra noi. In questa maniera ci priviamo di fare questa esperienza: nel rapporto personale tra me credente e un fratello ateo, in cui c'è una comunione di affetto sana non simbiotica e c'è un aiuto reciproco nella carità, lì Gesù è presente, eccome se è presente!

E questa è opera dello Spirito Santo!

Questo dobbiamo ricordarcelo: è lo Spirito Santo colui che allarga gli steccati, è lo Spirito Santo colui che rafforza la chiesa, che dà identità alla chiesa, è lo Spirito Santo colui che non fa della chiesa un'entità che taglia col mondo ma ne fa un'entità che taglia con ciò che è mondano e immanente per trasformarlo.

La funzione della chiesa è una funzione missionaria, è feconda. Questo Santo Padre lo ha dimostrato fino alla salute e con la fatica perché ha parlato a tutti in ogni circostanza ed in ogni luogo più di chiunque altro nel mondo, annunciando il kerigma. Ha dimostrato che gli steccati del vangelo non sono steccati, che la salvezza è aperta ad ogni uomo e che è per ogni uomo e in qualche maniera è presente già nel cuore di ogni uomo: è la "capax dei", è la capacità che l'uomo ha già di accogliere Dio e di vivere nella retta coscienza. Ecco perché tante persone non sono sante canonicamente elette, anche di altre religioni, ma in qualche maniera, e questo lo sa solo Dio, rispondendo alla loro retta coscienza, forse sono più vicine a Dio di quanto lo siamo noi, pur cresciuti in un ambiente cristiano, cattolico, apostolico e romano. Perché hanno risposto alla grazia dello Spirito nelle loro possibilità, molto più fedelmente e molto più fecondamente di noi! Ci vuole molto poco a parlare di amore, ma l'Amore è un'altra cosa!

Es.: Se l'ateo mi dà un panino in una situazione di difficoltà ed io che sono credente, nella stessa situazione oggettiva di difficoltà non ho dato il pane al mio fratello, non mi salva il fatto che io sia credente e battezzato, anzi quella è una responsabilità in più, io ho fatto morire in me stesso l'esperienza d'amore, non ho aiutato l'azione dello Spirito e Dio parla come vuole! Gli esempi sono tanti... dalle professioni di fede che vengono fatte nella Bibbia dagli animali perché gli uomini tacciono, quando Gesù annuncia che se non fossero stati gli uomini a proclamare "Osanna al figlio di David" lo avrebbero fatto le pietre... non si può zittire la coscienza che Dio ha e che opera nel mondo attraverso lo Spirito!


Lo Spirito Santo è colui che ci aiuta a fare un'esperienza corretta dell'Amore di Dio e lo fa attraverso la chiesa, e lo fa per liberare l'uomo dai condizionamenti, dalle fughe, dalle debolezze, dalle catene o perlomeno per rendere le stesse catene, catene vissute diversamente, con amore, con orgoglio, con dignità. Lo stesso San Paolo aveva una catena di cui non sappiamo l'identità. Tante sono state le ipotesi dei biblisti ma sempre vane: una catena che lo legava, una spina nella carne; in realtà lo stesso San Paolo quando è stato arrestato a Roma, stava agli arresti domiciliari: nell'antica Roma consistevano in una catena che legava il carceriere e il carcerato per le caviglie, lunga quel tanto che permettesse nell'ambito dell'ambiente una autonomia al carcerato di fare i suoi bisogni. Però era legato, era incatenato. Questo non impediva a Paolo di annunciare il vangelo, lui stesso lo diceva nei suoi scritti asserendo che il vangelo non è incatenato, anzi potremmo dire che il vangelo di Paolo, la parola di Paolo non era incatenata proprio perché lui era incatenato! Lo Spirito Santo poi ci dà la capacità di vedere come adirittura alcune catene che non vengono tolte da noi, in realtà diventano di una fecondità ancora maggiore come se noi non avessimo affatto quella catena. E questa è opera dello Spirito Santo, e questo avviene soltanto se lo Spirito Santo ti fa fare una esperienza profonda dell'Amore del Padre per te! Allora che tu sia incatenato o no, che tu sia libero o no, che tu sia schiavo o no, diventi libero in realtà quando fai la libertà dalla vera schiavitù.


