Udienza generale 23 settembre 2020

Udienza saluti post covidL’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.10 nel Cortile di San Damaso del Palazzo Apostolico Vaticano.

Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sul tema: “Guarire il mondo”, ha incentrato la sua meditazione sull’argomento “Sussidiarietà e virtù della speranza” (Lettura: 1 Cor 12,14.21-22.24-25)

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, sembra che il tempo non è tanto buono, ma vi dico buongiorno lo stesso!

Per uscire migliori da una crisi come quella attuale, che è una crisi sanitaria e al tempo stesso una crisi sociale, politica ed economica, ognuno di noi è chiamato ad assumersi la sua parte di responsabilità cioè condividere le responsabilità. Dobbiamo rispondere non solo come persone singole, ma anche a partire dal nostro gruppo di appartenenza, dal ruolo che abbiamo nella società, dai nostri principi e, se siamo credenti, dalla fede in Dio. Spesso, però, molte persone non possono partecipare alla ricostruzione del bene comune perché sono emarginate, sono escluse o ignorate; certi gruppi sociali non riescono a contribuirvi perché soffocati economicamente o politicamente. In alcune società, tante persone non sono libere di esprimere la propria fede e i propri valori, le proprie idee: se le esprimono vanno in carcere. Altrove, specialmente nel mondo occidentale, molti auto-reprimono le proprie convinzioni etiche o religiose. Ma così non si può uscire dalla crisi, o comunque non si può uscirne migliori. Usciremo in peggio.

Affinché tutti possiamo partecipare alla cura e alla rigenerazione dei nostri popoli, è giusto che ognuno abbia le risorse adeguate per farlo (cfr Compendio della dottrina sociale della Chiesa [CDSC], 186). Dopo la grande depressione economica del 1929, Papa Pio XI spiegò quanto fosse importante per una vera ricostruzione il principio di sussidiarietà (cfr Enc. Quadragesimo anno, 79-80). Tale principio ha un doppio dinamismo: dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto. Forse non capiamo cosa significa questo, ma è un principio sociale che ci fa più uniti.

Da un lato, e soprattutto in tempi di cambiamento, quando i singoli individui, le famiglie, le piccole associazioni o le comunità locali non sono in grado di raggiungere gli obiettivi primari, allora è giusto che intervengano i livelli più alti del corpo sociale, come lo Stato, per fornire le risorse necessarie ad andare avanti. Ad esempio, a causa del lockdown per il coronavirus, molte persone, famiglie e attività economiche si sono trovate e ancora si trovano in grave difficoltà, perciò le istituzioni pubbliche cercano di aiutare con appropriati interventi sociali, economici, sanitari: questa è la loro funzione, quello che devono fare.

Dall’altro lato, però, i vertici della società devono rispettare e promuovere i livelli intermedi o minori. Infatti, il contributo degli individui, delle famiglie, delle associazioni, delle imprese, di tutti i corpi intermedi e anche delle Chiese è decisivo. Questi, con le proprie risorse culturali, religiose, economiche o di partecipazione civica, rivitalizzano e rafforzano il corpo sociale (cfr CDSC, 185). Cioè, c’è una collaborazione dall’alto in basso, dallo Stato centrale al popolo e dal basso in alto: delle formazioni del popolo in alto. E questo è proprio l’esercizio del principio di sussidiarietà.

