Apologetica

"Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa"

papagiovannipaoloChiesa no, Cristo forse, Papa sì: il senso di Chiesa laicista

Dicotomie vecchie e nuove

Per quanti hanno vissuto la contestazione degli anni 70 o il loro eco sanno bene lo slogan di fatto che circolava anche in ambito teologico: Cristo sì, Chiesa no! Dicotomia in realtà insostenibile teologicamente ma che ha antiche memorie nelle eresie di ogni tempo. Tale dicotomia ha prodotto personaggi come Hans Kung che al pari di altri "teologi" hanno aumentato la frattura impossibile tra la fede e la coscienza, tra la reale presenza di Cristo nella storia ed un Cristo ideale presente solo a confermare le proprie teorie e il proprio sentire.



Anche le prime comunità hanno vissuto queste dicotomie e tensioni drammatiche se S. Paolo si permette di scrivere il meraviglioso paragone del corpo nella lettera prima ai Corinzi al capitolo 12. I sostenitori di questa frattura hanno sempre sostenuto che era la gerarchia ecclesiastica che li poneva in tale situazione. Anche se ciò fosse stato vero in parte dal punto di vista sociologico-relazionale noi verifichiamo in realtà una scarsa fede in Cristo e nelle Sue Parole. Possiamo infatti dire che alla base delle grandi fratture con la Chiesa Cattolica c'è stata e c'è sostanzialmente una mancanza di Fede in Cristo e nelle Sue volontà che sono Spirito e Potenza storiche.

Curioso notare che proprio i sostenitori della "sola fede" e della autorità della Sacra Scrittura siano proprio i primi che tradiscano sia la Fede che la Scrittura. Ma di questo parleremo più avanti. Questo sentire virulento si è diffuso in una coscienza pseudo intellettuale a partire da una coscienza umanistica che di umano ha avuto, in questo, ben poco. Già la frattura tra l'esperito e la coscienza, tra l'ontologico e il percepito viene di fatto teorizzata da Cartesio e trova la sua parabola nel dovere morale di Kant e nella coscienza storica degli illuministi. Il grande errore di Lutero fu quello di riformare la Chiesa senza avere un appiglio oggettivo, ma poiché esso è necessario ecco che la chiesa viene non riformata ma rifondata sul criterio di sola scrittura e di coscienza di Lutero. Non ci dilunghiamo sulla complessità e la problematicità della struttura psichica di Lutero che avrebbe avuto bisogno oggi come allora di un buon terapeuta ma sul fatto che fondare un sentire cristiano sulla sola Parola di Dio avvulsa da una tradizione che l'ha generata ha prodotto errori ecclesiologici inenarrabili riscontrabili anche nella modernità a livello sociale. E' un errore di episteme non piccolo quello di fondare una oggettività sulla sola Parola di Dio perché significa tradire la Parola stessa, il suo significato immediato e profondo e dare un primato ad una coscienza, che per quanto in buona fede, è talvolta, grossolanamente, erronea.

Gli stessi biblisti protestanti sono arrivati alla conclusione necessaria che il nuovo testamento è in questo totalmente cattolico, proprio per il suo legame inscindibile con la tradizione da cui esso è nato. Leggiamo: "Per R. Bultmann il cattolicesimo inizia ancora prima: è già in essere nel Nuovo Testamento moderno, con i vari elementi riconoscibili, per esempio nelle lettere pastorali (1 e2 Tm; Tt) di passaggio dall' "Ufficio carismatico" a quello "Istituzionale". E. Kasemann, H. Conzelmann, H Braun e W. Marxsen portano all'ultima conseguenza il discorso bultmaniano, trovando tali elementi protocattolici nel Vangelo di Luca e negli Atti oltre che nelle sopracitate lettere pastorali. " vd Ispirazione Biblica) Sforzo dei biblisti protestanti di epurare elementi protocattolici del nuovo testamento che li porterà a grosse contraddizioni nel canone biblico che già furono nell'impostazione soggettivistica e di ri-fondazione di Lutero. Chi infatti ti dice che la Parola di Dio è Parola di Dio? Non si troveranno conferme oggettive e totalizzanti nella medesima ma solo nella tradizione che l'ha generata. Non c'è Chiesa senza un fondamento oggettivo! Però mentre la Chiesa Cattolica si fonda in ugual misura sul primato di Pietro, la tradizione apostolica, la Parola di Dio e la tradizione, Lutero ha cercato invano questo fondamento e l'ha posto dove non è possibile porlo cioè sulla sola Parola di Dio staccata dalla tradizione che l'ha generata, sostenuta, diffusa e spiegata nel tempo.

