Documenti catechesi

La salita al Santuario, parabola della vita

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Omelia nella Vigilia della Solennità di N.S. della Guardia
Genova, Santuario di N. S .della Guardia,
28 agosto 2007

Carissimi Fratelli e Sorelle nel Signore!

Siamo saliti alla casa di Maria, a questo Santuario carissimo alla nostra Diocesi e alla Liguria. Siamo saliti pregando il santo rosario e, oranti, abbiamo varcato questa soglia desiderata e benedetta. Il breve pellegrinaggio è simbolo di un pellegrinaggio antico che si snoda attraverso i secoli: qui i nostri padri sono venuti con fede e devozione per presentare ai piedi di Maria le pene e le gioie, qui hanno pregato per i figli; qui li hanno portati perché imparassero la devozione alla Madre di Dio e nostra; qui la fede delle generazioni si è consolidata o si è ritrovata. Da qui tutti sono ripartiti con il dono di una luce nuova e più viva. Questa lunga storia di fede, di speranza, di sacrificio, rivive questa sera e si arricchisce della nostra presenza. E' come una luce nella notte: una luce che sale dal tempo e che illumina Genova.
Ai piedi della Madonna vogliamo riflettere sul senso del nostro salire, vogliamo che il nostro cammino sprigioni tutta la sua ricchezza di suggestioni e di memoria.

1. Innanzitutto ci ricorda in modo plastico ed eloquente che la vita terrena è un pellegrinaggio dalla terra al cielo. L'uomo non è uno sbandato, un vagabondo errante che non sa dove andare e che procede portato da impulsi, sensazioni effimere, da voglie momentanee, da illusioni che molto promettono ma che tutto rapinano della sua bellezza interiore e della sua dignità profonda. L'uomo è fatto da Dio come un pellegrino che sa da dove parte e sa dove va: conosce la meta del suo cammino. A questo destino guarda ogni giorno, tiene puntato il cuore. Per questo destino sprigiona le sue migliori energie, disposto a qualunque sacrificio fino all'eroismo. Qual è questa meta, il fine, il traguardo che ha il potere di affascinare e di riempire la vita? Solamente l'infinito ha il potere di colmare il finito! Sembra un paradosso, e in un certo senso lo è: ma siamo fatti così. Ce lo ricordano i Santi, ma anche la nostra personale esperienza se non la viviamo in superficie. "Siamo fatti per Te e il nostro cuore non riposa se non in Te" scrive in modo struggente Sant' Agostino: struggente e universale. Sì, l'uomo è creato nel segno della finitezza e del limite - ben lo sappiamo - ma in modo tale che solamente l'infinito può colmare questo mendicante d'amore, di bellezza, di eternità. Solo Dio, niente di meno, può corrispondere pienamente al cuore dell'uomo. Ogni altro bene terreno pur nobile è frammento, ombra, piccolo anticipo. Che le parole di San Giovanni Climaco possano essere le nostre: "Il tuo amore mi ha ferito, io cammino cantando Te"!

2. Il nostro salire al Santuario ci ricorda non solo che la vita terrena è un pellegrinaggio dalla terra al cielo, ma anche che la vita spirituale è un cammino, un pellegrinaggio interiore.
Cari Amici, non lasciamoci ingannare: molte voci vogliono farci credere che ciò che conta è solo ciò che cade sotto i nostri sensi, che l'uomo è solo corpo e che deve essere sempre e comunque soddisfatto, che la vita presente è tutto e bisogna spremerla come godimento il più possibile: poi, verrà la notte del nulla! Ma non è così! Gesù ci ha rivelato una realtà ben più grande e nobile: l'esistenza dell'anima, la scintilla vitale che ci rende immagine e somiglianza di Dio. Questa è immortale ed è il fondamento della dignità umana. Quanto del nostro tempo e del nostro impegno impieghiamo per curare la bellezza del nostro spirito? Scopo del cammino spirituale è la conformazione a Gesù, conformazione che nasce dalla nostra radicale appartenenza a Lui. Dal Battesimo l'uomo riceve nell'anima il volto santo di Cristo; ma nel corso dell'esistenza terrena egli deve far risplendere questa originaria bellezza, vivendo con i suoi stessi sentimenti: imparando a pensare con il suo pensiero e ad amare con il suo cuore. Con una espressione sintetica e commovente, ancora San Giovanni Climaco ci esorta: "Il ricordo di Cristo aderisca al vostro respiro"! Oh sì, che la Santa Vergine ci doni questa sera che Gesù diventi il nostro respiro, il respiro della nostra anima.

3. Ma nel pellegrinaggio dal tempo all'eternità non siamo soli. La preghiera del Santo Rosario ci ha ricordato che la Madonna cammina con noi e ci porta Gesù. Il Rosario, infatti, è Vangelo meditato con Maria e nessuno conosce il mistero di Cristo meglio della Madre. Ecco perché i santi ripetevano "ad Iesum per Mariam". Per questo dobbiamo avere la preghiera del Rosario come una preghiera cara e quotidiana: ogni mistero è come puntare la fede e l'amore su un episodio della vita di Cristo e della Madonna, mentre le labbra ripetono l'Ave come l'onda del mare si infrange tranquilla sulla spiaggia. Il cuore di Dio è la riva, e l'onda insistente è la nostra preghiera.
Mentre lungo la salita ci siamo nutriti con la preghiera del Rosario, ora siamo nutriti dall'Eucaristia, Pane di Vita Eterna, Cristo stesso. L'Eucaristia è il pane dei pellegrini, il cuore della Chiesa, il tesoro più grande della fede: noi nasciamo dal grembo eucaristico, memoriale della Croce, banchetto di vita eterna, presenza reale che ci accompagna e ci sostiene. Per questo nel prossimo anno pastorale vogliamo conoscere meglio il mistero dell'Eucaristia attraverso la catechesi specifica che vi invito a frequentare con impegno e cuore. Ma soprattutto cureremo in modo particolare la celebrazione e la partecipazione alla Santa Messa festiva.
Cari Amici, eleviamo a Lei, la grande Madre, la nostra voce fiduciosa:

Vergine Santa, Madonna della Guardia
Mostraci dopo quest'esilio, il tuo Figlio Gesù
O clemente o pia, o dolce Vergine Maria. 

+ Angelo Bagnasco
Arcivescovo di Genova



fonte: http://www.diocesi.genova.it/documenti.php?idd=1962