Benedetto XVI per la celebrazione della Giornata mondiale della pace 2008

benedetto-xvi.jpg1. ALL'INIZIO DI UN NUOVO ANNO desidero far perve­nire il mio fervido augurio di pace, insieme con un calo­roso messaggio di speranza agli uomini e alle donne di tutto il mondo. Lo faccio proponendo alla riflessione co­mune il tema con cui ho aperto questo messaggio, e che mi sta particolarmente a cuore: Famiglia umana, comu­nità di pace. Di fatto, la prima forma di comunione tra persone è quella che l'amore suscita tra un uomo e una donna decisi ad unirsi stabilmente per costruire insieme una nuova famiglia. Ma anche i popoli della terra sono chiamati ad instaurare tra loro rapporti di solidarietà e di collaborazione, quali s'addicono a membri dell'unica fa­miglia umana: «Tutti i popoli - ha sentenziato il Concilio Vaticano II - formano una sola comunità, hanno un'uni­ca origine, perché Dio ha fatto abitare l'intero genere u­mano su tutta la faccia della terra (cfr At 17,26), ed hanno anche un solo fine ultimo, Dio». Famiglia, società e pace
 2. La famiglia naturale, quale intima comunione di vita e d’amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna,
2 costituisce «il luogo primario dell’'umanizzazio­ne'
  della persona e della società»,
3 la « culla della vita e dell’amore ». 4 A ragione, pertanto, la famiglia è qualificata come la prima società naturale, « un’istituzione divina che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale ». 5
 3. In effetti, in una sana vita familiare si fa esperienza di alcune componenti fondamentali della pace: la giustizia e l’amore tra fratelli e sorelle, la funzione dell’autorità espressa dai genitori, il servizio amorevole ai membri più deboli perché piccoli o malati o anziani, l’aiuto vicendevole nelle necessità della vita, la disponibi­lità ad accogliere l’altro e, se ne­cessario, a perdonarlo. Per questo la famiglia è la
prima e insostitui­bile educatrice alla pace. Non me­raviglia quindi che la violenza, se perpetrata in famiglia, sia percepi­ta come particolarmente intollera­bile. Pertanto, quando si afferma che la famiglia è «la prima e vitale cellula della società», 6 si dice qual­cosa di essenziale. La famiglia è fondamento della società anche per questo: perché permette di fare determinanti esperien­ze di pace. Ne consegue che la comunità umana non può fare a meno del servizio che la famiglia svolge. Dove mai l’essere umano in formazione potrebbe imparare a gusta­re il «sapore» genuino della pace meglio che nel «nido» o­riginario che la natura gli prepara? Il lessico familiare è un
 lessico di pace;
lì è necessario attingere sempre per non perdere l’uso del vocabolario della pace. Nell’inflazione dei linguaggi, la società non può perdere il riferimento a quella «grammatica» che ogni bimbo apprende dai gesti e dagli sguardi della mamma e del papà, prima ancora che dalle loro parole.
 
4. La famiglia, poiché ha il dovere di educare i suoi mem­bri,
  è titolare di specifici diritti.
La stessa Dichiarazione u­niversale dei diritti umani, che costituisce un’acquisizione di civiltà giuridica di valore veramente u­niversale,
  afferma che «la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta
dalla società e dallo Stato». 7 Da parte sua, la Santa Sede ha voluto riconoscere una speciale dignità giuridica alla famiglia pubblicando la Carta dei diritti della famiglia.
 Nel Preambolo si legge: «I diritti della persona, anche se espressi come diritti dell’individuo, hanno una fonda­mentale dimensione sociale, che trova nella famiglia la
sua nativa e vitale espressione». 8 I diritti enunciati nella
 Carta
sono espressione ed esplicitazione della legge na­turale, iscritta nel cuore dell’essere umano e a lui manife­stata dalla ragione. La negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità sull’uomo,
 minaccia gli stessi fondamenti della pace.

