Il memoriale come piacere di "ricordarsi addosso"

crocifisso-ferentino.jpg"Tu sei il Dio degli umili,
sei il soccorritore dei derelitti,
il rifugio dei deboli,
il protettore degli sfiduciati,
il salvatore dei disperati" (Gdt. 9,11)

"Per non dimenticare" è il ritornello della mass-medialità che rimbomba negli anniversari significativi della nostra storia: la Shoà, i genocidi, Ustica, gli abusi sull'umanità "povera e derelitta" di ogni tempo.
Memoria importante, per più di un motivo. Per motivi positivi e per motivi meno nobili. La memoria infatti aiuta a ricordare le brutalità verso l'umanità, anzi verso persone concrete come me e te.
Abusi compiute da menti impazziti che si consumano nell'onnipotente mania di dominio e di potere giustificate dal "diritto", dalle leggi di mercato, dalla religiosità, e non dimentichiamoci dalla "laicità laicista".


La memoria di quando l'uomo abusa dell'uomo per il "non-senso" del proprio ego calpestando i diritti soprattutto di chi non può difendersi: dall'embrione all'anziano, dal forestiero al vicino, dall'ateo al credente, dalla donna all'uomo.

Ed i mezzi utilizzati sono tanti, sempre, ripetitivamente, e noiosamente i soliti:

la lussuria del potere e del dominio, la lussuria delle leggi ingiuste, la lussuria della burocrazia fiscale, la lussuria del razzismo, la lussuria del protagonismo, la lussuria della parzialità, la lussuria delle leggi e dei codici, la lussuria dei giochi affettivi.

Tutto un calderone di ego-narciso-centrismo giustificato ad arte con tutte le razionalizzazioni e i proclamati stampa più ovvi e spesso infantili.


Anzi, "sornionamente", proprio alcuni che erano a "causa" di tali abomini, promuovono sterzate ideologiche o proclami stampa per affermare ciò che non hanno fatto nel segreto o magari per seppellire la verità dei loro misfatti.

Cosa non si fa, infatti,  per mendicare un po' di stima.

Questo li fa sentire "più buoni e migliori".

E qui sta il punto meno nobile della memoria.


Infatti dietro i memoriali si può nascondere una fuga, una pacificazione della coscienza sia degli operatori dei genocidi che della massa, e quindi di ciascuno di noi.

Dietro questo bisogno infantile di sopravvivenza psichica c'è il bisogno tutto manicheo di dividere il bene e il male e, precisamente, il bene in noi e il male fuori di noi. Lo sapeva bene la sapienza Mosaica istituendo il "capro espiatorio" che portava fuori dal popolo, nella povera bestiola designata, tutte le colpe di Israele. Ma mentre li il segno e il simbolo muoveva ad una verità di conversione nel perdono di Dio, ora, con i moderni capri espiatori, c'è il sottile gioco satanico di sentirsi giusti, a posto, migliori.

Cioè un cammino di "non verità" personale.
Infatti un capro espiatorio c'è sempre, ma non come realtà ontologica o teologica piuttosto come necessità sociologica e come bisogno infantile primario di vedere il male fuori da sé.

La storia di Gesù ricorda infatti: "meglio che muoia un uomo solo".


La conversione, il cadere da cavallo nella via di Damasco comporta invece altre cose; comporta una virtù rara: la lealtà!

E nessuno riesce ad essere leale con gli altri se prima non lo è con sé medesimo.

La misericordia nasce sempre dalla consapevolezza dell'amore di Dio e da una profonda lealtà. E' proprio sulla consapevolezza dell'esperienza di essere radicalmente amati in tutte le zone oscure della propria vita e del proprio cuore che può nascere una profonda conversione ed un profondo leale cambiamento.

Dove la psicanalisi zoppica perché non arriva mai al perché ma si ferma al come, solo lì può subentrare l'esperienza radicale e trasformante di sentirsi amati nonostante tutto.
Parliamo di zoppicamento della psicanalisi ma potremmo parlare dello zoppicare dell'esame di coscienza personale e di tante direzioni spirituali... sono tante le vie di fuga, mosse magari da entusiasmo adolescenziale che non vanno a toccare le corde dell'intimo; le corde della lealtà!


Spesso perché non siamo pronti, e siamo schiacciati da tante ferite e da sensi di colpa ma soprattutto perché non abbiamo conosciuto fino in fondo cosa significa essere amati radicalmente e non sappiamo cosa significhi rispondere a questo amore con tutte le nostre forze.
Non abbiamo visto realmente il nostro limite e non abbiamo conosciuto l'Amore incommensurabile di Cristo per il nostro limite.

