Apologetica

Religiosità, Fede e Relativismo

Religiosità, fede e relativismo
nome1Un ateo non può diminuire la gloria di Dio più di quanto

un pazzo non possa spegnere il sole

scarabocchiando la parola "buio" sulle pareti della sua cella.  (C.S.Lewis)



Rudolf Otto "Il sacro". Tutti gli uomini di tutti i tempi hanno sempre fatto l'esperienza di un qualcosa  o di un qualcuno.
Un tipo di sensazione che Otto chiama il numinoso il quale è incommensurabile a qualsiasi altra sensazione e non ci si spiega da  che parte venga. Esempio del boero ignorante che chiede all'europeo istruito se sente anche lui quella sensazione quando si trova in mezzo alla pianura deserta. Una Presenza. Mysterium tremendum. Majestas. Una sensazione di piccolezza di fronte a qualcosa che ci sovrasta ed è inquietante. Questo è il senso del sacro, del numinoso, la religiosità, da cui l'uomo sente che in gran parte dipende la sua vita. Non tutti però l'hanno sentita questa sensazione, bisogna ricordarselo.

Lewis dice che questo originariamente non ha nulla a che fare con la morale che pur essa è originaria nel cuore degli uomini. Molte religioni sono amorali. (De Lubac).

Caratteristico del numinoso è di non avere volto ed infatti tutte le religioni sono diverse perché ognuno attribuisce a questa realtà il volto che pensa che sia il migliore. Fa delle proiezioni su Dio a partire dall'esperienza terrena e umana, che altro può fare?

Se Dio non gli fornisce materiale deve elaborare quello che ha!

Improvvisamente questa realtà assume un volto e chiama un uomo preciso. Al numinoso si affianca una presenza storica, che si presenta con una volontà personale.

Ci sarà un momento nella storia in cui un uomo asserirà di essere Lui quella realtà onnipresente nella storia dell'umanità.
O costui è un pazzo assoluto, o questo è vero.

          La novità non è quella di percepire il divino, questa è esperienza comune di moltissimi popoli, ma il fatto che questo divino si presenti come un "Io" con una volontà, che è una volontà di salvezza e di cammino con gli uomini per trasfigurarli.

La fede implica un momento di salto ben preciso.

PROGETTO. Fino ad un certo punto l'uomo procede secondo un progetto ben preciso, ha a sua disposizione un certo numero di anni e di forze, valuta le sue possibilità, fa il censimento delle forze a disposizione: bellezza, intelligenza....
Se è uno di parrocchia avrà anche tanti begli ideali, fare il bene, aiutare gli handicappati, pregare, essere buono...
E' molto spirituale e va a Messa.
Tutto questo non ha niente a che vedere con la fede, uno è più o meno buono a seconda delle inclinazioni, della famiglia...

Dio è un aiuto alla realizzazione del nostro progetto, come un'integra­zione, un potente alleato nel compimento dei nostri piani: sia fatta la mia volontà con l'aiuto di Dio. Basta una vita moralmente abbastanza sana che subito si percepisce Dio nel creato, negli altri: si smette di sentirlo quando si cominciano a commettere i peccati.

   

La percezione di una realtà soprannaturale c'è sempre stata ma l'uomo se la immagina a propria somiglianza (Aristofane), tutta la fatica di Dio è di toglierti dalla testa le immagini che ti sei fatto di Lui. Tutta la storia della salvezza è la storia dei continui tentativi di Dio per distruggere le proiezioni che l'uomo si è fatto: noi prima ci costruiamo un pupazzo che è un Dio da parodia, inferiore a noi, invidioso, vendicativo, burbero e bacchettone, in modo da poterlo rifiutare senza scrupoli. Perché questa è la finalità principale: rifiutare Dio e a questo scopo consciamente o inconsciamente si  mettono in atto tutte queste tecniche. Del resto questo è uno dei principi fondamentali di ogni propaganda al servizio dell' ideologia e dell'asso­lutismo: prima distruggere l'immagine di colui che si vuole eliminare in modo che quando si procede alla eliminazione fisica nessuno si ribella perché sono convinti che è un delinquente.
Il rifiuto di Dio comincia distorcendone l'immagine.

Questo è quello che il diavolo fa in Gen 3.


