L'autonomia e la relatività dello stato laico

confusione-etica"Rendete dunque a Cesare

ciò che è di Cesare
e a Dio ciò che è di Dio" (Lc. 20,25)

Lc 20: [20]Postisi in osservazione, mandarono informatori, che si fingessero persone oneste, per coglierlo in fallo nelle sue parole e poi consegnarlo all'autorità e al potere del governatore. [21]Costoro lo interrogarono: «Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitudine e non guardi in faccia a nessuno, ma insegni secondo verità la via di Dio. [22]E` lecito che noi paghiamo il tributo a Cesare?». [23]Conoscendo la loro malizia, disse: [24]«Mostratemi un denaro: di chi è l'immagine e l'iscrizione?». Risposero: «Di Cesare». [25]Ed egli disse: «Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». [26]Così non poterono coglierlo in fallo davanti al popolo e, meravigliati della sua risposta, tacquero.

 

Questa, di cui sopra, è sicuramente tra le affermazioni di Gesù più conosciute, più usate e più manipolate.

I "cattopolitici", i simpatizzanti di Gesù e del Vangelo (magari atei o agnostici) la citano più volte per affermare che Gesù stesso ha posto i confini tra la religione e lo stato.

Nell'interpretare questa affermazione si fanno alcune "leggerezze" che però sviano i contenuti stessi del "dire" di Gesù:
1 - Per  capire quello che Gesù vuole affermare è fondamentale conoscere Gesù;
2 - Inserire l'affermazione nel contesto;
3 - Non fare di Gesù un idolatra

Dunque, procediamo passo passo... per "conoscenza" bisogna intendere ciò che essa significa nel mondo biblico.
Conoscere non è un atto liberamente intellettuale, tipico del mondo greco o della Gnosi di ogni tempo, ma per la Bibbia "conoscere" significa entrare in "intimità con".

Conoscere infatti è il verbo con il quale nella Bibbia si indica l'intimità sponsale a tutti i livelli esperienziali e, pertanto, nessuno può capire Gesù se non vive questa intimità sponsale con Lui attraverso la propria coscienza e l'esperienza spicciola quotidiana di compagnia con Cristo che è il Vivente e non semplicemente uno dei tanti maestri del passato o del presente.
Ma non basta... Gesù stesso ha legato la Sua presenza, l'esperienza e la di Lui conoscenza  all'essere "in due o più riuniti nel Suo nome" cioè alla Chiesa in quanto gruppo di fedeli ed istituzione da Lui voluta.

 Dunque non basta conoscere il Vangelo, averlo letto oppure anche studiato; pur essendo esperti di critica letteraria, di ermeneutica, di esegesi, di semiologia, di psicologia delle religioni, tutto questo non basta per conoscere una persona e le sue intenzioni... bisogna infatti "frequentarla" e anche assiduamente; "perderci"del tempo, ascoltarla, vivere di "com-passione" emotiva, mentale e fisica.

Pertanto chi si appropria del significato delle parole di Gesù  fuori di questo contesto ne fa violenza e "le strumentalizza" per il proprio fine che non è necessariamente quello di Dio ma spesso quello del proprio tornaconto (qualunque ne sia la sua natura... economico, d'immagine, di potere, camuffare i propri vizi, ideologia,  ecc.).

Ecco perché difficilmente si potrà capire Gesù se non lo si ascolta come perenni discepoli (l'arte di ascoltare); la presunzione, l'ignoranza e la supponenza in questo campo la fanno da padroni.

Alla Parola di Dio senza questa premessa esperienziale, personale e comunitaria, possiamo far dire tutto e il contrario di tutto così come fanno le eresie di ogni tempo vecchie e nuove, l'arianesimo dei "testimoni di geova" e il "brodo - relativismo morale" delle correnti new-age, a cui alcuni cattolici di matrice "progressista" o "liberale" sembrano talvolta legati.

Per comprendere il contesto di questo episodio del Vangelo di Luca bisogna, inoltre, osservare come alla domanda trabocchetto dei detrattori di Gesù Egli non risponde come essi si aspettavano.
Infatti Egli sposta l'oggetto della questione e compie un discernimento di priorità.

