Documenti catechesi

Dichiarazione finale della delegazione della Santa Sede alla Cop24

arcobaleno«Quando riceverà una risposta il grido della terra e dei suoi popoli?» è questa la domanda posta dalla delegazione della Santa Sede in chiusura dei dibattiti della 24 a Conferenza degli Stati parte della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop24) svoltasi a Katowice, in Polonia, dal 2 al 15 dicembre. Pubblichiamo di seguito la traduzione della dichiarazione finale.

Nella sua Enciclica Laudato si’, sulla cura della casa comune, Papa Francesco ha sottolineato l’importanza di rafforzare in modo responsabile le politiche collegate ai cambiamenti climatici, che sono un problema globale con gravi implicazioni: ambientali, sociali, economiche, politiche e per la distribuzione dei beni (vedi tra gli altri i nn. 181 e 23-26). I leader mondiali riunti a Katowice per la COP24 hanno stentato a trovare la volontà di mettere da parte i propri interessi economici e politici a breve termine e lavorare per il bene comune. Dopo un lungo e complicato dibattito sono giunti a un consenso sul regolamento per l’attuazione dell’Accordo di Parigi adottato nel 2015. Siamo grati ai leader degli Stati e alle altre parti interessate, che hanno contribuito a questo dialogo multilaterale e alla stesura del regolamento. Il consenso sul documento finale, piuttosto complesso e tecnicamente dettagliato, rappresenta una conferma degli impegni presi tre anni fa a Parigi e dell’importanza del multilateralismo. Purtroppo dobbiamo anche osservare che il regolamento non rispecchia in maniera adeguata l’urgenza con cui occorre affrontare i cambiamenti climatici, che «costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità» ( Laudato si’ , n. 25). Inoltre, il regolamento sembra sminuire i diritti umani, fondamentali nel riflettere il volto umano dei cambiamenti climatici, che colpiscono le persone più vulnerabili della terra. Il loro grido e quello della terra esigono più ambizione e maggiore urgenza. La Delegazione della Santa Sede, guidata dal Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin, ha spiegato che il promuovere la dignità della persona umana, l’alleviare la povertà attraverso la promozione dello sviluppo umano integrale e l’attenuare l’impatto dei cambiamenti climatici attraverso misure di mitigazione e adattamento responsabili vanno di pari passo. Abbiamo bisogno di un giusto periodo di transizione, in cui tutte le parti si assumano le rispettive responsabilità secondo il principio di equità. Come ha indicato in maniera preoccupante il rapporto speciale del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico pubblicato nell’ottobre 2018, siamo chiamati a limitare in maniera responsabile l’aumento medio globale a 1,5° C sopra i livelli preindustriali. Pertanto, incoraggiamo un’ambizione molto più grande nel fornire contributi determinati nazionalmente (NDC) e meccanismi più forti per ridurre le emissioni di gas serra, gestire la decarbonizzazione dell’attuale economia basata sui combustibili fossili, far conoscere in modo trasparente come ogni nazione attua i propri impegni, affrontare la questione della perdita e del danno, assicurare solidi impegni finanziari e promuovere l’educazione alla sostenibilità, la consapevolezza responsabile e i cambiamenti nello stile di vita. Fede e ragione devono unirsi per consentirci di compiere scelte positive nei nostri stili di vita, nel modo di gestire le nostre economie e nel costruire una solidarietà globale autentica, necessaria per evitare questa crisi climatica.

© Osservatore Romano - 20 dicembre 2018


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