Ciascuno deve avere la possibilità di assumere la propria responsabilità nei processi di guarigione della società di cui fa parte. Quando si attiva qualche progetto che riguarda direttamente o indirettamente determinati gruppi sociali, questi non possono essere lasciati fuori dalla partecipazione. Per esempio: “Cosa fai tu? - Io vado a lavorare per i pover i – Bello, e cosa fai? – Io insegno ai poveri, io dico ai poveri quello che devono fare – No, questo non va, il primo passo è lasciare che i poveri dicano a te come vivono, di cosa hanno bisogno: Bisogna lasciar parlare tutti! E così funziona il principio di sussidiarietà. Non possiamo lasciare fuori della partecipazione questa gente; la loro saggezza, la saggezza dei gruppi più umili non può essere messa da parte (cfr Esort. ap. postsin Querida Amazonia [QA], 32; Enc. Laudato si’, 63). Purtroppo, questa ingiustizia si verifica spesso là dove si concentrano grandi interessi economici o geopolitici, come ad esempio certe attività estrattive in alcune zone del pianeta (cfr QA, 9.14). Le voci dei popoli indigeni, le loro culture e visioni del mondo non vengono prese in considerazione. Oggi, questa mancanza di rispetto del principio di sussidiarietà si è diffusa come un virus. Pensiamo alle grandi misure di aiuti finanziari attuate dagli Stati. Si ascoltano di più le grandi compagnie finanziarie anziché la gente o coloro che muovono l’economia reale. Si ascoltano di più le compagnie multinazionali che i movimenti sociali. Volendo dire ciò con il linguaggio della gente comune: si ascoltano più i potenti che i deboli e questo non è il cammino, non è il cammino umano, non è il cammino che ci ha insegnato Gesù, non è attuare il principio di sussidiarietà. Così non permettiamo alle persone di essere «protagoniste del proprio riscatto».[1] Nell’inconscio collettivo di alcuni politici o di alcuni sindacalisti c’è questo motto: tutto per il popolo, niente con il popolo. Dall’alto in basso ma senza ascoltare la saggezza del popolo, senza far attuare questa saggezza nel risolvere dei problemi, in questo caso nell’uscire dalla crisi. O pensiamo anche al modo di curare il virus: si ascoltano più le grandi compagnie farmaceutiche che gli operatori sanitari, impegnati in prima linea negli ospedali o nei campi-profughi. Questa non è una strada buona. Tutti vanno ascoltati, quelli che sono in alto e quelli che sono in basso, tutti.

Per uscire migliori da un a crisi, il principio di sussidiarietà dev’essere attuato, rispettando l’autonomia e la capacità di iniziativa di tutti, specialmente degli ultimi. Tutte le parti di un corpo sono necessarie e, come dice San Paolo, quelle parti che potrebbero sembrare più deboli e meno importanti, in realtà sono le più necessarie (cfr 1 Cor 12,22). Alla luce di questa immagine, possiamo dire che il principio di sussidiarietà consente ad ognuno di assumere il proprio ruolo per la cura e il destino della società. Attuarlo, attuare il principio di sussidiarietà dà speranza, dà speranza in un futuro più sano e giusto; e questo futuro lo costruiamo insieme, aspirando alle cose più grandi, ampliando i nostri orizzonti.[2] O insieme o non funziona. O lavoriamo insieme per uscire dalla crisi, a tutti i livelli della società, o non ne usciremo mai. Uscire dalla crisi non significa dare una pennellata di vernice alle situazioni attuali perché sembrino un po’ più giuste. Uscire dalla crisi significa cambiare, e il vero cambiamento lo fanno tutti, tutte le persone che formano il popolo. Tutte le professioni, tutti. E tutti insieme, tutti in comunità. Se non lo fanno tutti il risultato sarà negativo.

In una catechesi precedente abbiamo visto come la solidarietà è la via per uscire dalla crisi: ci unisce e ci permette di trovare proposte solide per un mondo più sano. Ma questo cammino di solidarietà ha bisogno della sussidiarietà. Qualcuno potrà dirmi: “Ma padre oggi sta parlando con parole difficili!”. Ma per questo cerco di spiegare cosa significa. Solidali, perché andiamo sulla strada della sussidiarietà. Infatti, non c’è vera solidarietà senza partecipazione sociale, senza il contributo dei corpi intermedi: delle famiglie, delle associazioni, delle cooperative, delle piccole imprese, delle espressioni della società civile. Tutti devono contribuire, tutti. Tale partecipazione aiuta a prevenire e correggere certi aspetti negativi della globalizzazione e dell’azione degli Stati, come accade anche nella cura della gente colpita dalla pandemia. Questi contributi “dal basso” vanno incentivati. Ma quanto è bello vedere il lavoro dei volontari nella crisi. I volontari che vengono da tutte le parti sociali, volontari che vengono dalle famiglie più benestanti e che vengono dalle famiglie più povere. Ma tutti, tutti insieme per uscire. Questo è solidarietà e questo è principio di sussidiarietà.