Lutero, nelle contraddizioni che egli vedeva nella chiesa del suo tempo decise di operare una riforma su un punto di vista oggettivo e non discordante.. purtroppo egli non riuscì a superare tali difficoltà e dall'altra non seppe fare una legittima distinzione tra teologia fondante e prassi pastorale. Se infatti egli notava discordanza tra l'agire pastorale su alcune questioni della Chiesa del suo tempo e la Parola di Dio non seppe fare il salto, di ragione e di fede, che esso era probabilmente solo contingente e che necessitava di un'azione umile ed interna più che un taglio con Roma. Le questioni politiche non aiutarono un passaggio necessario di "conversione" personale di Lutero il quale si trovò invischiato in un punto cieco di ri-significare oggettivamente la fede cristiana senza la tradizione e pertanto cadde nell'inganno di non operare una riforma ma una ri-fondazione. Cosa che dal punto di vista strettamente scritturistico è un assurdo biblico, teologico ed ecclesiale. Questo portò la riforma a frammentarsi successivamente in migliaia di gruppi, interpretazioni e sette quante ne sono possibili alla fantasia dell'uomo errante senza una Chiesa. Frammentazione che portò ad una degenerazione tale da disperdere totalmente il dato apostolico, come avviene di fatto nei testimoni di geova, i quali derivanti da una corrente avventista ne sono l'estremizzazione più pittoresca.

Una ri-fondazione dunque più che una riforma che ha comportato via via una serie di rettifiche proprie di questo modo di pensare, dal Canone all'antropologia cristiana, dalla confusione sulla dottrina della Giustificazione alla rimozione di tutte quelle sensibilità tradizionali (e si badi non tradizionalistiche) come la devozione alla Vergine Maria che fa parte della sensibilità nello Spirito Santo della Chiesa da sempre. La bellissima Sub Tuum Præsidium appartiene già dal terzo secolo e testimonia un antichissima sensibilità del popolo di Dio, Chierici e Laici, alla Madre di Dio. Questa ri-fondazione non poteva che trovare un altro assoluto di dialogo che è la coscienza personale, aprendo così un taglio con il legame di oggettività che il fedele aveva con Pietro e dunque con Cristo. Nella dinamica adolescenziale dell'umanesimo nascente e dei suoi guru questa dinamica ha trovato buon gioco sottolineando il "buono per me", il "vero per me", "il relativismo etico", e tutte le castronerie psico-spirituali e psico-sociali di cui siamo continuamente abbeverati dai mass-media. La cultura Massonica ha avuto buon gioco, per i suoi motivi, nel cavalcare questa corrente alimentando una avversione alla Civitas Christiana che impregna tutto il sociale e il politico fino al capitolare attuale nel partito radicale. Nonostante questo lo Spirito Santo lavora, eccome se lavora! E anche nella corrente di ri-fondazione protestante ha creato uomini e donne di Dio splendidi e ha fatto approdare le Chiese all'importante documento Congiunto sulla Dottrina della Giustificazione (qui).

Il cammino però rimane aperto e difficile, anzi impossibile senza l'azione costante della grazia di Cristo, che dona la fede e illumina le menti. Peccato che Lutero non abbia conosciuto fino in fondo il poverello di Assisi... avrebbe capito come muoversi davanti ai suoi dubbi e alle sue umane e spirituali e psichiche contraddizioni.

 


Chiesa no, Cristo forse, Papa si

Nel cammino di questo errore si è generato il politically correct spirituale (dei laici d'oggi) di non credere nella Chiesa, di credere in maniera annacquata in Cristo e di avere un forte Papismo come devozione e come sensibilità. Con la figura di Giovanni Paolo II non abbiamo visto solo la manifestazione oggettiva di un grande pastore, di un uomo di Dio e di un "santo" eccezionale ma abbiamo notato anche un mare di gente che desidera più avere una madre che un padre, e che desidera più essere accolta nell'ovatta che maturare e che, nello stesso tempo, desidera giustificare la propria coscienza con un buonismo untuoso, politico e pericoloso.