La proibizione di Dio di costruirsi idoli ha la sua radice proprio in questa tendenza dell'uomo ad ingabbiare Dio, a definire lui come deve essere Dio. Non adorerai l'opera delle tue mani e non adorerai l'opera della tua testa o del tuo pensiero. Noi cerchiamo sempre di costruire a Dio un bel tempio, una bella casetta dove relegarlo, e guai se esce di lì; gli rendiamo tutti gli onori, ma siamo noi a dire cosa deve fare e cosa non deve fare, pena il rifiuto. Anche questo è un modo di autodivinizzarsi, di costruire Dio ad immagine e somiglianza dell'uomo.


Gli israeliti rifiutano Gesù proprio perché non è come loro se lo immaginavano: «Se sei Dio scendi dalla croce; se fosse stato un profeta, non accoglierebbe una peccatrice; se fosse da Dio osserverebbe il sabato...» Un Dio che non scende dalla croce non può essere Dio e questo perché «voi vi ingannate, non conoscendo né le scritture né la potenza di Dio». Pongono condizioni a Dio, e se Dio non vi si attiene lo rifiutano. Vogliono insegnare a Dio a fare il Suo mestiere, altrimenti lo licenziano. E queste non sono persone cattive spesso, ma non hanno capito che Dio è Dio e che è sommamente libero di fare quello che vuole, che è inesauribile, che l'uomo si deve porre davanti a Lui in un atteggiamento di umiltà, di chi non sa né capisce ma CREDE. Per chi cammina nella fede Dio è una continua sorpresa, Abramo crede di aver capito e conseguito la promessa con Isacco ed ecco che Dio gli chiede qualcosa di assurdo che contrasta con quello che ha avuto prima, ma lui crede e accoglie la volontà di Dio. Così la Madonna sotto la croce, così s. Francesco... Diventa santo chi è sempre disposto a lasciare distruggere le proprie immagini di Dio per accettare invece il Dio Vivo che ti si presenta nella storia.

Ma appena Dio si accorge che tu lo vuoi ingabbiare in una bella casetta dorata, se ne va e ti distrugge il tuo bel tempietto, il tuo idolo che non può salvare.

Ma chi sei tu, uomo, per porre limiti a Dio? «Le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri; io sono Dio e non uomo, quale casa mi potresti costruire?»


Ed anche le persone che sono già avanti nel cammino della fede corrono continuamente questo rischio solo che fanno a Dio una casa più larga e spaziosa, hanno un concetto di Dio più ampio, ma è pur sempre un concetto che a Dio va sempre stretto, perché nessun uomo può vederLo e rimanere vivo!


Ad un  certo punto Dio parla, e questo si può verificare o quando il progetto si è rivelato già fallimentare oppure anche prima.

Qui si svela la vera natura della fede, mollare il nocciolo della propria volontà, riconoscere la propria realtà creaturale e dare a Dio ed al suo progetto il primato nella nostra vita. Rinunziare alla proprie sicurezze, a risolvere la questione secondo le proprie idee. Abbandonar­si, fare di Dio colui che guida la nostra vita, decentrare sé stessi ed entrare nell'apparentemente assurdo.


Questo viene vissuto come una morte e per questo molti rifiutano facendosi forti delle proprie virtù morali per affermare che loro non hanno bisogno di questo, che è un'esagerazione. Questo implica un momento preciso od una serie di momenti in cui ci si è consegnati a Dio libera­mente. Deve avvenire coscientemente e se non è avvenuto non si è ancora incontrato Dio, si è ancora in una fase di religione naturale.

Bisogna saltare dalla finestra per poi scoprire che sotto c'è una rete, scoprire che dopo la morte alla propria volontà ed alla propria autonomia c'è la resurrezione e la dipendenza liberatrice da Dio.

C'è nell'uomo una grande resistenza a questo salto, l'uomo fin da piccolo coltiva sogni di onnipotenza di fronte a Dio, che non vuole cedere assolutamente, può accettare ideologie, valori morali, purché non si tratti di accettare liberamente una sottomissione a Dio, di ammettere di non essere Dio, di saltare nel buio.

Il fatto che Dio ti abbia fatto vedere miracoli non crea di per sé la fede, ma è solo una apertura alla fede e diventerà tale solo quando ratificherà liberamente questo, scegliendo coscientemente e concretamen­te di obbedire alla volontà di Dio e di fidarti di Lui anche quando non capisci. I miracoli, le emozioni iniziali sono altrettanti inviti alla fede, aiuti per saltare più facilmente ma la fede vera viene dopo il salto e dopo avere visto il compimento della promessa.