Durante il lockdown è nato spontaneo il gesto dell’applauso per i medici e gli infermieri e le infermiere come segno di incoraggiamento e di speranza. Tanti hanno rischiato la vita e tanti hanno dato la vita. Estendiamo questo applauso ad ogni membro del corpo sociale, a tutti, a ognuno, per il suo prezioso contributo, per quanto piccolo. “Ma cosa potrà fare quello di là?. – Ascoltalo, dagli spazio per lavorare, consultalo”. Applaudiamo gli “scartati”, quelli che questa cultura qualifica “scartati”, questa cultura dello scarto, cioè applaudiamo gli anziani, i bambini, le persone con disabilità, applaudiamo i lavoratori, tutti quelli che si mettono al servizio. Tutti collaborano per uscire dalla crisi. Ma non fermiamoci solo all’applauso! La speranza è audace, e allora incoraggiamoci a sognare in grande. Fratelli e sorelle, impariamo a sognare in grande! Non abbiamo paura di sognare in grande, cercando gli ideali di giustizia e di amore sociale che nascono dalla speranza. Non proviamo a ricostruire il passato, il passato è passato, ci aspettano cose nuove. Il Signore ha promesso: “Io farò nuove tutte le cose”. Incoraggiamoci a sognare in grande cercando questi ideali, non proviamo a ricostruire il passato, soprattutto quello che era iniquo e già malato, che ho nominato già come ingiustizie. Costruiamo un futuro dove la dimensione locale e quella globale si arricchiscano mutualmente, - ognuno può dare il suo, ognuno deve dare del suo, la sua cultura, la sua filosofia, il suo modo di pensare -, dove la bellezza e la ricchezza dei gruppi minori anche dei gruppi scartati possa fiorire perché pure lì c’è bellezza, e dove chi ha di più si impegni a servire e a dare di più a chi ha di meno.

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[1] Messaggio per la 106.ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2020 (13 maggio 2020).

[2] Cfr Discorso ai giovani del Centro Culturale Padre Félix Varela, L’Avana – Cuba, 20 settembre 2015.

 

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

In lingua francese

Speaker:

Frères et sœurs, pour sortir meilleurs de la crise que nous vivons, chacun de nous est appelé à assumer sa part de responsabilité. Aujourd’hui, le manque de respect pour le principe de subsidiarité s’est diffusé comme un virus. Pensons, par exemple, aux grandes mesures d’aide financière mises en place par les Etats: on écoute davantage les grandes compagnies financières que les gens, où ceux qui animent l’économie réelle. On écoute plus les compagnies multinationales que les mouvements sociaux. Ainsi, on ne permet pas aux personnes d’être «protagonistes de leur propre relèvement». Pour sortir meilleurs d’une crise, le principe de subsidiarité doit être mis en œuvre, en respectant l’autonomie et la capacité d’initiative de tous, spécialement des derniers. Le faire donne espérance dans un avenir plus sain et plus juste. Et cet avenir, nous le construisons ensemble. Le chemin de la solidarité a besoin de la subsidiarité. Il n’y a pas de vraie solidarité sans participation sociale, sans participation des corps intermédiaires. Ces contributions sont stimulantes. L’espérance est audace! Encourageons-nous à rêver en grand, en recherchant les idéaux de justice et d’amour qui naissent de l’espérance. Construisons un avenir où les dimensions locale et globale s’enrichissent mutuellement, où la beauté et la richesse des petits groupes puissent fleurir, où celui qui a plus s’engage à servir et à donner plus à celui qui a moins.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese. Apparteniamo tutti ad un unico “corpo” e tutte le membra di un corpo sono necessarie, ci dice San Paolo! Per uscire meglio dalla crisi attuale, vi invito ad assumervi la vostra parte di responsabilità, anche se piccola, per costruire un mondo più giusto e più fraterno. Dio vi benedica!

