Udienza ai Membri della “Fondation Leaders pour la Paix”

papa udienza grandolarePubblichiamo di seguito il saluto che il Santo Padre Francesco ha rivolto ai Membri della “Fondation Leaders pour la Paix” ricevuti oggi in Udienza:

Saluto del Santo Padre

Illustri Signore e Signori!

Sono lieto di rivolgermi a voi, onorevoli Leaders devoti alla pace provenienti da varie parti del mondo. Ringrazio il Signor Jean-Pierre Raffarin per le sue cortesi parole.

Il nostro incontro avviene in un momento storico particolarmente critico, lo sappiamo. La pandemia, purtroppo, non è stata ancora superata e le sue conseguenze economiche e sociali, specialmente per la vita dei più poveri, sono pesanti. Essa non solo ha impoverito la famiglia umana di tante vite, ognuna preziosa e irripetibile; ha anche seminato molta desolazione e aumentato le tensioni. Di fronte all’aggravarsi di molteplici crisi convergenti, politiche e ambientali – fame, clima, armamento nucleare, per citarne alcune – il vostro impegno per la pace non è mai stato tanto necessario e urgente.

La sfida è quella di aiutare i governanti e i cittadini ad affrontare le criticità come opportunità. Ad esempio: certe situazioni di crisi ambientale, purtroppo aggravate dalla pandemia, possono e dovrebbero provocare una più decisa assunzione di responsabilità, prima di tutto da parte dei dirigenti più alti, e quindi, a cascata, anche ai livelli intermedi e nell’intera cittadinanza. In realtà, vediamo come non di rado è “dal basso” che provengono sollecitazioni e proposte. Questo è molto buono, benché a volte tali iniziative vengano strumentalizzate per altri interessi da gruppi ideologizzati. Sempre c’è il pericolo della “ideologizzazione”. Anche in questa dinamica socio-politica voi potete giocare un ruolo costruttivo, principalmente favorendo una buona conoscenza dei problemi e delle loro cause profonde. Ciò fa parte di quella educazione alla pace che giustamente vi sta molto a cuore.

La pandemia, con il suo lungo strascico di isolamento e di “iper-tensione” sociale, inevitabilmente ha messo in crisi anche l’agire politico in sé stesso, la politica in quanto tale. Ma pure questo fatto può diventare un’opportunità, per promuovere una «migliore politica», senza la quale non è possibile «lo sviluppo di una comunità mondiale, capace di realizzare la fraternità a partire da popoli e nazioni che vivano l’amicizia sociale» (Enc. Fratelli tutti, 154). Una politica – mi metto nella vostra prospettiva – che si attui come “architettura e artigianato della pace” (cfr ibid., 228-235). Per costruire la pace sono necessarie entrambe le cose: l’“architettura”, «nella quale intervengono le varie istituzioni della società» (ibid., 231), e l’“artigianato”, che deve coinvolgere tutti, anche quei settori che spesso sono esclusi o resi invisibili (cfr ibid.).

Si tratta dunque di lavorare contemporaneamente a due livelli: culturale e istituzionale. Al primo livello è importante promuovere una cultura dei volti, che ponga al centro la dignità della persona, il rispetto per la sua storia, specialmente se ferita ed emarginata. E anche una cultura dell’incontro, in cui ascoltiamo e accogliamo i nostri fratelli e sorelle, con «fiducia nelle riserve di bene che ci sono nel cuore della gente» (ibid., 196). Al secondo livello – quello delle istituzioni – è urgente favorire il dialogo e la collaborazione multilaterale, perché gli accordi multilaterali garantiscono meglio di quelli bilaterali «la cura di un bene comune realmente universale e la tutela degli Stati più deboli» (ibid., 174). In ogni caso, «non fermiamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni» (ibid., 261).

Signore e Signori, vi ringrazio per la vostra visita e incoraggio il vostro impegno per la pace e per una società più giusta e fraterna. Dio vi conceda di sperimentare nella vostra vita quella gioia che Egli ha promesso ai costruttori di pace. Grazie.