Non spegniamo la fiamma debole! Sappiamo benissimo che lo Spirito di Dio è puro e non puritano e che Dio "mendica" costantemente al cuore dell'uomo, per il quale ha dato se stesso fino alla fine. Sappiamo bene che Dio non ti chiede da dove vieni ma piuttosto dove vai? Dunque nessun giudizio sul sentire personale dei milioni di pellegrini che hanno visitato e venerano Giovanni Paolo II, anche noi siamo stati e siamo tra questi. Ma il giudizio si volge verso un sentire che fa onore a Giovanni Paolo II e magari ora a Benedetto XVI ma che rifiuta i loro insegnamenti, che sono poi gli stessi, da sempre di Cristo e della Sua Chiesa.

Come omaggiare Giovanni Paolo II senza combattere con lui contro il relativismo etico? Senza combattere contro una etica laicista che vuole manipolare la vita? Come commuoverci del Papa senza commuoverci per ciò che lo ha spinto fino alla fine, cioè l'amore totale ed incondizionato per Cristo e la Sua Chiesa? Come dirci Cristiani, prima ancora che cattolici, se non stiamo dalla parte dei più deboli contro ogni totalitarismo che si muove oggi, in particolar modo, nel campo dell'etica e va dall'embrione a colui che muore pian piano su un letto d'ospedale? Come commuoverci per la fiction Karol e poi teorizzare l'aborto e l'eutanasia? Come seguire il Papa e non capire che l'Europa che scorda le sue radici non avrà le ali?

Citando Papa Giovanni Paolo II: "E' inammissibile in quanto contrario al Vangelo, la pretesa di circoscrivere la religione nell'ambito strettamente privato, dimenticando paradossalmente la dimensione essenzialmente pubblica e sociale della persona umana" (Spagna Giugno 1993). Capezzone non bestemmi.. non invochi lo Spirito Santo ironicamente per la venuta del Santo Padre Benedetto XVI ma lo invochi piuttosto per se stesso perché, come tutti, ne ha visceralmente bisogno per una conversione a Cristo e alla vita. Lo invochi per i suoi compagni radicali; da chi urla nelle piazze a chi fa digiuni a chi è fermo per malattia. Lo invochi e vedrà ciò che ora non vede, piuttosto che seminare errore che porta alla rovina vera dell'uomo e purtroppo perpetuando danno di molti e delle anime deboli.

Sappia dunque il fedele, vicino e lontano, che Cristo è lo stesso, ieri oggi e sempre e che dare omaggio a Giovanni Paolo II ed ora a Benedetto XVI vuol dire seguire Cristo come Chiesa e nella Chiesa. Non ci sono altre strade.. e chi ne propone altre è un ladro o un brigante. E' un ladro perché non passa per la porta e, come il serpente (arum in ebraico=astuto/ladro), striscia nel cercare di creare scorciatoie che portano alla perdita di sé e all'inferno, già qui e ora. Giovanni Paolo II in realtà era Pietro, Benedetto XVI in realtà è Pietro... cioè quella pietra che è innestata saldamente nella pietra angolare che è Cristo e su cui Cristo ha riversato tutto se stesso tale da diventare Cristo stesso per la Chiesa e per il mondo. Nella Bibbia il mandato di una vocazione, e tanto più quella così esclusiva fatta a Pietro è "realtà che cambia", è Dabar, "parola che trasforma" e da la forza di mantenere il mandato di "custodire" al di la dei propri meriti o demeriti, limiti o glorie umane, perfettibilità pastorali.

Il primato Petrino è istituzione-vocazione dono del Padre a Cristo e di Cristo a noi per Pietro. Mai nella sua storia la Chiesa Cattolica è caduta in una contraddizione del deposito di fede nonostante la povertà della Chiesa stessa e quella, potremmo di dire, di alcuni suoi papi.

 

Il Papismo in casa

Anche tra i cattolici si nota una forma di papismo che è tutt'altro che fede ecclesiale ma giustificazione delle personali isterie. Curioso notare tutti quei movimenti che si appellano costantemente al Papa cercando di bypassare la visibilità di Cristo nella Diocesi, cioè il Vescovo. Curioso notare come solo qualche tempo fa qualcuno dei cattolici in un dubbio sull'astensione al voto per il referendum, secondo le indicazioni del Santo Padre per mezzo del card Ruini e della CEI si faccia prendere da un prurito di scrupolo e si appelli al Papa per un discernimento. Costoro, come da una parte gli integralisti e dall'altra i progressisti sono nemici di Cristo e della Chiesa con le loro patologie che conducono all'errore. Come abbiamo detto già precedentemente (qui) anch'essi nascondono una scarsa fede, una errata ecclesiologia ma soprattutto una natura ferita ai limiti della patologia. L'amore a Giovanni Paolo II e a Papa Benedetto XVI si vedrà, per esempio, dalla compattezza dei cattolici attorno al referendum sulla Fecondazione assistita; segno di quanto i cattolici, seguono, pur con difficoltà i passi di Gesù morto e Risorto!

