Orientamenti Pastorali sugli Sfollati Climatici

alba pianuraSezione Migranti e Rifugiati – Settore Ecologia Integrale
Dicasteroper il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale


PREFAZIONE

Gli Orientamenti Pastorali sugli Sfollati Climatici sono un documento, pubblicato sotto forma di opuscolo, che contiene fatti, interpretazioni, politiche e proposte rilevanti sul fenomeno degli sfollati climatici. Per cominciare, propongo di riprendere la famosa frase pronunciata da Amleto, “essere o non essere”, e di trasformarla in "vedere o non vedere, questo è il problema!”. Tutto, infatti, inizia dal nostro vedere, sì, dal mio e dal tuo.

Siamo sommersi da notizie e immagini riguardanti intere popolazioni sradicate dalla propria terra, a seguito di disastri naturali causati dal clima, e costrette a migrare. Tuttavia, l’effetto che queste storie hanno su di noi e sul modo in cui vi rispondiamo - se provocano in noi risposte fugaci o innescano qualcosa di più profondo, se ci sembrano lontane o le sentiamo vicine - dipende da noi; dipende da noi, cioè, sforzarci di vedere la sofferenza che ogni storia comporta, per “prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello che accade […] e così riconoscere qual è il contributo che ciascuno può portare” (Laudato Si', 19).

Il fatto che le persone siano costrette a migrare perché l’ambiente in cui vivono non è più abitabile, ci potrebbe sembrare un processo naturale, qualcosa di inevitabile. Eppure, il deterioramento del clima è molto spesso il risultato di scelte sbagliate e di attività distruttive, il frutto dell’egoismo e dell’abbandono, che mettono l'umanità in conflitto con il Creato, la nostra casa comune.

A differenza della pandemia di Covid-19 – abbattutasi su di noi all'improvviso, senza alcun preavviso, e quasi ovunque, con un impatto pressoché simultaneo sulla vita di tutti noi –, la crisi climatica è iniziata con la Rivoluzione Industriale. Per molto tempo, tale crisi si è andata sviluppando tanto lentamente da rimanere impercettibile per tutti, eccetto per pochissime persone particolarmente lungimiranti. Anche adesso, le sue ripercussioni si manifestano in maniera disomogenea: il cambiamento climatico interessa il mondo intero, ma le difficoltà maggiori riguardano coloro che meno hanno contribuito a determinare il cambiamento climatico.

Eppure, come per la crisi del COVID-19, a causa della crisi climatica, il numero enorme di sfollati è in continuo aumento e sta rapidamente diventando una grande emergenza della nostra epoca, come possiamo vedere quasi ogni sera in televisione, e questo richiede risposte globali.

Mi vengono in mente, qui, le parole pronunciate dal Signore per bocca del Profeta Isaia, che, calate nella nostra realtà, si rivelano particolarmente significative anche per noi, risuonando più o meno così:su, venite e discutiamo. Se siete pronti ad ascoltare, possiamo ancora avere un grande futuro. Ma se vi rifiutate di ascoltare e di agire, sarete divorati dal calore e dall'inquinamento, dalla siccità qui e dall'innalzamento delle acque là (cfr. Isaia 1, 18-20).

Quando guardiamo, cosa vediamo? Molti vengono ‘divorati’ da condizioni che rendono impossibile la sopravvivenza. Costretti ad abbandonare campi e coste, case e villaggi, fuggono in fretta portando con sé solo pochi ricordi e averi, frammenti della loro cultura e della loro tradizione. Partono pieni di speranza, con l'intenzione di ricominciare la propria vita in un luogo sicuro. Ma, per lo più, finiscono in bassifondi pericolosamente sovraffollati o in insediamenti improvvisati, aspettando il loro destino.

Coloro che sono costretti ad allontanarsi dalle proprie abitazioni a causa della crisi climatica hanno bisogno di essere accolti, protetti, promossi e integrati. Essi hanno il desiderio di ricominciare, ma bisogna dare loro la possibilità di farlo, e aiutarli perché possano costruire un nuovo futuro per i loro figli. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare sono tutti verbi che corrispondono ad azioni adeguate. Togliamo quindi uno per uno quei massi che bloccano il cammino degli sfollati, ciò che li reprime e li emargina, che impedisce loro di lavorare e di andare a scuola, ciò che li rende invisibili e nega loro la dignità.

Gli Orientamenti Pastorali sugli Sfollati Climatici ci invitano ad ampliare il modo con cui guardiamo a questo dramma dei nostri tempi. Ci spingono a vedere la tragedia dello sradicamento prolungato che fa gridare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, anno dopo anno: “Non possiamo tornare indietro e non possiamo ricominciare da capo”. Ci invitano a prendere coscienza dell'indifferenza della società e dei governi di fronte a questa tragedia. Ci chiedono di vedere e di preoccuparci. Invitano la Chiesa e tutti quanti ad agire insieme, e ci indicano come è possibile farlo.

Questa è l'opera che il Signore ci chiede ora, e in essa c'è un’immensa gioia. Non usciremo da crisi come quelle del clima o del COVID-19 rinchiudendoci nell'individualismo, ma solo “stando insieme”, attraverso l'incontro, il dialogo e la cooperazione. Ecco perché sono particolarmente lieto che siano stati elaborati questi Orientamenti Pastorali sugli Sfollati Climatici all'interno del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, assieme alla Sezione Migranti e Rifugiati e al Settore Ecologia Integrale. Questa cooperazione è di per sé un segno della via da seguire.

Vedere o non vedere è l’interrogativo che ci porta a rispondere, operando insieme. Queste pagine ci mostrano di cosa c’è bisogno e cosa dobbiamo fare, con l'aiuto di Dio.

Franciscus

ACRONIMI

ACR: Pontificio Consiglio ‘Cor Unum’ e Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Accogliere Cristo nei rifugiati e nelle persone forzatamente sradicate, Città del Vaticano 2013

CA: Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Centesimus Annus, Città del Vaticano 1991

CCD: Crisi Climatica e Sfollamento (Climate Crisis and Displacement)

CDP: Sfollati Climatici (Climate Displaced People)

CIV: Benedetto XVI, Lettera Enciclica Caritas in Veritate, Città del Vaticano 2009

CV: Francesco, Esortazione Apostolica post-sinodale Christus Vivit, Città del Vaticano 2019

EG: Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, Città del Vaticano 2013

EMCC: Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Erga migrantes caritas Christi, Città del Vaticano 2004

FT: Francesco, Lettera Enciclica Fratelli Tutti, Città del Vaticano 2020

IDP: Sfollati Interni

LS: Francesco, Lettera Enciclica Laudato Si’, Città del Vaticano 2015

M&R: Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale

OPIDP: Sezione Migranti e Rifugiati, Orientamenti Pastorali sugli Sfollati Interni, Città del Vaticano 2020

OPCDP: Sezione Migranti e Rifugiati, Orientamenti Pastorali sugli Sfollati Climatici, Città del Vaticano 2021

QA: Francesco, Esortazione Apostolica post-sinodale Querida Amazonia, Città del Vaticano 2020

RSS: Pontificio Consiglio “Cor Unum” e Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, I rifugiati, una sfida alla solidarietà, Città del Vaticano 1992

VG: Francesco, Costituzione Apostolica Veritatis Gaudium, Città del Vaticano 2017

GLOSSARIO

Nel presente documento, l’espressione “Chiesa Cattolica” indica e include la direzione ufficiale della Chiesa, i Vescovi e le Conferenze Episcopali, i sacerdoti, le sorelle e i fratelli religiosi, i funzionari e i dirigenti di organizzazioni umanitarie ed enti caritativi di ispirazione cattolica che si occupano di migrazione e ogni membro della Chiesa Cattolica.

Il termine “crisi climatica” è sempre più utilizzato per trasmettere un maggiore senso di emergenza sull’attuale fase di cambiamento climatico, causato dalle attività umane, nonché l'urgenza di rispondere a tale emergenza, al fine di evitare conseguenze disastrose.

Gli “sfollati climatici” (CDP) sono persone o gruppi di persone che sono state costrette a lasciare il luogo di residenza abituale a causa di una crisi climatica acuta. Lo sfollamento può avvenire sia a causa di fenomeni a rapida insorgenza – principalmente fenomeni meteorologici estremi come inondazioni, tempeste, siccità e incendi – sia per via di processi a lenta insorgenza, come la desertificazione, l'esaurimento delle risorse naturali, la scarsità d'acqua, l'aumento delle temperature e l'innalzamento del livello del mare. Nell’eventualità di pericoli naturali quali eventi meteorologici estremi, le vittime sfollate potrebbero avere la possibilità di fare rientro alle proprie abitazioni. Lo sfollamento, tuttavia, sarà permanente per la maggior parte di loro in caso di gravi disastri naturali, oltre che nel caso di processi a lungo termine come l'innalzamento del livello del mare. Lo sfollamento può avvenire sia internamente che attraverso un confine internazionale.

Con “resilienza climatica” si indica la capacità di prepararsi, adattarsi e rispondere a fenomeni e andamenti legati al clima. Per migliorare la resilienza al clima è necessario comprendere come la crisi climatica produrrà nuovi rischi, e quindi adottare misure per affrontare meglio questi stessi rischi.

Con il termine “sfollamento” ci si riferisce a quella situazione in cui le persone sono costrette a lasciare il luogo in cui vivono normalmente e a trasferirsi in un luogo diverso, si trovi questo entro oppure oltre i confini nazionali.

INTRODUZIONE

Negli ultimi anni, la comunità internazionale ha riconosciuto l'entità della crisi climatica e – a seguito di svariati accordi – ha compiuto sforzi significativi per affrontarne l'impatto. La Chiesa Cattolica riconosce e apprezza questi sforzi per costruire un quadro normativo, raccogliere dati e condurre analisi rigorose sulle conseguenze della crisi climatica, così come l'impegno di molti operatori della società civile - in particolare i giovani - nel rispondere a questa sfida.

La crisi climatica ha un “volto umano”. Essa è già una realtà per una moltitudine di persone nel mondo intero, in particolare per le più vulnerabili. La Chiesa Cattolica ha una materna premura nei confronti di tutti coloro che sono stati sfollati per gli effetti di tale crisi. Questa particolare situazione di vulnerabilità è la ragion d'essere del presente documento.

Il Magistero della Chiesa Cattolica ha già in precedenza preso in considerazione il dramma degli sfollati interni, assieme a quello di altre categorie di migranti, e ha sviluppato riflessioni e istruzioni – che ritroviamo in particolare nella Lettera Enciclica Laudato Si’ – per quel che concerne la cura pastorale da rivolgere loro. Gli Orientamenti Pastorali sugli Sfollati Climatici (OPCDP) si concentrano esclusivamente sugli sfollati climatici (CDP), mettendo in luce nuove sfide che l’attuale scenario globale pone e suggerendo adeguate risposte pastorali. L’obiettivo principale di questi Orientamenti è fornire una serie di considerazioni chiave, che possano essere utili alle Conferenze Episcopali, alle Chiese locali, alle congregazioni religiose e alle organizzazioni cattoliche, così come agli operatori pastorali e a tutti i fedeli cattolici nella pianificazione pastorale e nello sviluppo di programmi per l’assistenza effettiva dei CDP.

Gli OPCDP sono profondamente radicati nella riflessione e nell'insegnamento della Chiesa, oltre che nella sua esperienza pratica nel rispondere ai bisogni dei CDP, sfollati sia entro i confini dei loro paesi di origine che al di fuori di essi. I CDP sono migranti e questo documento trae indicazione dai documenti magisteriali che riguardano in particolare i migranti e sono applicabili anche agli sfollati climatici. Gli OPCDP si basano, inoltre, sulla pluriennale esperienza operativa di numerose organizzazioni cattoliche che lavorano sul campo, oltre che sulle osservazioni di esponenti delle Conferenze Episcopali. Seppur approvati dal Santo Padre, questi Orientamenti non hanno tuttavia la pretesa di esaurire l'insegnamento della Chiesa su crisi climatica e sfollamento.

Gli Orientamenti che seguono mettono in evidenza dieci sfide riguardanti lo sfollamento provocato dal cambiamento climatico e le persone che ne sono le vittime. Queste sfide, seguite da azioni di risposta che la Chiesa Cattolica suggerisce, costituiscono i punti di riferimento per una tabella di marcia nella pianificazione pastorale per i CDP e, attraverso il presente documento, estendono agli sfollati climatici la preoccupazione pastorale di Papa Francesco. Infine, questo scritto contiene una sezione dedicata alla cooperazione e al lavoro di gruppo, che sono le basi per progetti di successo e anche strumenti chiave per garantire servizi efficaci ed efficienti ai CDP.

1. Riconoscere il nexus tra crisi climatica e spostamento

[I marinai] ebbero l’impressione che una qualche terra si avvicinava. Gettato lo scandaglio, trovarono venti braccia; dopo un breve intervallo, scandagliando di nuovo, trovarono quindici braccia. Nel timore di finire contro gli scogli, gettarono da poppa quattro ancore, aspettando con ansia che spuntasse il giorno. [...]. Gli indigeni ci trattarono con rara umanità; ci accolsero tutti attorno a un gran fuoco, che avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia ed era freddo. (Atti, 27, 27-29; 28, 1-2).

Tempeste feroci, uragani violenti e cicloni disastrosi continuano ad imperversare. In effetti, con l’aggravarsi della crisi climatica, questi fenomeni sono diventati sempre più frequenti e intensi. Assistiamo allo sfollamento di un numero crescente di persone a motivo dei disastrosi impatti della crisi climatica e di altre manifestazioni della crisi ecologica. La vita, come anche le abitazioni di tanti fratelli e sorelle nel mondo sono effettivamente naufragate. Molti di loro sono costretti a fuggire dalla propria terra d'origine, in cerca di sicurezza e protezione.

Come cristiani noi crediamo, però, che anche le notti più buie possano essere illuminate dall’amore e dalla cura. Gli abitanti di Malta accolsero con eccezionale benevolenza San Paolo e i suoi compagni. Quei naufraghi trovarono una casa perché furono accolti a braccia aperte, furono nutriti e protetti. Fu acceso un fuoco - un “focolare” - e creata, così, un'atmosfera familiare di calore, contro il freddo dell'indifferenza.

La crisi climatica

Uno dei fattori che rendono la Terra una dimora unica per la vita è il suo caratteristico sistema climatico. Tuttavia, dopo più di 10.000 anni di relativa stabilità – l'intero arco della civiltà umana – il clima del nostro pianeta sta rapidamente cambiando, a causa delle attività umane.

La temperatura media della Terra è aumentata di circa 1,1°C rispetto all’epoca pre-industriale, causando “profonde alterazioni ai sistemi umani e naturali, tra cui l’aumento della siccità, le inondazioni e alcuni altri tipi di condizioni meteorologiche estreme; innalzamento del livello dei mari e la perdita di biodiversità” [1]. L'attuale tasso di riscaldamento corre più rapidamente che negli ultimi 65 milioni di anni.

La crisi climatica è già in corso e sta accelerando rapidamente. Nel novembre 2019, 11.000 scienziati si sono riuniti per dichiarare “un'emergenza climatica”[2], preoccupazione ripresa da Papa Francesco quando, il 1° settembre 2020, nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, Egli ha affermato che “ci troviamo nel mezzo di un'emergenza” climatica e che “stiamo per esaurire il tempo” [3].

Il volto “umano” della crisi

La crisi climatica non è una minaccia futura astratta. Un aumento della temperatura di poco superiore a 1°C dall’epoca industriale sta già causando immense sofferenze a milioni di nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo, per non parlare del danno agli ecosistemi e al resto del bioma.

Come ha giustamente affermato Papa Francesco, “è evidente il collegamento tra fragilità ambientale, l’insicurezza alimentare e i movimenti migratori”[4]. La crisi climatica minaccia anche i diritti umani fondamentali come il diritto alla vita, a un approvvigionamento idrico e alimentare appropriato, a un alloggio (o riparo) adeguato e alla salute.

Ad essere colpite in modo sproporzionato dalla crisi ecologica e climatica sono le comunità povere e vulnerabili: sono gli innocenti, coloro che hanno contribuito meno di tutti a causare il problema. Si tratta di una questione profondamente morale, che richiede un'eco-giustizia. Dopotutto, la Terra è stata creata per essere una casa comune in cui ciascuno ha il diritto di vivere e prosperare. Risuonano qui oltremodo pertinenti le parole profetiche di San Giovanni Paolo II citate da Papa Francesco in Fratelli Tutti: “Dio ha dato la terra a tutto il genere umano perché essa sostenti tutti i suoi membri, senza escludere né privilegiare nessuno”[5].

L'esaurimento delle risorse naturali di base provenienti dalla terra – e dall'acqua in particolare – può causare lo sfollamento temporaneo o permanente di intere famiglie e comunità.L'accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani"[6]. La scarsità d'acqua rappresenta un problema in molte parti del mondo ma “si ha soprattutto in Africa, dove grandi settori della popolazione non accedono all'acqua potabile sicura, o subiscono siccità che rendono difficile la produzione di cibo. In alcuni Paesi ci sono regioni con abbondanza di acqua, mentre altre patiscono una grave carenza”[7].

La crisi, poi, ha impatti sproporzionati sui gruppi più vulnerabili, come bambini, donne, persone con disabilità, popolazioni indigene e quanti vivono nelle zone rurali. Alcuni dei cosiddetti ‘punti caldi’ (hot spot) geografici che si prevede saranno maggiormente colpiti dalla crisi climatica sono le regioni fluviali densamente popolate come il delta del Gange (Bangladesh, in particolare), del Mekong e del Nilo, i paesi della regione del Sahel nell'Africa settentrionale, i piccoli Stati insulari, i Paesi centroamericani particolarmente vulnerabili agli uragani, e le regioni costiere e le aree depresse del mondo.

La crisi climatica che porta allo sfollamento

La crisi climatica può portare allo sfollamento quando le dimore divengono inabitabili o i mezzi di sussistenza inesistenti. Lo sfollamento può essere indotto sia da fenomeni a rapida insorgenza, vale a dire principalmente fenomeni meteorologici estremi come inondazioni, tempeste, siccità e incendi, sia da processi a lenta insorgenza, come desertificazione, esaurimento delle risorse naturali, scarsità d'acqua, aumento delle temperature e innalzamento del livello del mare. Va anche tenuto presente che lo sfollamento può avere alla base molteplici cause.

La crisi climatica sta già guidando e intensificando i movimenti di persone dovuti a disastri ambientali a breve e lungo termine. Solo nel corso del 2019, si sono trovate sfollate più di 33 milioni di persone, per un totale di quasi 51 milioni di sfollati, dato più alto mai registrato; di questi, 8,5 milioni sfollati a causa di conflitti e violenze e 24,9 milioni per disastri naturali[8]. Nella prima metà del 2020, sono stati registrati 14,6 milioni di nuovi spostamenti, di cui 9,8 a causa di disastri ambientali e 4,8 milioni associati a conflitti e violenze[9]. Si stima che dal 2008 al 2018 siano state sfollate a causa di calamità naturali oltre 253,7 milioni di persone[10], un numero da tre a dieci volte superiore – a seconda della regione in questione – rispetto al numero di sfollati provocato da conflitti armati in tutto il mondo.

La crisi climatica è anche causa di conflitto in tutto il mondo, conflitto che può fungere da ulteriore fattore di sfollamento. Il nesso è reale, anche se non sempre diretto. In alcune situazioni, la crisi climatica porta all'esaurimento delle risorse naturali, cosa che, a sua volta, può innescare conflitti tra comunità e nazioni per il controllo di risorse sempre più scarse. Il cambiamento climatico può essere percepito come un moltiplicatore di minacce, andando ad intensificare i conflitti esistenti dove già scarse sono le risorse. In altre parole, come avverte Papa Francesco in Laudato Si’, “è prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni” [11].

Purtroppo, anche forme di sviluppo sbilanciate possono contribuire ad aumentare la povertà e la quantità di sfollati. Come avvertiva San Paolo VI quasi mezzo secolo fa, “l'uomo ne prende coscienza bruscamente: attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione”[12]. I nostri stessi modelli economici distorti contribuiscono in questo senso. “Ci sono regole economiche che sono risultate efficaci per la crescita, ma non altrettanto per lo sviluppo umano integrale[13]. È aumentata la ricchezza, ma senza equità, e così ciò che accade è che ‘nascono nuove povertà’"[14].

In caso di pericoli naturali quali eventi meteorologici estremi, potrebbe darsi l’eventualità che le vittime sfollate possano fare rientro alle proprie abitazioni. Tuttavia – nel caso di gravi disastri naturali e di processi a lungo termine come l'innalzamento del livello del mare – lo sfollamento, sarà permanente per la maggior parte di queste.

Con il riscaldamento del clima, il livello dei mari continuerà a salire, minacciando le città e le terre agricole e da pascolo. A livello globale, circa 145 milioni di persone vivono entro un metro sopra l'attuale livello del mare e quasi due terzi delle città del mondo, con una popolazione di oltre 5 milioni di abitanti, si trovano in aree soggette al rischio di innalzamento del livello del mare. Del resto, quasi il 40% della popolazione mondiale vive entro 100 km da una costa[15].

In mezzo a queste complesse realtà, i più vulnerabili potrebbero non essere nemmeno in grado di trasferirsi – indipendentemente dalle circostanze – a causa della povertà o per altri motivi. È fondamentale, perciò, andare incontro alle popolazioni stanziali o che non sono in grado di spostarsi su grandi distanze.

Lo sfollamento dovuto alla crisi climatica

Il riscaldamento fuori controllo solleva lo spettro di un massiccio spostamento di esseri umani. Con un riscaldamento di 1,5°C, il livello globale del mare si alzerà fino a 0,77 metri entro il 2100[16]. L'innalzamento sarebbe di molto superiore nello scenario di un riscaldamento più elevato. Con l'attuale andamento, su scala mondiale, di aumento della temperatura globale di 3-4°C entro il 2100, è sempre più probabile che ampie aree della calotta glaciale dell'Antartico e della Groenlandia collassino, innescando un rapido innalzamento del livello dei mari[17].

Si teme che tale innalzamento del livello del mare provocherà, a livello globale, sfollamenti e migrazioni senza precedenti. Alcune aree, come le isole e gli atolli bassi, diventeranno del tutto inabitabili. “Anche secondo gli scenari più ottimistici, si stima che entro il 2060 da 316 a 411 milioni di persone a livello globale saranno vulnerabili a mareggiate e inondazioni costiere"[18].

Proiettare il numero di persone che potrebbero essere sfollate in futuro è impegnativo, dati i molteplici fattori alla base della migrazione e la difficoltà di chiarire i motivi che stanno dietro ai movimenti degli esseri umani. Da un rapporto della Banca Mondiale del 2018[19] incentrato sull’Africa subsahariana, l’Asia del sud e l’America Latina, si evince che entro il 2050 da 31 a 143 milioni di persone (circa il 2,8% della popolazione mondiale) potranno vedersi costrette a migrare all'interno dei propri Paesi a causa dei cambiamenti climatici. Secondo lo stesso rapporto, il 50% della popolazione dell'Asia del sud risiederà in aree che si presume passeranno, entro il 2050, da hot spot moderati a gravi per disastri legati al clima.

Rispondere agli sfollamenti indotti dal clima

Lo sfollamento di un numero significativo di persone comporta una moltitudine di problemi sociali, politici e umanitari, specialmente quando le destinazioni di accoglienza mancano delle risorse e della capacità di gestire spostamenti su larga scala[20].

La protezione internazionale in materia di sfollamenti indotti dal clima è limitata, frammentaria e non sempre legalmente vincolante. In particolare, i CDP non sono sempre definiti come una categoria da proteggere e non sono esplicitamente riconosciuti dalla Convenzione sui rifugiati del 1951. Pertanto, spesso esiste, per quanto li riguarda, un divario in termini di protezione sia quando si trovano sfollati all'interno della propria Nazione sia quando attraversano i confini internazionali. Ciononostante, tutti gli Stati – indipendentemente dal loro status giuridico – sono obbligati a proteggerne i diritti umani fondamentali. Inoltre, tutti i CDP meritano cure e assistenza adeguate, in accordo con il diritto internazionale e gli standard umanitari esistenti.

La Chiesa cattolica fornisce già assistenza a queste persone e continuerà sempre a farlo in avanti. Il Rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici del 2018, vera pietra miliare sull’argomento, ha avvertito che il mondo deve perseguire tutti gli sforzi necessari per realizzare una “rapida e lungimirante” transizione a basse emissioni di carbonio – in settori quali suolo, energia, industria, edilizia, trasporti e pianificazione urbana – al fine di contenere il riscaldamento globale all'interno della soglia cruciale di 1,5°C. In tal senso è fondamentale intensificare gli sforzi collettivi per tendere alla promozione di energie rinnovabili, energia verde, rimboschimento, agricoltura sostenibile e di un'economia circolare, arrestando così al tempo stesso la deforestazione e il degrado dell'ecosistema, prediligendo soluzioni incentrate sulla natura. C’è bisogno, nei paesi in via di sviluppo, di progetti ispirati alla protezione dell'ambiente; c’è bisogno di alternative che consentano di ridurre le emissioni di gas serra.

La Chiesa Cattolica è preoccupata da queste sfide e dall'impatto della crisi climatica sulla dignità degli esseri umani. Insieme ai governi, alle altre confessioni cristiane e ad altre tradizioni religiose, insieme alle persone di buona volontà, la Chiesa mira a rispondere a tali sfide. Come si chiedeva Papa Benedetto XVI nel 2010: “Come trascurare il crescente fenomeno dei cosiddetti ‘profughi ambientali’: persone che, a causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, lo devono lasciare – spesso insieme ai loro beni – per affrontare i pericoli e le incognite di uno spostamento forzato?”[21].

Rispondere alla sfida del CCD è oggi un impegno centrale per essere una Chiesa credibile e testimone, oltre che una comunità ecclesiale premurosa e inclusiva.

2. Promuovere consapevolezza e sensibilizzazione

Una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo (Giovanni 9, 25).

Promuovere la consapevolezza sulla questione permetterà innanzitutto alle persone di aprire gli occhi sulla realtà dell'impatto che la crisi climatica ha sull'esistenza umana. Non per niente, diffusa è la cecità su questi temi e le cause sono fondamentalmente: a) semplice ignoranza; b) indifferenza ed egoismo nei confronti di fenomeni che mettono a rischio il bene comune; c) negazione intenzionale della realtà per proteggere i propri interessi); d) incomprensione.

Dio dà i mezzi per vedere, ma gli esseri umani devono essere disposti a passare dalla cecità alla consapevolezza.

Sfide

Molti atteggiamenti prevalenti ostacolano in maniera fattiva le sfide poste dal CCD: segnaliamo in particolare negazione della realtà, indifferenza generale, comoda rassegnazione e fiducia eccessiva e mal riposta nelle soluzioni tecniche. Dobbiamo continuare ad evitare una falsa polarizzazione tra cura del Creato da un lato e sviluppo ed economia dall'altro.

Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti. [...] Purtroppo, molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso frustrati [... per vari motivi che] vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche.[22]

Risposte

La Chiesa Cattolica è chiamata a promuovere, in relazione allo sfollamento, una conversione ecologica integrale, che avvenga nel pieno rispetto dell'ambiente così come dello sviluppo umano.

A ragione è emersa la necessità di una rinnovata e sana relazione tra l’umanità e il creato, la convinzione che solo una visione dell’uomo autentica e integrale ci permetterà di prenderci meglio cura del nostro pianeta a beneficio della presente e delle future generazioni, perché «non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia» (LS, 118).[23]

Ciò può venire da una pianificazione strategica a lungo termine che comporti azioni quali le seguenti:

o Campagne di informazione che evidenzino la gravità del CCD, e si concentrino sul “volto umano” della crisi e sulla necessità di agire con urgenza.

Non ci sarà ecologia sana e sostenibile, in grado di cambiare qualcosa, se non cambiano le persone, se non le si sollecita ad adottare un altro stile di vita, meno vorace, più sereno, più rispettoso, meno ansioso, più fraterno.[24]

o Aumentare la consapevolezza della Chiesa e della comunità su come il moderno stile di vita consumistico contribuisca a determinare la crisi climatica, e promuovere un senso di responsabilità che induca al cambiamento o al riadattamento del nostro stile di vita.

Le modalità con cui l’uomo tratta l’ambiente influiscono sulle modalità con cui tratta sé stesso, e viceversa. Ciò richiama la società odierna a rivedere seriamente il suo stile di vita che, in molte parti del mondo, è incline all’edonismo e al consumismo, restando indifferente ai danni che ne derivano. [...] È necessario un effettivo cambiamento di mentalità che ci induca ad adottare nuovi stili di vita.[25]

o Sviluppare programmi educativi – rivolti in particolare alle parrocchie e alle scuole cattoliche – tesi a sviluppare atteggiamenti responsabili in materia di comportamento e stile di vita personali.

La grande ecologia comprende sempre un aspetto educativo che sollecita lo sviluppo di nuove abitudini nelle persone e nei gruppi umani.[26]

o Migliorare il coordinamento tra le agenzie ecclesiali (a livello locale e internazionale) e riconoscere il cambiamento climatico come causa di migrazione.

o Diffondere i documenti fondamentali della Chiesa sul tema, compresi gli insegnamenti centrali dell’Enciclica Laudato Si’: a) economia sostenibile e centrata sulla persona; b) unità e santità di tutto il Creato; c) dovere da parte dell'umanità di una gestione responsabile nella salvaguardia della nostra casa comune.

o Condividere le migliori pratiche di conversione ecologica integrale per dare una testimonianza concreta dell'impegno della Chiesa, e aumentare la visibilità di tali pratiche. Fare riferimento a casi di studio da tutto il mondo, per aiutare le persone a comprendere come lottare possa avere un risvolto vero e proprio sulla vita e sull'accesso ai mezzi di sussistenza degli esseri umani.

o Promuovere iniziative concrete volte ad eliminare nell'economia globale le disfunzioni sistemiche e istituzionali aventi un impatto sul CCD.

La pace reale e duratura è possibile solo a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana.[27]

o Promuovere il dialogo e reti ecumeniche e interreligiose allo scopo di coordinare questi sforzi.

Un atteggiamento di dialogo aperto, riconoscendo anche la molteplicità degli interlocutori: i popoli indigeni, gli abitanti dei fiumi, i contadini e gli afro-discendenti, le altre Chiese cristiane e denominazioni religiose, le organizzazioni della società civile, i movimenti sociali popolari, lo Stato, insomma tutte le persone di buona volontà che cercano la difesa della vita, l’integrità del creato, la pace e il bene comune.[28]

o Sviluppare una strategia di comunicazione più ampia e coerente che sfrutti appieno le potenzialità dei social media e della comunicazione digitale.

Il numero sempre crescente di interconnessioni e di comunicazioni che avviluppano il nostro pianeta rende più palpabile la consapevolezza dell’unità e della condivisione di un comune destino tra le Nazioni della terra.[29]

o Coinvolgere i giovani come protagonisti in questi sforzi, e incoraggiarne atteggiamenti e stili di vita cristiani che pongano l'accento non solo sul futuro, ma anche sull'eterno, ovvero sul tipo di condizioni ambientali che lasceranno a figli e nipoti, come pure sul fatto di trattare il Creato come un dono di Dio.

Non dobbiamo porre sulle prossime generazioni il fardello di farsi carico dei problemi causati da quelle precedenti. Invece, dobbiamo dare loro l’opportunità di ricordare la nostra generazione come quella che ha rinnovato e agito [...] sulla necessità fondamentale di collaborare al fine di preservare e coltivare la nostra casa comune. Che possiamo offrire alla prossima generazione motivi di speranza e adoperarci per un futuro buono e dignitoso![30]

o Alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, attingere alla saggezza delle popolazioni locali, delle comunità indigene e di altre risorse umane, nella ricerca di soluzioni radicate in un'ecologia integrale.

Questo richiede di ascoltare, riconoscere e rispettare le persone e i popoli locali come validi interlocutori. Essi mantengono un legame diretto con il territorio, conoscono i suoi tempi e i suoi processi e sanno, pertanto, gli effetti catastrofici che, in nome dello sviluppo, provocano molte iniziative.[31]

3. Fornire alternative allo sfollamento

Questi viveri serviranno al paese di riserva per i sette anni di carestia che verranno nel paese d’Egitto; così il paese non sarà distrutto dalla carestia (Genesi 41, 36).

Alternative valide allo sfollamento sono possibili nel momento in cui i governi, i leader, le istituzioni e le organizzazioni si fanno attenti interlocutori dei migliori interessi e delle preoccupazioni della loro comunità, in particolare delle persone più vulnerabili. Gli “anni magri” sono sempre possibili, ma Dio può illuminarci con la saggezza perché troviamo modalità creative e sostenibili per alleviare la sofferenza, e alternative al trauma dello sfollamento.

Sfide

Il più delle volte, lo sfollamento deriva dalla mancanza di mezzi di sussistenza alternativi. Le persone, infatti, a volte si spostano perché sono convinte che la sopravvivenza sia – o presto sarà – impossibile presso il luogo in cui risiedono, incluso durante le crisi climatiche.

Risposte

La Chiesa Cattolica è chiamata quindi a rafforzare la resilienza delle persone colpite dalla crisi climatica e ad assisterle nella ricerca di soluzioni – alternative allo sfollamento – che sostengano il diritto alla vita, diritto che include la possibilità di condurre una vita dignitosa, in pace e sicurezza[32]. Nessuno dovrebbe trovarsi costretto a fuggire dalla propria patria.

Non c’è peggior alienazione che sperimentare di non avere radici, di non appartenere a nessuno. Una terra sarà feconda, un popolo darà frutti e sarà in grado di generale futuro solo nella misura in cui dà vita a relazioni di appartenenza tra i suoi membri, nella misura in cui crea legami di integrazione tra le generazioni e le diverse comunità che lo compongono; e anche nella misura in cui rompe le spirali che annebbiano i sensi, allontanandoci sempre gli uni dagli altri.[33]

Lo sviluppo di una tale resilienza climatica e di un tale adattamento richiede approcci poliedrici e l'impegno di tutte le parti interessate. In questo senso, la Chiesa Cattolica può dare il proprio contributo attraverso azioni come le seguenti:

o Diffondere informazioni tempestive, solide e affidabili sulla crisi climatica e sui rischi ad essa connessi riguardanti specifici territori e i rispettivi residenti. Garantire l'uso delle conoscenze tradizionali, indigene e locali, per integrare le conoscenze scientifiche, nella valutazione del rischio di catastrofi e nello sviluppo e nell'attuazione di politiche, strategie e piani specifici per settori, località e contesti specifici e adottare un approccio intersettoriale.

Non si tratta di calare dall’alto programmi assistenziali, ma di fare insieme un cammino.[34]

o Promuovere l'adattamento in situ per evitare lo spostamento, incoraggiando il mantenimento o il recupero dei modi tradizionali o indigeni di relazionarsi con la terra, la natura, e di vivere sul pianeta in modo sostenibile.

È triste vedere le terre dei popoli indigeni espropriate e le loro culture calpestate da un atteggiamento predatorio, da nuove forme di colonialismo, alimentate dalla cultura dello spreco e dal consumismo.[35]

o Facilitare programmi di sviluppo creativi ed ecologici finalizzati a sostenere le persone a rischio di sfollamento, come pure salvaguardare e rafforzare mezzi di sussistenza alternativi, quali l'agroecologia, la conservazione su base comunitaria, l'istruzione, l'ecoturismo e la fruizione sostenibile della terra e dell'acqua.

Si possono cercare alternative di allevamento e agricoltura sostenibili, di energie che non inquinino, di risorse lavorative che non comportino la distruzione dell’ambiente e delle culture.[36]

o Promuovere investimenti significativi, etici e sostenibili in infrastrutture, alloggi sicuri e diversificazione dei mezzi di sussistenza, al fine di migliorare la resilienza e la capacità di adattamento delle persone a rischio di sfollamento.

Uniti per difendere la speranza significa promuovere e sviluppare un’ecologia integrale come alternativa a un modello di sviluppo ormai superato ma che continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale.[37]

o Instaurare relazioni di solidarietà e creare reti di sicurezza in grado di garantire protezione sociale alle persone a rischio di sfollamento.

o Sviluppare un empowerment inclusivo delle persone a rischio di sfollamento, prestando particolare attenzione ai giovani e ai più vulnerabili.

Sono interessati i Paesi attraversati dai flussi migratori e quelli di destinazione finale, ma lo sono anche i Governi e le Chiese degli Stati di provenienza dei migranti, che con la partenza di tanti giovani vedono depauperarsi il loro futuro.[38]

o Promuovere e contribuire a coordinare sistemi di migrazione pianificata e deliberata per le popolazioni a rischio, in modo tale che la ricollocazione possa essere gestita efficacemente per un certo periodo di tempo.

o Adoperarsi per garantire, per quanto possibile, che le persone possano continuare a rimanere nelle proprie abitazioni e condurvi una vita dignitosa, mitigando i fattori di spinta come i conflitti e le devastazioni naturali causati dalla crisi climatica.

L’ideale sarebbe evitare le migrazioni non necessarie e a tale scopo la strada è creare nei Paesi di origine la possibilità concreta di vivere e di crescere con dignità, così che si possano trovare lì le condizioni per il proprio sviluppo integrale. Ma, finché non ci sono seri progressi in questa direzione, è nostro dovere rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove poter non solo soddisfare i suoi bisogni primari e quelli della sua famiglia, ma anche realizzarsi pienamente come persona.[39]

4. Preparare le persone allo sfollamento

Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori (Genesi 6, 14).

Coloro per i quali lo sfollamento non è frutto di una decisione volontaria devono poter affrontare questa realtà con coraggio e fede, contando sull'accompagnamento e sul sostegno del Signore, senza cadere in un'accettazione fatalistica di un viaggio senza speranza. Dio, attraverso l’aiuto benevolo della Chiesa e di tante brave persone, dona la grazia di prepararsi ad affrontare le sfide dello sfollamento.

Sfide

Quando lo sfollamento è effettivamente l'unica opzione, le decisioni su quando, dove e come spostarsi sono spesso motivate dall'emergenza, o basate su informazioni dubbie o percezioni errate. Per di più, la maggior parte delle persone costrette a spostarsi sono raramente preparate ad affrontare le difficoltà dello sfollamento, si tratti del viaggio di fuga, della ricerca di un riparo e dell’adattamento, poi, alla propria situazione – mutata – nel nuovo luogo.

Risposte

Laddove è possibile che si verifichi lo sfollamento climatico, la Chiesa Cattolica è chiamata ad impegnarsi in maniera proattiva nella preparazione delle persone, fornendo informazioni valide e certificate. Questo può aiutarle a valutare, prima della partenza, l’eventuale migrazione e migliorare la preparazione a tale eventualità attraverso l'empowerment personale e comunitario. In questo senso saranno rilevanti azioni, come le seguenti, risultanti dalla cooperazione tra organizzazioni confessionali, organizzazioni della società civile, governi e agenzie internazionali.

o Mappatura dei territori particolarmente colpiti dal CCD e identificazione delle popolazioni a rischio, sfruttando gli strumenti disponibili, come l’“Inform Risk Index”[40].

o Realizzare la mappatura sociale e delle risorse della comunità ospitante così come della popolazione sfollata.

o Contribuire a identificare e preparare, in previsione dello sfollamento, siti di insediamento o trasferimento, per particolari comunità vulnerabili ai disastri ambientali. Introdurre pratiche di ricollocazione programmate e volontarie, nonché maggiore consultazione e coinvolgimento di ciascuna categoria di persone, per garantire che tutti - in particolare le persone con disabilità e gli anziani – partecipino alle decisioni che li riguardano.

o Mappatura delle organizzazioni che si occupano di CCD e dei servizi da esse offerti in termini di informazioni e responsabilizzazione in vista dello sfollamento.

o Promuovere processi di finanziamento climatico semplificati per dare priorità alle comunità più povere e mettere le comunità locali nelle condizioni di accedere ai finanziamenti il più rapidamente possibile, con misure appropriate di trasparenza e responsabilità.

o Supportare le autorità locali nella diffusione fattiva di informazioni pertinenti e affidabili sullo sfollamento - inclusi eventuali programmi di salvaguardia esistenti - a tutte le popolazioni a rischio.

o Promuovere lo sviluppo di programmi che favoriscano i meccanismi di adattamento e la capacità di sopravvivenza delle persone per prepararle allo sfollamento e all'adattamento nel nuovo luogo.

o Stabilire reti di solidarietà tra le comunità di origine e quelle di arrivo, promuovendo una connessione collaborativa in tutte le fasi dello sfollamento e assicurando un sostegno pastorale sufficiente alle comunità per fronteggiare il momento dell'arrivo.

La Chiesa di partenza è pertanto esortata a tenersi in contatto con quei suoi membri che, per qualunque motivo, si trasferiscono altrove, mentre la Chiesa di accoglienza deve assumersi le sue responsabilità verso coloro che sono ormai diventati suoi membri. Entrambe le Chiese locali sono chiamate a mantenere le loro specifiche responsabilità pastorali in uno spirito di comunione attiva ed espressa concretamente.[41]

o Creare programmi per lo sviluppo di capacità, volti a creare, nelle persone, le condizioni per un'integrazione a lungo termine presso le nuove comunità, laddove è improbabile che il rimpatrio sia un'opzione praticabile.

5. Promuovere l’inclusione e l’integrazione

Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina (Genesi 6, 19).

Una casa comune che accoglie e sostiene “ogni essere vivente” è il dono unico della copiosa creazione di Dio[42]. Lavorare per il creato e per un mondo che continui ad abbracciare la vita in tutte le sue belle espressioni e forme, senza esclusione, vuol dire diventare co-creatori, continuare la missione del Dio della vita, vita in abbondanza per tutti gli esseri umani e tutti gli “esseri viventi”.

Sfide

Flussi migratori vasti e non governati possono travolgere le società di accoglienza e causare tensioni e conflitti. Spesso impreparate e prive delle competenze e delle risorse necessarie, le società locali hanno bisogno – per poter far fronte alle sfide poste dalla migrazione – di un sostegno concreto, ma anche di incoraggiamento e formazione. Inoltre, un ventaglio di risposte che nascono in seno alla comunità ospitante - indifferenza, paura, intolleranza e xenofobia tra queste - se non affrontato, può compromettere gli sforzi volti ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati climatici.

Risposte

La Chiesa cattolica è chiamata a coinvolgere la società, a preparare e incoraggiare le persone ad essere accoglienti, pronte e desiderose di estendere la propria solidarietà ai CDP offrendo loro un riparo e creando condizioni adatte alla loro sopravvivenza, proteggendone i diritti e la dignità, promuovendone lo sviluppo umano integrale, e facilitando i processi di integrazione sociale, lavorativa e culturale.

Questo può avvenire tramite azioni quali le seguenti:

○ Fare rete con i governi in materia di promozione e realizzazione di campagne di sensibilizzazione, organizzazione di alloggi sicuri, accesso all'assistenza sociale – compresi servizi medici – assistenza legale e programmi di sviluppo delle capacità.

Non basta […] aprire le porte […] con il permesso d’ingresso; occorre, poi, facilitare loro un reale inserimento nella società che li accoglie. La solidarietà deve diventareesperienza quotidiana di assistenza, di condivisione e di partecipazione.[43]

○ Sviluppare campagne di sensibilizzazione sul CCD che includano e coinvolgano la comunità ospitante a tutti i livelli, così da creare un ambiente favorevole all'accoglienza di CDP, attraverso, per esempio, la pubblicazione di libri per bambini sullo sfollamento climatico o anche attraverso l'utilizzo dei social media.

○ Organizzare strutture e programmi di accoglienza sicura per i CDP, con particolare attenzione ai minori non accompagnati e alle persone più vulnerabili perché siano incluse nelle comunità locali.

○ Sviluppare programmi di miglioramento delle competenze e fornire assistenza nella ricerca di un impiego, in modo che i CDP e altre persone in situazioni simili e di altrettanta vulnerabilità siano in grado di integrarsi al meglio nelle comunità locali.

○ Investire in progetti volti a creare occupazione, con particolare attenzione all'agricoltura – agricoltura su piccola scala e comunitaria per fare alcuni esempi – e promuovere una imprenditorialità innovativa che vada ad ampliare le possibilità di impiego per i CDP.

Il primato dello sviluppo agricolo [...] significa sostenere un’efficace resilience, rafforzando in modo specifico le capacità delle popolazioni di fronteggiare le crisi — naturali o causate dall’azione umana — ponendo attenzione alle diverse esigenze.[44]

○ Rendere in grado i CDP di svolgere con successo le funzioni sociali di base, grazie a programmi di sviluppo delle capacità, quali tutoraggio linguistico, educazione culturale, corsi sulla cittadinanza attiva, e fornire spazi di ascolto reciproco e scambio culturale, coinvolgendo il più possibile le risorse disponibili a livello locale (persone/gruppi) ad offrire tali programmi.

○ Preparare le comunità ospitanti, attraverso attività di sviluppo delle capacità che ne aumentino la sensibilità e facilitino, quindi, processi di integrazione agili, in modo da favorire, in seno alla popolazione locale, l'inclusione degli sfollati climatici e delle persone vulnerabili.

Insisto sulla necessità di favorire in ogni modo la cultura dell’incontro, moltiplicando le opportunità di scambio interculturale, documentando e diffondendo le buone pratiche di integrazione e sviluppando programmi tesi a preparare le comunità locali ai processi integrativi.[45]

6. Esercitare un’influenza positiva sui processi decisionali

È meglio la sapienza della forza, ma la Sapienza del povero è disprezzata e le sue parole non sono ascoltate (Ecclesiaste 9, 16).

La saggezza è innanzitutto un dono dello Spirito Santo, un dono che non viene dato solo agli intelligenti e ai dotti, ma anche agli emarginati e agli “scartati”. Accesso al potere, abbondanza di risorse, ingente energia e anche capacità considerevoli possono diventare inutili se non guidati dalla saggezza. Qualsiasi piano, politica o strategia che non riconosca la saggezza che viene dai “poveri” ignora la saggezza dello Spirito presente in loro e, molto probabilmente, fallirà.

Sfide

Le politiche e i programmi riguardanti lo sfollamento climatico sono spesso inadeguati, miopi e influenzati da preoccupazioni economiche. L'intervento umano, in molti casi, può danneggiare l'ambiente, così come la deregolamentazione basata sui principi del libero mercato. Le persone a rischio, tra le quali i CDP, sono raramente incluse nei processi decisionali. Di conseguenza, gli interessi di pochi generalmente prevalgono sulla salvaguardia del bene comune.

Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi, cercando solo di ridurre alcuni impatti negativi di cambiamenti climatici. Ma molti sintomi indicano che questi effetti potranno essere sempre peggiori se continuiamo con gli attuali modelli di produzione e di consumo.[46]

Risposte

La Chiesa Cattolica è chiamata a garantire che le opinioni dei più deboli, come gli sfollati climatici, siano ascoltate e tenute in considerazione. Un dialogo fruttuoso con i governi e i responsabili dei processi decisionali è importante per dare luogo a risultati politici rispettosi in materia di CCD, e tale dialogo dovrebbe essere svolto in conformità con i principi del Magistero della Chiesa.

È diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di biossido di carbonio e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente, ad esempio, sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile. Nel mondo c’è un livello esiguo di accesso alle energie pulite e rinnovabili. C’è ancora bisogno di sviluppare tecnologie adeguate di accumulazione.[47]

Ciò può avvenire mediante efficaci azioni di advocacy, come le seguenti:

o Impegnarsi in una vera “conversione ecologica”, rivolgendo alla cura della casa comune e dei suoi abitanti più vulnerabili un impegno e un’azione forti , anche attingendo a quegli aspetti – contenuti nel Piano di Azione di Addis Abeba, negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e nell'Accordo di Parigi sul clima – che risultano pertinenti e in accordo con la Dottrina Sociale della Chiesa.

Essi [i giovani] ci richiamano all’urgenza di unaconversione ecologica, che «va intesa in maniera integrale, come una trasformazione delle relazioni che intratteniamo con le nostre sorelle e i nostri fratelli, con gli altri esseri viventi, con il creato nella sua ricchissima varietà, con il Creatore che è origine di ogni vita».[48]

o Garantire che tutte le persone, tanto i locali quanto i nuovi arrivati come i CDP, godano di un accesso equo e duraturo ai servizi pubblici di base[49] e siano provvisti di adeguata documentazione. Ognuno deve avere la possibilità di partecipare alla realizzazione delle politiche che li riguardano.

Bisogna abbandonare l’idea di “interventi” sull’ambiente, per dar luogo a politiche pensate e dibattute da tutte le parti interessate. La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo o monitoraggio costante.[50]

o Allertare governi e organizzazioni umanitarie sulle cosiddette “popolazioni invisibili”, che, avendo affrontato molteplici casi di dislocazione a causa di circostanze fuori dal loro controllo, sono particolarmente vulnerabili.

I governanti devono fare tutto il possibile affinché tutti possano disporre della base minima materiale e spirituale per rendere effettiva la loro dignità e per formare e mantenere una famiglia, che è la cellula primaria di qualsiasi sviluppo sociale. Questo minimo assoluto, a livello materiale ha tre nomi: casa, lavoro e terra; e un nome a livello spirituale: libertà di spirito, che comprende la libertà religiosa, il diritto all’educazione e tutti gli altri diritti civili.[51]

o Perorare la causa del riconoscimento e della protezione di coloro che sono sfollati a causa dei cambiamenti climatici, anche sostenendone i diritti umani e fornendo loro assistenza umanitaria, in conformità con il diritto internazionale.

È in corso un dibattito al fine di delegare alcune responsabilità ad agenzie che si occupano di politiche migratorie relative alle migrazioni indotte da fattori climatici e agli sfollati per calamità naturali. Queste persone, ovviamente, hanno bisogno della protezione della comunità internazionale.[52]

o Condividere storie, testimonianze e dati sulla realtà del cambiamento climatico e circa il suo impatto sull'esistenza umana e sul mondo naturale, al fine di sensibilizzare i responsabili politici e incoraggiare misure fattive e di vasta portata.

L’accoglienza comporta un attento ascolto e una reciproca condivisione delle esperienze di vita. Richiede un cuore aperto, la volontà di rendere la propria vita visibile all’altro, una generosa condivisione di tempo e risorse.[53]

o Esortare i responsabili politici ad adottare strumenti esistenti intesi a rafforzare la resilienza dei CDP e delle comunità che li ospitano – si vedano, per esempio, alcuni principi del Sendai Framework on Disaster Risk Reduction[54] – e, possibilmente, ad andare anche oltre.

o Intercedere presso i governi affinché prendano in considerazione la possibilità di unirsi a quelle iniziative, norme e azioni esistenti, concordate a livello internazionale, che si rivelano in linea con l'insegnamento della Chiesa, e affinché tali governi considerino la possibilità di implementarle in ambito nazionale e regionale.

Gli obblighi di rispettare i diritti e i doveri derivanti da strumenti legali internazionali, con le loro norme, contribuiscono al mantenimento della dignità di coloro che fuggono, richiedenti asilo e rifugiati. Devono essere loro assicurati un regolare procedimento, un giusto processo e il godimento dei diritti fondamentali, affinché possano vivere una vita libera, dignitosa e autosufficiente, ed essere in grado di costruire il loro nuovo cammino in un’altra società.[55]

o Sostenere lo sviluppo di politiche e programmi che assistano i CDP nella ricollocazione e nel reinsediamento, fornendo loro condizioni di vita dignitose, compreso l'alloggio.

o Incoraggiare una migrazione sicura, regolare e ordinata per le persone a rischio.

o Adottare un approccio lungimirante che prenda in considerazione misure per evitare che i paesi in via di sviluppo sperimentino situazioni in cui degrado del territorio e insicurezza alimentare – combinati – portino a migrazioni su larga scala e allo sviluppo di megalopoli.

o Esortare i governi e con essi lavorare di concerto alla creazione di sistemi educativi olistici che consentano a tutti i bambini, compresi quelli che sono sfollati climatici, di realizzare e apprezzare appieno la loro comune umanità, contribuendo in tal modo a uno sviluppo nazionale pacifico e sostenibile.

o Promuovere il confronto con le popolazioni indigene e locali prima dello sviluppo di progetti che possono avere un impatto negativo sull'ambiente e portare allo sfollamento.

7. Estendere la cura pastorale

Il forestiero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l’amerai come tu stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio (Levitico 19, 34).

L'amore e la misericordia di Dio sono illimitati. Non si fermano ai confini e non fanno distinzione tra cittadini e stranieri perché Dio ha cura di tutta la famiglia umana e dell'intera creazione. Estendere la cura pastorale significa essere fedeli e saldi testimoni di questa grazia illimitata.

Sfide

Di fronte alle differenze etniche, culturali e linguistiche, a differenze di rito e a vulnerabilità particolari, le Chiese locali spesso si adoperano per sviluppare un ministero specifico mirato alla cura dei CDP e per includere nelle parrocchie locali quanti di loro sono cattolici.

Risposta

La Chiesa cattolica è chiamata ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare i CDP, sviluppando una particolare attenzione pastorale capace di rispondere alle diverse esigenze dei cattolici e anche di coloro che appartengono ad altre religioni e credenze.

È importante che la catechesi e la predicazione includano in modo più diretto e chiaro il senso sociale dell’esistenza, la dimensione fraterna della spiritualità, la convinzione sull’inalienabile dignità di ogni persona e le motivazioni per amare e accogliere tutti.[56]

Ciò può avvenire mediante azioni come quelle che seguono:

o Creare ministeri pastorali e coinvolgere agenti pastorali laddove lo sfollamento climatico sia probabile o già in corso. In alternativa, qualora le risorse non fossero disponibili, rafforzare i ministeri e le cappellanie per i migranti già esistenti.

o Ove possibile, istituire un ufficio per il coordinamento del ministero per i CDP all'interno della Conferenza Episcopale, o anche a livello diocesano, se gravi condizioni lo rendono necessario.

o Laddove i governi abbiano le risorse per assistere i CDP, considerare la possibilità di collaborare e proporre progetti comuni. Il contributo della Chiesa è quello di offrire il “volto umano” della crisi climatica agli esperti, per aiutarli a comprendere meglio la realtà a livello locale e rispettare la dignità umana.

Tutti abbiamo una responsabilità riguardo a quel ferito che è il popolo stesso e tutti i popoli della terra. Prendiamoci cura della fragilità di ogni uomo, di ogni donna, di ogni bambino e di ogni anziano, con quell’atteggiamento solidale e attento, l’atteggiamento di prossimità del buon samaritano.[57]

o Sviluppare programmi pastorali che integrino assistenza umanitaria, educazione alla riconciliazione, protezione effettiva dei diritti e della dignità, preghiera e liturgia, e sostegno spirituale e psicologico.

Sono necessari speranza, coraggio, amore e creatività perché la vita possa ricominciare. Occorre, comunque, dare priorità a uno sforzo concertato non solo per offrire assistenza logistica e umanitaria ma, ancor più, uno specifico sostegno morale e spirituale. Gli aspetti della spiritualità e della formazione devono, infatti, essere considerati parte integrante di una “vera e propria cultura dell’accoglienza” (EMCC, 39).[58]

o Includere gli sfollati climatici cattolici nei programmi pastorali delle parrocchie locali, offrendo una cura spirituale che li rispetti e li valorizzi come fratelli e sorelle con le loro proprie lingue, tradizioni, con i costumi e i riti a loro cari, mentre li introduce alle tradizioni, ai costumi e ai riti della comunità ospitante.

Lo spostamento forzato di famiglie indigene, contadine, afro-discendenti e appartenenti alle popolazioni che vivono lungo le rive dei fiumi, espulse dai loro territori a causa di pressioni ricevute o di esasperazione per la mancanza di opportunità, richiede una pastorale d’insieme nella periferia dei centri urbani. A tal fine, sarà necessario creare equipe missionarie che accompagnino queste famiglie, coordinando con le parrocchie e le altre istituzioni ecclesiali ed extraecclesiali le condizioni di accoglienza, offrendo liturgie inculturate e nelle lingue dei migranti, promuovendo spazi di scambio culturale, favorendo l'integrazione nella comunità e nella città e motivandole ad essere esse stesse protagoniste di questo lavoro.[59]

o Responsabilizzare e includere efficacemente i CDP cattolici nell'attuazione dei programmi pastorali che rispondono ai loro bisogni.

Sarà pure importante svolgere un'azione che tenda alla conoscenza reciproca, servendosi di tutte quelle occasioni offerte dalla cura pastorale ordinaria, per coinvolgere anche gli immigrati nella vita delle Parrocchie.[60]

o Promuovere iniziative ecumeniche ed interreligiose che consentano di venire incontro ai bisogni materiali e spirituali di tutti gli sfollati climatici.

L’azione comune e la cooperazione con le diverse Chiese e comunità ecclesiali, così come gli sforzi congiunti con coloro che professano altre religioni, potrebbero dar luogo alla preparazione di appelli sempre più urgenti a favore dei rifugiati e delle altre persone forzatamente sradicate.[61]

o Coinvolgere i giovani nel lavoro pastorale sul CCD sviluppando materiali creativi, anche per il catechismo.

[I giovani] hanno molto da offrire con il loro entusiasmo, con il loro impegno e con la loro sete di verità, attraverso la quale ci richiamano costantemente al fatto che la speranza non è un’utopia e la pace è un bene sempre possibile. Lo abbiamo visto nel modo con cui molti giovani si stanno impegnando per sensibilizzare i leader politici sulla questione dei cambiamenti climatici.[62]

8. Cooperare nella pianificazione e nell’azione strategiche

Un solo corpo, un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati (Efesini 4, 4).

Pur riconoscendo sempre che una pluralità di idee e di piani d’azione deve essere considerata preziosa, è essenziale perseguire insieme il bene comune: una famiglia umana creata da Dio come un corpo unico. La famiglia della Chiesa non deve mai dimenticare che è lo Spirito Santo “che suscita una molteplice e varia ricchezza di doni e al tempo stesso costruisce un’unità che non è mai uniformità ma multiforme armonia che attrae”[63].

Sfida

Lo sfollamento climatico pone sfide nuove e complesse, la cui risposta è compito di tutti i diversi attori religiosi, sociali e politici. Azioni unilaterali e non coordinate possono, infatti, compromettere la rapidità e l'efficacia delle risposte.

Risposta

La Chiesa Cattolica è chiamata a promuovere la cooperazione tra tutti gli enti cattolici nella pianificazione e nell'azione strategiche relative al CCD; a collaborare con altri gruppi religiosi e organizzazioni della società civile che ne condividono la visione e la missione; ancora, ad impegnarsi in una collaborazione con molteplici soggetti, così da promuovere un approccio allo sfollamento climatico integrato oltre che incentrato sull'uomo. Tutto ciò può essere realizzato attraverso le seguenti azioni:

Per affrontare i problemi di fondo, che non possono essere risolti da azioni di singoli Paesi, si rende indispensabile un consenso mondiale che porti, ad esempio, a programmare un’agricoltura sostenibile e diversificata, a sviluppare forme rinnovabili e poco inquinanti di energia, a incentivare una maggiore efficienza energetica, a promuovere una gestione più adeguata delle risorse forestali e marine, ad assicurare a tutti l’accesso all’acqua potabile.[64]

o Istituire reti attive – coordinate dalle Conferenze Episcopali a livello nazionale e regionale – tra tutti gli attori cattolici impegnati nel CCD, per lo scambio di esperienze, conoscenze, strumenti e informazioni positive.

Per un maggior coordinamento, poi, di tutte le attività pastorali in favore degli immigrati, le Conferenze Episcopali lo affideranno ad una apposita Commissione, con nomina poi di un Direttore Nazionale, che animerà le corrispondenti Commissioni diocesane.[65]

o Promuovere un efficace coordinamento nella pianificazione e nell'azione strategiche con altre organizzazioni religiose e della società civile, a livello nazionale e regionale, al fine di evitare duplicazioni e sprechi di risorse.

La collaborazione tra le varie Chiese cristiane e le varie religioni non cristiane in quest’opera di carità porterà a nuove tappe nella ricerca e nella realizzazione di una più profonda unità della famiglia umana.[66]

o Favorire un dialogo collaborativo tra le organizzazioni confessionali, le organizzazioni della società civile, i rappresentanti del governo e le agenzie internazionali, così da promuovere la cooperazione nazionale e regionale, oltre che piani di emergenza congiunti, atti a intervenire in previsione, nel corso o all'indomani di un disastro causato dalla crisi climatica.

Questa cooperazione ha mostrato come possiamo «ottenere importanti risultati, che al contempo rendono possibile salvaguardare il creato, promuovere lo sviluppo umano integrale e prendersi cura del bene comune, in uno spirito di solidarietà responsabile e con profonde ripercussioni positive per le generazioni presenti e future».[67]

o Investire nella condivisione delle conoscenze, nella visibilità e nella replicazione delle migliori pratiche e nella comunicazione volta a proporre un pensiero e modelli d’azione innovativi.

o Promuovere un processo di advocacy collaborativa con altre organizzazioni confessionali e della società civile.

Il fenomeno del riscaldamento globale […] richiede una risposta collettiva, capace di far prevalere il bene comune sugli interessi particolari. […] Occorre che i leader politici si sforzino di ristabilire con urgenza una cultura del dialogo per il bene comune e per rafforzare le istituzioni democratiche e promuovere il rispetto dello stato di diritto, al fine di prevenire derive antidemocratiche, populiste ed estremiste.[68]

o Promuovere l'impegno attivo della comunità internazionale nel supporto tecnico e nell'assistenza finanziaria alle nazioni più deboli che subiscono lo sfollamento climatico.

Per i Paesi poveri le priorità devono essere lo sradicamento della miseria e lo sviluppo sociale dei loro abitanti. […] Devono anche sviluppare forme meno inquinanti di produzione di energia, ma per questo hanno bisogno di contare sull’aiuto dei Paesi che sono cresciuti molto a spese dell’inquinamento attuale del pianeta.[69]

o Promuovere, in collaborazione con tutte le parti interessate, lo sviluppo di un sistema di allarme rapido e di conseguente intervento che permetta di monitorare in tempo reale gli sfollamenti di persone e attivare risposte a livello nazionale o regionale.

9. Promuovere la formazione professionale in ecologia integrale

Rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo (Ef 4, 12).

I talenti e i doni ricevuti da Dio non devono essere ignorati e sprecati per paura, pigrizia, indifferenza o avidità. Essi devono, bensì, essere valorizzati e messi a punto così da poter contare su di essi per portare avanti il ministero che ci è stato affidato: costruire assieme l'unico e straordinariamente diverso Corpo di Cristo, per essere fratelli e sorelle nella casa comune creata da Dio.

Sfida

La portata e la complessità della risposta alle sfide poste dal CCD richiedono conoscenza e competenze professionali in materia. I coordinatori e gli operatori pastorali non possono semplicemente improvvisare, poiché ciò potrebbe portare al fallimento delle iniziative.

Risposta

La Chiesa Cattolica è chiamata a organizzare una formazione professionale in ecologia integrale e a offrirla agli operatori pastorali e ad altri professionisti che ne condividono visione e missione. Questo tipo di formazione deve essere di ampia portata oltre che adattata alle diverse esigenze di un vasto gruppo di persone, dagli sfollati ai vescovi. Ciò può essere compiuto tramite azioni come le seguenti:

o Organizzare e offrire un'educazione formale e informale sul CCD e sull'ecologia integrale, tenendo sempre presenti le implicazioni della dignità umana e dell'ecologia umana, entro una chiara prospettiva teologica.

Il diritto all’istruzione – anche per le bambine (escluse in alcuni luoghi) – […] si assicura in primo luogo rispettando e rafforzando il diritto primario della famiglia a educare e il diritto delle Chiese e delle aggregazioni sociali a sostenere e collaborare con le famiglie nell’educazione delle loro figlie e dei loro figli. L’educazione, così concepita, è la base per la realizzazione dell’Agenda 2030e per il risanamento dell’ambiente.[70]

o Produrre materiali didattici (libri, film, ecc.), per giovani e bambini, che contengano temi relativi al CCD.

Tale opportunità si esplicita in un impegno esigente ma altamente produttivo: ripensare e aggiornare intenzionalità e organicità delle discipline e degli insegnamenti impartiti negli studi ecclesiastici in questa specifica logica e secondo questa specifica intenzionalità. Oggi infatti «si rende necessaria un’evangelizzazione che illumini i nuovi modi di relazionarsi con Dio, con gli altri e con l’ambiente, e che susciti valori fondamentali. È necessario arrivare là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi» (EG, 74).[71]

o Includere elementi di ecologia integrale e di conversione ecologica in tutti i corsi sulla Dottrina Sociale della Chiesa: nei seminari, nei percorsi di formazione dei laici, nei corsi di formazione dei catechisti, nelle lezioni di religione e di etica cristiana

Questo ingente e non rinviabile compito chiede, sul livello culturale della formazione accademica e dell’indagine scientifica, l’impegno generoso e convergente verso un radicale cambio di paradigma, anzi – mi permetto di dire – verso «una coraggiosa rivoluzione culturale» (LS, 114).[72]

o Migliorare la capacità da parte della Chiesa locale di raccogliere e monitorare dati rilevanti sul CCD, sia a livello nazionale che regionale.

o Aggiornare, su base regolare, le valutazioni su CCD e scenari futuri, nonché condividerle tra i partner, così da contribuire ad adattare la pianificazione e l'azione strategiche.

o Migliorare la conoscenza di importanti accordi come: la Conferenza delle Parti (COP) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC); la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Desertificazione; il Quadro di Riferimento di Sendai per la Riduzione del Rischio di Disastri 2015-30; l'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile; le Linee Guida Volontarie della FAO sulla Gestione Responsabile dei Diritti di Proprietà e sul diritto a un'alimentazione adeguata.

10. Promuovere la ricerca accademica sul CCD

La mente intelligente acquista la scienza, l’orecchio dei saggi ricerca il sapere (Proverbi 18, 15).

Una persona saggia e veramente intelligente acquista la conoscenza attraverso un lavoro di ricerca scrupoloso e paziente su alcune questioni – come lo sfollamento – che rappresentano sfide cruciali con cui i cristiani sono chiamati a confrontarsi nel nostro mondo. La ricerca della conoscenza non è fine a se stessa, bensì, serve a comprendere adeguatamente la realtà, per agire in modo intelligente e secondo la volontà amorevole di Dio per tutti gli esseri umani.

Sfide

Diverse istituzioni accademiche cattoliche hanno già svolto ricerche scientifiche sul CCD, ma gli studi sul nesso tra CCD e scenari futuri sono piuttosto rari.

Gli studi ecclesiastici non possono limitarsi a trasferire conoscenze, competenze, esperienze, agli uomini e alle donne del nostro tempo, desiderosi di crescere nella loro consapevolezza cristiana, ma devono acquisire l’urgente compito di elaborare strumenti intellettuali in grado di proporsi come paradigmi d’azione e di pensiero, utili all’annuncio in un mondo contrassegnato dal pluralismo etico-religioso.[73]

Risposte

Alla luce di ciò, la Chiesa Cattolica è chiamata a potenziare la ricerca scientifica sul CCD e ad invitare le istituzioni accademiche e gli studiosi cattolici a svolgere un ruolo proattivo in questo campo di studio. Ciò può essere effettuato per mezzo di azioni come le seguenti:

○ Supportare lo svolgimento di programmi accademici riguardanti il CCD, fondati sulla collaborazione tra istituzioni accademiche e studiosi cattolici.

Questo ministero richiede chiaramente un’adeguata formazione di tutti coloro che hanno ricevuto il mandato di realizzarlo o che intendono riceverlo. È pertanto necessario che fin dall’inizio, nei seminari, «la formazione spirituale, teologica, giuridica e pastorale … sia sensibilizzata ai problemi sollevati nel campo della pastorale delle persone nella mobilità».[74]

○ Creare osservatori generali e/o regionali per il monitoraggio, la raccolta e la codifica costanti dei dati e per la valutazione sempre aggiornata sul CCD.

○ Promuovere una ricerca collaborativa che, relativamente al CCD, prenda in considerazione, per esempio, la dimensione umana, lo sviluppo agricolo e rurale, lo sviluppo urbano, la riduzione della povertà, la particolare vulnerabilità di donne e bambini, la nutrizione e la sicurezza alimentare, i meccanismi di protezione sociale per gli sfollati o la resilienza e l’adattamento.

[C’è] la necessità urgente di “fare rete” tra le diverse istituzioni che, in ogni parte del mondo, coltivano e promuovono gli studi ecclesiastici, attivando con decisione le opportune sinergie anche con le istituzioni accademiche dei diversi Paesi e con quelle che si ispirano alle diverse tradizioni culturali e religiose.[75]

○ Documentare le migliori pratiche di resilienza climatica, assistenza durante gli sfollamenti e inclusione sociale; ancora, sviluppare raccomandazioni per la valutazione del rischio, strategie di adattamento climatico e piani di emergenza.

[Dare] vita a centri specializzati di ricerca finalizzati a studiare i problemi di portata epocale che investono oggi l’umanità, giungendo a proporre opportune e realistiche piste di risoluzione.[76]

○ Promuovere una più ampia comprensione accademica del fenomeno, che includa la prospettiva spirituale e sia coerente con l'insegnamento cattolico.

Ciò richiede non solo una profonda consapevolezza teologica, ma la capacità di concepire, disegnare e realizzare, sistemi di rappresentazione della religione cristiana capace di entrare in profondità in sistemi culturali diversi. Tutto questo invoca un innalzamento della qualità della ricerca scientifica e un avanzamento progressivo del livello degli studi teologici e delle scienze collegate.[77]

CONCLUSIONI

Ci auguriamo vivamente che i lettori di questo opuscolo si sentano spinti ad approfondire la loro consapevolezza della crisi climatica, delle sue cause, del suo sviluppo, delle sue conseguenze e delle prospettive per attenuarla e gestirla adeguatamente, soprattutto se si considera il CCD.

Come trascurare il crescente fenomeno dei cosiddetti “profughi ambientali”: persone che, a causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, lo devono lasciare – spesso insieme ai loro beni – per affrontare i pericoli e le incognite di uno spostamento forzato?[78]

La domanda già sottintende la risposta: “No, non possiamo!”. E, pertanto, questo opuscolo è eminentemente pastorale, come si evince dal titolo, ed eminentemente pratico, come indicano i titoli delle sue dieci sezioni.

“I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi”[79] tra cui – sulla base di quanto considerato – ci sono le sofferenze di coloro che la crisi climatica costringe a fuggire.

La Chiesa, grata per la consapevolezza che, per grazia di Dio, sta crescendo tra gli abitanti della Terra, continuerà a dare rilievo alla dolorosa situazione di coloro che sono sfollati a causa della crisi climatica e cercherà di far maturare in noi la consapevolezza della loro angoscia, incoraggiandoci ad agire efficacemente in questo ambito.

Gli OPCDP mirano a farci “cominciare dal basso e caso per caso, lottare per ciò che è più concreto e locale, fino all'ultimo angolo della patria e del mondo”[80] al fine di accogliere, proteggere, promuovere e integrare le persone che la crisi climatica ha derubato, ferito e abbandonato, proprio come quel povero verso cui il Buon Samaritano ha mostrato tanta cura e sollecitudine.

COME USARE QUESTO DOCUMENTO

La Sezione Migranti e Rifugiati (M&R) nutre la speranza che le Chiese locali e le organizzazioni cattoliche troveranno utili gli Orientamenti Pastorali sugli Sfollati Climatici per affrontare la questione dei CDP e i bisogni concreti dei nostri fratelli e sorelle. Nel valutare i programmi o pianificarne di nuovi, nel fare opera di sensibilizzazione o di advocacy, è desiderio della Sezione che vi sentiate liberi di concentrarvi sulle risposte delineate negli OPCDP che più vi sembrano rilevanti per la vostra area di competenza, o, anche, di aggiungere risposte ulteriori, sulla base della Dottrina Sociale della Chiesa. Più in particolare, la Sezione suggerisce di:

  1. valersi degli OPCDP in campagne di informazione e sensibilizzazione e per orientare gli sforzi, a livello locale, verso l’accoglienza, la protezione, la promozione e l’integrazione dei CDP;
  2. condividere questo sussidio con le ONG cattoliche e con i gruppi della società civile presso il vostro Paese – in particolare quelli interessati ai CDP e ad altre persone vulnerabili in fuga – invitandoli a partecipare a un’azione e a un’opera di advocacy comune;
  3. lavorare con gli ufficiali di governo responsabili dei CDP e instaurare con essi un dialogo sulla base dei presenti Orientamenti.

La Sezione M&R è desiderosa di raccogliere le esperienze dei CDP e di coloro che sono impegnati nell'accompagnarli. L'intenzione è quella di dare particolare visibilità ad esperienze positive, ad iniziative proficue e a buone pratiche. La Sezione M&R è interessata, inoltre, a ricevere riscontri su come i presenti OPCDP vengano accolti a livello pastorale, ecumenico e interreligioso, oltre che dalle organizzazioni della società civile; ancora, a conoscere le risposte del mondo accademico, aziendale e governativo. Si prega di inviare tali notizie a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Per accedere ai file di questo opuscolo o ai documenti in esso contenuti, oppure per prendere visione di aggiornamenti e riflessioni, si prega di visitare il sito web della Sezione M&R: migrants-refugees.va.

In nome di tutti gli sfollati climatici e di coloro che generosamente e altruisticamente li accompagnano, Dio benedica ogni sforzo di giustizia e ogni opera di misericordia per “raccogliere gli espulsi di Israele; radunare i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra” (Isaia 11, 12).

_________________

[1] Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), Global Warming of 1.5°C. An IPCC Special Report on the impacts of global warming of 1.5°C above pre-industrial levels and related global greenhouse gas emission pathways, in the context of strengthening the global response to the threat of climate change, sustainable development, and efforts to eradicate poverty, Geneva 2018, Cap. 1.

[2] Cfr. BioScience 70/1, 2020.

[3] Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, Città del Vaticano 2020.

[4] Francesco, Discorso ai partecipanti alla 41a Sessione della Conferenza Generale della FAO, Città del Vaticano 2019.

[5] CA, 31.

[6] LS, 30.

[7] LS, 28.

[8] Cfr. Internal Displacement Monitoring Centre, Global Report on Internal Displacement (GRID) 2020, Geneva 2020. La IDMC è una delle principali fonti di informazione e analisi, grazie alla sua GRIGLIA ANNUALE, https://www.internal-displacement.org. The IDMC è parte del Norwegian Refugee Council, www.nrc.no.

[9] Cfr. Ibid.

[10] Cfr. Ibid.

[11] LS, 57.

[12] San Paolo VI, Lettera Apostolica Octogesima Adveniens, Città del Vaticano 1971.

[13] Cfr. San Paolo VI, Lettera Enciclica Populorum Progressio, Città del Vaticano 1967: AAS 59 (1967), 264.

[14] FT, 21.

[15] United Nations Ocean Conference, Factsheet: People and Oceans, 2017, https://www.un.org/sustainabledevelopment/wp-content/uploads/2017/05/Ocean-fact-sheet-package.pdf.

[16] Intergovernmental Panel on Climate Change, Special Report on 1.5°C (2018), Chapter 3.

[17] Ibid.

[18] B. Neumann et al., Future Coastal Population Growth and Exposure to Sea-Level Rise and Coastal Flooding: A Global Assessment, PloS One 10, n. 3, March 2015.

[19] Cfr. World Bank, Groundswell. Preparing for Internal Climate Migration, World Bank Group, 2018.

[20] Cfr. Suárez-Orozco, M. (ed.), Humanitarianism and Mass Migration: Confronting the World Crisis, 1st ed., University of California Press, 2019.

[21] Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, Città del Vaticano 2009.

[22] LS, 14.

[23] Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, Città del Vaticano 2018.

[24] QA, 58.

[25] CIV, 51.

[26] QA, 58.

[27] FT, 127.

[28] Sinodo dei Vescovi, Assemblea Speciale per la Regione Panamazzonica, Documento Finale, Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale, Città del Vaticano 2019, 23.

[29] Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, Città del Vaticano 2013.

[30] Francesco, Messaggio ai Partecipanti alla Conferenza della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, Città del Vaticano 2019.

[31] Francesco, Incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico, Lima, Peru 2018.

[32] Cfr. Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 3.

[33] Francesco, Incontro con le Autorità, la Società civile e il Corpo Diplomatico, Tallinn, Estonia 2018.

[34] FT, 129.

[35] CCEE, FABC, FCBCO, COMECE, SECAM, Dichiarazione congiunta delle Conferenze Episcopali sulla Giustizia Climatica, Roma 2018.

[36] QA, 17.

[37] Francesco, Incontro con le Autorità, la Società civile e il Corpo Diplomatico, Lima, Peru 2018.

[38] Francesco, Incontro con i Vescovi del Mediterraneo, Bari, 2020.

[39] FT, 129.

[40] INFORM è una collaborazione tra Inter-Agency Standing Committee Reference Group on Risk, Early Warning and Preparedness e Commissione Europea. Cfr. https://drmkc.jrc.ec.europa.eu/inform-index.

[41] ACR, 93.

[42] Cfr. LS, 1.

[43] Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti al III Congresso Mondiale della Pastorale per i Migranti e i Rifugiati, Città del Vaticano 1991, 3.

[44] Francesco, Discorso ai partecipanti alla 39a Sessione della F.A.O., Città del Vaticano 2015.

[45] Francesco, Messaggio per la 104a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, Città del Vaticano 2017.

[46] LS, 26.

[47] LS, 26.

[48] Francesco, Discorso ai Membri del Corpo Diplomatico accreditati presso la Santa Sede, Città del Vaticano 2020.

[49] Cfr. United Nations, Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, 2018, 31.

[50] LS, 183.

[51] Francesco, Discorso ai Membri dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, New York 2015.

[52] ACR, Presentazione.

[53] ACR, 83.

[54] Il Sendai Framework on Disaster Risk Reduction è uno strumento elaborato dal United Nations Office for Disaster Risk Reduction (UNDRR) per prevenire nuovi rischi di catastrofi e ridurre quelli esistenti. Cfr. UNDRR, Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030.

[55] ACR, Presentazione.

[56] FT, 86.

[57] FT, 79.

[58] ACR, 85.

[59] Sinodo dei Vescovi, Assemblea Speciale per la Regione Panamazzonica, Documento finale, Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale, Città del Vaticano 2019, 29.

[60] EMCC, 50.

[61] ACR, 110.

[62] Francesco, Discorso ai Membri del Corpo Diplomatico accreditati presso la Santa Sede, Città del Vaticano 2020.

[63] EG, 117.

[64] LS, 164.

[65] EMCC, 70.

[66] RSS, 34.

[67] Francesco, Messaggio ai partecipanti alla XXXI Riunione delle Parti al Protocollo di Montreal, Città del Vaticano 2019.

[68] Francesco, Discorso ai Membri del Corpo Diplomatico accreditati presso la Santa Sede, Città del Vaticano 2020.

[69] LS, 172.

[70] Francesco, Discorso ai Membri dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, New York 2015.

[71] VG, 4.

[72] VG, 4.

[73] VG, 5.

[74] ACR, 101.

[75] VG, 4.

[76] VG, 4.

[77] VG, 5.

[78] Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, Città del Vaticano 2009.

[79] LS, 13.

[80] FT, 78.

 Testo in lingua francese

ORIENTATIONS PASTORALES SUR LES DÉPLACÉS CLIMATIQUES

Section Migrants et Réfugiés - Secteur de l’écologie intégrale
Dicastère pour le service du développement humain intégral

TABLE DES MATIÈRES


DOCUMENT :

1. Reconnaître le lien entre la crise climatique et les déplacements

2. Promouvoir la sensibilisation et la diffusion d’information

3. Proposer des alternatives au déplacement

4. Préparer les personnes au déplacement

5. Faciliter l’inclusion et l’intégration

6. Exercer une influence positive sur l’élaboration des politiques

7. Étendre le champ d’action de la pastorale

8. Coopération en matière de planification et d’action stratégiques

9. Promouvoir la formation professionnelle en écologie intégrale

10. Encourager la recherche universitaire sur la CCD

CONCLUSIONS

COMMENT UTILISER CE DOCUMENT

PRÉFACE

La brochure Orientations pastorales sur les déplacés climatiques est pleine de faits pertinents, d’interprétations, de stratégies et de propositions … Mais, d’emblée, je suggère que nous adaptions la célèbre phrase de Hamlet « être ou ne pas être » et affirmions : « Voir ou ne pas voir : telle est la question ! » C’est avec la vision de chacun, oui, la mienne et la vôtre, que tout commence.

Nous sommes submergés de nouvelles et d’images de peuples entiers déracinés par les changements cataclysmiques de notre climat et contraints d’émigrer. Pourtant, l’effet que ces histoires ont sur nous et la façon dont nous réagissons – qu’elles provoquent des réactions fugaces ou déclenchent quelque chose de plus profond en nous ; qu’elles semblent lointaines ou si nous les sentons proches de chez nous – dépend de notre capacité à prendre la peine de voir la souffrance que chaque histoire entraîne afin de « prendre une douloureuse conscience, d’oser transformer en souffrance personnelle ce qui se passe dans le monde, et ainsi de reconnaître la contribution que chacun peut apporter » (Laudato si’ 19).

Quand des personnes sont expulsées parce que leur environnement local est devenu inhabitable, cela peut sembler un processus naturel, fait inévitable. Pourtant, la détérioration du climat est très souvent la conséquence de mauvais choix et d’activités destructrices, d’égoïsme et de négligence, qui mettent l’humanité en déséquilibre avec la création, notre maison commune.

À la différence de la pandémie, qui s’est abattue sur nous soudainement, sans prévenir, presque partout, et qui a touché tout le monde en même temps, la crise climatique se déroule depuis la révolution industrielle. Elle s’est longtemps développée si lentement qu’elle est restée imperceptible, sauf pour un petit nombre de gens clairvoyants. Aujourd’hui encore, son impact est inégal : le changement climatique se produit partout, mais la plus grande douleur est ressentie par ceux qui y ont le moins contribué.

Pourtant, comme la crise COVID-19, le nombre immense et croissant des déplacés climatiques devient rapidement une grande urgence de notre époque, visible presque chaque soir sur nos écrans, et exige des réponses mondiales.

J’imagine ici Dieu disant, par la bouche du prophète Isaïe, ces quelques paroles actualisées : Venez, discutons de tout cela. Si vous êtes prêts à écouter, nous pouvons encore avoir un grand avenir. Mais si vous refusez d’écouter et d’agir, vous serez dévorés par la chaleur et la pollution, d’un côté par la sécheresse, de l’autre par la montée des eaux (cf. Isaïe 1,18-20).

Lorsque nous regardons, que voyons-nous ? Beaucoup sont dévorés dans des conditions qui rendent leur survie impossible. Forcés d’abandonner champs et rivages, maisons et villages, les gens s’enfuient en hâte, emportant tout juste quelques souvenirs et trésors, des morceaux de leur culture et de leur patrimoine. Ils partent avec espoir, c’est-à-dire pour recommencer leur vie dans un lieu sûr. Pourtant, la plupart d’entre eux finissent dans des bidonvilles dangereusement surpeuplés ou des installations de fortune, dans l’attente de leur sort.

Ceux que la crise climatique chasse de chez eux doivent être accueillis, protégés, promus et intégrés. Ils veulent recommencer. Pour créer un nouvel avenir pour leurs enfants, il faut leur permettre de le faire et les aider. Accueillir, protéger, promouvoir et intégrer sont autant de verbes d’action utile. Enlevons, un par un, ces rochers qui bloquent le chemin des déplacés, ce qui les réprime et les met à l’écart, ce qui les empêche de travailler et d’aller à l’école, ce qui les rend invisibles et nie leur dignité.

Les Orientations pastorales sur les déplacés climatiques nous invitent à élargir notre regard sur ce drame de notre temps. Elles nous appellent à voir la tragédie du déracinement prolongé qui pousse nos frères et sœurs à se lamenter, année après année : « Nous ne pouvons pas revenir en arrière, et nous ne pouvons pas recommencer ». Elles nous invitent à prendre conscience de l’indifférence des sociétés et des gouvernements quant à cette tragédie. Elles nous demandent de voir et de nous inquiéter. Elles invitent l’Église et les autres à agir ensemble, et elles nous expliquent comment nous pouvons le faire.

C’est le travail que le Seigneur nous demande maintenant, et il s’y trouve une grande joie. Nous ne sortirons pas des crises comme celle du climat ou de COVID-19 en nous terrant dans l’individualisme, mais seulement en « étant beaucoup ensemble », par la rencontre, le dialogue et la coopération. C’est pourquoi je suis si heureux que ces Orientations pastorales sur les déplacés climatiques aient été produites, au sein du Dicastère pour le service du développement humain intégral, conjointement avec la Section Migrants et Réfugiés et le Secteur de l’écologie intégrale. Ce rapprochement est en soi un signe de la voie à suivre.

Voir ou ne pas voir – telle est la question qui nous conduit à la réponse dans l’action commune. Ces pages nous montrent ce qui est nécessaire et, avec l’aide de Dieu, ce qu’il faut faire.

Franciscus

ACRONYMES

AJCR : Conseil pontifical « Cor Unum » et Conseil Pontifical pour la Pastorale des Migrants et des Personnes en Déplacement, Accueillir Jésus-Christ dans les réfugiés et les personnes déracinées de force, Cité du Vatican, 2013.

CA : Jean-Paul II, Lettre encyclique Centesimus Annus, Cité du Vatican, 1991.

CCD : Crise climatique et déplacement.

CIV : Benoît XVI, Lettre encyclique Caritas in veritate, Cité du Vatican, 2009.

CV : François, Exhortation apostolique post-synodale Christus Vivit, Cité du Vatican, 2019.

DC : Déplacés climatiques.

DI : Déplacées internes.

EG : François, Exhortation Apostolique Evangelii Gaudium, Cité du Vatican, 2013.

EMCC : Conseil Pontifical pour la Pastorale des Migrants et des Personnes en Déplacement, Erga migrantes caritas Christi, Cité du Vatican, 2004.

FT : François, Lettre encyclique Fratelli tutti, Cité du Vatican, 2020.

LS : François, Lettre encyclique Laudato si’, Cité du Vatican, 2015.

M&R : Section Migrants & Réfugiés du Dicastère pour le service du développement humain intégral.

OPDI : Section Migrants & Réfugiés, Orientations pastorales sur les déplacés internes, Cité du Vatican, 2020.

OPDC : Section Migrants & Réfugiés, Orientations pastorales sur les déplacés climatiques, Cité du Vatican, 2021.

QA : François, Exhortation apostolique post-synodale Querida Amazonia, Cité du Vatican, 2020.

RCS : Conseil pontifical « Cor Unum » et Conseil Pontifical pour la Pastorale des Migrants et des Personnes en Déplacement, Les Réfugiés, un défi à la solidarité, Paris, 1992.

VG : François, Constitution apostolique Veritatis gaudium, Cité du Vatican, 2017.

GLOSSAIRE

Église catholique désigne et inclut, dans le présent document, le leadership officiel de l’Église, les évêques et les conférences épiscopales, les prêtres, les religieux et religieuses, les responsables et les chefs du personnel des organisations humanitaires d’inspiration catholique et des organisations caritatives axées sur les migrations, ainsi que chaque membre de l’Église catholique.

Crise climatique est un terme de plus en plus utilisé pour exprimer un sentiment d’urgence accru vis-à-vis de la phase actuelle du changement climatique causé par les activités humaines et l’urgence d’y répondre afin d’éviter des conséquences désastreuses.

Déplacés climatiques (DC) sont des individus ou des groupes de personnes qui sont forcés de quitter leur lieu de résidence habituel en raison d’une crise climatique aiguë. Les déplacements peuvent être dus soit à des déclencheurs à démarrage rapide – principalement des phénomènes météorologiques extrêmes tels que les inondations, les tempêtes, les sécheresses et les incendies de forêt; soit à des processus lents tels que la désertification, l’épuisement des ressources naturelles, la pénurie d’eau, la hausse des températures et l’élévation du niveau de la mer. Dans le cas de risques naturels comme les phénomènes météorologiques extrêmes, les victimes déplacées pourraient peut-être revenir. Le déplacement sera, au contraire, permanent pour la plupart des personnes dans le cas de catastrophes naturelles graves et face à des processus de longue durée comme l’élévation du niveau de la mer. Le déplacement peut se faire soit à l’intérieur du pays, soit en traversant une frontière internationale.

Résilience climatique est la capacité à se préparer, à s’adapter et à réagir aux phénomènes et tendances liés au climat. Le renforcement de la résilience climatique implique de comprendre comment la crise climatique produira de nouveaux risques et d’adopter des mesures pour mieux faire face à ces risques.

Déplacement désigne la situation dans laquelle les personnes sont contraintes de quitter l’endroit où elles vivent normalement et partir vers un autre endroit, soit à l’intérieur des frontières nationales, soit à l’étranger.

INTRODUCTION

Ces dernières années, la communauté internationale a reconnu l’ampleur de la crise climatique et a fait des efforts considérables, par le biais de divers accords, pour en atténuer les effets. L’Église catholique reconnaît et apprécie ces efforts pour mettre en place des cadres juridiques, collecter des données et mener des analyses rigoureuses sur les conséquences de la crise climatique, ainsi que l’engagement de nombreux acteurs de la société civile – en particulier des jeunes – à relever ce défi.

La crise climatique a un « visage humain ». Elle est déjà une réalité pour une multitude de personnes dans le monde, en particulier pour les plus vulnérables. L’Église catholique a une sollicitude maternelle pour tous ceux qui ont été déplacés par ses effets. Cette situation particulière de vulnérabilité est la raison d’être du présent document.

Le magistère de l’Église catholique s’est déjà penché sur la détresse des personnes déplacées à l’intérieur de leur propre pays, ainsi que sur celui d’autres catégories de migrants, et a présenté des réflexions et des instructions relatives à leur prise en charge pastorale, reflétées notamment dans la Lettre encyclique Laudato si’. Les Orientations pastorales sur les déplacés climatiques (OPDC) se concentrent exclusivement sur les déplacées climatiques (DC), mettant en lumière les nouveaux défis posés par le scénario mondial actuel et suggérant des réponses pastorales adéquates. L’objectif principal de ces orientations est de fournir une série de considérations essentielles qui peuvent être utiles aux Conférences épiscopales, aux églises locales, aux Congrégations religieuses, aux organisations catholiques, aux agents pastoraux catholiques et à tous les fidèles catholiques dans la planification pastorale et l’élaboration de programmes pour assister efficacement les DC.

Les OPDC sont profondément ancrées dans la réflexion et la doctrine de l’Église ainsi que dans l’expérience pratique qu’elle a acquise en répondant aux besoins des DC, qu’ils soient déplacés à l’intérieur des frontières de leur pays d’origine ou à l’extérieur. Les DC sont des migrants, et le présent document s’inspire de ces documents magistériels, qui traitent en particulier des migrants et peuvent également s’appliquer aux DC. Les OPDC s’appuient également sur la longue expérience pratique de nombreuses organisations catholiques qui travaillent sur le terrain et sur les observations des représentants des Conférences épiscopales. Bien qu’approuvées par le Saint-Père, les OPDC ne prétendent pas épuiser l’enseignement de l’Église sur la crise climatique et le déplacement.

Les OPDC mettent en lumière dix défis qui sont liés au changement climatique et concernent ses victimes. Ces défis, ainsi que les réponses suggérées par l’Église catholique, constituent les jalons d’une feuille de route en vue de la planification pastorale pour les DC, et, avec ce document, ils étendent la préoccupation pastorale du Pape aux DC. Ce document contient aussi une section qui traite de la coopération et du travail d’équipe, qui sont à la base de la réussite des projets et essentiels pour rendre des services efficaces et adéquats aux DC.

1. Reconnaître le lien entre la crise climatique et les déplacements

[Les matelots] ont lancé la sonde et trouvé vingt brasses ; un peu plus loin, ils l’ont lancée de nouveau et trouvé quinze brasses. Craignant que nous n’allions échouer sur des rochers, ils ont jeté quatre ancres à l’arrière, et ils appelaient de leurs vœux la venue du jour. […] Les indigènes nous ont traités avec une humanité peu ordinaire. Ils avaient allumé un grand feu, et ils nous ont tous pris avec eux, car la pluie s’était mise à tomber et il faisait froid (Ac 27,27-29; 28,1-2).

Des tempêtes virulentes, de violents ouragans et des cyclones désastreux continuent de se déchaîner. En fait, ils sont devenus plus fréquents et plus intenses à mesure que la crise climatique s’aggrave. Nous voyons un nombre croissant de personnes déplacées en raison des effets dévastateurs de la crise climatique et d’autres manifestations de la crise écologique. Les vies et les foyers de tant de nos frères et sœurs dans le monde entier ont vraiment fait naufrage. Beaucoup d’entre eux sont contraints de fuir leur pays d’origine pour trouver abri et sécurité.

En tant que chrétiens, nous croyons que l’amour et l’attention peuvent éclairer les nuits les plus obscures. Les Maltais ont offert un accueil exceptionnellement aimable à saint Paul et à ses compagnons naufragés. Les sans-abri ont trouvé un foyer, car ils ont été accueillis à bras ouverts, nourris et logés. Un feu a été allumé – un « foyer » –, créant une atmosphère familiale de chaleur contre le froid de l’indifférence.

La crise climatique

L’un des facteurs qui font de la planète Terre un foyer unique pour la vie est son système climatique particulier. Cependant, après plus de 10000 ans de stabilité relative – soit toute l’étendue de la civilisation humaine –, le climat de notre planète est en train de changer rapidement en raison des activités humaines.

La température moyenne de la Terre a augmenté d’environ 1,1 degré Celsius depuis l’époque préindustrielle, entraînant « de profondes modifications des systèmes humains et naturels, notamment une augmentation des sécheresses, des inondations et de certains autres types de conditions météorologiques extrêmes, une élévation du niveau de la mer et une perte de la biodiversité[1] ». Le rythme actuel de réchauffement est plus rapide qu’à tout autre moment des 65 derniers millions d’années.