 5. Pertanto, chi anche inconsapevolmente osteggia l’isti­tuto familiare rende fragile la pace nell’intera comunità, nazionale e internazionale, perché indebolisce quella che, di fatto, è la
principale « agenzia » di pace. È questo un punto meritevole di speciale riflessione: tutto ciò che contribuisce a indebolire la famiglia fondata sul matri­monio di un uomo e una donna, ciò che direttamente o indirettamente ne frena la disponibilità all’accoglienza responsabile di una nuova vita, ciò che ne ostacola il di­ritto ad essere la prima responsabile dell’educazione dei figli, costituisce un oggettivo impedimento sulla via della pace. La famiglia ha bisogno della casa, del lavoro o del giusto riconoscimento dell’attività domestica dei genito­ri, della scuola per i figli, dell’assistenza sanitaria di base per tutti. Quando la società e la politica non si impegna­no ad aiutare la famiglia in questi campi, si privano di un’essenziale risorsa a servizio della pace. In particolare, i mezzi della comunicazione sociale, per le potenzialità e­ducative di cui dispongono, hanno una speciale respon­sabilità nel promuovere il rispetto per la famiglia, nell’il­lustrarne le attese e i diritti, nel metterne in evidenza la bellezza. 


 L’umanità è una grande famiglia

 6. Anche la comunità sociale, per vivere in pace, è chia­mata a ispirarsi ai valori su cui si regge la comunità fami­liare. Questo vale per le comunità locali come per quelle nazionali; vale anzi per la stessa comunità dei popoli, per la famiglia umana che vive
in quella casa comune che è la terra. In questa prospettiva, però, non si può dimenticare che la fa­miglia nasce dal «sì» responsabile e definitivo di un uomo e di una donna e vive del «sì» consapevole dei figli che vengono via via a far­ne parte. La comunità familiare per prosperare ha bisogno del consenso generoso di tutti i suoi membri. È necessario che questa consapevolezza diventi convinzio­ne condivisa anche di quanti sono chiamati a formare la comune fa­miglia umana. Occorre saper dire il proprio «sì» a questa vocazione che Dio ha inscritto nella stessa nostra natura. Non viviamo gli uni accanto agli altri per caso; stiamo tutti percorrendo uno stesso cam­mino come uomini e quindi come fratelli e sorelle. È perciò essenziale che ciascuno si impe­gni a vivere la propria vita in atteggiamento di responsa­bilità davanti a Dio, riconoscendo in Lui la sorgente origi­naria della propria, come dell’altrui, esistenza. È risalen­do a questo supremo Principio che può essere percepito il valore incondizionato di ogni essere umano, e possono essere poste così le premesse per l’edificazione di un’u­manità pacificata. Senza questo fondamento trascenden­te, la società è solo un’aggregazione di vicini, non una co­munità di fratelli e sorelle, chiamati a formare una grande famiglia. 


 Famiglia, comunità umana e ambiente

 7. La famiglia ha bisogno di una casa, di un ambiente a sua misura in cui intessere le proprie relazioni.
Per la fa­miglia umana questa casa è la terra, l’ambiente che Dio Creatore ci ha dato perché lo abitassimo con creatività e responsabilità. Dobbiamo avere cura dell’ambiente: esso è stato affidato all’uomo, perché lo custodisca e lo coltivi con libertà responsabile, avendo sempre come criterio o­rientatore il bene di tutti. L’essere umano, ovviamente, ha un primato di valore su tutto il creato. Rispettare l’am­biente non vuol dire considerare la natura materiale o a­nimale più importante dell’uomo. Vuol dire piuttosto non considerarla egoisticamente a completa disposizio­ne dei propri interessi, perché anche le future generazio­ni hanno il diritto di trarre beneficio dalla creazione, e­sprimendo in essa la stessa libertà responsabile che ri­vendichiamo per noi. Né vanno dimenticati i poveri, e­sclusi in molti casi dalla destinazione universale dei beni del creato. Oggi l’umanità teme per il futuro equilibrio e­cologico. È bene che le valutazioni a questo riguardo si facciano con prudenza, nel dialogo tra esperti e saggi, senza accelerazioni ideologiche verso conclusioni affret­tate e soprattutto concertando insieme un modello di sviluppo sostenibile, che garantisca il benessere di tutti nel rispetto degli equilibri ecologici. Se la tutela dell’am­biente comporta dei costi, questi devono essere distribui­ti con giustizia, tenendo conto delle diversità di sviluppo dei vari Paesi e della solidarietà con le future generazioni.
  Prudenza non significa non assumersi le proprie respon­sabilità e rimandare le decisioni; significa piuttosto assu­mere l’impegno di decidere assieme e dopo aver ponde­rato responsabilmente la strada da percorrere, con l’o­biettivo di rafforzare quell’alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino.
 
