Amicizia

gesuegiovanni2Criteri di valutazione

Orpa si accomiatò con un bacio da sua suocera,
Rut invece non si staccò da lei.
Noemi le disse: «Ecco, tua cognata è tornata dalla sua gente e dal suo dio; torna indietro anche tu, come tua cognata».
Ma Rut replicò: «Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te,
perché dove andrai tu, andrò anch’io,
e dove ti fermerai, mi fermerò;
il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio».
(Rut 1,14-16)

 Questo ci introduce nell'argomento dell'amicizia: un tipo particolare di relazione affettiva psico-sociale che non solo è ammissibile, ma anche incoraggiata, quale mezzo sincero di concretizzazione dell'amore di Dio in noi, dell'auto-trascendenza e della altrui trascendenza.

 La vera amicizia offre occasioni di trascendenza: nel riconoscimento dei limiti reciproci ci viene chiesto di amare malgrado la loro esistenza, soprattutto quando, per causa loro, non c'è gratificazione.

 La castità (sia battesimale che verginale) può essere sostenuta dall'affettività se viene usata come sostegno di valori, i valori della persona nel suo progetto di vita spirituale. Questo significa che, se uno tende alla sensualità, dovrà cambiare la sensualità e l'affettività in amore attraverso la continenza, la virtù, la riflessione.

Che cos'è l'affettività?
E' il desiderio della presenza di un altro essere umano; non necessariamente soltanto della presenza fisica, sebbene si possa regredire a questo solo. Infatti, proprio come ci può essere un egoismo dei sensi (nel primo livello abbiamo appena descritto la soggettivizzazione dei valori al piacere, alle sensazioni fisiche, alla sensualità...), così ci può essere un egoismo dei sentimenti, dell'affettività.
Non si tratta di sensazioni fisiche, ma piuttosto psicologiche, di sentimenti psichici. In questo caso si possono usare gli altri per soddisfare non i propri bisogni fisici (sebbene si possa regredire a questo), ma i bisogni affettivi, per esempio esigenze di affetto, di appoggio, di comprensione, di interessamento.
Quest'atteggiamento egoistico può essere messo in risalto da un'eccessiva attenzione a se stessi: "Nessuno mi ama", "nessuno si cura di me", "non sei venuto a trovarmi", "non mi dici dove vai", "non mi mandi una cartolina". Così si inizia a dare amore, attenzione ed interessamento per essere sicuri che, in tempo di difficoltà, si sarà contraccambiati.
Ti scrivo una lettera, tu dovresti rispondere, altrimenti lascia perdere, non mi "servi". Non lo si dice mai! Ma lo si fa!
"Ti do un regalo, e ne aspetto uno, altrimenti... tu non mi pensi come faccio io!"

Negli altri cerchiamo il piacere affettivo?
Chiediamoci: Rimaniamo nei nostri piccoli gruppi perché ci sentiamo a nostro agio, in altre parole, abbiamo paura di provare insicurezza o incertezza, paura di amare veramente, concretamente?
Se è così, stiamo usando il nostro gruppo di amici per noi stessi. Questo può essere altruismo apparente. Apprezzo i piaceri degli altri solo perché questo mi valorizza.
Vaglio tutto attraverso i miei bisogni affettivi, prendo quello che mi occorre e dimentico l'altra persona! Così, per esempio, sarò contento solo quando l'altro si interessa a qualcosa che mi attrae, o intraprende un progetto simile al mio. Non si vuole qui dire, certo, che non dobbiamo essere contenti di questo.
Un "bene realmente sincero" dà gioia profonda quando lo si vede cercato anche da altri. Se so che l'interesse per argomenti spirituali è buono, sono felice quando un altro incomincia a leggere più libri di spiritualità.
Tuttavia, e è questo il punto, la gioia non sta nel fatto che li legga per essere come me, ma che li legga per crescere in Gesù, che forse io ho testimoniato per mezzo della Sua Grazia.

L'amore, il vero amore o l'amicizia, non dovrebbero essere reciproco egoismo, fusione di piaceri; entrambi prendiamo ciò che possiamo l'uno dall'altro per i nostri bisogni affettivi, oppure ricaviamo nutrimento dalla "comunità" per lo stesso motivo. L'appoggio emotivo è necessario, ed anche qualche gratificazione di bisogni affettivi è utile per la crescita spirituale.
Ma l'interrogativo è: quali bisogni? quanto appoggio le mie esigenze affettive? Quali valori?
L'appoggio affettivo a bisogni quali l'aiuto agli altri o la dominazione (comandare, controllare) quando è messo al servizio di valori quali il Regno di Dio, la Carità, può essere un bene per il religioso e il battezzato, un dono per la vita comunitaria.
D'altro canto, l'appoggio affettivo a bisogni come la dipendenza o l'aggressività, e a valori come il potere o la possessività, non aiuta il credente ad essere l'umile "servo del Signore" che si è impegnato ad essere.

Per il religioso, il voto di castità esclude un affetto sensibile che potrebbe condurre al matrimonio. Ogni altro affetto sensibile, purché non equivoco, deve essere considerato apertamente ed onestamente in tutte le possibili implicanze profonde della motivazione sottostante. L'affettività, come la sensualità o la sensibilità, anche quando è assai sviluppata, può condurre ad un abbandono più profondo e più vivo all'amore di Gesù, oppure può chiudere una persona ancor più in sé stessa.
Può essere un mezzo o diventare fine a sé stessa. D'altro lato, proprio come l'insensibilità al sesso non equivale alla castità, e non fornisce nemmeno un ambiente favorevole per lo sviluppo di questa virtù, così è per la mancanza di affettività.

