Programma concreto di formazione parrocchiale - prima parte

PROGRAMMA CONCRETO PER LE CHIESE LOCALI DI FORMAZIONE E VALORIZZAZIONE DEGLI OPERATORI PARROCCHIALI
(Ia PARTE)

"Mettere Cristo al centro: questo è il programma di sempre" (Giovanni Paolo II Novo millennio ineunte 29)


 

cristo4.jpg"Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20)

 

Da questa certezza ... dobbiamo attingere un rinnovato slancio nella vita cristiana, facendone anzi la forza ispiratrice del nostro cammino. Novo millennio ineunte 29

Anche noi come la folla di Gerusalemme a Pietro nel giorno di Pentecoste vogliamo porci la domanda: "Che cosa dobbiamo fare?" (At 2, 37)

Siamo perfettamente convinti che non sarà una formula magica a salvarci ma una Persona, e la certezza che essa ci infonde: Io sono con Voi!

 

Questa promessa ci spinge a credere che non abbiamo bisogno di un nuovo programma; al limite abbiamo bisogno di mettere Cristo al centro, Cristo da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste.

E' così importante questo "vecchio programma" da spingere il Papa stesso al punto 29 della Lettera apostolica ad affermare: "Questo programma di sempre è il nostro per il terzo millennio".

E ancora avanti il Santo Padre non solo ci indica dove ma anche il perché, la finalità essenziale di questo programma: "E' nelle chiese locali che si possono stabilire quei tratti programmatici concreti - obiettivi e metodi di lavoro, formazione e valorizzazione degli operatori, ricerca dei mezzi necessari - che consentono all'annuncio di Cristo di raggiungere le persone, plasmare le comunità, incidere in profondità mediante la testimonianza dei valori evangelici nella società e nella cultura."  Novo millennio ineunte 29

Sapendo benissimo che il rischio di perdersi e di non concretizzare questo lavoro è molto alto il Papa, ad un certo punto, dice di sentire il bisogno di fissare: "alcune priorità pastorali, che l'esperienza stessa del Grande Giubileo ha fatto emergere con particolare forza al mio sguardo."

 

La prima di queste priorità è la SANTITA'.

 

"E in primo luogo non esito a dire che la prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale è quella della santità". Novo millennio ineunte 30

 

Siamo chiamati a riscoprire la "santità", intesa nel senso fondamentale dell'appartenenza a Colui che è per antonomasia il Santo, il "tre volte Santo". Is 6, 3

 

Questo dono di santità, per così dire oggettiva, è offerto a ciascun battezzato.

 

Ma il dono si traduce a sua volta in un compito, che deve governare l'intera esistenza cristiana: "Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione". (1Ts 4, 3)

 

"Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità". Lumen Gentium

 

In realtà, porre la programmazione pastorale nel segno della santità, è una scelta gravida di conseguenze. Significa esprimere la convinzione che, se il Battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio attraverso l'inserimento in Cristo e l'inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all'insegna di un etica minimalistica e di una religiosità superficiale. Chiedere a un catecumeno: "Vuoi ricevere il Battesimo?", significa al tempo stesso chiedergli: "Vuoi diventare santo?". Significa porre sulla sua strada il radicalismo del discorso della Montagna: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5, 48).

 

Come il Concilio stesso ha spiegato, questo ideale di perfezione non va equivocato come se implicasse una sorta di vita straordinaria, praticabile solo da alcuni "geni" della santità. Le vie della santità sono molteplici, e adatte alla vocazione di ciascuno.

 

E' ora di riproporre a tutti con convinzione questa "misura alta" della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione. Novo millennio ineunte 31

 

Per questa pedagogia della santità c'è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell'arte della preghiera. Novo millennio ineunte 32

 

Siamo nella terza parte della lettera apostolica Novo millennio ineunte, alla sessione intitolata "Ripartire da Cristo".

