L'operazione disonesta di Hans Kung e di Repubblica

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il Narcisismo
I
n una intervista su Repubblica fatta al teologo svizzero Hans Küng riportata qui leggiamo e constatiamo i soliti argomenti truffaldini nel pensiero, nella teologia e nella prassi giornalistica così in voga tra i modaioli.
Repubblica dopo aver recentemente proposto 35 minuti di pura "vanità con la barba" in una auto-celebrazione ad un testo di Eugenio Scalfari propone una intervista per la biografia di Hans Kung.
Operazioni adolescenziali più che giornalistiche, mascherate da cultura ma sostanzialmente vanesie.
Ad ogni modo tra gli argomenti più truffaldini, più ecclesiologicamente devastanti e cavalcati da certi che si definiscono teologi sono i seguenti:
c'è una Chiesa curiale ed una del Concilio Vaticano II.

Non serve studiare teologia ma solo un po di buon senso per capire che questa definizione è costruita ad arte per piegare la realtà al proprio ombelico e alla propria lussuria mentale. Conta poco essere teologi "di fama" quando si è scelto, volente o nolente, di camminare per le proprie vie lontane dalla Chiesa Cattolica.
Infatti Hans Kung non è un "modo" per essere cattolici ma uno dei modi per fare "i beati affari propri" (volendo essere educati) e camuffarli come alto pensiero teologico.
Normale, poi, che nel circolo delle vanità, Repubblica, giornale che sostanzialmente si poggia sul narcisismo del suo fondatore, cavalchi argomenti anti-papa.
Repubblica è uno dei giornali che sostiene a spada tratta il relativismo come metodo e fine di pensiero, cosa che, come spesso accade, lo fa essere dogmatico, fazioso e spesso noioso.
Leggiamo un passo della risposta all'intervista:
"Lui (Benedetto XVI ndr) ed io rappresentiamo due modi di essere cattolici, una nel senso della curia romana, una nel senso del Concilio Vaticano II. E io non sono solo."
Il sostenere "modi diversi di essere cattolici, discontinuità tra Concilio Vaticano e tutti i precedenti Concili della Chiesa, dividere la Chiesa da una del popolo e una della Curia, separare la Chiesa della "pancia" da quella clericale... sono solo operazioni ideologiche montate da chi, lo ripetiamo, ha scelto di porre come dogma assoluto la propria coscienza e non il proprio trasparente, maturo cammino nell'obbedienza di Cristo e della Sua Chiesa. Anzi spesso non si conosce più la Chiesa o non si è mai veramente fatto esperienza di essa.
Non si è mai avuto un senso mistico e cristologico dell'appartenenza.


Il dissenso sterile del "pur obbedendo"


Ci sono poi alcuni che si muovono su questa linea con il "pur obbedendo...".
E non sono "fuori" dalla Chiesa ma dentro la comunità; non sempre laici.
Con il "pur obbedendo..." giustificano il regime ultimo della propria coscienza. Schiavi di una errata e velenosa teologia sul peccato originale fanno di prassi quello che la coscienza ferita suggerisce loro. Non hanno colto il valore profetico del loro battesimo ma sostengono, nonostante l'età, i ruoli ecclesiali, ecc., la vanità delle loro opinioni. Anzi hanno per teologia il non chiamare più le cose per nome.
In questo San Paolo, rivolto ai Galati era molto chiaro: "sarebbe meglio per costoro che fossero mutilati". (Gal. 5,12)
Ovvio che non è un problema di lussuria fisica ma di lussuria mentale; di vanità. Infatti sono fratelli e sorelle fortemente "carnali". Dove la carnalità è proprio la parte ferita dal peccato che è sempre schiava della superbia, della ribellione e che maschera questi propri miasmi con "alta spiritualità" e mondana credibilità.

Ma come, direbbe qualcuno... la propria coscienza non ha valore? Il mio io unico ed irripetibile? Il mio esserci? Anch'io sono Chiesa e sono profeta. Anch'io sono parte attiva del corpo di Cristo.
Certo ma il problema è il come si sceglie di essere nel dissenso.
Dentro e fuori.
C'è infatti un dissenso, che dissenso non è ma servizio, che porta frutto e che è offrire la relatività delle proprie opinioni e della propria coscienza al bene della Chiesa sull'altare quotidiano senza puntare e contare sulle proprie intuizioni o sulle proprie profetiche rivelazioni ma sullo Spirito Santo che realmente guida la Chiesa e che soffia costantemente, indipendentemente da noi. 
Il che significa riconoscere che la Chiesa non è un luogo per esercitare democraticamente i propri presunti carismi e/o opinioni, ma il luogo dove convertirsi e diventare uomini.
Noi siamo veramente piccoli, anche se avessimo l'anima e la teologia di San Tommaso, Sant'Agostino e San Bernardo messi assieme.
Siamo grandi solo se in ginocchio; prostrati nel cuore. E questo è un gesto che avviene solo per forte auto-coscienza e consapevolezza.
Non c'è gesto più grande e maturo nel riconoscere realmente che siamo piccoli, bisognosi di essere salvati.
Solo chi ha davanti a sé pienamente la propria coscienza può offrirla sull'altare di Cristo nel si alla Chiesa.
Pertanto è un'offerta lucida e non anestetizzata.
Anche se, o anzi maggiormente se, si avesse paradossalmente più luce di un vescovo. Capire che la logica dell'offerta dei doni ricevuti è più grande di ogni dono; anzi quest'offerta è il dono più cristologico e pieno che potremmo avere.
La sua offerta, nell'ottica della rinuncia lucida, è quanto di più fruttuoso nella logica del Regno e del "Dio del Terzo giorno": Gesù Cristo.
Solo chi ha un Isacco può donarlo.

Dunque il "dissenso sterile del pur obbedendo" nasconde sempre la truffa sotto la manica.
La riserva terrorizzata e tutta patologica di perdere la propria identità.
Capirai.
In tempi iper-narciso-centrici come questi è un vero dramma. Infatti il vero e unico dogma è il narcisismo che prende il suo veleno da sempre dalla "scimmia di Dio" e dal nemico dell'uomo.
Infatti sotto sotto, scava scava, dietro queste posizioni del dissenso tutto sommato non c'è solo una scarsa visione di Chiesa ma una mancanza di fede. una carnalità fatta struttura, una patologia eletta a spiritualità.
Non ci salva qui nessuna cattedra, nessuna fama, nessun titolo. Nessuna prosopopea giornalistica.
Ci salva solo lo stare con Cristo e con Pietro.
Benedetto XVI, per volere dello Spirito Santo, oggi è Pietro. Tout court.
Senza questa coscienza interna ed esterna, di cuore e di prassi, una cattedra teologica, pur prestigiosa, una carica ecclesiale, laicale e non, vale poco... forse meno di una birra.