Santa Messa presso il Santuario Nazionale di Šaštín

logo slovacchia2021Concluso il momento di preghiera in privato con i Vescovi della Slovacchia, dopo aver compiuto un giro in papamobile tra i 60 mila fedeli presenti, alle ore 10.00 il Santo Padre Francesco ha presieduto la Santa Messa nella Solennità della Beata Vergine Maria dei Sette Dolori, Patrona della Slovacchia.

Nel corso della Celebrazione Eucaristica, dopo la proclamazione del Vangelo, il Papa ha pronunciato l’omelia.

Al termine della Santa Messa, S.E. Mons. Stanislav Zvolenský, Arcivescovo Metropolita di Bratislava e Presidente della Conferenza Episcopale della Slovacchia, ha indirizzato un saluto e un ringraziamento al Santo Padre.

Prima della benedizione finale, Papa Francesco ha rivolto ai fedeli e ai pellegrini presenti alcune parole di saluto ed ha fatto dono della Rosa d’ora alla Beata Vergine Maria dei Sette Dolori.

Quindi il Santo Padre si trasferisce in auto all’Aeroporto Internazionale di Bratislava per congedarsi dalla Slovacchia.

Pubblichiamo di seguito l’omelia e il saluto finale che il Papa ha pronunciato nel corso della Santa Messa:

Omelia del Santo Padre

Nel Tempio di Gerusalemme, le braccia di Maria si protendono verso quelle del vecchio Simeone, che può accogliere Gesù e riconoscerlo come il Messia inviato per la salvezza di Israele. In questa scena contempliamo chi è Maria: è la Madre che ci dona il Figlio Gesù. Per questo la amiamo e la veneriamo. E in questo Santuario nazionale di Šaštín, il popolo slovacco accorre, con fede e devozione, perché sa che è Lei a donarci Gesù. Nel “logo” di questo Viaggio Apostolico c’è una strada disegnata dentro un cuore sormontato dalla Croce: Maria è la strada che ci introduce nel Cuore di Cristo, che ha dato la vita per amore nostro.

Alla luce del Vangelo che abbiamo ascoltato, possiamo guardare a Maria come modello della fede. E riconosciamo tre caratteristiche della fede: il cammino, la profezia e la compassione.

Anzitutto, la fede di Maria è una fede che si mette in cammino. La fanciulla di Nazaret, appena ricevuto l’annuncio dell’Angelo, «si mise in viaggio verso la montagna» (Lc 1,39), per andare a visitare e aiutare Elisabetta, sua cugina. Non ritenne un privilegio l’essere stata chiamata a diventare Madre del Salvatore; non perse la gioia semplice della sua umiltà per aver ricevuto la visita dell’Angelo; non rimase ferma a contemplare sé stessa, tra le quattro mura di casa sua. Al contrario, Ella ha vissuto quel dono ricevuto come missione da compiere; ha sentito l’esigenza di aprire la porta, uscire di casa; ha dato vita e corpo all’impazienza con cui Dio vuole raggiungere tutti gli uomini per salvarli con il suo amore. Per questo Maria si mette in cammino: alla comodità delle abitudini preferisce le incognite del viaggio, alla stabilità della casa la fatica della strada, alla sicurezza di una religiosità tranquilla il rischio di una fede che si mette in gioco, facendosi dono d’amore per l’altro.

Anche il Vangelo di oggi ci fa vedere Maria in cammino: verso Gerusalemme dove, insieme a Giuseppe suo sposo, presenta Gesù nel Tempio. E tutta la sua vita sarà un cammino dietro al suo Figlio, come prima discepola, fino al Calvario, ai piedi della Croce. Sempre Maria cammina.

Così, la Vergine è modello della fede di questo popolo slovacco: una fede che si mette in cammino, sempre animata da una devozione semplice e sincera, sempre in pellegrinaggio alla ricerca del Signore. E, camminando, voi vincete la tentazione di una fede statica, che si accontenta di qualche rito o vecchia tradizione, e invece uscite da voi stessi, portate nello zaino le gioie e i dolori, e fate della vita un pellegrinaggio d’amore verso Dio e i fratelli. Grazie per questa testimonianza! E per favore, restate in cammino, sempre. Non fermarsi! E vorrei anche aggiungere una cosa. Ho detto: “Non fermarsi”, ma quando la Chiesa si ferma, si ammala; quando i vescovi si fermano, ammalano la Chiesa; quando i preti si fermano, ammalano il popolo di Dio.

Quella di Maria è anche una fede profetica. Con la sua stessa vita, la giovane fanciulla di Nazaret è profezia dell’opera di Dio nella storia, del suo agire misericordioso che rovescia le logiche del mondo, innalzando gli umili e abbassando i superbi (cfr Lc 1,52). Lei, rappresentante di tutti i “poveri di Jahweh”, che gridano a Dio e attendono la venuta del Messia, Maria è la Figlia di Sion annunciata dai profeti di Israele (cfr Sof 3,14-18), la Vergine che concepirà il Dio con noi, l’Emmanuele (cfr Is 7,14). Come Vergine Immacolata, Maria è icona della nostra vocazione: come Lei, siamo chiamati a essere santi e immacolati nell’amore (cfr Ef 1,4), diventando immagine di Cristo.

La profezia di Israele culmina in Maria, perché Ella porta in grembo la Parola di Dio fattasi carne, Gesù. Egli realizza pienamente e definitivamente il disegno di Dio. Di Lui, Simeone dice alla Madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione» (Lc 2,34).

Non dimentichiamo questo: non si può ridurre la fede a zucchero che addolcisce la vita. Non si può. Gesù è segno di contraddizione. È venuto a portare la luce dove ci sono le tenebre, facendo uscire le tenebre allo scoperto e costringendole alla resa. Per questo le tenebre lottano sempre contro di Lui. Chi accoglie Cristo e si apre a Lui risorge; chi lo rifiuta si chiude nel buio e rovina sé stesso. Ai suoi discepoli Gesù disse di non essere venuto a portare pace, ma una spada (cfr Mt 10,34): infatti la sua Parola, come spada a doppio taglio, entra nella nostra vita e separa la luce dalle tenebre, chiedendoci di scegliere. Dice: “Scegli”. Davanti a Gesù non si può restare tiepidi, con “il piede in due scarpe”. No, non si può. Accoglierlo significa accettare che Egli sveli le mie contraddizioni, i miei idoli, le suggestioni del male; e che diventi per me risurrezione, Colui che sempre mi rialza, che mi prende per mano e mi fa ricominciare. Sempre mi rialza.

E proprio di questi profeti ha bisogno oggi anche la Slovacchia. Voi, Vescovi: profeti che vadano su questa strada. Non si tratta di essere ostili al mondo, ma di essere “segni di contraddizione” nel mondo. Cristiani che sanno mostrare, con la vita, la bellezza del Vangelo. Che sono tessitori di dialogo laddove le posizioni si irrigidiscono; che fanno risplendere la vita fraterna, laddove spesso nella società ci si divide e si è ostili; che diffondono il buon profumo dell’accoglienza e della solidarietà, laddove prevalgono spesso gli egoismi personali, gli egoismi collettivi; che proteggono e custodiscono la vita dove regnano logiche di morte.

Maria, Madre del cammino, si mette in cammino; Maria, Madre della profezia; infine, Maria è la Madre della compassione. La sua fede è compassionevole. Colei che si è definita “la serva del Signore” (cfr Lc 1,38) e che, con premura materna, si è preoccupata di non far mancare il vino alle nozze di Cana (cfr Gv 2,1-12), ha condiviso con il Figlio la missione della salvezza, fino ai piedi della Croce. In quel momento, nel dolore straziante vissuto sul Calvario, Ella ha compreso la profezia di Simeone: «Anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2,35). La sofferenza del Figlio morente, che prendeva su di sé i peccati e i patimenti dell’umanità, ha trafitto anche Lei. Gesù lacerato nella carne, Uomo dei dolori sfigurato dal male (cfr Is 53,3); Maria, lacerata nell’anima, Madre compassionevole che raccoglie le nostre lacrime e nello stesso tempo ci consola, indicandoci in Cristo la vittoria definitiva.

E Maria Addolorata, sotto la croce, semplicemente rimane. Sta sotto la croce. Non scappa, non tenta di salvare sé stessa, non usa artifici umani e anestetizzanti spirituali per sfuggire al dolore. Questa è la prova della compassione: restare sotto la croce. Restare col volto segnato dalle lacrime, ma con la fede di chi sa che nel suo Figlio Dio trasforma il dolore e vince la morte.