E' necessario imparare a pregare ... "Signore, insegnaci a pregare!" (Lc 11, 1)

Nella preghiera si sviluppa quel dialogo con Cristo che ci rende suoi intimi: "Rimanete in me e io in voi" (Gv 15, 4)

 

Questa reciprocità è sostanziale, è l'anima della vita cristiana.

Questa reciprocità è realizzata in noi dallo Spirito Santo, essa ci apre, attraverso Cristo e in Cristo, alla contemplazione del volto del Padre. Imparare questa logica trinitaria della preghiera cristiana, vivendola pienamente innanzitutto nella liturgia, culmine e fonte della vita ecclesiale Sacrosantum Concilium, 10, ma anche nell'esperienza personale, è il segreto di un cristianesimo veramente vitale, che non ha motivo di temere il futuro, perché continuamente torna alle sorgenti e in esse si rigenera. Novo millennio ineunte 32

 

 


Il nostro "santo viaggio"

 

Tutto ciò che abbiamo ascoltato finora, serve per capire e farvi capire, per credere e farvi credere che il cammino che stiamo intraprendendo poggia le sue fondamenta, le sue basi su ciò che sta più a cuore al Santo Padre per questo terzo millennio.

 

Nel prossimo stralcio è descritto, in sintesi, tutto ciò che noi approfondiremo in questi giorni e nei tempi a venire. Non è un caso che il papa scrive ciò che sto per leggervi praticamente all'inizio di questo documento. Questo perché, come ogni guida esperta, sa che all'inizio di ogni "santo viaggio" dobbiamo munirci di uno zaino nel quale possiamo mettervi cose utili, fondamentali o superflue. Visto e considerato che uno zaino è uno spazio limitato, all'interno del quale non vi possiamo mettere tutto ciò che vorremmo, ci viene imposta una scelta. E lui, il papa, che di "santi viaggi" se ne intende, all'inizio di questo cammino ci indica quelle cose essenziali delle quali lui sa che non possiamo fare a meno per poter dare una "...autentica risposta di fede alla rivelazione di Dio in Cristo".

Noi sappiamo e crediamo che nel Santo Padre ci parla la Trinità stessa: Dio, il suo unico figlio e nostro Signore Gesù Cristo e l'Amore che li unisce scambievolmente, lo Spirito Santo.

Da questo desumiamo che è la Trinità stessa che ci sta indicando un percorso, una strada all'inizio della quale vogliamo e dobbiamo invocare la Vergine Maria perché prima di noi, e poi vedremo come, l'ha imboccata lei e per chiederle quel cuore mansueto, umile, disponibile e arrendevole che le ha permesso di dire "... avvenga di me quello che hai detto" e quindi compiere la volontà di Dio.

 


Promessa ed impegno

 

A questo punto il Signore stesso, dopo averci descritto che cosa desidera fare con  noi, aspetta la nostra risposta senza la quale Lui non opera perché ci lascia liberi. Se siamo disposti a mettere i nostri passi sopra le impronte lasciate da Maria, vogliamo anche noi ora esprimerGli il nostro Fiat, il nostro assenso, la nostra promessa e il nostro impegno.

E perché tutto questo non sia uno studio sterile, ma un qualcosa che trasformi la nostra vita, in maniera radicale ed irreversibile, vogliamo fare nostre le parole di Maria e non solo di Maria (come vedremo in seguito): "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto".

 


Il papa ci indica le coordinate del sentiero

 

Giovanni Paolo II al punto 4 della Novo millennio ineunte all'inizio della sessione intitolata "L'incontro con Cristo, eredità del Grande Giubileo" così scrive: "Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente" (Ap 11, 17). Nella Bolla di indizione del Giubileo auspicavo che la celebrazione bimillenaria del mistero dell'Incarnazione fosse vissuta come "un unico, ininterrotto canto di lode alla Trinità" e insieme "come cammino di riconciliazione e come segno di genuina speranza per quanti guardano a Cristo e alla sua Chiesa"... Penso alla dimensione della lode, innanzitutto. E' da qui infatti che muove ogni autentica risposta di fede alla rivelazione di Dio in Cristo. Il cristianesimo è grazia, è la sorpresa di un Dio che, non pago di creare il mondo e l'uomo, si è messo al passo con la sua creatura, e dopo aver parlato a più riprese e in diversi modi "per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del figlio" (Eb 1, 1-2).