Quando chiediamo a Dio delle guarigioni e pensiamo che Dio non ci abbia esaudito perché la malattia non ci è stata tolta, forse Dio ci sta dando l'opportunità di guardare a quella guarigione con occhi diversi, cioè ci ha chiamati ad una identità e ad una stima ancora più grande. Ci ha chiamati ad un servizio di amore ancora più grande che forse noi non immaginiamo nemmeno.

La ricerca del taumaturgico, della guarigione per la guarigione, vuol dire mettersi fuori strada, vuol dire fare una esperienza di discepolato di Dio, ma in qualche maniera siamo ancora noi che, guidati dalle nostre paure, dai nostri fantasmi, dal Super io, dalle regole, dall'immagine distorta che abbiamo di Dio nel nostro cuore, vogliamo manipolare Dio!

Mentre Dio non si può manipolare perché Dio è Dio! Dio si può solo ascoltare. E noi possiamo soltanto essere discepoli di Dio, anche se Lui ci elegge a suoi amici, a suoi partner, Lui è sempre Dio! Lui è colui che ci dà l'essere, questa è la realtà. Allontanarsi da questa realtà, cercare di manipolare Dio, di gestire Dio come cercano di fare la magia, la chiromanzia, e ogni forma divinatoria (che talvolta si mischiano anche in certi ambienti del Rinnovamento nello Spirito, per questa ricerca del magico, per questa ricerca dell'apertura a caso della parola di Dio, non fatta come apertura profetica, ma come bisogno di manipolare Dio, di rassicurare le nostre difficoltà), rivela che non è in noi il desiderio di ascoltare Dio ma di manipolarlo. Quando succede questo, Dio appare muto, in realtà non lo è ma sta parlando e ci sta dicendo "guarda che sei fuori strada, che questa non è un'esperienza nello Spirito, ma un'esperienza in cui tu ancora desideri essere schiavo delle tue catene. Io non ti posso liberare se tu desideri ancora essere schiavo delle tue catene, perché io non voglio un burattino, ma una persona responsabile che desidera con me la libertà, la pienezza dell'identità e la pienezza dell'amore, cioè la pienezza di ciò che sei per essere veramente un dono, non soltanto per me, ma anche per gli altri, per i tuoi fratelli. Questa è esperienza dello Spirito.

Conoscere lo Spirito Santo e farne esperienza è indispensabile per entrare in questa dimensione corretta di Dio, per liberarci dalle catene, per entrare nell'esperienza corretta della patenità di Dio. Una esperienza corretta di guarigione, di preghiera, di discepolato, di chiesa.

Lo SPIRITO SANTO ti dà l'esperienza di un amore così viscerale alla chiesa che è l'esperienza dei santi, l'esperienza di Gesù, di Maria. Gesù ha amato la sua chiesa sapendo anche che sarebbe stata eretica (parola che viene dal greco, è un modo per indicare la scelta che facevano alcuni credenti nei primi secoli della vita della chiesa, sciegliendo di dissociarsi dalla comunità. Magari "fossimo tutti eretici", l'eresia etimologicamente è una cosa buona, nella prassi come la intendiamo ovviamente non lo è. Magari fossimo eretici per Dio, per lo SPIRITO SANTO, per la chiesa cattolica apostolica e romana, significherebbe che faremmo la scelta di tagliare con la mondanizzazione).

Cristo ha amato la sua chiesa anche quando sapeva che nella prassi e non nella sostanza, la sua chiesa cattolica si sarebbe discostata, con tante miserie che possiamo conoscere analizzando la storia della chiesa, dal vangelo. Questo lo diciamo perché chi studia storia della chiesa e lo fa con amore, con passione, sa benissimo che la chiesa cattolica è l'unica depositaria in pienezza, fra le chiese "sorelle", del patrimonio che deriva dalla chiesa apostolica. Però pur non sbagliando mai nei dogmi, qualche volta pastoralmente ha sbagliato, ha avuto tante deficienze non definite, papi, contro - papi, nepotismi e tanti atteggiamenti pastorali sbagliati.