Nous sommes déjà dans une crise climatique, qui s’accélère rapidement. En novembre 2019, 11000 scientifiques se sont réunis pour déclarer « une urgence climatique[2] », une préoccupation reprise par le Pape François dans son Message pour la Journée Mondiale de Prière pour la Sauvegarde de la Création, le 1er septembre 2020, lorsqu’il a déclaré que « nous nous trouvons en situation d’urgence » climatique et que « nous sommes à court de temps[3] ».

La face « humaine » de la crise

La crise climatique n’est pas une abstraite menace future. L’augmentation de la température d’un peu plus de 1 °C par rapport à l’ère industrielle cause déjà d’immenses souffrances à des millions de nos frères et sœurs dans le monde, sans parler des dommages causés aux écosystèmes et au reste du biome.

Comme le pape François l’a à juste titre reconnu, « le lien entre la fragilité environnementale, l’insécurité alimentaire et les mouvements migratoires est évident[4] ». La crise climatique menace aussi les droits humains fondamentaux comme le droit à la vie, à une alimentation et à un approvisionnement en eau adéquats, à un logement (ou un abri) adéquat et à la santé.

Ce sont les communautés pauvres et vulnérables du monde entier qui sont touchées de manière disproportionnée par les crises écologiques et climatiques. Ce sont les innocents, qui ont le moins contribué à l’origine du problème. Il s’agit d’une question profondément morale, qui fait appel à l’éco-justice. En effet, la Terre a été destinée à être une maison commune où chacun a le droit de vivre et de s’épanouir. À cet égard, les paroles prophétiques de saint Jean-Paul II, reprises par le pape François dans Fratelli tutti, sont très pertinentes : « Dieu a donné la terre à tout le genre humain pour qu’elle fasse vivre tous ses membres, sans exclure ni privilégier personne[5] ».

L’épuisement des ressources naturelles de base que la terre fournit, et l’eau en particulier, peut provoquer le déplacement temporaire ou permanent de familles et de communautés. « L’accès à l’eau potable et sûre est un droit humain primordial, fondamental et universel, parce qu’il détermine la survie des personnes, et par conséquent il est une condition pour l’exercice des autres droits humains[6] ». La pénurie d’eau est un problème dans de nombreuses régions du monde, mais « spécialement en Afrique, où de grands secteurs de la population n’ont pas accès à une eau potable sûre, ou bien souffrent de sécheresses qui rendent difficile la production d’aliments. Dans certains pays, il y a des régions qui disposent de l’eau en abondance et en même temps d’autres qui souffrent de grave pénurie[7] ».

La crise a un impact disproportionné sur les groupes vulnérables, comme les enfants, les femmes, les personnes handicapées, les peuples indigènes et les personnes vivant dans des zones rurales. Certains des « points chauds » géographiques qui seront les plus touchés par la crise climatique sont des régions deltaïques densément peuplées comme le Gange (le Bangladesh, en particulier), le Mékong et le Nil, les pays de la région du Sahel en Afrique du Nord, les petits États insulaires, les pays d’Amérique centrale particulièrement vulnérables aux ouragans, et les régions côtières et de faible altitude du monde entier.

La crise climatique conduit au déplacement

La crise climatique peut provoquer des déplacements de population quand les maisons deviennent inhabitables ou les moyens de subsistance sont perdus. Les déplacements peuvent être dus soit à des déclencheurs à démarrage rapides, principalement des phénomènes météorologiques extrêmes comme les inondations, les tempêtes, les sécheresses et les feux de forêt, soit à des processus à développement lent, comme la désertification, l’épuisement des ressources naturelles, la pénurie d’eau, l’augmentation des températures et l’élévation du niveau de la mer. Nous devons également garder à l’esprit que des déplacements peuvent avoir de multiples causes.

La crise climatique entraîne et exacerbe déjà les mouvements de population dus aux catastrophes naturelles de courte et de longue durée. Au cours de la seule année 2019, il y eut plus de 33 millions de personnes nouvellement déplacées, portant le nombre total à près de 51 millions, le nombre le plus élevé jamais enregistré; et parmi celles-ci figurent 8,5 millions qui ont fui des conflits et des violences et 24,9 millions partis à cause de catastrophes naturelles[8]. Au cours du premier semestre 2020, 14,6 millions de nouveaux déplacés ont été enregistrés, dont 9,8 millions à la suite de catastrophes et 4,8 millions en raison de conflits et de violences[9]. On estime que plus de 253,7 millions de personnes ont été déplacées par des catastrophes naturelles entre 2008 et 2018[10], des catastrophes qui, selon la région concernée, ont déplacé trois à dix fois plus de personnes que les conflits armés dans le monde.

La crise climatique est également une cause de conflit dans le monde entier, ce qui peut être un autre facteur de déplacement. Le lien est réel, même s’il n’est pas toujours direct. Dans certaines situations, la crise climatique entraîne l’épuisement des ressources naturelles qui, à son tour, peut déclencher des conflits entre communautés et nations pour la possession de ressources rares. Le changement climatique peut être considéré comme un multiplicateur de menaces, intensifiant les conflits existants là où les ressources sont rares. Comme l’avertit le pape François dans Laudato si’, « il est prévisible que, face à l’épuisement de certaines ressources, se crée progressivement un scénario favorable à de nouvelles guerres, déguisées en revendications nobles[11] ».

Malheureusement, des formes de développement déséquilibrées peuvent aussi contribuer à l’augmentation de la pauvreté et des déplacements. Comme saint Paul VI en a averti il y a près d’un demi-siècle, « brusquement l’homme en prend conscience : par une exploitation inconsidérée de la nature il risque de la détruire et d’ire à son tour la victime de cette dégradation[12] ». Nos modèles économiques faussés y contribuent eux aussi. « Il existe des règles économiques qui se sont révélées efficaces pour la croissance, mais pas pour le développement humain intégral[13] ». La richesse a augmenté, mais en même temps que l’inégalité, avec pour résultat l’apparition de « nouvelles pauvretés[14] ».

Dans le cas des catastrophes naturelles comme des événements climatiques extrêmes, les victimes déplacées pourront peut-être revenir. Au contraire, le déplacement sera permanent pour la plupart des personnes dans le cas de catastrophes naturelles graves et face à des processus de longue durée comme l’élévation du niveau de la mer.

Le niveau de la mer continuera d’augmenter à mesure que notre climat se réchauffera, menaçant les villes ainsi que les terres agricoles et les pâturages dans le monde entier. À l’échelle mondiale, environ 145 millions de personnes vivent à moins d’un mètre au-dessus du niveau actuel de la mer, et près des deux tiers des villes de plus de cinq millions d’habitants sont situées dans des zones menacées par l’élévation du niveau de la mer. Près de 40 % de la population mondiale vit à moins de 100 km d’une côte[15].

Au milieu de ces réalités complexes, les plus vulnérables pourraient même ne pas être en mesure de se déplacer, quelles que soient les circonstances, en raison de la pauvreté ou pour d’autres raisons. Il est crucial de répondre aux besoins des populations immobiles ou incapables de se déplacer sur de longues distances.

Déplacements dus à la crise climatique

Le réchauffement non maîtrisé fait planer le spectre d’un déplacement massif des populations. Avec un réchauffement de 1,5 °C, le niveau de la mer augmentera de 0,77 mètre d’ici à 2100[16]. L’augmentation serait bien plus importante dans le cadre de scénarios de réchauffement plus importants. Avec la trajectoire actuelle de réchauffement de 3 à 4°C d’ici 2100, il est de plus en plus probable que de grandes parties des calottes glaciaires de l’Antarctique et du Groenland s’effondreront, entraînant une hausse rapide du niveau de la mer[17].

Il est à craindre que cette élévation prévue du niveau de la mer ne provoque des déplacements et des migrations sans précédent à l’échelle mondiale. Certaines régions, comme les îles et les atolls de faible altitude, seront rendues totalement inhabitables. « Même selon les scénarios les plus optimistes, on estime que d’ici 2060, quelque 316 à 411 millions de personnes dans le monde seront vulnérables aux ondes de tempête et aux inondations côtières[18] ».

Il est difficile de prévoir le nombre de personnes qui pourraient être déplacées à l’avenir, étant donné les multiples facteurs de migration et la difficulté de démêler les motifs qui sous-tendent les mouvements humains. Selon un rapport de la Banque mondiale de 2018[19] portant sur l’Afrique subsaharienne, l’Asie du Sud et l’Amérique latine, en raison de la crise climatique, de 31 millions jusqu’à 143 millions de personnes (environ 2,8 % de la population mondiale) auront peut-être besoin de migrer dans leur propre pays d’ici 2050. Selon le même rapport, 50 % de la population d’Asie du Sud résidera dans des régions qui selon les projections deviendront d’ici 2050 des points chauds modérés à sévères pour les catastrophes liées au climat.

Réagir aux déplacements dus au climat

Le déplacement d’un nombre important de personnes entraîne une myriade de problèmes sociaux, politiques et humanitaires, en particulier quand les destinations d’accueil n’ont pas les ressources et les capacités nécessaires pour gérer des déplacements à grande échelle[20].

La protection internationale contre les déplacements dus au climat est limitée, fragmentaire et pas toujours juridiquement contraignante. En particulier, les DC ne sont pas toujours définis comme une catégorie ayant besoin de protection et ne sont pas explicitement reconnus par la Convention de 1951 relative au statut des réfugiés. Par conséquent, il existe souvent un vide en matière de protection pour les personnes déplacées à l’intérieur des frontières nationales et au-delà des frontières internationales. Toutefois, quel que soit leur statut juridique, tous les États sont tenus de protéger leurs droits fondamentaux. En outre, tous les DC ont droit à des soins et une assistance appropriés, en accord avec le droit international et les normes humanitaires en vigueur.

L’Église catholique aide déjà les personnes touchées et continuera à le faire à l’avenir. L’important Rapport du Groupe d’experts intergouvernemental sur l’évolution du climat de 2018 a averti que le monde doit s’efforcer de réaliser des transitions « rapides et profondes » vers une économie faible en carbone dans les domaines de la terre, de l’énergie, de l’industrie, du bâtiment, des transports et des villes, afin de maintenir le réchauffement climatique dans les limites du seuil crucial de 1,5°C. Nous devons intensifier nos efforts collectifs pour promouvoir les énergies renouvelables, l’énergie verte, le reboisement, l’agriculture durable et une économie circulaire, tout en freinant la déforestation et à la dégradation des écosystèmes, et en mettant l’accent sur des solutions basées sur la nature. Dans les pays en développement, nous avons besoin de projets inspirés par la protection de l’environnement ; nous avons besoin d’alternatives pour la réduction des émissions de gaz à effet de serre.

L’Église catholique est préoccupée par ces défis et par l’impact de la crise climatique sur la dignité des êtres humains. Avec les gouvernements, les autres confessions chrétiennes, les autres traditions religieuses et les personnes de bonne volonté, l’Église vise à répondre à ces défis. Comme l’a demandé le pape Benoît XVI en 2010 : « Comment négliger le phénomène grandissant de ce qu’on appelle les “réfugiés de l’environnement” : ces personnes qui, à cause de la dégradation de l’environnement où elles vivent, doivent l’abandonner – souvent en même temps que leurs biens – pour affronter les dangers et les inconnues d’un déplacement forcé ?[21] »

Relever le défi de la CCD est aujourd’hui au cœur de la nécessité d’être une Église crédible qui témoigne, une communauté ecclésiale bienveillante et inclusive.

2. Promouvoir la sensibilisation et la diffusion d’information

Il y a une chose que je sais : j’étais aveugle, et à présent je vois (Jean 9,25).

La sensibilisation ouvrira les yeux des gens pour qu’ils voient les réalités de l’impact de la crise climatique sur l’existence humaine. La cécité à l’égard de ces questions est très répandue et ses causes sont principalement : a) l’ignorance pure et simple ; b) l’indifférence et l’égoïsme vis-à-vis des phénomènes qui mettent en danger le bien commun ; c) le déni délibéré de la réalité pour protéger des intérêts particuliers ; d) l’incompréhension.

Dieu donne les facultés pour voir, mais les êtres humains doivent être prêts à passer de la cécité à la conscience.

Défi

De nombreuses attitudes dominantes empêchent de relever efficacement les défis de la CCD : on note le déni, l’indifférence générale, la résignation nonchalante ainsi qu’une confiance excessive et mal placée dans les solutions techniques. Nous devons continuer à éviter la fausse polarisation entre, d’une part, le souci de la création et, d’autre part, le développement et l’économie.

Dans cette perspective, je désire rappeler mon « invitation urgente à un nouveau dialogue sur la façon dont nous construisons l’avenir de la planète. Nous avons besoin d’une conversion qui nous unisse tous, parce que le défi environnemental que nous vivons et ses racines humaines nous concernent et nous touchent tous. […] Malheureusement, beaucoup d’efforts pour chercher des solutions concrètes à la crise environnementale échouent souvent, [pour différents motifs qui] vont de la négation du problème jusqu’à l’indifférence, la résignation facile, ou la confiance aveugle dans les solutions techniques » (LS 14)[22] .

Réponse

L’Église catholique est appelée à promouvoir une conversion écologique intégrale en relation avec la CCD, dans le respect total de l’environnement et du développement humain.

Avec raison, se fait sentir la nécessité d’une relation renouvelée et saine entre l’humanité et la création, la conviction que seule une vision de l’homme, authentique et intégrale, nous permettra de prendre mieux soin de notre planète au bénéfice de la génération présente et de celles à venir, car « il n’y a pas d’écologie sans anthropologie adéquate » (LS 118)[23].

Cela peut se faire par une planification stratégique à long terme, qui implique des actions telles que:

o Des campagnes d’information soulignant la gravité de la CCD, centrés sur le « visage humain » de la crise et la nécessité d’agir de toute urgence.

Il n’y aura pas d’écologie saine et durable, capable de transformer les choses, si les personnes ne changent pas, si on ne les encourage pas à choisir un autre style de vie, moins avide, plus serein, plus respectueux, moins anxieux, plus fraternel[24].

o Sensibiliser l’Église et la communauté à la façon dont notre mode de vie moderne de consommation ostentatoire contribue à la crise climatique, et encourager un sens des responsabilités conduisant à un changement ou à une adaptation du mode de vie.

La façon dont l’homme traite l’environnement influence les modalités avec lesquelles il se traite lui-même et réciproquement. C’est pourquoi la société actuelle doit réellement reconsidérer son style de vie qui, en de nombreuses régions du monde, est porté à l’hédonisme et au consumérisme, demeurant indifférente aux dommages qui en découlent. Un véritable changement de mentalité est nécessaire qui nous amène à adopter de nouveaux styles de vie[25].

o Élaborer des programmes d’éducation ciblant les paroisses et les écoles catholiques en particulier, visant à développer des attitudes responsables vis-à-vis du comportement personnel et du mode de vie.

La grande écologie inclut un aspect éducatif qui provoque le développement de nouvelles habitudes chez les personnes et les groupes humains[26].

o Améliorer la coordination entre les agences ecclésiastiques (tant au niveau local qu’international) et reconnaître le changement climatique comme une cause de migration.

o Diffuser les documents essentiels de l’Église, y compris les enseignements centraux de Laudato si’ : a) une économie durable, centrée sur la personne ; b) l’unité et la sainteté de toute la création ; c) l’obligation de l’humanité de gérer de manière responsable l’entretien de notre maison commune.

o Partager les meilleures pratiques de conversion écologique intégrale pour donner un témoignage concret de l’engagement de l’Église et accroître leur visibilité. Utiliser des études de cas du monde entier pour aider les gens à comprendre comment la lutte peut affecter les vies humaines et l’accès aux moyens de subsistance.

o Promouvoir des initiatives concrètes visant à éliminer les dysfonctionnements systémiques et institutionnels de l’économie mondiale qui ont un impact sur la CCD.

Une paix réelle et durable n’est possible qu’à partir d’une éthique globale de solidarité et de coopération au service d’un avenir façonné par l’interdépendance et la coresponsabilité au sein de toute la famille humaine[27].

o Promouvoir le dialogue et les réseaux œcuméniques et interreligieux pour coordonner ces efforts.

Une attitude de dialogue ouvert, reconnaissant aussi la multiplicité des interlocuteurs : les peuples autochtones, les riverains, les paysans et les afro-descendants, les autres Églises chrétiennes et dénominations religieuses, les organisations de la société civile, les mouvements sociaux populaires, l'État, enfin toutes les personnes de bonne volonté qui cherchent à défendre la vie, l’intégrité de la création, la paix et le bien commun[28].

o Établir une stratégie de communication plus étendue et cohérente qui utilise pleinement les médias sociaux et numériques.

Le nombre toujours croissant d’interconnexions et de communications qui enveloppent notre planète rend plus palpable la conscience de l’unité et du partage d’un destin commun entre les nations de la terre[29].

o Impliquer les jeunes comme protagonistes dans ces efforts et encourager des attitudes et un style de vie chrétiens qui mettent l’accent non seulement sur l’avenir, mais aussi sur l’éternel, c’est-à-dire le genre de conditions environnementales que les gens laisseront à leurs enfants et petits-enfants, ainsi que le fait de traiter la création comme un don de Dieu.

Nous ne devons pas imposer aux générations futures le fardeau d’assumer les problèmes causés par les problèmes précédents. Au lieu de cela, nous devrions leur donner l’occasion de se souvenir de notre génération comme de celle qui a renouvelé et mis en œuvre […] le besoin fondamental de collaborer afin de préserver et de cultiver notre foyer commun. Puissions-nous offrir à la prochaine génération des raisons concrètes d’espérer et de travailler pour un avenir bon et digne[30] !

o Puiser chez les populations locales, les communautés indigènes et d’autres ressources humaines, à la lumière de la Doctrine sociale de l’Église, pour la recherche de solutions ancrées dans une écologie intégrale.

Cela exige d’écouter, de reconnaître et de respecter les personnes et les populations locales comme des interlocuteurs valables. Elles maintiennent un lien direct avec la terre, elles connaissent ses temps ainsi que ses processus et connaissent, par conséquent, les effets catastrophiques qu’au nom du développement provoquent de nombreux projets[31].

3. Proposer des alternatives au déplacement

Il y aura une réserve de nourriture pour le pays en vue des sept années de famine qui suivront dans le pays d’Égypte, et la famine ne détruira pas le pays (Genèse 41,36).

Des alternatives viables au déplacement sont possibles lorsque les gouvernements, les dirigeants, les institutions et les organisations sont attentifs et prennent réellement en considération les intérêts primordiaux et les préoccupations de leur population, en particulier des plus vulnérables. Il peut toujours y avoir des « années de vaches maigres », mais Dieu peut nous éclairer avec la sagesse nécessaire pour trouver des moyens créatifs et durables de soulager la souffrance et des alternatives au traumatisme du déplacement.

Défi

La plupart du temps, le déplacement émerge de l’absence de moyens de subsistance alternatifs. Les gens se déplacent parfois parce qu’ils sont convaincus que la survie est – ou sera bientôt – impossible dans leur lieu d’origine, y compris pendant les crises climatiques.

Réponse

L’Église catholique est appelée à renforcer la résilience des personnes touchées par la crise climatique et à aider à trouver des alternatives au déplacement qui respectent le droit à la vie, ce qui inclut la possibilité de vivre une vie digne, dans la paix et en sécurité[32]. Personne ne devrait être forcé de fuir sa patrie.

Il n’y a pas pire aliénation que de faire l’expérience de ne pas avoir de racines, de n’appartenir à personne. Une terre sera féconde, un peuple portera des fruits et sera en mesure de générer l’avenir uniquement dans la mesure où il donne vie à des relations d’appartenance entre ses membres, dans la mesure où il crée des liens d’intégration entre les générations et les diverses communautés qui le composent[33].

Le développement de cette « résilience au climat » et de cette adaptation nécessite des approches à multiples facettes et l’engagement de toutes les parties concernées. L’Église catholique peut apporter son aide par des actions telles que :

o Diffuser des informations pertinentes, solides et fiables sur la crise climatique et les risques connexes concernant des territoires spécifiques et leurs habitants. Garantir l’utilisation des connaissances traditionnelles, autochtones et locales, en complément des connaissances scientifiques, dans l’évaluation des risques de catastrophes ainsi que dans l’élaboration et la mise en œuvre de politiques, de stratégies et de plans adaptés à des secteurs, des localités et des contextes spécifiques, et adopter une approche intersectorielle.

En effet, il ne s’agit pas d’imposer d’en haut des programmes d’assistance, mais d’accomplir ensemble un chemin[34].

o Promouvoir l’adaptation in situ pour éviter les déplacements, en encourageant le maintien ou la reprise de modes traditionnels ou indigènes pertinents en rapport avec la terre, la nature et la vie durable sur terre.

Nous sommes attristés de voir les terres des peuples autochtones expropriées et leurs cultures piétinées par des schémas prédateurs et par de nouvelles formes de colonialisme, alimentées par la culture du gaspillage et du consumérisme[35].

o Promouvoir des programmes de développement créatifs et écologiques visant à soutenir les populations menacées de déplacement, protéger et renforcer les moyens de subsistance alternatifs tels que l’agro-écologie, la conservation communautaire, l’éducation, l’écotourisme et l’utilisation durable de la terre et de l’eau.

On peut trouver des alternatives d’élevage et d’agriculture durables, des énergies qui ne polluent pas, des sources de travail digne qui ne provoquent pas la destruction de l’environnement et des cultures[36].

o Promouvoir des investissements significatifs, éthiques et durables dans les infrastructures, les logements sûrs et la diversification des moyens de subsistance afin d’améliorer la résilience et la capacité d’adaptation des personnes menacées de déplacement.

Être unis pour défendre l’espérance signifie impulser et développer une écologie intégrale comme alternative à un modèle de développement déjà dépassé mais qui continue à engendrer de la dégradation humaine, sociale et environnementale[37].

o Établir des relations de solidarité et des filets de sécurité capables d’assurer la protection sociale des personnes menacées de déplacement.

o Développer l’autonomisation inclusive des personnes menacées de déplacement, en accordant une attention particulière aux jeunes et aux plus vulnérables.

Les pays traversés par les flux migratoires et ceux de la destination finale sont concernés, mais également les gouvernements et les Églises des États de provenance des migrants qui, avec le départ de tant de jeunes, voient leur avenir appauvri[38].

o Promouvoir et aider à coordonner les systèmes de migration planifiée et volontaire pour les populations à risque afin que la réinstallation puisse être gérée efficacement sur une période de temps.

o Œuvrer pour que, dans la mesure du possible, les personnes puissent continuer à rester chez elles et à mener une vie digne en atténuant les facteurs d’impulsion tels que les conflits et les dévastations naturelles provoqués par la crise climatique.

Certes, l’idéal serait d’éviter les migrations inutiles et pour y arriver, il faudrait créer dans les pays d’origine la possibilité effective de vivre et de grandir dans la dignité, de sorte que sur place les conditions pour le développement intégral de chacun puissent se réunir. Mais quand des progrès notables dans ce sens manquent, il faut respecter le droit de tout être humain de trouver un lieu où il puisse non seulement répondre à ses besoins fondamentaux et à ceux de sa famille, mais aussi se réaliser intégralement comme personne[39].

4. Préparer les personnes au déplacement

Fais-toi une arche en bois de cyprès. Tu la diviseras en cellules et tu l’enduiras de bitume à l’intérieur et à l’extérieur (Genèse 6,14).

Ceux pour qui le déplacement n’est pas une décision volontaire doivent affronter cette réalité avec courage et foi, en comptant sur l’accompagnement et le soutien de Dieu, sans tomber dans une acceptation fataliste du désespoir de ce voyage. Dieu, par la bienveillance de l’Église et de nombreuses personnes de bonne volonté, offre la possibilité de se préparer à faire face au défi du déplacement.

Défi

Quand le déplacement est incontestablement la seule option, les décisions sur le moment, le lieu et la manière de se déplacer sont souvent soit motivées par l’urgence, soit basées sur des informations douteuses ou des perceptions incorrectes. En outre, la plupart des personnes contraintes de se déplacer sont rarement préparées à faire face aux difficultés du déplacement, qu’il s’agisse de prendre la fuite, de trouver un abri et de s’adapter ensuite à leur nouvelle situation dans un lieu nouveau.

Réponse

Lorsque le déplacement climatique est une possibilité, l’Église catholique est appelée à s’engager de manière proactive dans la préparation des personnes au déplacement en fournissant des renseignements fiables et vérifiés. Cela peut aider leurs décisions relatives à la migration avant le départ et améliorer la préparation grâce à l'autonomisation personnelle et communautaire. Des actions telles que les suivantes, qui résultent de la coopération entre les organisations confessionnelles, les organisations de la société civile, les gouvernements et les agences internationales, seront importantes :

o Cartographier les territoires particulièrement touchés par la CCD et identifier les populations à risque, en tirant parti des outils disponibles tels que l’« Indice de risque d’information »[40].

o Cartographier la société et les ressources de la communauté d’accueil ainsi que de celle de la population déplacée.

o En vue du déplacement, aider à identifier et à préparer les sites d’installation ou de relocalisation appropriés pour des communautés particulières vulnérables aux catastrophes. Mettre en place des exercices de relocalisation planifiée et volontaire ainsi qu’une consultation et une participation accrues de toutes les catégories de personnes, afin de garantir que chacun – en particulier les personnes handicapées et les personnes âgées – soit inclus dans les décisions qui affectent leur vie.

o Recenser les organisations engagées dans la CCD et les services qu’elles offrent sur le plan de l’information et du renforcement des capacités en vue du déplacement.

o Plaider pour des processus de financement rationalisés pour le climat, afin de donner la priorité aux communautés les plus pauvres, et fournir aux communautés locales les moyens d’accéder au financement aussi rapidement que possible, avec des mesures appropriées de transparence et de responsabilité.

o Soutenir les autorités locales dans la diffusion effective d’informations pertinentes et fiables concernant les déplacements – y compris des programmes de sauvegarde – à toutes les populations à risque.

o Préconiser le développement de programmes qui favorisent les mécanismes d’adaptation et les compétences de survie des populations afin de les préparer au déplacement et à l’adaptation dans le nouveau lieu.

o Établir des réseaux de solidarité entre les communautés d’origine et les communautés d'accueil, promouvoir un lien de collaboration dans toutes les phases du déplacement et assurer un soutien pastoral suffisant à ces communautés à leur arrivée.

L’Église de provenance est donc exhortée à rester en contact avec ses membres qui, pour quelque motif que ce soit, s’installent ailleurs, tandis que l’Église d’arrivée doit assumer ses responsabilités envers ceux qui sont désormais devenus ses membres. Les deux Églises locales sont appelées à conserver leurs responsabilités pastorales spécifiques dans un esprit de communion actif et exprimé de façon pratique[41].

o Créer des programmes pour renforcer les capacités et la préparation des personnes à une intégration à long terme dans de nouvelles communautés quand le retour a peu de chances d’être une option viable.

5. Faciliter l’inclusion et l’intégration

De tout ce qui vit, tout ce qui est de chair, tu feras entrer dans l’arche un mâle et une femelle, pour qu’ils restent en vie avec toi (Genèse 6,19).

Un foyer commun qui accueille et soutient « tout être vivant » est le don unique de la création abondante de Dieu[42]. Travailler pour la création et pour un monde qui continue à embrasser la vie dans toutes ses belles expressions et formes, sans exclusion, c’est devenir co-créateur, poursuivre la mission du Dieu de la vie en abondance pour tous les êtres humains et tous les « êtres vivants ».

Défi

D’importants flux migratoires incontrôlés peuvent submerger les sociétés d’accueil, provoquant des tensions et des conflits. Souvent mal préparées et sans les compétences et ressources nécessaires, les sociétés locales ont besoin d’un soutien concret, mais aussi d’encouragement et de formation, si elles veulent relever les défis posés par la migration. De plus, si les diverses réactions au sein des communautés d’accueil – notamment l’indifférence, la peur, l’intolérance et la xénophobie – ne sont pas prises en compte, elles peuvent compromettre les efforts déployés pour accueillir, protéger, promouvoir et intégrer les DC.

Réponse

L’Église catholique est appelée à engager la société ainsi qu’à préparer et encourager les personnes à être accueillantes, prêtes et désireuses d’étendre leur solidarité aux DC, en donnant à ces migrants un abri et des conditions de survie, en protégeant leurs droits et leur dignité, en favorisant leur développement humain intégral et en facilitant les processus d’intégration sociale, professionnelle et culturelle.

Cela peut se faire par des actions telles que :

o Mise en réseau avec les gouvernements pour la promotion et la réalisation de campagnes de sensibilisation, l’organisation de logements sûrs, l’accès aux soins sociaux, y compris les services médicaux, l’assistance juridique et les programmes de renforcement des capacités.

Il ne suffit pas ... d’ouvrir ses portes ... et de leur permettre d’entrer ; il faut aussi faciliter leur intégration dans la société qui les accueille. La solidarité doit devenir une expérience quotidienne d’assistance, de partage et de participation[43].

o Développer des campagnes de sensibilisation sur la CCD qui incluent et engagent la communauté d’accueil à tous les niveaux afin de créer un environnement favorable à l’accueil des DC, par exemple par la publication de livres pour enfants sur la CCD et l’utilisation des médias sociaux.

o Organiser des structures et des programmes d’hébergement sûrs pour les DC, en accordant une attention particulière aux mineurs non accompagnés et à l’inclusion des personnes vulnérables dans les communautés locales.

o Développer des programmes de mise à niveau des compétences et aider à trouver du travail, afin que les DC et d’autres personnes dans des situations vulnérables similaires soient mieux à même de s’intégrer dans les communautés locales.

o Investir dans des projets générateurs d’emplois, en accordant une attention particulière à l’agriculture (par exemple, l’agriculture à petite échelle et communautaire), et promouvoir l’entrepreneuriat innovant afin d’améliorer les possibilités d’emploi des DC.

Le primat du développement agricole […] signifie soutenir une véritable résilience en renforçant de façon spécifique la capacité des populations à faire face aux crises – naturelles ou provoquées par l’action de l’homme – et en prêtant attention aux différentes exigences[44].

o Habiliter les DC à maîtriser avec succès les fonctions sociales de base grâce à des programmes de renforcement des capacités comme le tutorat linguistique, l’éducation culturelle, les cours sur la citoyenneté active, et fournir des espaces d’écoute mutuelle et d’échange culturel, tout en engageant autant que possible les ressources disponibles localement (personnes/groupes) pour fournir ces programmes.

o Préparer les communautés d’accueil, grâce à des activités de renforcement des capacités qui sensibilisent et facilitent les processus d’intégration en douceur, à encourager l’inclusion des DC et à inclure les personnes vulnérables parmi la population locale.

J’insiste encore sur la nécessité de favoriser, dans tous les cas, la culture de la rencontre, en multipliant les opportunités d’échange interculturel, en documentant et en diffusant les « ‘bonnes pratiques’ » d’intégration et en développant des programmes visant à préparer les communautés locales aux processus d’intégration[45].

6. Exercer une influence positive sur l’élaboration des politiques

Mieux vaut la sagesse que la force. Et pourtant, la sagesse du pauvre est méprisée, sa parole n’est pas écoutée (Ecclésiaste 9,16).

La sagesse est avant tout un don de l’Esprit Saint, un don qui n’est pas seulement donné aux intelligents et aux savants, mais aussi aux marginaux et aux « rejetés ». L’accès au pouvoir, l’abondance des ressources, une grande énergie et même des compétences considérables pourraient devenir inutiles s’ils ne sont pas dirigés par la sagesse. Tout plan, politique ou stratégie qui ne reconnaît pas la sagesse qui vient des « pauvres » ignore la sagesse de l’Esprit présent en eux et échouera très probablement.

Défi

Les politiques et les programmes concernant la CCD sont souvent inadéquats, manquent de vision et influencés par des préoccupations économiques. Dans beaucoup de cas, l’intervention humaine peut nuire à l’environnement autant que la déréglementation fondée sur les principes du marché libre. Les personnes à risque, y compris les DC, sont rarement interrogées lors des consultations. Par conséquent, les intérêts de quelques-uns l’emportent généralement sur la sauvegarde du bien commun.

Beaucoup de ceux qui détiennent plus de ressources et de pouvoir économique ou politique semblent surtout s’évertuer à masquer les problèmes ou à occulter les symptômes, en essayant seulement de réduire certains impacts négatifs du changement climatique. Mais beaucoup de symptômes indiquent que ces effets ne cesseront pas d’empirer si nous maintenons les modèles actuels de production et de consommation[46].

Réponse

L’Église catholique est appelée à veiller à ce que les opinions des personnes vulnérables, comme les DC, soient entendues et prises en compte. Un dialogue fructueux avec les gouvernements et les décideurs est important pour inspirer de bons résultats politiques relatifs aux DC, et devrait se dérouler en accord avec les principes de la doctrine sociale catholique.

Voilà pourquoi il devient urgent et impérieux de développer des politiques pour que, les prochaines années, l’émission du dioxyde de carbone et d’autres gaz hautement polluants soit réduite de façon drastique, par exemple en remplaçant l’utilisation de combustibles fossiles et en accroissant des sources d’énergie renouvelable. Dans le monde, il y a un niveau d’accès réduit à des énergies propres et renouvelables. Il est encore nécessaire de développer des technologies adéquates d’accumulation[47].

Cela peut se faire par des actions de sensibilisation efficaces telles que :

o S'engager dans une véritable "conversion écologique", avec un grand dévouement et une action attentive à prendre soin de la maison commune et de ses membres les plus vulnérables, notamment en s’appuyant sur les aspects du Programme d’action d’Addis-Abeba, des Objectifs de développement durable et de l’Accord de Paris sur le climat, qui sont pertinents et en accord avec la doctrine sociale catholique.

Ils nous rappellent à l’urgence d’une conversion écologique, qui « doit être comprise de manière intégrale, comme une transformation des relations que nous entretenons avec nos sœurs et nos frères, avec les autres êtres vivants, avec la création dans sa très riche variété, avec le Créateur qui est l’origine de toute vie »[48].

o Veiller à ce que toutes les personnes, tant la population locale que les nouveaux arrivants comme les DC, aient un accès égal et permanent aux services publics de base[49] et reçoivent les documents appropriés. Ils doivent pouvoir participer à la formulation des politiques qui les concernent.

Il faut cesser de penser en termes d' « interventions » sur l’environnement, pour élaborer des politiques conçues et discutées par toutes les parties intéressées. La participation requiert que tous soient convenablement informés sur les divers aspects ainsi que sur les différents risques et possibilités ; elle ne se limite pas à la décision initiale d’un projet, mais concerne aussi les actions de suivi et de surveillance constante[50].

o Alerter les gouvernements et les organisations humanitaires sur les soi-disant « populations invisibles » qui, ayant été confrontées à de multiples cas de dislocation dus à des circonstances indépendantes de leur volonté, sont particulièrement vulnérables.

Les gouvernants doivent faire tout le possible afin que tous puissent avoir les conditions matérielles et spirituelles minimum pour exercer leur dignité, comme pour fonder et entretenir une famille qui est la cellule de base de tout développement social. Ce minimum absolu a, sur le plan matériel, trois noms : toit, travail et terre ; et un nom sur le plan spirituel : la liberté de pensée, qui comprend la liberté religieuse, le droit à l’éducation et tous les autres droits civiques[51].

o Plaider pour la reconnaissance et la protection des personnes déplacées par les changements climatiques, notamment en faisant respecter leurs droits fondamentaux et en leur apportant une aide humanitaire, conformément au droit international.

Un débat est en cours afin de déléguer certaines responsabilités à des agences qui s’occupent de politiques migratoires relatives aux migrations dues à des facteurs climatiques et à des migrations internes causées par des calamités naturelles. Ces personnes ont évidemment besoin de la protection de la communauté internationale[52].

o Partager des histoires humaines, des témoignages et des données concernant la réalité des changements climatiques et leur impact sur l’existence humaine et le monde naturel afin de sensibiliser les responsables politiques et de faciliter des mesures efficaces et de grande portée.

Cet accueil comporte une écoute attentive et un partage réciproque des histoires de la vie. Il requiert un cœur ouvert, la volonté de rendre sa propre vie visible à l’autre, un partage généreux de temps et de ressources[53].

o Exhorter les responsables politiques à adopter des outils existants destinés à renforcer la résilience des DC et des communautés qui les accueillent (par exemple, cela peut inclure certains principes du Cadre de Sendai sur la réduction des risques de catastrophe[54]) et, idéalement, à aller plus loin.

o Plaidoyer pour que les gouvernements envisagent de se joindre aux initiatives, cadres et actions existants, convenus au niveau international, qui sont conformes à la doctrine sociale catholique, et de les mettre en œuvre dans leurs cadres nationaux et régionaux.

Les obligations de respecter les droits et les devoirs dérivant d’instruments légaux internationaux, avec leurs propres standards, contribuent à la dignité de ceux qui fuient, des demandeurs d’asile et des réfugiés. Un processus régulier, un procès juste et la jouissance des droits fondamentaux doivent être garantis, afin qu’ils puissent vivre une vie libre, digne et autosuffisante et qu’ils soient en mesure de construire leur nouvelle vie dans une autre société[55].

o Préconiser l’élaboration de politiques et de programmes d’aide à la réinstallation et au relogement des DC, en leur offrant des conditions de vie dignes, y compris un logement.

o Encourager une migration sûre, régulière et ordonnée pour les personnes à risque.

o Adopter une approche prospective qui prenne en considération les mesures visant à empêcher les pays en développement de connaître des situations de dégradation des terres et d’insécurité alimentaire combinées qui entraînent des migrations à grande échelle et le développement de mégapoles.

o Encourager et collaborer avec les gouvernements dans la création de systèmes d’éducation holistiques qui permettent à tous les enfants, y compris les enfants des DC, de réaliser et d’apprécier pleinement leur humanité commune, contribuant ainsi à un développement national pacifique et durable.

o Promouvoir la consultation des populations autochtones et locales avant le développement de projets susceptibles d’avoir un impact négatif sur l’environnement et d’entraîner des déplacements.

7. Étendre le champ d’action de la pastorale

L’immigré qui réside avec vous sera parmi vous comme un israélite de souche, et tu l’aimeras comme toi-même, car vous-mêmes avez été immigrés au pays d’Égypte. Je suis le Seigneur votre Dieu (Lévitique 19,34).

L’amour et la miséricorde de Dieu sont sans limites. Ils ne s’arrêtent pas aux frontières et ne font pas de distinction entre les citoyens et les étrangers, car Dieu prend soin de toute la famille humaine et de toute la création. L’extension de la pastorale implique d’être des témoins fidèles et inébranlables de cette grâce sans limites.

Défi

Confrontées à des différences ethniques, culturelles, linguistiques et rituelles et à des vulnérabilités particulières, les Églises locales ont souvent du mal à développer un ministère spécifique visant à prendre en charge les DC et à inclure ceux d’entre eux qui sont catholiques dans les paroisses locales.

Réponse

L’Église catholique est appelée à accueillir, protéger, promouvoir et intégrer les DC, en mettant l'accent particulièrement sur une pastorale capable de répondre aux différents besoins des catholiques ainsi qu’à ceux de personnes d’autres religions et croyances.

Il est important que la catéchèse et la prédication incluent plus directement et clairement le sens social de l’existence, la dimension fraternelle de la spiritualité, la conviction de la dignité inaliénable de chaque personne et les motivations pour aimer et accueillir tout le monde[56].

Cela peut se faire par des actions telles que :

o Créer des ministères pastoraux et engager des agents pastoraux là où la CCD est susceptible de se produire ou se produit déjà. Sinon, si les ressources ne sont pas disponibles, renforcer les ministères et aumôneries existants pour les migrants.

o Dans la mesure du possible, établir un bureau de coordination de la pastorale des DC au sein de la Conférence épiscopale, ou au niveau diocésain lorsque des conditions graves le justifient.

o Partout où les gouvernements disposent des ressources nécessaires pour aider les DC, envisager de collaborer et de proposer des projets communs. La contribution de l’Église consiste à présenter le « visage humain » de la crise climatique aux experts, afin de les aider à mieux comprendre la réalité au niveau local et à respecter la dignité humaine.

Nous sommes tous responsables du blessé qui est le peuple lui-même et tous les peuples de la terre. Prenons soin de la fragilité de chaque homme, de chaque femme, de chaque enfant et de chaque personne âgée, par cette attitude solidaire et attentive, l’attitude de proximité du bon Samaritain[57].

o Développer des programmes pastoraux qui intègrent l’aide humanitaire, l’éducation à la réconciliation, la protection efficace des droits et de la dignité, la prière et la liturgie, et le soutien spirituel et psychologique.

Il faut de l’espérance, du courage, de l’amour et de la créativité pour ranimer des vies. La priorité doit être accordée à un effort concerté, non seulement pour offrir à ces personnes une assistance logistique et humanitaire, mais davantage un soutien moral et spirituel. Les aspects spirituels et formatifs doivent être considérés comme une partie intégrante d’une « véritable culture de l’accueil »[58].

o Inclure les DC catholiques dans les programmes pastoraux des paroisses locales, en leur offrant un accompagnement spirituel qui les respecte et les valorise en tant que frères et sœurs avec leurs propres langues, traditions, coutumes et rites qu’ils chérissent, tout en les initiant aux traditions, coutumes et rites de la communauté d’accueil.

Le déplacement forcé de familles indigènes, paysannes, d'ascendance africaine et riveraines, expulsées de leurs territoires sous la pression ou par asphyxie faute d'opportunités, exige une pastorale commune dans la périphérie des centres urbains. Pour cela, il faudra créer des équipes missionnaires pour les accompagner, en coordonnant avec les paroisses et les autres institutions ecclésiales et extraecclésiales les conditions d'accueil, en offrant des liturgies inculturées et dans les langues des migrants ; en favorisant des espaces d'échanges culturels, en favorisant leur intégration dans la communauté et dans la ville et en les encourageant à y jouer un rôle actif[59].

o Responsabiliser et inclure efficacement les DC catholiques dans la mise en œuvre de programmes pastoraux répondant à leurs besoins.

Il sera aussi important de mener une action favorisant la connaissance mutuelle, en se servant de toutes les occasions données par le ministère pastoral ordinaire pour impliquer aussi les immigrés dans la vie des paroisses[60].

o Promouvoir des initiatives œcuméniques et interreligieuses répondant aux besoins matériels et spirituels de tous les DC.

L’action commune et la coopération avec les diverses Églises et Communautés ecclésiales, ainsi que les efforts conjoints avec ceux qui professent d’autres religions, pourraient donner lieu à la préparation d’appels toujours plus urgents en faveur des réfugiés et des autres personnes déplacées de force[61].

o Impliquer les jeunes dans le travail pastoral sur la CCD par l’élaboration de matériel créatif, y compris pour le catéchisme.

[Les jeunes] ont beaucoup à offrir avec leur enthousiasme, leur engagement et leur soif de vérité, à travers laquelle ils nous rappellent constamment le fait que l’espérance n’est pas une utopie et la paix un bien toujours possible. Nous l’avons vu dans la manière dont beaucoup de jeunes s’engagent pour sensibiliser les leaders politiques sur la question des changements climatiques[62].

8. Coopération en matière de planification et d’action stratégiques

Comme votre vocation vous a tous appelés à une seule espérance, de même il y a un seul Corps et un seul Esprit (Éphésiens 4,4).

Tout en reconnaissant toujours qu’une pluralité d’idées et de plans d’action doit être conservée précieusement, il est essentiel de poursuivre ensemble le bien commun : une famille humaine créée par Dieu en tant que corps unique. La famille de l’Église ne doit jamais oublier que c’est l’Esprit Saint qui « suscite une grande richesse diversifiée de dons et en même temps construit une unité qui n’est jamais uniformité mais une harmonie multiforme qui attire[63] ».

Défi

La CCD pose des défis nouveaux et complexes, dont la réponse incombe aux différents acteurs religieux, sociaux et politiques. Des actions unilatérales et non coordonnées risquent de compromettre la rapidité et l’efficacité des réponses.

Réponse

L’Église catholique est appelée à promouvoir la coopération entre tous les acteurs catholiques dans la planification et l’action stratégique face à la CCD; à établir des partenariats avec d’autres groupes confessionnels et organisations de la société civile qui partagent la même vision et la même mission; et à s’engager dans une collaboration multipartite de façon à promouvoir une approche au déplacement climatique intégrée et centrée sur l’homme. Cela peut se faire par des actions telles que:

Pour affronter les problèmes de fond qui ne peuvent pas être résolus par les actions de pays isolés, un consensus mondial devient indispensable, qui conduirait, par exemple, à programmer une agriculture durable et diversifiée, à développer des formes d’énergies renouvelables et peu polluantes, à promouvoir un meilleur rendement énergétique, une gestion plus adéquate des ressources forestières et marines, à assurer l’accès à l’eau potable pour tous[64].

o Établir des réseaux actifs entre tous les acteurs catholiques engagés dans la CCD, coordonnés par les Conférences épiscopales aux niveaux national et régional, afin d’échanger des expériences positives, des leçons, des outils et des informations.

Pour une meilleure coordination de toutes les activités pastorales en faveur des immigrés, les Conférences épiscopales confieront cette mission à une Commission spécifique qui choisira un Directeur national avec la charge d’animer les différentes Commissions diocésaines[65].

o Promouvoir une coopération efficace en matière de planification et d’action stratégiques avec d’autres organisations confessionnelles et avec la société civile, aux niveaux national et régional, afin d’éviter le dédoublement et le gaspillage des ressources.

La coopération entre les diverses Églises chrétiennes et les diverses religions non chrétiennes dans cette action caritative permettra de réaliser de nouvelles avancées dans la recherche et la mise en œuvre d’une unité plus profonde de la famille humaine[66].

o Faciliter le dialogue collaboratif entre les organisations religieuses, les organisations de la société civile, les représentants des gouvernements et les agences internationales, afin de promouvoir la coopération nationale et régionale et la planification conjointe des mesures de contingence en prévision, pendant ou à la suite d' unecatastrophe due à la crise climatique.

Cette coopération a montré que nous pouvons « obtenir des résultats importants qui permettent simultanément de préserver la Création, de favoriser le développement humain intégral et d’œuvrer pour le bien commun, dans un esprit de solidarité responsable et avec des retombées profondes et positives pour les générations présentes et futures »[67].

o Investir dans le partage des connaissances, la visibilité et la reproduction des meilleures pratiques et de la communication visant à proposer des réflexions et des modèles d’action innovants.

o Encourager la collaboration avec d’autres organisations confessionnelles et de la société civile.

Le phénomène du réchauffement global […] demande une réponse collective capable de faire prévaloir le bien commun sur les intérêts particuliers. […] Il faut donc que les leaders politiques s’efforcent de rétablir urgemment une culture du dialogue pour le bien commun et pour renforcer les institutions démocratiques et promouvoir le respect de l’état de droit, afin de prévenir des dérives anti-démocratiques, populistes et extrémistes[68].

o Encourager l’engagement actif de la communauté internationale par un soutien technique et une assistance financière aux nations les plus faibles qui subissent des déplacements climatiques.

Les pays pauvres doivent avoir comme priorité l’éradication de la misère et le développement social de leurs habitants. [...] Ils doivent développer des formes moins polluantes de production d’énergie, mais pour cela ils doivent pouvoir compter sur l’aide des pays qui ont connu une forte croissance au prix de la pollution actuelle de la planète[69].

o Promouvoir, en collaboration avec tous les acteurs, le développement d’un système d’alerte et de réponse précoce, afin de suivre en temps réel le déplacement des populations et d’activer les réponses au niveau national ou régional.