 

Il Papa ci invita ad inserire nel nostro zaino personale la "dimensione della lode" affinché, grazie ad essa, possiamo dare, ognuno e personalmente, una "autentica risposta di fede". Questa risposta di fede la vogliamo dare alla "rivelazione di Dio in Cristo". Il nostro Dio non si è accontentato di creare il mondo e l'uomo ma ha desiderato Lui per primo poter parlare con noi. Per fare questo si è "adattato" a noi, al nostro linguaggio e lo ha fatto "a più riprese e in diversi modi per mezzo dei profeti" e "ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del figlio".

 

Per andare con ordine, visto che l'ordine in cui ogni cosa è inserita non è mai un "caso", il papa afferma: "Penso alla dimensione della lode, innanzitutto. E' da qui infatti che muove ogni autentica risposta di fede alla rivelazione di Dio in Cristo.

Per poter vivere questa dimensione e per poterla gustare in pienezza dobbiamo forzatamente conoscere Colui che ne sarà l'oggetto.

 


Relazione, dialogo quindi esperienza di Dio

 

Come conoscere Colui al quale sarà rivolta la nostra preghiera di lode?

Dobbiamo ora sapere che il verbo "conoscere" nella Bibbia sta a significare "fare esperienza". Quindi per poter vivere delle vere esperienze di Dio, per poterlo conoscere in verità, devo creare degli ambiti, degli spazi, del tempo finalizzati al dialogo con Lui.

Noi sappiamo che ogni dialogo necessita di una persona che parla ed un'altra che ascolta. Per poter ascoltare qualcuno devo permettere, acconsentire, rendere possibile una relazione, cioè devo relazionarmi con la persona che desidero ascoltare, quindi devo incontrarla, creare il presupposto fisico dell'incontro. Possiamo quindi desumere che la dimensione della lode è un tipo di preghiera, appunto una dimensione, e la preghiera è innanzitutto un dialogo con qualcuno, e per poter dialogare con qualcuno devo saperlo ascoltare, e per ascoltarlo devo creare i presupposti per una relazione.

Abbiamo appena letto che Dio "non pago di creare il mondo e l'uomo, si è messo al passo con la sua creatura, e dopo aver parlato a più riprese e in diversi modi per mezzo dei profeti" ...

A questo punto entriamo nel vivo del nostro "santo viaggio", del nostro "santo lavoro".

 


Perché Dio mi vuol parlare?

 

Ricordiamoci sempre che Dio è essenzialmente Padre, Abbà, quindi come ogni buon padre vuole parlare ai suoi figli per consigliare, consolare, ammonire, istruire, educare, condurre.

Per questi ed altri motivi Dio vuole parlare a noi, suoi figli.

I motivi possono essere molteplici, ma lo scopo è che come ogni buon padre vuole vederci felici ed indicarci anche i modi per poterlo essere sempre "Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena" (Gv, 15, 11) ed ancora "Solo nella tua volontà sta la nostra vera pace".

Dio sa che solo se noi faremo la sua volontà, noi vivremo una vita nella vera pace, nella vera gioia, in una parola in "pienezza", pertanto "Rimanete in me e io in voi". (Gv 15, 4)

La "mappa del Tesoro" Dio ce la dona tramite Gesù nel vangelo di Giovanni al capitolo 15:

 

"Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta

frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi

siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi.

Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche

voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui,

fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me

viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel

fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete

quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate

molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato me, così anch'io

ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti,

rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e

rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la

vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi

siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il

servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò

che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io

ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto

rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.

Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri".

 

In questo brano il verbo rimanere viene ripetuto ben 11 volte.

Questo significa che Gesù desidera farci capire quanto è importante rimanere in Lui affinché:

 

-           "portiate molto frutto e diventiate miei discepoli",

-           "la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena",

-           "vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati",

-           "tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda".

Quindi per portare frutto e diventare suoi discepoli, per possedere la gioia piena, per amare con il suo amore e per ottenere ciò che chiediamo in preghiera è essenziale  rimanere in Lui.

 

La traduzione più esatta del verbo non è "rimanere" bensì "dimorare".

La parola "dimorare", cara a Giovanni, richiama relazioni, affetti, amore. L'uomo dimora dove ha il cuore, abita dove ama, è di casa in colui che ama. L'unione con Dio non è un vago affetto, ma è vita concreta, spesa nell'amore per i fratelli. L'amore si prova con i fatti, più che con i sentimenti e le parole.

Il punto d'arrivo è la gioia, segno proprio della manifestazione di Dio e compimento dei desideri dell'uomo.

Un grande maestro spirituale (Lallemant) dice che: "se non si è contemplativi, è bene dedicarsi all'apostolato solo per breve tempo  e a modo di esperimento; diversamente si reca danno a sé e agli altri. L'azione vera scaturisce dalla contemplazione: nasce da un cuore che conosce e ama il Signore. Se non lo si conosce, si sbaglia nel fare il bene; se non lo si ama, manca la forza di farlo".

Dimorare in Lui, accettarlo e amarlo, significa avere il suo stesso modo di pensare e agire.

"Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me". Gal 2, 20

Siamo chiamati a dimorare nell'amore suo per noi, che è lo stesso che il Padre ha per lui e per noi. Dimorare nel suo amore ci fa diventare figli di Dio: ci rende capaci di portare frutto, di amare i fratelli con il suo stesso amore. Se dimoriamo nel suo amore, siamo realmente divinizzati (1Gv 3,1), perché l'amore è comunicazione di ciò che si ha e si è.

 

 

Dimorare in Dio, conoscere Dio.

 

Ora entriamo nel cuore del nostro viaggio, per dimorare in Dio dobbiamo conoscerlo.

Come si fa a conoscere il nostro Dio?

Dio ha donato all'uomo uno strumento per farsi conoscere, per dialogare con lui, un qualcosa che potesse essere rivolto a tutti gli uomini di tutti i tempi e di ogni luogo: la sua Parola!

Dio parla con la sua Parola contemporaneamente a tutti gli uomini di sempre, quelli esistiti e quelli che verranno: per Lui non esiste il tempo, Lui è "Colui che è", Lui è l'eterno presente.

Dio parla con la sua Parola contemporaneamente a tutti gli uomini di ogni luogo e di ogni nazione, quelle esistite, esistenti e che saranno: per Lui non esiste lo spazio, Egli è tutto in tutti, il Dio con noi.

Se desideriamo avere risposte vere, dobbiamo per forza porci domande vere, e questo è il duplice lavoro della Parola: scavare in noi al punto tale da cancellare le domande false e far rimanere solo quelle vere perché solo allora, Dio ci darà risposte altrettanto vere.

 

La Parola, il Verbo incarnato, Gesù ci darà ogni risposta, la soluzione ad ogni tipo di problema e lo farà quando ci chiuderemo nel segreto della nostra stanza: là, Lui parlerà al nostro intimo, al nostro cuore, perché Lui è "più intimo a noi di noi stessi". Ciò significa che Dio solo conosce ciò di cui noi abbiamo "veramente" bisogno.