Gesù ha amato e ama questa chiesa!



Cosa fa lo Spirito Santo? Ti fa amare la chiesa come la ama Gesù!

Paradossalmente è questo che spinge i santi come San Francesco a dire: "se i sacerdoti mi perseguitassero, io voglio amarli come miei signori, tanto più, quanto più mi perseguitano, perché soltanto essi amministrano il sangue e il corpo di Gesù Cristo!" Questo non vuol dire non avere occhio, o non chiamare le cose per nome. E' ovvio che se una persona, compreso un sacerdote, fa una cosa sbagliata, è una cosa sbagliata. Ma l'amore per la chiesa ti fa vedere le cose in maniera diversa, ti fa avere un senso di appartenenza totalmente diverso alla chiesa, questo è importante:

la misura della maturità nel cammino nello Spirito Santo si vede da quanto e come tu ami la chiesa. Non la chiesa ideale, quella della tua testa, ma la chiesa così come è con tutte i suoi limiti e anche le sue contraddizioni, sapendo che in realtà, sostanzialmente è un patrimonio di ricchezza e di deposito della fede e dell'esperienza unica che ti dà l'esperienza nello Spirito del Padre. La maturità nello Spirito Santo porta anche a questa coscienza di chiesa. Se vuoi vedere quanto sei maturo "nello Spirito Santo", vedi qual è la tua dimensione di chiesa.

Quale esperienza fai tu di chiesa.

Quale amore hai tu per la chiesa.

Mettiamo che la chiesa ti perseguitasse, mettiamo che la chiesa per una serie di circostanze storiche, potremmo dire sociologiche, la chiesa ti perseguitasse e tu sostanzialmente (non si può mai dire in senso assoluto), stessi nel giusto e la chiesa stesse sbagliando. Vuoi sapere quanto ami la chiesa, quanto l'esperienza dello Spirito Santo è in te? Vedi quanto dai la vita per questo! Da quanto tu veramente ami, sei obbediente nella fede a questo. Anche se questo ti dilania, ti spezza dentro, come il martirio più grande di ogni martirio, perché questa è l'esperienza di Gesù che viene ucciso fuori dalle mura di Gerusalemme. Ma egli non ha smesso di amare la sua chiesa, viene esiliato, portato fuori, e muore per la sua chiesa. L'esperienza della maturità nella fede si vede da quanto tu hai la coscienza e l'amore per questa chiesa concreta, fatta di volti concreti, di persone concrete, di persone ferite come te, di persone nel peccato come te, di persone con i loro limiti come te! Vuoi sapere quant'è la tua maturità nello Spirito? Guarda quanto tu ami questa chiesa! Ecco perché lo Spirito Santo è indispensabile anche come rivelatore di questa esperienza, lo Spirito Santo è l'esperienza che si fa nella chiesa della presenza del Padre e lo Spirito Santo è colui che porta nell'esperienza del Padre ad amare profondamente per Cristo, la chiesa.


Così si capisce veramente l'esperienza di chiesa-sposa aldilà delle brutture, delle macchie, non semplicemente semantiche o mistiche-aleatorie, parliamo anche di brutture concrete, che sono anche davanti ai tuoi occhi, anche profonde contraddizioni.

Quanto assumi queste contraddizioni nell'amore?

Ora perchè l'esperienza dello SPIRITO SANTO deve farti assumere queste contraddizioni? Perché solo l'esperienza dello SPIRITO SANTO ti fa assumere le tue contraddizioni, e se tu assumi nello SPIRITO SANTO tutte le tue contraddizioni ed anche quelle che non vuoi vedere, è normale e naturale che tu assumi tutte le contraddizioni dei fratelli: non le vedi e non le chiami per nome, ma le assumi nell'amore come se fossero ferite tue.