La religione è come uno che assolda un geometra per costruirgli un garage di cui ha in mente il progetto; la fede è quando ti si presenta uno che non conosci ma che da alcuni segni sembra credibile e ti dice: molla la casa, la macchina, gli amici, la città e vieni con me. Io ti costruirò una città immensa di cui tu sarai il n.1, e sarà più bella di tutto quello che tu hai mai sognato. Ma i soldi? Non te ne preoccupare. Tu hai appena finito di pagare le rate della tua macchina comprata con tanta fatica... tua moglie protesta... Ti devi affidare total­mente, non solo la tua vita privata si stravolge: devi mollare tutto di te, devi andare verso l'ignoto solo sulla fede.


Religione funzionale.
La dimensione della religione è comune a tutte le culture, serve a stabilizzare l'uomo assecondando i suoi desideri naturali, è positiva ma deve essere superata. Essa comunque placa le ansietà e le frustrazioni, risponde alle curiosità intellettuali, soddisfa e rafforza l'appartenenza a gruppi.

Qui comunque non c'è spazio per un Dio che sconvolge le tue aspettative e i tuoi bisogni.

Filosoficamente posso dire che ci deve esser qualcuno che ha creato tutte queste cose ma da questo a dire chi e come è questo qualcuno passa un abisso. Il dramma del razionalismo è di voler ingabbiare in categorie della mia mente questo qualcuno, allora lo rinchiudo nei miei orizzonti e mi faccio degli idoli ben comprensibili.  Il peccato dell'uomo è di non voler riconoscere che Dio è un po' più grande di te e della tua mente.

La proiezione che mi faccio di Dio mi dura fino ad un certo punto: Dio mi regala fino ad un certo punto la serenità e la pace anche se la mia idea di lui è comple­tamente sbagliata e questo soprattutto se sono un bravo ragazzo/a e se non ho ancora fatto grossi peccati. Un po' come per i bambini che nelle prime fasi di vita non distinguono tra il proprio io e la realtà esterna che pensano che sia una loro appendice che risponde ad ogni loro domanda o richiesta ed effettivamente finché uno è bambino noi accondiscendiamo a questa visione e lo contentiamo sempre. Viene però il momento in cui non si può più avallare questa pretesa ed il bambino deve riconoscere che il mondo non è lì per stare ai suoi ordini ma ha una sua esistenza indipendente da lui: non è lui il centro del mondo.


Io posso quindi andare in chiesa:
1- Perché la mia immagine di Dio non è stata ancora scossa;
2- Perché ho fede. La religiosità infantile non dura; nessuno pensi di poter andare avanti a lungo in questo senso. Arriva il punto di non coincidenza dove mi accorgo che la mia mappa di Dio, la mia immagine della realtà e di me stesso non coincidono più con la realtà: il Dio maggiordomo non funziona più, non ha più effetti reali.

Se Dio fosse buono mi farebbe... ma non te lo fa. La realtà ti resiste e i tuoi idoli crollano. a questo punto tu reagisci pensando che gli altri sono tutti sbagliati e cattivi, meno te. (Es: "Oltre il giardino", "barzelletta dell'autostrada", "uno che ha una mappa sbagliata di una città e quando si perde se la prende con il costruttore della città che ha fatto i palazzi nel posto sbagliato.") Ti rivolti contro Dio e contro tutto il mondo.

          Il Dio della religione è più piccolo di te, infatti ciò che ti può regalare è sempre molto limitato, nei limiti della tua immaginazione, infatti è un tuo prodotto! Gli dei vengono a soddisfare quei tuoi desideri confusi e inconsistenti, anestetici che possono solo mitigare il tuo malessere e il tuo stato di confusione.

Dio, come ad Abramo, vuole esaudirti quei desideri, ma non nel modo che pensi tu. Tu chiedi troppo poco a Dio: la ragazza, i soldi... non si spreca a darti quelle cose che sa che non ti risolvono il problema senza affrontarlo alla radice. E' come se tu al Ritz chiedi pane e salame, al genio della lampada chiedi un paio di mutande nuove. Sei nel deserto che muori di fame, viene uno a salvarti e tu invece di andare con lui verso la salvezza ti arrabbi che non ti da l'apribottiglie per la bottiglietta di coca e lo mandi via.