Dobbiamo riattualizzare nella nostra vita ciò che Gesù fece a 12 anni:abbandonò la carovana per salire al tempio, percio dobbiamo abbandonare il luogo, la strada dove tutti passano per approdare al "tempio", cioè al luogo dove il nostro comportamento sarà quello di ascoltare ed interrogare, porre domande essenziali. Il "tempio" è lo spazio dove Dio può parlare: "Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?" Lc 2,49

Non avere risposte alle domande essenziali della nostra vita, significa mettersi in una situazione di grande fragilità nella quale il nostro mondo psichico si deteriora, si indebolisce e la nostra vita non sboccia, non prende il volo.

Dio per parlarci ci porta nel deserto, il luogo e lo spazio in cui noi facciamo tacere le altre voci, tutti i nostri pensieri e le nostre preoccupazioni: solo allora Dio può parlare!

"L'attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore". Osea 2,16

"Ti fidanzerò a me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore". Osea 2,22

 

Tutto questo Dio non lo regala, Dio non fa sconti, in Dio non esistono tempi per la "liquidazione": il nostro Dio è un dio esigente, geloso e passionale ma "... a quanti però l'hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio." Giovanni 1,12

Abbiamo bisogno di chiedere a Dio il dono della sapienza: "Avvicinatevi, voi che siete senza istruzione, prendete dimora nella mia scuola. Fino a quando volete rimanere privi, mentre la vostra anima ne è tanto assetata? Ho aperto la bocca e ho parlato: Acquistatela senza denaro. Sottoponete il collo al suo giogo, accogliete l'istruzione. Essa è vicina e si può trovare. Vedete con gli occhi che  poco mi faticai, e vi trovai per me una grande pace". Siracide 51,23-28

 

Questo significa che Lui aprirà davanti a noi i suoi forzieri e se lo vogliamo, se lo desideriamo, ci donerà quella sapienza e quella saggezza che Egli ha precluso ai dotti e ai sapienti di questo mondo. Sappiamo cosa vuol dire questo? Che Dio non ci ha donato la Bibbia per farla diventare un oggetto di studio fine a se stesso, ma ce l'ha donata perché essa ridiventasse viva nelle nostre mani, perché tornasse a produrre quel frutto per cui Lui l'aveva mandata: "Ogni mia parola non ritornerà a me senza avere operato quanto desidero, senza aver compiuto ciò per cui l'avevo mandata!" Isaia 55,11

La Parola di Dio, letta e accolta sotto l'unzione dello Spirito Santo, non fornisce nozioni storiche o sapienziali sulle realtà eterne, ma diventa "carne della nostra carne".

Il primo passo nel nostro cammino sarà quello di vivere una profonda e personale relazione con Dio e con la sua Parola!

 

Solo chi ascolta la Parola di Dio impara a conoscere il proprio cuore; la Parola accresce la fiducia in Lui e quindi aumenta la disponibilità a lasciarsi usare dallo Spirito.

In lei scopriremo le nostre sorgenti, in lei ci conosceremo come non ci siamo mai conosciuti, in lei troveremo le risposte a tutte le nostre domande ed infine in lei troveremo la guida che ci illuminerà la strada verso una vita da vivere in pienezza e vera gioia.

Quando avremo permesso alla Luce di Cristo di invadere tutta la nostra vita, allora potremo stupirci un giorno di vedere che saremo diventati noi stessi "luce" per altri fratelli.

Potremo allora incarnare anche noi quello che è stato per San Paolo il fine ultimo ed unico della sua vita, "tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura al fine di guadagnare Cristo ..." Filippesi 3,8

Ma conoscerlo significa nella Bibbia farne esperienza. L'augurio è che questo cammino ci serva per poter un giorno anche noi esultare con San Paolo e gridare al mondo "non sono più io che vivo ma, Cristo vive in me!" Galati 2,20


Fare esperienza della Parola ...

 

Il primo criterio che ci daremo è questo: formazione ed esperienza, Spirito Santo e Parola, dovranno andare a braccetto, vivere in simbiosi. Cosa vuol dire questo?