E' importante a questo proposito menzionare una manipolazione giornalistica che è stata fatta nella G.M.G.. Davanti allo scoppiare dei casi di pedofilia dei sacerdoti, i giornalisti avevano scritto "il Papa si vergogna dei preti-pedofili"; il Papa non aveva detto questo, lo aveva detto in un senso comunitario e non soltanto come il pastore, come io provo, ma noi proviamo come chiesa: "proviamo vergogna per questo!" E quando ha detto questo il Papa, non lo ha detto come cosa distante da sé, ma come cosa che era sua, come se il Papa, pur non essendo pedofilo avesse detto al mondo (pur ovviamente non essendolo) "mi vergogno di essere pedofilo."

Ed è una cosa ben diversa assumersi il peccato dei fratelli in questo: questa è opera dello Spirito Santo, come Gesù che si è assunto il peccato per i fratelli, non ha preso distanza dal peccato, ha preso distanza operativa, questo è ovvio. Ha preso vicinanza empatica col dramma, rimettendolo alla misericordia di Dio, ha condannato in sostanza, come il famoso detto che diciamo ha condannato il peccato e non il peccatore. La manipolazione giornalistica è stata proprio quella di dire che il Papa, per un bisogno manicheo che ha la società di dividere il bene dal male, di trovare sempre il caprio espiatorio, "il Papa si allontana dai sacerdoti che hanno peccato!" E' una stupidaggine! Il Papa ha manifestato il suo dolore come cosa propria. Questa è la maturità nello Spirito che ti porta a questa coscienza di chiesa.


Ti porta ad assumere i difetti dei tuoi fratelli nell'amore; a chiamarli per nome, ma a viverli in qualche maniera come cosa tua, come tue membra ferite. Nessuno di noi smette di avere cura di un membro al quale sente dolore, lo dice chiaramente San Paolo nel paragone del corpo. Così quando qualcuno di noi ha cura delle proprie membra malate, così ha cura dei fratelli, delle sorelle nella fede, e soffre per questo e prega per questo. Ha una forma di preghiera e di sofferenza ancora più grande che l'interventismo. A volte l'interventismo non serve, serve soltanto il silenzio, lo stare da parte, per dare spazio a Dio: questa è un'ulteriore maturità nello Spirito Santo. Quando noi, pur avendo fatto tutto quello che potevamo fare, senza violenza ma con chiarezza e con fermezza, vediamo che le situazioni non cambiano in una comunità, in un fratello, in una situazione comunitaria, a volte matrimoniale, assumersi queste situazioni nel silenzio vuol dire aver raggiunto una grande maturità nello Spirito e che lo Spirito sta lavorando grandemente in noi: diamo come Gesù pienamente potenza a Dio! Cioè riconosciamo il nostro limite; noi abbiamo fatto quello che potevamo, è Dio che farà! Così hanno fatto tutti i credenti in Cristo nella storia della chiesa, così hanno fatto i santi, così ha fatto San Francesco che ha restituito l'ordine a Dio quando vedeva che le cose non andavano come dovevano andare. Ed era la sua creatura. Così ha fatto sicuramente Maria davanti alle difficoltà apostoliche alle quali sarà stata presente, alle divisioni, al concilio di Gerusalemme, a tante problematiche e a tante diversità di vedute della prima chiesa apostolica. Sarà stata nel silenzio, sarà stata da parte ed è per questo che la chiesa è quella che è, grazie anche al silenzio di Maria che ha imparato dal suo figlio Gesù;

il quale si è fatto somma impotenza per rendere pienamente potente la grazia di Dio!