9. Promouvoir la formation professionnelle en écologie intégrale

Les fidèles sont organisés [...] pour que se construise le corps du Christ (Éphésiens 4,12).

Les talents et les dons reçus de Dieu ne doivent pas être cachés et dilapidés par peur, paresse, indifférence ou cupidité. Ils doivent être améliorés et affinés, afin que nous soyons bien équipés pour poursuivre le ministère qui nous a été confié : construire ensemble le Corps du Christ, unique et merveilleusement diversifié, être frères et sœurs dans la maison commune créée par Dieu.

Défi

L’ampleur et la complexité de la réponse aux défis posés par la CCD exigent des connaissances et une expertise professionnelles sur la question. Les coordinateurs et agents pastoraux ne peuvent pas se contenter d’improviser, car cela pourrait conduire à l’échec des initiatives.

Réponse

L’Église catholique est appelée à organiser et offrir une formation professionnelle en écologie intégrale aux agents pastoraux et autres praticiens qui partagent la même vision et la même mission. Ce type de formation doit avoir une large portée et être adapté aux divers besoins d’un vaste public, des personnes déplacées aux évêques. Cela peut se faire par des actions telles que :

o Organiser et proposer des cours, formels et informels, sur la CCD et l’écologie intégrale, en gardant toujours à l’esprit les implications de la dignité humaine et de l’écologie humaine, avec une perspective théologique claire.

Le droit à l’éducation – également pour les filles (exclues dans certaines régions) – […] est assuré en premier lieu par le respect et le renforcement du droit primordial de la famille à éduquer, et le droit des Églises comme des regroupements sociaux à soutenir et à collaborer avec les familles dans la formation de leurs filles et fils. L’éducation, ainsi conçue, est la base pour la réalisation de l’Agenda 2030 et pour sauver l’environnement[70].

o Produire des ressources documentaires (livres, films, etc.) qui intègrent les thèmes de la CCD pour les jeunes et les enfants .

Cette opportunité s’explicite dans un engagement exigeant mais hautement productif : repenser et mettre à jour l’intention et l’organisation des disciplines et des enseignements donnés dans les études ecclésiastiques, dans cette logique spécifique et selon cette intention spécifique. Aujourd’hui, en effet, « une évangélisation qui éclaire les nouvelles manières de se mettre en relation avec Dieu, avec les autres et avec l’environnement, et qui suscite les valeurs fondamentales devient nécessaire » (EG 74)[71].

o Inclure des éléments d’écologie intégrale et de conversion écologique dans tous les cours sur la doctrine sociale catholique : dans les séminaires, les programmes de formation des laïcs, les cours de formation des catéchistes, les cours de religion et d’éthique chrétienne.

Cette tâche considérable et qui ne peut pas être reportée demande, au niveau culturel de la formation universitaire et de la recherche scientifique, l’engagement généreux et convergent vers un changement radical de paradigme, et même – je me permets de le dire – vers une « révolution culturelle courageuse » (LS 114)[72].

o Améliorer la capacité de l’Église locale à collecter et à suivre les données concernant la CCD aux niveaux national et régional.

o Mettre régulièrement à jour les évaluations sur la CCD et les scénarios futurs, et les partager entre les partenaires afin de contribuer à y adapter la planification et l’action stratégiques.

o Améliorer la connaissance des accords pertinents tels que la Conférence des Parties (COP) à la Convention-cadre des Nations Unies sur les changements climatiques (CCNUCC), la Convention des Nations Unies sur la lutte contre la désertification, le Cadre de Sendai pour la réduction des risques de catastrophes 2015-30, l’Agenda 2030 pour le développement durable, les Directives volontaires de la FAO sur la gouvernance responsable de la tenure et sur le droit à une alimentation adéquate.

10. Encourager la recherche universitaire sur la CCD

Un cœur intelligent veut acquérir la connaissance, l’oreille des sages la recherche (Proverbes 18,15).

Une personne sage et vraiment intelligente acquiert des connaissances grâce au travail minutieux et patient de recherche sur certaines questions, comme le déplacement, qui représentent des défis cruciaux que les chrétiens sont appelés à relever dans notre monde. La connaissance n’est pas recherchée seulement pour elle-même, mais elle sert à comprendre la réalité correctement afin d’agir de manière intelligente et selon la volonté aimante de Dieu pour tous les êtres humains.

Défi

Plusieurs institutions universitaires catholiques ont déjà mené des recherches scientifiques sur la CCD, mais les études sur le lien entre la CCD et les scénarios futurs sont rares.

Les études ecclésiastiques ne peuvent pas se limiter à transmettre des connaissances, des compétences, des expériences, aux hommes et aux femmes de notre temps désireux de grandir dans leur conscience chrétienne, mais elles doivent développer la tâche urgente d’élaborer des instruments intellectuels capables d’être proposés comme paradigmes d’action et de pensée, utiles à l’annonce dans un monde marqué par le pluralisme éthique et religieux[73].

Réponse

L’Église catholique est appelée à renforcer la recherche scientifique sur la CCD et à inviter les institutions universitaires et les universitaires catholiques à s’engager de manière proactive dans ce domaine d’étude. Cela peut se faire par des actions telles que:

o Soutenir le développement de programmes académiques traitant de la CCD, sur la base d’une collaboration entre les institutions académiques et les universitaires catholiques.

Ce ministère requiert clairement une formation appropriée pour tous ceux qui entendent ou ont la tâche de l’accomplir. Il est donc nécessaire que dès le début, dans les séminaires, la « formation spirituelle, théologique, juridique et pastorale […] soit sensibilisée aux problèmes soulevés dans le domaine de la pastorale de la mobilité »[74].

o Mettre en place des observatoires mondiaux et/ou régionaux pour le suivi constant, la collecte et l’encodage des données, et l’évaluation actualisée de la CCD.

o Promouvoir la recherche collaborative sur la CCD, par exemple sur la dimension humaine de la CCD, le développement agricole et rural, le développement urbain, la réduction de la pauvreté, la vulnérabilité particulière des femmes et des enfants, la nutrition et la sécurité alimentaire, les mécanismes de protection sociale pour les personnes déplacées, ou la résilience et l’adaptation.

[Il y a une] nécessité urgente de « faire réseau » entre les diverses institutions qui, partout dans le monde, cultivent et promeuvent les études ecclésiastiques, en activant avec détermination les synergies opportunes – y compris avec les institutions académiques des divers pays et avec celles qui s’inspirent des diverses traditions culturelles et religieuses[75].

o Documenter les meilleures pratiques en matière de résilience climatique, d’assistance aux personnes déplacées et d’inclusion sociale ; et élaborer des recommandations pour l’évaluation des risques, les stratégies d’adaptation au climat et les plans d’urgence.

[Il faut donner vie à] des centres spécialisés de recherche ayant pour fin l’étude des problèmes de notre époque qui assaillent aujourd’hui l’humanité, en arrivant à proposer d’opportunes et réalistes pistes de résolution[76].

o Promouvoir une compréhension académique plus large, intégrant la perspective spirituelle et étant en cohérence avec la Doctrine sociale catholique.

Cela demande non seulement une connaissance théologique approfondie, mais aussi la capacité de concevoir, indiquer et réaliser des systèmes de représentation de la religion chrétienne capables d’entrer profondément dans les différents systèmes culturels. Tout cela demande une amélioration de la qualité de la recherche scientifique et une évolution progressive du niveau des études théologiques et des sciences associées[77].

CONCLUSION

Nous espérons sincèrement que les lecteurs de cette brochure seront amenés à approfondir leur connaissance de la crise climatique, de ses causes, son évolution et ses conséquences ainsi que des perspectives pour l’atténuer et la gérer correctement, notamment en ce qui concerne la CCD.

Comment négliger le phénomène grandissant de ce qu’on appelle les «réfugiés de l’environnement»: ces personnes qui, à cause de la dégradation de l’environnement où elles vivent, doivent l’abandonner – souvent en même temps que leurs biens – pour affronter les dangers et les inconnues d’un déplacement forcé?[78]

La question se répond d’elle-même : « Non, nous ne pouvons pas ! » C’est pourquoi cette brochure est éminemment pastorale, comme l’indique le début de son titre, et éminemment pratique, comme le montrent les titres de ses dix sections.

« Les jeunes nous réclament un changement. Ils se demandent comment il est possible de prétendre construire un avenir meilleur sans penser à la crise de l’environnement et aux souffrances des exclus[79] », parmi lesquelles figurent, dans ce cas, les souffrances de ceux que la crise climatique oblige à fuir.

Heureuse de la prise de conscience qui, par la grâce de Dieu, se développe parmi les habitants du globe, l’Église continuera à mettre en lumière le sort des personnes déplacées par la crise climatique et cherchera à accroître la sensibilisation à l’égard de leur détresse, et à nous encourager à agir efficacement.

Les OPDC veulent nous inciter « en commençant par le bas et le niveau initial, [à] lutter pour ce qui est le plus concret et le plus local, jusqu’à atteindre les confins de la patrie et du monde[80] » pour accueillir, protéger, promouvoir et intégrer ceux que la crise climatique a dépouillés, blessés et abandonnés – tout comme le pauvre homme envers lequel le Bon Samaritain a fait preuve d’une si grande attention et préoccupation.

COMMENT UTILISER CE DOCUMENT

La Section M&R espère que les Églises locales et les organisations catholiques trouveront les OPDC utiles pour aborder la question des DC et les besoins concrets de nos frères et sœurs affectés. Lors de l’évaluation des programmes ou de la planification de nouveaux programmes, en faisant de la sensibilisation ou du plaidoyer, n’hésitez surtout pas à vous concentrer sur les réponses détaillées dans les OPDC qui semblent particulièrement pertinentes dans votre région, et à en ajouter d’autres basées sur la doctrine sociale de l’Église. Plus spécifiquement, la section suggère ceci :

1. Utiliser les OPDC dans les campagnes d’information et de sensibilisation et pour guider les efforts locaux visant à accueillir, protéger, promouvoir et intégrer les DC.

2. Partager ce livret avec les ONG catholiques et les groupes de la société civile de votre pays – en particulier avec ceux qui s’occupent des DC et d’autres personnes vulnérables en déplacement – en les invitant à prendre part dans une action et défense commune.

3. Travailler avec les responsables gouvernementaux chargés des DC et engager un dialogue avec eux sur la base de ces OPDC.

La Section M&R souhaite recueillir les expériences des DC et de ceux qui les accompagnent. L’intention est de donner une visibilité particulière aux expériences positives, aux initiatives fructueuses et aux bonnes pratiques. La Section M&R souhaite également recevoir des informations sur la façon dont les OPDC adoptées au niveau pastoral, œcuménique, interreligieux et par les organisations de la société civile ; ainsi que sur les réponses des universités, des entreprises et des gouvernements. Veuillez envoyer ces nouvelles à Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Pour accéder aux fichiers de cette brochure ou à ses documents, ou pour des mises à jour et des réflexions, prière de visiter le site web de la Section M&R : migrants-refugees.va.

Au nom de tous les DC et de ceux qui les accompagnent avec générosité et désintéressement, que Dieu bénisse tout effort de justice et toute œuvre de miséricorde pour « [réunir] les dispersés de Juda des quatre coins de la terre » (Isaïe 11,12).

__________________________

[1] Groupe d’experts intergouvernemental sur l’évolution du climat (GIEC), Réchauffement planétaire de 1,5 °C. Rapport spécial du GIEC sur les conséquences d’un réchauffement planétaire de 1,5 °C par rapport aux niveaux préindustriels et les trajectoires associées d’émissions mondiales de gaz à effet de serre, dans le contexte du renforcement de la parade mondiale au changement climatique, du développement durable et de la lutte contre la pauvreté, Genève, 2018, chap. 1

[2] Cf. BioScience 70/1, 2020.

[3] François, Message pour la Journée Mondiale de Prière pour la Sauvegarde de la Création, Cité du Vatican, 2020.

[4] François, Adresse aux participants à la 41e session de la conférence de la Fao, Cité du Vatican, 2019.

[5] CA 31.

[6] LS 30.

[7] LS 28.

[8] Cf. Centre de suivi des déplacements internes (IDMC), Rapport mondial sur le déplacement interne (GRID) 2020, Geneva 2020. L’IDMC est une source d’information et d’analyse de premier plan grâce à son GRID annuelle : https ://www.internal-displacement.org. L’IDMC fait partie du Conseil norvégien pour les réfugiés : www.nrc.no.

[9] Cf. ibid.

[10] Cf. ibid.

[11] LS 57.

[12] Saint Paul VI, Apostolic Letter Octogesima Adveniens, Cité du Vatican, 1971

[13] Cf. Saint Paul VI, Encyclical Letter Populorum Progressio, Cité du Vatican, 1967 : AAS 59 (1967), 264.

[14] FT 21.

[15] Conférence des NAtions unies sur les océans, Factsheet : People and Oceans, 2017, https ://www.un.org/sustainabledevelopment/wp-content/uploads/2017/05/Ocean-fact-sheet-package.pdf.

[16] Groupe d’experts intergouvernemental sur l’évolution du climat, Rapport spécial sur les conséquences d’un réchauffement planétaire de 1,5 C (2018), chapitre 3.

[17] Ibid.

[18] B. Neumann et al., « Future Coastal Population Growth and Exposure to Sea-Level Rise and Coastal Flooding : A Global Assessment », PloS One 10, n° 3, mars 2015.

[19] Cf. Banque mondiale, Groundswell : Se préparer aux migrations climatiques internes, Groupe de la Banque mondiale, 2018.

[20] Cf. M. Suárez-Orozco (éd.), Humanitarianism and Mass Migration : Confronting the World Crisis, 1ère édition, University of California Press, 2019.

[21] Benoît XVI, Message pour la Journée mondiale de la paix, 1er janvier 2010, Cité du Vatican, 2009.

[22] François, Message à la Convention-cadre des Nations Unies sur les Changements Climatiques (COP-23), Bonn, 2017.

[23] François, Message pour la Journée mondiale de Prière pour la Sauvegarde de la Création, Cité du Vatican, 2018.

[24] QA 58.

[25] CIV 51.

[26] QA 58.

[27] FT 127.

[28] Synode des évêques Assemblée spéciale pour la région pan-amazonienne, Amazonie : Nouveaux chemins pour l’Église et pour une écologie intégrale, Cité du Vatican, 2019, 23.

[29] François, Message pour la Journée mondiale de la paix, 1er janvier 2014, Cité du Vatican, 2013.

[30] François, Message aux participants à la Conférence des Nations unies sur les changements climatiques, Cité du Vatican, 2019.

[31] François, Discours aux autorités civiles, à la société civile et au Corps diplomatique à Lima, Pérou 2018.

[32] Déclaration universelle des droits de l’homme, article 3.

[33] François, Discours aux autorités civiles, à la société civile et au Corps diplomatique à Tallinn, Estonie, 2018.

[34] FT 129.

[35]CCEE, FABC, FCBCO, COMECE, SECAM, Déclaration conjointe de 2018 des conférences épiscopales sur la justice climatique, Rome, 2018.

[36] QA 17.

[37] François, Discours aux autorités civiles, à la société civile et au Corps diplomatique à Lima, Pérou 2018.

[38] François, Discours aux évêques de la Méditerranée, Bari, 2020.

[39] FT 129.

[40] INFORM est une collaboration de l'équipe de travail sur la préparation et la résilience du Comité permanent interorganisations et de la Commission européenne. Cf. https ://drmkc.jrc.ec.europa.eu/inform-index.

[41] AJCR 93.

[42] Cf LS 1.

[43] Jean-Paul II, Discours aux participants au troisième congrès mondial sur la pastorale des migrants et des réfugiés, Cité du Vatican, 1991, 3.

[44] François, Discours aux participants à la 39e session de la FAO, Cité du Vatican, 2015.

[45] François, Message pour la 104ème Journée mondiale du Migrant et du Réfugié, Cité du Vatican, 2017.

[46] LS 26.

[47] LS 26.

[48] François, Discours aux membres du Corps diplomatique accrédités auprès du Saint-Siège, Cité du Vatican, 2020.

[49] Cf Nations unies, Pacte mondial pour des migrations sûres, ordonnées et régulières, 2018, 31.

[50] LS 183.

[51] François, Discours aux membres de l'Assemblée générale de l'Organisation des Nations unies, New York 2015.

[52] AJCR Présentation.

[53] AJCR 83.

[54] Le Cadre de Sendai sur la réduction des risques de catastrophe est un outil élaboré par le Bureau des Nations unies pour la réduction des risques de catastrophe (UNDRR) afin de prévenir les nouveaux risques de catastrophe et réduire les risques existants. Cf. UNDRR, Cadre de Sendai pour la réduction des risques de catastrophe 2015-2030.

[55] AJCR Présentation.

[56] FT 86.

[57] FT 79.

[58] AJCR 85.

[59] Synode des évêques Assemblée spéciale pour la région pan-amazonienne, Amazonie : Nouveaux chemins pour l’Église et pour une écologie intégrale, Cité du Vatican, 2019, 29.

[60] EMCC 50.

[61] AJCR 110.

[62] François, Discours aux membres du Corps diplomatique accrédités auprès du Saint-Siège, Cité du Vatican, 2020.

[63] EG 117.

[64] LS 164.

[65] EMCC 70.

[66] RCS 34.

[67] François, Discours aux participants à la XXXIe réunion des parties au Protocole de Montréal, Cité du Vatican, 2019.

[68] François, Discours aux membres du Corps diplomatique accrédités auprès du Saint-Siège, Cité du Vatican, 2020.

[69] LS 172.

[70] François, Discours aux membres de l'Assemblée générale de l'Organisation des Nations unies, New York 2015.

[71] VG 4.

[72] VG 3.

[73] VG 5.

[74] AJCR 101.

[75] VG 4.

[76] VG 4.

[77] VG 5.

[78] Benoît XVI, Message pour la Journée mondiale de la paix, 1er janvier 2010, Cité du Vatican, 2009.

[79] LS 13.

[80] FT 78.

Testo in lingua inglese

PASTORAL ORIENTATIONS ON CLIMATE DISPLACED PEOPLE

Migrants and Refugees Section - Integral Ecology Sector
DicasteryforPromoting Integral Human Development


DOCUMENT:

  1. Acknowledging the Climate Crisis and Displacement Nexus
  2. Promoting Awareness and Outreach
  3. Providing Alternatives to Displacement
  4. Preparing People for Displacement
  5. Fostering Inclusion and Integration
  6. Exercising Positive Influence on Policy-Making
  7. Extending Pastoral Care
  8. Cooperating in Strategic Planning and Action
  9. Promoting Professional Training in Integral Ecology
  10. Fostering Academic Research on CCD

CONCLUSIONS

HOW TO USE THIS DOCUMENT

PREFACE

The Pastoral Orientations on Climate Displaced People is a booklet full of relevant facts, interpretations, policies and proposals … but at the very beginning, I suggest we adapt Hamlet’s famous “to be or not to be” and affirm: “To see or not to see, that is the question!Where it starts is with each one’s seeing, yes, mine and yours.

We are engulfed by news and images of whole peoples uprooted by cataclysmic changes in our climate, forced to migrate. But what effect these stories have on us, and how we respond -- whether they cause fleeting responses or trigger something deeper in us; whether it seems remote or whether we feel it close to home -- depends on our taking the trouble to see the suffering that each story entails in order “to become painfully aware, to dare to turn what is happening … into our own personal suffering and thus to discover what each of us can do about it” (Laudato si’ 19).

When people are driven out because their local environment has become uninhabitable, it might look like a process of nature, something inevitable. Yet the deteriorating climate is very often the result of poor choices and destructive activity, of selfishness and neglect, that set humankind at odds with creation, our common home.

Unlike the pandemic, which came on us suddenly, without warning, almost everywhere, and impacting everyone at once, the climate crisis has been unfolding since the Industrial Revolution. For a long time it developed so slowly that it remained imperceptible except to a very few clairvoyants. Even now it is uneven in its impact: climate change happens everywhere, but the greatest pain is felt by those who have contributed the least to it.

Yet like the COVID-19 crisis, the huge and increasing numbers displaced by climate crises are fast becoming a great emergency of our age, visible almost nightly on our screens, and demanding global responses.

I think here of God speaking through the prophet Isaiah, with some words updated: Come, let us talk this over. If you are ready to listen, we can still have a great future. But if you refuse to listen and to act, you will be devoured by the heat and the pollution, by droughts here and rising waters there (cf Isaiah 1:18-20).

When we look, what do we see? Many are being devoured in conditions that make it impossible to survive. Forced to abandon fields and shorelines, homes and villages, people flee in haste carrying just a few souvenirs and treasures, scraps of their culture and heritage. They set out in hope, meaning to restart their lives in a place of safety. But where they mostly end up are dangerously overcrowded slums or makeshift settlements, waiting on fate.

Those driven from their homes by the climate crisis need to be welcomed, protected, promoted and integrated. They want to start over. To create a new future for their children, they need to be allowed to do so, and to be helped. Welcoming, protecting, promoting and integrating are all verbs of helpful action. Let us remove, one by one, those boulders that block the way of the displaced, what represses and sidelines them, prevents them from working and going to school, whatever renders them invisible and denies their dignity.

The Pastoral Orientations on Climate Displaced People calls on us to broaden the way we look at this drama of our time. It urges us to see the tragedy of prolonged uprootedness that causes our brothers and sisters to cry out, year after year, “We can’t go back, and we can’t begin anew.” It invites us to become aware of the indifference of societies and governments to this tragedy. It asks us to see, and to care. It invites the Church and others to act together, and spells out how we might do so.

This is the work the Lord asks now of us, and there is great joy in it. We are not going to get out of crises like climate or COVID-19 by hunkering down in individualism but only by “being many together”, by encounter and dialogue and cooperation. Which is why I am so pleased that these Pastoral Orientations on Climate Displaced People have been produced, within the Dicastery for Promoting Integral Human Development, jointly by the Migrants and Refugees Section and by the Integral Ecology Sector. This connecting up is in itself a sign of the way forward.

To see or not to see is the question that leads us to the answer in action together. These pages show us what is needed and, with God’s help, what to do.

Franciscus

ACRONYMS

CA: John Paul II, Encyclical Letter Centesimus Annus, Vatican City 1991

CCD: Climate Crisis and Displacement

CDP: Climate Displaced People

CIV: Benedict XVI, Encyclical Letter Caritas in Veritate, Vatican City 2009

CV: Francis, Post-Synodal Apostolic Exhortation Christus Vivit, Vatican City 2019

EG: Francis, Apostolic Exhortation Evangelii Gaudium, Vatican City 2013

EMCC: Pontifical Council for the Care of Migrants and Itinerant People, Erga migrantes caritas Christi, Vatican City 2004

FT: Francis, Encyclical Letter Fratelli Tutti, Vatican City 2020

IDPs: Internally Displaced People

LS: Francis, Encyclical Letter Laudato Si’, Vatican City 2015

M&R: Migrants & Refugees Section of the Dicastery for Promoting Integral Human Development

POIDP: Migrants & Refugees Section, Pastoral Orientations on Internally Displaced Persons, Vatican City 2020

POCDP: Migrants & Refugees Section, Pastoral Orientations on Climate Displaced People, Vatican City 2021

QA: Francis, Post-Synodal Apostolic Exhortation Querida Amazonia, Vatican City 2020

RCS: Pontifical Council “Cor Unum” and Pontifical Council for the Care of Migrants and Itinerant People, Refugees: a Challenge to Solidarity, Vatican City 1992

VG: Francis, Apostolic Constitution Veritatis Gaudium, Vatican City 2017

WCR: Pontifical Council ‘Cor Unum’ and Pontifical Council for the Care of Migrants and Itinerant People, Welcoming Christ in Refugees and Forcibly Displaced Persons, Vatican City 2013

GLOSSARY

Catholic Church in this document means and includes the official Church leadership, the Bishops and Bishops’ Conferences, priests, religious sisters and brothers, leadership officers and staff heads of Catholic-inspired humanitarian and migration-focused charitable organizations, and each member of the Catholic Church.

Climate crisis is a term increasingly used to convey a greater sense of emergency about the current phase of climate change caused by human activities and the urgency to respond to it in order to avoid disastrous consequences.

Climate Displaced People (CDP) are individuals or groups of persons who are forced to move out of their habitual place of residence on account of acute climate crisis. Displacement can take place either due to rapid-onset triggers, mainly extreme weather phenomena like floods, storms, droughts and wildfires; or slow-onset processes, like desertification, depletion of natural resources, water scarcity, rising temperatures, and sea-level rise. In the case of natural hazards like extreme weather events, it might be possible for displaced victims to return. Displacement, however, will be permanent for most in the case of severe natural disasters and in the face of long-term processes like sea-level rise. Displacement can take place either internally or across an international border.

Climate resilience is the capacity to prepare for, adapt, and respond to phenomena and trends related to climate. Enhancing climate resilience entails understanding how the climate crisis will produce new risks, and adopt measures to better cope with these risks.

Displacement is the situation in which people are forced to leave the place where they normally live and move to a different place, either within the national borders or abroad.

INTRODUCTION

In recent years, the international community has acknowledged the magnitude of the climate crisis and has made significant efforts to address its impact through various agreements. The Catholic Church recognises and appreciates these efforts to build legal frameworks, to collect data and to conduct rigorous analyses on the consequences of the climate crisis, as well as the engagement of many civil society actors - in particular young people - in responding to this challenge.

The climate crisis has a “human face”. It is already a reality for a multitude of people worldwide, in particular for those most vulnerable. The Catholic Church has a motherly care for all those who have been displaced by its effects. This particular situation of vulnerability is the raison d’être of the present document.

The magisterium of the Catholic Church has already considered the plight of internally displaced people, together with other categories of migrants, and has produced reflections and instructions concerning their pastoral care, reflected in particular in the Encyclical Letter Laudato Si’. The Pastoral Orientations on Climate Displaced People (POCDP) focus exclusively on climate displaced people (CDP), highlighting the new challenges posed by the present global scenario and suggesting adequate pastoral responses. The main purpose of these orientations is to provide a series of key considerations that may be useful to Bishops’ Conferences, local churches, religious congregations, Catholic organizations, Catholic pastoral agents and all Catholic faithful in pastoral planning and programme development for the effective assistance of CDP.

The POCDP are deeply grounded in the Church’s reflection and teaching and in its practical experience responding to the needs of CDP, both displaced within the borders of their countries of origin or outside. CDP are migrants, and this document draws guidance from those magisterial documents, particularly on migrants, which may also apply to CDP. The POCDP also draws from the longstanding practical experience of many Catholic organizations working in the field and from the observations of representatives of Bishops’ Conferences. While approved by the Holy Father, the POCDP do not presume to exhaust the Church’s teaching on climate crisis and displacement.

The POCDP highlights ten challenges pertaining to climate change displacement and its victims. These challenges, together with the suggested Catholic Church responses, constitute markers for a roadmap in pastoral planning for CDP, and, with this document, they extend the Pope’s pastoral concern to CDP. This document also has a section that addresses cooperation and teamwork, which are the foundation of successful projects and are key to effective and efficient service delivery for CDP.

1. Acknowledging the Climate Crisis and Displacement Nexus

[The sailors] took soundings and found twenty fathoms; a little farther on, they again took soundings and found fifteen fathoms. Fearing that we would run aground on a rocky coast, they dropped four anchors from the stern and prayed for day to come. [...] The natives showed us extraordinary hospitality; they lit a fire and welcomed all of us because it had begun to rain and was cold (Acts, 27: 27-29, 28: 1-2).

Fierce storms, violent hurricanes and disastrous cyclones continue to rage. In fact, they have become more frequent and intense as the climate crisis worsens. We see growing numbers of people displaced on account of the crippling impacts of the climate crisis and other manifestations of the ecological crisis. The lives and homes of so many of our brothers and sisters around the world are effectively shipwrecked. Many of them are forced to flee their homelands in search of safety and security.

As Christians, we believe that the darkest nights can be lit up with love and care. The Maltese offered an exceptionally kind welcome to St Paul and his shipwrecked companions. The homeless found a home as they were welcomed with open arms, fed and sheltered. A fire was lit – a ‘hearth’ – creating a family atmosphere of warmth against the cold of indifference.

The Climate Crisis

One of the factors that make planet Earth a unique home for life is its distinctive climate system. However, after more than 10,000 years of relative stability—the full span of human civilization—our home planet’s climate is rapidly changing on account of human activities.

The Earth’s average temperature has risen by about 1.1 degrees Celsius since pre-industrial times, causing “profound alterations to human and natural systems, including increases in droughts, floods, and some other types of extreme weather; sea-level rise; and biodiversity loss.”[1] The current rate of warming is faster than at any time in the past 65 million years.

We are already in a climate crisis, one that is fast accelerating. In November 2019, 11,000 scientists came together to declare “a climate emergency”,[2] a concern echoed by Pope Francis in his Message for the World Day of Prayer for the Care of Creation on 1 September 2020 when he stated that “we are in the midst of a climate emergency” and that “we are running out of time.”[3]

The “Human” Face of the Crisis

The climate crisis is not an abstract future threat. A temperature rise of just above 1°C from the industrial era is already causing immense suffering to millions of our brothers and sisters around the world, not to speak of damage to ecosystems and the rest of the biome.

As Pope Francis rightly recognized “there is an evident link between environmental instability, food insecurity and migratory movements.”[4] The climate crisis also threatens fundamental human rights like the right to life, adequate food and water supply, adequate housing (or shelter), and health.

It is the poor and vulnerable communities around the world who are disproportionately affected by the ecological and climate crises. They are the innocent ones, having contributed least to causing the problem in the first place. This is a profoundly moral issue, one that calls for eco-justice. After all, the earth was destined to be a common home where everyone has the right to live and flourish. Here the prophetic words of Saint John Paul II echoed by Pope Francis in Fratelli Tutti are very pertinent: “God gave the earth to the whole human race for the sustenance of all its members, without excluding or favouring anyone.”[5]

The depletion of the basic natural resources that the earth provides, and water in particular, can cause temporary or permanent displacement of families and communities. “Access to safe drinkable water is a basic and universal human right, since it is essential to human survival and, as such, is a condition for the exercise of other human rights.”[6] Water scarcity is a problem in many parts of the world but “especially affects Africa where large sectors of the population have no access to safe drinking water or experience droughts which impede agricultural production. Some countries have areas rich in water while others endure drastic scarcity.”[7]

The crisis has disproportionate impacts on vulnerable groups like children, women, persons with disabilities, indigenous peoples and persons living in rural areas. Some of the geographical ‘hotspots’ that will be mostly affected by the climate crisis are densely populated deltaic regions like the Ganges (Bangladesh, in particular), Mekong and Nile, the countries in the Sahel region in northern Africa, the small Island States, Central American countries particularly vulnerable to hurricanes, and coastal and low-lying regions around the world.

Climate Crisis Leading to Displacement

The climate crisis can lead to displacement when homes become uninhabitable or livelihoods are lost. Displacement can take place either due to rapid-onset triggers, mainly extreme weather phenomena like floods, storms, droughts and wildfires; or slow-onset processes, like desertification, depletion of natural resources, water scarcity, rising temperatures, and sea-level rise. We also need to keep in mind that displacement may have multiple causes.

The climate crisis is already driving and exacerbating movements of people due to short-term and long-term natural disasters. In the course of 2019 alone, more than 33 million people were newly displaced, bringing the total number to almost 51 million, the highest number ever recorded; and of these, 8.5 million as a result of conflict and violence and 24.9 million due to natural disasters.[8] In the first half of 2020, 14.6 million new displacements were recorded; 9.8 million as a result of disasters and 4.8 million associated with conflict and violence.[9] It is estimated that over 253.7 million people were displaced by natural disasters from 2008 to 2018[10], with such disasters displacing three to 10 times more people than armed conflict worldwide, depending on the region in question.

Climate crisis is also a cause of conflict around the world, which can be yet another driver for displacement. The nexus is real even though not always direct. In some situations, climate crisis leads to the depletion of natural resources which in turn can spark conflicts between communities and nations for the possession of scarce resources. Climate change can be seen as a threat multiplier, intensifying existing conflicts where resources are scarce. As Pope Francis warns in Laudato Si’, “it is foreseeable that, once certain resources have been depleted, the scene will be set for new wars, albeit under the guise of noble claims”.[11]

Sadly, lop-sided forms of development can also contribute to increases in poverty and displacement. As Saint Paul VI warned nearly half a century ago, “man is suddenly becoming aware that by an ill-considered exploitation of nature he risks destroying it and becoming in his turn the victim of this degradation.”[12] Our distorted economic models themselves contribute in this regard. “Some economic rules have proved effective for growth, but not for integral human development.[13] Wealth has increased, but together with inequality, with the result that “new forms of poverty are emerging.”[14]

In the case of natural hazards like extreme weather events, it might be possible for displaced victims to return. Displacement, however, will be permanent for most in the case of severe natural disasters and in the face of long-term processes like sea-level rise.

The sea level will continue to rise as our climate warms, threatening cities and agricultural and grazing land around the world. Globally about 145 million people live within a meter above the current sea level, and almost two-thirds of the world’s cities with populations of over five million are located in areas at risk of sea-level rise. Almost 40 per cent of the world’s population live within 100 km of a coast.[15]

In the midst of these complex realities, the most vulnerable might not be even able to relocate no matter what the circumstances are, due to poverty or other reasons. It is crucial to respond to immobile populations or those unable to move far distances.

Displacement due to the Climate Crisis

Unchecked warming raises the spectre of massive human displacement. With a 1.5°C warming, the global sea level will rise by up to 0.77 meters by 2100.[16] The rise would be much greater under higher warming scenarios. At the world’s current trajectory of 3-4°C warming by 2100, it is increasingly likely that large parts of the Antarctic and Greenland ice sheets will collapse, causing a rapid rise in sea-level.[17]

It is feared that this anticipated sea level rise will cause unprecedented global displacement and migration. Some areas like low-lying islands and atolls will be rendered completely uninhabitable. “Even under the most optimistic scenarios, it is estimated that by 2060 some 316 million to 411 million people globally will be vulnerable to storm surges and coastal flooding.”[18]

Projecting the number of people who could be displaced in the future is challenging, given the multiple drivers for migration and the difficulty of disentangling motives behind human movement. According to a 2018 World Bank Report[19] focused on sub-Saharan Africa, South Asia, and Latin America, from 31 million to as many as 143 million people (about 2.8% of the global population) may need to migrate within their own countries by 2050 due to the climate crisis. According to the same report, 50% of the population in South Asia will reside in areas that are projected to become moderate to severe hotspots for climate-related disasters by 2050.

Responding to Climate-Induced Displacement

Displacement of significant numbers of people brings with it a myriad of social, political, and humanitarian issues, especially when the receiving destinations lack the resources and capability to manage large-scale displacements.[20]

International protection for climate-induced displacement is limited, piecemeal, and not always legally binding. In particular, CDP are not always defined as a category requiring protection and are not explicitly recognized by the 1951 Refugee Convention. Therefore, a protection gap often exists for CDP both when they are displaced within national borders and across international borders. However, no matter their legal status, all States are obligated to protect their fundamental human rights. In addition, all CDP deserve proper care and assistance, in agreement with existing international law and humanitarian standards.

The Catholic Church already assists those affected, and will continue doing so in the future. The landmark Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change in 2018 warned that the world must work towards accomplishing “rapid and far-reaching” low-carbon transitions in land, energy, industry, buildings, transport, and cities to limit global warming within the crucial threshold of 1.5°C. We need to intensify our collective efforts to move towards promoting renewable energy, green energy, reforestation, sustainable agriculture, and a circular economy while at the same time halting deforestation and ecosystem degradation, and with a special emphasis on nature-based solutions. We need projects in developing countries inspired by protection of the environment; we need alternatives for the reduction of greenhouse gas emissions.

The Catholic Church is concerned by these challenges and the impact of the climate crisis on the dignity of human beings. Together with governments, other Christian denominations, other faith traditions and people of good-will, the Church aims to respond to these challenges. As Pope Benedict XVI asked in 2010: “Can we disregard the growing phenomenon of “environmental refugees”, people who are forced by the degradation of their natural habitat to forsake it – and often their possessions as well – in order to face the dangers and uncertainties of forced displacement?”.[21]

Responding to the challenge of CCD is today at the heart of being a credible and witnessing Church, a caring and inclusive ecclesial community.

2. Promoting Awareness and Outreach

One thing I do know is that I was blind and now I see (John 9:25).

Raising awareness will open the eyes of people to the realities of the impact of the climate crisis on human existence. Blindness about these issues is widespread and its causes are mainly: a) plain ignorance; b) indifference and selfishness vis-à-vis phenomena that endanger the common good; c) the purposeful denial of reality to protect vested interests; d) misunderstanding.

God gives the means to see, but human beings must be willing to journey from blindness to awareness.

Challenge

Many prevalent attitudes stand in the way of effectively facing up to the challenges of CCD: we note denial, general indifference, nonchalant resignation as well as misplaced over-confidence in technical solutions. We should continue to avoid the false polarisation between care for creation on the one hand and development and the economy on the other.

In this perspective, I would like to reassert my urgent appeal “for a new dialogue about how we are shaping the future of our planet. We need a conversation which includes everyone, since the environmental challenge we are undergoing, and its human roots, concern and affect us all.[...] Regrettably, many efforts to seek concrete solutions to the environmental crisis have proved ineffective [... for various reasons which] can range from denial of the problem to indifference, nonchalant resignation or blind confidence in technical solutions” (LS 14).[22]

Response

The Catholic Church is called to promote integral ecological conversion in relation to CCD, in full respect for both the environment and human development.

There is a growing sense of the need for a renewed and sound relationship between humanity and creation, and the conviction that only an authentic and integral vision of humanity will permit us to take better care of our planet for the benefit of present and future generations. [...] “There is no ecology without an adequate anthropology” (LS, 118).[23]

This can be done through strategic and long-term planning that entails actions such as the following:

o Information campaigns highlighting the seriousness of CCD, focusing on the “human face” of the crisis, and the need to act with urgency.

A sound and sustainable ecology, one capable of bringing about change, will not develop unless people are changed, unless they are encouraged to opt for another style of life, one less greedy and more serene, more respectful and less anxious, more fraternal.[24]

o Raising Church and community awareness about how our modern lifestyle of conspicuous consumption contributes to the climate crisis, and fostering a sense of responsibility leading to change in or adaptation of lifestyle.

The way humanity treats the environment influences the way it treats itself, and vice versa. This invites contemporary society to a serious review of its life-style, which, in many parts of the world, is prone to hedonism and consumerism, regardless of their harmful consequences. [...] What is needed is an effective shift in mentality which can lead to the adoption of new life-styles.[25]

o Developing education programmes targeting Catholic parishes and schools in particular, aimed at developing responsible attitudes about personal behaviour and lifestyle.

The best ecology always has an educational dimension that can encourage the development of new habits in individuals and groups.[26]

o Improving coordination between Church agencies (both locally and internationally) and acknowledging climate change as a cause of migration.

o Disseminating essential Church documents, including the central teachings of Laudato Si’: a) sustainable and person-centred economy; b) unity and sanctity of all Creation; c) humankind’s obligation of responsible stewardship in the care of our common home.

o Sharing best practices of integral ecological conversion to give concrete witness of the Church’s engagement and increasing their visibility. Using case studies from around the globe to help people understand how the struggle can affect human lives and access to livelihoods.

o Promoting concrete initiatives targeting the elimination of systemic and institutional dysfunctionalities in the global economy that impact CCD.

A real and lasting peace will only be possible on the basis of a global ethic of solidarity and cooperation in the service of a future shaped by interdependence and shared responsibility in the whole human family.[27]

o Promoting ecumenical and interreligious dialogue and networks to coordinate these efforts.

An open attitude of dialogue, fully recognizing the multiplicity of interlocutors: the indigenous peoples, the river dwellers, peasants and afro-descendants, the other Christian Churches and religious denominations, organizations of civil society, popular social movements, the State, finally all people of good will who try to defend life, the integrity of creation, peace and the common good.[28]

o Establishing a more extensive and consistent strategy of communications that makes full use of social and digital media.

The ever-increasing number of interconnections and communications in today’s world makes us powerfully aware of the unity and common destiny of the nations.[29]

o Involving young people as protagonists in these efforts and encouraging Christian attitudes and lifestyle that put emphasis not only on the future, but also on the eternal, i.e. the kind of environmental conditions people will leave for their children and grandchildren as well as treating creation as a gift from God.

We must not place the burden on the next generations to take on the problems caused by the previous ones. Instead, we should give them the opportunity to remember our generation as the one that renewed and acted on [...] the fundamental need to collaborate in order to preserve and cultivate our common home. May we offer the next generation concrete reasons to hope and work for a good and dignified future![30]

o Drawing from local populations, indigenous communities and other human resources, in light of Catholic Social Teaching, in the search for solutions rooted in an integral ecology.

This calls for listening to local persons and peoples, recognizing and respecting them as valid dialogue partners. They preserve a direct link to the land, they know its times and ways, and so they know the catastrophic effects produced, in the name of development, by many projects.[31]

3. Providing Alternatives to Displacement

This food will serve as a reserve for the country against the seven years of famine that are to follow in the land of Egypt, so that the land may not perish in the famine (Genesis 41:36).

Viable alternatives to displacement are possible when governments, leaders, institutions and organizations are attentive and truly take into consideration the best interests and concerns of their people, particularly the most vulnerable. The ‘lean years’ are always a possibility, but God can enlighten us with the wisdom to find creative and sustainable ways to alleviate the suffering and alternatives to the trauma of displacement.

Challenge

Most of the time, displacement arises from a lack of alternative livelihoods. People sometimes move because they are convinced that survival is - or will be soon - impossible in their place of origin, including during climate crises.

Response

The Catholic Church is called to enhance the resilience of people affected by the climate crisis and to assist in the search for alternatives to displacement that uphold the right to life, which includes the possibility of living a dignified life, in peace and security. [32] No one should be forced to flee from his or her homeland.

There is no worse form of alienation than to feel uprooted, belonging to no one. A land will be fruitful, and its people bear fruit and give birth to the future, only to the extent that it can foster a sense of belonging among its members, create bonds of integration between generations and different communities, and avoid all that makes us insensitive to others and leads to further alienation.[33]

Developing such ‘climate resilience’ and adaptation requires multi-faceted approaches and the engagement of all stakeholders. The Catholic Church can assist through actions such as the following:

o Disseminating timely, sound and reliable information on the climate crisis and related risks concerning specific territories and their residents. Ensuring the use of traditional, indigenous, and local knowledge, to complement scientific knowledge, in disaster risk assessment and in developing and implementing policies, strategies and plans tailored to specific sectors, localities and contexts, and taking a cross-sectoral approach.

For it is not a case of implementing welfare programmes from the top down, but rather of undertaking a journey together.[34]

o Promoting adaptation in situ to avoid displacement, by encouraging maintenance or reconnection with relevant traditional or indigenous ways of relating to land, nature, and living sustainably on the earth.

It grieves us to see the lands of indigenous peoples expropriated and their cultures trampled on by predatory schemes and by new forms of colonialism, fuelled by the culture of waste and consumerism.[35]

o Facilitating creative and ecology-friendly development programmes aimed at supporting people at risk of displacement, and protecting and strengthening alternative livelihoods, such as agro-ecology, community conservation, education, eco-tourism, and the sustainable use of land and water.

Alternatives can be sought for sustainable herding and agriculture, sources of energy that do not pollute, dignified means of employment that do not entail the destruction of the natural environment and of cultures.[36]

o Promoting meaningful, ethical and sustainable investment in infrastructure, safe housing and livelihood diversification to enhance the resilience and adaptive capacity of people at risk of displacement.

Being united in defence of hope means promoting and developing an integral ecology as an alternative to an outdated model of development [that] continues to produce human, societal and environmental decline.[37]

o Establishing relationships of solidarity and safety nets able to ensure social protection to people at risk of displacement.

o Developing inclusive empowerment of people at risk of displacement, paying special attention to youth and the most vulnerable.

While countries experiencing this flow of migrants and countries to which they travel are affected by this, so too are the governments and Churches of the migrants’ countries of origin, which, with the departure of so many young people, witness the impoverishment of their own future.[38]

o Promoting and helping to coordinate planned and voluntary migration systems for at-risk populations so that relocation can be effectively managed over a period of time.

o Working to ensure, to the extent possible, that individuals can continue to remain in their homes leading lives with dignity by mitigating the push factors such as conflicts and natural devastations caused by the climate crisis.

Ideally, unnecessary migration ought to be avoided; this entails creating in countries of origin the conditions needed for a dignified life and integral development. Yet until substantial progress is made in achieving this goal, we are obliged to respect the right of all individuals to find a place that meets their basic needs and those of their families, and where they can find personal fulfilment.[39]

4. Preparing People for Displacement

Make yourself an ark of gopherwood, put various compartments in it, and cover it inside and out with pitch (Genesis 6:14).

Those for whom displacement is not a voluntary decision must face this reality with courage and faith, counting on God’s accompaniment and support without falling into a fatalistic acceptance of the hopelessness of the journey. God, through the graciousness of the Church and many good people, offers the possibility to prepare oneself to deal with the challenge of displacement.

Challenge

When displacement is effectively the only option, decisions on when, where and how to move are often either motivated by emergency or based on dubious information or incorrect perceptions. Moreover, most people compelled to move are rarely prepared to face the difficulties of displacement, whether it be the journey of flight, finding shelter and then adapting to their changed situation in a new location.

Response

Where climate displacement is a possibility, the Catholic Church is called to engage proactively in preparing people for displacement by providing sound and certified information. This can assist their migration decisions before departure, and enhance preparedness through personal and community empowerment. Actions such as the following, resulting from cooperation among faith-based organizations, civil society organizations, governments and international agencies, will be of relevance:

o Mapping territories particularly affected by CCD and identifying at-risk populations, taking advantage of available tools such as the ‘Inform Risk Index.’[40]

o Conducting social and resource mapping of the host community as well as that of the displaced population.

o Helping to identify and prepare settlement or relocation sites in anticipation of displacement, corresponding to particular disaster-vulnerable communities. Introducing planned and voluntary relocation exercises as well as increased consultation and involvement of all categories of people, to ensure that everyone - in particular those with disabilities and the elderly - is included in decisions affecting their lives.

o Mapping the organizations engaged with CCD and the services offered by them in terms of information provision and empowerment in view of displacement.

o Advocating for streamlined climate finance processes to prioritize the poorest communities, and empowering local communities to access funding as quickly as possible, with appropriate transparency and accountability measures.

o Supporting local authorities in the effective dissemination of relevant and reliable information concerning displacement – including any safeguarding programmes – to all at-risk populations.

o Advocating for the development of programmes that foster people’s coping mechanisms and survival skills to ready them for displacement and adaptation in the new location.

o Establishing solidarity networks between communities of origin and communities of arrival, promoting a collaborative connection in all phases of displacement and ensuring sufficient pastoral support to those communities on arrival.