Israele popolo eletto viveva l'oppressione romana, il rigore del suo "diritto", l'assoggettazione pratica alla sua polilatria. In verità i romani, da buoni opportunisti, avevano colto la "difficoltà del popolo ebraico" e si erano comportati in forma ben più tollerante che verso altre popolazioni sottomesse. Certamente all'ebreo questo non bastava. Israele era un popolo "santo" cioè "separato", il popolo eletto, il popolo della promessa, il popolo che attendeva il Messia... che nello specifico doveva essere -per l'ebreo medio del tempo- anche un liberatore politico.

Gesù con la Sua risposta non fa che attuare la vittoria delle Sue tentazioni nel deserto con satana.... il Regno di questo mondo ha la sua importanza ma è ridicola nei confronti della signoria dello "spirito". Qui è ovvio che per "spirito" non intendiamo qualcosa di impalpabile ma le leggi di Dio scritte nel cuore dell'uomo che attendono di farsi carne e storia, responsabilità e civiltà. Intendiamo una collaborazione costante tra il credente e lo Spirito Santo nel "compiere il Regno di Dio" già e non ancora!

A questo discorso di incarnazione si lega la terza riflessione. Lo stato laico (Cesare) ha dunque le sue dinamiche e la sua dignità... ma anche la sua relatività.

Quello infatti che non si capisce fino in fondo è che autonomia non significa pari dignità tra Cesare e Dio. Gesù dicendo di dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio non mette alla pari i due soggetti ma ricorda, oltre l'autonomia dei linguaggi, anche la relatività di Cesare... perché tutto è di Dio e appartiene a Dio.

La riflessione può sembrare banale e ovvia.. ma per il quotidiano del nostro vivere, per i "cattopolitici", i simpatizzanti del vangelo, la risonanza che hanno fatti come quello della visita del Papa Giovanni Paolo II al Parlamento, lo "sbattezzo" di cui parlano alcuni sitarelli web... la puntualizzazione è tutt'altro che scontata.

Se Gesù avesse voluto mettere sullo stesso piano la religione e lo stato avrebbe di fatto compiuto un gesto di idolatria, anzi di "polilatria"; avrebbe sottolineato la compresenza di due morali, due etiche, due divinità. Per cui il credente si troverebbe tiranneggiato tra due esigenze morali che talvolta possono essere tutt'altro che d'accordo.
Ma come Gesù ricorda non "si possono servire due padroni... perché o si amerà l'uno o si amerà l'altro".. e di fatto così avviene per la maggior parte di noi quando quotidianamente non operiamo una semplice distinzione di genere tra religione e lavoro (per esempio), ma lo stesso lavoro, il profitto, il rendimento, la competitività diventano, invece, il "dio" che guida le scelte quotidiane.

Questo perché, attenzione!...

ogni scelta nasconde un valore etico

e non è detto che la scelta democraticamente fatta sia quella giusta...

tante coscienze ferite non fanno una decisione unanime o di maggioranza sana...

 ma solo la legittimazione di una scelta di maggioranza.

Certo, Dio poi trova comunque la Sua strada per portare avanti il Suo Regno... ma è importante chiamare le cose con il loro nome... ben sapevano gli antichi filosofi che dietro la politica della democrazia ci può essere anche un cammino verso la tirannia e l'inciviltà.

Per Gesù, dunque, "Cesare" ha la sua dignità, le sue regole ma va evangelizzato; cioè ri-significato alla Luce del Vangelo che è poi radicalmente e profondamente umano.
Gesù non voleva certo fare una "Teocrazia", come fanno i regimi religiosi totalitaristici, ideologici e idealistici di ogni tempo, questo perché il Cristianesimo, il vangelo, è sempre il "lieto annuncio" è la "proposta di vita" e Gesù non impone; mai!

"Se vuoi".. Gesù ci dice come al giovane ricco ma allo stesso tempo ci mette sull'attenti nel riconoscere valore teologico allo "stato" e alle sue scelte che possono essere tutt'altro che in linea con l'annuncio di salvezza e ancora prima, è storia di questi tempi, profondamenti umani.
Anzi il bestiale è dietro l'angolo di ogni scelta apparentemente liberale... o statalistica... quando uno stato si slega dalla morale naturale si incammina verso la dissoluzione etica e verso la barbarie.