E anche noi, guardando la Vergine Madre Addolorata, ci apriamo a una fede che si fa compassione, che diventa condivisione di vita verso chi è ferito, chi soffre e chi è costretto a portare croci pesanti sulle spalle. Una fede che non rimane astratta, ma ci fa entrare nella carne e ci fa solidali con chi è nel bisogno. Questa fede, con lo stile di Dio, umilmente e senza clamori, solleva il dolore del mondo e irriga di salvezza i solchi della storia.

Cari fratelli e sorelle, il Signore vi conservi sempre lo stupore, vi conservi la gratitudine per il dono della fede! E Maria Santissima vi ottenga la grazia che la vostra fede rimanga sempre in cammino, che abbia il respiro della profezia e che sia una fede ricca di compassione.

Traduzione in lingua francese

Dans le Temple de Jérusalem, les bras de Marie se tendent vers ceux du vieux Siméon qui peut accueillir Jésus et le reconnaître comme le Messie envoyé pour le salut d’Israël. Dans cette scène, nous contemplons Marie: elle est la Mère qui nous donne son Fils Jésus. C’est pourquoi nous l’aimons et la vénérons. Et dans ce Sanctuaire national de Šaštin, le peuple slovaque accourt avec foi et dévotion parce qu’il sait que c’est elle qui nous donne Jésus. Dans le “logo” de ce Voyage Apostolique, on voit une route dessinée à l’intérieur d’un cœur surmonté de la Croix: Marie est la route qui nous introduit dans le Cœur du Christ qui a donné sa vie par amour pour nous.

A la lumière de l’Evangile que nous avons écouté, nous pouvons regarder Marie comme un modèle de foi.Et nous reconnaissons trois caractéristiques de la foi: la route, la prophétie, et la compassion.

Avant tout, la foi de Marie est une foi qui se met en route.La jeune fille de Nazareth, à peine reçue l’annonce de l’Ange, «se mit en route vers la région montagneuse» (Lc 1, 39), pour aller visiter et aider Elisabeth, sa cousine.Elle n’a pas considéré comme un privilège le fait d’avoir été appelée à devenir la Mère du Sauveur. Elle n’a pas perdu la joie simple de son humilité par le fait d’avoir reçu la visite de l’Ange. Elle n’est pas restée immobile à se contempler elle-même entre les quatre murs de sa maison.Au contraire, elle a vécu ce don reçu comme une mission à accomplir ;elle a senti l’exigence d’ouvrir la porte et de sortir de la maison ;elle a donné vie et corps à l’impatience avec laquelle Dieu veut atteindre tous les hommes pour les sauver par son amour.C’est pourquoi Marie se met en route: au confort des habitudes, elle préfère les incertitudes du voyage, à la tranquillité de la maison, la fatigue de la route, à la sécurité d’une religiosité paisible le risque d’une foi qui se met en jeu en se faisant don d’amour pour l’autre.

L’Evangile d’aujourd’hui nous fait aussi voir Marie en route: vers Jérusalem où, avec son époux Joseph, elle présente Jésus dans le Temple. Et toute sa vie sera une marche à la suite de son Fils, comme première disciple, jusqu’au Calvaire, au pied de la Croix. Marie marche toujours.

La Vierge est ainsi un modèle de la foi de ce peuple slovaque: une foi qui se met en marche, toujours animée par une dévotion simple et sincère, toujours en pèlerinage à la recherche du Seigneur. Et, en marchant, vous surmontez la tentation d’une foi statique qui se contente de quelques rites ou de vieilles traditions. Au contraire, vous sortez de vous-mêmes, vous portez dans vos sacs les joies et peines, et vous faites de la vie un pèlerinage d’amour vers Dieu et vers les frères. Merci pour ce témoignage ! Et s’il vous plaît, restez toujours en marche ! Ne vous arrêtez pas! Et je voudrais encore ajouter une chose. J’ai dit:«ne vous arrêtez pas», mais quand l’Eglise s’arrête, elle tombe malade, quand les évêques s’arrêtent, ils rendent malade l’Eglise; quand les prêtres s’arrêtent, ils rendent malade le peuple de Dieu.

La foi de Marie est une foi prophétique. Par sa vie, la jeune fille de Nazareth est une prophétie de l’œuvre de Dieu dans l’histoire, de son action miséricordieuse qui renverse les logiques du monde en élevant les humbles et en abaissant les superbes (cf. Lc 1, 52). Elle, représentante de tous les “pauvres de Jahweh” qui crient vers Dieu et attendent la venue du Messie, Marie est la Fille de Sion annoncée par les prophètes d’Israël (cf. So 3, 14-18). La Vierge concevra le Dieu avec nous, l’Emmanuel (cf. Is 7, 14). En tant que Vierge Immaculée, Marie est l’icône de notre vocation: comme elle, nous sommes appelés à être saints et immaculés dans l’amour (cf. Ep 1, 4), en devenant image du Christ.

La prophétie d’Israël culmine en Marie parce qu’elle porte dans ses entrailles la Parole de Dieu faite chair, Jésus qui réalise pleinement et définitivement le dessein de Dieu. Siméon dit à la Mèrele concernant : «Voici que cet enfant provoquera la chute et le relèvement de beaucoup en Israël. Il sera un signe de contradiction » (Lc 2, 34).

N’oublions pas ceci: on ne peut pas réduire la foi au sucre qui adoucit la vie. On ne le peut pas. Jésus est un signe de contradiction.Il est venu apporter la lumière là où il y a les ténèbres, en faisant sortir les ténèbres à découvert et les contraignant à se rendre.C’est pourquoi les ténèbres luttent toujours contre lui.Celui qui accueille le Christ et s’ouvre à lui ressuscite ;celui qui le refuse s’enferme dans l’obscurité et se détruit lui-même.Jésus a dit à ses disciples qu’il n’était pas venu apporter la paix, mais un glaive (cf. Mt 10,34): en effet, sa Parole, comme un glaive à deux tranchants, entre dans notre vie et sépare la lumière des ténèbres en nous demandant de choisir. Il nous dit: «Choisis». Devant Jésus, on ne peut rester tiède et “jouer sur les deux tableaux”. Non ce n’est pas possible. L’accueillir signifie accepter qu’il dévoile mes contradictions, mes idoles, les suggestions du mal; et qu’il devienne pour moi la résurrection, celui qui toujours me relève, qui me prend par la main et me fait recommencer. Il me relève toujours.

C’est vraiment de ces prophètes qu’a besoin la Slovaquie encore aujourd’hui. Vous évêques: prophètes qui marchez sur cette voie.Il ne s’agit pas d’être hostiles au monde, mais d’être des “signes de contradiction” dans le monde.Des chrétiens qui sachent montrer, par leur vie, la beauté de l’Evangile; qui soient des tisseurs de dialogue là où les positions se durcissent; qui fassent resplendir la vie fraternelle là où, souvent dans la société, on se divise et on est hostile ; des chrétiens qui répandent le bon parfum de l’accueil et de la solidarité, là où prévalent souvent les égoïsmes personnels, les égoïsmes collectifs ; qui protègent et préservent la vie là où règnent des logiques de mort.

Marie, Mère du chemin, se met en route; Marie, Mère de la prophétie; enfin, Marie est la Mère de la compassion. Sa foi est compatissante. Celle qui s’est définie “la servante du Seigneur” (cf. Lc 1, 38) et qui, avec une sollicitude maternelle, s’est préoccupée de ne pas faire manquer de vin aux noces de Cana (cf. Jn 2, 1-12), a partagé avec son Fils la mission du salut jusqu’au pied de la Croix. A ce moment-là, dans la douleur déchirante vécue au Calvaire, elle a compris la prophétie de Siméon: « Et toi, ton âme sera traversée d’un glaive » (Lc 2, 35).La souffrance du Fils mourant qui prenait sur lui les péchés et les souffrances de l’humanité l’a transpercée elle aussi.Jésus déchiré dans sa chair, Homme des douleurs défiguré par le mal (cf. Is 53, 3) ;Marie, déchirée dans son âme, Mère compatissante qui recueille nos larmes et nous console en même temps, en nous montrant dans le Christ la victoire définitive.