Proprio per questo la santità non è straordinaria, non è fatta di miracoli particolari ma soprattutto di lealtà, della capacità di stare nudi e poveri davanti a Dio e al mondo. Solo dove c'è lealtà allora si che ci può essere memoria... perché la memoria non segna un fatto lontano da te, nel tempo e nello spazio, ma segna la verità del limite e la accettazione serena dell'imperfezione.

S. Francesco camminava un giorno con un suo compagno, il bel fra Masseo.

Il quale mosso da invidia, più o meno sana, chiedeva: "perché, perché tutti vengono dietro a te che non sei bello né nobile, né hai un gran parlare..."... e Francesco, uomo di Dio, uomo leale, risponde:
"perché il Signore non ha trovato nessuno più peccatore su cui riversare la Sua Misericordia!".


Non si può dire ciò che ha detto Francesco per stupire o per fare gli originali... ma solo se, al di là degli ordinari mezzi di autoconoscenza (riflessione, meditazione, analisi, direzione spirituale, vita ecclesiale, aderenza alla storia, ecc.) si fa un'esperienza profonda dell'amore di Cristo per te!

Se chiudiamo gli occhi e pensiamo alle brutture più profonde e abbiette che può compiere un uomo verso un altro uomo e le pensiamo come "nostre possibilità" da cui siamo preservati dall'amore di Dio... ecco qui sta la lealtà, la verità e l'inizio di un cammino di conversione... la misericordia e l'accettazione verso il mio limite e quello del fratello... e la misericordia fa chiarezza sempre nel discernimento ed ha la meglio nel giudizio.


Ma Misericordia vuol dire avere davanti agli occhi del cuore e della mente, sempre, sempre e ancora sempre la passione potente di un Dio innamorato di te che non smette di circondarti di continue amorose attenzioni fatte di "fiori" e talvolta di assordanti silenzi.

"Per non dimenticare", diciamo, ed è vero... a patto che ci ricordiamo che solo la santità, manifesta e nascosta, proclamata o feriale, compresa o vilipesa fa la storia.


Vogliamo celebrare la memoria pensando di essere liberi da quegli orrori esorcizzandoli... ma dove non c'è lealtà non c'è libertà.

Anche noi come Eichmann, per giustificarci, diciamo (ebbri da Nietzchiana memoria) al tribunale della coscienza, che in fin dei conti siamo degli specialisti e abbiamo perseguitato per compiere un dovere.
Il nazismo non è altro che l'epilogo della scienza che fonda l'etica su se stessa.
E' l'epilogo dell'occidente che si sente puro ma senza Cristo.
E' l'epilogo dell'occidente che si arrovella su se stesso cercando un fondamento morale inesistente fondato su una razionalità priva di senso e priva del perché ontologico dell'esistenza.


Ecco perché chi ha potere vigili sul dono che ha e lo viva come servizio, guai a Lui a qualunque forma di potere, da quello politico a quello economico a quello scientifico oppure a quello affettivo, se usati senza com-passione e senza logica del servizio e del dono.

E Gesù è non solo maestro ma è l'uomo della com-passione... e l'uomo - Dio pienamente "accanto e con e per l'uomo!".


Cristo che si è donato anche senza essere capito; Cristo che investe sull'uomo anche quando questo lo tradirà.
Quel Cristo che Marx non conoscerà mai, troppo impegnato a schivare le proprie meschinità per poter essere leale e vedere la ferialità rivoluzionaria dell'uomo-Dio di Nazareth che vive tutto nelle mani del Padre.

Troppo impegnativo per l'idealismo comunista tanto pieno di ignoranza da definire la religione "oppio dei popoli".

Troppo impegnativo per l'idealismo capitalista, incapace di vedere la "persona" come bene supremo per cui Cristo ha dato la vita.
Troppo impegnativo Gesù Cristo, il quale non ha puntato il dito, non ha scaricato la colpa, ma la ha assunta, si è fatto peccato, ha fallito.

Gesù ce lo dice con il suo modo (che poi è l'unico) di esercitare il potere:

chi perde in Dio vince perché cambia la storia restituendo a Dio la signoria sulle vicende umane, piccole e grandi...


Oppio dei popoli? No! Solo una grande forza che nasce da una radicale esperienza d'Amore!


Allora la memoria acquista un senso sia quando ricorda i macro-fatti dell'umanità, sia quando ricorda i micro-fatti della nostra esistenza.

Quanto è difficile essere leale per il manicheo, per il bigotto, per il laicista, per il "fuggitivo" e, spesso, per il neo-convertito... è questione di prospettiva e di esperienza... infatti un conto è leggere la storia, ogni storia, con gli "occhi di Cristo" ed un altro con l'annebbiamento delle nostre ferite, del nostro orgoglio, delle nostre insicurezze, e della vanità.

Mercoledì della XXXIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

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