Relativismo e distorsione dell'immagine di Dio.
Il relativismo si pone in quest'ottica di "addomesticamento di Dio" ma lo fa in maniera più sottile. Il relativista fa tutto quello che gli dice Dio fino a che non deve riconoscere che Dio è Dio e lui la creatura.
Pertanto appare come il prototipo rispettabile e borghese, progressista o liberale, di colui che è cattolico ma in realtà egli cerca costantemente di addomesticare Dio ai suoi bisogni. E' un cosificatore di Dio.
Talmente è astuto e ingannatore con se stesso e con gli altri che non dirà mai di considerare Dio un accessorio ma sarà contrario a Dio rendendosi "autonomo" dalla Sua Chiesa. Pertanto si dirà "adulto", un cattolico adulto appunto. Ridimensionerà a tal punto la gerarchia ecclesiale nel suo cuore da renderla nulla ed innocua così come ha fatto e fa costantemente con Dio. Il relativista è il prototipo moderno del deicida. Raramente sarà contrario apertamente a Cristo sempre o quasi lo sarà nei confronti della Chiesa Cattolica.
Se non lo sarà apertamente della Chiesa o del Papa, lo sarà  (senza motivi seri e teologici) del suo vescovo, del suo parroco, ecc.
Il relativista dunque è religiosissimo ma non è uomo di fede ed è la perfetta cerniera tra l'ideologia progressista di sinistra e la conceptio liberale di destra. Perfetto adoratore, buonista, vegetariano, animalista, gnostico, del proprio ombelico.

La Chiamata
C'è il momento dell'appello in cui Dio ti incuriosisce ti richiama con qualcosa di strano per invogliarti ad andargli dietro, il roveto, i frati, un evento intimo, una gioia, una sofferenza, un fatto inspiegabile...

Ci vuole coraggio, bisogna andare verso un'intuizione, non è una cosa sicura, lo diventerà dopo una cosa sicura (ma mai troppo se è fede!).

Duplice movimento: liberazione, redenzione e divinizza­zione. Prima ti guarisce e poi ti chiede un'adesione libera, non può chiederla ad uno schiavo. Solo chi ha la coscienza reale di esere schiavo è già un uomo libero.
Chi pensa e sostiene di essere libero è schiavo, e non lo sa e non lo vuole sapere.              


La Critica.

La critica principale che si fa alla fede è quella che verrebbe a riempire i vuoti dell'essere umano che lui non riesce a riempire da solo: sono i deboli e gli inetti, gli esseri peggiori che hanno bisogno della fede ed è per questo che le esperienze di fede partirebbero sempre dalla sofferenza.

Nella Bibbia sono raccontate un sacco di storie di persone concrete, ed è vero che la loro esperienza di fede muove da una carenza, ma tutto è totalmente diverso.

Il rapporto di religiosità è quello di chi di fronte ad una situazione difficile o di fronte a qualcosa che gli manca, chiede alla divinità di aiutarlo a realizzare i suoi sogni. Io ho la vita impostata in un certo modo e tutto sommato mi va anche bene, mi manca solo un particolare grande o piccolo e chieda a Dio che me lo metta a posto ma senza toccare tutto il resto, come se chiedessi ad un architetto di cambiare solo il piano inferiore, o di aggiungere un piano lasciando il resto così com'è.


Il Dio che si presenta nella Bibbia non viene affatto incontro a questa visione.
Innanzitutto spesso non viene neanche cercato, ma è Lui che prende l'iniziativa. L'azione di Dio muove sì da una carenza, ma non ha la funzione di tappabuchi, perché subito la proposta che fa all'uomo sconvolge tutti i piani dell'uomo stesso. C'è sì una proposta, ma comporta il cambiamento totale della vita: vedi Abramo. Le reazioni sono varie. Questo Dio non chiede niente se non che tu ti fidi di Lui, sorprende anche questo. Abramo è abituato a dei a cui bisogna fare piacere prima di chiedergli i favori, questo Dio non vuole nient'altro.

Questo Dio ti tappa sì una falla, ma questo è solo l'inizio, e in un modo inaspettatissimo.

          Abramo non è che tutto di un botto diventa assolutamente credente, ma c'è in lui un convivere delle due dimensioni, quella della fede e quella dell'incredulità. In Egitto non ha fede che Dio lo possa aiutare ed escogita mezzucci come quello di permettere che il Faraone gli prenda la moglie pur di essere salvo e di trarne vantaggi (chissà se quel Dio che ha giurisdizione in Canaan può comandare anche qui o forse gli dei dell'Egitto sono più forti).
Cerca di aggirare la promessa di Dio facendo un figlio con la schiava: aiutati che Dio t'aiuta! Infatti lui a questo punto non ha ancora visto realizzate le promesse di Dio, perché quindi si dovrebbe fidare troppo?
Solo dopo la realizzazione, la nascita e il sacrificio di Isacco la sua fede comincia ad essere abbastanza solida.

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