Et la Vierge des Douleurs, sous la croix, reste simplement. Elle est sous la croix. Elle ne s’enfuit pas, ne tente pas de se sauver elle-même,elle n’utilise pas d’artifices humains ni d’anesthésiants spirituels pour échapper à la souffrance.C’est l’épreuve de la compassion: rester sous la croix.Rester le visage baigné de larmes, mais avec la foi de celle qui sait qu’en son Fils, Dieu transforme la douleur et triomphe de la mort.

Et nous aussi, en regardant la Vierge, Mère des Douleurs, nous nous ouvrons à une foi qui se fait compassion, qui devient partage de la vie avec ceux qui sont blessés, avec ceux qui souffrent et ceux qui sont obligés de porter de lourdes croix sur leurs épaules. Une foi qui ne demeure pas abstraite, mais qui nous fait entrer dans la chair et nous rend solidaire avec ceux qui sont dans le besoin. Cette foi, avec le style de Dieu, humblement et sans clameurs, allège la douleur du monde et irrigue de salut les sillons de l’histoire.

Chers frères et sœurs, que le Seigneur vous garde toujours dans l’émerveillement, vous conserve la gratitude pour le don de la foi! Et que la Vierge Marie très sainte vous obtienne la grâce que votre foi demeure toujours en marche, qu’elle ait le souffle de la prophétie et qu’elle soit une foi riche de compassion.

Traduzione in lingua inglese

In the Temple of Jerusalem, Mary offers the baby Jesus to the aged Simeon, who takes him in his arms and acknowledges him as the Messiah sent for the salvation of Israel. Here we see Mary for who she truly is: the Mother who gives us her son Jesus. That is why we love her and venerate her. In this National Shrine of Šaštín, the Slovak people hasten to her with faith and devotion, for they know that she brings us Jesus. The logo of this Apostolic Journey depicts a winding path within a heart surmounted by the cross: Mary is the path that guides us to the Heart of Christ, who gave his life for love of us.

In the light of the Gospel we have just heard, we can contemplate Mary as a model of faith. And we can discern three dimensions of faith: it is journey, prophecy and compassion.

First, Mary’s is a faith that sets her on a journey. The young woman of Nazareth, after hearing the message of the angel, “went with haste into the hill country” (Lk 1:39) to visit and assist Elizabeth, her cousin. She did not consider it a privilege to be chosen as the Mother of the Saviour; she did not lose the simple joy of her humility after the visit of the angel; she did not keep thinking about herself within the four walls of her house. Rather, she experienced the gift she had received as a mission to be carried out; she felt urged to open the door and go out; she became completely caught up in God’s own “haste” to reach all people with his saving love. That is why Mary set out on her journey. She chose the unknowns of the journey over the comfort of her daily routines, the weariness of travel over the peace and quiet of home; the risk of a faith that makes our lives a loving gift to others over a placid piety.

Today’s Gospel likewise presents Mary as she sets out on a journey: this time towards Jerusalem, where together with Joseph her spouse, she presents Jesus in the Temple. The rest of her life will be a journey in the footsteps of her Son, as the first of his disciples, even to Calvary, to the foot of the cross. Mary never stops journeying.

For you, the Slovak people, the Blessed Virgin is a model of faith: a faith that involves journeying, a faith inspired by simple and sincere devotion, a constant pilgrimage to seek the Lord. In making this journey, you overcome the temptation to a passive faith, content with this or that ritual or ancient tradition. Instead, you leave yourselves behind and set out, carrying in your backpacks the joys and sorrows of this life, and thus make your life a pilgrimage of love towards God and your brothers and sisters. Thank you for this witness! And please, always persevere on this journey! Do not stop! And I would like to add something else. I said: “Do not stop”, for when the Church stops, it becomes sick. When the Bishops stop, they make the Church sick. When priests stop, they make the people of God sick.

Mary’s faith is also prophetic. By her very life, the young woman of Nazareth is a prophetic sign pointing to God’s presence in human history, his merciful intervention that confounds the logic of the world, lifts up the lowly and casts down the mighty (cf. Lk 1:52). Mary embodies the “poor of the Lord”, who cry out to him and await the coming of the Messiah. She is the Daughter of Sion proclaimed by Israel’s prophets (cf. Zeph 3:14-18), the Virgin who was to conceive Emmanuel, God-with-us (cf. Is 7:14). As the Immaculate Virgin, Mary is the icon of our own vocation, for, like her, we are called to be holy and blameless in love (cf. Eph 1:4), images of Christ.

Israel’s prophetic tradition culminates in Mary, because she bears in her womb Jesus, the incarnate Word who brings to complete and definitive fruition God’s saving plan. Of Jesus, Simeon says to Mary: “This child is destined for the falling and rising of many in Israel… a sign that will be opposed” (Lk 2:34).

Let us never forget this: faith cannot be reduced to a sweetener to make life more palatable. Jesus is a sign of contradiction. He came to bring light to the darkness, exposing the darkness for what it is and forcing it to submit to him. For this reason, the darkness always fights against him. Those who accept Christ in their lives will rise; those who reject him remain in the darkness, to their own ruin. Jesus told his disciples that he came to bring not peace but a sword (cf. Mt 10:34): indeed, his word, like a two-edged sword, pierces our life, separating light from darkness and demanding a decision. His word demands of us: “Choose!” Where Jesus is concerned, we cannot remain lukewarm, with a foot in both camps; we cannot. When I accept him, he reveals my contradictions, my idols, my temptations. He becomes my resurrection, the one who always lifts me up when I fall, the one who takes me by the hand and lets me start anew. He always lifts me up.

Slovakia today needs such prophets. I urge you, the Bishops: be prophets who follow this path. This has nothing to do with hostility toward the world, but with being “signs of contradiction” within the world. Christians who can demonstrate the beauty of the Gospel by the way they live. Christians who are weavers of dialogue where hostility is growing; models of fraternal life where society is experiencing tension and hostility; bringers of the sweet fragrance of hospitality and solidarity where personal and collective selfishness too often prevails, protectors and guardians of life where the culture of death reigns.

Mary, the Mother of the journey, set out on the journey. Mary is also the Mother of prophecy. Finally, Mary is the Mother of compassion. Her faith is compassionate. She, “the servant of the Lord” (cf. Lk 1:38) who, with a mother’s care, ensured that the wine at the wedding feast of Cana would be sufficient (cf. Jn 2:1-12), shared in her Son’s mission of salvation, even to the foot of the Cross. At Calvary, in her overwhelming grief, she understood the prophecy of Simeon: “And a sword will pierce your own soul too” (Lk 2:35). The suffering of her dying Son, who had taken upon himself the sins and infirmities of humanity, pierced her own heart. Jesus suffered in the flesh, the man of sorrows, disfigured by evil (cf. Is 53:3ff). Mary suffered in spirit, as the compassionate Mother who dries our tears, comforts us and points to Christ’s definitive victory.

Mary, Mother of Sorrows, remains at the foot the cross. She simply stands there. She does not run away, or try to save herself, or find ways to alleviate her grief. Here is the proof of true compassion: to remain standing beneath the cross. To stand there weeping, yet with the faith that knows that, in her Son, God transfigures pain and suffering and triumphs over death.

In contemplating the Sorrowful Mother, may we too open our hearts to a faith that becomes compassion, a faith that identifies with those who are hurting, suffering and forced to bear heavy crosses. A faith that does not remain abstract, but becomes incarnate in fellowship with those in need. A faith that imitates God’s way of doing things, quietly relieves the suffering of our world and waters the soil of history with salvation.

Dear brothers and sisters, may the Lord always preserve in you wonderment and gratitude for the great gift of faith! And may Mary Most Holy obtain for you the grace of a faith that ever sets out anew, is deeply prophetic and abounds in compassion.


Traduzione in lingua spagnola

En el templo de Jerusalén, los brazos de María se extienden hacia los del anciano Simeón, que puede acoger a Jesús y reconocerlo como el Mesías enviado para la salvación de Israel. En esta escena contemplamos quién es María: es la Madre que nos da al Hijo Jesús. Por eso la amamos y la veneramos. Y el pueblo eslovaco acude con fe y devoción a este Santuario nacional de Šaštín, porque sabe que es Ella la que nos da a Jesús. En el logo de este Viaje apostólico hay un camino dibujado dentro de un corazón que está coronado por la cruz: María es el camino que nos introduce en el Corazón de Cristo, que ha dado la vida por amor a nosotros.