 


Il primato di Pietro

Da una parte il liberismo e dall'altra gli autoritarismi hanno screditato il significato autentico di autorità e di obbedienza cercando così di minare ciò che Dio ci ha donato in Cristo a Pietro e per Pietro. Perché ricordiamolo il vero nome di Giovanni Paolo II fu Pietro e il vero nome di Benedetto XVI ora è Pietro! La definizione dogmatica del Vaticano primo (1870) ha confermato quello che da sempre e senza errore la Chiesa crede da Pietro in poi. La definizione dogmatica è, innanzitutto, un ancora di salvezza per tutti coloro che nella storia, staccandosi da Pietro hanno cercato di inoculare il verme del fraintendimento. Primato di onore e di giurisdizione che trova la sua giustificazione in una successione-traditio apostolica e in un dono vocazionale. Cita la Pastor Aeternus al capitolo II: "Ne consegue che chiunque succede a Pietro in questa Cattedra, in forza dell'istituzione dello stesso Cristo, ottiene il Primato di Pietro su tutta la Chiesa". E' proprio l'unione stretta ed inscindibile tra la successione apostolica e il dono vocazionale, in forza della Parola di Cristo Signore, che legittima sia l'aspetto dell'essere che dell'operare di un Papa con piena potestà e non per tradizione formale, ma per grazia viva e presente della presenza di Cristo-Roccia, pastore e capo della chiesa. Potestà piena, universale ed immediata. Che si svolge anche in maniera ordinaria tutte le volte che lo ritiene opportuno, senza delegare. Nell'ottica del Vangelo, correttamente intesa, non basta che "due o più siano riuniti nel nome di Cristo" per garantire l'essere Chiesa; è infatti fondamentale che i "due o più", addirittura anche il singolo in preghiera, lo faccia come Chiesa nel primato di Pietro, nel Papa presente. Non c'è liturgia, pubblica o personale che diventi compiuta senza questo legame reale con il Papa che Dio dona alla Sua Chiesa. Questo legame con il Santo Padre garantisce oggettivamente nella fede l'essere uno in Cristo, ieri, oggi e sempre. Un legame ontologico, comunionale e metastorico, fondato sulla Roccia che è Cristo e in Pietro per Cristo. Cita la Pastor Aeternus al capitolo II: "Fu sempre necessario che ogni altra Chiesa, vale a dire che i fedeli d'ogni parte del mondo, convenissero con la Chiesa Romana in grazia della sua più alta primizia, affinché con quella Sede dalla quale promanano in tutti i diritti della veneranda comunione, tutti come membra unite al capo, tutti venissero a formare un corpo unico" Difficile riconoscere il primato Petrino per coloro che da sempre si muovono su linee proprie come "we are the church" - noi siamo Chiesa. Costoro più che al Concilio Vaticano II, che in base al primato Petrino e all'ecclesiologia è perfettamente in continuità con tutta la tradizione della Chiesa, si ancorano piuttosto al "concilio vaticano secondo me!" caldeggiando caldamente nelle loro posizioni ecclesiologiche, etiche e pastorali il pensiero di ri-fondazione di Lutero più che di riforma e, peggio ancora, legittimano quell'operazione sistematica di smantellamento e distruzione del patrimonio apostolico che Cristo ha consegnato alla storia e al mondo. Non lontani da loro ci sono anche gli unavox, i tradizionalisti anche se da parte opposta, i quali vivono una senso di Chiesa e una concezione del papato tutta loro e costruita ad arte per legittimare i loro bisogni psico-sociologici prima che la retta fede. E' proprio sul terreno dell'Ecclesiologia (oltre che sul piano psico-affettivo) che entrambi le correnti fanno acqua e legittimano la dittatura del soggettivismo e del relativismo. La confusione nei fedeli nasce proprio da una ecclesiologia deviata da cui nascono a grappolo tutta una serie di errori.