Dalla "teologia dello stato laico" abbiamo infatti il "relativismo morale" che tanto preoccupa la Chiesa, perché preoccupa Gesù, in quanto pone l'uomo nel cercare poi surrogati di ogni tipo... il potere, il tornaconto, la produttività, la vendibilità del prodotto, il vivere senza pensare, e per contr'altare la magia, la scienza come assoluto, il satanismo, l'occulto, la pornografia (meglio se camuffata come arte), la divinazione, la superstizione, l'angelologia new age (tanto di moda anche in internet).

Ma anche il fiorire del culto del privato; la dualità ipocrita tra dire e fare, tra pubblico e privato...

che importanza ha se sono spietato nella produttività, l'importante è che poi faccio adozione a distanza oppure verso dei soldi per beneficenza (meglio se questo si possa vedere - il ritorno di immagine è sempre una gran cosa!).
Che importanza ha bestemmiare se poi sono in coscienza una persona "buona"....

....non posso non avere l'ultimo cellulare e non mandare molti sms; non posso non avere l'ultimo gadget e desiderare di fare quel viaggio in quella terra di sogno... tanto poi me la cavo con un pio pensiero a Dio e facendo qualche buona azione.
Sono una persona per bene io!!

Vuoi sapere quanto questo sia vero? Prova a vedere quanto spazio dai alla preghiera, alla tua esperienza di Chiesa, alla preghiera nella tua famiglia, con tua moglie, con i tuoi figli... cos'è che scandisce il tuo tempo.. la Lode a Gesù Cristo o le "dissipazioni" di ogni tipo?
Come è viva la tua vita sacramentale?


Ovvio che pensare come pensa Gesù pone controcorrente e che fare obiezione di coscienza è segno per il "mondo" di bigottismo... il "mondo" e il "suo pensiero" si difende come può cioè "esorcizzando" il cristianesimo e il cattolicesimo in particolare.

Tuttavia se non vogliamo affermare che Gesù pone il fondamento dell'idolatria,  meglio di un dualismo, queste cose vanno dette con chiarezza.

E' storia di sempre, comunque... il "mondo", dentro e fuori di noi, con le "sue leggi" cercherà sempre di contrastare il Vangelo perché Gesù mette  a nudo e scuote dalla pigrizia spirituale, "dall'accidia" che sicuramente tra i vizi spirituali è quello più insidioso.
La nostra realtà ferita cercherà sempre di farci percepire Dio e la Sua Chiesa come dei nemici o peggio ancora ci farà "credenti" di Dio e nella preghiera, ma sospettosi della Chiesa in quanto istituzione voluta da Cristo.

Questo perché il nostro io ferito ha bisogno di essere profondamente umano ma lotta strenuamente per essere abbrutito.
Allo stesso tempo è ossessione del satanico pensiero quello di svilire l'uomo e, non c'è metodo migliore, che legittimare un'idolatria come quella dello "stato laico" (che poi è in mano sempre e solo a pochi) facendo dire a Gesù quello che non ha mai detto e trasformare il lieto annuncio di libertà del Vangelo in una caricatura spirituale che non responsabilizza mai nel quotidiano e nel presente.


Vedendo la storia della Chiesa di Cristo, sia quella di noi cattolici che quella dei fratelli delle altre confessioni, bisogna chiedere allo Spirito Santo, che ha istruito da sempre i santi conosciuti e nascosti, una buona dose di discernimento, luce e umorismo per smascherare i nostri (comodi) personali piccoli tranelli e quelli del "sistema" per prenderli un po in giro.

Umorismo non satira... la satira giudica ma spesso non costruisce, l'umorismo sgonfia, relativizza e aiuta a guardare in alto.. l'umorismo aiuta a rispettare "cesare" ma a relativizzarlo davanti alla bellezza e la gioia che vengono da Gesù e dalla Sua Parola e ci insegna, giorno dopo giorno, ad essere la Sua Chiesa.
Altro che pontificazione di Cesare e delle sue "costituzioni".