A la luz del Evangelio que hemos escuchado, podemos mirar a María como modelo de la fe. Y reconocemos tres características de la fe: el camino, la profecía y la compasión.

En primer lugar, la fe de María es una fe que se pone en camino. La joven de Nazaret, apenas recibido el anuncio del Ángel, «se fue rápidamente a la región montañosa» (Lc 1,39) para ir a visitar y ayudar a Isabel, su prima. No consideró un privilegio el haber sido llamada a convertirse en Madre del Salvador, no perdió la alegría sencilla de su humildad por haber recibido la visita del Ángel, no se quedó quieta contemplándose a sí misma entre las cuatro paredes de su casa. Al contrario, vivió el don recibido como una misión a cumplir, sintió la exigencia de abrir la puerta y salir de su casa, dio vida y cuerpo a la impaciencia con la que Dios quiere alcanzar a todos los hombres para salvarlos con su amor. Por eso María se puso en camino. A la comodidad de la rutina prefirió las incertidumbres del viaje; a la estabilidad de la casa, el cansancio del camino; a la seguridad de una religiosidad tranquila, el riesgo de una fe que se pone en juego, haciéndose don de amor para el otro.

También el Evangelio de hoy nos hace ver a María en camino, hacia Jerusalén, donde junto con José su esposo presenta a Jesús en el templo. Y toda su vida será un camino detrás de su Hijo, como primera discípula, hasta el Calvario, a los pies de la cruz. María camina siempre.

Así, la Virgen es modelo de la fe de este pueblo eslovaco, una fe que se pone en camino, animada siempre por una devoción sencilla y sincera, peregrinando siempre en busca del Señor. Y, caminando, ustedes vencen la tentación de una fe estática, que se contenta con cualquier rito o tradición antigua, y en cambio salen de ustedes mismos, llevan en la mochila las alegrías y los dolores, y hacen de la vida una peregrinación de amor hacia Dios y los hermanos. ¡Gracias por este testimonio! Y, por favor, sigan en camino, siempre. ¡No se detengan! Y quisiera agregar algo más. Dije: “no se detengan”, porque cuando la Iglesia se detiene, se enferma; cuando los obispos se detienen, enferman a la Iglesia; cuando los sacerdotes se detienen, enferman al pueblo de Dios.

La fe de María también es una fe profética. Con su misma vida, la joven de Nazaret es profecía de la obra de Dios en la historia, de su obrar misericordioso que invierte la lógica del mundo, elevando a los humildes y dispersando a los soberbios (cf. Lc 1,52). Ella, representante de todos los “pobres de Yahvé”, que gritan a Dios y esperan la venida del Mesías, María es la Hija de Sion anunciada por los profetas de Israel (cf. So 3,14-18), la Virgen que concebirá al Dios con nosotros, el Emmanuel (cf. Is 7,14). Como Virgen Inmaculada, María es icono de nuestra vocación. Como Ella, estamos llamados a ser santos e irreprochables en el amor (cf. Ef 1,4), siendo imagen de Cristo.

La profecía de Israel culmina en María, porque Ella lleva en el seno a Jesús, la Palabra de Dios hecha carne. Él realiza plena y definitivamente el designio de Dios. De Él, Simeón dijo a la Madre: «Este niño está puesto para que muchos caigan y se eleven en Israel, y como un signo de contradicción» (Lc 2,34).

No olvidemos esto: no se puede reducir la fe a azúcar que endulza la vida. No se puede. Jesús es signo de contradicción. Ha venido para llevar luz donde hay tinieblas, haciéndolas salir al descubierto y obligándolas a rendirse. Por eso las tinieblas luchan siempre contra Él. Quien acoge a Cristo y se abre a Él resurge, quien lo rechaza se cierra en la oscuridad y se arruina a sí mismo. Jesús les dijo a sus discípulos que no había venido a traer paz sino una espada (cf. Mt 10,34). En efecto, su Palabra, como espada de doble filo, entra en nuestra vida y separa la luz de las tinieblas, pidiéndonos que decidamos nos dice “decide”. Ante Jesús no se puede permanecer tibio, con “el pie en dos zapatos”. No, no se puede. Acogerlo significa aceptar que Él desvele mis contradicciones, mis ídolos, las sugestiones del mal; y que sea para mí resurrección, Aquel que siempre me levanta, que me toma de la mano y me hace volver a empezar. Siempre me levanta.

Y justamente estos profetas son los que hoy también necesita Eslovaquia. Ustedes, obispos, profetas que sigan en este camino. No se trata de ser hostiles al mundo, sino “signos de contradicción” en el mundo. Cristianos que saben mostrar con su vida la belleza del Evangelio, que son tejedores de diálogo allí donde las posiciones se endurecen, que hacen resplandecer la vida fraterna allí donde a menudo en la sociedad hay división y hostilidad, que difunden el buen perfume de la acogida y de la solidaridad allí donde los egoísmos personales los egoísmos colectivos predominan con frecuencia, que protegen y cuidan la vida donde reinan lógicas de muerte.

María, Madre del camino, se pone en camino; María, Madre de la profecía; por último, María es la Madre de la compasión. Su fe es compasiva. Aquella que se definió “la sierva del Señor” (cf. Lc 1,38) y que, con materna solicitud, se preocupó de que no faltara el vino en las bodas de Caná (cf. Jn 2,1-12), compartió con el Hijo la misión de la salvación, hasta el pie de la cruz. En ese momento, en el angustioso dolor vivido en el Calvario, Ella comprendió la profecía de Simeón: «Y a ti, una espada te traspasará el alma» (Lc 2,35). El sufrimiento del Hijo agonizante, que cargaba sobre sí los pecados y los padecimientos de la humanidad, la atravesó también a Ella. Jesús desgarrado en la carne, hombre de dolores desfigurado por el mal (cf. Is 53,3); María desgarrada en el alma, Madre compasiva que recoge nuestras lágrimas y al mismo tiempo nos consuela, señalándonos la victoria definitiva en Cristo.

Y María Dolorosa al pie de la cruz simplemente permanece. Está al pie de la cruz. No escapa, no intenta salvarse a sí misma, no usa artificios humanos y anestésicos espirituales para huir del dolor. Esta es la prueba de la compasión: permanecer al pie de la cruz. Permanecer con el rostro surcado por las lágrimas, pero con la fe de quien sabe que en su Hijo Dios transforma el dolor y vence la muerte.

Y también nosotros, mirando a la Virgen Madre Dolorosa, nos abrimos a una fe que se hace compasión, que se hace comunión de vida con el que está herido, el que sufre y el que está obligado a cargar cruces pesadas sobre sus hombros. Una fe que no se queda en lo abstracto, sino que penetra en la carne y nos hace solidarios con quien pasa necesidad. Esta fe, con el estilo de Dios, humildemente y sin clamores, alivia el dolor del mundo y riega los surcos de la historia con la salvación.

Queridos hermanos y hermanas, que el Señor siempre les conserve el asombro les conserve la gratitud por el don de la fe. Y que María Santísima les obtenga la gracia de que vuestra fe siempre siga en camino, tenga el respiro de la profecía y sea una fe rica de compasión.

Traduzione in lingua portoghese

No Templo de Jerusalém, os braços de Maria estendem-se para os do velho Simeão, que pode acolher Jesus e reconhecê-Lo como o Messias enviado para a salvação de Israel. Nesta cena, contemplamos quem é Maria: é a Mãe que nos dá o Filho Jesus. Por isso A amamos e veneramos. E o povo eslovaco acorre, com fé e devoção, a este Santuário Nacional de Šaštín, porque sabe que é Ela quem nos dá Jesus. No logótipo desta Viagem Apostólica, há um caminho desenhado dentro dum coração encimado pela cruz: Maria é o caminho que nos introduz no Coração de Cristo, que deu a vida por nosso amor.

À luz do Evangelho que ouvimos, podemos olhar para Maria como modelo da fé. E, na sua fé, reconhecemos três caraterísticas: o caminho, a profecia e a compaixão.