E' una logica che Satana non capisce perché Satana in genere ha una logica interventista, è per questo che fa i danni, è per questo che non guarisce ed è per questo che non è discreto, è per questo che è subdolo, è per questo che Satana tende a scimmiottare Dio: vuole essere Dio senza avere l'umiltà di Dio, non può! Non ce l'ha, ha scelto di non averla. Invece questa è l'esperienza di Gesù, del figlio di Dio, ed è questa ancora l'esperienza della maturità della vita nello Spirito, è la vita nello Spirito che ti porta ad avere fiducia; infatti talmente forte è l'esperienza di abbandono al Padre che anche quando il Padre non lo capisci, "io, Padre, non ti capisco e quello che vedo è in apparente contraddizione, però mi fido di te, mi fido più di quello che vedo, mi fido più delle mie capacità , mi fido più della forza delle mie mani, perché anche la forza delle mie mani, la capacità critica e la capacità di fermezza che tu mi hai dato di dire ciò che dovevo dire e di fare ciò che dovevo fare era un tuo dono! Questo se tutto è un tuo dono ... fa tu!"

Dio ama essere responsabilizzato da me in questo, cioè di vedere nella creatura una profonda fiducia, perché è l'amore che cambia la storia, è la santità che cambia la storia, è l'umiltà che cambia la storia, è la discrezione nello Spirito Santo che cambia la storia!

Concludendo: è l'esperienza dello Spirito Santo che ci porta ad avere l'esperienza della paternità di Dio, l'esperienza della maturità cristiana e l'esperienza veramente liberante. Conoscere lo Spirito Santo vuol dire imparare a conoscere veramente le profondità di Dio, "quelle cose che né orecchio udì, né occhio ha mai visto: quelle Dio ha riservato a coloro che lo amano", che è la sua chiesa. E' lo Spirito Santo che le rivela, lo Spirito Santo le rivela non soltanto all'inizio, nell'entusiasmo di una conversione, ma nel cammino fatto di alti e bassi, di cadute, di rialzamenti, di esperienze di misericordia, di esperienze di chiesa nel cammino della propria vita.



Quando e come lo Spirito Santo si rivela nella storia dell'umanità?

La presenza dello Spirito Santo più "esplosiva" è quella di Pentecoste: non ha uguali nella storia dell'umanità anche se poi tante Pentecoste, sia personali che comunitarie, possono accadere in qualche maniera.

L'esperienza della creazione in sé è un'esperienza dello Spirito. Lo Spirito Santo è sempre stato presente. Lo Spirito Santo è "la maniera discreta con cui Dio opera nella storia." In cui Dio, dalla pace della sua comunione di amore trinitaria, effonde, va ed esce fuori da sé e comunica con la creazione. Ora, se è vero che è sempre stato presente, è vero anche che c'è un momento nella storia della salvezza che fa da cardine, che fa da discernimento, che è l'incarnazione! Lo Spirito Santo non è stato mai così presente nella storia come nel momento stesso in cui è sceso nel seno di Maria perché rimanesse incinta, appunto dello Spirito, e concepisse Gesù. Quello è stato il momento più alto, ovviamente è un picco che culmina nella discesa dello Spirito Santo, un continuo: l'incarnazione, la passione e morte, la resurrezione di Gesù, l'ascensione al cielo, la discesa dello Spirito e l'esperienza della vita della chiesa. E' tutto un avvenimento legato, è l'incarnazione, la stessa chiesa è incarnazione. Però, se dobbiamo essere proprio precisi, dal punto di vista anche della natura dello Spirito Santo, Maria quando ha detto "si" ha avuto la certezza nella fede, ma non ha visto quello che accadeva e nessuno nella storia ha visto. La vita è una camminata normale. In una città sperduta nel mondo che è Nazareth, un paesino fra i paesini, con una fanciulla tra le tante. Anche se Maria sappiamo che statura morale avesse (nel senso ontologico non in quello della prassi soltanto), Maria, la piena di grazia, l'immacolata per grazia. E' un momento discreto, così opera lo Spirito Santo, tu non lo vedi: questo è il criterio con cui opera lo Spirito Santo Il momento più alto nella storia dell'umanità è la creazione del cosmo. Quel momento che fa tremare di amore il paradiso, che è un momento sempre presente, che fa tremare di paura, di lacrima, purtroppo, coloro che vivono in una condizione infernale. Quel momento è un momento discreto e nascosto: è l'incarnazione, è il criterio con cui si giudica e viene giudicata tutta la storia dell'uomo e la chiesa non è altro che una esperienza di questa incarnazione dello SPIRITO SANTO. Lo SPIRITO SANTO ti porta a vivere una esperienza di incarnazione. Che è questa! Una esperienza sostanzialmente discreta. Questa la direbbe molto lunga su tante esperienze plateali, ma soprattutto la ricerca del plateale, la ricerca della sensazione nella vita spirituale.