Speaker:

Je salue cordialement les pèlerins de langue française. Nous sommes tous membres d’un seul corps, et toutes les parties d’un corps sont nécessaires, nous dit saint Paul! Pour sortir meilleurs de la crise actuelle, je vous invite à prendre votre part de responsabilité, même si elle est petite, pour reconstruire un monde plus juste et plus fraternel. Que Dieu vous bénisse!

 

In lingua inglese

Speaker:

Dear Brothers and Sisters, in our continuing catecheses on the effects of the current pandemic in the light of the Church’s social doctrine, we have reflected on the need for solidarity with all our brothers and sisters, especially the poor, the vulnerable and the excluded. As individuals, as communities and as men and women of faith, we are called to work together in bringing healing and hope to our world. Solidarity, for its part, implies respect for the principle of subsidiarity, whereby every level of society, from the state to every intermediate and lesser group, including families and the Church, has a proper role to play in revitalizing the social fabric. As Saint Paul teaches, all the members of the body, even those apparently most insignificant, are essential to the good functioning of the whole. The lockdown has made us appreciate the quiet efforts of so many individuals and groups to serve the larger community. As we look to the future, may the principles of solidarity and subsidiarity guide our efforts to emerge from the crisis by working for a social order ever more just and respectful of the dignity and gifts of each of its members.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i fedeli di lingua inglese. Mentre l’estate volge al termine, auguro che questi giorni di riposo portino a tutti pace e serenità. Su di voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia del Signore Gesù Cristo. Dio vi benedica!

Speaker:

I cordially greet the English-speaking faithful. As summer draws to a close, I hope that these days of rest will bring peace and serenity to all. Upon you and your families I invoke the joy of our Lord Jesus Christ. God bless you!

 

In lingua tedesca

Speaker:

Liebe Brüder und Schwestern, um die gegenwärtige Krise gut zu überwinden, braucht es neben der Solidarität auch die Subsidiarität. Es gibt nämlich keine echte Solidarität ohne die Beteiligung aller. Jeder hat Verantwortung zu übernehmen, sowohl als Einzelner, wie auch als Glied der Gesellschaft und gemäß der Rolle, die er in ihr hat, entsprechend seinen Grundsätzen und seinem Glauben. Jeder muss die Möglichkeit haben, seinen Beitrag zu leisten und sich zum Wohl der Gesellschaft einzubringen. Keine soziale Gruppe darf daran gehindert werden, was leider allzu oft wegen wirtschaftlicher oder geopolitscher Interessen geschieht. Um eine Krise besser zu bewältigen, muss also die Subsidiarität zur Anwendung kommen, d.h. die Autonomie und die Fähigkeit zur Eigeninitiative sind zu respektieren, besonders gegenüber den schwächeren Teilen der Gesellschaft. Gerade sie sind wichtig, wie uns das paulinische Bild vom Leib und den Gliedern (vgl. 1 Kor 12,22) sagt. Die Beteiligung der mittleren und niedrigeren Ebenen hilft, gewissen negativen Aspekten der Globalisierung und des Handelns der Staaten vorzubeugen. Wenn die Subsidiarität gelebt wird, schenkt sie Hoffnung auf eine heile und gerechte Zukunft. So wollen wir auf eine Zukunft hinarbeiten, wo lokale und globale Dimension sich gegenseitig bereichern.

Santo Padre:

Rivolgo un cordiale benvenuto ai fratelli e alle sorelle di lingua tedesca. Il Signore ci invita a contribuire con i doni che ci ha dato al bene della società. Confidando nel suo aiuto vogliamo costruire insieme un futuro pieno di speranza, giustizia e pace. Lo Spirito Santo ci accompagni sempre con la sua forza.

