LA RINUNCIA

rinuncia-per-la-vita.gif«Chi vorrà guadagnare la propria vita la perderà e chi perderà la propria vita la troverä».

 L'accettazione progressiva dei limiti è la base della crescita. Così è per la rinuncia alla gratificazione immediata. Freud diceva che il massimo di equilibrio ed il fine dell'uomo è la riduzione della tensione, così che l'uomo è pacificato quando in lui non c'è più nessuna tensione (istinto di morte). Jung dice invece che la dinamica e la tensione è la forza motrice di tutta la personalità. La vita non ti porta verso un aumento di gratificazione, ma verso una limitazione sempre più accentuata. Chi accetta questo liberamente capisce che senza tensione non c'è crescita, e che ogni scelta è una rinuncia a tutto il resto ma che se tu non l'accetti non crescerai mai.

1.Fusione iniziale. E' lo stadio del bambino piccolo che è tutt'uno con la madre. In seguito si continua a ricercare questa fusione totale con nostalgia. Tutto è al suo servizio, è il centro dell'universo. Tutto ti è dato e non devi faticare per avere nulla, non c'è rinuncia.

2.Distacco. Il distacco porta ad una fragilità, il bambino non è autonomo e così il giovane. Cerca qualcuno che gli faccia da appoggio, che sia il sostituto della mamma o del papà. Deve cercare un'identità e ricerca la fusione in un'altra persona. Chi non accetta questa limitazione e non si separa dalla mamma rimane un immaturo, che non può creare nessun rapporto solido. Non è possibile che tu a 20 anni ancora devi sentire vicino la mamma per sentirsi stabile. Qui non si parla di amore che deve rimanere ma di dipendenza che deve essere spezzata.

3.Amicizia. C'è un periodo in cui questo si cerca in persone dello stesso sesso: ci diciamo tutto, si parla con il "noi". Siamo tutt'uno, è buono ma può diventare patologico se non si supera. Bisogna lentamente accettare la solitudine che è insita nella realtà umana, non se ne può fuggire. Gli altri sono altri e non una mia appendice che è ai miei ordini. Il mondo è altro da me e io devo accettare questo, che comporta però una sofferenza.

4.Immaginario. Qui il rapporto con l'altro sesso comincia a farsi avanti, nelle fantasie, nei sogni, negli idoli. L'altro non c'è ma lo si inventa. Questo è anche il periodo in cui si risveglia forte la sessualità, in cui cominciano le prime masturbazioni... deve essere superato.

Perché la masturbazione non va. Dipende dall'età e dalla fase: è sempre un elemento di squilibrio, negativo, ma se si situa come punto di passaggio tra la fase infantile e quella adulta può non essere troppo grave, pur essendo grave in "res". Comporta però il rischio che ci si fissi lì sopra ed allora non si passa più alla fase successiva che è quella del confronto reale ed eterosessuale con un'altra persona e non con la proiezione dei propri sogni erotici: prima ci sono le mie fantasie e l'altra persona tanto più mi piace quanto più si avvicina alle mie fantasie; se poi diventa sè stessa e si rivela con una consistenza reale le cose non vanno più bene.

La tensione che non viene scaricata in questo modo si trasforma in potenza di crescita, come se io scarico continuamente il vapore di una macchina non funziona mai.

Che cosa dice Dio sul sesso e sulla polarità sessuale? Fare un po' di domande per tirare fuori le cose. Ct 6,10-16; 7,2-6. 

Dio non è molto puritano su queste cose. Quindi tutto è bello ecc.

La polarità sessuale scritta nei cromosomi, la lotta contro gli gnostici, molti rabbini volevano togliere il cantico dalla Bibbia perché gli pareva un po' troppo osè.

La prima parola di Dio è: e vide che era cosa molto buona. L'istinto sessuale è inscritto in ogni nostra cellula.

5. Scelta di vita. Non è possibile per me fare tutto. Ad un certo punto devo accettare che se voglio diventare ingegnere non posso fare l'idraulico e viceversa, e questo in un modo definitivo. Ci sono persone che non scelgono mai, perché non hanno il coraggio di legarsi a qualcosa di definitivo, è la paura di crescere.