Antes de mais nada, a fé de Maria é uma fé que se põe a caminho. A jovem de Nazaré, logo que recebeu o anúncio do Anjo, «pôs-se a caminho (…) para a montanha» (Lc 1, 39), para ir visitar e ajudar Isabel, sua prima. Não considerou um privilégio ter sido chamada para Se tornar Mãe do Salvador; não perdeu a alegria simples da sua humildade por ter recebido a visita do Anjo; não ficou parada na contemplação de Si mesma, dentro das quatro paredes da sua casa. Pelo contrário, viveu aquele dom recebido como missão a cumprir; sentiu necessidade de abrir a porta, sair de casa; deu vida e corpo à impaciência com que Deus quer alcançar todos os homens para os salvar com o seu amor. Por isso Maria Se põe a caminho: prefere as incógnitas do caminho à comodidade dos seus hábitos, a fadiga do caminho à estabilidade da casa, o risco duma fé que se põe em jogo, tornando-se dom de amor para o outro, à segurança duma religiosidade tranquila.

Também o Evangelho de hoje nos mostra Maria a caminho: para Jerusalém, onde juntamente com José, seu esposo, apresenta Jesus no Templo. E toda a sua vida será um caminho atrás do seu Filho, como primeira discípula, até ao Calvário, ao pé da Cruz. Maria sempre caminha.

Assim, a Virgem é modelo da fé deste povo eslovaco: uma fé que se põe a caminho, sempre animada por uma devoção simples e sincera, sempre em peregrinação à procura do Senhor. E, caminhando, venceis a tentação duma fé estática, que se satisfaça com algum rito ou tradição antiga; em vez disso, saís de vós mesmos, levais na mochila as alegrias e os sofrimentos, e fazeis da vida uma peregrinação de amor a Deus e aos irmãos. Obrigado por este testemunho! E, por favor, continuai a caminho. Sempre; não pareis! E gostaria também de acrescentar uma coisa. Disse «não pareis», porque, quando a Igreja para, adoece; quando os bispos param, adoecem a Igreja; quando os padres param, adoecem o povo de Deus.

A fé de Maria é também uma fé profética. Com a sua própria vida, a jovem de Nazaré é profecia da obra de Deus na história, da sua ação misericordiosa que subverte as lógicas do mundo, exaltando os humildes e derrubando os soberbos (cf. Lc 1, 52). Ela, representante de todos os «pobres de Jahvé», que clamam a Deus e esperam a vinda do Messias, Maria é a Filha de Sião anunciada pelos profetas de Israel (cf. Sof 3, 14-18), a Virgem que conceberá o Deus connosco, o Emanuel (cf. Is 7, 14). Como Virgem Imaculada, Maria é ícone da nossa vocação: como Ela, somos chamados a ser santos e imaculados no amor (cf. Ef 1, 4), tornando-nos imagem de Cristo.

A profecia de Israel culmina em Maria, porque Ela traz no seu ventre a Palavra de Deus feita carne, Jesus. Ele realiza, plena e definitivamente, o desígnio de Deus. Falando d’Ele, Simeão diz à Mãe: «Ele está aqui para queda e ressurgimento de muitos em Israel e para ser sinal de contradição» (Lc 2, 34).

Não nos esqueçamos disto: não se pode reduzir a fé a um açúcar que adoça a vida. Não se pode. Jesus é sinal de contradição. Veio para trazer a luz onde há trevas, pondo as trevas a descoberto e forçando-as a renderem-se. Por isso as trevas lutam sempre contra Ele. Quem acolhe Cristo e se abre para Ele, ressuscita; quem O rejeita, encerra-se na escuridão e arruína-se a si mesmo. Jesus disse aos seus discípulos que não viera trazer paz, mas uma espada (cf. Mt 10, 34): de facto, a sua Palavra, como espada de dois gumes, penetra na nossa vida e separa a luz das trevas, pedindo-nos para escolher. Diz: «Escolhe!». Face a Jesus, não se pode ficar morno, com «o pé em dois sapatos». Não! Não se pode. Acolhê-Lo significa aceitar que Ele desvende as minhas contradições, os meus ídolos, as sugestões do mal; e que Se torne para mim ressurreição, Aquele que sempre me levanta, que me toma pela mão e faz recomeçar. Sempre me levanta.

E precisamente destes profetas tem necessidade, hoje a Eslováquia. Vós, bispos, sede profetas que sigam por esta estrada. Não se trata de ser hostis ao mundo, mas ser «sinais de contradição» no mundo. Cristãos que sabem mostrar, com a vida, a beleza do Evangelho: que são tecedores de diálogo onde as posições se tornam rígidas; que fazem resplandecer a vida fraterna na sociedade, onde muitas vezes nos dividimos e contrapomos; que difundem o bom perfume do acolhimento e da solidariedade, onde muitas vezes prevalecem os egoísmos pessoais, os egoísmos coletivos; que protegem e guardam a vida onde reinam lógicas de morte.

Maria, Mãe do caminho, que Se põe a caminho; Maria, Mãe da profecia; finalmente, Maria é a Mãe da compaixão. A sua fé é compassiva. Aquela que Se definiu como «a serva do Senhor» (cf. Lc 1, 38) e Se preocupou, com solicitude materna, de que não faltasse o vinho nas bodas de Caná (cf. Jo 2, 1-12), partilhou com o Filho a missão da salvação, até ao pé da Cruz. Naquele momento, na dor terrível vivida no Calvário, Ela compreendeu a profecia de Simeão: «uma espada trespassará a tua alma» (Lc 2, 35). O sofrimento do Filho moribundo, que tomava sobre Si os pecados e as tribulações da humanidade, trespassou-A também a Ela. Jesus dilacerado na carne, Homem das dores desfigurado pelo mal (cf. Is 53, 3); Maria, dilacerada na alma, Mãe compassiva que recolhe as nossas lágrimas e ao mesmo tempo nos consola, indicando-nos em Cristo a vitória definitiva.

E, junto da cruz, Nossa Senhora das Dores simplesmente permanece. Está ao pé da cruz; não foge, não tenta salvar-Se a Si mesma, não usa artifícios humanos nem anestésicos espirituais para escapar da dor. Esta é a prova da compaixão: ficar junto da cruz. Ficar com o rosto marcado pelas lágrimas, mas com a fé de quem sabe que, no seu Filho, Deus transforma o sofrimento e vence a morte.

E também nós, olhando para a Virgem Mãe Dolorosa, nos abrimos a uma fé que se torna compaixão, que se torna partilha de vida com quem está ferido, quem sofre e quem é constrangido a carregar aos ombros pesadas cruzes. Uma fé que não se fica pelo abstrato, mas faz-nos entrar na carne e nos torna solidários com os necessitados. Esta fé, ao estilo de Deus, humilde e silenciosamente levanta o sofrimento do mundo e irriga os sulcos da história com a salvação.

Queridos irmãos e irmãs, que o Senhor sempre conserve em vós a maravilha, conserve em vós a gratidão pelo dom da fé. E que Maria Santíssima vos obtenha a graça de que a vossa fé permaneça sempre a caminho, tenha o respiro da profecia e seja uma fé rica de compaixão.

Traduzione in lingua polacca

W świątyni jerozolimskiej Maryja wyciąga ramiona w kierunku starca Symeona, który może przyjąć Jezusa i rozpoznać w Nim Mesjasza posłanego dla zbawienia Izraela. W tej scenie rozważamy, kim jest Maryja: jest Matką, która daje nam swojego Syna Jezusa. Dlatego Ją kochamy i czcimy. A naród słowacki przybywa z wiarą i pobożnością tu, do narodowego sanktuarium w Šaštínie, ponieważ wie, że to Ona daje nam Jezusa. W „logo” tej podróży apostolskiej znajduje się droga narysowana wewnątrz serca zwieńczonego krzyżem: Maryja jest drogą, która wprowadza nas do Serca Chrystusa, który oddał swoje życie z miłości do nas.

W świetle usłyszanej Ewangelii, możemy patrzeć na Maryję jako na wzór wiary. I rozpoznajemy trzy cechy tej wiary: drogę, proroctwo, współczucie.