Significa che la nostra formazione dovrà essere esperienziale e che dopo esserci relazionati con la Parola, sotto la grazia dello Spirito Santo, cercheremo di capire anche che cosa ci vuol dire Dio tramite essa, che risposta dà il Signore a quella domanda fondamentale che ci verrà in mente durante la lettura del brano. E tutto questo Dio lo farà; starà solo a noi crederci!

Non basta avere nozioni e concetti bisogna poi sperimentare, perché una cosa è leggere un libro sulla tecnica dello sciare, un'altra cosa è andare in montagna e fare l'esperienza dello sci.

Quando ci cresce l'entusiasmo, quando ci aumenta la passione?

Quando scopriamo che ciò che abbiamo letto diventa un fatto esperienziale concreto, vero nella pratica, allora sboccia il gusto, allora si sprigiona la passione.

Gli apostoli si sono meravigliati quando hanno visto che potevano veramente scacciare i demoni con la potenza della fede in Gesù, ma si sono appassionati solo dopo averlo fatto (i settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: "Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome" Luca 10,17) e non tanto quando Gesù li istruiva al riguardo. Gesù poi li richiama al vero valore: "Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli". Luca 10,20

 

 

... tramite i personaggi della Bibbia.

 

A questo punto poniamoci una domanda: Perché la Bibbia parla e racconta la vita di tanti personaggi? Qual è lo scopo? Dio aveva forse bisogno dei personaggi biblici per aumentare la sua gloria?

Dio, che può tutto e al quale nulla è impossibile, aveva secondo voi, bisogno di Abramo, Mosé, Elia, Giuseppe, Isaia, Geremia, Maria e Giuseppe, Zaccaria e Elisabetta, Giovanni il battista, Pietro, gli apostoli, Giovanni e Paolo per essere riconosciuto ed adorato quale Dio?

Allora perché Dio fa con l'uomo questo faticoso lavoro?

 

Per un solo scopo: regalargli la salvezza! Si! Perché la salvezza, cioè la gioia vera che solo i salvati sperimentano, Dio può solo regalarla!

Ecco allora il perché dei vari personaggi biblici: Dio vuole farsi conoscere in Spirito ed intelligenza, cioè con la sua azione, ma anche attraverso la nostra fatica, perché Egli rispetta la nostra libertà. Ci lascia liberi! Non ci fa violenza!

 

Ad esempio se Dio vuole farci fare l'esperienza della fede ce ne parla tramite un personaggio biblico, realmente esistito: Abramo, nostro padre nella fede; se vuole invece svelarci i criteri, le strade della salvezza ce ne parlerà tramite un altro personaggio biblico realmente esistito: il suo servo Mosé, se vogliamo vedere che cosa è capace di fare Dio con un grande peccatore e come può trasformare completamente la vita di un persecutore dei suoi stessi figli in quella del più grande evangelizzatore ed apostolo di tutti i tempi, ci farà contemplare la vita del personaggio biblico Saulo/San Paolo.

Ma andiamo con ordine.

Abbiamo già detto che se voglio iniziare un rapporto con una persona, dovrò fare in modo di potermi relazionare con lei per potervi avere un dialogo. Ma cosa devo fare se volessi conoscerla più intimamente, più in profondità? La cosa più semplice di questo mondo: passarci insieme il maggior tempo possibile!

 

 

Abramo, nostro padre nella fede.

 

Abbiamo già capito che Dio utilizza ogni personaggio biblico per farci capire qualcosa di fondamentale, per farci crescere in merito ad un determinato criterio di vita.

Riguardo alla relazione, Dio ci parla nella Bibbia tramite il personaggio di Abramo, il quale ha fatto una grande fatica proprio perché è stato il primo con il quale Dio si è relazionato. Abramo non aveva paradigmi cioè non aveva esempi che gli spiegassero cosa bisognasse fare per relazionarsi con Dio! Questo perché lui è stato il primo a farlo.