6.Rapporto. La prima esperienza è l'innamoramento, bellissimo ecceziona­le, si vola...E' importante capire che la fase della fusione anche nell'innamora­mento non può essere conservata per sempre, ma ad un certo punto subentra di nuovo il distacco e ci si accorge che l'altro è appunto un altro. La Trinità. Nella visione cristiana c'è il mistero di questa conciliazione tra la autonomia della persona e la relazione. Non ci si può annullare nella relazione o sperare che l'altro venga a guarire i miei problemi: i miei problemi sono miei e tocca a me faticare per risolverli. Simboliche quelle coppiette che vanno per strada appoggiate l'uno all'altro: se uno si scansa quell'altro cade. Questo non è l'amore, io devo amare l'altra persona e non esserne dipendente. L'esempio di tutte le società che pur non facendo discorsi di sessuolo­gia, però come per un inconscio collettivo sapevano che certe realtà vanno trattate con cautela. Così come sapevano che se ti tiro un sasso fa male senza conoscere la teoria fisica degli urti. Esempio del vapore: se è represso totalmente esplode, se non è represso per niente è inutile, deve essere canalizza­to. L'uomo deve imparare, non è come gli animali che nascono sapendo le cose per istinto e le imparano da sé così anche l'uomo deve imparare.

Ad amare si impara. L'amore non è un problema di persona ma è un problema di una facoltà. Anche qui si pone il problema dei rapporti prematrimoniali. Quella del desiderio sessuale è una grande tensione, che mirerebbe ad essere scaricata subito. Così però non ho nessun incentivo di crescita verso la maturità. La saggezza della Chiesa è grande e tiene conto dell'umanità concreta che se non è pungolata od attratta non cammina.

7.Dono. Bisogno - desiderio - amore - Dio. L'amore di Cristo come esempio di tutto questo. Totalità, definitività, sacrificio.

Devo anche qui accettare la scelta definitiva, autolimitarmi. Se sposo Carletta, non avrò mai Tiziana. Se Carletta ha il sedere grosso, devo accettare tutta la vita di avere una moglie con il sedere grosso.

   Si può esporre tutto questo ed alla fine si fa presente che tutto questo però riesce difficile se non impossibile: molto bello ma non si può fare. Si scopre la necessità della salvezza nelle due dimensioni di liberazione dal peccato e di divinizzazione.

Liberazione. L'illusione della libertà: il popolo di Israele cerca di rendersi indipendente da Dio, poi in realtà si ritrova schiavo e sottoposto o ai nemici interni che sono le pressioni dell'opinione pubblica o a quelli esterni che sono più forti di lui. Così siamo anche noi quando pretendiamo una libertà che non possiamo ottenere da soli: ti illudi forse di aver ragione da solo di forze così più potenti di te? Ci si accorge che tutto questo lavoro è impedito da una parte oscura di noi, che c'è una dimensione egoistica, orgogliosa, che c'è una forza dentro di noi che ci impedisce di attuare tutte queste cose in modo pieno. Le diverse schiavitù:

- Nemici esterni. L'influenza degli altri su di noi. La cultura, i giornali, la TV, gli amici, la famiglia, ...siamo schiavi di mille influenze.

- Nemici interni. Ci troviamo a sbattere contro uno scoglio che è la nostra incapacità di amare, l'incapacità di perdonare, il desiderio di strumentalizzare, di usare, le passioni (quando uno si trova solo con la ragazza e c'è la musica, il sole e l'estate...sai quante considera­zioni di razionalità fai). Ognuno di voi vede quante schifezze ha dentro e di cui si vergogna. Qui bisogna poi inserire anche l'inconscio che ci rende impossibile controllare determinate cose ed anche accorgercene.

Divinizzazione. Per quanto riusciamo ad amarci, a fare tutte queste cose, ci accorgiamo sempre che c'è un limite che non si riesce a superare: al fondo di ogni relazione c'è la solitudine. Si vuole essere uno ma c'è sempre un muro che separa, un diaframma che non si riesce mai ad abbattere, non riesci a condividere tutto con l'altra persona, sei sempre fondamentalmente solo.

 

Le tre conversioni. Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, la mente e le forze perché tu sia felice. La triplice ferita del peccato originale.

1 - Cristo luce per guarire la mente e l'intelligenza da tutte le sue distorsioni e per liberarla dalle pastoie delle passioni che la portano a distorcere la realtà.

2 - Cristo vita che viene a riempire quel vuoto profondo che sentiamo nel cuore.

3 - Cristo forza che viene a guarire le tue forze malate. A tutto questo bisogna rispondere con la tua libertà

 

Allora: prima il Signore ci viene a salvare nella Pasqua, cioè ci viene a rendere possibile tutto questo, amare, accettare la realtà, ricomporci interiormente, vincere quello che ci fa star male. Il cristianesimo è prima di tutto una salvezza, una buona notizia. Noi ora stiamo sviluppando le conseguenza di questa salvezza e di questa notizia, che richiede anche la nostra collaborazione.