The Church of origin is, therefore, urged to keep in touch with her members who, for any reason whatsoever, move elsewhere, while the receiving Church needs to assume her responsibilities for them who have now become her members. Both local Churches are called to maintain their specific pastoral responsibilities in a spirit of active and practically-expressed communion.[41]

o Creating capacity building programs aimed at preparing people for long term integration into new communities when return is unlikely to be a viable option.

5. Fostering Inclusion and Integration


Of all other living creatures you shall bring two into the ark, one male and one female, that you may keep them alive with you (Genesis 6:19).

A common home that welcomes and sustains “every living thing” is the unique gift of God’s plentiful creation.[42] To work for creation and a world that continues to embrace life in all its beautiful expressions and forms, without exclusion, is to become co-creators, to continue the mission of the God of life in abundance for all human beings and all “living things.”

Challenge

Large and ungoverned migration flows can overwhelm receiving societies and cause tension and conflict. Often unprepared and lacking the necessary skills and resources, local societies need concrete support, but also encouragement and education if they are to face the challenges presented by migration. Moreover, the range of responses within host communities – including indifference, fear, intolerance and xenophobia – if left unaddressed, may jeopardise efforts towards welcoming, protecting, promoting and integrating CDP.

Response

The Catholic Church is called to engage society and to prepare and encourage people to be welcoming, ready and eager to extend their solidarity to CDP, providing these migrants with shelter and conditions for survival, protecting their rights and dignity, promoting their integral human development, and facilitating social, labour and cultural integration processes.

This can be done through actions such as the following:

○ Networking with governments in the promotion and realization of awareness campaigns; the organization of safe accommodation; access to social care including medical services; legal assistance; and capacity building programmes.

It is not enough … to open one’s doors … and allow them to enter; one must also make it easier for them to become a real part of the society which receives them. Solidarity must become a daily experience of assistance, sharing and participation.[43]

○ Developing awareness campaigns on CCD that include and engage with the host community at all levels so as to build a conducive environment for welcoming CDP, through, for example, the publication of children's books on CCD and utilising social media.

○ Organizing safe accommodation structures and programmes for CDP, with special attention to unaccompanied minors and to the inclusion of vulnerable people in local communities.

○ Developing skills-upgrading programmes and providing assistance in finding employment so that CDP and other people in similar, vulnerable situations are better able to integrate in local communities.

○ Investing in employment-generating projects, with a special attention to agriculture (e.g. small-scale and community farming), and promoting innovative entrepreneurship so as to enhance the possibilities of employment of CDP.

The primacy of agricultural development [...] means ensuring effective resilience, reinforcing in a specific way the ability of the populations to confront crises — natural or man-made — paying attention to the different needs.[44]

○ Empowering CDP to navigate basic social functions successfully through capacity building programmes such as language tutoring, cultural education, courses on active citizenship, and providing spaces for mutual listening and cultural exchange, while engaging locally available resources (people/groups) as much as possible to provide such programs.

○ Preparing host communities, through capacity building activities that raise awareness and facilitate smooth integration processes, to encourage the inclusion of CDP and include the vulnerable among the local population.

I reiterate the need to foster a culture of encounter in every way possible – by increasing opportunities for intercultural exchange, documenting and disseminating best practices of integration, and developing programmes to prepare local communities for integration processes.[45]

6. Exercising a Positive Influence on Policy-Making

Wisdom is better than force, yet the wisdom of the poor man is despised and his words go unheeded (Ecclesiastes 9:16).

Wisdom is first of all a gift from the Holy Spirit, a gift that is not just given to the intelligent and the learned, but also to the marginalized and the “discarded”. Access to power, abundance of resources, great energy and even considerable skills could become useless if they are not directed by wisdom. Any plan, policy or strategy that does not recognize the wisdom that comes from the “poor” ignores the Spirit’s wisdom present in them and will most likely fail.

Challenge

Policies and programmes concerning CCD are often inadequate, short-sighted and influenced by economic concerns. Human intervention, in many cases, can damage the environment as can deregulation based on free market principles. People at risk, including CDP, are rarely included in consultations. As a result, the interests of the few generally prevail over safeguarding the common good.

Many of those who possess more resources and economic or political power seem mostly to be concerned with masking the problems or concealing their symptoms, simply making efforts to reduce some of the negative impacts of climate change. However, many of these symptoms indicate that such effects will continue to worsen if we continue with current models of production and consumption.[46]

Response

The Catholic Church is called to ensure that the views of the vulnerable, like CDP, are heard and taken into account. Fruitful dialogue with governments and decision makers is important in inspiring good policy outcomes concerning CCD, and should be done in accordance with the principles of Catholic social teaching.

There is an urgent need to develop policies so that, in the next few years, the emission of carbon dioxide and other highly polluting gases can be drastically reduced by, for example, substituting for fossil fuels and developing sources of renewable energy. Worldwide there is minimal access to clean and renewable energy. There is still a need to develop adequate storage technologies.[47]

This can be done through effective advocacy actions such as the following:

o Engaging in a real ‘ecological conversion’, with strong commitment and action in caring for the common home and its most vulnerable, including by drawing on those aspects of the Addis Ababa Action Agenda, the Sustainable Development Goals and the Paris Climate Agreement that are relevant and in agreement with Catholic Social Teaching.

They [young people] remind us of the urgent need for an ecological conversion, which “must be understood in an integral way, as a transformation of how we relate to our sisters and brothers, to other living beings, to creation in all its rich variety and to the Creator who is the origin and source of all life.”[48]

o Ensuring that all people, both locals and newcomers such as CDP, have equal and sustained access to basic public services[49] and are provided with proper documentation. They must be able to participate in the formulation of policies that affect them.

We need to stop thinking in terms of “interventions” to save the environment in favour of policies developed and debated by all interested parties. The participation of the latter also entails being fully informed about such projects and their different risks and possibilities; this includes not just preliminary decisions but also various follow-up activities and continued monitoring.[50]

o Alerting governments and humanitarian organizations about the so-called “invisible populations” who, having faced multiple instances of dislocation due to circumstances beyond their control, are particularly vulnerable.

Government leaders must do everything possible to ensure that all can have the minimum spiritual and material means needed to live in dignity and to create and support a family, which is the primary cell of any social development. In practical terms, this absolute minimum has three names: lodging, labour, and land; and one spiritual name: spiritual freedom, which includes religious freedom, the right to education and all other civil rights.[51]

o Advocating for the recognition and protection of those displaced by climate change, including by upholding their human rights and providing humanitarian assistance, in accordance with international law.

There are on-going discussions in order to delegate responsibilities to agencies concerning migration policies for the consequences of climate-induced migration and internally displaced persons because of natural calamities. They obviously need the protection of the international community.[52]

o Sharing human stories, testimonies and data about the reality of climate change and its impact on human existence and the natural world in order to sensitise policy-makers and facilitate effective and far-reaching measures.

Welcome involves attentive listening and mutual sharing of life stories. It requires an openness of heart, a willingness to make one’s life visible to others, and a generous sharing of time and resources.[53]

o Urging policy-makers to adopt existing tools intended to strengthen the resilience of CDP and the communities that host them (for example, this may include certain principles found in the Sendai Framework on Disaster Risk Reduction[54]) and ideally to go further.

o Advocating for governments to consider joining those existing internationally agreed initiatives, frameworks and actions that are in accordance with Catholic social teaching, and to implement the same in their national and regional frameworks.

The obligations to respect the rights and duties originating from international legal instruments with their standards contribute towards the dignity of those on the move, asylum seekers and refugees. They are to be provided with due process, fair trial, and basic rights necessary for them to live a free, dignified and self-reliant life and to be able to build this new life in another society.[55]

o Advocating for the development of policies and programmes that assist relocation and resettlement of CDP, providing them with dignified living conditions, including housing.

o Encouraging safe, regular and orderly migration for at-risk people.

o Adopting a forward-looking approach that takes into consideration measures to prevent developing countries from experiencing situations of combined land degradation and food insecurity that lead to large-scale migration and the development of mega-cities.

o Encouraging and collaborating with governments to create holistic education systems that enable all children, including CDP children, to realize and appreciate fully their common humanity, thereby contributing to peaceful and sustainable national development.

o Promoting consultation with indigenous people and local populations prior to the development of projects which may have a negative impact on the environment and lead to displacement.

7. Extending Pastoral Care

You shall treat the alien who resides with you no differently than the natives born among you; have the same love for him as for yourself; for you too were once aliens in the land of Egypt. I, the LORD, am your God (Leviticus 19:34).

God’s love and mercy are boundless. They do not stop at borders and do not distinguish between citizens and strangers because God cares for the whole human family and the whole of creation. Extending pastoral care entails being faithful and steadfast witnesses of this limitless grace.

Challenge

Confronted with ethnic, cultural, linguistic and ritual differences and special vulnerabilities, local Churches often struggle to develop a specific ministry aimed at caring for CDP and to include the Catholics among them in local parishes.

Response

The Catholic Church is called to welcome, protect, promote and integrate CDP, developing a special focus on pastoral care capable of responding to the different needs of Catholics as well of those of other religions and beliefs.

It is important that catechesis and preaching speak more directly and clearly about the social meaning of existence, the fraternal dimension of spirituality, our conviction of the inalienable dignity of each person, and our reasons for loving and accepting all our brothers and sisters.[56]

This can be done through actions such as the following:

o Creating pastoral ministries and engaging pastoral agents where CCD is likely or already happening. Alternatively, if resources are not available, strengthen existing migrant ministries and chaplaincies.

o Whenever possible, establishing an office for the coordination of ministry to CDP within the Bishops’ Conference, or at the diocesan level where warranted by grave conditions.

o Wherever governments have the resources to assist CDP, consider collaborating and proposing joint projects. The contribution of the Church is to offer the “human face” of the climate crisis to experts, in order to help them better understand the reality at the grass-roots level and respect human dignity.

All of us have a responsibility for the wounded, those of our own people and all the peoples of the earth. Let us care for the needs of every man and woman, young and old, with the same fraternal spirit of care and closeness that marked the Good Samaritan.[57]

o Developing pastoral programs which integrate humanitarian assistance, education for reconciliation, effective protection of rights and dignity, prayer and liturgy, and spiritual and psychological support.

Hope, courage, love and creativity are necessary so that lives can be restored. However, priority must be given to a concerted effort not only to provide these people with logistic and humanitarian assistance but, even more, with specific moral and spiritual support. The aspects of spirituality and formation are to be considered as an integral part of an “authentic culture of welcome”.[58]

o Including Catholic CDP in pastoral programmes in local parishes, offering spiritual care that respects and values them as brothers and sisters with their own cherished languages, traditions, customs and rites, while introducing them to the traditions, customs and rites of the host community.

The forced displacement of indigenous, peasant, afro-descendant and riverside families, pressured to leave or suffocated by the lack of opportunities, demands a joint pastoral response in the urban slums. Accordingly missionary teams will be needed to accompany them, coordinating parishes and other institutions in the Church and beyond, to offer welcome and celebrate inculturated liturgies in the languages of migrants; promoting opportunities for cultural exchanges; enhancing integration in the community and in the city; and encouraging them to take the initiative in this work.[59]

o Empowering and effectively including Catholic CDP in the implementation of pastoral programmes addressing their needs

It is also important to work for mutual knowledge, making use of all opportunities offered by ordinary pastoral work also to involve immigrants in the life of the parishes.[60]

o Promoting ecumenical and interreligious initiatives catering to the material and spiritual needs of all CDP.

Common action and cooperation with the different Churches and ecclesial communities as well as joint efforts with those who profess other religions, could give rise to the preparation of increasingly urgent appeals in favour of refugees and other forcibly displaced persons.[61]

o Involving youth in pastoral work on CCD through the development of creative materials, including for catechism.

[Young people] have much to offer, thanks to their enthusiasm and commitment. To say nothing of their thirst for truth, which constantly reminds us of the fact that hope is not utopian and that peace is always a good that can be attained. We have seen this in the way many young people have become active in calling the attention of political leaders to the issue of climate change.[62]

8. Cooperating in Strategic Planning and Action

One body and one Spirit, as you were also called to the one hope of your call (Ephesians 4:4).

While always acknowledging that a plurality of ideas and plans of action is to be treasured, it is essential to pursue the common good together: a human family created by God as one body. The Church family must never forget that it is the Holy Spirit “who brings forth a rich variety of gifts, while at the same time creating a unity which is never uniformity but a multifaceted and inviting harmony”.[63]

Challenge

CCD poses new and complex challenges, the response to which is the task of all the different religious, social and political actors. Unilateral and uncoordinated actions are likely to jeopardise the speed and effectiveness of responses.

Response

The Catholic Church is called to promote cooperation among all Catholic actors in strategic planning and action concerning CCD; to partner with other faith-based groups and civil society organizations that share the same vision and mission; and to engage in multi-stakeholder collaboration, so as to promote an integrated and human-centred approach to climate displacement. This can be done through actions such as the following:

A global consensus is essential for confronting the deeper problems, which cannot be resolved by unilateral actions on the part of individual countries. Such a consensus could lead, for example, to planning a sustainable and diversified agriculture, developing renewable and less polluting forms of energy, encouraging a more efficient use of energy, promoting a better management of marine and forest resources, and ensuring universal access to drinking water.[64]

o Establishing active networks among all Catholic actors engaged in CCD, coordinated by Bishops’ Conferences at the national and regional levels, in order to exchange positive experiences, learnings, tools and information.

Then for the better coordination of all pastoral activity in favour of immigrants, Episcopal Conferences should entrust it to a special Commission, with the appointment of a National Director to animate the corresponding diocesan commissions.[65]

o Promoting effective cooperation in strategic planning and action with other faith-based and civil society organizations, at the national and regional levels, so as to avoid duplication and waste of resources.

Cooperation among the various Christian Churches and the various non- Christian religions in this charitable work will lead to new advances in the search for and the implementation of a deeper unity of the human family.[66]

o Facilitating collaborative dialogue among faith-based organizations, civil society organizations, government representatives and international agencies, so as to promote national and regional cooperation and joint contingency-planning in anticipation of, during or in the aftermath of disaster driven by climate crisis.

This cooperation has shown how we can “achieve important outcomes, which make it simultaneously possible to safeguard creation, to promote integral human development and to care for the common good, in a spirit of responsible solidarity and with profound positive repercussions for present and future generations”.[67]

o Investing in knowledge sharing, visibility and replication of best practices and communication aimed at proposing innovative thinking and models for action.

o Fostering collaborative advocacy with other faith-based and civil society organizations.

The phenomenon of global warming [...] demands a collective response capable of placing the common good over particular interests. [...] There is a need for political leaders to work diligently to reestablish a culture of dialogue for the sake of the common good, to reinforce democratic institutions and promote respect for the rule of law, as a means of countering anti-democratic, populist and extremist tendencies.[68]

o Fostering active engagement from the international community through technical support and financial assistance to the weakest nations experiencing climate displacement.

For poor countries, the priorities must be to eliminate extreme poverty and to promote the social development of their people. [...] They are likewise bound to develop less polluting forms of energy production, but to do so they require the help of countries which have experienced great growth at the cost of the ongoing pollution of the planet.[69]

o Promoting, in collaboration with all stakeholders, the development of an early warning response system in order to monitor in real time the displacement of people and activate responses at the national or regional level.

9. Promoting Professional Training in Integral Ecology

To equip the holy ones for the work of ministry, for building up the body of Christ (Ephesians 4: 12).

The talents and gifts received from God are not to be hidden and squandered out of fear, laziness, indifference or greed. They need to be enhanced and fine-tuned so that we become well-equipped to continue the ministry entrusted to us: to build together the one and wonderfully diverse body of Christ, to be brothers and sisters in the common home created by God.

Challenge

The scope and complexity of the response to the challenges posed by CCD demand professional knowledge and expertise on the issue. Pastoral coordinators and agents cannot simply improvise, as this could lead to failure of initiatives.

Response

The Catholic Church is called to organize and offer professional training in integral ecology to pastoral agents and other practitioners who share the same vision and mission. This kind of training needs to be wide in its scope, and adapted for the diverse needs of a large constituency from the displaced to Bishops. This can be done through actions such as the following:

o Organizing and offering formal and informal education on CCD and integral ecology, always keeping in mind the implications of human dignity and of human ecology, with a clear theological perspective.

The right to education – also for girls (excluded in certain places) – [...] is ensured first and foremost by respecting and reinforcing the primary right of the family to educate its children, as well as the right of churches and social groups to support and assist families in the education of their children. Education conceived in this way is the basis for the implementation of the 2030 Agenda and for reclaiming the environment.[70]

o Producing resource materials (books, films, etc.) for youth and children that incorporate CCD themes.

This can be accomplished in a demanding but highly productive effort to rethink and update the aims and integration of the different disciplines and the teaching imparted in ecclesiastical studies within this specific framework and intentionality. Today, in fact, “what is called for is an evangelization capable of shedding light on these new ways of relating to God, to others and to the world around us, and inspiring essential values. It must reach the places where new narratives and paradigms are being formed” (EG, 74).[71]

o Including elements of integral ecology and of ecological conversion in all courses on Catholic social teaching: in seminaries, lay formation curricula, catechists' formation courses, religion and Christian ethics classes.

This vast and pressing task requires, on the cultural level of academic training and scientific study, a broad and generous effort at a radical paradigm shift, or rather – dare I say – at “a bold cultural revolution” (LS, 114).[72]

o Improving the local Church’s capacity to collect and monitor relevant data on CCD at the national and regional levels.

o Updating, on a regular basis, assessments on CCD and future scenarios and sharing them among partners, so as to contribute to tailoring strategic planning and action.

o Enhancing knowledge about relevant agreements such as the United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) Conference of the Parties (COP); the UN Convention to Combat Desertification; the Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-30; the 2030 Agenda for Sustainable Development; the FAO Voluntary Guidelines on the Responsible Governance of Tenure and on the Right to adequate Food.

10. Fostering Academic Research on CCD

The mind of the intelligent gains knowledge, and the ear of the wise seeks knowledge (Proverbs 18:15).

A wise and truly intelligent person acquires knowledge through the painstaking and patient work of researching certain issues, like displacement, that represent crucial challenges that Christians are called to engage with in our world. The quest for knowledge is not just for knowledge’s sake, but serves to understand reality properly in order to act intelligently and according to God’s loving will for all human beings.

Challenge

Several Catholic academic institutions have already carried out scientific research on CCD, but studies on the CCD nexus and future scenarios are rare.

Ecclesiastical studies cannot be limited to passing on knowledge, professional competence and experience to the men and women of our time who desire to grow as Christians, but must also take up the urgent task of developing intellectual tools that can serve as paradigms for action and thought, useful for preaching in a world marked by ethical and religious pluralism.[73]

Response

The Catholic Church is called to enhance scientific research on CCD, and to invite Catholic academic institutions and scholars to engage proactively in this field of study. This can be done through actions such as the following:

○ Supporting the development of academic programmes addressing CCD, based on collaboration among Catholic academic institutions and scholars.

This ministry clearly requires adequate formation for all those who intend, or are mandated, to carry it out. It is, therefore, necessary that, from the outset, in the seminaries, “spiritual, theological, juridical and pastoral formation [...] be geared towards the problems raised by the pastoral care of people on the move.”[74]

○ Establishing global and/or regional observatories for constant monitoring, collection and encoding of data and updated assessment on CCD.

○ Promoting collaborative research related to CCD, for instance on the human dimension of CCD, agricultural and rural development, urban development, poverty alleviation, special vulnerability of women and children, nutrition and food security, social protection mechanisms for displaced people, or resilience and adaptation.

[There is an] urgent need for “networking” between those institutions worldwide that cultivate and promote ecclesiastical studies, in order to set up suitable channels of cooperation also with academic institutions in the different countries and with those inspired by different cultural and religious traditions.[75]

○ Documenting best practices of climate resilience, assistance during displacement, and social inclusion; and developing recommendations for risk assessment, climate adaptation strategies and contingency plans.

Specialized centres of research need to be established in order to study the epochal issues affecting humanity today and to offer appropriate and realistic paths for their resolution.[76]

○ Promoting wider academic understanding, inclusive of the spiritual perspective and consistent with Catholic social teaching.

To do so calls not only for profound theological knowledge, but also the ability to conceive, design and achieve ways of presenting the Christian religion capable of a profound engagement with different cultural systems. All this calls for increased quality in scientific research and a gradual improvement in the level of theological studies and related sciences.[77]

CONCLUSION

We sincerely hope that the readers of this booklet will be drawn to deepen their awareness of the climate crisis, its causes, its development, its consequences and the prospects for attenuating and properly managing it, especially when considering CCD.

Can we disregard the growing phenomenon of “environmental refugees”, people who are forced by the degradation of their natural habitat to forsake it – and often their possessions as well – in order to face the dangers and uncertainties of forced displacement?[78]

The question answers itself: “No, we cannot!” And therefore this booklet is eminently pastoral, as the first word of its title states, and eminently practical, as the titles of its ten sections make clear.

“Young people demand change. They wonder how anyone can claim to be building a better future without thinking of the environmental crisis and the sufferings of the excluded”[79] among which are, in this case, the sufferings of those whom the climate crisis forces to flee.

Thankful for the awareness which, by the grace of God, is growing amongst the inhabitants of the globe, the Church will continue to highlight the plight of those displaced by the climate crisis and seek to increase awareness of their distress, and encourage us to do something effective about it.

POCDP aims for us to “start from below and, case by case, act at the most concrete and local levels, and then expand to the farthest reaches of our countries and our world”[80] to welcome, protect, promote and integrate those whom the climate crisis has robbed, injured and abandoned -- much like the poor fellow for whom the Good Samaritan showed such great care and concern.

HOW TO USE THIS DOCUMENT

The M&R Section hopes that local churches and Catholic organizations will find the POCDP useful in addressing the issue of CDP and the concrete needs of our affected brothers and sisters. When evaluating programmes or planning new ones, when raising awareness or doing advocacy, please feel very free to focus on the responses detailed in the POCDP which seem especially relevant in your area, and add others based on the social teaching of the Church. More specifically, the Section suggests the following:

  1. To use the POCDP in information and awareness campaigns and to guide local efforts to welcome, protect, promote and integrate CDP.
  2. To share this booklet with Catholic NGOs and civil society groups in your country -- especially those concerned with CDP and other vulnerable people on the move -- inviting them to join in common action and advocacy.
  3. To work with government officials responsible for CDP and to enter into dialogue with them on the basis of these POCDP.

The M&R Section is keen to collect the experiences of CDPs and of those involved in accompanying them. The intention is to give particular visibility to positive experiences, fruitful initiatives and good practices. The M&R Section is also interested in receiving feedback about how the POCDP are taken up pastorally, ecumenically, inter-religiously and by organizations of civil society; and about academic, business and government responses. Please send such news to Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

To access the files of this booklet or its documents, or for updates and reflections, please visit the M&R website: migrants-refugees.va

In the name of all CDP and of those who generously and selflessly accompany them, may God bless every effort of justice and every work of mercy to “gather the outcasts of Israel; the dispersed of Judah [...] from the four corners of the earth” (Isaiah 11:12).

_______________

[1] Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), Global Warming of 1.5°C. An IPCC Special Report on the impacts of global warming of 1.5°C above pre-industrial levels and related global greenhouse gas emission pathways, in the context of strengthening the global response to the threat of climate change, sustainable development, and efforts to eradicate poverty, Geneva 2018, Chapter 1.

[2] Cf. BioScience 70/1, 2020.

[3] Francis, Message for the World Day of Prayer for the Care of Creation, Vatican City 2020.

[4] Francis, Address to Participants in the 41st General Conference of the FAO, Vatican City 2019.

[5] CA, 31.

[6] LS, 30.

[7] LS, 28.

[8] Cf. Internal Displacement Monitoring Centre, Global Report on Internal Displacement (GRID) 2020, Geneva 2020. The IDMC is a leading source of information and analysis with its annual GRID https://www.internal-displacement.org The IDMC is part of the Norwegian Refugee Council www.nrc.no

[9] Cf. Ibidem.

[10] Cf. Ibidem.

[11] LS, 57.

[12] Saint Paul VI, Apostolic Letter Octogesima Adveniens, Vatican City 1971

[13] Cf. Saint Paul VI, Encyclical Letter Populorum Progressio, Vatican City 1967: AAS 59 (1967), 264.

[14] FT, 21.

[15] United Nations Ocean Conference, Factsheet: People and Oceans, 2017, https://www.un.org/sustainabledevelopment/wp-content/uploads/2017/05/Ocean-fact-sheet-package.pdf.

[16] Intergovernmental Panel on Climate Change, Special Report on 1.5°C (2018), Chapter 3.

[17] Ibidem.

[18] B. Neumann et al., Future Coastal Population Growth and Exposure to Sea-Level Rise and Coastal Flooding: A Global Assessment, PloS One 10, no. 3, March 2015.

[19] Cf. World Bank, Groundswell. Preparing for Internal Climate Migration, World Bank Group, 2018.

[20] Cf. Suárez-Orozco, M. (ed.), Humanitarianism and Mass Migration: Confronting the World Crisis, 1st ed., University of California Press, 2019.

[21] Benedict XVI, Message for the World Day of Peace, Vatican City 2009.

[22] Francis, Message for the 23th Session of the Conference of the Parties, Bonn, 2017.

[23] Francis, Message for the World Day of Prayer for the Care of Creation, Vatican City 2018.

[24] QA, 58.

[25] CIV, 51.

[26] QA, 58.

[27] FT, 127.

[28] Synod Of Bishops Special Assembly for the Pan-Amazonian Region, The Amazon: New Paths for the Church and for an Integral Ecology, Vatican City 2019, 23.

[29] Francis, Message for the 2014 World Day of Peace, Vatican City 2013.

[30] Francis, Message to the Participants in the UN Framework Convention on Climate Change, Vatican City 2019.

[31] Francis, Address to Authorities, Civil Society and the Diplomatic Corps in Lima, Peru 2018.

[32] Article 3 of the Universal Declaration of Human Rights.

[33] Francis, Address to Authorities, Civil Society and the Diplomatic Corps in Tallinn, Estonia 2018.

[34] FT, 129.

[35] CCEE, FABC, FCBCO, COMECE, SECAM, 2018 Joint Statement on Climate Justice by Bishops Conferences, Rome 2018.

[36] QA, 17.

[37] Francis, Address to Authorities, Civil Society and the Diplomatic Corps in Lima, Peru 2018.

[38] Francis, Address to the Bishops of the Mediterranean, Bari 2020.

[39] FT, 129.

[40] INFORM is a collaboration of the Inter-Agency Standing Committee Reference Group on Risk, Early Warning and Preparedness and the European Commission. Cf. https://drmkc.jrc.ec.europa.eu/inform-index.

[41] WCR, 93.

[42] Cf LS, 1.

[43] John Paul II, Speech to the participants in the Third World Congress on the Pastoral Care of Migrants and Refugees, Vatican City 1991, 3.

[44] Francis, Address to Participants in the 39th Session of F.A.O., Vatican City 2015.

[45] Francis, Message for the 104th World Day of Migrants and Refugees, Vatican City 2017.

[46] LS, 26.

[47] LS, 26.

[48] Francis, Address to the Members of the Diplomatic Corps accredited to the Holy See, Vatican City 2020.

[49] Cf United Nations, Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, 2018, 31.

[50] LS, 183.

[51] Francis, Address to the Members of the General Assembly of the United Nations Organization, New York 2015.

[52] WCR, Presentation.

[53] WCR, 83.

[54] The Sendai Framework on Disaster Risk Reduction is a tool elaborated by the United Nations Office for Disaster Risk Reduction (UNDRR) to prevent new and reduce existing disaster risks. Cf. UNDRR, Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030.

[55] WCR, Presentation.

[56] FT, 86.

[57] FT, 79.

[58] WCR, 85.

[59] Synod Of Bishops, Special Assembly For The Pan-amazonian Region, The Amazon: New Paths for the Church and for an Integral Ecology, Vatican City 2019, 29.

[60] EMCC, 50.

[61] WCR, 110.

[62] Francis, Address to the Members of the Diplomatic Corps accredited to the Holy See, Vatican City 2020.

[63] EG, 117.

[64] LS, 164.

[65] EMCC, 70.

[66] RCS, 34.

[67] Francis, Address to the Participants in the XXXI Meeting of the Parties to the Montreal Protocol, Vatican City 2019.

[68] Francis, Address to the Members of the Diplomatic Corps accredited to the Holy See, Vatican City 2020.

[69] LS, 172.

[70] Francis, Address to the Members of the General Assembly of the United Nations Organization, New York 2015.

[71] VG, 4.

[72] VG, 4.

[73] VG, 5.

[74] WCR, 101.

[75] VG, 4.

[76] VG, 4.

[77] VG, 5.

[78] Benedict XVI, Message for the World Day of Peace, Vatican City 2009.

[79] LS, 13.

[80] FT, 78.

Testo in lingua spagnola

ORIENTACIONES PASTORALES SOBRE DESPLAZADOS CLIMÁTICOS

Sección Migrantes y Refugiados - Sector de Ecología Integral

Dicasterio para el Servicio del Desarrollo Humano Integral


DOCUMENTO:

1. Reconocer el nexo entre crisis climática y desplazamiento

2. Promover acciones de sensibilización y divulgación

3. Proporcionar alternativas al desplazamiento

4. Preparar a las personas para el desplazamiento

5. Favorecer la inclusión y la integración

6. Ejercer una influencia positiva en la formulación de políticas

7. Ampliar la atención pastoral

8. Colaborar en la planificación y la acción estratégicas

9. Promover la formación profesional en Ecología Integral

10. Potenciar las actividades de investigación académica sobre la crisis climática y el desplazamiento

CONCLUSIONES

CÓMO UTILIZAR EL DOCUMENTO

PRÓLOGO

Las Orientaciones Pastorales sobre Desplazados Climáticos recogen hechos, interpretaciones, políticas y propuestas pertinentes al ámbito del fenómeno del desplazamiento por razones ambientales. Para empezar, les propongo retomar la famosa frase pronunciada por Hamlet, “ser o no ser”, y transformarla en “ver o no ver, ésa es la cuestión”. Todo, de hecho, empieza por nuestro ver, sí, por el mío y por el suyo.

Estamos inundados de noticias e imágenes que muestran a pueblos enteros desarraigados de sus tierras a causa de desastres naturales provocados por el clima, por lo que se ven obligados a migrar. Pero el efecto que tienen estas historias en nosotros y cómo respondemos, si suscitan en nosotros respuestas fugaces o desencadenan algo más profundo, si nos parece algo lejano o las tenemos muy presentes, depende de nosotros, si nos esforzamos por ver el sufrimiento que conlleva cada historia para así “tomar dolorosa conciencia, atrevernos a convertir en sufrimiento personal lo que le pasa al mundo, y así reconocer cuál es la contribución que cada uno puede aportar” (Laudato si’, 19).

Cuando las personas se ven obligadas a migrar porque el ambiente en el que viven ya no es habitable, nos puede parecer la consecuencia de un proceso natural, algo inevitable. Sin embargo, el deterioro del clima es muy a menudo el resultado de decisiones equivocadas y de actividades destructivas, del egoísmo y de la negligencia, que ponen a la humanidad en conflicto con la creación, nuestra casa común.

A diferencia de la pandemia del COVID-19, que se abatió sobre nosotros repentinamente, sin previo aviso y casi en todas partes, y que nos afectó a todos a la vez, la crisis climática empezó a partir de la Revolución Industrial. Durante mucho tiempo se ha venido desarrollando con tal lentitud que ha sido prácticamente imperceptible, con excepción de unos pocos con visión de futuro. Incluso ahora, sus repercusiones se manifiestan de manera desigual: el cambio climático afecta a todo el mundo, pero quienes menos han contribuido a ello son los que más sufren sus consecuencias negativas.

Sin embargo, al igual que la crisis del COVID-19, el número enorme y cada vez mayor de personas desplazadas a causa de la crisis climática, se está convirtiendo rápidamente en una gran emergencia de nuestra época, tal y como podemos ver casi todas las noches en nuestras pantallas, y que exige respuestas globales.

Me vienen a la mente las palabras que el Señor pronunció por boca del profeta Isaías que, adaptadas a nuestra realidad, adquieren un significado especial: Venid entonces, y discutiremos. Si estáis dispuestos a escuchar, nos aguarda un gran futuro juntos. Pero si rehusáis y os negáis a escuchar y actuar, os devorará el calor, la contaminación, la sequía aquí y la subida de las aguas allí (cf. Isaías 1,18-20).

Cuando miramos, ¿qué vemos? Muchos están siendo “devorados” en condiciones que son imposibles para la supervivencia. Obligados a abandonar campos y costas, casas y aldeas, huyen apresuradamente, llevando consigo tan sólo unos pocos recuerdos y pertenencias, fragmentos de su cultura y de su tradición. Partieron llenos de esperanza, con la intención de volver a empezar desde cero en un lugar seguro. Sin embargo, la mayoría termina viviendo en barrios marginales peligrosamente hacinados o en asentamientos improvisados, esperando su destino.

Quienes han sido expulsados de sus hogares por culpa de la crisis climática necesitan ser acogidos, protegidos, promovidos e integrados. Quieren volver a empezar. Para que puedan crear un nuevo futuro para sus hijos, es necesario que se les permita hacerlo y se les tiene que ayudar. Acoger, proteger, promover e integrar son todos los verbos que se corresponden a acciones útiles. Quitemos, entonces, uno por uno, esos escollos que bloquean el camino de los desplazados, aquello que les reprime y margina, que les impide trabajar y acudir a la escuela, lo que les convierte en invisibles y les niega su dignidad.

Las Orientaciones Pastorales sobre Desplazados Climáticos nos invitan a ampliar la forma en que miramos este drama de nuestro tiempo. Nos impulsan a ver la tragedia del desarraigo prolongado que hace gritar a nuestros hermanos y hermanas, año tras año: “No podemos volver atrás y no podemos empezar de nuevo”. Nos invitan a tomar conciencia de la indiferencia de la sociedad y de los gobiernos ante esta tragedia. Nos piden que veamos y nos preocupemos. Invitan a la Iglesia y a demás personas a actuar juntos, y nos explican cómo podemos hacerlo.

Esta es la obra que nos pide el Señor ahora, y en ella hay una inmensa alegría. No podemos salir de una crisis como la del clima o la del COVID-19 encerrándonos en el individualismo, sino sólo “estando unidos”, mediante el encuentro, el diálogo y la colaboración. Esta es la razón por la que me complace especialmente que se hayan elaborado las Orientaciones Pastorales sobre Desplazados Climáticos, en el marco del Dicasterio para el Servicio del Desarrollo Humano Integral, junto con la Sección Migrantes y Refugiados y el Sector de Ecología Integral. Esta colaboración es en sí misma una señal del camino a seguir.

Ver o no ver, es la pregunta que nos lleva a responder actuando juntos. Estas páginas nos muestran qué necesitamos y qué debemos hacer, con la ayuda de Dios.

Franciscus

ACRÓNIMOS

ACR: Pontificio Consejo “Cor Unum” y Pontificio Consejo para la Pastoral de los Emigrantes e Itinerantes, Acoger a Cristo en los Refugiados y en los Desplazados Forzosos, Ciudad del Vaticano, 2013.

CA: San Juan Pablo II, Carta Encíclica Centesimus Annus, Ciudad del Vaticano, 1991.

CCD: Crisis Climática y Desplazamiento.

CDP: Desplazados Climáticos.

CIV: Benedicto XVI, Carta Encíclica Caritas in Veritate, Ciudad del Vaticano, 2009.

CV: Francisco, Exhortación Apostólica Postsinodal Christus Vivit, Ciudad del Vaticano, 2019.

EG: Francisco, Exhortación Apostólica Evangelii Gaudium, Ciudad del Vaticano, 2013.

EMCC: Pontificio Consejo para la Pastoral de los Emigrantes e Itinerantes, Instrucción Erga migrantes caritas Christi, Ciudad del Vaticano, 2004.

FT: Francisco, Carta Encíclica Fratelli Tutti, Ciudad del Vaticano, 2020.

IDP: Desplazados Internos.

LS: Francisco, Carta Encíclica Laudato Si’, Ciudad del Vaticano, 2015.

M&R: Sección Migrantes y Refugiados del Dicasterio para el Servicio del Desarrollo Humano Integral.

OPDC: Sección Migrantes y Refugiados, Orientaciones Pastorales sobre Desplazados Climáticos, Ciudad del Vaticano, 2021.

OPDI: Sección Migrantes y Refugiados, Orientaciones Pastorales sobre Desplazados Internos, Ciudad del Vaticano, 2020.

QA: Francisco, Exhortación Apostólica Postsinodal Querida Amazonia, Ciudad del Vaticano, 2020.

RDS: Pontificio Consejo “Cor Unum” y Pontificio Consejo para la Pastoral de los Emigrantes e Itinerantes, Los Refugiados: Un Desafío a la Solidaridad, Ciudad del Vaticano, 1992.

VG: Francisco, Constitución Apostólica Veritatis Gaudium, Ciudad del Vaticano, 2017.

GLOSARIO

En este documento, la expresión Iglesia católica indica e incluye el liderazgo oficial de la Iglesia, los obispos y las conferencias episcopales, los sacerdotes, las religiosas y religiosos, los funcionarios y responsables de organizaciones humanitarias y caritativas de inspiración católica, que se ocupan de cuestiones relacionadas con la migración y cada miembro de la Iglesia católica.

La crisis climática es un término que se emplea cada vez más para transmitir una apremiante emergencia con respecto a la situación actual del cambio climático provocado por las actividades humanas y la urgencia con la que debemos responder a fin de evitar consecuencias desastrosas.

Los desplazados climáticos (CDP) son aquellos individuos o grupos de personas que se ven obligados a abandonar su lugar de residencia habitual debido a una grave crisis climática. Los desplazamientos pueden surgir a causa de factores desencadenantes que se producen de forma repentina, principalmente fenómenos meteorológicos extremos como inundaciones, tormentas, sequías e incendios forestales, o procesos que se van desenvolviendo lentamente, como la desertificación, el agotamiento de los recursos naturales, la escasez de agua, el aumento de las temperaturas y la subida del nivel del mar. En el caso de peligros de origen natural, como los fenómenos meteorológicos extremos, es posible que las víctimas desplazadas puedan regresar a sus hogares. Sin embargo, el desplazamiento será permanente para la mayoría de las víctimas de desastres naturales graves y de procesos de desarrollo a largo plazo, como el aumento del nivel del mar. El desplazamiento puede tener lugar dentro de un Estado o a través de una frontera internacional.

La resiliencia climática es la capacidad de prepararse, adaptarse y responder a fenómenos y efectos relacionados con el clima. Mejorar la resiliencia climática implica comprender cómo la crisis climática generará nuevos riesgos y adoptar medidas para afrontar mejor estos riesgos.

El desplazamiento es aquella situación en la que las personas se ven obligadas a abandonar el lugar donde normalmente residen y a desplazarse a otro lugar, ya sea dentro del territorio nacional o al extranjero.

INTRODUCCIÓN

En los últimos años, la comunidad internacional ha reconocido la magnitud de la crisis climática y ha realizado esfuerzos considerables para mitigar sus efectos mediante la adopción de varios acuerdos. La Iglesia católica reconoce y valora dichos esfuerzos dirigidos al establecimiento de marcos jurídicos, recopilación de datos y procedimientos rigurosos de análisis sobre las consecuencias de la crisis climática, así como el compromiso de muchos agentes de la sociedad civil, en particular los jóvenes, para responder a este desafío.

La crisis climática posee un “rostro humano”. Es ya una realidad para una multitud de personas en todo el mundo, en particular para quienes son más vulnerables. La Iglesia católica reafirma su solicitud maternal por todos los que han sido desplazados a causa de sus efectos. Esta situación concreta de vulnerabilidad es la raison d’être del presente documento.

El magisterio de la Iglesia católica ya había analizado la difícil situación que atraviesan los desplazados internos, junto con otras categorías de migrantes, y dicho análisis dio lugar a una serie de reflexiones e instrucciones relativas a su atención pastoral, tal y como se refleja, en particular, en la Carta Encíclica Laudato Si’. Las Orientaciones Pastorales sobre Desplazados Climáticos (OPDC) se centran exclusivamente en los desplazados climáticos (CDP), destacando los nuevos retos que plantea la actual situación mundial y sugiriendo respuestas pastorales adecuadas. El objetivo principal de estas Orientaciones es el de proporcionar algunas consideraciones clave, útiles para las conferencias episcopales, Iglesias locales, congregaciones religiosas, organizaciones católicas, agentes de pastoral y todos los fieles católicos, a la hora de planificar su acción pastoral y desarrollar programas concebidos para brindar una asistencia eficaz a los desplazados climáticos.

Las OPDC están profundamente arraigadas en la reflexión y en el magisterio de la Iglesia, además de en su experiencia práctica, con el fin de responder a las necesidades de los desplazados climáticos, ya sea de quienes se han desplazado dentro de las fronteras de sus países de origen, como fuera de ellas. Los desplazados climáticos son migrantes y este documento se inspira, precisamente, en aquellos documentos magisteriales que se refieren a los migrantes, y que por tanto son aplicables también a los desplazados climáticos. Asimismo, las OPDC se basan en la dilatada experiencia práctica de muchas organizaciones católicas que trabajan en este ámbito y en las observaciones formuladas por los representantes de las conferencias episcopales. Aunque han sido aprobadas por el Santo Padre, estas Orientaciones no pretenden ser exhaustivas con respecto a la enseñanza de la Iglesia sobre la crisis climática y el desplazamiento.

Las OPDC presentan diez retos asociados al desplazamiento generado por el cambio climático y a sus víctimas. Estos retos, junto con las respuestas presentadas por la Iglesia católica, sientan las bases de la planificación de acciones pastorales para los CDP y, con este documento, manifiestan la solicitud pastoral del Papa hacia los CDP. Este documento cuenta también con una sección dedicada a la cooperación y al trabajo en equipo, fundamentales en aquellos proyectos llevados a cabo con éxito y esenciales para una prestación eficaz y eficiente, de servicios para los CDP.

1. Reconocer el nexo entre crisis climática y desplazamiento

[Los marineros] echaron la sonda y midieron veinte brazas; pasando un poco más adelante, sondearon de nuevo y midieron quince brazas. Temerosos de que fuéramos empujados contra una escollera, echaron cuatro anclas por popa, esperando con ansia que se hiciera de día. [...] Los naturales nos mostraron una hospitalidad poco común, pues encendieron una hoguera a causa de la lluvia que caía y del frío (Hch, 27, 28-29; 28, 2).

Tormentas fuertes, huracanes violentos y ciclones catastróficos siguen causando devastación. De hecho, son cada vez más frecuentes e intensos, a medida que empeora la crisis climática. Estamos presenciando cómo crece el número de personas que se ven obligadas a desplazarse a causa de los efectos devastadores de la crisis climática y otras manifestaciones de la crisis ecológica. En la práctica, se está destruyendo la vida y los hogares de muchos de nuestros hermanos y hermanas en todo el mundo. Muchos de ellos han tenido que huir de sus países de origen en busca de seguridad y protección.

Como cristianos, creemos que las noches más oscuras pueden iluminarse gracias al amor y al cuidado del prójimo. Los malteses acogieron con extrema amabilidad a San Pablo y a sus compañeros náufragos. Las personas sin hogar encontraron un hogar cuando fueron recibidas con los brazos abiertos, alimentadas y protegidas. Se encendió un fuego, un “hogar”, creando un ambiente cálido contra el frío de la indiferencia.

La crisis climática

Uno de los factores que convierten al planeta Tierra en un hogar único para la vida es su singular clima. No obstante, tras más de 10.000 años de relativa estabilidad, durante todo el período de la civilización humana, el clima de nuestro planeta está cambiando rápidamente debido a la actividad humana.

La temperatura media de la superficie terrestre ha aumentado aproximadamente 1,1 °C desde la época preindustrial, causando “profundas alteraciones en los sistemas humanos y naturales, como el incremento de las sequías, las inundaciones y otros fenómenos climáticos extremos, el aumento del nivel del mar y la pérdida de biodiversidad”[1]. El actual ritmo de aceleración del calentamiento es mayor que en los últimos 65 millones de años.

Nos encontramos ya inmersos en una crisis climática, una crisis que avanza rápidamente. En noviembre de 2019, 11.000 científicos se reunieron para declarar que el planeta se enfrenta a “una emergencia climática”[2], una preocupación de la que se hizo eco el Papa Francisco en su Mensaje para la Jornada Mundial de Oración por el Cuidado de la Creación el 1 de septiembre de 2020, cuando declaró que “estamos en medio de una emergencia” y que “se nos acaba el tiempo”[3].

El rostro “humano” de la crisis

La crisis climática no representa una amenaza futura abstracta. La subida de la temperatura de poco más de 1 °C desde la era industrial ya está causando un inmenso sufrimiento a millones de nuestros hermanos y hermanas en todo el mundo, por no hablar de los daños causados a los ecosistemas y al resto del bioma.

Como reconoció acertadamente el Papa Francisco, “es evidente la conexión entre la fragilidad ambiental, la inseguridad alimentaria y los movimientos migratorios”[4]. La crisis climática también representa una amenaza para los derechos humanos fundamentales, como el derecho a la vida, a un suministro adecuado de agua potable y alimentos, a una vivienda digna (o refugio) y a la salud.

Son las comunidades pobres y vulnerables de todo el mundo quienes sufren de manera desproporcionada las consecuencias de las crisis ecológica y climática. Son los más inocentes, puesto que son los que menos han contribuido a causar el problema en su origen. Se trata pues de una cuestión de naturaleza profundamente moral, que exige una justicia ecológica. Al fin y al cabo, la tierra está destinada a ser una casa común, donde todos tienen derecho a vivir y prosperar. Las palabras proféticas pronunciadas por San Juan Pablo II, de las que se hizo eco el Papa Francisco en Fratelli Tutti, resultan ser muy pertinentes: “Dios ha dado la tierra a todo el género humano para que ella sustente a todos sus habitantes, sin excluir a nadie ni privilegiar a ninguno”[5].

El agotamiento de los recursos naturales básicos que proporciona la tierra, el agua en particular, puede causar el desplazamiento temporal o permanente de familias y comunidades enteras. “El acceso al agua potable y segura es un derecho humano básico, fundamental y universal, porque determina la sobrevivencia de las personas, y por lo tanto es condición para el ejercicio de los demás derechos humanos”[6]. En muchas partes del mundo, la escasez de agua es un grave problema, pero “se da especialmente en África, donde grandes sectores de la población no acceden al agua potable segura, o padecen sequías que dificultan la producción de alimentos. En algunos países hay regiones con abundante agua y al mismo tiempo otras que padecen grave escasez”[7].

La crisis está teniendo repercusiones desproporcionadas en grupos vulnerables como los niños, las mujeres, las personas con discapacidad, los pueblos indígenas y las personas que viven en zonas rurales. Algunos de los denominados “puntos calientes” geográficos afectados por la crisis climática son las regiones fluviales, donde la densidad demográfica es sumamente elevada, como el delta del Ganges (Bangladesh en particular), del Mekong y del Nilo, los países de la región del Sahel en el norte de África, los pequeños Estados insulares, los Países centroamericanos, particularmente vulnerables a huracanes, y las regiones costeras y de litoral bajo en todo el mundo.