Przede wszystkim, wiara Maryi jest wiarą, która wyrusza w drogę. Młoda dziewczyna z Nazaretu, skoro tylko przyjęła zwiastowanie Anioła, „poszła w góry” (Łk 1, 39), aby odwiedzić i pomóc swojej kuzynce Elżbiecie. Nie uważała za przywilej tego, że została powołana, by stać się Matką Zbawiciela; nie zatraciła prostej radości w pokorze, dlatego, że nawiedził Ją Anioł; nie zamknęła się w kontemplacji samej siebie, w czterech ścianach swego domu. Przeciwnie, Ona żyła tym otrzymanym darem jako misją do spełnienia; czuła potrzebę otwarcia drzwi i wyjścia z domu; dała swoje życie i ciało na służbę niecierpliwości, z jaką Bóg chce dotrzeć do wszystkich ludzi, aby ich zbawić swoją miłością. Dlatego właśnie Maryja wyruszyła w drogę: wolała niepewność podróży od wygody swoich przyzwyczajeń, trud drogi od stabilności domu, od pewności spokojnej religijności – ryzyko wiary, która się angażuje, stając się darem miłości dla innych.

Także dzisiejsza Ewangelia ukazuje nam Maryję w drodze: do Jerozolimy, gdzie wraz z Józefem, swoim oblubieńcem przedstawia Jezusa w świątyni. Całe Jej życie będzie wędrówką za Synem, jako pierwszej uczennicy, aż po Kalwarię, do stóp krzyża. Maryja jest zawsze w drodze.

Zatem Maryja Dziewica jest wzorem wiary narodu słowackiego: wiary, która wyrusza w drogę, zawsze ożywiana prostą i szczerą pobożnością, zawsze pielgrzymująca w poszukiwaniu Pana. I także wy, idąc, przezwyciężacie pokusę wiary statycznej, zadowalającej się jakimś obrzędem lub dawną tradycją, wychodzicie natomiast ze swoich ograniczeń, nosicie w plecakach wasze radości i smutki, i czynicie z życia pielgrzymkę miłości do Boga i do braci. Dziękuję za to świadectwo! I proszę, bądźcie zawsze w drodze, zawsze! Nie zatrzymujcie się! Chciałbym coś jeszcze dodać: powiedziałem „nie zatrzymujcie się”. Lecz kiedy Kościół staje w miejscu, zaczyna chorować; kiedy biskupi zatrzymują się, osłabiają Kościół; kiedy zatrzymują się księża, osłabiają lud Boży.

Wiara Maryi jest również wiarą proroczą. Już poprzez samo swoje życie młoda dziewczyna z Nazaretu jest proroctwem dzieła Boga w historii, Jego miłosiernego działania, które obala logikę świata, wywyższając pokornych, a poniżając pysznych (por. Łk 1, 52). Ona, reprezentując wszystkich „ubogich Jahwe”, którzy wołają do Boga i oczekują przyjścia Mesjasza, Maryja jest Córą Syjonu zapowiadaną przez proroków Izraela (por. So 3, 14-18), Dziewicą, która pocznie Boga z nami, Emmanuela (por. Iz 7, 14). Jako Niepokalana Dziewica, Maryja jest ikoną naszego powołania: tak jak Ona, jesteśmy powołani, aby być świętymi i niepokalanymi w miłości (por. Ef 1, 4), stając się obrazem Chrystusa.

W Maryi osiąga swój szczyt proroctwo Izraela, ponieważ nosi Ona w swoim łonie Słowo Boga, które stało się ciałem, Jezusa. Ona w pełni i ostatecznie realizuje Boży plan. Symeon mówi o Nim do Jego Matki: „Oto Ten przeznaczony jest na upadek i na powstanie wielu w Izraelu, i na znak, któremu sprzeciwiać się będą” (Łk 2, 34).

Nie zapominajmy o tym: nie można sprowadzać wiary do cukru osładzającego życie. Nie można! Jezus jest znakiem sprzeciwu. Przyszedł, aby przynieść światło tam, gdzie panuje ciemność, wydobyć ciemność na światło dzienne i zmusić ją do poddania się. Dlatego ciemności zawsze walczą przeciwko Niemu. Ten, kto przyjmuje Chrystusa i otwiera się na Niego, odżywa; kto odrzuca Go, zamyka się w ciemnościach i niszczy samego siebie. Jezus powiedział swoim uczniom, że nie przyszedł przynieść pokoju, lecz miecz (por. Mt 10, 34): istotnie Jego Słowo, jak miecz obosieczny, wkracza w nasze życie i oddziela światło od ciemności, żądając od nas wyboru. Mówi: „Wybierz”. Stając przed Jezusem nie możemy pozostać letnimi, „być trochę tu, trochę tam”. Nie, nie można. Przyjąć Go to znaczy zgodzić się na to, że On wydobędzie na światło dzienne moje sprzeczności, moje bożki, podszepty zła; i że stanie się dla mnie zmartwychwstaniem, Tym, który zawsze mnie podnosi, który bierze mnie za rękę i sprawia, że zaczynam od nowa. Zawsze mnie podnosi.

I właśnie tych proroków potrzebuje dziś Słowacja. Wy, biskupi, bądźcie prorokami, idącymi tą drogą. Nie chodzi o bycie wrogimi wobec świata, ale o bycie „znakami sprzeciwu” w świecie. Chrześcijanami, którzy potrafią swoim życiem ukazać piękno Ewangelii. Chrześcijanami, którzy krzewią dialog tam, gdzie stanowiska stają się nieprzejednane; którzy sprawiają, że życie braterskie jaśnieje tam, gdzie społeczeństwo jest często podzielone i wrogie; którzy roztaczają dobrą woń gościnności i solidarności tam, gdzie często dominuje egoizm osobisty i egoizmy zbiorowe; którzy chronią i zachowują życie tam, gdzie panuje logika śmierci.

Maryja, Matka wędrująca, wyrusza w drogę; Maryja, Matka proroctwa; i wreszcie, Maryja jest Matką współczucia. Jej wiara jest współczująca. Ta, która nazywała siebie „służebnicą Pańską” (por. Łk 1, 38) i która z matczyną troską martwiła się o to, aby na uczcie weselnej w Kanie nie zabrakło wina (por. J 2, 1-12), dzieliła ze swoim Synem misję zbawienia, aż do stóp krzyża. W tym momencie, w rozdzierającym bólu przeżywanym na Kalwarii, zrozumiała proroctwo Symeona: „A Twoją duszę miecz przeniknie” (Łk 2, 35). Cierpienie umierającego Syna, który wziął na siebie grzechy i cierpienia ludzkości, przeszyło także Ją. Jezus, dręczony na ciele, Mąż boleści, oszpecony przez zło (por. Iz 53, 3); Maryja, dręczona na duszy, współczująca Matka, która zbiera nasze łzy i jednocześnie pociesza nas, wskazując nam ostateczne zwycięstwo w Chrystusie.

A Maryja Bolesna, pod krzyżem, po prostu trwa. Stoi pod krzyżem. Nie ucieka, nie próbuje się ratować, nie używa ludzkich środków i duchowych znieczulaczy, by uciec od cierpienia. To jest dowód współczucia: trwać pod krzyżem. Pozostając z twarzą naznaczoną łzami, ale z wiarą Tej, która wie, że w Jej Synu Bóg przekształca cierpienie i pokonuje śmierć.

I my także, wpatrując się w Dziewicę Matkę Bolesną, otwieramy się na wiarę, która staje się współczuciem, która staje się dzieleniem życia z tymi, którzy są zranieni, którzy cierpią i którzy są zmuszeni nieść na swoich ramionach ciężkie krzyże. Bracia i siostry, wiara, która nie pozostaje abstrakcyjna, ale sprawia, że wchodzimy w ciało i czyni nas solidarnymi z tymi, którzy są w potrzebie. Ta wiara, w stylu Boga, pokornie i bez rozgłosu, podnosi cierpienie świata i zrasza zbawieniem bruzdy historii.

Drodzy bracia i siostry, niech Pan zachowa w was zawsze zachwyt, niech w was zachowa wdzięczność za dar wiary! I niech Najświętsza Maryja Panna wyjedna wam łaskę, aby wasza wiara była zawsze w drodze, aby miała tchnienie proroctwa i aby była wiarą bogatą we współczucie.