8. Fondamentale, a questo riguardo, è «sentire» la terra co­me «nostra casa comune» e scegliere, per una sua gestione a servizio di tutti, la strada del dialogo piuttosto che delle decisioni unilaterali. Si possono aumentare, se necessario, i luoghi istituzionali a livello internazionale, per affrontare insieme il governo di questa nostra «casa»; ciò che più conta, tuttavia, è far maturare nelle coscienze la convin­zione della necessità di collaborare responsabilmente. I problemi che si presentano all’orizzonte sono complessi e i tempi stringono. Per far fronte in modo efficace alla si­tuazione, bisogna agire concordi. Un ambito nel quale sa­rebbe, in particolare, necessario intensificare il dialogo tra le Nazioni è quello della gestione delle risorse energetiche del pianeta. Una duplice urgenza, a questo riguardo, si po­ne ai Paesi tecnologicamente avanzati: occorre rivedere, da una parte, gli elevati standard di consumo dovuti all’at­tuale modello di sviluppo, e provvedere, dall’altra, ad ade­guati investimenti per la differenziazione delle fonti di e­nergia e per il miglioramento del suo utilizzo. I Paesi emer­genti hanno fame di energia, ma talvolta questa fame vie­ne saziata ai danni dei Paesi poveri i quali, per l’insuffi­cienza delle loro infrastrutture, anche tecnologiche, sono costretti a svendere le risorse energetiche in loro possesso.
  A volte, la loro stessa libertà politica viene messa in discus­sione con forme di protettorato o comunque di condizio­namento, che appaiono chiaramente umilianti.

Famiglia, comunità umana ed economia
 9. Condizione essenziale per la pace nelle singole famiglie è che esse poggino sul solido fondamento di valori spiri­tuali ed etici condivisi. Occorre però aggiungere che la fa­miglia fa un'autentica esperienza di pace quando a nessu­no manca il necessario, e il patrimonio familiare - frutto del lavoro di alcuni, del risparmio di altri e della attiva col­laborazione di tutti - è bene gestito nella solidarietà, senza eccessi e senza sprechi. Per la pace familiare è dunque ne­cessaria, da una parte, l'apertura ad un patrimonio tra­scendente di valori, ma al tempo stesso non è priva di im­portanza, dall'altra, la saggia gestione sia dei beni materia­li che delle relazioni tra le persone. Il venir meno di questa componente ha come conseguenza l'incrinarsi della fidu­cia reciproca a motivo delle incerte prospettive che minac­ciano il futuro del nucleo familiare.
  10. Un discorso simile va fatto per quell'altra grande fami­glia che è l'umanità nel suo insieme. Anche la famiglia u­mana, oggi ulteriormente unificata dal fenomeno della globalizzazione, ha bisogno, oltre che di un fondamento di valori condivisi, di un'economia che risponda veramente alle esigenze di un bene comune a dimensioni planetarie.
  Il riferimento alla famiglia naturale si rivela, anche da que­sto punto di vista, singolarmente suggestivo. Occorre pro­muovere corrette e sincere relazioni tra i singoli esseri u­mani e tra i popoli, che permettano a tutti di collaborare su un piano di parità e di giustizia. Al tempo stesso, ci si deve adoperare per una saggia utilizzazione delle risorse e per un'equa distribuzione della ricchezza. In particolare, gli aiuti dati ai Paesi poveri devono rispondere a criteri di sa­na logica economica, evitando sprechi che risultino in de­finitiva funzionali soprattutto al mantenimento di costosi apparati burocratici. Occorre anche tenere in debito conto l'esigenza morale di far sì che l'organizzazione economica non risponda solo alle crude leggi del guadagno immedia­to, che possono risultare disumane. 