Speaker:

Herzlich heiße ich die Brüder und Schwestern deutscher Sprache willkommen. Der Herr lädt uns ein, mit den Gaben, die er uns geschenkt hat, zum Wohl der Gesellschaft beizutragen. Im Vertrauen auf seine Hilfe wollen wir gemeinsam eine Zukunft voller Hoffnung, Gerechtigkeit und Frieden aufbauen. Der Heilige Geist begleite uns alle mit seiner Kraft.

 

In lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

La crisis actual no es sólo crisis sanitaria sino también crisis social, política y económica. Para salir de ella todos estamos llamados, individual y colectivamente, a asumir nuestra propia responsabilidad. Pero constatamos, sin embargo, que hay personas y grupos sociales que no pueden participar en esta reconstrucción del bien común, porque son marginados, excluidos, ignorados, y muchos de ellos sin libertad para expresar su fe y sus valores.

La Palabra de Dios que hemos escuchado nos recuerda cómo todas las partes del cuerpo, sin excepción, son necesarias. A la luz de esta imagen de san Pablo, vemos también cómo la subsidiariedad es indispensable, porque promueve una participación social, a todo nivel, que ayuda a prevenir y corregir los aspectos negativos de la globalización y de la acción de los gobiernos.

Por eso, el camino para salir de esta crisis es la solidaridad, que necesita ir acompañada de la subsidiariedad, que es el principio que favorece que cada uno ejercite el papel que le corresponde en la tarea de cuidar y preparar el futuro de la sociedad, en el proceso de regeneración de los pueblos a los que pertenece. Nadie puede quedarse fuera. La injusticia provocada por intereses económicos o geopolíticos tiene que terminar, y dar paso a una participación equitativa y respetuosa.

Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. ¡Son tantos hoy! En estos días se han cumplido cinco años de mi viaje apostólico a Cuba. Saludo a mis hermanos Obispos y a todos los hijos e hijas de esa amada tierra. Les aseguro mi cercanía y mi oración. Pido al Señor, por intercesión de Nuestra Señora de la Caridad del Cobre, que los libre y alivie en estos momentos de dificultad que atraviesan a causa de la pandemia. Y a todos, que el Señor nos conceda construir juntos, como familia humana, un futuro de esperanza, en el que la dimensión local y la dimensión global se enriquezcan mutuamente, florezca la belleza y se construya un presente de justicia donde todos se comprometan a servir y a compartir. Que Dios los bendiga a todos.

 

In lingua portoghese

Speaker:

Vimos, numa catequese anterior, que o caminho para sairmos da pandemia do Covid-19 é a solidariedade; esta une-nos, permitindo assim encontrar propostas mais consistentes para um mundo sadio. Mas o caminho da solidariedade precisa da subsidiariedade. Com efeito, não há verdadeira solidariedade sem participação social, sem a contribuição dos entes intermédios: famílias, associações, cooperativas, pequenas empresas, as várias expressões da sociedade civil. Estas contribuições «a partir de baixo» ajudam a prevenir e corrigir certos aspetos negativos da globalização e da intervenção do Estado. Construamos um futuro onde as dimensões local e global se enriqueçam mutuamente, onde possa florescer a beleza e riqueza dos grupos menores! Aqui reside um dos motivos fortes da nossa esperança. Para sairmos melhores desta crise, é preciso implementar o princípio da subsidiariedade, respeitando a autonomia e a capacidade de iniciativa de todos, especialmente dos últimos. Pois todos os componentes do corpo são necessários, mas – como ouvimos na leitura inicial de São Paulo – os membros que parecem mais fracos e menos importantes, na realidade são os mais necessários. À luz desta imagem, podemos dizer que o princípio da subsidiariedade permite a cada um assumir a sua parte de responsabilidade na cura e regeneração da sociedade a que pertence. Apostemos nestes ideais de justiça e amor social, que sustentam a esperança.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i pellegrini e ascoltatori di lingua portoghese e vi incoraggio a cercare sempre lo sguardo della Madonna che conforta quanti sono nella prova e tiene aperto l’orizzonte della speranza. Nell’affidare voi e le vostre famiglie alla sua protezione, invoco su tutti la Benedizione di Dio.