Abbiamo visto la mente, il cuore e le forze. Abbiamo parlato di rinuncia, della necessità di accettare il fatto che nella vita bisogna saper rinunciare per trovare la vera vita: la presunzione di voler avere tutto ci porta a non decidere mai e a non essere capaci di accettare nulla. Abbiamo detto che ci sono due tipi di rinuncia:

1 - Imposta. Qui su tratta solo di accettare volente o nolente. Il fatto non lo puoi cambiare, si tratta solo di subirlo con rabbia o di accettarlo con fede: la sofferenza, la vecchiaia, la morte, la solitudi­ne.

2 - Autoimposta. Bisogna saper decidere definitivamente escludendo le alternative, sapersi autolimitare. Non puoi avere tutto. Devi dimentica­re il sogno infantile di potenzialità infinita e accettare la responsa­bilità di una decisione da cui non si torna indietro e che ti preclude le alternative. La pena per chi non lo fa è di diventare vecchio senza avere concluso niente: le carte ti sono state date per giocarle, non per sognare che cosa ci puoi fare senza buttarle mai.

Avarizia esistenziale: come Paperone. Accarezzi con la fantasia tutto quello che potresti fare con la tua libertà e poi non fai niente; come l'avaro che sogna tutto quello che si potrebbe comprare e poi ha paura di spendere perché poi non potrebbe più sognare che cosa fare con i soldi. La libertà si realizza usandola per una scelta definitiva.

 

«Sono io forse il custode di mio fratello?» 1 Cor 12,12-27

 

«Io sono mio! In fondo quel che faccio è affare mio, se non do fastidio a nessuno, che male faccio?» C'è una cosa molto particolare a cui bisogna rinunciare, che è una tentazione molto sottile e diffusa nella nostra società, ed è legata al concetto sballato di libertà: la autonomia. Pensare che tutto sommato la mia vita appartiene a me e che cosa io ne faccio è affare mio, che non ne devo rispondere a nessuno.

Ger 1. Ognuno di noi nasce con una missione, Dio quando ti ha pensato ha anche pensato un compito per te, che è un compito di salvezza nei confronti tuoi e di tutta l'umanità. Tu hai senso in quella direzione, altrimenti la tua vita non ha senso. Quello che tu fai della tua vita ha un'importanza enorme per tutta l'umanità. Questo non solo per quello che tu puoi fare concretamente (aiutare i poveri ecc.), ma per quello che tu puoi essere: o sei un segno di speranza o sei un segno di disperazione, non si può essere neutrali. Se vuoi essere neutrale sei già negativo, la crescita nella fede e nella conoscenza del progetto di Dio non è affar tuo, ma di tutta l'umanità. C'è un filo che ci collega tutti e lo possiamo vedere molto concretamente senza andare sulle cose mistiche che pure sono vere.

Già dal punto di vista umano solamente si può capire che questo è una balla, perché volente o nolente io appena vengo al mondo ho una responsabilità: il mondo è una realtà problematica e io non posso attraversarlo come una persona neutrale, o lo lascio meglio di come l'ho trovato, o lo lascio peggio.iamo una carovana, tutti legati, se tu non tiri gli altri faticano di più, se tu ti blocchi forse qualcuno dei più deboli rimarrà bloccato nella crescita per colpa tua. Per non parlare del tirare in senso contrario. Tu sei il custode di tuo fratello. Quello che fai oggi pomeriggio non è affar tuo. Questo si vede quando qualcuno si converte: la speranza comincia a passare da lui in tutta la situazione in cui vive, nella famiglia, negli amici.

 

Paragone dell'incendio, della barca, del cantiere, della madre con i figli, della luce con le candele. Nel momento in cui io mi lascio deprimere, non faccio niente io sono un assassino e un ladro, perché il mio non far niente priva il mondo dell'aiuto che io potrei dargli.

 

Differenza enorme tra rinuncia e repressione.

La seconda è la compres­sione e la negazione dei bisogni che emergono potenti dall'interno, è sterile, dannosa e destinata a sicuro fallimento ed a nevrosi, la rinuncia è invece la sublimazione positiva di alcuni bisogni o di alcuni stimoli in una direzione diversa e migliore: questa è necessaria per la vita e per la crescita. Infatti più che di sublimazione possiamo parlare in questo caso di Integrazione.

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