 Famiglia, comunità umana e legge morale

 11. Una famiglia vive in pace se tutti i suoi componenti si assoggettano ad una norma comune: è questa ad impedire l'individualismo egoistico e a legare insieme i singoli, favo­rendone la coesistenza armoniosa e l'operosità finalizzata. Il criterio, in sé ovvio, vale anche per le comunità più am­pie:
  da quelle locali, a quelle nazionali, fino alla stessa co­munità internazionale. Per avere la pace c'è bisogno di u­na legge comune, che aiuti la libertà ad essere veramente se stessa, anziché cieco arbitrio, e che protegga il debole dal sopruso del più forte. Nella famiglia dei popoli si verifi­cano molti comportamenti arbitrari, sia all'interno dei sin­goli Stati sia nelle relazioni degli Stati tra loro. Non manca­no poi tante situazioni in cui il debole deve piegare la testa davanti non alle esigenze della giustizia, ma alla nuda for­za di chi ha più mezzi di lui. Occorre ribadirlo: la forza va sempre disciplinata dalla legge e ciò deve avvenire anche nei rapporti tra Stati sovrani.
  12. Sulla natura e la funzione della legge la Chiesa si è pro­nunciata molte volte: la norma giuridica che regola i rap­porti delle persone tra loro, disciplinando i comportamen­ti esterni e prevedendo anche sanzioni per i trasgressori, ha come criterio la norma morale basata sulla natura delle cose. La ragione umana, peraltro, è capace di discernerla, almeno nelle sue esigenze fondamentali, risalendo così al­la Ragione creatrice di Dio che sta all'origine di tutte le co­se. Questa norma morale deve regolare le scelte delle co­scienze e guidare tutti i comportamenti degli esseri umani. Esistono norme giuridiche per i rapporti tra le Nazioni che formano la famiglia umana? E se esistono, sono esse ope­ranti? La risposta è: sì, le norme esistono, ma per far sì che siano davvero operanti bisogna risalire alla norma morale naturale come base della norma giuridica, altrimenti que­sta resta in balia di fragili e provvisori consensi.
  13. La conoscenza della norma morale naturale non è pre­clusa all'uomo che rientra in se stesso e, ponendosi di fron­te al proprio destino, si in­terroga circa la logica inter­na delle più profonde incli­nazioni presenti nel suo es­sere. Pur con perplessità e incertezze, egli può giunge­re a scoprire, almeno nelle sue linee essenziali, questa
 legge morale comune
che, al di là delle differenze cultu­rali, permette agli esseri u­mani di capirsi tra loro circa gli aspetti più importanti del bene e del male, del giu­sto e dell'ingiusto. È indi­spensabile risalire a questa legge fondamentale impe­gnando in questa ricerca le nostre migliori energie in­tellettuali, senza lasciarci scoraggiare da equivoci e fraintendimenti. Di fatto, valori radicati nella legge naturale sono presenti, an­che se in forma frammenta­ta e non sempre coerente, negli accordi internazionali, nelle forme di autorità universalmente riconosciute, nei principi del diritto umanitario recepito nelle legislazioni dei singoli Stati o negli statuti degli Organismi internazionali. L'uma­nità non è « senza legge ». È tuttavia urgente proseguire nel dialogo su questi temi, favorendo il convergere anche delle legislazioni dei singoli Stati verso il riconoscimento dei di­ritti umani fondamentali. La crescita della cultura giuridica nel mondo dipende, tra l'altro, dall'impegno di sostanziare sempre le norme internazionali di contenuto profonda­mente umano, così da evitare il loro ridursi a procedure fa­cilmente aggirabili per motivi egoistici o ideologici. 