Qual è la predisposizione migliore per conoscere meglio lo Spirito Santo?

Forse cercare di scorgere nella nostra vita quella presenza discreta che altrimenti ci passerebbe sopra? Forse dobbiamo coscientizzare quei passaggi discreti dello Spirito nella nostra vita?

Sicuramente sì! Assecondare nella fede i passaggi discreti dello Spirito.

Certo nella nostra vita, come nella vita di tanti santi, possono accadere fatti "straordinari", che sfuggono alla comprensione razionale o perlomeno sfuggono perché sono aldilà, non perché non siano razionali, perché tutto è razionale, semplicemente sono controllabili dalla mente di Dio e non dalla nostra che è limitata, ed ha una visione limitata delle cose.

Però lo SPIRITO SANTO sostanzialmente opera nella discrezione. Opera nella quotidianità, opera nel silenzio, opera nella fede. Non opera sicuramente nella platealità, non opera nella richiesta necessaria della guarigione, della taumaturgia.

Sicuramente l'esperienza dello SPIRITO SANTO è un'esperienza di gioia nella discrezione. Ed è discrezione gioiosa.

Quando San Paolo dice "lo SPIRITO SANTO vi guiderà alla verità tutta intera", parla di una esperienza dello SPIRITO SANTO che la comunità ha fatto, può essere anche una esperienza non fatta nella comunità, ma comunque confermata nella comunità. Perché la prima esperienza che San Paolo ha fatto nello SPIRITO SANTO, che è sulla via di Damasco, non è un'esperienza fatta nella comunità poiché andava ad uccidere e a perseguitare dei cristiani! Però è un'esperienza che aveva bisogno della confermazione della comunità perché fosse autentica: tale conferma gli fu data appunto da Anania. Ed in questo caso viene alla luce il criterio evangelico secondo il quale la profezia è imperfetta e il profeta sta al discernimento dei profeti, delle guide, che sono gli apostoli e i loro successori.

E' importante fare quelle premesse fatte all'inizio: categorie di immagine e somiglianza, l'esperienza nello Spirito è un'esperienza che fa in modo che recuperiamo la nostra immagine e la riportiamo allo splendore che è la somiglianza. Possiamo dire che la vita nello Spirito è una vita nella somiglianza e che questi sono sforzi nostri nello Spirito per entrare nel mistero dello Spirito. Poi quello che lo Spirito vuole rivelare alla comunità, alla chiesa e alla coscienza del singolo e alla chiesa nel tempo è molto di più. Quindi sono sempre categorie che vanno bene adesso, più in là potranno essere superate: inconscio, io, Super io, sono categorie, sono limiti nostri, sono modi nostri di balbettare la realtà divina. Questo è essenzialmente un cammino di conversione per fare in modo che ciò che noi "conosciamo" intellettivamente possa anche diventare un fatto esperienziale. Quello che a noi interessa non è il cammino del Rns a questo riguardo, ma il nostro cammino personale, la nostra conversione personale. La nostra conoscenza teologica deve andare di pari passo con un vero rapporto personale ed intimo con il Dio della rivelazione, altrimenti rischiamo di cadere nella "schizofrenia spirituale".