Speaker:

Saúdo cordialmente os peregrinos e ouvintes de língua portuguesa e animo-vos a procurar sempre o olhar de Nossa Senhora que conforta todos aqueles que estão na provação e mantém aberto o horizonte da esperança. Enquanto vos entrego, vós e as vossas famílias, à sua proteção, invoco sobre todos a Bênção de Deus.

 

In lingua araba

Speaker:

تأمّلَ قداسةُ البابا اليَومَ في "اللامركزيةِ في اتخاذِ القرارِ وفضيلةِ الرجاء"، وذلك في إطارِ تعليمِهِ في موضوعِ "شفاءِ العالم". قالَ قداستُه: للخروجِ من الجائحة، فإنّ كلَّ واحدٍ منا مدعوٌّ إلى أن يشاركَ في المسؤولية. لكن في بعض الأحيان، لا يستطيعُ الكثيرونَ من الناسِ المشاركةَ في إعادةِ بناءِ الخيرِ العام لأنهم مهمشونَ أو مستبعدونَ أو مجهولون، ولا تنجحُ بعض المجموعاتِ الاجتماعيةِ في المساهمةِ أيضًا لأنها مُختنقةٌ اقتصاديًا أو سياسيًا. لذلك للخروجِ من الأزمةِ الحالية، ونجدُ أنفسَنا أفضلَ مما نحنُ عليه، يجبُ تطبيقُ مبدأِ اللامركزيةِ في اتخاذِ القرار، لأنّه يسمحُ لكلِّ واحدٍ أن يشاركَ في مسؤوليةِ مصيرِ المجتمع، وضمانِ بناءِ جسمٍ اجتماعيٍ متين. إنّ تطبيقَ هذا المبدأِ يُعطي الرجاءَ في مستقبلٍ أكثرَ سلامةً وعدلًا. وفي الختامِ قالَ قداستُه: لنصفقْ لكلِّ عضوٍ في الجسمِ الاجتماعي على مساهمتِه الثمينةِ مهما كانت صغيرة. ولنشجعْ أنفسَنا ولنحلمْ أحلامًا كبيرة، ولنَسْعَ وراءَ مُثُلِ العدالةِ والمحبةِ الاجتماعيةِ التي تنبعُ من الرجاء، ولِنَبْنِ مستقبلاً يتم فيه إغناءٌ متبادلٌ للبعدينِ المحلي والعالمي، حيث يمكنُ أن يزدهرَ جمالُ وغنى المجموعاتِ الصغيرة، وحيث يلتزمُ من لديه أكثرَ بأن يخدمَ ويُعطِ المزيدَ لمن لديه أقل.

Santo Padre:

Saluto i fedeli di lingua araba. In mezzo alle difficoltà in cui vive il mondo di oggi, la parola di Dio rimane l’unico approdo sicuro, la guida e la fonte del vigore necessario, per affrontare, con autentica speranza, le sfide della vita e per contribuire alla costruzione della casa comune. Il cristiano è pertanto chiamato alla vita, non alla disperazione, perché l’ultima parola è quella di Dio, non quella degli uomini. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏! ‎‎‎‏

Speaker:

أحيّي المؤمنين الناطقينَ باللغةِ العربية. في وسطِ الصعوباتِ التي يعيشُها عالمُ اليوم، تبقى كلمةُ اللهِ الملاذَ الآمنَ الوحيد، والهادية، وينبوعَ القوةِ اللازمة، لمواجهةِ تحدياتِ الحياة ِبرجاءٍ حقيقي، وللمساهمةِ في بناءِ البيتِ المشترك. فالمسيحي مدعوٌّ إذن إلى الحياةِ لا إلى اليأس، لأنّ الكلمةَ الأخيرةَ هي للهِ لا للبشر. ليباركْكُم الرّبُّ جميعًا ويحرسْكُم دائمًا من كلِّ شر.