Una crisis climática que conduce al desplazamiento

La crisis climática puede provocar desplazamientos cuando los hogares se hacen inhabitables o se pierden los medios de subsistencia. El desplazamiento puede producirse debido a factores desencadenantes de aparición rápida, sobre todo fenómenos meteorológicos extremos, como inundaciones, tormentas, sequías e incendios forestales, o debido a procesos de aparición lenta, como la desertificación, el agotamiento de los recursos naturales, la escasez de agua, la subida de las temperaturas y el aumento del nivel del mar. También debemos tener presente que el desplazamiento puede tener múltiples causas.

La crisis climática ya está impulsando e intensificando los desplazamientos de personas debido a desastres naturales, a corto y largo plazo. Tan sólo en 2019, hubo más de 33 millones de nuevos desplazamientos, lo cual elevaría el número total a casi 51 millones, la cifra más alta jamás registrada. De estos, 8,5 millones se produjeron como consecuencia de conflictos y violencia y 24,9 millones a causa de desastres naturales[8]. En el primer semestre de 2020, se registraron 14,6 millones de nuevos desplazamientos; 9,8 millones, como consecuencia de desastres naturales y 4,8 millones, a causa de conflictos y violencia[9]. Se estima que, entre 2008 y 2018[10], más de 253,7 millones de personas fueron desplazadas como consecuencia de desastres naturales, por lo que tales desastres desplazaron un número de tres a diez veces mayor que los conflictos armados en todo el mundo, dependiendo de la región en cuestión.

La crisis climática puede también generar conflictos en todo el mundo, que a su vez pueden ser otro factor del desplazamiento. El nexo es real, aunque no siempre es directo. En algunas situaciones, la crisis climática conlleva el agotamiento de los recursos naturales, y esto puede generar conflictos entre comunidades y naciones, ya que está en juego el acceso a recursos ya de por sí insuficientes. El cambio climático puede considerarse como un “multiplicador de amenazas”, dado que intensifica los conflictos existentes en aquellos lugares donde escasean los recursos. Como advierte el Papa Francisco en Laudato Si’, “es previsible que, ante el agotamiento de algunos recursos, se vaya creando un escenario favorable para nuevas guerras, disfrazadas detrás de nobles reivindicaciones”[11].

Lamentablemente, algunas formas desequilibradas de desarrollo también pueden contribuir al aumento de la pobreza y el desplazamiento. Como advirtió San Pablo VI hace casi medio siglo, “bruscamente, la persona adquiere conciencia de ella; debido a una explotación inconsiderada de la naturaleza, corre el riesgo de destruirla y de ser a su vez víctima de esta degradación”[12]. A este respecto, nuestros mismos modelos económicos distorsionados contribuyen a este desequilibrio. “Hay reglas económicas que resultaron eficaces para el crecimiento, pero no así para el desarrollo humano integral[13]. Aumentó la riqueza, pero con inequidad, y así lo que ocurre es que «nacen nuevas pobrezas»”[14].

En el caso de peligros de origen natural, como los fenómenos meteorológicos extremos, es posible que las víctimas desplazadas puedan regresar a sus hogares. Sin embargo, el desplazamiento será permanente para la mayoría de las víctimas de desastres naturales graves y de procesos a largo plazo, como el aumento del nivel del mar.

Debido al calentamiento del clima, el nivel del mar seguirá aumentando, representando así una amenaza para ciudades y tierras agrícolas y de pastoreo en todo el mundo. Alrededor de 145 millones de personas viven tan solo a un metro por encima del nivel del mar y casi dos tercios de las ciudades del mundo, con una población de más de cinco millones de habitantes, están situadas en zonas amenazadas por la elevación del nivel del mar. Casi el 40% de la población mundial vive a menos de 100 km de una costa[15].

En medio de estas realidades complejas, es posible que las personas más vulnerables ni siquiera puedan desplazarse, independientemente de las circunstancias, debido a la pobreza u otras razones. Es fundamental dar una respuesta a estas poblaciones “inmóviles” o a quienes no pueden recorrer grandes distancias.

El desplazamiento debido a la crisis climática

El calentamiento descontrolado suscita el temor del desplazamiento masivo de seres humanos. Se prevé, para 2100, que el nivel medio global del mar subirá hasta 0,77 metros, con un incremento de la temperatura mundial de 1,5 °C[16]. Dicha subida será mayor en aquellos escenarios en los que se registre un mayor calentamiento. También se prevé que para 2100, debido a la actual tendencia de un aumento de la temperatura mundial de 3-4 °C, se derretirán grandes secciones de las capas de hielo de la Antártida y de Groenlandia, provocando una rápida subida del nivel del mar[17].

Se teme que este aumento del nivel del mar provoque desplazamientos y migraciones a nivel mundial sin precedentes. Algunas zonas, como las islas de litoral bajo y los atolones, quedarán completamente inhabitables. “Incluso en los escenarios más optimistas, se estima que para 2060 entre 316 y 411 millones de personas en todo el mundo serán cada vez más vulnerables a las tormentas y a las inundaciones costeras”[18].

Es todo un reto poder predecir el número de personas que, en el futuro, podrían verse desplazadas, dados los múltiples factores que impulsan la migración y la dificultad de esclarecer los motivos detrás del movimiento de los seres humanos. Según un informe del Banco Mundial de 2018[19] se estima que para el año 2050, en África subsahariana, Asia meridional y América Latina, entre 31 y 143 millones de personas (aproximadamente el 2,8% de la población mundial) podrían verse obligadas a migrar dentro de sus países debido a la crisis climática. Según este mismo informe, se prevé que para 2050, el 50% de la población de Asia meridional residirá en zonas que se convertirán en puntos críticos, de moderados a graves, para los desastres relacionados con el clima.

Responder al desplazamiento causado por el cambio climático

El desplazamiento de un número significativo de personas conlleva un sinfín de problemas sociales, políticos y humanitarios, sobre todo cuando los países receptores carecen de los recursos y de la capacidad para gestionar desplazamientos a gran escala[20].

La protección internacional que se brinda a las víctimas de los desplazamientos causados por el cambio climático es limitada, fragmentaria y no es siempre jurídicamente vinculante. En particular, los desplazados climáticos no siempre están incluidos bajo la definición de categoría que requiere protección y no están explícitamente reconocidos en la Convención sobre el Estatuto de los Refugiados de 1951. Por consiguiente, existe a menudo un vacío de protección para los CDP, tanto cuando han sido desplazados dentro de las fronteras nacionales de su propio país, como cuando se desplazan a través de fronteras internacionales. Sin embargo, independientemente de su estatus jurídico, todos los Estados están obligados a proteger sus derechos humanos fundamentales. Además, todos los desplazados climáticos merecen recibir asistencia y cuidados adecuados, de conformidad con el derecho internacional y las normas humanitarias vigentes.

La Iglesia católica ya acompaña y asiste a estas personas, y seguirá haciéndolo en el futuro. El histórico Informe de 2018 presentado por el Grupo Inter­gubernamental de Expertos sobre el Cambio Climático, advirtió de que el mundo debe trabajar para una transición, “rápida y de gran alcance”en la reducción de las emisiones de carbono en la agricultura, la energía, la industria, las infraestructuras, el transporte y el urbanismo, para que el calentamiento global no sobrepase el umbral crucial de 1,5 °C. Debemos intensificar nuestros esfuerzos a nivel colectivo para avanzar hacia la promoción de las energías renovables, la energía verde, la reforestación, la agricultura sostenible y una economía circular, contribuyendo al mismo tiempo a frenar la deforestación y la degradación de los ecosistemas, haciendo especial hincapié en soluciones basadas en la naturaleza. Necesitamos proyectos en países en vías de desarrollo inspirados en la protección del medio ambiente; necesitamos alternativas para la reducción de las emisiones de gases de efecto invernadero.

La Iglesia católica expresa su preocupación por estos retos y las repercusiones de la crisis climática en la dignidad de los seres humanos. El objetivo de la Iglesia, junto con los gobiernos, otras denominaciones cristianas, las distintas tradiciones religiosas y las personas de buena voluntad, es el de responder a estos desafíos. Como se interrogaba el Papa Benedicto XVI en 2010: “¿Cómo descuidar el creciente fenómeno de los llamados «prófugos ambientales», personas que deben abandonar el ambiente en que viven —y con frecuencia también sus bienes— a causa de su deterioro, para afrontar los peligros y las incógnitas de un desplazamiento forzado?”[21].

Responder al reto que plantean los desplazados climáticos constituye, hoy en día, un compromiso central para ser una Iglesia creíble y testigo, y una comunidad eclesial solidaria e inclusiva.

2. Promover acciones de sensibilización y divulgación

Solo sé que yo era ciego y ahora veo (Juan 9,25).

Aumentar el grado de sensibilización, ayudará a abrir los ojos de las personas a las repercusiones de la crisis climática sobre la existencia humana. La ceguera ante estos temas es generalizada y se debe principalmente a: a) simple ignorancia, b) indiferencia y egoísmo frente a fenómenos que ponen en peligro el bien común, c) la negación intencionada de la realidad para proteger intereses creados, d) malentendidos.

Dios proporciona los medios para ver, pero los seres humanos deben estar dispuestos a pasar de la ceguera a la conciencia.

Reto

Hay muchas actitudes que se interponen en el camino para abordar eficazmente los retos que plantean los desplazados climáticos: observamos la negación, la indiferencia general, la resignación indolente, a la vez que un erróneo exceso de confianza en las soluciones técnicas. Debemos seguir evitando la falsa polarización entre el cuidado de la creación, por un lado, y el desarrollo y la economía, por el otro.

Desde esta perspectiva, quisiera reafirmar mi “invitación urgente a un nuevo diálogo sobre el modo como estamos construyendo el futuro del planeta. Necesitamos una conversación que nos una a todos, porque el desafío ambiental que vivimos, y sus raíces humanas, nos interesan y nos impactan a todos. [...] Lamentablemente, muchos esfuerzos para buscar soluciones concretas a la crisis ambiental suelen ser frustrados [... que por varias razones] van de la negación del problema a la indiferencia, la resignación cómoda o la confianza ciega en las soluciones técnicas” (LS 14)[22].

Respuesta

La Iglesia católica está llamada a promover una conversión ecológica integral en relación con la crisis climática y el desplazamiento, de manera respetuosa con el medio ambiente y el desarrollo humano.

Con justa razón ha surgido la necesidad de una renovada y sana relación entre la humanidad y la creación, la convicción de que solo una visión auténtica e integral del hombre nos permitirá asumir mejor el cuidado de nuestro planeta en beneficio de la generación actual y futura, porque «no hay ecología sin una adecuada antropología» (LS, 118)[23].

Esto puede lograrse mediante una planificación estratégica y a largo plazo, que incluya acciones tales como:

· Desarrollar campañas de información que destaquen la gravedad del fenómeno de la crisis climática y el desplazamiento, centrándose en el “rostro humano” de la crisis y la necesidad de actuar con urgencia.

No habrá una ecología sana y sustentable, capaz de transformar algo, si no cambian las personas, si no se las estimula a optar por otro estilo de vida, menos voraz, más sereno, más respetuoso, menos ansioso, más fraterno[24].

o Sensibilizar a la Iglesia y a la comunidad sobre cómo nuestro estilo de vida moderno, caracterizado por un excesivo consumismo, contribuye a la crisis climática, e inculcar un sentido de responsabilidad que genere un cambio o una adaptación de nuestro estilo de vida.

El modo en que el hombre trata el ambiente influye en la manera en que se trata a sí mismo, y viceversa. Esto exige que la sociedad actual revise seriamente su estilo de vida que, en muchas partes del mundo, tiende al hedonismo y al consumismo, despreocupándose de los daños que de ello se derivan. Es necesario un cambio efectivo de mentalidad que nos lleve a adoptar nuevos estilos de vida[25].

o Desarrollar programas educativos, dirigidos sobre todo a las parroquias y a las escuelas católicas, orientados a desarrollar una actitud responsable respecto al comportamiento y al estilo de vida personales.

La gran ecología siempre incorpora un aspecto educativo que provoca el desarrollo de nuevos hábitos en las personas y en los grupos humanos[26].

o Mejorar la coordinación entre los organismos eclesiales (tanto a nivel local como internacional) y reconocer que el cambio climático es una de las causas de la migración.

o Divulgar documentos fundamentales de la Iglesia, incluidas las enseñanzas centrales de la Laudato Si’: a) economía sostenible y centrada en la persona, b) unidad y santidad de toda la Creación, c) obligación de la humanidad de una administración responsable en el cuidado de nuestra casa común.

o Compartir las mejores prácticas de conversión ecológica integral, para dar un testimonio concreto del compromiso de la Iglesia y mejorar su visibilidad. Utilizar estudios de casos concretos procedentes de diferentes lugares del mundo, para ayudar a las personas a comprender cómo plantar cara a estas dificultades puede influenciar la vida de las personas y su acceso a los medios de subsistencia.

o Promover iniciativas concretas, dirigidas a erradicar las disfuncionalidades sistémicas e institucionales presentes en la economía mundial que afectan a la crisis climática y al desplazamiento.

Porque la paz real y duradera sólo es posible «desde una ética global de solidaridad y cooperación al servicio de un futuro plasmado por la interdependencia y la corresponsabilidad entre toda la familia humana»[27].

· Promover el diálogo ecuménico e interreligioso y la creación de redes para coordinar estos esfuerzos.

Una actitud de abierto diálogo, reconociendo igualmente la multiplicidad de interlocutores: los pueblos indígenas, ribereños, campesinos y afrodescendientes, las otras Iglesias cristianas y denominaciones religiosas, organizaciones de la sociedad civil, movimientos sociales populares, el Estado, en fin, todas las personas de buena voluntad que buscan la defensa de la vida, la integridad de la creación, la paz y el bien común[28].

· Establecer una estrategia de comunicación más extensa y coherente, que aproveche al máximo el potencial de los medios de comunicación sociales y digitales.

El número cada vez mayor de interdependencias y de comunicaciones que se entrecruzan en nuestro planeta hace más palpable la conciencia de que todas las naciones de la tierra forman una unidad y comparten un destino común[29].

· Involucrar a los jóvenes, animándoles a ser protagonistas de estas iniciativas y promover comportamientos y estilos de vida cristianos, que no hagan hincapié únicamente en el futuro, sino también en lo eterno, es decir, en las condiciones ambientales que las personas dejarán en herencia a sus hijos y nietos, así como tratar la creación como un don de Dios.

No debemos cargar a las próximas generaciones con los problemas causados por los anteriores. Debemos darles, en cambio, la oportunidad de recordar a nuestra generación como aquella que renovó y actuó [...] la necesidad fundamental de colaborar para preservar y cultivar nuestra casa común. ¡Ojalá podamos ofrecer a la próxima generación razones concretas para esperar y trabajar por un futuro bueno y digno![30]

· Aprovechar los conocimientos de las poblaciones locales y comunidades indígenas y otros recursos humanos, a la luz de la doctrina social de la Iglesia, para hallar soluciones enraizadas en una ecología integral.

Y esto exige escuchar, reconocer y respetar a las personas y a los pueblos locales como interlocutores válidos. Ellos mantienen un vínculo directo con la tierra, conocen sus tiempos y procesos y saben, por tanto, los efectos catastróficos que, en nombre del desarrollo, provocan muchos proyectos[31].

3. Proporcionar alternativas al desplazamiento

Servirán de provisiones al país para los siete años de hambre que vendrán después en la tierra de Egipto, y así no perecerá de hambre el país (Génesis 41,36).

Es posible disponer de alternativas viables al desplazamiento cuando los gobiernos, los gobernantes, las instituciones y las organizaciones prestan especial atención y tienen realmente en cuenta el interés superior y las preocupaciones de sus pueblos, en particular los más vulnerables. Siempre existe la posibilidad de que se vivan “años de escasez”, pero Dios puede iluminarnos con su sabiduría para encontrar formas creativas y sostenibles para aliviar el sufrimiento y alternativas al trauma del desplazamiento.

Reto

En la mayoría de los casos, el desplazamiento surge debido a la falta de medios de vida alternativos. A veces, las personas se desplazan porque están convencidas de que la supervivencia es, o será pronto, imposible en su lugar de origen, incluso durante las crisis climáticas.

Respuesta

La Iglesia católica está llamada a mejorar la capacidad de adaptación de las personas afectadas por la crisis climática y a contribuir de forma activa en la búsqueda de alternativas al desplazamiento, que defiendan el derecho a la vida, que incluye la posibilidad de vivir una vida digna, en paz y seguridad[32]. Nadie debe ser obligado a huir de su patria.

No existe peor alienación que experimentar que no se tienen raíces, que no se pertenece a nadie. Una tierra será fecunda, un pueblo dará fruto, y podrá engendrar el día de mañana solo en la medida que genere relaciones de pertenencia entre sus miembros, que cree lazos de integración entre las generaciones y las distintas comunidades que la conforman; y también en la medida que rompa los círculos que aturden los sentidos alejándonos cada vez más los unos de los otros[33].

Desarrollar dicha “resiliencia climática” y adaptación exige aplicar enfoques multifacéticos y el compromiso de todas las partes interesadas. La Iglesia católica puede contribuir emprendiendo acciones tales como:

· Difundir información puntual, de calidad y fiable sobre la crisis climática y los posibles riesgos asociados a territorios específicos y sus residentes. Garantizar la utilización de los conocimientos tradicionales, indígenas y locales, para complementar los conocimientos científicos en la evaluación del riesgo de desastres y en la formulación y aplicación de políticas, estrategias y planes adaptados a sectores, localidades y contextos específicos, y adoptar un enfoque intersectorial.

No se trata de dejar caer desde arriba programas de asistencia social sino de recorrer juntos un camino[34].

· Promover la adaptación in situ a fin de evitar el desplazamiento, alentando a mantener o reconectar con formas tradicionales o indígenas de relacionarse con la tierra, la naturaleza y la vida sostenible en la tierra.

Nos duele ver las tierras de los pueblos indígenas expropiados y sus culturas pisoteadas por esquemas depredadores y por nuevas formas de colonialismo, alimentadas por la cultura del despilfarro y el consumismo[35].

· Facilitar programas de desarrollo creativos y respetuosos con la ecología, dirigidos a la asistencia de personas en riesgo de desplazamiento, así como proteger y fortalecer medios de vida alternativos, como la agroecología, la conservación de la comunidad, la educación, el ecoturismo y el uso sostenible de la tierra y el agua.

Se pueden buscar alternativas de ganadería y agricultura sostenibles, de energías que no contaminen, de fuentes dignas de trabajo que no impliquen la destrucción del medioambiente y de las culturas[36].

· Promover inversiones significativas, éticas y sostenibles, en infraestructuras, viviendas seguras y diversificación de los medios de subsistencia, para mejorar la resiliencia y la capacidad de adaptación de las personas en riesgo de desplazamiento.

«Unidos para defender la esperanza» significa impulsar y desarrollar una ecología integral como alternativa a «un modelo de desarrollo [que] sigue provocando degradación humana, social y ambiental»[37].

o Establecer relaciones de solidaridad y crear redes de seguridad capaces de garantizar la protección social de las personas en riesgo de desplazamiento.

o Desarrollar el empoderamiento inclusivo de las personas en riesgo de desplazamiento, prestando especial atención a los jóvenes y a los más vulnerables.

Están involucrados los países transitados por los flujos migratorios y los de destino final, pero también los gobiernos y las iglesias de los Estados de origen de los migrantes, que con la partida de muchos jóvenes ven empobrecido su futuro[38].

o Promover y ayudar a coordinar sistemas de migración planificada y voluntaria para las poblaciones en situación de riesgo, de modo que la reubicación pueda gestionarse eficazmente durante un período de tiempo.

o Trabajar para garantizar, en la medida de lo posible, que las personas puedan seguir viviendo en sus hogares, llevando una vida digna, al mitigar las causas y los factores principales que favorecen el desplazamiento, como los conflictos y las devastaciones naturales causadas por la crisis climática.

Es verdad que lo ideal sería evitar las migraciones innecesarias y para ello el camino es crear en los países de origen la posibilidad efectiva de vivir y de crecer con dignidad, de manera que se puedan encontrar allí mismo las condiciones para el propio desarrollo integral. Pero mientras no haya serios avances en esta línea, nos corresponde respetar el derecho de todo ser humano de encontrar un lugar donde pueda no solamente satisfacer sus necesidades básicas y las de su familia, sino también realizarse integralmente como persona[39].

4. Preparar a las personas para el desplazamiento

Fabrícate un arca de madera de ciprés. Haz compartimentos en el arca, y calafatéala por dentro y por fuera (Génesis 6,14).

Las personas para quienes el desplazamiento no es una decisión voluntaria tienen que afrontar esta realidad con valentía y fe, contando con el acompañamiento y la ayuda de Dios, sin caer en una aceptación fatalista de un viaje sin esperanza. Dios, a través de la gracia de la Iglesia y de muchas buenas personas, ofrece la posibilidad de prepararse para afrontar el reto del desplazamiento.

Reto

Cuando el desplazamiento es en la práctica la única opción, las decisiones que implican cuándo, dónde y cómo trasladarse suelen estar motivadas por situaciones de emergencia o se basan en información de dudosa calidad o percepciones incorrectas. Además, la mayoría de las personas que se ven obligadas a desplazarse, no suelen estar preparadas para hacer frente a las dificultades que esto supone, tanto si se trata del viaje en avión como de la búsqueda de un refugio y el adaptarse a su nueva situación, en un nuevo lugar.

Respuesta

Cuando se da la necesidad de desplazarse por razones climáticas, la Iglesia católica está llamada a participar, de manera proactiva, en ayudar apreparar a las personas para el desplazamiento, proporcionando información correcta y fidedigna. Esto podría ayudarles en las decisiones que deberán tomar antes de migrar y mejorar su preparación mediante el empoderamiento personal y comunitario. Será importante adoptar medidas como las siguientes, que son el fruto de la cooperación entre organizaciones religiosas, organizaciones de la sociedad civil, gobiernos y organismos internacionales:

o Realizar un mapeo de aquellos territorios particularmente afectados por la crisis climática y el desplazamiento e identificar las poblaciones en situación de riesgo, aprovechando las herramientas disponibles, como el “Inform Risk Index”[40].

o Realizar un gráfico social y de los recursos de la comunidad de acogida, así como de la población desplazada.

o En previsión de posibles desplazamientos, ayudar a identificar y preparar lugares para el asentamiento o la reubicación de aquellas comunidades más vulnerables a los desastres ambientales. Introducir prácticas de reubicación planificada y voluntaria, así como mejorar el nivel de participación y de consulta de todas las categorías de personas, para garantizar que todos, en particular las personas con discapacidad y los ancianos, puedan participar activamente en las decisiones que les afectan.

o Realizar un mapeo de las organizaciones comprometidas con la CCD y de los servicios que ofrecen en términos de suministro de información y capacitación sobre el desplazamiento.

o Abogar por procesos de financiación simplificados, para dar prioridad a las comunidades más pobres y capacitar a las comunidades locales, para que puedan acceder a la financiación lo antes posible, con adecuadas medidas de transparencia y de rendición de cuentas.

o Apoyar a las autoridades locales en la difusión eficaz de información pertinente y fiable sobre el desplazamiento, incluidos los programas de salvaguardia, entre todas las poblaciones en situación de riesgo.

o Abogar por el desarrollo de programas que fomenten mecanismos de adaptación y habilidades para la supervivencia de las personas, para prepararlas para el desplazamiento y la adaptación al nuevo lugar.

o Establecer redes de solidaridad entre las comunidades de origen y las comunidades de llegada, promoviendo una relación de colaboración en todas las fases del desplazamiento y garantizando la necesaria asistencia pastoral a dichas comunidades a su llegada.

A la Iglesia de origen se le pide, por tanto, que se mantenga en contacto con aquellos miembros suyos que, por cualquier razón, se desplazan a otro lugar, mientras que la Iglesia de acogida debe asumir sus responsabilidades hacia quienes se han convertido ya en sus miembros. Ambas Iglesias locales están llamadas a mantener sus respectivas responsabilidades pastorales en un espíritu de comunión activo y expresado en la práctica[41].

· Desarrollar programas de capacitación orientados a preparar a las personas para su integración, a largo plazo, en las nuevas comunidades, cuando la posibilidad de regresar a sus países de origen no es una opción viable.

5. Favorecer la inclusión y la integración

Meterás también en el arca una pareja de cada criatura viviente, macho y hembra, para que conserve la vida contigo (Génesis 6,19).

Una casa común que acoge y sostiene a “todo ser vivo” es el don único de la abundante creación de Dios[42]. Trabajar por la creación y por un mundo que siga abrazando la vida en todas sus hermosas expresiones y formas, sin exclusión, significa convertirse en co-creadores, continuar la misión del Dios de la vida en abundancia para todos los seres humanos y toda “criatura viviente”.

Reto

Los flujos migratorios, grandes y no regulados, pueden abrumar a las sociedades de acogida, a la vez que causar tensiones y conflictos. Las sociedades locales, que a menudo carecen de la preparación y de las competencias y recursos necesarios, precisan una ayuda concreta, pero también el ánimo y la formación necesarios para hacer frente a los retos que plantea la migración. Además, si no se abordan las diferentes respuestas que se generan dentro de las comunidades de acogida - incluidas la indiferencia, el miedo, la intolerancia o la xenofobia - pueden ponerse en peligro los esfuerzos dirigidos a acoger, proteger, promover e integrar a los desplazados climáticos.

Respuesta

La Iglesia católica está llamada a involucrar a la sociedad y a preparar y animar a las personas a tener un espíritu de acogida, a estar dispuestas y deseosas de extender su solidaridad a los desplazados climáticos, proporcionándoles un refugio y condiciones adecuadas para su supervivencia, protegiendo sus derechos y dignidad, promoviendo su desarrollo humano integral, y facilitando los procesos de integración social, laboral y cultural.

Esto puede realizarse mediante acciones tales como:

· Colaborar con los gobiernos para la promoción y realización de campañas de sensibilización, la organización de alojamientos seguros, el acceso a la asistencia social, incluidos los servicios médicos, la asistencia jurídica y los programas de capacitación.

No es suficiente con … abrir las puertas … y dejar que entren; es preciso, también, facilitarles una real inserción en la sociedad que les acoge. La solidaridad debe convertirse en una experiencia cotidiana de asistencia, de intercambio y de participación[43].

· Desarrollar campañas de sensibilización sobre la crisis climática y el desplazamiento, que incluyan a la comunidad de acogida y colaboren con ella a todos los niveles, para crear un entorno que favorezca la acogida de los desplazados climáticos, por ejemplo, mediante la publicación de libros infantiles sobre la CCD y la utilización de las redes sociales.

· Organizar alojamientos seguros y programas para los desplazados climáticos, prestando especial atención a los menores no acompañados y a la inclusión de las personas vulnerables en las comunidades locales.

· Elaborar programas de capacitación y prestar asistencia para la búsqueda de empleo, para que los desplazados climáticos y demás personas que se encuentran en situaciones análogas de vulnerabilidad, puedan integrarse mejor en las comunidades locales.

· Invertir en proyectos para la generación de empleo, prestando especial atención a la agricultura (p. ej., agricultura a pequeña escala y comunitaria), y promover un espíritu empresarial innovador para incrementar las posibilidades de empleo de los desplazados climáticos.

El primado del desarrollo agrícola [...] significa apoyar una resiliencia efectiva, reforzando de modo específico la capacidad de las poblaciones para hacer frente a las crisis – naturales o provocadas por la acción humana – y prestando atención a las diferentes exigencias[44].

· Capacitar a los desplazados climáticos para que puedan desempeñar correctamente funciones sociales básicas, mediante programas de desarrollo de capacidades, como cursos de idiomas, de formación cultural y de ciudadanía activa, y proporcionar espacios para la escucha recíproca y el intercambio cultural, empleando al máximo los recursos disponibles, a nivel local (personas/grupos), para suministrar tales programas.

· Preparar a las comunidades de acogida, mediante actividades de capacitación, que sensibilicen y faciliten procesos de integración fluidos, para promover la inclusión de los CDP y las personas vulnerables entre la población local.

Insisto una vez más en la necesidad de favorecer, en cualquier caso, la cultura del encuentro, multiplicando las oportunidades de intercambio cultural, demostrando y difundiendo las «buenas prácticas» de integración, y desarrollando programas que preparen a las comunidades locales para los procesos integrativos[45].

6. Ejercer una influencia positiva en la formulación de políticas

Entonces me digo: sí, más vale sabiduría que fuerza; pero la sabiduría del pobre fue despreciada, y sus palabras, desoídas (Eclesiastés 9,16).

La sabiduría es, ante todo, un don del Espíritu Santo, un don que no sólo se da a los inteligentes y a los sabios, sino también a los marginados y a los “descartados”. El acceso al poder, a la abundancia de recursos, a una gran energía e incluso a habilidades notables, podría convertirse en algo inútil, si todo esto no está guiado por la sabiduría. Cualquier plan, política o estrategia que no reconozca la sabiduría que proviene de los “pobres”, ignora la sabiduría del Espíritu presente en ellos y, muy probablemente, fracasará.

Reto

Las políticas y los programas que se refieren a la crisis climática y el desplazamiento son a menudo inadecuados, carecen de visión de futuro y están influenciados por las preocupaciones económicas. La intervención humana, en muchos casos, puede dañar el medio ambiente, al igual que la desregulación basada en los principios del libre mercado. No se suele incluir a personas en situación de riesgo, entre ellos los desplazados climáticos, en las consultas que se celebran. Como resultado, los intereses de unos pocos suelen prevalecer generalmente sobre la salvaguardia del bien común.

Muchos de aquellos que tienen más recursos y poder económico o político parecen concentrarse sobre todo en enmascarar los problemas o en ocultar los síntomas, tratando sólo de reducir algunos impactos negativos del cambio climático. Pero muchos síntomas indican que esos efectos podrán ser cada vez peores si continuamos con los actuales modelos de producción y de consumo[46].

Respuesta

La Iglesia católica está llamada a garantizar que se escuchen y tengan en cuenta las opiniones de los más vulnerables, como los desplazados climáticos. Es importante mantener un diálogo fructífero con los gobiernos y los responsables de la toma de decisiones para inspirar la adopción de buenas políticas con respecto a la CCD, y esto se debe llevar a cabo de conformidad con los principios de la enseñanza social de la Iglesia.

Por eso se ha vuelto urgente e imperioso el desarrollo de políticas para que en los próximos años la emisión de dióxido de carbono y de otros gases altamente contaminantes sea reducida drásticamente, por ejemplo, reemplazando la utilización de combustibles fósiles y desarrollando fuentes de energía renovable. En el mundo hay un nivel exiguo de acceso a energías limpias y renovables. Todavía es necesario desarrollar tecnologías adecuadas de acumulación[47].

Esto puede realizarse a través de acciones de incidencia tales como:

· Participar en una real “conversión ecológica”, con un firme compromiso y acción en el cuidado de la casa común y de los más vulnerables, recurriendo a los aspectos señalados en los Principios y Directrices de Addis Abeba, los Objetivos de Desarrollo Sostenible y el Acuerdo de París que sean pertinentes y acordes con la doctrina social de la Iglesia.

Ellos [los jóvenes] nos reclaman la urgencia de una conversión ecológica, que «debe entenderse de manera integral, como una transformación de las relaciones que tenemos con nuestros hermanos y hermanas, con los otros seres vivos, con la creación en su variedad tan rica, con el Creador que es el origen de toda vida»[48].

· Garantizar que todas las personas, tanto la población local como los recién llegados, como los desplazados climáticos, puedan acceder de manera equitativa y constante a los servicios públicos básicos[49] y se les proporcione toda la documentación necesaria. Deben poder participar en la formulación de las políticas que les afectan.

Hay que dejar de pensar en «intervenciones» sobre el ambiente para dar lugar a políticas pensadas y discutidas por todas las partes interesadas. La participación requiere que todos sean adecuadamente informados de los diversos aspectos y de los diferentes riesgos y posibilidades, y no se reduce a la decisión inicial sobre un proyecto, sino que implica también acciones de seguimiento o monitorización constante[50].

· Alertar a los gobiernos y a las organizaciones humanitarias sobre las llamadas “poblaciones invisibles” quienes, habiéndose enfrentado a múltiples situaciones de desplazamiento debidas a circunstancias que escapan de su control, son particularmente vulnerables.

Al mismo tiempo, los gobernantes han de hacer todo lo posible a fin de que todos puedan tener la mínima base material y espiritual para ejercer su dignidad y para formar y mantener una familia, que es la célula primaria de cualquier desarrollo social. Este mínimo absoluto tiene en lo material tres nombres: techo, trabajo y tierra; y un nombre en lo espiritual: libertad de espíritu, que comprende la libertad religiosa, el derecho a la educación y todos los otros derechos cívicos[51].

· Abogar por el reconocimiento y la protección de los desplazados a causa del cambio climático, defendiendo sobre todo sus derechos humanos y prestándoles asistencia humanitaria, de conformidad con el derecho internacional.

De ahí que hoy se hable de delegar responsabilidades de política migratoria en determinados organismos, dadas las consecuencias de la migración inducida por el clima y por los desplazados internos a causa de calamidades naturales. Como es obvio, necesitan protección de la comunidad internacional[52].

· Compartir historias, testimonios y datos sobre la realidad del cambio climático y sus repercusiones sobre la existencia humana y el mundo natural, a fin de sensibilizar a los responsables de políticas y facilitar la adopción de medidas eficaces y de gran alcance.

Tal acogida supone una escucha atenta y el compartir recíprocamente experiencias de vida. Requiere apertura de corazón, estar dispuestos a hacer que la propia vida sea visible a los demás, y supone compartir generosamente tiempo y recursos[53].

· Instar a quienes formulan políticas a adoptar las herramientas existentes destinadas a fortalecer la resiliencia de los desplazados climáticos y de las comunidades de acogida (por ejemplo, esto puede incluir ciertos principios que se encuentran en el Marco de Sendai para la Reducción del Riesgo de Desastres[54]) e incluso ir más allá.

· Instar a los gobiernos a que se sumen a aquellas iniciativas, marcos y acciones acordadas internacionalmente, que son conformes a la doctrina social de la Iglesia, y las implementen en sus ámbitos nacionales y regionales.

Las obligaciones de respetar los derechos y los deberes que se originan a partir de los instrumentos legales internacionales con sus normas contribuyen a la dignidad de los pueblos en movimiento, de los que solicitan asilo y de los refugiados. Hay que proporcionarles siempre el debido proceso, garantías judiciales y los derechos básicos necesarios para que puedan tener una vida libre, digna e independiente y puedan construir esa nueva vida en otra sociedad[55].

· Abogar por el desarrollo de políticas y programas que asistan en la reubicación y el reasentamiento de los desplazados climáticos, proporcionándoles condiciones de vida dignas que incluyan acceso a la vivienda.

· Promover, para las personas en situación de riesgo, una migración que se lleve a cabo de manera segura, regular y ordenada.

· Adoptar un enfoque con visión de futuro, que tenga en cuenta las medidas necesarias para prevenir el sufrimiento de los países en vías de desarrollo como consecuencia de la degradación del territorio y la inseguridad alimentaria, que a su vez provocan migraciones a gran escala y el desarrollo de megalópolis.

· Alentar y colaborar con los gobiernos para crear sistemas educativos integrados, que permitan a todos los niños, incluidos aquellos niños que son desplazados climáticos, realizar y apreciar plenamente su humanidad común, contribuyendo así a un desarrollo nacional, pacífico y sostenible.

· Promover la celebración de consultas con los pueblos indígenas y las poblaciones locales, antes de desarrollar proyectos que puedan tener un impacto negativo en el medio ambiente y provocar el desplazamiento.

7. Ampliar la atención pastoral

El emigrante que reside entre vosotros será para vosotros como el indígena: lo amarás como a ti mismo, porque emigrantes fuisteis en Egipto. Yo soy el Señor vuestro Dios (Levítico 19,34).

El amor y la misericordia de Dios son ilimitados. No se detiene en las fronteras y no hace distinción entre ciudadanos y extranjeros, porque se preocupa por toda la familia humana y por toda la creación. Ampliar la atención pastoral implica ser testigos fieles y constantes de esta gracia ilimitada.

Desafío

Dadas las diferencias étnicas, culturales, lingüísticas y rituales y las vulnerabilidades especiales a las que se enfrentan, las Iglesias locales experimentan a menudo dificultades a la hora de desarrollar una pastoral específica para la asistencia a los desplazados climáticos y su inclusión en las parroquias locales.

Respuesta

La Iglesia católica está llamada a acoger, proteger, promover e integrar a los desplazados climáticos, haciendo especial hincapié en la necesidad de desarrollar una atención pastoral capaz de responder a las diferentes necesidades de los católicos, así como las de quienes pertenecen a otras religiones y creencias.

Para ello es importante que la catequesis y la predicación incluyan de modo más directo y claro el sentido social de la existencia, la dimensión fraterna de la espiritualidad, la convicción sobre la inalienable dignidad de cada persona y las motivaciones para amar y acoger a todos[56].

Esto puede realizarse mediante acciones tales como:

· Crear ministerios pastorales e involucrar a los agentes de pastoral en aquellos contextos en los que pueda suceder o ya se esté verificando la crisis climática y el desplazamiento. Como alternativa, si no se dispone de recursos, fortalecer los ministerios y las capellanías de migrantes ya existentes.

· Siempre que sea posible, establecer una oficina para la coordinación de la pastoral para los desplazados climáticos en la Conferencia Episcopal o a nivel diocesano, cuando así lo justifiquen condiciones graves.

· Siempre que los gobiernos dispongan de los recursos necesarios para ayudar a los desplazados climáticos, se debe considerar la posibilidad de colaborar y proponer proyectos conjuntos. La aportación de la Iglesia es ofrecer el “rostro humano” de la crisis climática a los expertos, para ayudarles a comprender mejor la realidad a nivel local y respetar la dignidad humana.

Todos tenemos responsabilidad sobre el herido que es el pueblo mismo y todos los pueblos de la tierra. Cuidemos la fragilidad de cada hombre, de cada mujer, de cada niño y de cada anciano, con esa actitud solidaria y atenta, la actitud de proximidad del buen samaritano[57].

· Desarrollar programas pastorales que integren la asistencia humanitaria, la educación para la reconciliación, la protección efectiva de los derechos y la dignidad, la oración y la liturgia, así como el apoyo espiritual y psicológico.

Se necesita esperanza, valor, amor y creatividad para que la vida pueda recomenzar. Sin embargo, hay que dar prioridad a un esfuerzo concertado, no solamente para proporcionar asistencia logística y humanitaria a estas personas sino, aún más, un apoyo moral y espiritual específico. Los aspectos de la espiritualidad y de la formación deben ser considerados como parte integrante de una «verdadera cultura de la acogida»[58].

· Incluir a los desplazados climáticos católicos en los programas pastorales de las parroquias locales, ofreciendo una atención espiritual que les respete y valore como hermanos y hermanas con sus propios idiomas, tradiciones, costumbres y ritos, a la vez que se les ayude a conocer las tradiciones, costumbres y ritos de la comunidad de acogida.

El desplazamiento forzado de familias indígenas, campesinas, afrodescendientes y ribereñas, expulsadas de sus territorios por la presión sobre los mismos o por la asfixia ante la falta de oportunidades, exige una pastoral de conjunto en la periferia de los centros urbanos. Para ello será preciso crear equipos misioneros para su acompañamiento, coordinando con las parroquias y demás instituciones eclesiales y extraeclesiales las condiciones de acogida, ofreciendo liturgias inculturadas y en las lenguas de los migrantes; promoviendo espacios de intercambios culturales, favoreciendo la integración en la comunidad y en la ciudad y motivándoles en esta labor al protagonismo[59].

· Capacitar e incluir eficazmente a los desplazados climáticos católicos en la implementación de programas pastorales que respondan a sus necesidades.

Será importante, asimismo, llevar a cabo una acción que tienda al conocimiento recíproco, aprovechando todas las ocasiones que proporciona la atención pastoral ordinaria para hacer participar a los inmigrantes en la vida de las Parroquias[60].

· Promover iniciativas ecuménicas e interreligiosas que respondan a las necesidades materiales y espirituales de todos los desplazados climáticos.

La acción común y la cooperación con las distintas Iglesias y comunidades eclesiales, así como los esfuerzos conjuntos con quienes profesan otras religiones, podría dar lugar a la preparación de llamamientos, cada vez más urgentes, en favor de los refugiados y de los otros desplazados forzosos[61].

· Involucrar a los jóvenes en el trabajo pastoral sobre la crisis climática y el desplazamiento, mediante el desarrollo de materiales creativos, incluso para el catecismo.

[Los jóvenes] tienen mucho que ofrecer con su entusiasmo, con su compromiso y con su sed de verdad, a través de la que nos recuerdan constantemente que la esperanza no es una utopía y la paz es un bien siempre posible. Lo hemos visto en el modo con el que muchos jóvenes se están comprometiendo para sensibilizar a los líderes políticos sobre la cuestión del cambio climático[62].

8. Colaborar en la planificación y la acción estratégicas

Un solo cuerpo y un solo Espíritu, como una sola es la esperanza de la vocación a la que habéis sido convocados (Efesios 4, 4).

Aun reconociendo siempre cuán importante es contar con una pluralidad de ideas y de planes de actuación, es esencial perseguir juntos el bien común: una familia humana creada por Dios como un único cuerpo. La familia de la Iglesia no debe olvidar nunca que es el Espíritu Santo “quien suscita una múltiple y diversa riqueza de dones y al mismo tiempo construye una unidad que nunca es uniformidad sino multiforme armonía que atrae”[63].

Reto

La crisis climática y el desplazamiento plantean retos nuevos y complejos, y es responsabilidad de todos los diferentes actores religiosos, sociales y políticos articular las respuestas a dichos retos. Sin lugar a dudas, la adopción de iniciativas unilaterales y no coordinadas pondrá en peligro la rapidez y la eficacia de las respuestas.

Respuesta

La Iglesia católica está llamada a promover la colaboración entre todos los agentes católicos en la planificación estratégica y la actuación relativa a los desplazados climáticos, a colaborar con otros grupos religiosos y organizaciones de la sociedad civil que comparten la misma visión y misión, y a comprometerse a colaborar con más partes interesadas. Todo ello orientado a promover un enfoque del desplazamiento climático integrado y centrado en el ser humano. Esto puede realizarse mediante acciones tales como:

Para afrontar los problemas de fondo, que no pueden ser resueltos por acciones de países aislados, es indispensable un consenso mundial que lleve, por ejemplo, a programar una agricultura sostenible y diversificada, a desarrollar formas renovables y poco contaminantes de energía, a fomentar una mayor eficiencia energética, a promover una gestión más adecuada de los recursos forestales y marinos, a asegurar a todos el acceso al agua potable[64].

· Establecer redes activas entre todos los agentes católicos involucrados en la CCD, coordinadas por las Conferencias episcopales a nivel nacional y regional, con el fin de intercambiar experiencias positivas, aprendizajes, herramientas e información.

Para lograr una mayor coordinación de todas las actividades pastorales en favor de los inmigrantes, las Conferencias episcopales la confiarán a una Comisión especial y nombrarán un director nacional que animará las correspondientes Comisiones diocesanas[65].

· Promover una cooperación eficaz en materia de planificación y acción estratégicas con otras organizaciones religiosas y de la sociedad civil, tanto a nivel nacional como regional, para evitar duplicidades y malgastar los recursos disponibles.

La cooperación entre las diversas Iglesias cristianas y las diversas religiones no cristianas en este trabajo caritativo, conducirá a nuevos avances en la búsqueda y la implementación de una unidad más profunda de la familia humana[66].

· Facilitar un diálogo constructivo entre las organizaciones religiosas, las organizaciones de la sociedad civil, los representantes gubernamentales y los organismos internacionales, con el objetivo de promover la cooperación nacional y regional y una planificación conjunta de contingencias previsoras, durante o después de un desastre provocado por una crisis climática.

Esta cooperación ha demostrado cómo podemos “lograr resultados importantes, que permitan a la vez salvaguardar la creación, promover el desarrollo humano integral y cuidar el bien común, en un espíritu de solidaridad responsable y con profundas repercusiones positivas para las generaciones presentes y futuras”[67].

· Invertir en el intercambio de conocimientos, en la visibilidad y reproducción de las mejores prácticas y estrategias de comunicación, con el fin de proponer ideas y modelos de acción innovadores.

 

El fenómeno del calentamiento global [...] requiere una respuesta colectiva, capaz de hacer prevalecer el bien común sobre los intereses particulares. [...] Es necesario que los líderes políticos se esfuercen por restablecer con urgencia una cultura del diálogo para el bien común y para reforzar las instituciones democráticas y promover el respeto del estado de derecho, con el fin de prevenir las desviaciones antidemocráticas, populistas y extremistas[68].

· Promover una participación activa de la comunidad internacional, prestando asistencia técnica y financiera a las naciones más débiles que son víctimas de los desplazamientos climáticos.

Los países pobres necesitan tener como prioridad la erradicación de la miseria y el desarrollo social de sus habitantes. [...] También es verdad que deben desarrollar formas menos contaminantes de producción de energía, pero para ello requieren contar con la ayuda de los países que han crecido mucho a costa de la contaminación actual del planeta[69].

· Promover, en colaboración con todas las partes interesadas, el desarrollo de un sistema de alerta precoz y de respuesta para supervisar, en tiempo real, el desplazamiento de personas y activar respuestas a nivel nacional o regional.

9. Promover la formación profesional en Ecología Integral

Para el perfeccionamiento de los santos, en función de su ministerio, y para la edificación del cuerpo de Cristo (Efesios 4,12).

Los talentos y los dones recibidos de Dios no se pueden esconder y desaprovechar por culpa del miedo, la pereza, la indiferencia o la codicia. Por el contrario, es necesario valorizarlos y perfeccionarlos, para que podamos estar mejor preparados para seguir adelante en la pastoral que se nos ha encomendado: construir juntos el cuerpo, único y maravillosamente diverso, de Cristo, para ser hermanos y hermanas en la casa común creada por Dios.

Reto

El alcance y la complejidad de la respuesta a los retos planteados por la crisis climática y el desplazamiento exigen conocimientos y una experiencia profesional en este ámbito. Los coordinadores y los agentes de pastoral no pueden simplemente improvisar, ya que ello podría contribuir al fracaso de las iniciativas.

Respuesta

La Iglesia católica está llamada a organizar y a ofrecer una formación profesional en ecología integral a agentes de pastoral y otros profesionales que comparten la misma visión y misión. Este tipo de formación debe tener un amplio alcance y saber adaptarse a las diferentes necesidades de un amplio grupo de personas, desde los desplazados hasta los obispos. Esto puede realizarse mediante acciones tales como:

· Organizar y ofrecer una educación formal e informal sobre la CCD y la ecología integral, teniendo siempre en cuenta las implicaciones de la dignidad humana y de la ecología humana, con una clara perspectiva teológica.

El derecho a la educación –también para las niñas, excluidas en algunas partes–, [...] se asegura en primer lugar respetando y reforzando el derecho primario de las familias a educar, y el derecho de las Iglesias y de las agrupaciones sociales a sostener y colaborar con las familias en la formación de sus hijas e hijos. La educación, así concebida, es la base para la realización de la Agenda 2030 y para recuperar el ambiente[70].