Quando Paolo dice che la Parola di Dio scende fino alle midolla, cioè scende fino alle profondità del cuore, e questa è un'opera dello Spirito Santo, non fa altro che parlare di terapia "psico-spirituale". San Paolo ovviamente non aveva le categorie che abbiamo noi di inconscio, io, super-io e della moderna scienza psicologica ma non vuol dire che lui e la comunità non avessero delle categorie psicologiche: la comunità in conversione profonda, non era una comunità che sviscerava mentalmente (quindi che faceva una esperienza tipicamente greca) il mistero di Dio, piuttosto lo viveva alla "maniera" ebraica della conoscenza: e cioè con "intimità", nel "fare l'amore con Dio", di entrare in intimità sponsale con Dio. E' lo Spirito Santo che ti porta alla sponsalità con Dio, all'intimità. Qui apriamo un discorso già fatto ma sempre attuale: nessuno può essere sposo di un'altra persona se prima non è sposo di Dio!!! E nessuno può essere fecondo con un'altra persona verso un figlio, se prima non ha partorito nello Spirito Santo, Gesù, nella coppia. Non è un fatto mistico, è un fatto vero, è un'esperienza, è un'esperienza più vera dell'aria che respiri! Non è un'esperienza miracolistica, è un'esperienza discreta, quotidiana, è un'esperienza di conversione, di conversione personale a due, e questo non avviene se la persona non è desatellizzata, cioè se non è guarita in forma accettabile o comunque cerca di essere guarita, perché nessuno è guarito ovviamente.

Diversamente è altamente "dissonante" se una persona che ha delle patologie, e magari si unisce in matrimonio e non vuole cambiare; questo è il problema, perché nessuno aspetta di guarire dalle sue patologie per sposarsi. Spesso noi incontriamo delle persone che hanno le stesse patologie nostre, però non c'è un'esperienza di conversione, di scardinamento di queste cose, non c'è l'esperienza nello SPIRITO SANTO.

Un'altra prerogativa dello SPIRITO SANTO, per cui è importante farne un'esperienza costante, è che non soltanto lo Spirito ci rettifica il contatto e il nostro rapporto con le cose e con gli affetti, parliamo non soltanto delle cose accessorie ma anche delle cose fondamentali, quindi anche con gli affetti fondamentali, ma ci rettifica, man mano, anche la nostra visione di Dio.

Infatti, Gesù chiaramente preannunciando la discesa dello SPIRITO SANTO a Pentecoste, parlando agli apostoli, gli dice appunto "egli (lo Spirito) vi guiderà alla verità tutta intera". Ora questo è un processo che avviene a Pentecoste ma in realtà prefigura tutto un cammino che la chiesa in quanto corpo mistico, militante e in quanto ogni singolo membro (esistenzialmente ogni membro ha la sua storia), percorre appunto nel proprio cammino storico.

E' opera dello Spirito se il popolo di Israele pian piano ha camminato verso una corretta visione di Dio. Il popolo d'Israele, inizialmente, non era monoteista, è passato da una polilatria ad una monolatria, dal credere a più dei ha creduto ad uno solo fra tanti. Questa è la monolatria: Signore dei signori! Pian Piano arriva al monoteismo, cioè arriva a capire e a fare esperienza, grazie anche al vitello d'oro, che c'è un solo Dio, che tutti gli altri non sono dio, sono nulla, sono invenzioni dell'uomo, sono costruzioni dell'uomo, costruiti dalla sua mente, dai suoi fantasmi, sono proiezioni, sono paure, etc.

Non solo, è lo SPIRITO SANTO che guida a fare un'esperienza corretta di come è questo Dio, di come si presenta, tramite l'esperienza dei profeti. Abbiamo già citato il profeta Osea, l'esperienza che fa del tradimento perché si innamora e prende in moglie una prostituta e quindi si prostituisce al tempio praticamente ogni giorno e soffre terribilmente di questo. Quindi fa l'esperienza del tradimento e dell'amore profondo verso questa donna. Per analogia il profeta è portato ad essere segno di come Dio ama il suo popolo e di come Dio in qualche maniera "vive una forma di gelosia", che non è gelosia come patologia psichica umana, ma una forma di appartenenza: "tu non sei più il mio popolo, tu non sei più la mia diletta",

poi Dio torna sui suoi passi: "ti chiamerò invece mio popolo , mia diletta." C'è questo gioco affettivo che vive lo stesso profeta, è segno analogico di come Dio vive il rapporto con il suo popolo. Questo per portare un esempio, ma ce ne sono molti altri.