Anche la castità battesimale incalanata nella vocazione matrimoniale, non eslude il valore dell'amicizia. Non solo tra coniugi ma anche con relazioni esterne. Purché le relazioni esterne non depauperino la dimensione unitiva con Cristo e, nel contempo, arricchiscano l'amicizia e l'intimità coniugale.
Una persona fredda, insensibile, solitaria, troverà difficoltà a cooperare con vitalità e gioia alla costruzione del Regno di Dio.
Quando si è anaffettivi non si è in grado di comprendere l'Amore di Dio, di vivere in esso, né di poterlo donare. Infatti uno dona ciò di cui ha fatto esperienza e non ciò che è conosciuto per via di nozione.

Alcuni nascondono l'ignavia nell'amore pensando e facendo credere di essere temperanti e di essere "intoccabili" negli affetti. Spesso sono persone "malate" che hanno perso la capacità di avere un cuore caldo. Paralizzate e sclerocardiche. Ma la grazia suppone la natura e non è gnosi esoterica ma purezza d'amore nello Spirito Santo che attende di essere donato, in tutte le forme che lo Spirito rende possibile.
Abbiamo bisogno anche di amicizie affettuose, calde, delicate e profonde.
Ma abbiamo bisogno di integrarle e di ordinarle gerarchicamente nei livelli del nostro essere. E "senza continenza, le energie naturali della sensualità e quelle dell'affettività, attratte nella loro orbita, diventeranno materiale per l'egoismo dei sensi o eventualmente per quello dei sentimenti".

Ciò equivale a dire che, senza autocontrollo, nello Spirito Santo, la libertà nell'amore è impossibile.

E' lo Spirito Santo, e la sapienza infinita della Chiesa, che consente di amministrare, nella disciplina, nella fatica e nella gioia, il nostro cuore. Purché però, appunto, esso sia capace di battere.

  
A questo punto può essere d'aiuto elencare qualche criterio di valutazione dell'amicizia: amicizie donna-donna, uomo-uomo, uomo-donna.

1.        Amore della solitudine, e desiderio di rimanere nella solitudine (assenza di paura a stare soli).

2.        Amore per il proprio progetto di vita, liberamente scelto per Gesù.

3.        Desiderio del bene dell'altra persona: essere disposti ad abbandonarla se necessario.

4.        Profondo senso di onestà per non falsare o lasciare che la relazione degeneri.

5.        Libertà interiore, porre il proprio cuore là dove dovrebbe essere, facendo ciò per cui ci si è impegnati

6.        Maggior impegno e amore per la preghiera, per l'intimità col Cristo

7.        Relazione accolta, non cercata con ansiosa impazienza; non considerata indispensabile per la propria maturazione affettiva.

8.        Liberamente scelta e continuata, non manipolata, tormentata, costruita attraverso la seduzione.

9.        Include calore affettivo, ma evita il comportamento tipico di due persone fidanzate o sposate (carnale, sensuale, corporeo, tattile)

10.      Vissuta in povertà

11.      Assenza di intimità da fidanzati e sentimentalismo del tipo affettivo espresso in visite prolungate, appuntamenti ambigui, corrispondenza inutile, conversazioni interminabili, costosi regali

12.      Rispetto per l'intimità dell'altro: non c'è bisogno di partecipare i propri segreti, per esempio conoscere i bisogni psicologici dell'altro e il "centro" profondo della sua personalità; lo si può accettare se l'altro desidera condividere, e se la cosa è utile.

13.     Evita la passione, l'amore romantico camuffato in spiritualità

14.     Amicizia non esclusiva, non ostacola la propria missione e la disponibilità agli altri per il Regno: in realtà le promuove.

15.     Amicizia accuratamente scelta, non intrapresa casualmente, valutata: se ne vedono i limiti e i lati positivi.

16.     Amicizia messa alla prova: con buona volontà, rimane fedele nei momenti di gioia e in quelli di difficoltà; non nasce solo dalla prosperità, ma anche dalle prove

17.     Accettazione: compassione nell'accorgersi dei limiti reciproci, di cui si soffre, ma che vengono corretti per favorire la crescita personale

18.     Perfetta complementarità o accordo: non significa necessariamente volere o pensare la stessa cosa, ma comprendere e rispettare, prevedere le necessità degli altri, dimenticando sé stessi

19.     Fiducia: omaggio alla presenza di Dio in lui/lei; essere ottimisti nei riguardi dell'amico che cresce nel bene, ma anche realisti di fronte ai suoi sforzi per mettere in pratica quel bene

20.     Franchezza: la verità è un assoluto più grande dell'amicizia. Un amico degno di questo nome sacrificherà il proprio piacere per il bene spirituale dell'amico

21.      Equilibrio nello Spirito tra coinvolgimento e distacco: Dio mi chiede di santificare il mondo con il coinvolgimento in ogni situazione, anche con gli amici, ma anche per mezzo della disciplina, del distacco.


L'amicizia quindi, come sintetizza S. Agostino, è un'unione tra persone che amano Dio con tutto il cuore, si amano a vicenda e sono unite per tutta l'eternità, l'una all'altra, ed a Cristo stesso.

L'amicizia è un trampolino di lancio verso la perfezione, che è essenzialmente amore di Dio e del prossimo, in modo tale che l'uomo, dall'amicizia con un altro uomo, possa penetrare in modo più pieno e totale nell'amicizia con Dio e nella carità fraterna.
L'amicizia, dunque, non è evento sottrattivo, ma moltiplicativo perchè è libero legame, alla luce dello Spirito Santo, che aiuta nella desatellizzazione e nella santità.


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ed anche

La Gelosia, riflessione biblica ed indicazioni pastorali