Ma sapete quanto è stata importante la fatica che Abramo ha fatto nel capire come ci si relazionava con Dio?

La sua fatica ci ha donato Gesù tramite la Vergine Maria!

Perché?

Al tempo di Maria era vietato alle donne ebraiche studiare o soltanto leggere la Torah, malgrado ciò ella conosceva molto bene le sacre scritture e si presume che sia stata iniziata ad esse dal padre Gioacchino.

Conoscendo le scritture, conosceva pure le parole con le quali Dio si era rivelato ad Abramo: il primo uomo ad avere avuto una relazione con Dio.

Ecco  perché, il giorno dell'Annunciazione, Maria non ha avuto dubbi ed ha subito compreso che colui che le rivelava il suo progetto era il Signore suo Dio, il quale si era espresso con lei con le stesse parole che aveva rivolto a suo tempo ad Abramo per rivelargli il progetto che aveva per lui.

 


La preghiera di ascolto

 

Esistono diversi modi di pregare, ma se la nostra fede "dicevamo" è essenzialmente "relazione con Dio", come potrei pregare qualcuno che non conosco? Pertanto prima di elevare a Lui la mia preghiera di ringraziamento, di lode, di supplica, etc dovrò conoscerlo, quindi ascoltarlo.

Visto e considerato che nulla nella Bibbia è presente "per caso", ci sarà pure un motivo ben valido per giustificare il fatto che il 1° comandamento recita così: "Shemà Israel", cioè "Uomo ascolta ".


Ascolta Israele

 

La cosa più difficile è quella di ascoltare.

L'ascolto è l'unità di misura per verificare lo stato psichico di una persona.

L'uomo sano conserva una purezza di cuore che si manifesta con l'ascolto.

Noi siamo così frenetici, che la sola idea di ascoltare ci mette angoscia.

Eppure tutto il mondo ci parla dell'amore di Dio. Siamo come uno  che deve fare un lavoro che non ha mai fatto e deve ricevere le istruzioni, ascolta le prime due parole e dice: si, si, ho capito, comincia a lavorare e combina un macello, e se ne stupisce pure.

La radice della disponibilità ad ascoltare è l'umiltà di ammettere che la vita ancora non la conosco e quindi non posso pretendere di sapere già da che parte andare.

 

Dio ci parla in diversi modi:

            - nella creazione.(Il libro della natura)

            - nel cuore umano (Il libro dell'anima)

- nella storia concreta di tutti i giorni, ci cosparge la vita di segni.(Il libro della vita e della storia)

            - nella Sua Parola. (La Sacra Scrittura)

 

Noi normalmente siamo ciechi a tutte queste cose.

Non abbiamo tempo di osservare l'amore di Dio che splende nel creato, siamo troppo presi; se per caso ci capita di essere in un posto bello e silenzioso, la prima cosa che facciamo è riempirlo di musica o di rumore. Cerchiamo in tutti i modi di impedire a Dio di parlare e poi ci chiediamo pure perché non si fa sentire. Come uno che sta sempre con le cuffie del Walkman e poi si stupisce che non ha sentito arrivare la macchina che lo ha investito e si arrabbia perché non lo hanno avvertito. E quando si poteva avvertirlo? Così siamo noi quando non ascoltiamo.

Diventi ciò che ascolti! Non sei predeterminato! (dalle radici familiari, dall'educazione, dalla scuola, dalle amicizie, etc.)

Per quanto riguarda la storia, noi parliamo sempre in termini di destino e spesso non ci viene neanche in mente che la nostra vita è guidata da Dio e nulla gli sfugge di tutto quello che ci succede.

La Parola di Dio non è un racconto di fatti che riguardano il passato e che possono essere più o meno interessanti: lì è scritta la mia vita, il mio passato, presente e futuro. Questa parola è per me ora.