Traduzione in lingua araba

الزّيارة الرسوليّة

إلى بودابست في مناسبة القداس الختامي للمؤتمر الإفخارستي الدولي الثاني والخمسين وإلى سلوفاكيا

عظة قداسة البابا فرنسيس

في القدّاس الإلهيّ

في ساحة المزار الوطني للطّوباويّة العذراء مريم سيّدة الأحزان السّبعة في شاشتين

الأربعاء 15 أيلول/سبتمبر 2021

في هيكل أورشليم، تمتدّ ذراعا مريم، نحو ذراعَيْ سمعان الشّيخ، الذي استطاع أن يستقبل يسوع ويعرف أنّه المسيح المُرسَل لخلاص إسرائيل. لنتأمّل في هذا المشهد من هي مريم: إنّها الأمّ التي أعطتنا يسوع الابن، ولهذا نحبّها ونكرّمها. وإلى مزار شاشتين الوطني هذا، يتدفّق الشّعب السلوفاكي بإيمان وتقوى، لأنّه يعرف أنّها هي التي أعطتنا يسوع. يوجد في "شعار" هذه الزّيارة الرسوليّة طريق مرسوم في قلب يعلوه الصّليب: مريم هي الطّريق الذي يقودنا إلى قلب المسيح، الذي بذل حياته حبًّا لنا.

وعلى ضوء الإنجيل الذي سمعناه، يمكننا أن نرى مريم نموذجًا للإيمان. ونرى ثلاث مِيزاتٍ لإيمانها: المسيرة، والنبوءة، والرّحمة.

إيمان مريم، قبل كلّ شيء، هو إيمان ينطلق في مسيرة. حالما تلقّت ابنة النّاصرة إعلان الملاك، "مَضَت مُسرِعَةً إِلى الجَبَل" (لوقا 1، 39) لتزور وتساعد أليصابات، قريبتها. لم تَعتَبِر دعوتها لتصبح والدة المخلّص امتيازًا، ولم تَفقِد فرح تواضعها البسيط باستقبالها زيارة الملاك، ولم تقف متأمّلة في نفسها داخل جدران بيتها الأربعة. على العكس، لقد عاشت تلك العطيّة التي تلقّتها على أنّها رسالة يجب تحقيقها. وشعرت بالحاجة إلى فتح الباب ومغادرة البيت، وجسّدت وأحيت لهفة الله التي بها يريد أن يصل إلى كلّ البشر ليخلّصهم بمحبّته. لهذا انطلقت مريم في مسيرتها: فضّلت مجهولات الرّحلة على راحة العادات، وتعب الطّريق على الاستقرار في البيت، ومغامرة إيمان يوضع على المحكّ على تديّن مطمئن آمِن، وجعلت نفسها عطيّة حبّ للآخر.

يُرينا إنجيل اليوم أيضًا مريم وهي في حالة مسيرة: سارت نحو أورشليم، حيث قدّمت، مع يوسف زوجها، يسوع إلى الهيكل. وستكون حياتها كلّها مسيرة وراء ابنها، مثل التّلميذة الأولى، حتّى الجلجلة، عند أقدام الصّليب. مريم تسير دائمًا.

وهكذا، فإنّ العذراء هي نموذج إيمان هذا الشّعب السلوفاكي: إيمان ينطلق في مسيرة، تنعشه دائمًا تقوى بسيطة وصادقة، وهو في حجٍّ دائمٍ بحثًا عن الله. وعندما تسيرون، أنتم تتغلّبون على تجربة الإيمان المتجمّد، الذي يرضى ببعض الطّقوس أو التّقاليد القديمة، وبدلًا من ذلك، أنتم تخرجون من أنفسكم، وتحملون أفراحكم وأحزانكم في حقيبة على ظهركم، وتجعلون من الحياة حجّ حبّ نحو الله والإخوة. شكرًا على هذه الشهادة! ورجاءً، واصلوا المسيرة دائمًا. لا تتوقفوا! وأودّ أيضًا أن أضيف أمرًا واحدًا. لقد قلت: ”لا تتوقفوا“. عندما تتوقف الكنيسة تصاب بالمرض. وعندما يتوقف الأساقفة يصيبون الكنيسة بالمرض. وعندما يتوقف الكهنة يصيبون شعب الله بالمرض.

إيمان مريم هو أيضًا إيمان نبويّ. ابنة النّاصرة الشابّة، بحياتها نفسها، كانت نبوءة لعمل الله في التّاريخ، وعمله الرّحيم الذي قَلَبَ منطق العالم، فرفع الوضعاء وحطّ المتكبّرين (راجع لوقا 1، 52). هي تمثّل جميع "فقراء يهوه"، الذين يصرخون إلى الله وينتظرون مجيء المسيح، ومريم هي بنت صهيون التي بشَّر بها أنبياء إسرائيل (راجع صفنيا 3، 14-18)، هي العذراء التي ستحمل "الله معنا"، عِمَّانوئيل (أشعيا 7، 14). مريم، العذراءَ الطاهرة، هي أيقونة دعوتنا: مثلها، نحن مدعوّون لأن نكون قدّيسين وطاهرين في المحبّة (راجع أفسس 1، 4)، لنصير صورة المسيح.

بلغت نبوءة إسرائيل ذروتها في مريم، لأنّها حملت في أحشائها كلمة الله المتجسّد، يسوع. وهو تمّم خطة الله بشكل كامل ونهائيّ. وعنه قال سمعان لأمّه: "إِنَّه جُعِلَ لِسقوطِ كَثيرٍ مِنَ النَّاس وقِيامِ كَثيرٍ مِنهُم في إِسرائيل، وآيَةً مُعَرَّضَةً لِلرَّفْض" (لوقا 2، 34).

لا ننسَ هذا: لا يمكنّنا أن نعتبر الإيمان قطعة سكّر تحلّي الحياة. لا يمكنّنا ذلك. يسوع هو آية للمعارضة. جاء لينير حيث توجد الظّلمة، أخرج الظلمة إلى العلن وأجبرها على الاستسلام. لهذا تصارعه الظّلمة دائمًا. من قَبِلَ المسيح وفتح نفسه له قام معه، ومن رفضه أغلق على نفسه في الظّلام وأفسدها. قال يسوع لتلاميذه إنّه لم يأت ليحمل سلامًا بل سيفًا (راجع متّى 10، 34): في الواقع، تدخل كلمته، مثل سيفٍ ذي حدّين، في حياتنا وتفصل النّور عن الظّلمة، وتطلب منّا أن نختار. تقول: ”اِخْتَرْ“. أمام يسوع لا يمكننا أن نبقى فاترين، مستريحين "قدمانا في حذائنا". لا، لا يمكنّنا ذلك. أن أقبله يعني أن أقبل أن يكشف تناقضاتي، وأصنامي، وأفكار الشرّ فيَّ، وهو يصير لي قيامة، هو الذي يُقيمُني دائمًا، ويأخذني بيدي ويجعلني أبدأ من جديد. هو يُقيمُني دائمًا.

اليوم سلوفاكيا بحاجة أيضًا بالتّحديد إلى هؤلاء الأنبياء. أنتم الأساقفة: الأنبياء الذين يسلكون هذا الطريق. ليس الأمر أن نكون مُعادين للعالم، بل أن نكون "آية للمعارضة" في العالم. مسيحيون يعرفون كيف يُظهرون جمال الإنجيل بحياتهم، وأنّهم صانعوا حِوَار حيث تتصلّب المواقف، ويُثبّتون الحياة الأخويّة حيث يكون غالبًا انقسامٌ وعدائيّة في المجتمع، وينشرون رائحة الضّيافة والتّضامن الطيّبة حيث تسود غالبًا الأنانيّة الشخصيّة والأنانيّة الجماعيّة، ويحمون ويحرسون الحياة حيث يسود منطق الموت.

مريم، أمّ المسيرة، تنطلق في المسيرة، مريم والدة النّبوءة. أخيرًا، مريم هي أمّ الرّحمة. إيمانها رحيم. وهي التي عرّفت نفسها بأنّها "أَمَةُ الرَّبّ" (راجع لوقا 1، 38) والتي حرصت، بعناية أموميّة، على ألّا يَنقُص الخمر في عرس قانا الجليل (راجع يوحنّا 2، 1-12)، وشاركت الابن في رسالة الخلاص، حتّى أقدام الصّليب. في تلك الّلحظة، وفي الألّم الموجع الذي عاشته على الجلجلة، فهمت مريم نبوءة سمعان: "وأَنتِ سيَنفُذُ سَيفٌ في نَفْسِكِ" (لوقا 2، 35). لقد طعنتها أيضًا معاناة الابن المُحتَضَر، الذي حمل خطايا البشريّة وآلامها. يسوع ممزّق في الجسد، رَجُلُ أَوجاعٍ وعارِفٌ بِالأَلم (أشعيا 53، 3)، ومريم ممزّقة في نفسها، الأمّ الحنونة التي تجمع دموعنا وفي الوقت نفسه تعزّينا، وتبيّن لنا النّصر النّهائي في المسيح.