 Superamento dei conflitti e disarmo

 14. L'umanità vive oggi, purtroppo, grandi divisioni e forti conflitti che gettano ombre cupe sul suo futuro. Vaste aree del pianeta sono coinvolte in tensioni crescenti, mentre il pericolo che si moltiplichino i Paesi detentori dell'arma nucleare suscita motivate apprensioni in ogni persona re­sponsabile. Sono ancora in atto molte guerre civili nel Continente africano, sebbene in esso non pochi Paesi ab­biano fatto progressi nella libertà e nella democrazia. Il Medio Oriente è tuttora teatro di conflitti e di attentati, che influenzano anche Nazioni e regioni limitrofe, rischiando di coinvolgerle nella spirale della violenza. Su un piano più generale, si deve registrare con rammarico l'aumento del numero di Stati coinvolti nella corsa agli armamenti: per­sino Nazioni in via di sviluppo destinano una quota im­portante del loro magro prodotto interno all'acquisto di armi. In questo funesto commercio le responsabilità sono molte: vi sono i Paesi del mondo industrialmente svilup­pato che traggono lauti guadagni dalla vendita di armi e vi sono le oligarchie dominanti in tanti Paesi poveri che vo­gliono rafforzare la loro situazione mediante l'acquisto di armi sempre più sofisticate. È veramente necessaria in tempi tanto difficili la mobilitazione di tutte le persone di buona volontà per trovare concreti accordi in vista di
 un'efficace smilitarizzazione,
soprattutto nel campo delle armi nucleari. In questa fase in cui il processo di non proli­ferazione nucleare sta segnando il passo, sento il dovere di esortare le Autorità a riprendere con più ferma determina­zione le trattative in vista dello smantellamento progressi­vo e concordato delle armi nucleari esistenti. Nel rinnovare questo appello, so di farmi eco dell'auspicio condiviso da quanti hanno a cuore il futuro dell'umanità.
  15. Sessant'anni or sono l'Organizzazione delle Nazioni U­nite rendeva pubblica in modo solenne la Dichiarazione u­niversale dei diritti umani (1948-2008). Con quel docu­mento la famiglia umana reagiva agli orrori della Seconda Guerra Mondiale, riconoscendo la propria unità basata sul­la pari dignità di tutti gli uomini e ponendo al centro della convivenza umana il rispetto dei diritti fondamentali dei singoli e dei popoli: fu quel­lo un passo decisivo nel dif­ficile e impegnativo cam­mino verso la concordia e la pace. Uno speciale pen­siero merita anche la ricor­renza del 25° anniversario
  dell'adozione da parte della Santa Sede della Carta dei diritti della famiglia (1983­ 2008), come pure il 40° an­niversario
  della celebrazio­ne della prima Giornata Mondiale della Pace (1968­ 2008). Frutto di una provvi­denziale intuizione di Papa Paolo VI, ripresa con gran­de convinzione dal mio a­mato e venerato predeces­sore, Papa Giovanni Paolo II, la celebrazione di questa Giornata ha offerto nel cor­so degli anni la possibilità di sviluppare, attraverso i Messaggi pubblicati per la circostanza, un'illuminante dottrina da parte della Chiesa a favore di questo fondamentale bene umano. È proprio alla luce di queste significative ricorrenze che invito ogni uomo e ogni donna a prendere più lucida consapevolezza della comune appartenenza all'unica famiglia umana e ad im­pegnarsi perché la convivenza sulla terra rispecchi sempre di più questa convinzione da cui dipende l'instaurazione di una pace vera e duratura. Invito poi i credenti ad implorare da Dio senza stancarsi il grande dono della pace. I cristiani, per parte loro, sanno di potersi affidare all'intercessione di Colei che, essendo Madre del Figlio di Dio fattosi carne per la salvezza dell'intera umanità, è Madre comune.

  A tutti l'augurio di un lieto Anno nuovo! Dal Vaticano, 8 Dicembre 2007
 Papa Benedetto XVI
 


 1 Dich.
Nostra aetate, 1.
 2 Cfr.
Conc. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 48.
 3 Giovanni
Paolo II, Esort. ap. Christifideles laici, 40: AAS 81 (1989) 469.
 4 Ibidem.
  5 Pont.
Cons. della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, n.211.
 6 Conc.
Vat. II, Decr. Apostolicam actuositatem, 11.
 7 Art.
16/3.
 8 Pontificio
Consiglio per la Famiglia, Carta dei diritti della famiglia, 24 novembre 1983, Preambolo, A.
 
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