Fermatevi e ascoltate, stasera diamo tempo al Signore di manifestarsi nella nostra vita, il Signore è qui che ci vuole parlare, se solo gliene diamo la possibilità.

Ma ogni esperienza di Dio, come ogni esperienza in assoluto, presuppone un atteggiamento di ascolto.

La situazione contingente in se stessa non ha nessun significato per chi non è già dentro di sé in atteggiamento di attesa e di ascolto. Se Newton avesse studiato lettere antiche ed avesse pensato continuamente solo alle donne, passando sotto l'albero da cui è caduta la mela se la sarebbe mangiata e basta. Quello che ha dato un significato a quel fatto è che lui stava già pensando alla gravitazione e alla possibile soluzione del problema.

Perché molti scienziati non hanno fatto questa scoperta? Non solo perché non erano intelligenti abbastanza, ma perché non ci pensavano  proprio, erano convinti di aver già risolto il problema pertanto non ascoltavano affatto la realtà.

Oppure molti scienziati si oppongono alle nuove scoperte per la ragione molto prosaica che queste renderebbero inutili i loro lavori precedenti, dovrebbero ammettere di aver perso un sacco di tempo per niente e questo dà loro un enorme fastidio.

Non abbiamo l'umiltà di cambiare le nostre certezze per la fatica fatta nel raggiungerle!

 

Così anche noi non vediamo Dio nei fatti della storia e nella vita, e non ascoltiamo la sua Parola perché pensiamo di avere già la soluzione. Non c'è l'atteggiamento di ascolto! Non ci sono la disponibilità e l'apertura al cambiamento!

Dio parla continuamente così come le mele cadono continuamente, ma accade qualcosa solo quando cadono su qualcuno che sta ascoltando la realtà.

 

C'è nell'uomo una inguaribile tendenza a rifugiarsi nell'immaginazione e nella propria interiore fantasia. Sembra quasi di vedere quell'uomo "incurvatus in se" che descrive Agostino quando parla del peccato originale. Come se ci fosse una fortissima spinta a rifuggire dalla realtà per nascondersi nei propri sogni. Una spinta che ti porta a forzare il reale negli schemi che ti sei costruito e che poi sono regolarmente stretti.

 

Anche nell'uomo e nella donna di fede è continua la tentazione di impadronirsi di Dio e della Bibbia per usarli in modo da confermare quelle idee che hanno raggiunto per altre vie. A un certo punto si dice: "Ho capito chi è Dio!", lo si mette in tasca e si parte per evangelizzare o non so cosa. Tutta la storia della salvezza è la storia di un Dio che è continuamente sorprendente. Ogni volta che si crede di averlo ingabbiato in una definizione o in uno schema, lui lo infrange regolarmente: Lui è La presenza elusiva, l'eterna sorpresa. Dio non è statico ma dinamico!

 

L'ascolto non è un problema solo iniziale dell'uomo, ma è un atteggiamento necessario continuamente, perché quasi insensibilmente ci ripieghiamo su noi stessi e sui nostri piccoli fini, assumiamo l'atteggiamento di chi non si aspetta nulla di nuovo e non ascoltiamo più.

Devo sempre ricordare che divento ciò che ascolto (shema Israel).

L'ascolto è l'unico raccordo possibile con l'oggettività (Dio) che noi tendiamo sempre a piegare alla nostra soggettiva visione. Per questo quelli che camminano nella vita spirituale sono coloro che sono disposti ad ascoltare, e fanno questo difficile lavoro: il continuo sforzo di apertura verso l'oggettivo, verso la realtà; si lasciano mettere costantemente in discussione e non hanno paura di farsi portare e dirigere dalla mano di Dio anche là dove non vorrebbero.

Perché tu diventi ciò che ascolti!                              

 

Alberto e Morena Ridolfi

continua nella seconda parte