وتبقى مريم الحزينة، ببساطة، تحت الصّليب. تظلّ تحت الصّليب، لا تهرب، ولا تحاول إنقاذ نفسها، ولا تستخدم الحيل البشريّة والمهدّئات الروحيّة للهروب من الألم. هذا هو دليل الرّحمة: البقاء تحت الصّليب. البقاء مع وجهٍ تحفره الدّموع، ولكن بإيمان من يعرف أنّ الله يحوّل الألم في ابنه ويتغلّب على الموت.

ونحن أيضًا، عندما ننظر إلى العذراء الأمّ الحزينة، ننفتحُ على إيمانٍ يصبح رحيمًا، ويصبح مشاركة في الحياة مع الجرحى والمتألّمين والمضطرّين إلى حمل صلبانٍ ثقيلة على أكتافهم. إنّه إيمان لا يبقى مجرّدًا، بل يُدخِلُنَا في الجسد ويجعلنا متضامنين مع المحتاجين. هذا الإيمان، على طريقة الله، بتواضع ومن دون صَخَب، يرفع آلام العالم ويَروِي أخاديد التّاريخ بالخلاص.

أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء، ليحفظ الله لكم دائمًا الاندهاش والشكر أمام عطيّة الإيمان! ولتَنَلْ لكم مريم الكليّة القداسة النعمة ليبقى إيمانكم دائمًا في مسيرة مستمرّة، وأن يكون فيه نَفَسُ النّبوءة ويكون غنيًّا بالرّحمة.

Parole di saluto del Santo Padre


Cari fratelli e sorelle!

È giunto ormai il momento di congedarmi dal vostro Paese. In questa Eucaristia ho reso grazie a Dio per avermi donato di venire in mezzo a voi; e di concludere il mio pellegrinaggio nell’abbraccio devoto del vostro popolo, celebrando insieme la grande festa religiosa e nazionale della Patrona, la Vergine Addolorata.

Ringrazio di cuore voi, cari fratelli Vescovi, per tutta la preparazione e l’accoglienza. Rinnovo la mia riconoscenza alla Signora Presidente della Repubblica e alle Autorità civili. Sono grato a tutti coloro che in diversi modi hanno collaborato, soprattutto con la loro preghiera. E sono lieto di rinnovare il mio saluto ai Membri e agli Osservatori del Consiglio Ecumenico delle Chiese che ci onorano con la loro presenza.

Vi porto tutti nel cuore. Ďakujem všetkým! [Grazie a tutti!]

Traduzione in lingua francese

Chers frères et sœurs !

Le temps est maintenant venu de quitter votre pays. Dans cette Eucharistie, j’ai rendu grâce à Dieu de m’avoir permis de venir parmi vous,et d’achever mon pèlerinage dans l’étreinte fervente de votre peuple, en célébrant ensemble la grande fête religieuse et nationale de votre Patronne, la Vierge des Douleurs.

Je vous remercie de tout cœur, chers frères Evêques, pour toute la préparation et l’accueil.Je renouvelle ma reconnaissance à Madame le Président de la République et aux Autorités civiles.Et je remercie aussi tous ceux qui ont collaboré de différentes manières, surtout par leur prière.

Je vous porte dans mon cœur. Ďakujem všetkým! [Merci à vous tous]

Traduzione in lingua inglese

The time has now come for me to take leave of your country. In this Eucharist I gave thanks to God for having allowed me to come among you and to conclude my pilgrimage in the devoted embrace of your people, celebrating together the great religious and national feast of your Patroness, the Virgin Mother of Sorrows.

Dear brother Bishops, I offer you my heartfelt thanks for all of your preparations and your welcome. I renew my gratitude to the President of the Republic and the civil authorities. And I am grateful to all who, in different ways, have cooperated in this pilgrimage, above all by their prayers.

I carry you in my heart. Ďakujem všetkým! [Thank you all!]

Traduzione in lingua tedesca

 Liebe Brüder und Schwestern,

es ist nunmehr der Augenblick gekommen, mich aus eurem Land zu verabschieden. In dieser Eucharistiefeier habe ich Gott gedankt, dass er mir das Geschenk gemacht hat, zu euch zu kommen und meine Pilgerreise abzuschließen in der frommen Umarmung eures Volkes. So konnten wir gemeinsam das große religiöse und nationale Fest eurer Schutzpatronin, der schmerzhaften Jungfrau, begehen.

Ich danke euch, liebe Bischöfe, von Herzen für all die Vorbereitung und den Empfang. Ich erneuere meinen Dank an die Präsidentin der Republik und an die zivilen Behörden. Und ich bin all jenen dankbar, die auf verschiedene Weise mitgewirkt haben, vor allem mit ihrem Gebet.

Ich trage euch im Herzen. Ďakujem všetkým! [Danke allen!]

Traduzione in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Ha llegado el momento de despedirme de vuestro país. En esta Eucaristía he dado gracias a Dios, que me ha permitido estar entre ustedes y concluir mi peregrinación en el abrazo devoto de vuestro pueblo, celebrando juntos la gran fiesta religiosa y nacional de la Patrona, la Virgen Dolorosa.

Queridos hermanos obispos, les agradezco de corazón la preparación y la acogida. Renuevo mi gratitud a la señora Presidenta de la República y a las autoridades civiles. Y agradezco a todos los que han colaborado de diversas maneras, sobre todo con la oración.

Los llevo en el corazón. Ďakujem všetkým! [¡Gracias a todos!]

Traduzione in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs!

Chegou a hora de me despedir do vosso país. Nesta Eucaristia, dei graças a Deus por me ter concedido a graça de vir ter convosco e concluir a minha peregrinação no devotado abraço do vosso povo, celebrando juntos a grande festa religiosa e nacional da Padroeira, Nossa Senhora das Dores.

De coração vos agradeço, queridos irmãos Bispos, por toda a preparação e o acolhimento. Renovo o meu agradecimento à Senhora Presidente da República e às autoridades civis. E agradeço a todos aqueles que colaboraram de diversos modos, especialmente com a sua oração.

Levo-vos no coração. Ďakujem všetkým [obrigado a todos]!

Traduzione in lingua polacca

Drodzy bracia i siostry!

Nadszedł czas, aby pożegnać wasz kraj. W tej Eucharystii dziękowałem Bogu za to, że pozwolił mi przybyć pomiędzy was i zakończyć moją pielgrzymkę w życzliwych objęciach waszego ludu, celebrując wspólnie wielkie religijne i narodowe święto Patronki, Bolesnej Dziewicy.

Serdecznie dziękuję wam, drodzy Bracia Biskupi, za całe przygotowanie i przyjęcie. Ponawiam wyrazy wdzięczności dla Pani Prezydent Republiki i władz cywilnych. I jestem wdzięczny wszystkim tym, którzy współpracowali na różne sposoby, zwłaszcza poprzez modlitwę.

Noszę was w moim sercu. Ďakujem všetkým! [Dziękuję wszystkim!]

Traduzione in lingua araba

الزّيارة الرسوليّة

إلى بودابست في مناسبة القداس الختامي للمؤتمر الإفخارستي الدولي الثاني والخمسين وإلى سلوفاكيا

تحيّة قداسة البابا فرنسيس

في ختام القدّاس الإلهيّ

في ساحة المزار الوطني للطّوباويّة العذراء مريم سيّدة الأحزان السّبعة في شاشتين

الأربعاء 15 أيلول/سبتمبر 2021

أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء،

لقد حان الوقت لأن أغادر بلدكم. شكرت الله في هذه الإفخارستيّا لأنّه منحني أن أكون اليوم معكم، وأن أختتم حجّي بعناق تقوي لشعبكم، والاحتفال معكم بالعيد الدينيّ والوطنيّ الكبير للشفيعة، العذراء الحزينة.

أشكركم من كلّ قلبي، إخوتي الأساقفة، على كلّ التحضيرات والاستقبال. أجدّد شكري إلى السيّدة رئيسة الجمهوريّة وإلى السّلطات المدنيّة. وأنا شاكرٌ لكلّ الذين تعاونوا بطرق مختلفة، وخاصّة بصلواتهم.

أحملكم في قلبي. Ďakujem všetkým! [شكرًا لكم جميعًا!]

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 15 settembre 2021