Quindi lo Spirito Santo attraverso la storia ha guidato pian piano alla corretta visione di Dio. Perché? In prefigura dell'incarnazione in cui si deve rivelare pienamente il volto del Padre attraverso il suo figlio, bisogna che il popolo sia preparato. Ovviamente questa è sempre una preparazione nella libertà tant'è vero che il popolo eletto poi in gran parte non lo ha riconosciuto, non ha voluto riconoscere questo aspetto paterno, amoroso, misericordioso, questo aspetto dell'Abbà, portato da Gesù del volto di Dio. Quindi il cammino che fa lo Spirito Santo, in sintesi, è il cammino anche di purificazione della nostra immagine di Dio. L'unica immagine che non viene modificata dallo Spirito ma viene ampliata nei contenuti è quella della paternità. Se noi già facciamo dall'inizio un'esperienza di paternità, stiamo comunque in una retta fede, ovvio che poi lo Spirito ci insegnerà come Dio vive la paternità nei nostri confronti nel tempo, però è lo Spirito Santo che abbatte tutte le visioni di Dio che si allontanano da questa paternità. Le abbatte, le corregge e le modifica. Ecco perché non basta aver fatto un incontro, non basta far parte di un cammino, non basta aver ricevuto dei sacramenti, per fare un'esperienza di vita cristiana, non basta, perché quello è un "incipit".

C'è il rischio che, se l'esperienza di Dio, il volto di Dio non viene correttamente modificato attraverso la gioia, la sofferenza, la storia, gli avvenimenti, la coscienza, i sacramenti, attraverso la fedeltà nostra alla fedeltà di Dio, si abbia una immagine di Dio non corretta. Questo può generare in noi un cammino di fede che in apparenza è corretto, ma in realtà non è entrato nel profondo della nostra umanità cioè non ci ha cambiato, ci ha semplicemente rivestito ma dentro siamo, come diceva Gesù dei farisei, pieni di marcio come quei sepolcri imbiancati. Quindi dobbiamo sempre stare attenti che, la forma della fede non ci salva, ci salva la corretta ricerca costante del vero volto di Dio! E il cristiano è colui che, capendo questo, si mette in ascolto e dice ogni volta a Dio "fammi andare oltre ... anche se non ti capisco, fammi andare oltre, correggimi il tuo volto, fammi vedere il tuo volto, non permettere alla mia povertà, alle mie categorie, al mio limite, di imprigionare il tuo volto quando invece sono fatto per l'eternità, sono fatto per ampliarle". Questa è l'opera dello Spirito Santo che è l'opera della figliolanza divina! Su questo possiamo trovare infiniti riferimenti biblici.

Al termine di questo "santo lavoro", citiamo la preghiera che Francesco rivolge al crocifisso di San Damiano, che è frutto veramente dello Spirito Santo:

 

O Altissimo e Glorioso Iddio,

illumina le tenebre del cuore mio,

dammi fede diritta, speranza certa,

carità perfetta e umiltà profonda,

dammi anche fede e discernimento,

per compiere la tua vera e santa volontà

Amen



"... dammi fede diritta", cioè fede vera, sicura, questo è importante nel cammino, cioè fede corretta. E' la capacità di vedere con gli occhi della mente e del cuore correttamente il volto di Dio!

"... speranza certa", quindi una speranza che viene nutrita nonostante le difficoltà della vita.

"... carità perfetta", quindi amore pieno, capacità di amore pieno.

"... umiltà profonda", questo è il nocciolo. Umiltà profonda vuol dire autocoscienza, se non c'è questa tutte le altre cose slittano, coprono i problemi e non li avviano a risoluzione ed a guarigione!

Veni Sancte Spiritus. Veni per Maria. Amen.



Alberto Ridolfi con il prezioso aiuto della moglie Morena.

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