 

In lingua polacca

Speaker:

Drodzy bracia i siostry, aby wyjść lepszymi z obecnego kryzysu, będącego zarówno kryzysem społecznym, politycznym i gospodarczym, każdy z nas jest wezwany do podjęcia swojej cząstki odpowiedzialności. Musimy zareagować nie tylko jako poszczególne osoby, ale także jako społeczność. Aby uzdrowić i odnowić nasze narody, słuszne jest zastosowanie zasady pomocniczości, która posiada podwójną dynamikę: odgórną i oddolną. Z jednej strony, kiedy poszczególne jednostki nie są w stanie osiągnąć podstawowych celów, wówczas najwyższe szczeble organu społecznego, takie jak państwo, muszą zainterweniować w celu zapewnienia niezbędnych środków. Z drugiej jednak strony, przywódcy społeczeństwa muszą respektować poziomy niższe, które właściwymi im zasobami kulturowymi, religijnymi, ekonomicznymi, ożywiają i umacniają tkankę społeczną. Dziś ten brak poszanowania dla zasady pomocniczości rozprzestrzenił się jak wirus. Bardziej słuchamy dużych koncernów finansowych, niż ludzi. Albo pomyślmy też o sposobie leczenia wirusa: bardziej słuchane są wielkie koncerny farmaceutyczne, niż pracownicy służby zdrowia, zaangażowani na pierwszej linii frontu w szpitalach czy obozach dla uchodźców. To nie jest właściwa droga.W jednej z poprzednich katechez widzieliśmy, że solidarność jest drogą wyjścia z kryzysu, ale ona potrzebuje pomocniczości. Jesteśmy wezwani do budowania przyszłości, w której wymiar lokalny i globalny wzajemnie się ubogacają, i gdzie ci, którzy mają więcej angażują się, aby służyć tym, którzy mają mniej.

Santo Padre:

Saluto cordialmente tutti i Polacchi. Sono tanti qui!

Tra poco benedirò una campana che si chiama “La Voce dei non Nati”, commissionata dalla Fondazione “Sì alla Vita”. Essa accompagnerà gli eventi volti a ricordare il valore della vita umana dal concepimento alla morte naturale. La sua voce risvegli le coscienze dei legislatori e di tutti gli uomini di buona volontà in Polonia e nel mondo. Il Signore, unico e vero Donatore della vita benedica voi e le vostre famiglie.

Speaker:

Pozdrawiam serdecznie wszystkich Polaków. Jest ich tu wielu.

Za chwilę pobłogosławię dzwon, noszący imię “Głos Nienarodzonych”, wykonany przez Fundację “Życiu Tak”. Będzie on towarzyszył wydarzeniom mającym na celu prypominanie o wartości życia ludzkiego od poczęcia do naturalnej śmierci. Niech jego głos budzi sumienia stanowiących prawo i wszystkich ludzi dobrej woli w Polsce i na świecie. Niech Bóg, jedyny i prawdziwy Dawca życia błogosławi Wam i Waszym rodzinom.

 

In lingua italiana

Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana. Tutti incoraggio a progettare il proprio futuro come un generoso servizio a Dio e al prossimo.

Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La testimonianza di fede e di carità che animò san Pio da Pietrelcina, di cui oggi facciamo memoria, sia per ciascuno un invito a confidare sempre nella bontà di Dio, accostandosi con fiducia al Sacramento della Riconciliazione, di cui il Santo del Gargano, instancabile dispensatore della misericordia divina, fu assiduo e fedele ministro.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 23 settembre 2020


Giovedì della XXX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

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