 


Credere nello Spirito Santo

Credere nello Spirito Santo è un dovere e un diritto Cristiano. Un Diritto perché Egli, lo Spirito di Dio è il primo dono fatto a noi con il Battesimo. L'amore del Padre e del Figlio, inserendoci nella SS. ma Trinità e nella Sua vita intima ci abilita non solo ad essere "alter christus" ma ed essere "ecclesia". Dovere perché quello che è impossibile all'uomo diventa possibile con Dio dentro di te (rm. 8, 1ss).. proprio qui, se vogliamo, si fonda la laicità del credente come persona inabitata da Dio per una trasformazione "mondana" dell'esistente secondo Cristo e secondo Dio. Proprio con il Battesimo non diventiamo solo Figli di Dio ma anche e pienamente Chiesa. Non si può essere Figli senza essere Chiesa ed essere Chiesa senza essere Figli. Ecco perché ogni "distanza" da Roma è non solo violenza alla Ragione e al Dono di Dio in Cristo ma anche un tradimento profondo dell'ontologia che fa parte del battezzato. Ecco perché il battezzato è "laico", nel senso di colui che ripieno del trascendente è chiamato a vivere nell'immanente il già e non ancora. Certo, questo avviene con le dovute e necessarie differenze ontologiche e di ministeri, di sensibilità e di carismi, ma tutti quando proclamiamo: "venga il Tuo regno come in Cielo così in terra" affermiamo che, per quanto possibile, la terra diventi il luogo dove Dio venga. Essere laici in tal senso coincide con l'essere popolo di Dio ed è il senso più profondo dell'essere missionari. Il Santo Padre Giovanni Paolo II pienamente sacerdote e Papa, pastore di tutta la Chiesa, è stato, in questo senso, anche profondamente "laico" proprio in tutto il Suo Magistero e in tutte le sue radicali ed evangeliche battaglie a favore della vita e contro ogni totalitarismo sfacciato e sotterraneo, dal Comunismo, al Liberismo, dalla Massoneria al Relativismo etico. Aprite le porte a Cristo! Ripeteva ieri e ripete oggi presso Dio. Aprire le porte a Cristo significa siate nel mondo ma non del mondo. Qui si fonda la laicità. La difesa, anzi meglio, la riconoscenza delle Radici Cristiane europee nasce da questo assunto di aderenza al reale e da questo assunto mistico: senza radici cristiane l'Europa sta fuggendo da se stessa e sta negando la sua vera laicità profonda. E' un paradosso! Proprio quanto l'Europa misconosce le sue radici Cristiane tanto più essa è dunque meno laica.

 


Papa Benedetto XVI

Papa Giovanni Paolo II ha gettato il seme che nella continuità porterà avanti il "nostro" nuovo dono di Dio. Riempire di significato, messa a punto della Comunità Cristiana, ri-significazione della propria identità sulla fede e sulla tradizione, ri-significazione liturgica e pastorale dei sacramenti di iniziazione e vocazionali, chiara e forte ecclesiologia, fare muro contro il relativismo etico, avanzamento del Cammino Ecumenico e del Dialogo Inter-religioso, saranno tutti questi, forse, alcuni dei punti affrontati nel Magistero di Benedetto XVI. Compito titanico.

Ma Dio è con lui nel senso più misterico della Parola e noi lo sosteniamo con la fede, la preghiera e con l'obbedienza. Siamo popolo di Dio, chierici, religiosi e laici, e siamo dunque popolo che attende (cioè fa tenda, luogo, ecclesia) alla voce del padre e pastore, "dolce Cristo in terra". Pronti a dispiegare le vele dove Dio e il Suo Vicario vorranno condurci.

Grazie Signore per questo dono, grazie Don Joseph Ratzinger per averlo accolto.

 


altri spunti di riflessione:

Documenti sull'Ecumenismo

Il primato di Margherita

Il dialogo ecumenico oggi

Unità dei Cristiani: omelia 2004 del Card. Kasper

Falso Ecumenismo

Veritatis Splendor

La vita nello Spirito Santo

Fides et Ratio

Dichiarazione Congiunta sulla Dottrina della Giustificazione

Risposta della Chiesa alla Dichiarazione Congiunta

Donum Vitæ

L'Obbedienza Cristiana

La Grazia suppone la natura

La missione, esperienza di gratuità

Spunti per la Solennità di Pentecoste

Pastor Aeternus versione intra text

Omelia di insediamento di Benedetto XVI

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