Visita del Santo Padre al Dicastero per la Comunicazione

papa Francesco RVQuesta mattina, il Santo Padre Francesco ha lasciato Casa Santa Marta e si è recato in auto a Palazzo Pio per la visita al Dicastero per la Comunicazione.

Al suo arrivo, Papa Francesco è stato accolto dal Prefetto del Dicastero, Dott. Paolo Ruffini, e dal Segretario del medesimo Dicastero, Mons. Lucio Adriàn Ruiz.

Nell’Atrio, il Santo Padre ha salutato i Direttori del Dicastero e 8 Redattori provenienti da diversi continenti.

 

Successivamente, in ascensore, il Santo Padre è salito al secondo piano e ha visitato la Direzione Editoriale, la Direzione de “L'Osservatore Romano” e la Cappella dove ha letto la Preghiera per le Comunicazioni Sociali e recitato l’Ave Maria.

Dopo il momento di preghiera, in ascensore, il Papa è salito al quarto piano e dalla Regia 9 della Radio Vaticana ha rivolto in diretta un saluto agli ascoltatori.

Quindi, al primo piano ha visitato l’Open Space e subito dopo si è recato in Sala Marconi. Dopo il saluto introduttivo del Dott. Ruffini, il Santo Padre ha rivolto alcune parole ai redattori presenti.

Al termine della visita, il Papa ha lasciato Palazzo Pio e ha fatto rientro in Vaticano.

Pubblichiamo di seguito la Preghiera per le Comunicazioni Sociali letta dal Santo Padre, l’intervento in diretta radio e le parole del Papa ai redattori:

Preghiera del Santo Padre

Preghiera 55ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

«Vieni e vedi» (Gv 1,46).

Comunicare incontrando le persone

dove e come sono

Signore, insegnaci a uscire dai noi stessi,
e a incamminarci alla ricerca della verità.
Insegnaci ad andare e vedere,
insegnaci ad ascoltare,
a non coltivare pregiudizi,
a non trarre conclusioni affrettate.
Insegnaci ad andare là

dove nessuno vuole andare,
a prenderci il tempo per capire,
a porre attenzione all’essenziale,
a non farci distrarre dal superfluo,
a distinguere l’apparenza

ingannevole dalla verità.
Donaci la grazia di riconoscere

le tue dimore nel mondo
e l’onestà di raccontare

ciò che abbiamo visto.

Amen

 

Intervento del Santo Padre in diretta radio

Papa Francesco:

Grazie a voi per il vostro lavoro, per quello che fate. Io ho soltanto una preoccupazione – ci sono tanti motivi di preoccuparsi per la Radio, per l’Osservatore – ma una che a me tocca tanto il cuore: quanti ascoltano la Radio, e quanti leggono l’Osservatore Romano? Perché il nostro lavoro è per arrivare alla gente: che quello che si lavora qui, che è bello, è grande, è faticoso, arrivi alla gente, sia con le traduzioni, sia anche con le onde corte, come lei ha detto… La domanda che voi vi dovete fare è: “Quanti? A quanti arriva?”, perché c’è il pericolo – per tutte le organizzazioni – il pericolo di una bella organizzazione, un bel lavoro, ma che non arrivi dove deve arrivare… Un po’ come il racconto del parto del topo: la montagna che partorisce il topolino… Tutti i giorni fatevi questa domanda: a quanta gente arriviamo? A quanti arriva il messaggio di Gesù tramite “L’Osservatore Romano”? Questo è molto importante, molto importante!

Massimiliano Menichetti:

Noi cerchiamo anche un po’, come Lei ci esorta a fare, di integrare e di diventare più comunicativi, di non dar voce a chi grida più forte. Questo è un aspetto che Lei ribadisce sempre. Ci faremo questa domanda, ce la facciamo, ce la facciamo già: e un po’ il frutto di questa riforma che Lei ha auspicato ed è un po’ visibile in questa visita, cioè cercare di integrare questo sistema e arrivare il più possibile capillarmente. Come Radio – è un dato che posso condividere anche in base a questa esortazione che ci fa – è che oltre mille radio nel mondo ci riprendono, cioè riprendono i nostri contenuti e a loro volta li rimandano attraverso i loro sistemi. È un servizio che cerchiamo di fare. Grazie, Santo Padre.

Luca Collodi:

Se posso aggiungere, Santo Padre, a conforto di quello che ci sta dicendo: la Radio oggi è uno strumento vivo, uno strumento che, nonostante le nuove tecnologie, rimane sempre uno strumento che arriva alla gente ed è in perfetta salute. E questo può essere un aiuto, un contributo per arrivare anche a quello che Lei sta dicendo.

Papa Francesco:

Sì, è vero, è vero.

Massimiliano Menichetti:

Grazie, grazie davvero.

 

Parole del Santo Padre ai redattori

Papa Francesco:

Grazie tante per il vostro lavoro. Sono contento, vi ho visti tutti insieme, qui. Ho visto questo Palazzo ben sistemato, e questo mi piace. L’unità del lavoro… Il problema è che questo sistema così grande e complicato funzioni. Mi viene in mente un’abitudine in Argentina, quando qualcuno era nominato a una carica importante, la prima cosa che faceva era andare da Nordiska, una ditta per fare gli ambienti, senza guardare la sua scrivania, il suo studio, mandava a fare tutto nuovo, tutto perfetto, bello. La prima decisione che prendeva quel ministro, quel funzionario. Poi, non funzionava. L’importante è che tutta questa bellezza, tutta questa organizzazione funzioni. Funzionare è andare, camminare... Il grande nemico del funzionare bene è il funzionalismo. Per esempio, io sono capo di una sezione, sono il segretario di quella sezione, il capo. Ma ho sette sotto-segretari. Sempre tutto bene, bene. Qualcuno ha una difficoltà, va dal sottosegretario che deve risolvere, che dice: “Aspetta un attimo, poi ti rispondo”. Prende e chiama il segretario… Cioè: non servono. Incapaci di decidere, incapaci di mettere il proprio. Il funzionalismo è letale. Addormenta un’istituzione e la uccide. State attenti a non cadere in questo: non importa quanti posti ci sono, se quello studio è bello o non è bello. Importa che funzioni, che sia funzionale, e non vittima del funzionalismo. State bene attenti, bene attenti a questo. E quando una cosa è funzionale, aiuta la creatività. Il vostro lavoro dev’essere creativo, sempre, e andare oltre, oltre, oltre: creativo. Questo si chiama funzionare. Ma se un lavoro è troppo bene ordinato, alla fine finisce ingabbiato e non aiuta. Questa è l’unica cosa che, vedendo una organizzazione così bella, così ben fatta, vedendovi tutti insieme, mi viene di dire: state attenti! Niente funzionalismo. Sì, funzionale al lavoro, quello che dovete fare. E perché una struttura sia funzionale, bisogna che ognuno abbia la libertà sufficiente per funzionare. Che abbia la capacità di rischiare e non andare a chiedere permesso, permesso, permesso…: questo paralizza. Funzionale, non funzionalistico. Capito? Avanti e coraggio. Grazie!

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 24 maggio 2021