· Producir materiales didácticos (libros, películas, etc.) para jóvenes y niños que incorporen temas relativos a la crisis climática y el desplazamiento.

Esta conveniencia se concreta en un compromiso exigente pero altamente productivo: repensar y actualizar la intencionalidad y la organización de las disciplinas y las enseñanzas impartidas en los estudios eclesiásticos con esta lógica concreta y según esta intencionalidad específica. Hoy, en efecto, «se impone una evangelización que ilumine los nuevos modos de relación con Dios, con los otros y con el espacio, y que suscite los valores fundamentales. Es necesario llegar allí donde se gestan los nuevos relatos y paradigmas» (EG, 74)[71].

· Incluir elementos de la ecología integral y de la conversión ecológica en todos los cursos sobre la doctrina social de la Iglesia: en seminarios, programas de formación de laicos, cursos de formación de catequistas, clases de religión y de ética cristiana.

Esta enorme e impostergable tarea requiere, en el ámbito cultural de la formación académica y de la investigación científica, el compromiso generoso y convergente que lleve hacia un cambio radical de paradigma, más aún —me atrevo a decir— hacia «una valiente revolución cultural» (LS, 114)[72].

· Mejorar la capacidad de la Iglesia local para recopilar y supervisar los datos relativos a la crisis climática y el desplazamiento, a nivel nacional y regional.

· Actualizar, periódicamente, los análisis sobre la CCD, así como los escenarios futuros y compartirlos entre los diferentes interlocutores, para contribuir a adaptar la planificación y la acción estratégicas.

· Mejorar los conocimientos sobre acuerdos importantes como la Conferencia de las Partes (COP) de la Convención Marco de las Naciones Unidas sobre el Cambio Climático (CMNUCC), la Convención de las Naciones Unidas de Lucha contra la Desertificación, el Marco de Sendai para la Reducción del Riesgo de Desastres 2015-30, la Agenda 2030 para el Desarrollo Sostenible y las Directrices Voluntarias sobre la Gobernanza Responsable de la Tenencia de la Tierra, la Pesca y los Bosques en el Contexto de la Seguridad Alimentaria Nacional de la FAO.

10. Potenciar las actividades de investigación académica sobre la crisis climática y el desplazamiento

Mente perspicaz adquiere el saber, el oído de los sabios busca conocer (Proverbios 18,15).

Una persona sabia y realmente inteligente adquiere conocimientos a través de un trabajo de investigación, paciente y concienzudo, sobre ciertos temas como el desplazamiento, que representan desafíos cruciales que los cristianos estamos llamados a abordar. La búsqueda del conocimiento no es un fin en sí mismo, sino una ayuda para comprender la realidad de manera correcta, para actuar con inteligencia y según el amor de Dios para todos los seres humanos.

Reto

Varias instituciones académicas católicas ya han llevado a cabo investigaciones científicas sobre la CCD, pero son pocos los estudios sobre el nexo entre la CCD y los escenarios futuros.

Los estudios eclesiásticos no pueden limitarse a transmitir a los hombres y mujeres de nuestro tiempo, deseosos de crecer en su conciencia cristiana, conocimientos, competencias, experiencias, sino que deben adquirir la tarea urgente de elaborar herramientas intelectuales que puedan proponerse como paradigmas de acción y de pensamiento, y que sean útiles para el anuncio en un mundo marcado por el pluralismo ético-religioso[73].

Respuesta

La Iglesia católica está llamada a potenciar las actividades de investigación científica sobre la CCD e invitar a las instituciones académicas y a los estudiosos católicos a participar, activamente, en este ámbito de estudio. Esto puede realizarse mediante acciones tales como:

· Apoyar el desarrollo de programas académicos sobre la CCD, basados en la colaboración entre instituciones académicas y estudiosos católicos.

Este ministerio requiere claramente una adecuada formación de cuantos tienen la intención o han recibido el encargo de llevarlo a cabo. Por consiguiente, es necesario que, desde el inicio, en los seminarios, «la formación espiritual, teológica, jurídica y pastoral [...] tenga en cuenta los problemas que plantea el campo pastoral de la movilidad»[74].

· Constituir observatorios mundiales y/o regionales para una supervisión, recopilación y codificación constante de datos y una evaluación actualizada de la CCD.

· Promover la investigación relacionada con la crisis climática y el desplazamiento, por ejemplo, sobre la dimensión humana de la CCD, el desarrollo agrícola y rural, el desarrollo urbano, la erradicación de la pobreza, la especial vulnerabilidad de las mujeres y los niños, la nutrición y la seguridad alimentaria, los mecanismos de protección social para las personas desplazadas o la resiliencia y capacidad de adaptación.

[Existe una] necesidad urgente de «crear redes» entre las distintas instituciones que, en cualquier parte del mundo, cultiven y promuevan los estudios eclesiásticos, y activar con decisión las oportunas sinergias también con las instituciones académicas de los distintos países y con las que se inspiran en las diferentes tradiciones culturales y religiosas[75].

· Documentar las mejores prácticas sobre resiliencia climática, asistencia durante el desplazamiento e inclusión social y elaborar recomendaciones relativas a la evaluación del riesgo, estrategias de adaptación climática y planes de contingencia.

[Es necesario] establecer centros especializados de investigación que promuevan el estudio de los problemas de alcance histórico que repercuten en la humanidad de hoy[76].

· Promover una comprensión académica más amplia, que incluya la perspectiva espiritual y sea coherente con la enseñanza social católica.

Esto no sólo exige una profunda conciencia teológica, sino también la capacidad de concebir, diseñar y realizar sistemas de presentación de la religión cristiana que sean capaces de profundizar en los diversos sistemas culturales. Todo esto pide un aumento en la calidad de la investigación científica y un avance progresivo del nivel de los estudios teológicos y de las ciencias que se le relacionan[77].

CONCLUSIÓN

Esperamos, con toda sinceridad, que los lectores de este documento se sientan llamados a profundizar en el conocimientode la crisis climática, de sus causas, su desarrollo, sus consecuencias y las perspectivas de atenuarla y gestionarla correctamente, y sobre todo a considerar el vínculo entre la crisis climática y el desplazamiento.

¿Cómo descuidar el creciente fenómeno de los llamados «prófugos ambientales», personas que deben abandonar el ambiente en que viven —y con frecuencia también sus bienes— a causa de su deterioro, para afrontar los peligros y las incógnitas de un desplazamiento forzado?[78]

La pregunta lleva implícita su respuesta: “¡No, no podemos!”. Por lo tanto, la naturaleza de este documento es eminentemente pastoral, como indica su título, y eminentemente práctica, como indican los títulos de sus diez secciones.

“Los jóvenes nos reclaman un cambio. Ellos se preguntan cómo es posible que se pretenda construir un futuro mejor sin pensar en la crisis del ambiente y en los sufrimientos de los excluidos”[79] entre los que se incluyen, en este caso, los sufrimientos de aquellos a los que la crisis climática obliga a huir.

La Iglesia, agradecida por la conciencia que está creciendo, por la gracia de Dios, entre los habitantes del mundo, seguirá poniendo de manifiesto la difícil situación de los desplazados a causa de la crisis climática y tratará de aumentar nuestra sensibilización sobre su sufrimiento, animándonos a hacer algo eficaz al respecto.

Las OPDC pretenden que comencemos “de abajo y de a uno, pugnar por lo más concreto y local, hasta el último rincón de la patria y del mundo”[80] para acoger, proteger, promover e integrar a los que la crisis climática ha robado, herido y abandonado, al igual que el pobre hombre por quien el Buen Samaritano mostró gran solicitud y cuidado.

CÓMO UTILIZAR ESTE DOCUMENTO

La Sección M&R espera que a las Iglesias locales y a las organizaciones católicas les resulten de gran utilidad estas OPDC a la hora de abordar las cuestiones relativas a los desplazados climáticos y las necesidades concretas de nuestros hermanos y hermanas afectados. Al evaluar programas o planificar otros nuevos, al desarrollar actividades de sensibilización o incidencia, no duden en centrarse en las respuestas detalladas en las OPDC que consideren especialmente relevantes en su ámbito de competencia, e incorpore otras basadas en la enseñanza social de la Iglesia. Más concretamente, la Sección sugiere:

1. Utilizar las OPDC en campañas de información y sensibilización, y orientar los esfuerzos locales para acoger, proteger, promover e integrar a los desplazados climáticos.

2. Compartir este folleto con las ONG católicas y los grupos de la sociedad civil de su país, sobre todo con quienes se interesan por los desplazados climáticos y otras personas vulnerables en movimiento, invitándoles a adoptar acciones colectivas y de incidencia.

3. Trabajar con los funcionarios gubernamentales responsables de los desplazados climáticos y entablar un diálogo con ellos sobre la base de estas OPDC.

La Sección M&R espera con gran interés poder recoger las experiencias de los desplazados climáticos y de quienes están involucrados en su acompañamiento. El propósito es dar especial visibilidad a experiencias positivas, iniciativas fructíferas y buenas prácticas. La Sección M&R también desea poder recibir información sobre cómo se abordan las OPDC a nivel pastoral, ecuménico, interreligioso y en el ámbito de las organizaciones de la sociedad civil; asimismo, desea recibir respuestas del mundo académico, empresarial y gubernamental. Por favor, envíe estas informaciones a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Para acceder a los archivos de este folleto o sus documentos, o para actualizaciones y reflexiones, visite la página web de M&R: migrants-refugees.va

En nombre de todos los desplazados climáticos y de quienes les acompañan generosa y desinteresadamente, que Dios bendiga todo esfuerzo de justicia y toda obra de misericordia “para reunir a los desterrados de Israel, y congregar a los dispersos de Judá, desde los cuatro extremos de la tierra” (Isaías 11,12).

_________________________

[1] Grupo Inter­gubernamental de Expertos sobre el Cambio Climático (IPCC), Calentamiento global de 1,5 °C. Informe especial del IPCC sobre los impactos del calentamiento global de 1,5 °C con respecto a los niveles preindustriales y las trayectorias correspondientes que deberían seguir las emisiones mundiales de gases de efecto invernadero, en el contexto del reforzamiento de la respuesta mundial a la amenaza del cambio climático, el desarrollo sostenible y los esfuerzos por erradicar la pobreza, Ginebra, Capítulo 1.

[2] Cf. BioScience 70/1, 2020.

[3] Francisco, Mensaje para la Jornada Mundial de Oración por el Cuidado de la Creación, Ciudad del Vaticano, 2020.

[4] Francisco, Discurso a los Participantes en el 41° Período de Sesiones de la Conferencia de la FAO, Ciudad del Vaticano, 2019.

[5] CA, 31.

[6] LS, 30.

[7] Ibíd., 28.

[8] Cf. Observatorio de Desplazamiento Interno (IDMC), Informe Mundial sobre Desplazamiento Interno (GRID, por sus siglas en inglés) 2020, Ginebra 2020. El IDMC es una de las principales fuentes de información y análisis gracias su GRID anual https://www.internal-displacement.org. El IDMC forma parte del Norwegian Refugee Council www.nrc.no.

[9] Cf. Ibíd.

[10] Cf. Ibíd.

[11] LS, 57.

[12] San Pablo VI, Carta Apostólica Octogesima Adveniens, Ciudad del Vaticano, 1971.

[13] Cf. San Pablo VI, Carta Apostólica Populorum Progressio, Ciudad del Vaticano, 1967: AAS 59 (1967), 264.

[14] FT, 21.

[15] Conferencia de las Naciones Unidas sobre los Océanos, Factsheet: People and Oceans, 2017, https://www.un.org/sustainabledevelopment/wp-content/uploads/2017/05/Ocean-fact-sheet-package.pdf.

[16] Grupo Intergubernamental de Expertos sobre el Cambio Climático, Calentamiento global de 1,5 °C (2018), Capítulo 3.

[17] Ibíd.

[18] B. Neumann et al., Future Coastal Population Growth and Exposure to Sea-Level Rise and Coastal Flooding: A Global Assessment, PloS One 10, no. 3, March 2015.

[19] Cf. Banco Mundial, Groundswell: Prepararse para las Migraciones Internas Provocadas por Impactos Climáticos, Grupo Banco Mundial, 2018.

[20] Cf. Suárez-Orozco, M. (ed.), Humanitarianism and Mass Migration: Confronting the World Crisis, 1st ed., University of California Press, 2019.

[21] Benedicto XVI, Mensaje para la Jornada Mundial de la Paz, Ciudad del Vaticano, 2009.

[22] Francisco, Mensaje a la Conferencia de las Naciones Unidas sobre el Cambio Climático (COP23), Bonn, 2017.

[23] Francisco, Mensaje para la Jornada Mundial de Oración por el Cuidado de la Creación, Ciudad del Vaticano, 2018.

[24] QA, 58

[25] CIV, 51.

[26] QA, 58.

[27] FT, 127.

[28] Sínodo de los Obispos. Asamblea Especial para la Región Panamazónica, Amazonía: Nuevos Caminos para la Iglesia y para una Ecología Integral, Ciudad del Vaticano 2019, 23.

[29] Francisco, Mensaje para la Jornada mundial de la Paz, Ciudad del Vaticano, 2014.

[30] Francisco, Mensaje a los participantes en la Conferencia de las Naciones Unidas sobre el Cambio Climático, Ciudad del Vaticano, 2019.

[31] Francisco, Encuentro con las Autoridades, la Sociedad Civil y el Cuerpo Diplomático en Lima, Perú, 2018.

[32] Artículo 3 de la Declaración Universal de Derechos Humanos.

[33] Francisco, Encuentro con las Autoridades, la Sociedad Civil y el Cuerpo Diplomático en Talín, Estonia, 2018.

[34] FT, 129.

[35] CCEE, FCEA, FCBCO, COMECE, SECAM, 2018 Declaración Conjunta sobre la Justicia Climática por las Conferencias Episcopales, Roma, 2018.

[36] QA, 17.

[37] Francisco, Encuentro con las Autoridades, la Sociedad Civil y el Cuerpo Diplomático en Lima, Perú, 2018.

[38] Francisco, Encuentro con los Obispos del Mediterráneo, Bari, 2020.

[39] FT, 129.

[40] INFORM es una colaboración del Grupo de Referencia del Comité Permanente entre Organismos sobre Riesgos, Alerta Temprana y Preparación y la Comisión Europea. Cf. https://drmkc.jrc.ec.europa.eu/inform-index.

[41] ACR, 93.

[42] Cf. LS, 1.

[43] San Juan Pablo II, Discurso a los Participantes en el Tercer Congreso Mundial sobre la Pastoral de los Emigrantes y Refugiados, Ciudad del Vaticano, 1991, 3.

[44] Francisco, Discurso a los participantes en la 39.a Sesión de la FAO, Ciudad del Vaticano, 2015.

[45] Francisco, Mensaje para la 104ª Jornada Mundial del Migrante y del Refugiado, Ciudad del Vaticano, 2017.

[46] LS, 26.

[47] Ibíd., 26.

[48] Francisco, Discurso a los Miembros del Cuerpo Diplomático Acreditado ante la Santa Sede, Ciudad del Vaticano, 2020.

[49] Cf. Naciones Unidas, Pacto Mundial para una Migración Segura, Ordenada y Regular, 2018, 31.

[50] LS, 183.

[51] Francisco, Discurso ante la Asamblea General de la Organización de las Naciones Unidas, Nueva York, 2015.

[52] ACR, Presentación.

[53] Ibíd., 83.

[54] El Marco de Sendai para la Reducción del Riesgo de Desastres es una herramienta elaborada por la Oficina de las Naciones Unidas para la Reducción del Riesgo de Desastres (UNISDR) con el objetivo de prevenir nuevos riesgos de desastres y reducir los existentes. Cf. UNISDR, Marco de Sendai para la Reducción del Riesgo de Desastres 2015-2030.

[55] ACR, Presentación.

[56] FT, 86.

[57] Ibíd., 79.

[58] ACR, 85.

[59] Sínodo de los Obispos, Asamblea Especial para la Región Panamazónica, Amazonía: Nuevos Caminos para la Iglesia y para una Ecología Integral, Ciudad del Vaticano 2019, 29.

[60] EMCC, 50.

[61] ACR, 110.

[62] Francisco, Discurso a los Miembros del Cuerpo Diplomático acreditado ante la Santa Sede, Ciudad del Vaticano, 2020.

[63] EG, 117.

[64] LS, 164.

[65] EMCC, 70.

[66] RDS, 34.

[67] Francisco, Mensaje a los participantes en la XXXI Reunión de las Partes en el Protocolo de Montreal, Ciudad del Vaticano, 2019.

[68] Francisco, Discurso a los miembros del cuerpo diplomático acreditado ante la Santa Sede con motivo de las felicitaciones de Año Nuevo, Ciudad del Vaticano, 2020.

[69] LS, 172.

[70] Francisco, Encuentro con los Miembros de la Asamblea General de la Organización de las Naciones Unidas, Nueva York, 2015.

[71] VG, 4.

[72] Ibíd., 4.

[73] Ibíd., 5.

[74] ACR, 101.

[75] VG, 4.

[76] Ibíd., 4.

[77] Ibíd., 5.

[78] Benedicto XVI, Mensaje para la Celebración de la 43ª Jornada Mundial de la Paz, Ciudad del Vaticano, 2009.

[79] LS, 13.

[80] FT, 78.

Testo in lingua portoghese

ORIENTAÇÕES PASTORAIS SOBRE AS PESSOAS DESLOCADAS PELA CRISE CLIMÁTICA

Secção Migrantes e Refugiados - Sector de Ecologia Integral

Dicastério para o Serviço do Desenvolvimento Humano Integral


DOCUMENTO:

1. Reconhecer a Relação entre a Crise Climática e o Deslocamento

2. Promover a Sensibilização e Divulgação

3. Providenciar Alternativas ao Deslocamento

4. Preparar as Pessoas para o Deslocamento

5. Fomentar a Inclusão e a Integração

6. Exercer uma Influência Positiva nas Decisões Políticas

7. Alargar o Cuidado Pastoral

8. Cooperar num Planeamento e Ação Estratégicos

9. Promover a Formação Profissional em Ecologia Integral

10. Fomentar a Investigação Académica sobre CCD

CONCLUSÕES

COMO USAR ESTE DOCUMENTO

PREFÁCIO

As Orientações Pastorais sobre as Pessoas Deslocadas pela Crise Climática são um guia repleto de factos, interpretações políticas e propostas relevantes…mas, desde logo, sugiro que adaptemos o famoso “ser ou não ser” de Hamlet e afirmemos: “Ver ou não ver, eis a questão!Tudo começa com a capacidade de ver de cada um, sim, a minha e a vossa.

Somos submergidos por notícias e imagens de povos inteiros desenraizados devido a cataclismos climáticos e forçados a migrar. Mas o efeito que estas histórias produzem em nós e a nossa resposta -- causam reações efémeras ou desencadeiam algo mais profundo em nós; parecem remotas ou sentimo-las próximas -- dependem da nossa capacidade de ver o sofrimento contido em cada história, a fim de “tomar dolorosa consciência, ousar transformar em sofrimento pessoal aquilo que acontece ao mundo e, assim, reconhecer a contribuição que cada um lhe pode dar” (Laudato si’ 19).

O facto de as pessoas se deslocarem porque o seu habitat local se tornou inabitável, pode parecer um processo natural, algo inevitável. No entanto, a deterioração climática resulta muito frequentemente de escolhas erradas e atividade destrutiva, egoísmo e negligência que colocam a humanidade em conflito com a criação, a nossa casa comum.

Ao contrário da pandemia, que nos atingiu subitamente, sem aviso, quase em toda a parte e afetando todos em simultâneo, a crise climática tem vindo a manifestar-se desde a Revolução Industrial. Durante muito tempo a sua evolução foi muito lenta, a ponto de ser praticamente impercetível, exceto para alguns espíritos clarividentes. Mesmo agora o seu impacto não é uniforme: as alterações climáticas ocorrem em toda a parte, mas o maior efeito é sentido pelos que menos contribuíram para elas.

Contudo, à semelhança da crise de COVID-19, os números impressionantes e crescentes de deslocados pela crise climática estão rapidamente a tornar-se uma emergência grave do nosso tempo, visível quase diariamente nos nossos ecrãs e exigindo respostas globais.

Neste ponto, vêm-me à mente as palavras de Deus falando através do profeta Isaías, ligeiramente atualizadas: Vinde agora, entendamo-nos. Se estiverdes preparados para ouvir, poderemos ainda ter um grande futuro. Mas se vos recusardes a ouvir, sereis devorados pelo calor e a poluição, por secas e inundações (cf. Isaías 1,18-20).

Quando olhamos à volta, o que vemos? Muitos estão a ser devorados em condições que tornam impossível a sobrevivência. Forçadas a abandonar campos e zonas costeiras, casas e aldeias, as pessoas fogem à pressa, levando consigo apenas algumas lembranças e tesouros, fragmentos da sua cultura e património. Partem com a esperança de recomeçar as suas vidas num local seguro. Mas na maioria dos casos acabam em favelas perigosamente sobrepovoadas ou em alojamentos precários, à mercê do destino.

As pessoas expulsas dos seus lares pela crise climática necessitam de ser acolhidas, protegidas, promovidas e integradas. Elas querem recomeçar. Para criar um novo futuro para os seus filhos, precisam de ter condições e ser ajudadas. Acolher, proteger, promover e integrar são verbos que implicam uma ação útil. Retiremos, uma a uma, as barreiras que bloqueiam o caminho dos deslocados, o que os reprime e marginaliza, os impede de trabalhar e ir à escola, tudo o que os torna invisíveis e nega a sua dignidade.

As Orientações Pastorais sobre as Pessoas Deslocadas pela Crise Climática exigem um novo olhar sobre este drama do nosso tempo. Incentivam-nos a ver a tragédia do desenraizamento prolongado que, ano após ano, leva os nossos irmãos e irmãs a gritar: “Não podemos regressar e não podemos começar de novo”. Convidam-nos a tomar consciência da indiferença das sociedades e governos para com esta tragédia. Pedem-nos para ver e cuidar. Convidam a Igreja e outros participantes a agir em conjunto e especificam o modo de o fazer.

É este o trabalho que o Senhor nos pede agora e nele há muita alegria. Não vamos superar crises como as alterações climáticas ou a COVID-19 refugiando-nos no individualismo, mas apenas com o esforço de “muitos em conjunto”, através do encontro, do diálogo e da cooperação. Enche-me assim de grande alegria o facto de estas Orientações Pastorais sobre as Pessoas Deslocadas pela Crise Climática terem sido elaboradas sob a égide do Dicastério para o Serviço do Desenvolvimento Humano Integral, juntamente pela Secção Migrantes e Refugiados e pelo Sector de Ecologia Integral. Esta colaboração é, em si mesma, um sinal do caminho a seguir.

Ver ou não ver é a questão que nos conduz à resposta numa ação conjunta. Estas páginas mostram-nos o que é preciso e, com a ajuda de Deus, o que fazer.

Franciscus

ACRÓNIMOS

ACR: Conselho Pontifício Cor Unum e Conselho Pontifício para a Pastoral dos Migrantes e Itinerantes, Acolher Cristo nos Refugiados e nas Pessoas Deslocadas à Força, Cidade do Vaticano 2013

CA: João Paulo II, Carta Encíclica Centesimus Annus, Cidade do Vaticano 1991

CCD: Crise Climática e Deslocamento

CIV: Bento XVI, Carta Encíclica Caritas in Veritate, Cidade do Vaticano 2009

CV: Francisco, Exortação Apostólica Pós-sinodal Christus Vivit, Cidade do Vaticano 2019

EG: Francisco, Exortação Apostólica Evangelii Gaudium, Cidade do Vaticano 2013

EMCC: Conselho Pontifício para a Pastoral dos Migrantes e Itinerantes, Erga migrantes caritas Christi, Cidade do Vaticano 2004

FT: Francisco, Carta Encíclica Fratelli Tutti, Cidade do Vaticano 2020

LS: Francisco, Carta Encíclica Laudato Si’, Cidade do Vaticano 2015

M&R: Secção Migrantes e Refugiados do Dicastério para o Serviço do Desenvolvimento Humano Integral

OPPDCC: Secção Migrantes e Refugiados, Orientações Pastorais sobre as Pessoas Deslocadas pela Crise Climática, Cidade do Vaticano 2021

OPPDI: Secção Migrantes e Refugiados, Orientações Pastorais sobre as Pessoas Deslocadas Internamente, Cidade do Vaticano 2020

PDCC: Pessoas Deslocadas pela Crise Climática

PDI: Pessoas Deslocadas Internamente

QA: Francisco, Exortação Apostólica Pós-sinodal Querida Amazónia, Cidade do Vaticano 2020

RDS: Conselho Pontifício Cor Unum e Conselho Pontifício para a Pastoral dos Migrantes e Itinerantes, Os Refugiados: um Desafio à Solidariedade, Cidade do Vaticano 1992

VG: Francisco, Constituição Apostólica Veritatis Gaudium, Cidade do Vaticano 2017

GLOSSÁRIO

Igreja Católica neste documento significa e inclui a liderança oficial da Igreja, os Bispos e as Conferências Episcopais, padres, irmãs e irmãos na vida religiosa, dirigentes e colaboradores de organizações humanitárias e caritativas de inspiração católica centradas na migração e todos os membros da Igreja Católica.

Crise climática é um termo cada vez mais utilizado para transmitir um maior sentimento de emergência sobre a atual fase das alterações climáticas causadas pelas atividades humanas e a urgência em lhes dar resposta para evitar consequências desastrosas.

Pessoas Deslocadas pela Crise Climática (PDCC) são indivíduos ou grupos de pessoas forçados a abandonarem o seu local de residência habitual devido à crise climática aguda. O deslocamento pode ser motivado por fenómenos repentinos, principalmente eventos meteorológicos extremos como inundações, tempestades, secas e incêndios florestais; ou por processos de evolução lenta, como a desertificação, esgotamento de recursos naturais, escassez de água, aumento da temperatura e subida do nível do mar. No caso de fenómenos naturais, como eventos meteorológicos extremos, o regresso das vítimas deslocadas poderá eventualmente ser viável. No entanto, para a maioria, o deslocamento será permanente no caso de catástrofes naturais graves e perante processos de longo prazo como a subida do nível do mar. O deslocamento pode ocorrer no interior de um país ou através das fronteiras internacionais.

Resiliência climática é a capacidade de preparação, adaptação e resposta a fenómenos e tendências relacionados com o clima. A promoção da resiliência climática implica compreender o modo como a crise climática produz novos riscos e adotar medidas que permitam enfrentar mais eficazmente esses riscos.

Deslocamento é a situação em que as pessoas são forçadas a deixar o local onde normalmente vivem e a dirigirem-se para outro local, dentro ou fora do seu país.

INTRODUÇÃO

Recentemente, a comunidade internacional reconheceu a magnitude da crise climática e desenvolveu esforços significativos para mitigar o seu impacto através de vários acordos. A Igreja Católica reconhece e aprecia estes esforços visando criar estruturas jurídicas, recolher dados e efetuar análises rigorosas sobre as consequências da crise climática, bem como o envolvimento de muitos intervenientes da sociedade civil - nomeadamente jovens – no sentido de dar resposta a este desafio.

A crise climática tem uma “face humana”, que é já uma realidade para inúmeras pessoas de todo o mundo, especialmente para os mais vulneráveis. A Igreja Católica tem um cuidado maternal para com todos aqueles que foram deslocados pelos efeitos climáticos. Esta situação específica de vulnerabilidade constitui a raison d’être do presente documento.

O magistério da Igreja Católica já abordou a condição das pessoas deslocadas internamente, juntamente com outras categorias de migrantes e tem contribuído com reflexões e instruções referentes ao seu cuidado pastoral refletidas nomeadamente na Carta Encíclica Laudato Si’. As Orientações Pastorais sobre as Pessoas Deslocadas pela Crise Climática (OPPDCC) centra-se exclusivamente nestas pessoas (PDCC), destacando os novos desafios colocados pelo atual cenário global e sugerindo respostas pastorais apropriadas. O principal objetivo das presentes orientações consiste em apresentar algumas considerações importantes que podem ser úteis para as Conferências Episcopais, igrejas locais, congregações religiosas, organizações católicas, agentes pastorais católicos e todos os fiéis católicos no planeamento pastoral e desenvolvimento de programas para assistência eficaz às PDCC.

As OPPDCC inspiram-se profundamente na reflexão e ensinamentos da Igreja e na sua experiência prática a atender às necessidades das PDCC, tanto nos seus países de origem como no exterior. As PDCC são migrantes e o presente documento baseia-se nestes documentos magisteriais, em particular os referentes aos migrantes, que podem igualmente ser aplicados às PDCC. As OPPDCC inspiram-se também na longa experiência prática de muitas organizações católicas que trabalham no terreno e nas observações de representantes das Conferências Episcopais. Embora aprovadas pelo Santo Padre, as OPPDCC não pretendem esgotar os ensinamentos da Igreja sobre a crise climática e o deslocamento.

As OPPDCC destacam dez desafios no quadro do deslocamento motivado pelas alterações climáticas e das suas vítimas. Estes desafios e as respostas sugeridas pela Igreja Católica constituem balizas para um roteiro do planeamento pastoral a elaborar para as PDCC e, com o presente documento, tornam a solicitude pastoral do Papa extensiva a estas pessoas. Este documento inclui também um capítulo que aborda a cooperação e o trabalho de equipa, que são essenciais para o sucesso dos projetos e para a prestação de um serviço eficaz e eficiente às PDCC.

1. Reconhecer a Relação entre a Crise Climática e o Deslocamento

[Os marinheiros] lançaram a sonda e encontraram vinte braças; um pouco mais adiante, lançaram-na outra vez e encontraram quinze. Receando que fossemos bater em qualquer ponto, contra os recifes, lançaram da popa quatro âncoras e ficaram, impacientemente, à espera do dia. [...] Os nativos trataram-nos com invulgar humanidade, pois acenderam uma grande fogueira junto à qual nos recolheram a todos, por causa da chuva que estava a cair e por causa do frio (Atos, 27, 28-29, 28, 1-2).

Continuam a ocorrer tempestades terríveis, furacões violentos e ciclones devastadores, cuja frequência e intensidade aumentam à medida que a crise climática se agrava. Observamos um número crescente de pessoas deslocadas devido aos impactos destrutivos da crise climática e outras manifestações da crise ecológica. As vidas e lares de tantos dos nossos irmãos e irmãs de todo o mundo encontram-se, de facto, destruídos e muitos são forçados a abandonar a sua terra natal em busca de segurança e proteção.

Nós, cristãos, acreditamos que mesmo as noites mais negras podem ser iluminadas com amor e cuidado. Os malteses ofereceram um acolhimento particularmente bondoso a S. Paulo e aos seus companheiros naufragados. Os sem-abrigo encontraram um lar onde foram recebidos de braços abertos, alimentados e protegidos. Foi acesa uma fogueira – uma ‘lareira’ – criando uma atmosfera familiar de calor e bem-estar contra o frio da indiferença.

A Crise Climática

Um dos fatores que tornam o planeta Terra um lugar ímpar para a vida é o seu sistema climático único. No entanto, após mais de 10.000 anos de relativa estabilidade—o histórico da civilização humana—o clima do nosso planeta está a mudar rapidamente em consequência das atividades humanas.

A temperatura média da Terra aumentou cerca de 1,1 graus Celsius desde os tempos pré-industriais, causando “profundas alterações aos sistemas humanos e naturais, incluindo o aumento de secas, inundações e outros tipos de eventos climáticos extremos; e perda de biodiversidade”[1]. A taxa atual de aquecimento é mais rápida do que em qualquer outra altura nos 65 milhões de anos anteriores.

Encontramo-nos já numa crise climática, em rápida aceleração. Em novembro de 2019, 11.000 cientistas reuniram-se para declarar “uma emergência climática”[2], uma preocupação reiterada pelo Papa Francisco na sua Mensagem para o Dia Mundial de Oração pelo Cuidado da Criação, a 1 de setembro de 2020, na qual declarou que “encontramo-nos numa urgência climática” e “estamos a ficar sem tempo”[3].

A “Face Humana” da Crise

A crise climática não é uma ameaça futura abstrata. Um aumento da temperatura de apenas 1°C acima dos níveis da era industrial está já a causar um sofrimento incalculável a milhões dos nossos irmãos e irmãs em todo o mundo, já para não falar do perigo para os ecossistemas e o restante bioma.

Como o Papa Francisco corretamente reconheceu “é evidente a ligação entre fragilidade ambiental, insegurança alimentar e movimentos migratórios”[4]. A crise climática ameaça também direitos humanos fundamentais como o direito à vida, o acesso adequado a água e alimentos, habitação (ou abrigo) condignos e saúde.

São as comunidades pobres e vulneráveis do mundo inteiro quem mais sofre com as crises ecológica e climática. São os inocentes que, à partida, menos contribuíram para a origem do problema. Esta é uma questão profundamente moral que exige ecojustiça. Afinal, a terra foi destinada a ser uma casa comum onde todos têm o direito de viver e prosperar. Adquirem aqui pleno sentido as palavras proféticas de S. João Paulo II reiteradas pelo Papa Francisco em Fratelli Tutti: “Deus deu a terra a todo o género humano, para que ela sustente todos os seus membros, sem excluir nem privilegiar ninguém”[5].

O esgotamento dos recursos naturais básicos produzidos pela terra e, nomeadamente a água, pode causar o deslocamento temporário ou permanente de famílias e comunidades. “O acesso à água potável e segura é um direito humano essencial, fundamental e universal, porque determina a sobrevivência das pessoas e, portanto, é condição para o exercício dos outros direitos humanos”[6]. A escassez de água é um problema em muitas regiões do mundo, mas “especialmente na África, onde grandes sectores da população não têm acesso a água potável segura, ou sofrem secas que tornam difícil a produção de alimentos. Nalguns países, há regiões com abundância de água, enquanto outras sofrem de grave escassez”[7].

A crise tem impactos desproporcionados em grupos vulneráveis como as crianças, mulheres, pessoas com deficiência, povos indígenas e habitantes de zonas rurais. Algumas das regiões geográficas críticas que serão mais afetadas pela crise climática são zonas deltaicas densamente povoadas como o Ganges (Bangladesh, em particular), o Mekong e o Nilo, os países do Sahel, no Norte de África, os pequenos Estados Insulares, países da América Central particularmente vulneráveis a furacões, e outras regiões costeiras e de baixa altitude.

A Crise Climática como Fator de Deslocamento

A crise climática pode ser fator de deslocamento quando as casas se tornam inabitáveis ou os meios de sobrevivência desaparecem. O deslocamento pode ser motivado por fenómenos repentinos, principalmente eventos meteorológicos extremos como inundações, tempestades, secas e incêndios florestais; ou por processos de evolução lenta, como a desertificação, esgotamento de recursos naturais, escassez de água, aumento da temperatura e subida do nível do mar. Convém também ter presente que o deslocamento pode ter múltiplas causas.

A crise climática está já a causar e exacerbar movimentações de pessoas devido a catástrofes naturais de curto e longo prazo. Só em 2019, os deslocados recentes superavam 33 milhões (elevando o número total para perto de 51 milhões, o número mais alto de sempre) e destes, 8,5 milhões em consequência de conflitos e violência e 24,9 milhões devido a desastres naturais[8]. Na primeira metade de 2020, registaram-se 14,6 milhões de novos deslocamentos; 9,8 milhões em resultado de desastres naturais e 4,8 milhões relacionados com conflitos e violência[9]. Calcula-se que entre 2008 e 2018, mais de 253,7 milhões de pessoas foram deslocadas devido a catástrofes naturais[10], as quais foram responsáveis pelo deslocamento de 3 a 10 vezes mais pessoas do que os conflitos armados no mundo inteiro, dependendo da região em causa.

A crise climática é também uma causa de conflito mundial, que pode constituir mais um fator de deslocamento. O nexo é real, embora nem sempre direto. Em certas situações, a crise climática leva ao esgotamento de recursos naturais que, por sua vez, podem despoletar conflitos entre comunidades e nações pela posse dos mesmos. As alterações climáticas podem ser encaradas como um fator multiplicador de ameaças, intensificando os conflitos existentes nas zonas em que os recursos são escassos. Como adverte o Papa Francisco na Laudato Si’, “é previsível que, perante o esgotamento de alguns recursos, se vá criando um cenário favorável para novas guerras, disfarçadas sob nobres reivindicações”[11].

Infelizmente, formas assimétricas de desenvolvimento podem também contribuir para o aumento da pobreza e deslocamento. Como S. Paulo VI chamou a atenção há quase um século, “de um momento para outro, o homem toma consciência de que por motivo da exploração inconsiderada da natureza, começa a correr o risco de destruí-la e de vir a ser, também ele, vítima dessa degradação”[12]. Os nossos próprios modelos económicos distorcidos contribuem para esta situação. “Há regras económicas que foram eficazes para o crescimento, mas não de igual modo para o desenvolvimento humano integral[13]. Aumentou a riqueza, mas sem equidade, e assim “nascem novas pobrezas”[14].

No caso de fenómenos naturais, como eventos meteorológicos extremos, o regresso das vítimas deslocadas poderá eventualmente ser viável. No entanto, para a maioria, o deslocamento será permanente no caso de catástrofes naturais graves e perante processos de longo prazo como a subida do nível do mar.

O aquecimento global leva a uma subida continuada do nível do mar, ameaçando cidades e zonas agrícolas e de pastagem em todo o mundo. Em termos gerais, cerca de 145 milhões de pessoas vivem no raio de um metro acima do atual nível do mar e quase dois terços das cidades mundiais, com populações superiores a cinco milhões, situam-se em áreas de risco de subida do nível do mar. Quase 40% da população mundial vive a uma distância de 100 km de uma costa[15].

Face a estas complexas realidades e independentemente das circunstâncias, os mais vulneráveis podem nem sequer ser capazes de mudar para outro local, devido à pobreza ou outras razões. É crucial dar resposta a populações imóveis ou sem capacidade para percorrer grandes distâncias.

O Deslocamento causado pela Crise Climática

O aquecimento incontrolado agita o espectro de um deslocamento humano maciço. Com um aquecimento de 1,5°C, prevê-se uma subida do nível global do mar de cerca de 0,77 metros até 2100[16]. Esta subida será muito superior em cenários de maior aquecimento. A manter-se a atual tendência de um aquecimento de 3-4°C até 2100, é cada vez mais provável o colapso de grandes glaciares da Antártica e da Gronelândia, causando um rápido aumento do nível do mar[17].

Teme-se que a subida prevista do nível do mar cause uma deslocação e migração globais sem precedentes. Algumas áreas como ilhas de baixa altitude e atóis tornar-se-ão completamente inabitáveis. “Mesmo nos cenários mais otimistas, estima-se que em 2060 entre 316 e 411 milhões de pessoas serão afetadas por tempestades e inundações costeiras”[18].

Prever o número eventual de futuros deslocados revela-se um exercício complexo, devido aos múltiplos fatores que influenciam a migração e à dificuldade em diferenciar os motivos subjacentes à mobilidade humana. De acordo com um Relatório do Banco Mundial de 2018[19] sobre a África Subsaariana, Ásia do Sul e América Latina, em 2050, entre 31 e 143 milhões de pessoas (cerca de 2,8% da população mundial) podem necessitar de migrar no interior do seu próprio país devido à crise climática. O mesmo relatório aponta para que, em 2050, 50% da população do Sul da Ásia irá residir em áreas que se prevê serem pontos críticos, de moderados a graves, de catástrofes relacionadas com o clima.

Responder ao Deslocamento Provocado pelo Clima

O deslocamento de um número significativo de pessoas acarreta uma série de questões sociais, políticas e humanitárias, especialmente quando os destinos de acolhimento carecem de recursos e capacidade para gerir deslocamentos em larga escala[20].

A proteção internacional ao deslocamento provocado pelo clima é limitada, fragmentária e nem sempre legalmente vinculativa. Em particular, as PDCC nem sempre se encontram definidas como uma categoria beneficiária de proteção e não estão explicitamente reconhecidas pela Convenção Relativa ao Estatuto dos Refugiados de 1951. Existe, assim, uma lacuna em termos de proteção para as PDCC, quer no interior do seu país, quer no exterior, atravessando fronteiras internacionais. No entanto, independentemente do estatuto jurídico destas pessoas, todos os Estados são obrigados a proteger os seus direitos humanos fundamentais. Mais, de acordo com a legislação internacional existente e as normas humanitárias, todas as PDCC merecem um cuidado e assistência adequados.

A Igreja Católica já presta assistência a estas pessoas afetadas e continuará a fazê-lo. Em 2018, o emblemático Relatório do Painel Intergovernamental Sobre Alterações Climáticas advertia que o mundo tem de trabalhar para atingir transições de baixo carbono “rápidas e de longo alcance” nos setores da agricultura, energia, indústria, edifícios, transportes e cidades para limitar o aquecimento global ao limiar crítico de 1,5°C. Necessitamos de intensificar os nossos esforços coletivos no sentido de promover as energias renováveis e ecológicas, a reflorestação, a agricultura sustentável e uma economia circular, travando simultaneamente a desflorestação e a degradação dos ecossistemas, com especial destaque para as soluções naturais. Precisamos de projetos nos países em desenvolvimento inspirados na proteção ambiental; precisamos de alternativas para reduzir as emissões de gases com efeito de estufa.

A Igreja Católica está preocupada com estes desafios e com o impacto da crise climática na dignidade dos seres humanos. Em colaboração com os governos, outras confissões cristãs, outras tradições religiosas e as pessoas de boa vontade, a Igreja procura responder a estes desafios. Como o Papa Bento XVI questionou em 2010: “Como descurar o fenómeno crescente dos chamados “prófugos ambientais”, ou seja, pessoas que, por causa da degradação do ambiente onde vivem, se veem obrigadas a abandoná-lo – deixando lá muitas vezes também os seus bens – tendo de enfrentar os perigos e as incógnitas de uma deslocação forçada?”[21].

Atualmente, a resposta ao desafio das PDCC é parte integrante e central da missão de uma Igreja credível e testemunhante, uma comunidade eclesial assistencial e inclusiva.

2. Promover a Sensibilização e Difusão

Uma coisa sei: eu era cego e agora vejo (João 9,25).

Promover a sensibilização fará abrir os olhos das pessoas para as realidades do impacto da crise climática na existência humana. A cegueira em relação a estes problemas é generalizada e tem múltiplas causas: a) pura ignorância; b) indiferença e egoísmo perante fenómenos que põem em perigo o bem comum; c) negação propositada da realidade para proteger interesses adquiridos; d) incompreensão.

Deus dá os meios para ver, mas os seres humanos têm de querer passar da cegueira para o conhecimento.

Desafio

Muitas atitudes prevalentes se opõem à decisão de encarar eficazmente os desafios das PDCC, entre as quais salientamos: negação, indiferença geral e resignação passiva, bem como uma inoportuna confiança excessiva nas soluções técnicas. Há que continuar a evitar a falsa polarização entre o cuidado da criação, por um lado, e o desenvolvimento e a economia, por outro.

Lanço um convite urgente a renovar o diálogo sobre a maneira como estamos a construir o futuro do planeta. Precisamos de um debate que nos una a todos, porque o desafio ambiental, que vivemos, e as suas raízes humanas dizem respeito e têm impacto sobre todos nós. [...] Infelizmente, muitos esforços na busca de soluções concretas para a crise ambiental acabam, com frequência, frustrados [... por várias razões] que vão da negação do problema à indiferença, à resignação acomodada ou à confiança cega nas soluções técnicas[22].

Resposta

A Igreja Católica é chamada a promover uma conversão ecológica integral em relação à CCD, com pleno respeito pelo ambiente e o desenvolvimento humano.

Com razão, surgiu a necessidade de uma relação renovada e saudável entre a humanidade e a criação, a convicção de que apenas uma visão do homem autêntica e integral nos permitirá cuidar melhor do nosso planeta para o benefício das gerações presentes e futuras, pois “não há ecologia sem uma adequada antropologia” (LS, 118)[23].

Isto pode ser conseguido através de um planeamento estratégico e de longo prazo que inclua ações como as seguintes:

o Campanhas de informação, salientando a gravidade da CCD e centradas na “face humana” da crise e na necessidade de uma ação urgente.

Não haverá uma ecologia sã e sustentável, capaz de transformar seja o que for, se não mudarem as pessoas, se não forem incentivadas a adotar outro estilo de vida, menos voraz, mais sereno, mais respeitador, menos ansioso, mais fraterno[24].

o Sensibilizar a Igreja e a comunidade para o modo como o nosso estilo de vida moderno de consumo conspícuo contribui para a crise climática e fomentar um sentimento de responsabilidade conducente a uma mudança ou adaptação do estilo de vida.

As modalidades com que o homem trata o ambiente influem sobre as modalidades com que se trata a si mesmo, e vice-versa. Isto chama a sociedade atual a uma séria revisão do seu estilo de vida que, em muitas partes do mundo, pende para o hedonismo e o consumismo, sem olhar aos danos que daí derivam. [...] É necessária uma real mudança de mentalidade que nos induza a adotar novos estilos de vida [25].

o Desenvolver programas educativos direcionados sobretudo para paróquias e escolas católicas, visando a promoção de atitudes responsáveis sobre comportamentos e estilos de vida pessoais.

A grande ecologia sempre inclui um aspeto educativo, que provoca o desenvolvimento de novos hábitos nas pessoas e nos grupos humanos[26].

o Melhorar a coordenação entre as agências eclesiais (a nível local e internacional) e reconhecer a crise climática como causa de migração.

o Divulgar os documentos essenciais da Igreja, incluindo os ensinamentos centrais da Laudato Si’: a) economia sustentável e centrada no ser humano; b) unidade e santidade de toda a Criação; c) obrigação da humanidade de praticar uma gestão responsável da nossa casa comum.

o Partilhar as melhores práticas de conversão ecológica integral para dar um testemunho concreto do compromisso da Igreja e aumentar a sua visibilidade. Utilizar estudos de casos de todo o mundo, a fim de ajudar as pessoas a compreenderem como as lutas podem afetar as vidas humanas e o acesso a meios de subsistência.

o Promover iniciativas concretas visando a eliminação de disfuncionalidades sistémicas e institucionais na economia global que afetam a CCD.

Com efeito, a paz real e duradoura é possível só a partir de uma ética global de solidariedade e cooperação ao serviço de um futuro modelado pela interdependência e a corresponsabilidade na família humana inteira[27].

o Promover o diálogo ecuménico e inter-religioso e redes para a coordenação destes esforços.

Uma atitude de diálogo aberto, reconhecendo também a multiplicidade de interlocutores: os povos indígenas, ribeirinhos, camponeses e afrodescendentes (quilombolas), as demais Igrejas cristãs e confissões religiosas, organizações da sociedade civil, movimentos sociais populares, o Estado, enfim todas as pessoas de boa vontade que buscam a defesa da vida, a integridade da criação, a paz e o bem comum[28].

o Estabelecer uma estratégia de comunicação mais alargada e consistente que utilize plenamente os mídia sociais e digitais.

O número sempre crescente de ligações e comunicações que envolvem o nosso planeta torna mais palpável a consciência da unidade e partilha dum destino comum entre as nações da terra[29].

o Envolver os jovens como protagonistas nestes esforços e encorajar atitudes e estilos de vida cristãos que enfatizem não só o futuro, mas também o eterno, ou seja, o tipo de condições ambientais que as pessoas irão deixar aos seus filhos e netos e o tratar a criação como um dom de Deus.