Traduzione in lingua francese

Mesdames et Messieurs,

je suis heureux de m’adresser à vous, honorables Leaders dévoués à la paix qui venez de nombreuses parties du monde. Je remercie Monsieur Jean-Pierre Raffarin pour ses aimables paroles.

Notre rencontre, nous le savons, advient à un moment historique particulièrement critique. La pandémie, malheureusement, n’est pas encore achevée, et ses conséquences économique et sociales, spécialement pour la vie des plus pauvres, sont lourdes. Non seulement elle a appauvri la famille humaine de nombreuses vies, chacune précieuse et irremplaçable, mais elle a aussi semé la désolation et augmenté les tensions. Face à l’aggravation convergente des multiples crises, politiques et environnementales – la faim, le climat, le nucléaire pour en citer quelques-unes – votre engagement pour la paix n’a jamais été autant nécessaire et urgent.

Le défi est celui d’aider les gouvernants et les citoyens à affronter ces problèmes critiques comme des opportunités. Par exemple : certaines situations de crises environnementales, malheureusement aggravées par la pandémie, peuvent et devraient provoquer une plus grande prise de responsabilité, avant tout de la part des dirigeants les plus élevés, mais aussi, en cascade ceux des niveaux intermédiaires et de l’ensemble des citoyens. En réalité, nous voyons souvent que c’est “du bas” que proviennent les sollicitations et les propositions. Ceci est une très bonne chose, bien que souvent de telles initiatives soient instrumentalisées pour d’autres intérêts de la part de groupes idéologiques. Il y a toujours le danger de l’idéologisation. Dans cette dynamique socio-politique vous pouvez jouer un rôle constructif, principalement en favorisant une bonne connaissance des problèmes et de leurs causes profondes. Cela fait partie de cette éducation à la paix qui, justement, vous tient très à cœur.

Par ailleurs, la pandémie, avec sa longue période d’isolement et d’“hypertension” sociale, a inévitablement mis en crise l’agir politique en lui-même, la politique en tant que telle. Mais cependant ceci peut devenir une opportunité, pour promouvoir une “meilleure politique”, sans laquelle est rendu impossible «le développement d’une communauté mondiale, capable de réaliser la fraternité à partir des peuples et des nations qui vivent l’amitié sociale» (Enc. Fratelli tutti, N°154). Une politique - je me mets dans votre perspective - qui se construit comme “architecture et artisanat de la paix” (cfr ibid., N°228-235). Pour construire la paix, deux choses sont nécessaires : l’« architecture», «où interviennent les diverses institutions de la société» (ibid., N° 231), et l’«artisanat» qui doit impliquer tout le monde, aussi ces secteurs qui souvent sont exclus ou rendu invisibles (cfr ibid.).

Il s’agit donc de travailler simultanément à deux niveaux : culturel et institutionnel. Au premier niveau il est important de promouvoir une culture des visages, qui mette au centre la dignité de la personne, le respect de son histoire particulièrement de ses blessures et de ses exclusions. Et aussi une culture de la rencontre dans laquelle nous nous écoutons et nous accueillons nos frères et sœurs, avec «confiance dans les réserves de bien qui sont dans le cœur des gens» (ibid., N° 196). Au second niveau il est urgent de favoriser le dialogue et la collaboration multilatérale, parce que les accords multilatéraux garantissent mieux que les accords bilatéraux, «la sauvegarde d’un bien commun réellement universel et la protection des États les plus faibles. » (ibid. N° 174). Dans tous les cas « n’en restons pas aux discussions théoriques, touchons les blessures, palpons la chair des personnes affectées.» (ibid., N°261).

Mesdames et Messieurs, je vous remercie pour votre visite et j’encourage votre engagement pour la paix et pour une société plus juste et fraternelle. Que Dieu vous accorde d’expérimenter dans votre vie la joie qu’il a lui-même promise aux artisans de paix. Merci.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 4 settembre 2021


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