Não devemos impor às gerações futuras o fardo de assumir os problemas provocados pelas gerações precedentes. Ao contrário, devemos dar-lhes a oportunidade de recordar a nossa geração como aquela que renovou e agiu […] sobre a necessidade fundamental de colaborar para preservar e cultivar a nossa casa comum. Que possamos oferecer à próxima geração motivos de esperança e de trabalho para um futuro bom e digno![30]

o Colher a experiência das populações locais, comunidades indígenas e outros recursos humanos para buscar soluções enraizadas numa ecologia integral, à luz da Doutrina Social da Igreja.

E isto exige escutar, reconhecer e respeitar as pessoas e os povos locais como válidos interlocutores. Estes mantêm uma ligação direta com o território, conhecem os seus tempos e processos e, por conseguinte, sabem os efeitos catastróficos que, em nome do progresso, provocam muitas iniciativas[31].

3. Providenciar Alternativas ao Deslocamento

Essas provisões serão um recurso para o país durante os sete anos de fome que vão chegar ao Egito, a fim de que o país não pereça pela fome (Génesis 41,36).

São possíveis alternativas viáveis ao deslocamento quando os governos, líderes, instituições e organizações estão atentos e têm verdadeiramente em conta os melhores interesses e preocupações do seu povo, nomeadamente os mais vulneráveis. Os ‘anos magros’ são sempre uma possibilidade, mas Deus pode dar-nos sabedoria para encontrar formas criativas e sustentáveis de aliviar o sofrimento e alternativas ao trauma do deslocamento.

Desafio

Na maioria dos casos, o deslocamento resulta da ausência de modos de vida alternativos. Por vezes, as pessoas deslocam-se porque estão convencidas de que a sobrevivência é – ou será em breve – impossível no seu local de origem, inclusivamente durante as crises climáticas.

Resposta

A Igreja Católica é chamada a promover a resiliência das pessoas afetadas pela crise climática e a colaborar na busca de alternativas ao deslocamento que defendam o direito à vida, o que inclui a possibilidade de viver uma vida digna, em paz e segurança. [32] Ninguém deveria ser forçado a abandonar a sua terra natal.

Não há alienação pior do que experimentar que não se tem raízes, não se pertence a ninguém. Uma terra será fecunda, um povo dará frutos e será capaz de gerar o amanhã apenas na medida em que dá vida a relações de pertença entre os seus membros, na medida em que cria laços de integração entre as gerações e as diferentes comunidades que o compõem e ainda na medida em que quebra as espirais que obscurecem os sentidos, afastando-nos sempre uns dos outros[33].

O desenvolvimento desta ‘resiliência e adaptação climáticas’ exige abordagens multifacetadas e o envolvimento de todos os intervenientes. A Igreja Católica pode colaborar com diversas ações do tipo que se segue:

o Divulgar atempadamente informação correta e fiável sobre a crise climática e riscos inerentes que afetam territórios específicos e os seus residentes. Garantir a utilização de conhecimentos tradicionais, autóctones e locais para complementar o conhecimento científico, na avaliação dos riscos de catástrofes e no desenvolvimento e implementação de políticas, estratégias e planos adaptados a sectores, localidades e contextos específicos, de acordo com uma abordagem transversal.

Não se trata de impor, do alto, programas assistenciais, mas de percorrer unidos um caminho[34].

o Promover a adaptação in situ para evitar o deslocamento, fomentando a manutenção ou recuperação de formas tradicionais ou autóctones relevantes de relacionamento com a terra, a natureza e um modo de vida sustentável no Planeta.

Aflige‐nos ver as terras indígenas expropriadas e sua cultura calcada por esquemas predatórios e novas formas de colonialismo, que são alimentados pela cultura do desperdício e do consumismo[35].

o Favorecer programas de desenvolvimento criativos e ecológicos direcionados para o apoio a pessoas em risco de deslocamento e proteger e reforçar meios de subsistência alternativos, como agroecologia, conservação comunitária, educação, ecoturismo e a utilização sustentável do solo e da água.

Podem-se encontrar alternativas de pecuária e agricultura sustentáveis, de energias que não poluem, de fontes dignas de trabalho que não impliquem a destruição do meio ambiente e das culturas[36].

o Promover o investimento pertinente, ético e sustentável em infraestruturas, habitação segura e diversificação dos meios de subsistência, a fim de potenciar a resiliência e capacidade adaptativa das pessoas em risco de deslocamento.

Unidos para defender a esperança significa fomentar e desenvolver uma ecologia integral como alternativa a um modelo de progresso já ultrapassado [mas que] continua a produzir degradação humana, social e ambiental[37].

o Estabelecer relações de solidariedade e redes de segurança capazes de garantir a proteção social das pessoas em risco de deslocamento.

o Desenvolver o empoderamento inclusivo das pessoas em risco de deslocamento, prestando especial atenção aos jovens e aos mais vulneráveis.

Interessados no caso são não só os países atravessados pelos fluxos migratórios e os de destinação final, mas também os governos e as Igrejas dos Estados de origem dos migrantes, que veem depauperado o seu futuro com a partida de tantos jovens[38].

o Promover e colaborar na coordenação de sistemas de migração planeados e voluntários para populações em risco, a fim de assegurar uma gestão eficaz da sua reintegração ao longo de um período de tempo.

o Trabalhar para garantir, na medida do possível, que os indivíduos continuem a permanecer nos seus lares em condições de dignidade, mitigando fatores de pressão como conflitos e devastações naturais causadas pela crise climática.

O ideal seria, sem dúvida, tornar desnecessárias as migrações e, para isso, o caminho é criar reais possibilidades de viver e crescer com dignidade nos países de origem, a fim de se poderem encontrar lá as condições para o próprio desenvolvimento integral. Mas enquanto não houver sérios progressos nesta linha, é nosso dever respeitar o direito que tem todo o ser humano de encontrar um lugar onde possa não apenas satisfazer as necessidades básicas dele e da sua família, mas também realizar-se plenamente como pessoa[39].

4. Preparar as Pessoas para o Deslocamento

Constrói uma arca de madeiras resinosas. Dividi-la-ás em compartimentos e calafetá-la-ás com betume por fora e por dentro (Génesis 6,14).

As pessoas para quem o deslocamento não é uma decisão voluntária têm de encarar esta realidade com coragem e fé, confiando no acompanhamento e apoio de Deus, sem cair numa aceitação fatalista de ausência de esperança. Deus, através da solicitude da Igreja e de muitas pessoas de boa vontade, oferece a possibilidade de cada um se preparar para enfrentar o desafio do deslocamento.

Desafio

Quando o deslocamento é realmente a única opção, as decisões sobre quando e como partir são frequentemente motivadas pela urgência, ou baseadas em informação dúbia ou perceções incorretas. Além disso, a maioria das pessoas forçadas a deslocar-se raramente está preparada para enfrentar as dificuldades da situação, quer se trate de fugir, de encontrar abrigo, ou de se adaptar à nova situação num novo local.

Resposta

Quando o deslocamento climático é uma possibilidade, a Igreja Católica é chamada a empenhar-se proativamente na preparação das pessoas para essa situação, através de uma informação credível e certificada. Isso pode ajudá-las nas suas decisões migratórias antes da partida e aumentar a sua preparação através do empoderamento pessoal e comunitário. Assumem especial relevância ações resultantes da cooperação entre organizações religiosas e da sociedade civil, governos e agências internacionais, tais como:

o Mapear territórios particularmente afetados pela CCD e identificar populações em risco, tirando partido das ferramentas disponíveis como o ‘Índice de Risco Inform ’[40].

o Proceder à caracterização social e dos recursos da comunidade anfitriã e da população deslocada.

o Ajudar a identificar e preparar os locais de instalação ou alojamento, na previsão do deslocamento de comunidades particularmente vulneráveis a catástrofes. Introduzir exercícios de realojamento planeados e voluntários, bem como a consulta e envolvimento mais alargados de todas as categorias de pessoas, a fim de garantir que todos – nomeadamente as pessoas com deficiência e os idosos – sejam incluídos nas decisões que afetam as suas vidas.

o Identificar as organizações envolvidas na CCD e os serviços que oferecem em termos de informação e capacitação, com vista ao deslocamento.

o Preconizar processos agilizados de financiamento climático , dando prioridade às comunidades mais desfavorecidas e capacitando as comunidades locais para permitir o acesso aos fundos com a maior rapidez possível, com medidas de transparência e responsabilização apropriadas.

o Apoiar as autoridades locais na divulgação eficaz de informação relevante e confiável sobre o deslocamento – incluindo programas de salvaguarda – junto de todas as populações em risco.

o Defender o desenvolvimento de programas que fomentem os mecanismos de resiliência e capacidades de sobrevivência das pessoas, preparando-as para o deslocamento e adaptação à nova localização.

· Estabelecer redes de solidariedade entre comunidades de origem e de destino, promovendo uma ligação colaborativa em todas as etapas do deslocamento e garantindo apoio pastoral adequado às comunidades recém-chegadas.

Portanto, a Igreja de origem é aconselhada a manter contatos com os seus membros que, por qualquer motivo , se transferem para outros territórios, enquanto a Igreja de acolhimento deve assumir as suas responsabilidades por aqueles que agora se tornaram seus membros. Ambas as Igrejas locais são chamadas a assumir as próprias responsabilidades pastorais específicas, no espírito de uma comunhão real que se expresse concretamente[41].

o Criar programas de capacitação visando preparar as pessoas para a integração de longo prazo em novas comunidades, quando a opção de retorno é praticamente inviável.

5. Fomentar a Inclusão e a Integração


De tudo o que tem vida, de todos os animais, levarás para a arca dois de cada espécie, para os conservares vivos junto de ti: um macho e uma fêmea (Génesis 6,19).

Uma casa comum que acolha e sustente “tudo o que tem vida” é o dom único da criação abundante de Deus[42]. Colaborar na criação e num mundo que continue a acolher a vida em todas as suas belas expressões e formas, sem exclusão, é tornar-se cocriador, continuar a missão divina de vida em abundância para todos os seres humanos e “tudo o que tem vida”.

Desafio

Fluxos migratórios não controlados e de grandes dimensões podem sobrecarregar as sociedades que os recebem e gerar tensão e conflito. As sociedades locais, frequentemente impreparadas e sem as competências e recursos requeridos, necessitam de apoio concreto, encorajamento e educação que lhes permitam enfrentar os desafios colocados pela migração. Mais, se o leque de respostas nas comunidades anfitriãs – incluindo, indiferença, receio, intolerância e xenofobia – não for devidamente considerado, poderá comprometer os esforços de acolhimento, proteção, promoção e integração das PDCC.

Resposta

A Igreja Católica é chamada a envolver a sociedade e a preparar e encorajar as pessoas a terem uma atitude acolhedora e solidária para com as PDCC, proporcionando a estes migrantes abrigo e condições de sobrevivência, protegendo os seus direitos e dignidade, promovendo o seu desenvolvimento humano integral e facilitando os processos de integração social, laboral e cultural.

Isso pode ser feito através de ações como as seguintes:

○ Colaborar com os governos na promoção e realização de campanhas de sensibilização; organização de alojamento seguro; acesso a serviços sociais, incluindo assistência médica; apoio jurídico e programas de capacitação.

No entanto, não basta abrir as portas aos migrantes com autorização de entrada; é necessário também facilitar a sua real integração na sociedade que os acolhe. A solidariedade deve tornar-se umaexperiência quotidiana de assistência, compartilhamento e participação[43].

○ Desenvolver campanhas de sensibilização sobre CCD que incluam e envolvam a comunidade anfitriã, a todos os níveis, a fim de criar um ambiente favorável ao acolhimento das PDCC, através, por exemplo, da publicação de livros infantis sobre CCD e da utilização das redes sociais.

○ Organizar estruturas e programas de alojamento seguros para PDCC, prestando especial atenção aos menores não acompanhados e à inclusão de pessoas vulneráveis nas comunidades locais.

○ Desenvolver programas de melhoria de qualificações e prestar assistência na procura de emprego, de modo a favorecer a integração das PDCC e outras pessoas em condições de vulnerabilidade similares nas comunidades locais.

○ Investir em projetos geradores de emprego, com especial destaque para a agricultura (ex. agricultura em pequena escala e comunitária) e promover o empreendedorismo inovador, de forma a aumentar as possibilidades de emprego das PDCC.

Primazia do desenvolvimento agrícola […] significa apoiar uma resiliência eficaz,

reforçando de modo específico as capacidades das populações de fazer face às crises — naturais ou provocadas pela ação humana — prestando atenção às diversas exigências [44].

○ Habilitar as PDCC a desempenharem eficazmente funções sociais básicas através de programas de capacitação, como o ensino de línguas, educação cultural e cursos sobre cidadania ativa e criar espaços de escuta mútua e partilha cultural, envolvendo tanto quanto possível os recursos disponíveis a nível local (pessoas/grupos) na realização desses programas.

○ Preparar as comunidades anfitriãs, mediante atividades de capacitação que sensibilizem e facilitem processos de integração harmoniosos, visando incentivar a inclusão das PDCC e dos vulneráveis entre as populações locais.

Insisto mais uma vez na necessidade de favorecer em todos os sentidos a cultura do encontro, multiplicando as oportunidades de intercâmbio cultural, documentando e difundindo as boas práticas de integração e desenvolvendo programas tendentes a preparar as comunidades locais para os processos de integração [45].


6. Exercer uma Influência Positiva nas Decisões Políticas

A sabedoria vale mais que a força, mas a sabedoria do pobre é desprezada e não são ouvidas as suas palavras (Eclesiastes 9,16).

A sabedoria é, acima de tudo, um dom do Espírito Santo, um dom que não é concedido apenas aos inteligentes e cultos, mas também aos marginalizados e “descartados”. O acesso ao poder, a abundância de recursos, a energia e mesmo as grandes aptidões podem tornar-se inúteis se não forem orientadas pela sabedoria. Qualquer plano, política ou estratégia que não reconheça a sabedoria dos “pobres”, ignora a sabedoria do Espírito que neles habita e estará muito provavelmente votado ao fracasso.

Desafio

As políticas e programas referentes à CCD são frequentemente inadequados, imediatistas e influenciados por questões económicas. Em muitos casos, a intervenção humana pode prejudicar o ambiente, tal como a desregulamentação baseada em princípios do mercado livre. As pessoas em risco, incluindo as PDCC, raramente são incluídas nas consultas e, assim, os interesses de alguns prevalecem geralmente sobre a salvaguarda do bem comum.

Muitos daqueles que detêm mais recursos e poder económico ou político parecem concentrar-se sobretudo em mascarar os problemas ou ocultar os seus sintomas, procurando apenas reduzir alguns impactos negativos de mudanças climáticas. Mas muitos sintomas indicam que tais efeitos poderão ser cada vez piores, se continuarmos com os modelos atuais de produção e consumo[46].

Resposta

A Igreja Católica é chamada a garantir que as opiniões dos vulneráveis, como as PDCC, sejam ouvidas e tidas em conta. É importante a existência de um diálogo frutífero com os governos e decisores que inspire uma política adequada em relação à CCD e que esteja em consonância com a Doutrina Social da Igreja.

Tornou-se urgente e imperioso o desenvolvimento de políticas capazes de fazer com que, nos próximos anos, a emissão de dióxido de carbono e outros gases altamente poluentes se reduza drasticamente, por exemplo, substituindo os combustíveis fósseis e desenvolvendo fontes de energia renovável. No mundo, é exíguo o nível de acesso a energias limpas e renováveis. Mas ainda é necessário desenvolver adequadas tecnologias de acumulação[47].

Este objetivo pode ser alcançado mediante ações apropriadas de advocacy como, por exemplo:

o Envolver-se numa ‘conversão ecológica’ real, com um forte compromisso e intervenção no cuidado da casa comum e dos mais vulneráveis, com base, entre outros, nos aspetos da Agenda de Ação de Addis Abeba, dos Objetivos de Desenvolvimento Sustentável e do Acordo de Paris, que sejam relevantes e se coadunem com Doutrina Social da Igreja.

[Os jovens] recordam-nos a urgência duma conversão ecológica, que “deve ser entendida de maneira integral, como uma transformação das relações que mantemos com as nossas irmãs e irmãos, com os outros seres vivos, com a criação na sua riquíssima variedade, com o Criador que é origem de toda a vida[48].

o Assegurar que todas as pessoas, quer locais quer recém-chegadas como as PDCC, tenham acesso equitativo e contínuo a serviços públicos básicos[49] e recebam documentação adequada. Têm de ter capacidade de participar na formulação de políticas que as afetam.

É preciso abandonar a ideia de “intervenções” sobre o meio ambiente, para dar lugar a políticas pensadas e debatidas por todas as partes interessadas. A participação requer que todos sejam adequadamente informados sobre os vários aspetos e os diferentes riscos e possibilidades, e não se reduza à decisão inicial sobre um projeto, mas implique também ações de controlo ou monitoramento constante[50].

o Alertar os governos e organizações humanitárias para as denominadas “populações invisíveis” que, tendo vivido múltiplas situações de deslocamento devido a circunstâncias alheias à sua vontade, são particularmente vulneráveis.

Ao mesmo tempo, os governantes devem fazer o máximo possível por que todos possam dispor da base mínima material e espiritual para tornar efetiva a sua dignidade e para formar e manter uma família, que é a célula primária de qualquer desenvolvimento social. A nível material, este mínimo absoluto tem três nomes: casa, trabalho e terra. E, a nível espiritual, um nome: liberdade de espírito, que inclui a liberdade religiosa, o direito à educação e todos os outros direitos civis[51].

o Defender o reconhecimento e proteção das pessoas deslocadas pelas alterações climáticas, apoiando os seus direitos humanos e prestando assistência humanitária, em conformidade com a legislação internacional.

Existem debates permanentes em ordem a delegar responsabilidades a agências que se ocupam de políticas migratórias para as consequências da migração induzida pelo clima e das pessoas deslocadas internamente por causa de calamidades naturais. Obviamente, elas têm necessidade da proteção da comunidade internacional[52].

o Partilhar histórias humanas, testemunhos e dados sobre a realidade das alterações climáticas e do seu impacto na existência humana e no mundo natural, a fim de sensibilizar os decisores políticos e facilitar a adoção de políticas eficazes e abrangentes.

Este acolhimento exige a escuta atenta e a partilha mútua das histórias de vida. Ele requer a abertura do coração, a disponibilidade para tornar a própria vida visível aos outros e uma partilha generosa do próprio tempo e recursos[53].

o Pressionar os decisores políticos no sentido de adotarem os instrumentos existentes para reforçar a resiliência das PDCC e das comunidades que as acolhem (esta ação pode incluir, por exemplo, certos princípios contidos Quadro de Sendai para a Redução do Risco de Catástrofes[54]) e idealmente irem mais além.

o Insistir junto dos governos para que adotem as iniciativas, normas e ações já existentes acordadas a nível internacional, que estão em consonância com a Doutrina Social da Igreja e as implementem nos seus quadros normativos nacionais e regionais.

As obrigações ao respeito pelos direitos e deveres que derivam dos instrumentos legais internacionais, com os seus padrões, contribuem para a promoção da dignidade das pessoas itinerantes, de quantos buscam asilo e dos refugiados. Elas devem ser proporcionadas inclusive mediante o devido processo legal, julgamento justo e direitos básicos necessários para eles levarem uma vida livre, digna e confiante e para serem capazes de construir esta nova vida numa outra sociedade[55].

o Defender o desenvolvimento de políticas e programas que favoreçam a reinserção e realojamento das PDCC, proporcionando-lhes condições de vida dignas, incluindo habitação.

o Promover uma migração segura, regular e ordenada para pessoas em risco.

o Adotar uma abordagem ambiciosa que tenha em linha de conta medidas para evitar que os países em desenvolvimento vivenciem situações de degradação da terra e insegurança alimentar que determinam uma migração em larga escala e o desenvolvimento de megametrópoles.

o Incentivar e colaborar com os governos na criação de sistemas educativos holísticos que permitam a todas as crianças, incluindo as deslocadas pela crise climática, compreender e apreciar plenamente a sua humanidade comum, contribuindo assim para um desenvolvimento nacional pacífico e sustentável.

o Promover a consulta com povos indígenas e populações locais antes do desenvolvimento de projetos que possam ter um impacto ambiental negativo e levem ao deslocamento.

7. Alargar o Cuidado Pastoral

O estrangeiro que reside convosco será tratado como um dos vossos compatriotas e amá-lo-ás como a ti mesmo, porque fostes estrangeiros na terra do Egito. Eu sou o Senhor, vosso Deus (Levítico 19, 34).

O amor e a misericórdia de Deus são ilimitados. Não se detêm nas fronteiras e não distinguem entre cidadãos e estrangeiros, porque Deus ama toda a família humana e toda a criação. Alargar o cuidado pastoral implica dar um testemunho fiel e permanente desta graça ilimitada.

Desafio

Confrontadas com diferenças étnicas, culturais, linguísticas e rituais e com vulnerabilidades concretas, as Igrejas locais têm muitas vezes dificuldade em desenvolver um ministério específico direcionado para o cuidado das PDCC e em incluir os deslocados católicos nas paróquias locais.

Resposta

A Igreja Católica é chamada a acolher, proteger, promover e integrar as PDCC, privilegiando um cuidado pastoral capaz de responder às diferentes necessidades de católicos e membros de outras religiões e credos.

É importante que a catequese e a pregação incluam, de forma mais direta e clara, o sentido social da existência, a dimensão fraterna da espiritualidade, a convicção sobre a dignidade inalienável de cada pessoa e as motivações para amar e acolher a todos[56].

Este objetivo pode ser atingido com ações deste tipo:

o Criar ministérios pastorais e envolver agentes pastorais nos locais em que a CCD é provável ou já um facto. Em alternativa, na falta de recursos disponíveis, reforçar os ministérios e capelanias já existentes dedicados aos migrantes.

o Sempre que possível, criar uma comissão para a coordenação do ministério dedicado às PDCC no âmbito da Conferência Episcopal ou a nível diocesano, quando a gravidade das condições o justifique.

o Sempre que os governos disponham de recursos para acudir às PDCC, considerar colaborar e propor projetos conjuntos. O contributo da Igreja consiste em revelar a “face humana” da crise climática aos peritos, a fim de os ajudar a adquirirem uma melhor compreensão da realidade no terreno e a respeitarem a dignidade humana.

Todos temos uma responsabilidade pelo ferido que é o nosso povo e todos os povos da terra. Cuidemos da fragilidade de cada homem, cada mulher, cada criança e cada idoso, com a mesma atitude solidária e solícita, a mesma atitude de proximidade do bom samaritano[57].

o Desenvolver programas pastorais que integrem assistência humanitária, educação para a reconciliação, proteção efetiva de direitos e dignidade, oração e liturgia e apoio espiritual e psicológico.

A esperança, a coragem, a caridade e a criatividade são necessárias para que as vidas sejam resgatadas. No entanto, a prioridade deve ser dada a um esforço concertado não apenas para oferecer a estas pessoas assistência logística e humanitária, mas, principalmente, apoio moral e espiritual. Os aspetos da espiritualidade e da formação devem ser considerados como uma parte integrante de uma “autêntica cultura do acolhimento”[58].

o Incluir as PDCC católicas em programas pastorais em paróquias locais, oferecer um apoio espiritual que as respeite e valorize como irmãos e irmãs, com as suas línguas, tradições, costumes e ritos próprios, e familiarizá-las simultaneamente com as tradições, costumes e ritos da comunidade que as acolhe.

O deslocamento forçado de famílias indígenas, camponesas, afrodescendentes e ribeirinhas, expulsas dos seus territórios por pressão e asfixia por falta de oportunidades, exige uma pastoral conjunta na periferia dos centros urbanos. Para isso, será necessário criar equipes missionárias para acompanhá-los, coordenando com as paróquias e outras instituições eclesiais e extraeclesiais as condições de acolhida, oferecendo liturgias inculturadas e nas línguas dos migrantes, promovendo espaços de intercâmbio cultural, favorecendo a integração na comunidade e na cidade e motivando-os neste trabalho a serem protagonistas[59].

o Capacitar e incluir efetivamente as PDCC católicas na implementação de programas pastorais que respondam às suas necessidades.

Será também importante desenvolver uma ação que leve ao conhecimento recíproco, servindo-se de todas as ocasiões oferecidas pelo cuidado pastoral ordinário para envolver também os imigrantes na vida das Paróquias[60].

o Promover iniciativas ecuménicas e inter-religiosas que vão ao encontro das necessidades materiais e espirituais de todas as PDCC.

A ação e a cooperação conjuntas com as diferentes Igrejas e comunidades eclesiais, assim como os esforços comuns envidados com quantos professam outras religiões, poderiam dar origem ao lançamento de apelos cada vez mais urgentes em benefício dos refugiados e de outras pessoas deslocadas à força[61].

o Envolver os jovens no trabalho pastoral com as PDCC através do desenvolvimento de materiais criativos, incluindo a nível da catequese.

[Os jovens] têm muito para oferecer com o seu entusiasmo, o seu empenhamento e sede de verdade, pela qual nos recordam constantemente o facto de que a esperança não é uma utopia, e a paz é um bem sempre possível. Vimo-lo no modo como muitos jovens se estão empenhando por sensibilizar os líderes políticos para a questão das alterações climáticas[62].

8. Cooperar num Planeamento e Ação Estratégicos

Há um só corpo e um só espírito, como existe uma só esperança no chamamento que recebestes (Efésios 4,4).

Sem deixar de reconhecer o valor da pluralidade de ideias e planos de ação, é essencial buscar o bem comum em conjunto: uma família humana criada por Deus como um corpo. A família eclesial nunca deve esquecer que é o Espírito Santo “que suscita uma abundante e diversificada riqueza de dons e, ao mesmo tempo, constrói uma unidade que nunca é uniformidade, mas multiforme harmonia que atrai”[63].

Desafio

A CCD coloca novos e complexos desafios, cuja resposta compete a todos os diferentes atores religiosos, sociais e políticos, uma vez que as ações unilaterais e descoordenadas irão provavelmente comprometer a rapidez e eficácia das respostas.

Resposta

A Igreja Católica é chamada a promover a cooperação entre todos os atores católicos no planeamento e ação estratégicos respeitantes à CCD; a associar-se a outros grupos religiosos e organizações da sociedade civil que partilham a mesma visão e missão; e a colaborar com múltiplos stakeholders para promover uma abordagem integrada e centrada na pessoa humana ao deslocamento de origem climática. Para tal, poderão ser implementadas ações como as seguintes:

Para enfrentar os problemas de fundo, que não se podem resolver com ações de países isolados, torna-se indispensável um consenso mundial que leve, por exemplo, a programar uma agricultura sustentável e diversificada, desenvolver formas de energia renováveis e pouco poluidoras, fomentar uma maior eficiência energética, promover uma gestão mais adequada dos recursos florestais e marinhos, garantir a todos o acesso à água potável[64].

o Criar redes ativas entre todos os atores católicos envolvidos na CCD, coordenadas pelas Conferências Episcopais a nível nacional e regional, com vista à partilha de experiências positivas, ensinamentos, ferramentas e informação.

Para uma maior coordenação de todas as atividades pastorais em favor dos imigrantes, as Conferências Episcopais a confiarão a uma específica Comissão, com nomeação de um Diretor Nacional, que animará as correspondentes Comissões diocesanas[65].

o Promover uma cooperação efetiva no planeamento e ação estratégicos com outras organizações religiosas e da sociedade civil, a nível nacional e regional, de modo a evitar a duplicação e desperdício de recursos.

Nesta obra de caridade, a colaboração entre as Igrejas cristãs e as várias religiões não cristãs conduzirá a novas etapas na busca e na realização de uma unidade mais profunda da família humana[66].

o Favorecer o diálogo colaborativo entre organizações religiosas, organizações da sociedade civil, representantes governamentais e agências internacionais, a fim de promover a cooperação nacional e regional e a elaboração de planos de contingência conjuntos, antes, durante ou após catástrofes provocadas por crises climáticas.

Esta cooperação mostrou como podemos “alcançar resultados importantes, que permitam simultaneamente salvaguardar a criação, promover o desenvolvimento humano integral e cuidar do bem comum, num espírito de solidariedade responsável e com profundas repercussões positivas para as gerações presentes e futuras”[67].

o Investir na partilha de conhecimento, visibilidade e replicação das melhores práticas e comunicação, com vista a propor mentalidades e modelos de ação inovadores.

o Fomentar a advocacy colaborativa com outras organizações religiosas e da sociedade civil.

O fenómeno do aquecimento global […] requer uma resposta coletiva, capaz de fazer prevalecer o bem comum sobre os interesses particulares. [...] Por isso, os líderes políticos esforcem-se por restabelecer, urgentemente, uma cultura do diálogo em prol do bem comum e por fortalecer as instituições democráticas e promover o respeito pelo estado de direito, a fim de prevenir deslizes antidemocráticos, populistas e extremistas[68].

o Fomentar o envolvimento ativo da comunidade internacional através do apoio técnico e auxílio financeiro às nações mais desfavorecidas em que se verifica um deslocamento de origem climática.

Para os países pobres, as prioridades devem ser a erradicação da miséria e o desenvolvimento social dos seus habitantes. [...] Sem dúvida, devem também desenvolver formas menos poluentes de produção de energia, mas para isso precisam de contar com a ajuda dos países que cresceram muito à custa da atual poluição do planeta[69].

o Promover, em colaboração com todos os stakeholders, o desenvolvimento de um sistema de alerta precoce, a fim de monitorizar em tempo real o deslocamento de pessoas e ativar respostas a nível nacional ou regional.

9. Promover a Formação Profissional em Ecologia Integral

Para o aperfeiçoamento dos santos, para a obra do ministério para a edificação do Corpo de Cristo (Efésios 4,12).

Os talentos e dons que recebemos de Deus não podem ser escondidos ou esbanjados por medo, preguiça, indiferença ou ganância. Devem ser intensificados e aperfeiçoados, de modo a podermos continuar o ministério que nos foi confiado: construirmos em conjunto o corpo uno e maravilhosamente diversificado de Cristo, sermos irmãos e irmãs na casa comum criada por Deus.

Desafio

O âmbito e complexidade da resposta aos desafios colocados pela CCD exigem conhecimentos e competências profissionais na matéria. Os coordenadores e agentes pastorais não podem simplesmente improvisar, sob pena de causar o fracasso das iniciativas.

Resposta

A Igreja Católica é chamada a organizar e a oferecer formação profissional em ecologia integral a agentes pastorais e outros intervenientes que partilham a mesma visão e missão. Este tipo de formação deve ser abrangente e adaptado às diversas necessidades de uma população alargada, das pessoas deslocadas aos Bispos e pode incluir ações como as seguintes:

o Organizar e oferecer educação formal e informal sobre CCD e ecologia integral, tendo sempre presentes as implicações da dignidade e ecologia humanas e contendo uma clara perspetiva teológica.

O direito à educação – mesmo para as meninas (excluídas em alguns lugares) – é assegurado antes de mais nada respeitando e reforçando o direito primário das famílias a educar e o direito das Igrejas e das agregações sociais a apoiar e colaborar com as famílias na educação das suas filhas e dos seus filhos. A educação, assim entendida, é a base para a realização da Agenda 2030 e para a recuperação do ambiente[70].

o Elaborar materiais didáticos (livros, filmes, etc.) para jovens e crianças que incluam temas relacionados com a CCD.

Tal oportunidade explicita-se num compromisso exigente, mas altamente produtivo: repensar e atualizar a intencionalidade e a disposição orgânica das disciplinas e dos ensinamentos dados nos estudos eclesiásticos segundo esta lógica e intencionalidade específicas. De facto, hoje, “torna-se necessária uma evangelização que ilumine os novos modos de se relacionar com Deus, com os outros e com o ambiente, e que suscite os valores fundamentais. É necessário chegar aonde são concebidas as novas histórias e paradigmas” (EG, 74)[71].

o Incluir elementos de ecologia integral e conversão ecológica em todos os cursos ministrados no âmbito da Doutrina Social da Igreja: em seminários, programas de formação de leigos, cursos de formação de catequistas, religião e aulas de ética cristã.

Esta tarefa enorme e inadiável requer, a nível cultural da formação académica e da investigação científica, o compromisso generoso e convergente em prol duma mudança radical de paradigma, antes – seja-me permitido dizê-lo – para “uma corajosa revolução cultural” (LS, 114)[72].

o Melhorar a capacidade por parte da Igreja de coligir e monitorizar dados relevantes sobre CCD a nível nacional e regional.

o Atualizar regularmente, avaliações sobre a CCD e futuros cenários, partilhando-as entre os parceiros, por forma a contribuir para um planeamento e ação estratégicos adaptados.

o Fomentar o conhecimento sobre acordos importantes como a Conferência das Partes (COP) da Convenção Quadro das Nações Unidas sobre Alterações Climáticas (UNFCCC), a Convenção das NU de Combate à Desertificação, o Quadro de Sendai para a Redução do Risco de Catástrofes 2015-30, a Agenda 2030 para o Desenvolvimento Sustentável e as Diretrizes Voluntárias da FAO sobre o Ordenamento Responsável e o Direito à Alimentação Adequada.

10. Fomentar a Investigação Académica sobre CCD

O coração do sensato adquire a sabedoria, o ouvido do sábio procura a ciência (Provérbios 18,15).

Uma pessoa sábia e verdadeiramente sensata adquire conhecimento através de um trabalho laborioso e paciente de investigação de certos temas, como o deslocamento, que representam desafios cruciais com os quais todos os cristãos atuais são chamados a comprometer-se. A busca de conhecimento não visa apenas um enriquecimento intelectual, mas antes uma compreensão adequada da realidade que permita uma atuação inteligente e de acordo com a vontade amorosa de Deus para todos os seres humanos.

Desafio

Várias instituições académicas católicas desenvolveram já investigação científica sobre CCD, mas são raros os estudos que relacionam esta questão e futuros cenários.

Os estudos eclesiásticos não se podem limitar a transferir conhecimentos, competências, experiências para os homens e mulheres do nosso tempo, desejosos de crescer na sua consciência cristã, mas devem abraçar a tarefa urgente de elaborar instrumentos intelectuais capazes de se proporem como paradigmas de ação e pensamento, úteis para o anúncio num mundo marcado pelo pluralismo ético-religioso[73].

Resposta

A Igreja Católica é chamada a fomentar a investigação científica sobre CCD e a convidar as instituições académicas e intelectuais católicos a envolverem-se proativamente neste campo de estudo. Para o efeito, podem adotar-se ações como as seguintes:

○ Apoiar o desenvolvimento de programas académicos sobre CCD baseados na colaboração entre instituições académicas e intelectuais católicos.

Evidentemente, este ministério exige a formação adequada de todos aqueles que tencionam ou que receberam o mandato de a pôr em prática. Por conseguinte, é necessário que, desde o princípio, nos seminários “a formação espiritual, teológica, jurídica e pastoral [...] vise os problemas levantados no campo pastoral da mobilidade humana”[74].

○ Criar observatórios mundiais e/ou regionais para monitorização permanente, recolha e codificação de dados e análises atualizadas sobre CCD.

○ Promover uma investigação colaborativa relacionada com a CCD, em temas como a dimensão humana desta crise, desenvolvimento agrícola e rural, desenvolvimento urbano, mitigação da pobreza, vulnerabilidade específica das mulheres e crianças, nutrição e segurança alimentar, mecanismos de proteção social para as pessoas deslocadas ou resiliência e adaptação.

[Existe uma] necessidade urgente de “criar rede” entre as várias instituições que, em todas as partes do mundo, cultivam e promovem os estudos eclesiásticos, ativando decididamente as oportunas sinergias também com as instituições académicas dos diferentes países e com as que se inspiram nas várias tradições culturais e religiosas[75].

○ Documentar as melhores práticas de resiliência climática, assistência durante o deslocamento e inclusão social, bem como elaborar recomendações para a avaliação de riscos, estratégias de adaptação climática e planos de contingência.

[…] dando vida simultaneamente a centros especializados de investigação com a finalidade de estudar os problemas de grandeza epocal que hoje investem a humanidade, chegando a propor pistas oportunas e realistas de resolução[76].

○ Promover uma compreensão académica mais lata, que inclua a perspetiva espiritual e seja compatível com a Doutrina Social da Igreja.

Isto requer não só uma profunda consciência teológica, mas também a capacidade de conceber, desenhar e realizar sistemas de representação da religião cristã capazes de penetrar profundamente em sistemas culturais diferentes. Tudo isto invoca uma elevação da qualidade da investigação científica e um progressivo avanço do nível dos estudos teológicos e ciências correlacionadas[77].

CONCLUSÃO

Esperamos sinceramente que este guia suscite nos seus leitores o desejo de aprofundarem os seus conhecimentos sobre a crise climática, as suas causas, evolução e consequências e as probabilidades de atenuar e controlar adequadamente os seus efeitos, especialmente na perspetiva da CCD.

Podemos descurar o fenómeno crescente dos chamados «prófugos ambientais», ou seja, pessoas que, por causa da degradação do ambiente onde vivem, se veem obrigadas a abandoná-lo – deixando lá muitas vezes também os seus bens – tendo de enfrentar os perigos e as incógnitas de uma deslocação forçada?[78]

A resposta é simples: “Não, não podemos!” E, assim sendo, este guia é eminentemente pastoral, como as primeiras palavras do seu título indicam, e eminentemente prático, como especificado nos títulos dos dez capítulos que o compõem.

“Os jovens exigem de nós uma mudança; interrogam-se como se pode pretender construir um futuro melhor, sem pensar na crise do meio ambiente e nos sofrimentos dos excluídos”[79] entre os quais se contam, neste caso, os sofrimentos dos que são obrigados a fugir devido à crise climática.

Grata pela consciencialização que, pela graça de Deus, se vai difundindo entre os habitantes do planeta, a Igreja continuará a chamar a atenção para o drama dos deslocados pela crise climática e a procurar suscitar uma maior sensibilização para o seu sofrimento, encorajando-nos a intervir proativamente.

As OPPDCC incentivam-nos a “começar por baixo e, caso a caso, lutar pelo mais concreto e local, até ao último ângulo da pátria e do mundo”[80], a acolher, proteger, promover e integrar todos os espoliados, feridos e abandonados pela crise climática – muito semelhantes ao pobre homem pelo qual o Bom Samaritano demonstrou tanto cuidado e preocupação.

COMO USAR ESTE DOCUMENTO

A Secção M&R espera que as Igrejas locais e as organizações católicas considerem as OPPDCC úteis para abordar a questão das PDCC e as necessidades concretas desses irmãos e irmãs. Ao avaliar programas ou no seu planeamento, ao sensibilizar ou ao fazer advocacy, recorra por favor às ações detalhadas nas OPPDCC que pareçam especialmente relevantes na sua área geográfica e acrescente outras baseadas na Doutrina Social da Igreja. Mais especificamente, a Secção M&R sugere o seguinte:

1. Usar as OPPDCC em campanhas de informação e consciencialização e para orientar os esforços locais para acolher, proteger, promover e integrar as PDCC.

2. Compartilhar este guia com ONG católicas e grupos da sociedade civil no seu país - especialmente os preocupados com as PDCC e outras pessoas vulneráveis no campo da mobilidade humana - convidando-os a participar em ações comuns e advocacy.

3. Identificar as autoridades governamentais responsáveis pelas PDCC, e dialogar com elas com base nestas OPPDCC.

A Secção M&R deseja recolher as experiências das PDCC e daqueles que as acompanham. A intenção é dar visibilidade particular a experiências positivas, iniciativas frutíferas e boas práticas. A Secção M&R também está interessada em receber feedback sobre o modo como as OPPDCC são adotadas em termos pastorais, ecuménicos e inter-religiosos e pela sociedade civil e as reações que suscitam a nível académico, empresarial e governamental. Envie essas notícias para Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Para aceder aos ficheiros deste guia ou aos seus documentos, ou para atualizações e reflexões, visite o site da Secção M&R: migrants-refugees.va

Em nome de todas as PDCC e daqueles que as acompanham de maneira generosa e desinteressada, que Deus abençoe todo o esforço de reconciliação e toda a obra de misericórdia para “reunir os israelitas exilados, para juntar os dispersos de Judá dos quatro cantos da terra” (Isaías 11, 12).

__________________________

[1] Painel Intergovernamental para as Alterações Climáticas (IPCC), Aquecimento Global de 1,5°C. Relatório Especial do IPCC sobre os impactos do aquecimento global de 1,5°C acima dos níveis pré-industriais e vias de emissão globais de gases com efeito de estufa, no contexto do fortalecimento da resposta global à ameaça da mudança climática, do desenvolvimento sustentável e dos esforços para erradicar a pobreza, Genebra 2018, Capítulo 1.

[2] Cf. BioScience 70/1, 2020.

[3] Francisco, Mensagem para a Celebração do Dia Mundial de Oração pelo Cuidado da Criação, Cidade do Vaticano 2020.

[4] Francisco, Discurso aos Participantes na 4ª Conferência Geral da FAO, Cidade do Vaticano 2019.

[5] CA, 31.

[6] LS, 30.

[7] LS, 28.

[8] Cf. Internal Displacement Monitoring Centre, Global Report on Internal Displacement (GRID)2019, Genebra, 2019, 48. O IDMC é a principal fonte de informação e análise nesta área com o seu GRID anual https://www.internal-displacement.org. O IDMC faz parte do Conselho de Refugiados Norueguês www.nrc.no

[9] Cf. Ibidem.

[10] Cf. Ibidem.

[11] LS, 57.

[12] S. Paulo VI, Carta Apostólica Octogesima Adveniens, Cidade do Vaticano 1971

[13] Cf. S. Paulo VI, Carta Encíclica Populorum Progressio, Cidade do Vaticano 1967: AAS 59 (1967), 264.

[14] FT, 21.

[15] Conferência dos Oceanos das Nações Unidas, Factsheet: People and Oceans, 2017, https://www.un.org/sustainabledevelopment/wp-content/uploads/2017/05/Ocean-fact-sheet-package.pdf.

[16] Painel Intergovernamental sobre Alterações Climáticas, Relatório Especial sobre 1,5°C (2018), Capítulo 3.

[17] Ibidem.

[18] B. Neumann et al., Future Coastal Population Growth and Exposure to Sea-Level Rise and Coastal Flooding: A Global Assessment, PloS One 10, nº 3, Março 2015.

[19] Cf. World Bank, Groundswell. Preparing for Internal Climate Migration, World Bank Group, 2018.

[20] Cf. Suárez-Orozco, M. (ed.), Humanitarianism and Mass Migration: Confronting the World Crisis, 1st ed., University of California Press, 2019.

[21] Bento XVI, Mensagem para a Celebração do Dia Mundial da Paz, Cidade do Vaticano 2009.

[22] LS, 14.

[23] Francisco, Mensagem para a Celebração do Dia Mundial de Oração pelo Cuidado da Criação, Cidade do Vaticano 2018.

[24] QA, 58.

[25] CIV, 51.

[26] QA, 58.

[27] FT, 127.

[28] Assembleia Especial do Sínodo dos Bispos para a Região Pan-amazónica, Amazônia: Novos Caminhos para a Igreja e para uma Ecologia Integral, Cidade do Vaticano 2019, 23.

[29] Francisco, Mensagem para a Celebração do XLVII Dia Mundial da Paz, Cidade do Vaticano 2013.

[30] Francisco, Mensagem aos Participantes na Conferência das NU sobre o Clima, Cidade do Vaticano 2019.

[31] Francisco, Discurso às Autoridades, Sociedade Civil e Corpo Diplomático em Lima, Peru 2018.

[32] Artigo 3º da Declaração Universal dos Direitos Humanos.

[33] Francisco, Discurso no Encontro com as Autoridades, a Sociedade Civil e o Corpo Diplomático em Tallinn, Estónia 2018.

[34] FT, 129.

[35] CCEE, FABC, FCBCO, COMECE, SECAM, Declaração Conjunta de 2018 das Conferências Episcopais sobre a Justiça Climática, Roma 2018.

[36] QA, 17.

[37] Francisco, Lima, Peru 2018.

[38] Francisco, Discurso aos Bispos do Mediterrâneo, Bari 2020.

[39] FT, 129.

[40] INFORM é uma colaboração entre o Grupo de Referência do Comité Permanente Interagências sobre Risco, Alerta Precoce e Preparação e a Comissão Europeia. Cf. https://drmkc.jrc.ec.europa.eu/inform-index.

[41] ACR, 93.

[42] Cf LS, 1.

[43] João Paulo II, Discurso aos Participantes no Terceiro Congresso Mundial da Pastoral para Migrantes e Refugiados, Cidade do Vaticano 1991, 3.

[44] Francisco, Discurso aos Participantes na 39ª Sessão da F.A.O., Cidade do Vaticano 2015.

[45] Francisco, Mensagem para o 104º Dia Mundial do Migrante e do Refugiado, Cidade do Vaticano 2017.

[46] LS, 26.

[47] LS, 26.

[48] Francisco, Discurso aos Membros do Corpo Diplomático acreditado junto da Santa Sé, Cidade do Vaticano 2020.

[49] Cf. Nações Unidas, Pacto Global para uma Migração Ordenada, Segura e Regular, 2018, 31.

[50] LS, 183.

[51] Francisco, Discurso aos Membros da Assembleia Geral da ONU, Nova Iorque 2015.

[52] ACR, Apresentação.

[53] ACR, 83.

[54] O Quadro de Sendai para a Redução do Risco de Catástrofes é uma ferramenta elaborada pelo Gabinete das Nações Unidas para a Redução do Risco de Catástrofes (UNDRR) visando prevenir novos riscos de catástrofes e reduzir os existentes. Cf. UNDRR,Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030.

[55] ACR, Apresentação.

[56] FT, 86.

[57] FT, 79.

[58] ACR, 85.

[59] Assembleia Especial do Sínodo dos Bispos para a Região Pan-amazónica, Amazônia: Novos Caminhos para a Igreja e para uma Ecologia Integral, Cidade do Vaticano 2019, 29.

[60] EMCC, 50.

[61] ACR, 110.

[62] Francisco, Discurso aos Membros do Corpo Diplomático acreditado junto da Santa Sé, Cidade do Vaticano 2020.

[63] EG, 117.

[64] LS, 164.

[65] EMCC, 70.

[66] RDS, 34.

[67] Francisco, Mensagem aos Participantes na XXXI Reunião das Partes do Protocolo de Montreal, Cidade do Vaticano 2019.

[68] Francisco, Discurso aos Membros do Corpo Diplomático acreditado junto da Santa Sé, Cidade do Vaticano 2020.

[69] LS, 172.

[70] Francisco Discurso aos Membros da Assembleia Geral da ONU, Nova Iorque 2015.

[71] VG, 4.

[72] VG, 4.

[73] VG, 5.

[74] ACR, 101.

[75] VG, 4.

[76] VG, 4.

[77] VG, 5.

[78] Bento XVI, Mensagem para a Celebração do Dia Mundial da Paz, Cidade do Vaticano 2009.

[79] LS, 13.

[80] FT, 78.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 30 marzo 2021

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